Diari di viaggio

Back to Turkey

Ritrovare il proprio blog dopo tanto tempo è strano. E’ troppo tempo che non viaggio per lunghi periodi e non ho voglia solo di partire, ma anche di scrivere.

Ripensavo alla Turchia. Di questi tempi, tornare alle settimane vissute viaggiando in lungo e in largo per questo magico Paese dà una strana sensazione.
La superficie della Turchia è più del doppio di quella dell’Italia e, statene certi, il numero di luoghi che valgono la pena di essere visitati è immenso!

Nel 2013, quando ci siamo stati noi, il clima teso aveva già cominciato a farsi sentire. Poco prima della nostra partenza, le proteste ad Istanbul erano feroci ed Erdoğan aveva fatto disperdere con la forza la folla che manifestava a piazza Taksim. Le persone a noi più vicine ci dicevano che forse “non era il caso di andare, almeno non in questo momento”. Ma ogni giorno che passa, in cui la guerra ormai ci circonda sempre di più, sono ancor più contenta di aver deciso di partire tre anni fa.

Abbiamo visitato luoghi del sud est dove per molti anni non si riuscirà a tornare come turisti, visto confini a cui non è più il caso di avvicinarsi. E, tutto sommato, abbiamo viaggiato tranquilli e liberi dalla Bulgaria all’Iran e alla Siria. Nonostante non lo si potesse attraversare, abbiamo visto dall’altro lato del fiume il suolo armeno. Abbiamo attraversato i Balcani per giungere in Turchia senza dover passare ore ed ore in attesa per attraversare un solo confine.

E il fatto che in questi anni moltissime persone debbano fare il nostro stesso viaggio in direzione opposta e con motivazioni molto più serie, come quella di sfuggire alla morte, mi fa pensare a quanto siamo stati fortunati a mettere in pratica immediatamente questo progetto.

Non ho scritto un vero e proprio diario di viaggio, mesi fa, ma solo qualche spunto. La lista dei luoghi che abbiamo visitato in cinque settimane è molto lunga. Dato che di siti famosi si legge spesso, ho parlato di qualche posto meno conosciuto dai più, soprattutto nell’est del Paese, dove senza un mezzo proprio è complicato arrivare. Ho scritto di Ani, del Monte Ararat e delle Valli Georgiane. Dato che mi sono accorta di aver dimenticato il Nemrut Daği, approfitterò per rimediare presto al mio errore.

In ogni caso, se la situazione si calmasse abbastanza per poterci tornare, io lo farei immediatamente! Appena vi capiterà l’occasione, correte a visitarla!

Mappa Turchia

A grandi linee, è stata questa la nostra Turchia.

Diari di viaggio

La Turchia più lontana

L’idea di ritornare a parlare di Turchia l’ho avuta un paio di giorni fa leggendo l’ultimo numero di National Geographic e poi guardando gli aggiornamenti del blog di Paul Salopek. Il giornalista americano che sta facendo il giro del mondo sulle orme delle migrazioni umane nei millenni è arrivato a Kars. E ripensando a questo luogo, a pochi passi dal confine con l’Iran e nel cuore della parte di Turchia che a me è piaciuta di più, ho ripreso a scrivere.

Dunque, avendo già toccato l’antica capitale armena, è giunto il momento di parlare delle cosiddette Valli Georgiane. Come suggerisce il nome, per raggiungerle è necessario dirigersi verso il Caucaso.

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Monasteri, chiese, cascate spettacolari. Si tratta di una serie di giardini dell’Eden in cui mettersi alla ricerca dei ruderi di castelli ed edifici religiosi. Ma, come sempre, non è solo il paesaggio a rendere un luogo stupendo. Anche immersi nella natura, le persone sono quelle che possono renderla più bella. E qui abbiamo incontrato la più genuina ospitalità turca. I turisti che arrivano da queste parti sono veramente pochi, le strade da percorrere sono tutte sterrate, fiancheggiate da strapiombi a dir poco paurosi. I colori della terra e l’azzurro dell’acqua, in contrasto, aumentano la magia del luogo. Le dighe in realizzazione rovineranno tutto, probabilmente. Si dice che nessuna chiesa verrà sommersa, ma in nome dell’indipendenza energetica turca lo saranno i villaggi. I residenti non conoscono la data in cui avverrà l’allagamento, ma sanno che sarà inevitabile. Prima o poi dovranno lasciare tutto questo: gli alberi verdissimi che li circondano e circondano le vie dei villaggi sparsi lungo i diversi corsi d’acqua che attraversano le valli; i fiori e i frutti che in quantità incommensurabili vi si trovano.

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Quei giardini dell’Eden che sono oggi, presto spariranno. E l’idea mi riempie di tristezza. In direzione di Artvin, si sta costruendo una strada sopraelevata rispetto alla precedente e nella zona dove una delle dighe è già entrata in funzione il paesaggio è desolante: si vedono case e alberi affiorare dall’acqua con ruspe e camion al lavoro che le osservano dall’alto.

E pensare che sono stati l’isolamento, il fervore religioso e l’appoggio di Bisanzio nel corso del X secolo a consentire lo sviluppo di un clima culturale tanto peculiare. Queste bellissime chiese erette in luoghi così impervi dovrebbe farci riflettere su come l’avere un sogno, un obiettivo, possa spingerci a dimostrare una forza sovrumana. Paragonabile a quella dei numerosi pellegrini georgiani che attraversano il confine grazie a speciali permessi che gli consentono di raggiungere per un breve periodo queste zone. Sarebbero moltissime le chiese di cui citare i nomi. Nonostante oggi siano abbandonate a se stesse, sono spettacolari, come le Cascate di Tortum e i i castelli in rovina. I soffitti degli edifici spesso mancano e bisogna fare attenzione a dove si mettono i piedi quando vi si entra. Gli affreschi che dovevano ricoprirne pareti e cupole sono praticamente scomparsi. Ma il poco che rimane permette di immaginarne la magnificenza. E’ come se, insieme ad Ani, questi luoghi dimostrassero quanto la storia (e l’uomo, che la scrive, nel bene e nel male) crea e distrugge. E quanto, d’altra parte, tutti cerchiamo di sopravvivere alla storia stessa, in qualche modo. La tradizione, la cultura e il ricordo fanno sì che la storia non possa distruggere ciò a cui teniamo. Il rispetto che gli edifici di Ani meritano quando li si guarda, lo meritano anche queste chiese. Nascoste tra gli alberi, con pezzi di sé ai propri piedi, è come se non volessero piegarsi al tempo che scorre. Ma cercassero di resistere in eterno. Anche per questo andrebbero presto visitate.

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E per non perdersi lo spettacolo, è necessario avventurarcisi il prima possibile, perché loro cercano di resistere, ma se noi riusciamo a sommergerle non possono fare molto per opporsi a questo destino.