Italia · Piemonte

Racconigi, dove i Savoia andavano in villeggiatura

Il bellissimo castello reale di Racconigi, la palazzina di caccia di Stupinigi e il castello di Moncalieri sono solo tre dei numerosi edifici e parchi appartenenti alla dinastia sabauda siti nei dintorni di Torino e parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Mentre i primi due sono visitabili, il castello di Moncalieri, aperto nel 2017, è stato nuovamente chiuso e non si sa quando verrà riaperto al pubblico. Nel corso di una giornata è possibile visitare sia Racconigi che Stupinigi senza difficoltà e usufruire dell’ingresso ridotto al secondo castello.

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Castello di Racconigi

In provincia di Cuneo, Racconigi è un comune di meno di 10 mila abitanti e luogo di nascita dell’ultimo re d’Italia, Umberto II, nel 1904. Il palazzo è costituito da circa 550 stanze, tra le quali una biblioteca contenente più di 10 mila volumi. Il castello nacque come fortezza nell’XI secolo: a pianta quadrata, con quattro torri angolari, il fossato e il mastio in posizione laterale. Solo nella seconda metà del XVII secolo venne commissionato a Guarino Guarini un primo rimaneggiamento della struttura. L’architetto trasformò la fortezza in una “Villa delle delizie”, coprendo il cortile centrale e creando un’ampia sala da ballo e innalzando due padiglioni laterali di quattro piani. Nell’Ottocento fu Carlo Alberto ad ampliare ulteriormente la residenza con la costruzione delle ali laterali e il castello venne ufficialmente eletto sede di villeggiatura per i reali. Durante l’estate e l’autunno l’intera corte si trasferiva a Racconigi e i sovrani vivevano la vita del paese: si recavano al mercato, invitavano i sudditi a vedere film in quella che oggi è conosciuta come la “Galleria del cinema”, lasciavano che i principini giocassero insieme ai figli della servitù e a quelli degli abitanti, passeggiavano per l’immenso parco del castello. Nel 1901 la residenza fu dotata di energia elettrica e impianti idrici e nel 1902 fu installato un ascensore.

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Salone d’Ercole

Il percorso della visita guidata viene modificato ogni quattro mesi circa per consentire a tutte le stanze di essere viste e rende benissimo l’idea di quanto questa sia stata una vera “Villa delle delizie”, nonostante gli esterni oggi paiano poco curati. Ben restaurati, sale, gallerie e appartamenti sono decorate in stile diversi, dal neoclassico al decò, e hanno mantenuto tutti gli arredi originali. Il castello non fu mai attaccato, di conseguenza non ci fu bisogno di abbandonarlo o spogliarlo per preservarne il contenuto. Il salone d’Ercole e l’attigua sala di Diana sono dedicate all’eroe e alla divinità greca e si trovano al centro dell’edificio, dove sorgeva il cortile del castello medievale.

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Appartamento cinese

Le stanze più affascinanti sono sicuramente quelle dell’appartamento cinese: realizzate alla metà del Settecento, hanno le pareti ricoperte da carta da parati dipinta a mano su carta di riso con motivi di gusto orientaleggiante perfettamente conservata. In questa parte del palazzo soggiornò lo zar Nicola II, ultimo imperatore di Russia.

Il gabinetto etrusco, decorato con stilemi tipici della pittura etrusca, era lo studio di Carlo Alberto. Le opere che ne costituiscono la decorazione sono intagliate nel legno e più di 17 tipi diversi di legno sono stati utilizzati per comporle: l’arredo fu presentato nel 1851 all’Esposizione universale al Crystal Palace di Londra e, in gara con tutte le regge d’Europa, vinse il primo premio. Sulla volta sono anche riprodotti gli affresci della Tomba del Barone, che ha sede nelle necropoli di Monterozzi, a Tarquinia.

La galleria dei ritratti è l’unico corridoio privo di affreschi a livello della volta, perché fu utilizzato, per ordine della regina Margherita, per accogliere i malati di influenza spagnola negli anni ’20 e venne disinfettato usando la calce viva, che cancellò le pitture che lo ornavano.

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Le cucine del lato ovest, nel piano interrato, sono immense: avrebbero dovuto essere in grado di preparare pasti per 400 ospiti contemporaneamente, anche se qui non si tennero mai banchetti di queste dimensioni.

Oggi il parco è aperto al pubblico in piccola parte e mal tenuto. Dei 170 ettari, circondati da un muro lungo 6 chilometri, è visitabile solo la parte antistante il castello. La dacia russa e la fagianaia si possono raggiungere e vedere dall’esterno, ma l’unico edificio non in rovina rimane il palazzo, di cui si può vedere quello che era il vero ingresso proprio dal parco.

Informazioni pratiche:

  • Luogo: Racconigi, provincia di Cuneo.
  • Orari di apertura:
    • Visite guidate al castello:
      • Lunedì chiuso;
      • Martedì-sabato: 9.00, 10.30, 12.00, 14.00, 15.30, 17.00, 18.00;
      • Domenica: 9-19 (ultimo ingresso ore 18).
    • Parco (primo anello):
      • Lunedì chiuso;
      • Martedì-domenica: 9.30-19 (ultimo ingresso ore 18.30).
  • Biglietti:
    • Castello:
      • Intero: 5 €;
      • Ridotto: 2 €.
    • Parco: 2 €.
  • Per ulteriori informazioni, la pagine internet ufficiale: http://polomusealepiemonte.beniculturali.it/index.php/musei-e-luoghi-della-cultura/castello-di-racconigi/visita-il-castello-di-racconigi/
Italia · Liguria

Primavera al sapore di mare

I colori. Sono sempre i colori a catturare la mia attenzione e a darmi un senso di pace. Il vociare dei visitatori non è in grado di distrarmi dal senso di tranquillità che le case con le facciate pastello e il sottofondo dell’acqua del mare in movimento mi concedono. I vicoli stretti dei borghi, le scalinate che scendono al mare, gli scorci che si aprono dietro gli angoli, che non ti aspetti, tutti da fotografare.

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Il mare in primavera è forse il migliore che ci sia. L’estate è nell’aria, ma non c’è ancora la folla che fugge in vacanza a trasformare le terre liguri in una Milano trasferita un po’ più a sud. Il sole è alto nel cielo, ma si riesce comunque a non scottarsi, anche senza crema solare. La luce per le foto è quasi sempre perfetta. E anche solo il pesce fresco vale il viaggio.

Un weekend organizzato all’improvviso, per saziare la fame altrettanto improvvisa di mare, cielo blu e vacanza.

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Porto Venere sul lungomare e nelle viette del borgo è un susseguirsi di ristoranti e piccoli negozi di souvenir. Tavolini fuori, barche pitturate di fresco e il rumore degli acchiappasogni in vendita, fatti con le conchiglie. Superate le case colorate, ci si trova tra le mura della postazione difensiva, sopra lo sperone di roccia che si allunga verso l’isola Palmaria. Montale ne cita la chiesa, le cui vestigia originarie risalgono al V secolo, nella poesia dedicata all’amata Porto Venere.

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Porto Venere

Anche Lord Byron si lasciò ispirare dal paesaggio che si apre attraverso la roccia della costa, la quale si estende, alta e frastagliata, verso Riomaggiore e Manarola.
Lo sguardo si perde nel blu del Mediterraneo e del cielo dall’alto delle mura.

Manarola la bella sembra fiorisca dalla roccia, con i suoi colori. Il verde delle piante, le facciate vivaci, tutte diverse, accostate in maniera apparentemente casuale, ma armoniosa. La roccia grigia che affiora dal mare e dà vita al borgo.

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Manarola

Si passeggia fino ad un piccolo paradiso fiorito, il giardino curato da volontari manarolesi da cui si ha una vista stupenda sul paese. All’inizio le barche portate in secca, parcheggiate, ci accompagnano. Nel mare, in basso, ci sono tanti impavidi che fanno il bagno.

Riomaggiore penso abbia conquistato la prima posizione, nella mia classifica di quale sia la più bella Terra delle famose Cinque. Forse sono state le barche impilate tra cui bisogna passare per raggiungere l’acqua, forse che lo sbocco al mare è il più stretto e quindi il più suggestivo, ai miei occhi.

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Sono rimasta con la bocca aperta, in un enorme sorriso. Anche solo a ripensarci, mi dà un senso di pura felicità!

La via principale, che porta dal parcheggio alla stazione, è molto più ampia di quelle delle altre Terre. Poi si entra in un passaggio stretto, angusto, solo pedonale, se si vuole raggiungere il mare. E quando si esce dal buio del tunnel, un’intera tavolozza di colori brillati e variegati attira lo sguardo in ogni direzione!

Camminare reprimendo il desiderio di girarsi ad ogni passo per non perdere di vista i colori delle case è difficile. Ma lo sforzo è ripagato dalla bellissima visione d’insieme, che si coglie dopo pochi passi fatti seguendo la via che conduce sulla punta dello sperone roccioso che si allunga tra le onde.

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Riomaggiore

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 3: primi passi verso l’entroterra

Dopo una leggera colazione in pasticceria, abbiamo lasciato Koper per dirigerci verso l’entroterra.

Hrastovlje, tra la nebbia, è un piccolo paesino che ricorda Hogwarts e i film di Harry Potter!
Al centro si trova la chiesetta romanica circondata dalle mura difensive. Nei periodi di minor afflusso turistico, chiamate il numero di telefono appeso fuori dal cancello per visitarla. Attendere un paio di minuti vale assolutamente la pena: ci si trova di fronte ad un vero capolavoro. L’interno della cappella è interamente decorato da affreschi del XV secolo attraverso cui è illustrata la Bibbia. Uno dei più famosi è quello che rappresenta la Danza macabra, in cui scheletri che simboleggiano la morte accompagnano diversi tipi umani, dal papa al medico al povero contadino, verso le proprie tombe.

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Dopo questo spettacolo creato dall’uomo, ci siamo spostati verso uno spettacolo della natura: le grotte di Skocjan, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO del 1986.
Tra le colline piovose e nebbiose queste grotte lunghissime sono veramente spettacolari. Le loro “stanze” hanno altissimi soffitti, sono ampie e ricche di stalattiti e stalagmiti, immense in alcuni casi. Quando si arriva al fiume sotterraneo lo spettacolo è impagabile: una grande gola nella grotta, scavata dal fiume Reka. Lo si attraversa su un ponte sospeso alto circa 45 metri!
La passeggiata attraverso le grotte è abbastanza lunga e fresca, dura circa due ore e mezza e nella stagione invernale bisogna essere accompagnati da una guida, che di solito parla sloveno, italiano, inglese e tedesco.

Non molto lontano si trova il castello di Predjama, nei pressi di Postojna. La posizione di questo grad è così particolare che siamo andati a vederlo nonostante sapessimo che era già chiuso! È attaccato alla parete rocciosa, come sospeso sul fiume, e circondato dal verde e della nebbia.

Sulla strada per Ljubljana e poi per Sticna, poco più a sud della capitale, si incontra Cerknica. Nei periodi di pioggia vi si forma un grande lago, davvero pittoresco, mentre nei mesi di secca il lago scompare nel nulla. La zona è definita polje, ossia ha un tipo di terreno tale per cui l’acqua è assorbita fino a che, quando ormai risulta saturo, si forma il lago. Data la pioggia degli ultimi tempi, il Cerknisko Jezero (Lago di Cerknica) era decisamente ampio e l’abbiamo attraversato su una stretta stradina sterrata che affiora letteralmente dalle acque e lo taglia a metà.

Seguendo poi l’autostrada che si dirige verso la capitale, si attraversa un tratto di campagna molto pittoresco, tra kozolec, i tipici fienili a rastrelliera, e cappelle.

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