Cuba · Diari di viaggio

Caffè, cucuruchos e cioccolato al latte

Lungo la strada che collega Santiago a Guantánamo, facciamo una deviazione verso la Gran Piedra. Visitiamo un vecchio cafetal, che oggi ospita il Museo del Caffè. La bella casa coloniale e gli attrezzi esposti sono interessanti, anche se non è facile comprendere la storia senza le spiegazioni di una guida. Beviamo un buon caffè e acquistiamo chicchi di caffè da macinare coltivati nella piccola piantagione annessa.

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Museo del caffè

Saliamo sulla Gran Piedra (466 gradini!), da cui la vista sull’oceano, le colline e le montagne verdi circostanti è spettacolare!

La strada per raggiungerla è asfaltata, ma abbastanza rovinata e molto in pendenza. Dopo il parcheggio l’asfalto diventa terra battuta, su cui vanno percorsi i successivi 2 km per raggiungere il museo.

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Gran Piedra

A Guantánamo arriviamo seguendo l’autopista. È facile orientarsi: seguendo le indicazioni per l’Hotel Martí, si arriva direttamente nella piazza centrale e intorno si trovano tante casas tra cui scegliere. Non c’è molto da vedere, si tratta di una città poco turistica. Passeggiamo. Ci fermiamo al mercato ortofrutticolo, vediamo Palacio Salcines e cerchiamo un caffè. Sembra ancor più difficile trovare qualsiasi cosa, in questa città!

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Guantánamo

Finalmente partiamo per la città dell’estremo sud est, del cioccolato e della cucina cubana creativa: Baracoa. La strada costiera ricorda la Panamericana peruviana. Ci fermiamo alla spiaggia di Cajobabo, dove sbarcò José Martí per dare il via alla prima rivoluzione cubana. L’acqua è tiepida, ma la spiaggia è sassosa. Le onde sono alte e non facciamo il bagno. Verso l’entroterra siamo circondati da banani, palme e foresta.

Baracoa fino al 1965 poteva essere raggiunta solo a piedi o via mare. Dopo la rivoluzione, fu costruita e inaugurata la Farola, l’unica strada che consente di superare le montagne che abbracciano la città. Salendo si passa dalla foresta tropicale alle pinete. I venditori di cucuruchos, caffè, cioccolato e mandarini sbucano dal nulla.

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Cucuruchos sulla Farola

I cucuruchos sono una specialità della provincia di Baracoa. Si tratta di dolci molto buoni, avvolti in foglie di palma e fatti con frutta e zucchero, come granelle di cereali compatti e che si mangiano come fossero un cono gelato.

Baracoa è bella e vitale. Visitiamo il museo archeologico La Cueva del Paraíso. Scopriamo tante cose sui Taino, la prima popolazione amerindia che giunse ai Caraibi dal Sud America. Vissero in questa zona dal 700 a.C. all’arrivo di Cristoforo Colombo, erano politeisti e veneravano principalmente le divinità di acqua, agricoltura e fertilità. Erano pescatori e agricoltori e abitavano capanne circolari o di forma cuboide, con tetti di foglie di palma. C’è anche un bel mirador da cui si ammirano l’intera Baracoa e l’oceano.

Le spiagge qui vanno bene per una passeggiata, ma sono sporche e sassose per fare il bagno. Nel corso della serata passeggiamo nella zona pedonale e ascoltiamo la musica per la strada, dove c’è uno spettacolo per l’inizio della Semana de Cultura.

Il giorno dopo andiamo sul Malecón, tra giostre vecchissime, giocattoli e street food di ogni genere. Ci sono le onde alte e l’odore di pop corn alle 8 del mattino è nauseante.

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Il Museo del Cacao è chiuso. Ci fermiamo nella caffetteria a fianco: mangiamo due porzioni di gelato al cioccolato, beviamo una cioccolata calda e compriamo delle barrette di cioccolato. Qui si paga in Moneda Nacional e si spende pochissimo.
È tutto così cioccolatosamente sublime!

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Baracoa

Usciamo da Baracoa e incontriamo la fabbrica di cioccolato che fu inaugurata da Che Guevara in persona. Prendiamo la via per Moa, una delle due città più inquinate dell’intera isola. La strada, non asfaltata, è circondata da palme, banani e foresta. Ci sono case dal tetto di palma e palestre fatte in legno, scorci sull’oceano e belle spiagge dove si può fare anche il bagno.

Arrivando a Moa non si respira. La terra è rossissima, l’inquinamento è così forte che si fa fatica ad abituarsi al cattivo odore. Qui ci sono un’industria di cobalto e una di nichel, un grande porto commerciale per l’esportazione dei metalli lavorati e un piccolo aereoporto che collega due volte alla settimana la città a La Habana, Santiago de Cuba e Holguín.

Superiamo Moa (finalmente!) e ricominciamo a respirare. Sbagliamo strada perché il cartello che indica la direzione per Holguín è coperto da un camion parcheggiato. Arriviamo praticamente fino a Guantánamo, allungando il nostro itinerario di quasi 150 km e almeno 5 ore, visto che la velocità massima che si riesce a raggiungere sono i 30 km/h. Ma il paesaggio è spettacolare!

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Holguín è molto viva la sera, c’è tanta gente e musica ovunque. Con la luce però non è granché, anche se stranamente si trova un buon caffè già di prima mattina! Ci sono tanti negozi. Passeggiamo e compriamo qualche snack per la giornata in spiaggia e il viaggio in auto. I bici-taxi qui sono simili a sidecar con i pedali!

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Holguín

 

Suggerimenti utili:

  • Per raggiungere la Gran Piedra e il Museo del Caffè è necessario avere un mezzo proprio. L’ultima fermata del bus si trova ai piedi della montagna, a più di 5 km di distanza, dunque l’unica possibilità sono un taxi o un’auto a noleggio (se non volete camminare e fermarvi a dormire nell’hotel Islazul proprio sotto la Gran Piedra).
  • A Guantánamo, in Parque Martí, si trova il ristorante 1870. È frequentato da cubani e dai pochi turisti che passano di qui. È molto buono e assolutamente economico: per l’intera cena, con due piatti di calamari, i contorni e il dolce abbiamo speso solo 6 CUC!
  • Comprate i cucuruchos dai venditori ambulanti lungo la Farola. Vi salteranno addosso appena vi fermerete (ovunque lo facciate, anche se pare non ci sia nessuno in giro), ma è un dolce così particolare e buono che va assaggiato! Provate anche il cioccolato di Baracoa e non ve ne pentirete!
    Specialità della città sono anche pesce e gamberi conditi con la crema de leche de coco: speziata e saporita, finalmente! 

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  • Lungo la strada che collega Baracoa a Moa non ci sono trasporti pubblici. Se non avete un mezzo vostro o non noleggiate un taxi, dovrete tornare a Guantánamo per spostarvi verso nord. In auto, ci vogliono almeno 2 ore per percorrere i 70 km che separano le due città.
  • Ad Holguín troviamo un altro ristorante sublime, forse il migliore in cui abbiamo mangiato nel corso del viaggio! Si chiama 1910 e si trova a poca distanza dalla piazza principale. Il polpo grigliato all’aglio è spettacolare! A ripensarci, mi viene ancora l’acquolina in bocca! 

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Casas particulares:

Doña Mayelin, Guantánamo.
Narciso Lopez No. 109 A e/ Serafín Sánchez y Antonio Saco.
correo.cachimaiy@nauta.cu
Home: (+53) 21321800
Mobile: (+53) 53211543

Casa Sandra, Baracoa.
1ero de Abril No. 47.
Teléfono: (+53) 21642632

Villa Linale, Holguín.
Libertad No. 168 e/ Cables y Libertad.
villalinale@outlook.com
Home: (+53) 24455888
Mobile: (+53) 53782593

Quest’ultima, ad Holguín, è la miglior casa particular dove abbiamo alloggiato a Cuba. Se capitate in città, andate immediatamente a chiedere una camera a questa gentile signora!

 

Cuba · Diari di viaggio

Cayos e fronti freddi

È domenica e siamo a Santa Clara. La fabbrica di tabacco che vogliamo visitare è chiusa, i musei sono aperti solo al mattino. Facciamo una piacevole passeggiata nel centro città affollato, per essere le 9 di domenica mattina.

Andiamo a visitare il monumento, mausoleo e memoriale del Che: nell’immensa piazza risuona un silenzio di deferenza. Il mausoleo è sobrio e di gusto: soffitto in legno, pavimento in pietra, piante che ricordano la foresta alle estremità. La parete con i nomi dei defunti qui sepolti ha un fiore rosso per ognuno. Il museo è interessante.

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Mausoleo di Che Guevara

Santa Clara è la città dove la Rivoluzione ha visto l’intervento decisivo di Ernesto Che Guevara: la presa del treno che trasportava armi e truppe a Batista fu un momento cruciale nella storia di Cuba. La statua più bella del famoso rivoluzionario è una a grandezza naturale, realistica, davanti alla sede provinciale del PCC. Che y el niño, perché porta un bimbo in braccio.

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Che y el niño

Proseguiamo verso la costa e la Cayería del Norte. Ci fermiamo a Remedios: la più bella città che abbiamo visitato fino ad ora. Piccola, non pretenziosa, fresca: da vedere!

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Remedios

Visto che al bar “El Louvre” fanno solo pizza, come snack, la proviamo: decisamente se ne trovano di peggio in giro per l’Italia. Molto popolare tra i turisti è il barattolo gigante di gelato Nestlé (l’unico gelato confezionato che si trova a Cuba): buono!

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El Louvre, Remedios

Caibarién è il punto più comodo per raggiungere i Cayos soggiornando in una casa particular. Rispetto a Remedios, ci troviamo in un altro mondo!
Conosciuta come la città dei granchi, ci accoglie un gigantesco granchio in cemento all’ingresso dell’abitato. È una città decadente, dove l’acqua arriva ogni tre giorni e va immagazzinata nelle cisterne. Andiamo a fare il bagno a Cayo las Brujas, il primo che si incontra percorrendo la strada rialzata. La spiaggia Las Salinas è legata al resort più vecchio della Cayería: per trascorrervi un paio d’ore e fare un tuffo va benissimo, ma se si vuole una giornata di mare diventa presto stretta, piena di alghe, sdraio e ombrelloni anche rotti.

A Caibarién, mangiamo il granchio per cena. Pare che solo i turisti possano permetterselo, come accade con le aragoste. Ci dicono che altrimenti li si trova al mercato nero (por la izquierda), ma non è così semplice. È stato un caos riuscire a mangiarlo, avendo a disposizione solo uno schiaccianoci, forchetta e coltello. La marmellata di mango con formaggio per dessert è cosa particolare, ma una volta bisogna provare tutto!

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Granchio a Caibarién

Il giorno successivo andiamo a Cayo Santa Maria, la punta più lontana della Cayería, un tratto di riserva naturale. Incontriamo un bel colibrì smeraldo, camminando. Attraversiamo una palude e raggiungiamo la spiaggia.

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Ci sono le capanne basse dal tetto di palma per proteggersi dal sole, o dalla pioggia, nel nostro caso. Entriamo in acqua fino al bacino ed è subito ora di uscire, perché comincia a piovere. Appena si quieta, scappiamo in macchina e abbandoniamo l’idea di fare una bella giornata di mare.

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Cayo Santa Maria

Ci fermiamo al Pueblo la Estrella, una finta piazza circondata da portici che dovrebbe far rivivere la Cuba “rurale” tra i resort. Terribilmente kitsch e falsa.

Proseguiamo per Morón, il miglior punto di partenza per visitare i Cayos più a sud. Attraversiamo la foresta tropicale sotto la pioggia. Le case sono basse e povere. Ci sono palme da cocco e da dattero, bananeti, coltivazioni di rape, mais etc.

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L’esaltazione del socialismo e della Rivoluzione continua a martellarci con i cartelloni lungo la strada. Ceniamo a Morón e, lo giuro, non mangerò mai più un cordon bleu come questo, simile ad un pollo intero riempito di formaggio e prosciutto. Mai.

Ritentiamo con Playa Pilar per una giornata di spiaggia. Ci ritroviamo a girare per i Cayos con la felpa, ma all’asciutto, per fortuna! È arrivato un fronte freddo solo per noi.
Cayo Coco è il primo isolotto che si raggiunge. Lungo la strada rialzata circondata da schiuma bianca, mangiamo una scatola di dolci sublimi comprati a Morón.

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Morón

Playa Flamenco è bella e non troppo affollata. A Cayo Guillermo vorrei vedere i fenicotteri, ma non ci sono. Incontriamo un colibrì e tanti altri uccelli di cui non conosco il nome.

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Cayo Guillermo

Playa Pilar ha più visitatori delle altre e si trova (quasi) sulla punta del Cayo, dove stanno costruendo un nuovo resort e quindi non si può più andare.
Andiamo a Cayo Paredón attraversando Cayo Romano. C’è un faro molto bello, tutto ruggine, ma ancora in funzione. Fu costruito dagli inglesi a metà dell’Ottocento ed è alto 48 metri. Lungo la strada sterrata vediamo i fenicotteri in lontananza (finalmente!). Il custode del faro, Mareo, ci accompagna fino alla cima, dove il vento è forte. Il faro funziona con una lampadina da 70 Watt e un prisma. Perché faccia luce il meccanismo, che funziona come quello di un orologio, viene caricato a mano ogni 6 ore. Questo è il compito di Mareo, che lavora qui da più di vent’anni e vive 21 giorni sul cayo e 21 a Morón, dove abita anche sua figlia. La vista è spettacolare!

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Cayo Paredón

Lasciamo i cayos e visitiamo la Laguna de la Leche, vicino a Morón. Sembra fango con il cielo scuro. Mangiamo del buon pesce, anche se sono solo le 16. Ci sono uomini che pescano immersi nell’acqua.

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Laguna de la Leche

Diamo un passaggio a tre Habaneros che devono tornare in città: ci dicono che hanno speranza in Obama, soprattutto perché c’è tanta gente che a Cuba ha fame. I viaggi all’estero sono difficili da organizzare: anche se si hanno abbastanza soldi perché è molto complicato ottenere i permessi necessari.

La Cuba rurale che stiamo vedendo, con i suoi cartelloni propagandistici e le persone tanto povere, è come mi sono sempre immaginata i Paesi dell’Ex URSS. Mi dà l’idea di emblema del fallimento del socialismo.

 

Suggerimenti utili:

  • Se volete visitare i Cayos continuando a soggiornare nelle casas particulares dovrete fermarvi a Morón e Caibarién. Da Remedios sono solo pochi chilometri in più e di casas ne troverete ad ogni passo.
    In taxi o con un’auto vostra, sarete sugli isolotti in circa 30 minuti. È necessario mostrare il passaporto all’ingresso delle strade rialzate, quindi portatelo con voi. Va anche pagata una tassa di 2 CUC pochi metri più avanti.
  • A Cayo Santa Maria si pagano 4 CUC all’ingresso della riserva, aperta dalle 9 alle 17. Pagando più di 15 CUC al giorno, potrete usufruire della spiaggia di un qualsiasi resort, servendovi nei bar e ristoranti dei complessi anche se non vi soggiornate.
    A Cayo las Brujas, per accedere a Playa Las Salinas, dopo le 16 si pagano solo 4 CUC ciascuno.
  • Anche se a Caibarién non è facile trovare degli snack e dell’acqua, andate nella piazza principale e accontentatevi di ciò che riuscirete a scovare: sulla spiaggia di Cayo Santa Maria non c’è nulla oltre la sabbia e le persone, quindi portatevi da mangiare e da bere!
  • A Morón la piccola pasticceria che si trova su un angolo della piazza antistante il terminal dei bus è fantastica! Si paga in CUP e i dolci sono sopraffini! Se passate di qui, fermatevi a comprare qualcosa! 

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Dulcería a Morón

  • Alla Laguna de la Leche troverete del buon pesce a prezzi davvero bassi. “La Tarraya”, aperto fino alle 17.30, è il ristorante che si trova in una grande palafitta costruita proprio sulla laguna.
  • A Morón i ristoranti scarseggiano. Mangiare nelle casas particulares è la scelta migliore. Ma, se decidete di fermarvi al “Don Gallo”, praticamente l’unico che noi abbiamo trovato aperto, evitate il famoso condon bleu citato sopra! I prezzi sono in CUP e c’è molta gente del posto che lo frequenta, ma sinceramente noi abbiamo mangiato meglio all’hostal, nonostante anche qui la cucina debba essere migliorata.

 

Hostal Llemy y Roselia, Morón.
Libertad #10, entre Zayas y Avellaneda.
osmanlleo70@gmail.com
Home: (+53) 33505073
Mobile: (+53) 52836618

Mente vagabonda

Waiting for the next travel

Ascoltare i cd acquistati a Cuba ogni volta che mi metto alla guida è un ritorno al viaggio. Che, a ripensarci, sembra ancor più bello. I problemi incontrati si cancellano e tante cose che ho scritto nel diario sembrano addirittura surreali.

Il viaggio continua quotidianamente. Non solo mentre si è via: comincia nel momento in cui si decide di partire e continua quando si raccontano le proprie esperienze, si legge la cronaca in cui si parla del Paese in cui si è stati, si vedono foto e filmati. Continua fino al prossimo viaggio e si sovrappone al successivo. Continua nella testa e nel cuore, nei ricordi tangibili e non. Il potere del viaggio è incommensurabile.

Potere sulla felicità, sul relax che i pensieri danno; gli oggetti ricordano che è stato tutto vero anche se pare lontano anni luce. Le foto se ci sei stato non ricordano solo i colori, la luce e i sorrisi, ma anche gli odori e i sapori. Avete presente Marcel Proust e la sua “Ricerca del tempo perduto”? Tutto inizia con il sapore delle madeleines. Le descrizioni dei pensieri e delle emozioni nei diari sono importanti perché anche dopo anni ti riportano a momenti che apparentemente erano stati cancellati dalla memoria. Scrivere non è solo bello e rilassante, è necessario per ricordare. Tutto. Le foto sono un’arte che tutti possono apprezzare, ma le parole sono solo tue. Soggette all’interpretazione degli altri, sì, ma ancor più personali di uno scatto per me. Per quanto io ami fotografare, credo che anche senza parole le foto parlino, ma sempre meno rispetto ad una pagina di racconti priva di immagini.

Anche per questo, mentre aspetto di partire per il prossimo viaggio amo scrivere!

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Lago d’Orta

Listening to the CDs I’ve bought in Cuba while I’m driving takes me back to our travel. Everything seems more beautiful, forgetting about problems we had overthere. Reading my travel diary sounds weird, sometimes.

Travels continue everyday. They start before the departure and, actually, lasts forever. You can’t stop traveling because you’re back home. Your mind flies back and forward, to past travels and future ones. You talk about your travels, hear about the countries you’ve been to in the news, watch pictures and videos you’ve taken overthere. Travels last, in your mind and soul. Their power is endless!

Traveling makes me feel Happy and relaxed at home too. Things I’ve bought around the world remember me that I’ve been there, although it seems so far away in space and time. Photographs mean much more if you’re the photographer: these are not only colorful landscapes or people, but feelings, tastes, perfumes.

Do you remember Marcel Proust, “In search of lost time”? Everything starts tasting madeleines. Reading your memories takes you back, in beautiful places. Writing is relaxing. But, more important, it lets you remember everything whenever you want. Photographs are art, they can speak. But they need words to tell stories. Words, instead, don’t need pictures to do it. Every reader can imagine how the writer feels and let himself go. There’s a strong connection between the two, although words are subjected to personal interpretation.

I love taking pictures, but I love writing too. And words are more powerful, for me. That’s why I love writing while waiting for the next travel!

Cuba · Diari di viaggio

On the road, day 1

La nostra auto a noleggio è una Geely. È quasi ora di lasciare L’Avana, ma prima di partire andiamo a Plaza de la Revolución. È immensa, fredda e circondata da edifici governativi in puro stile sovietico.

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Monumento a José Martí, Plaza de la Revolución

Fu concepita negli anni ’20 per richiamare alla mente l’Étoile di Parigi.
Sulla collina centrale oggi si trova il monumento a José Martí, normalmente visitabile. Ma non possiamo avvicinarci, dato che si stanno preparando all’imminente arrivo di Barack Obama.

Dal palazzo del Ministerio del Interior la gigantografia di Ernesto Che Guevara osserva, da quello delle telecomunicazioni è il meno noto compañero Camilo Cienfuegos a tenere sotto controllo la piazza. Qui si trova anche la sede centrale del Partido Comunista de Cuba, è il centro della politica del Paese. E se il Che ricorda Hasta la victoria siempre, Cienfuegos sostiene ancora oggi Vas bien Fidel! Per chi non lo sapesse, fu la sua risposta nel momento in cui Castro, durante il suo primo discorso pubblico dopo la vittoria dei rivoluzionari, gli chiese se tutto stesse andando per il verso giusto. Chissà cosa gli risponderebbe Camilo oggi, se glielo chiedesse di nuovo…

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Plaza de la Revolución

Uscire dalla città senza cartelli stradali e solo una parte di cartina non è facile, ma ci riusciamo. Visitiamo la Finca Vigía, la casa-museo di Ernest Hemingway, poco lontano dalla capitale. Le finestre sono aperte e si guarda all’interno della villa passeggiandovi intorno. Ci sono la piscina, la barca dello scrittore e il cimitero dei suoi amati cani. La vista dalla torre, poi, è stupenda!

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Finca Vigía

Finalmente mettiamo i piedi nell’oceano a Playa Guanabo. L’acqua è calda, il colore azzurro e la sabbia bianca bellissimi! Seguendo la Vía Blanca, verso Matanzas, trivelle, pozzi di petrolio e raffinerie affacciati sulla spiaggia rovinano la costa.

Bella Matanzas: così è come mi sono sempre immaginata il Far West. Tutto si trova intorno a Plaza de la Vigía, attraversata anche dalla strada principale. Compro un bel libro di poesia fatto interamente a mano nella casa editrice locale fondata nel 1985, la Ediciones Vigía. 

Ed. Vigías

Ediciones Vigía, Matanzas

Intorno alla piazza ci sono il Teatro Sauto, chiuso per restauri, la caserma dei Bomberos, il Palacio de Justicia e un bel bar in stile saloon. I bocaditos, piccoli panini rotondi ripieni di prosciutto e formaggio, non sono male. E una kola fresca, con questo clima, è sempre piacevole!

Attraversiamo il ponte in ferro e, sotto, notiamo le case che si affacciano direttamente sull’acqua dove i proprietari parcheggiano le barche. La cittadina merita una sosta e qualche foto!

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Matanzas

Matanzas

Varadero. Per alcuni questa lingua di sabbia di circa 20 km è sinonimo di Cuba. Arriviamo che il sole sta tramontando in uno spettacolare alternarsi di violetto, rosa e azzurro. Facciamo un bagno nell’acqua tiepida e cristallina. Qui la spiaggia è da sogno, candida e infinita, interrotta solo dai resort che si specchiano nell’Oceano.

Varadero

Varadero

A cena mangiamo una specialità cubana: ropa vieja, carne di vitello sfilacciata in salsa di pomodoro. Alla Bodeguita del Medio de Varadero il cibo è buono e la musica frizzante! Come di consueto qui, anch’io lascio un segno del nostro passaggio scrivendo sul muro “Cris y papi 2016”. Strappo anche la ricetta del mojito riportata sulla tovaglietta del ristorante… Prima o poi devo provarla!

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La Bodeguita de Varadero

Suggerimenti pratici:

  • L’auto si può noleggiare su internet o direttamente in loco. In quest’ultimo caso, i prezzi sono più alti. Le agenzie che affittano automobili sono due ed entrambe governative, quindi i prezzi sono praticamente i medesimi. Scendono solo in funzione del numero di giorni per cui si tiene il mezzo. Il lato positivo di tutto questo è che in ogni cittadina ci sono uffici e garage di queste agenzie, quindi, se c’è qualche problema, si riesce a risolvere in breve tempo e senza costi aggiuntivi.
  • Prima di lasciare L’Avana, cambiate già un po’ di soldi in modo tale da non dover impazzire a cercare banche o CADECA nelle città più piccole. Fatevi dare anche dei CUP (Moneda Nacional) così da poter comprare cibo o piccole cose anche nelle zone meno turistiche in cui andrete.
  • A Varadero le casas particulares, come anche tutti i ristoranti non affiliati ai Grand Hotel, si trovano nel paesino, ad ovest della penisola. La scelta è molto ampia. Le spiagge sono libere e in alcune zone si trovano ombrelloni di paglia a disposizione di tutti. Altrimenti, ci sono sempre le palme! Non cambia nulla tra questa zona e quella dei resort, dove volendo si può comunque andare. L’unica differenza sta nel fatto che in queste ultime l’affollamento è decisamente a livelli esagerati e l’acquagym nell’Oceano, per favore, è una cosa inguardabile!
Italia · Lago di Como

Il lago di Como e i suoi gioielli

Per me è casa, ma i suoi paesini dalle vie acciottolate e dai colori vivaci sanno farmi sentire in vacanza. Una buona colazione seduti su una panchina a pochi passi dall’acqua mi dà sempre energia e calma allo stesso tempo.
I turisti sono molti, soprattutto durante l’estate. E passeggiando per Bellagio o Varenna in questi periodi si sente raramente parlare italiano. In alcuni periodi dell’anno ci sono paesini come Cernobbio dove non si riesce a muoversi per il numero di persone che visita le fiere e gli eventi organizzati soprattutto nelle ville.

Si definiscono spesso “perle” i paesini del Lago di Como. La città da cui il lago prende anche il suo nome ha una storia antica, è circondata dalle mura e costruendo un autosilo sono state recentemente scoperte delle antiche terme romane. Prendendo un battello che parte proprio da qui, si possono raggiungere praticamente tutti i borghi che si affacciano sull’acqua. Andando in macchina, invece, bisogna quasi sempre camminare per raggiungere il lago e gli scorci sono rari ed impagabili.

Il lago più profondo d’Italia ha la forma di una Y rovesciata. Ci sono ville che si affacciano da ogni riva, amate da registi e attori che non solo ci hanno girato famosi film, ma vi hanno anche abitato. I grandi hotel si vedono insieme alle piazze e alle passeggiate sul lungolago quando ci si sposta con il battello.

Gli angoli più nascosti e sconosciuti sono i più belli da visitare. Piccoli e quieti. Capita di essere avvolti dal silenzio. Ci sono ponti pedonali circondati da abitazioni colorate, scale e vicoli vuoti. Ma pure stradine piene di negozi e persone, gelaterie sublimi e pasticcerie dove mangeresti tutto ciò che vedi.

Se con curiosità lo si cerca, c’è tutto quello che si può desiderare!

Essendo a pochi minuti da casa, sto imparando a conoscerlo. Basta un pomeriggio libero per sentirsi fortunati, circondati da una bellezza indescrivibile.
Ed ecco qui qualche idee per una vacanza un po’ diversa nel nord del Bel Paese!

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Nesso