Cuba · Diari di viaggio

Cayos e fronti freddi

È domenica e siamo a Santa Clara. La fabbrica di tabacco che vogliamo visitare è chiusa, i musei sono aperti solo al mattino. Facciamo una piacevole passeggiata nel centro città affollato, per essere le 9 di domenica mattina.

Andiamo a visitare il monumento, mausoleo e memoriale del Che: nell’immensa piazza risuona un silenzio di deferenza. Il mausoleo è sobrio e di gusto: soffitto in legno, pavimento in pietra, piante che ricordano la foresta alle estremità. La parete con i nomi dei defunti qui sepolti ha un fiore rosso per ognuno. Il museo è interessante.

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Mausoleo di Che Guevara

Santa Clara è la città dove la Rivoluzione ha visto l’intervento decisivo di Ernesto Che Guevara: la presa del treno che trasportava armi e truppe a Batista fu un momento cruciale nella storia di Cuba. La statua più bella del famoso rivoluzionario è una a grandezza naturale, realistica, davanti alla sede provinciale del PCC. Che y el niño, perché porta un bimbo in braccio.

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Che y el niño

Proseguiamo verso la costa e la Cayería del Norte. Ci fermiamo a Remedios: la più bella città che abbiamo visitato fino ad ora. Piccola, non pretenziosa, fresca: da vedere!

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Remedios

Visto che al bar “El Louvre” fanno solo pizza, come snack, la proviamo: decisamente se ne trovano di peggio in giro per l’Italia. Molto popolare tra i turisti è il barattolo gigante di gelato Nestlé (l’unico gelato confezionato che si trova a Cuba): buono!

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El Louvre, Remedios

Caibarién è il punto più comodo per raggiungere i Cayos soggiornando in una casa particular. Rispetto a Remedios, ci troviamo in un altro mondo!
Conosciuta come la città dei granchi, ci accoglie un gigantesco granchio in cemento all’ingresso dell’abitato. È una città decadente, dove l’acqua arriva ogni tre giorni e va immagazzinata nelle cisterne. Andiamo a fare il bagno a Cayo las Brujas, il primo che si incontra percorrendo la strada rialzata. La spiaggia Las Salinas è legata al resort più vecchio della Cayería: per trascorrervi un paio d’ore e fare un tuffo va benissimo, ma se si vuole una giornata di mare diventa presto stretta, piena di alghe, sdraio e ombrelloni anche rotti.

A Caibarién, mangiamo il granchio per cena. Pare che solo i turisti possano permetterselo, come accade con le aragoste. Ci dicono che altrimenti li si trova al mercato nero (por la izquierda), ma non è così semplice. È stato un caos riuscire a mangiarlo, avendo a disposizione solo uno schiaccianoci, forchetta e coltello. La marmellata di mango con formaggio per dessert è cosa particolare, ma una volta bisogna provare tutto!

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Granchio a Caibarién

Il giorno successivo andiamo a Cayo Santa Maria, la punta più lontana della Cayería, un tratto di riserva naturale. Incontriamo un bel colibrì smeraldo, camminando. Attraversiamo una palude e raggiungiamo la spiaggia.

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Ci sono le capanne basse dal tetto di palma per proteggersi dal sole, o dalla pioggia, nel nostro caso. Entriamo in acqua fino al bacino ed è subito ora di uscire, perché comincia a piovere. Appena si quieta, scappiamo in macchina e abbandoniamo l’idea di fare una bella giornata di mare.

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Cayo Santa Maria

Ci fermiamo al Pueblo la Estrella, una finta piazza circondata da portici che dovrebbe far rivivere la Cuba “rurale” tra i resort. Terribilmente kitsch e falsa.

Proseguiamo per Morón, il miglior punto di partenza per visitare i Cayos più a sud. Attraversiamo la foresta tropicale sotto la pioggia. Le case sono basse e povere. Ci sono palme da cocco e da dattero, bananeti, coltivazioni di rape, mais etc.

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L’esaltazione del socialismo e della Rivoluzione continua a martellarci con i cartelloni lungo la strada. Ceniamo a Morón e, lo giuro, non mangerò mai più un cordon bleu come questo, simile ad un pollo intero riempito di formaggio e prosciutto. Mai.

Ritentiamo con Playa Pilar per una giornata di spiaggia. Ci ritroviamo a girare per i Cayos con la felpa, ma all’asciutto, per fortuna! È arrivato un fronte freddo solo per noi.
Cayo Coco è il primo isolotto che si raggiunge. Lungo la strada rialzata circondata da schiuma bianca, mangiamo una scatola di dolci sublimi comprati a Morón.

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Morón

Playa Flamenco è bella e non troppo affollata. A Cayo Guillermo vorrei vedere i fenicotteri, ma non ci sono. Incontriamo un colibrì e tanti altri uccelli di cui non conosco il nome.

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Cayo Guillermo

Playa Pilar ha più visitatori delle altre e si trova (quasi) sulla punta del Cayo, dove stanno costruendo un nuovo resort e quindi non si può più andare.
Andiamo a Cayo Paredón attraversando Cayo Romano. C’è un faro molto bello, tutto ruggine, ma ancora in funzione. Fu costruito dagli inglesi a metà dell’Ottocento ed è alto 48 metri. Lungo la strada sterrata vediamo i fenicotteri in lontananza (finalmente!). Il custode del faro, Mareo, ci accompagna fino alla cima, dove il vento è forte. Il faro funziona con una lampadina da 70 Watt e un prisma. Perché faccia luce il meccanismo, che funziona come quello di un orologio, viene caricato a mano ogni 6 ore. Questo è il compito di Mareo, che lavora qui da più di vent’anni e vive 21 giorni sul cayo e 21 a Morón, dove abita anche sua figlia. La vista è spettacolare!

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Cayo Paredón

Lasciamo i cayos e visitiamo la Laguna de la Leche, vicino a Morón. Sembra fango con il cielo scuro. Mangiamo del buon pesce, anche se sono solo le 16. Ci sono uomini che pescano immersi nell’acqua.

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Laguna de la Leche

Diamo un passaggio a tre Habaneros che devono tornare in città: ci dicono che hanno speranza in Obama, soprattutto perché c’è tanta gente che a Cuba ha fame. I viaggi all’estero sono difficili da organizzare: anche se si hanno abbastanza soldi perché è molto complicato ottenere i permessi necessari.

La Cuba rurale che stiamo vedendo, con i suoi cartelloni propagandistici e le persone tanto povere, è come mi sono sempre immaginata i Paesi dell’Ex URSS. Mi dà l’idea di emblema del fallimento del socialismo.

 

Suggerimenti utili:

  • Se volete visitare i Cayos continuando a soggiornare nelle casas particulares dovrete fermarvi a Morón e Caibarién. Da Remedios sono solo pochi chilometri in più e di casas ne troverete ad ogni passo.
    In taxi o con un’auto vostra, sarete sugli isolotti in circa 30 minuti. È necessario mostrare il passaporto all’ingresso delle strade rialzate, quindi portatelo con voi. Va anche pagata una tassa di 2 CUC pochi metri più avanti.
  • A Cayo Santa Maria si pagano 4 CUC all’ingresso della riserva, aperta dalle 9 alle 17. Pagando più di 15 CUC al giorno, potrete usufruire della spiaggia di un qualsiasi resort, servendovi nei bar e ristoranti dei complessi anche se non vi soggiornate.
    A Cayo las Brujas, per accedere a Playa Las Salinas, dopo le 16 si pagano solo 4 CUC ciascuno.
  • Anche se a Caibarién non è facile trovare degli snack e dell’acqua, andate nella piazza principale e accontentatevi di ciò che riuscirete a scovare: sulla spiaggia di Cayo Santa Maria non c’è nulla oltre la sabbia e le persone, quindi portatevi da mangiare e da bere!
  • A Morón la piccola pasticceria che si trova su un angolo della piazza antistante il terminal dei bus è fantastica! Si paga in CUP e i dolci sono sopraffini! Se passate di qui, fermatevi a comprare qualcosa! 

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Dulcería a Morón

  • Alla Laguna de la Leche troverete del buon pesce a prezzi davvero bassi. “La Tarraya”, aperto fino alle 17.30, è il ristorante che si trova in una grande palafitta costruita proprio sulla laguna.
  • A Morón i ristoranti scarseggiano. Mangiare nelle casas particulares è la scelta migliore. Ma, se decidete di fermarvi al “Don Gallo”, praticamente l’unico che noi abbiamo trovato aperto, evitate il famoso condon bleu citato sopra! I prezzi sono in CUP e c’è molta gente del posto che lo frequenta, ma sinceramente noi abbiamo mangiato meglio all’hostal, nonostante anche qui la cucina debba essere migliorata.

 

Hostal Llemy y Roselia, Morón.
Libertad #10, entre Zayas y Avellaneda.
osmanlleo70@gmail.com
Home: (+53) 33505073
Mobile: (+53) 52836618

Mente vagabonda

Waiting for the next travel

Ascoltare i cd acquistati a Cuba ogni volta che mi metto alla guida è un ritorno al viaggio. Che, a ripensarci, sembra ancor più bello. I problemi incontrati si cancellano e tante cose che ho scritto nel diario sembrano addirittura surreali.

Il viaggio continua quotidianamente. Non solo mentre si è via: comincia nel momento in cui si decide di partire e continua quando si raccontano le proprie esperienze, si legge la cronaca in cui si parla del Paese in cui si è stati, si vedono foto e filmati. Continua fino al prossimo viaggio e si sovrappone al successivo. Continua nella testa e nel cuore, nei ricordi tangibili e non. Il potere del viaggio è incommensurabile.

Potere sulla felicità, sul relax che i pensieri danno; gli oggetti ricordano che è stato tutto vero anche se pare lontano anni luce. Le foto se ci sei stato non ricordano solo i colori, la luce e i sorrisi, ma anche gli odori e i sapori. Avete presente Marcel Proust e la sua “Ricerca del tempo perduto”? Tutto inizia con il sapore delle madeleines. Le descrizioni dei pensieri e delle emozioni nei diari sono importanti perché anche dopo anni ti riportano a momenti che apparentemente erano stati cancellati dalla memoria. Scrivere non è solo bello e rilassante, è necessario per ricordare. Tutto. Le foto sono un’arte che tutti possono apprezzare, ma le parole sono solo tue. Soggette all’interpretazione degli altri, sì, ma ancor più personali di uno scatto per me. Per quanto io ami fotografare, credo che anche senza parole le foto parlino, ma sempre meno rispetto ad una pagina di racconti priva di immagini.

Anche per questo, mentre aspetto di partire per il prossimo viaggio amo scrivere!

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Lago d’Orta

Listening to the CDs I’ve bought in Cuba while I’m driving takes me back to our travel. Everything seems more beautiful, forgetting about problems we had overthere. Reading my travel diary sounds weird, sometimes.

Travels continue everyday. They start before the departure and, actually, lasts forever. You can’t stop traveling because you’re back home. Your mind flies back and forward, to past travels and future ones. You talk about your travels, hear about the countries you’ve been to in the news, watch pictures and videos you’ve taken overthere. Travels last, in your mind and soul. Their power is endless!

Traveling makes me feel Happy and relaxed at home too. Things I’ve bought around the world remember me that I’ve been there, although it seems so far away in space and time. Photographs mean much more if you’re the photographer: these are not only colorful landscapes or people, but feelings, tastes, perfumes.

Do you remember Marcel Proust, “In search of lost time”? Everything starts tasting madeleines. Reading your memories takes you back, in beautiful places. Writing is relaxing. But, more important, it lets you remember everything whenever you want. Photographs are art, they can speak. But they need words to tell stories. Words, instead, don’t need pictures to do it. Every reader can imagine how the writer feels and let himself go. There’s a strong connection between the two, although words are subjected to personal interpretation.

I love taking pictures, but I love writing too. And words are more powerful, for me. That’s why I love writing while waiting for the next travel!

Cuba · Diari di viaggio

On the road, day 1

La nostra auto a noleggio è una Geely. È quasi ora di lasciare L’Avana, ma prima di partire andiamo a Plaza de la Revolución. È immensa, fredda e circondata da edifici governativi in puro stile sovietico.

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Monumento a José Martí, Plaza de la Revolución

Fu concepita negli anni ’20 per richiamare alla mente l’Étoile di Parigi.
Sulla collina centrale oggi si trova il monumento a José Martí, normalmente visitabile. Ma non possiamo avvicinarci, dato che si stanno preparando all’imminente arrivo di Barack Obama.

Dal palazzo del Ministerio del Interior la gigantografia di Ernesto Che Guevara osserva, da quello delle telecomunicazioni è il meno noto compañero Camilo Cienfuegos a tenere sotto controllo la piazza. Qui si trova anche la sede centrale del Partido Comunista de Cuba, è il centro della politica del Paese. E se il Che ricorda Hasta la victoria siempre, Cienfuegos sostiene ancora oggi Vas bien Fidel! Per chi non lo sapesse, fu la sua risposta nel momento in cui Castro, durante il suo primo discorso pubblico dopo la vittoria dei rivoluzionari, gli chiese se tutto stesse andando per il verso giusto. Chissà cosa gli risponderebbe Camilo oggi, se glielo chiedesse di nuovo…

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Plaza de la Revolución

Uscire dalla città senza cartelli stradali e solo una parte di cartina non è facile, ma ci riusciamo. Visitiamo la Finca Vigía, la casa-museo di Ernest Hemingway, poco lontano dalla capitale. Le finestre sono aperte e si guarda all’interno della villa passeggiandovi intorno. Ci sono la piscina, la barca dello scrittore e il cimitero dei suoi amati cani. La vista dalla torre, poi, è stupenda!

Finca vigía Hemingway

Finca Vigía

Finalmente mettiamo i piedi nell’oceano a Playa Guanabo. L’acqua è calda, il colore azzurro e la sabbia bianca bellissimi! Seguendo la Vía Blanca, verso Matanzas, trivelle, pozzi di petrolio e raffinerie affacciati sulla spiaggia rovinano la costa.

Bella Matanzas: così è come mi sono sempre immaginata il Far West. Tutto si trova intorno a Plaza de la Vigía, attraversata anche dalla strada principale. Compro un bel libro di poesia fatto interamente a mano nella casa editrice locale fondata nel 1985, la Ediciones Vigía. 

Ed. Vigías

Ediciones Vigía, Matanzas

Intorno alla piazza ci sono il Teatro Sauto, chiuso per restauri, la caserma dei Bomberos, il Palacio de Justicia e un bel bar in stile saloon. I bocaditos, piccoli panini rotondi ripieni di prosciutto e formaggio, non sono male. E una kola fresca, con questo clima, è sempre piacevole!

Attraversiamo il ponte in ferro e, sotto, notiamo le case che si affacciano direttamente sull’acqua dove i proprietari parcheggiano le barche. La cittadina merita una sosta e qualche foto!

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Matanzas

Matanzas

Varadero. Per alcuni questa lingua di sabbia di circa 20 km è sinonimo di Cuba. Arriviamo che il sole sta tramontando in uno spettacolare alternarsi di violetto, rosa e azzurro. Facciamo un bagno nell’acqua tiepida e cristallina. Qui la spiaggia è da sogno, candida e infinita, interrotta solo dai resort che si specchiano nell’Oceano.

Varadero

Varadero

A cena mangiamo una specialità cubana: ropa vieja, carne di vitello sfilacciata in salsa di pomodoro. Alla Bodeguita del Medio de Varadero il cibo è buono e la musica frizzante! Come di consueto qui, anch’io lascio un segno del nostro passaggio scrivendo sul muro “Cris y papi 2016”. Strappo anche la ricetta del mojito riportata sulla tovaglietta del ristorante… Prima o poi devo provarla!

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La Bodeguita de Varadero

Suggerimenti pratici:

  • L’auto si può noleggiare su internet o direttamente in loco. In quest’ultimo caso, i prezzi sono più alti. Le agenzie che affittano automobili sono due ed entrambe governative, quindi i prezzi sono praticamente i medesimi. Scendono solo in funzione del numero di giorni per cui si tiene il mezzo. Il lato positivo di tutto questo è che in ogni cittadina ci sono uffici e garage di queste agenzie, quindi, se c’è qualche problema, si riesce a risolvere in breve tempo e senza costi aggiuntivi.
  • Prima di lasciare L’Avana, cambiate già un po’ di soldi in modo tale da non dover impazzire a cercare banche o CADECA nelle città più piccole. Fatevi dare anche dei CUP (Moneda Nacional) così da poter comprare cibo o piccole cose anche nelle zone meno turistiche in cui andrete.
  • A Varadero le casas particulares, come anche tutti i ristoranti non affiliati ai Grand Hotel, si trovano nel paesino, ad ovest della penisola. La scelta è molto ampia. Le spiagge sono libere e in alcune zone si trovano ombrelloni di paglia a disposizione di tutti. Altrimenti, ci sono sempre le palme! Non cambia nulla tra questa zona e quella dei resort, dove volendo si può comunque andare. L’unica differenza sta nel fatto che in queste ultime l’affollamento è decisamente a livelli esagerati e l’acquagym nell’Oceano, per favore, è una cosa inguardabile!
Cuba · Diari di viaggio

Sotto il sole della Rivoluzione

Cuba è il Paese più verde che abbia mai visitato. È il Paese dei carretti trainati da cavalli e buoi, quello delle vecchie macchine americane anni ’50 raccolte sotto il nome di Oldsmobile.

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Malecón, la Habana

Il Paese dove il pane ce l’hanno tutti e praticamente tutti possono permettersi sigarette e rum, volendo. Il socialismo è irrinunciabile, come ricordano infiniti cartelli lungo le carreteras, con i suoi lati positivi e negativi. Il socialismo dà un minimo per sopravvivere a tutti, ma toglie a chi potrebbe fare di più, a chi avrebbe la capacità di emergere, a chi ha idee buone, ma non le può sviluppare. Tutti hanno qualcosa da mangiare, acqua ed energia elettrica (anche se non sempre…). Ma allo stesso tempo le limitazioni sono grandi: puoi studiare, ma se fai carriera il tuo stipendio ti basta a stento per sopravvivere. L’impresa privata è accettata da pochi anni. Se hai una buona idea e hai messo da parte i soldi andando all’estero in tempi passati, qualcosa riesci a fare. Altrimenti, si fa fatica. Molta fatica. Le bellissime casas particulares sono un esempio emblematico di ciò.

Cuba è il Paese delle contraddizioni. Tutto è il contrario di tutto, tutto ha due facce opposte tra loro e contemporaneamente presenti. E’ un paese in guerra, dove trovare da mangiare fuori dai ristoranti è spesso complicato. Dove nei bar finiscono le cose da bere e, forse, dopo un’oretta riescono ad andare a comprare nuove lattine. Il bloqueo c’è. Non è ancora finito. Le cose probabilmente stanno cambiando in fretta, ma se si esce dalle strade turistiche di Habana Vieja e dai resort di Varadero o dei Cayos, la vera Cuba è subito bellissima e tragica. Il governo controlla la vita quotidiana e almeno il 95% della popolazione è iscritta al Partito Comunista, l’unico che esista. La Rivoluzione è ovunque.

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Però è anche il Paese dove impari a ballare la salsa anche se sei un pezzo di legno e ci hanno provato per anni da ogni parte del Sud America a fartela capire, dove ti abbronzi anche se sei bianco latte e ti scotti le ginocchia anche se erano già abbronzate. Dove trovare una crema solare è un’impresa e quando la scovi è dura come cemento.
La fantasia in cucina è pari a zero, ma il pesce è fantastico. Gli uomini forti tornano dai campi con il machete attaccato alla cintura e in spiaggia ti aprono il cocco per farti bere la dolcissima acqua con la cannuccia. È il Paese dove alcune spiagge erano (ed altre sono ancora oggi) proibite ai cubani, quello dove alla massa di turisti che vola fino ai Caraibi per fare il bagno nella piscina della nave da crociera o del resort all inclusive (e forse qualche volta nell’Oceano…) viene fatta vedere la capitale ristrutturata, dove tutti cantano e ballano, quando basta girare l’angolo per vedere tutti sorridenti, nessuno che ruba, puliti e profumati, ma poveri. Perché il CUC che il turista lascia di mancia al ristorante o che gli viene chiesto dalla vecchietta furba per strada solo dove ci sono europei e canadesi, è sempre 1/25 dello stipendio mensile di una donna laureata in storia dell’arte e direttrice di un museo di Santiago de Cuba da più di 30 anni. È forse l’unico Paese al mondo dove ci sono due monete e dove, se capiti dove si può pagare solo in pesos cubanos, compri una pasticceria intera con 1 CUC, mentre se è un luogo turistico i prezzi sono pressoché europei, tipo 2 CUC per un pasticcino. Ed è la scatola di pasticcini da 1 CUC ad essere sublime.

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Guardalavaca

L’autostrada a sei corsie è piena di buche e ci passano le quattro macchine noleggiate dai turisti indipendenti, i bus Viazul e Transgaviota con l’aria condizionata e i vetri oscurati dei gruppi, qualche carretto e qualche camion. Ma la vita è sulla Carretera Central: due corsie, doppio senso di marcia. Sorpassi azzardati ogni secondo. Auto, bus, carretti trainati da cavalli e bici-taxi mossi dagli uomini forti, persone in bicicletta, a cavallo, a piedi. Niente marciapiede, niente luci di notte, né lungo la via né sui mezzi. Forse ci sono meno buche che in autostrada, ma sarebbe anche comprensibile se ce ne fossero sulla principale via di comunicazione che attraversa tutta l’isola ed è percorsa ogni giorno da tantissimi mezzi (a motore e non, quasi tutti quelli che ci sono, in effetti…). I camion del trasporto eccezionale che fai fatica a superare, le ambulanze, i camion per il transporte de pasajeros e i camion per il trasporto di merci che alla fine portano anche persone. L’agilità con cui si salta su e giù dai vecchi camion Ford dal muso lungo e che riconosci alle spalle perché a 100 m di distanza vedi una nuvola nera che ti aspetta.

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Le persone però sono per la maggior parte disponibili e solari. Che tu chieda indicazioni per la strada o suoni al campanello di una casa particular, i più sono aperti e sorridenti. I cartelli stradali non ci sono, per non parlare delle strisce pedonali che sono una cosa sconosciuta. L’unico attraversamento a strisce che sia riuscita a vedere, si trova esattamente tra il terminal delle navi da crociera dell’Habana e la storica Plaza de San Francisco antistante, da cui cominciano tutte le visite guidate. Per il resto, se si vogliono attraversare i 9 km di Malecón della capitale per una passeggiata sul lungomare, si gioca alla roulette russa. Sei corsie con le auto che (per quanto vecchie) sfrecciano, non è sempre così evidente. Ma si impara, ovviamente!

Internet non esiste. Be’, sì, all’Habana compri la tarjeta e ti connetti nei Grand Hotel e in qualche piazza. Ma riuscire a scovare la tarjeta non è cosa facile. “Chiedi alla reception di qualsiasi hotel, e te la vendono”. O meglio, ti dicono di provare a quello a fianco e poi a quello un po’ più in là, perché le hanno finite. E se ti va bene al quarto tentativo ce la fai. Per renderti poi conto che qui la paghi 5 CUC, in un’altra città al punto ETECSA solo 2. Ma ne vale la pena! Passare del tempo lontani dal proprio mondo, sotto ogni punto di vista, è un toccasana!

I colori però sono sempre la cosa più speciale. I colori del cielo, del mare, delle facciate delle case, della terra appena arata. I colori degli animali, delle strade sterrate, dei fiori che sono ovunque. Il verde delle fronde delle mangrovie e quello delle fronde delle palme, delle siepi fatte di cactus. Mille tonalità di verde. Mille tonalità di rosa, di blu e di marroni.
Sono i colori a riempirti gli occhi e il cuore! Inolvidable!

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Viñales