Cuba · Diari di viaggio

Aprender siempre: occhi e orecchie rivolti a Cuba

I Paesi e le città sono fatti di persone. Le persone rendono bello un luogo, più ancora di quanto possa esserlo di per sé. Con cattivi incontri, anche il posto più magico può diventare brutto.

E i nostri incontri lungo questi 4382 km sono stati importanti per rendere il viaggio lo spettacolo che è stato!

Cuba è una nazione forse molto più complessa delle altre in cui ho viaggiato. Ovunque ciò che viene raccontato non è lo stesso che vivono gli abitanti, ma qui mi pare sia ancora più evidente la discrepanza.

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Fidel Castro e il PCC hanno costruito ciò che sembrava meglio, che pareva si avvicinasse all’ideale comunista che sognavano. Molte cose sono andate per il verso giusto, le parole della gente che ho incontrato lo confermano, ma per altre non è stato così.

Io lo definisco un Paese-contraddizione, dove il sogno socialista è in buona parte fallito. La propaganda scrive a lettere cubitali che “la cultura rende liberi”, ma in una nazione dove il tasso di alfabetizzazione si avvicina al 100% e governa una dittatura, dimostra che qualcosa non funziona come dovrebbe. Ad ogni angolo di strada, sul muro di una casa sì e su quello vicino pure, Fidel e la Rivoluzione sono esaltati alla massima potenza.

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Estudio, trabajo y fusil

Questa propaganda martellante è riuscita a far ricordare anche a me i nomi dei rivoluzionari meno famosi e le date che hanno segnato la storia degli ultimi cinquant’anni di vita sull’isola. Con ciò non voglio dire che l’avvento della Rivoluzione non abbia portato (per quanto io ho potuto leggere e ascoltare) grandi miglioramenti rispetto alle precedenti dittature, ma vorrei sottolineare che per quanto riguarda la libertà questa è sempre estremamente limitata. Per tentare di mantenere uno status di uguaglianza anche solo simile a quello postulato dal socialismo non resta che la repressione feroce.

Fidel ti guarda mentre compri il succo di frutta, mentre bevi il caffè e mentre guidi. È in tutti i negozi e molte case.

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Trinidad

Ti mostra le bellissime scolaresche in uniforme in Plaza Mayor a Trinidad e scrive in prima persona per il Granma, uno dei giornali del partito che vengono praticamente regalati alla popolazione e sono l’unica stampa autorizzata. Otto/dieci pagine al giorno che raccontano la politica vista da un unico lato. Nelle librerie non trovi altro che la storia di Cuba e le biografie dei suoi rivoluzionari (anche se io non sono riuscita a scovare neppure una copia dei diari del Che da portare a casa). Ad internet è quasi impossibile accedere e nelle prigioni sembra ci siano o ci siano stati in tempi anche recenti scrittori e “dissidenti politici”.

Passeggiando per la capitale, se si esce dalle quattro piazze turistiche e le due vie che collegano Habana Vieja al Capitolio, si percepisce subito questa contraddizione. Le strade di Centro Habana, per quanto affascinanti, non hanno nulla a che fare con il centro turistico.

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Comprar cibo in Habana Centro

E se si lascia la capitale, tutto diventa ancor più lampante sotto i raggi incessanti del sole tropicale. Una povertà dignitosa ti circonda da ogni lato.

Quando mi sono sentita ricordare che le persone muoiono di fame anche qui, i miei occhi hanno cominciato a vedere un pochino oltre ciò che il governo cerca di mostrare ai turisti. Leggere queste cose sulla guida non è lo stesso che trovarsele di fronte. È vero, le persone non muoiono di fame per strada perché a tutti è garantito un pezzo di pane al giorno e del pollo almeno un paio di volte al mese, ma questo non significa vivere dignitosamente. Anche perché chi ha dei talenti e potrebbe fare di più viene bloccato da questo morboso desiderio di uguaglianza, chi non è in grado di far nulla viene mantenuto a spese dello Stato e non ha la necessità di impegnarsi a fare nulla per migliorare.

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Sono racconti letti e ascoltati e ciò che ho visto attraversando l’isola che mi hanno condotta a questi pensieri. E dato che credo sia giusto condividere i regali che ci fanno, voglio raccontarvi dei miei incontri speciali e delle parole che i loro protagonisti mi hanno regalato.

A Santiago sono passata dalla direttrice del Museo del Carnaval a un giovane José che fa lo spazzino nelle vicinanze del Balcón de Velázquez.

La signora è una donna di 53 anni con una figlia di 17 che vuole studiare medicina all’università. È laureata in storia dell’arte e dirige il famoso museo di Santiago de Cuba da anni per la modica cifra di 25 CUC al mese. Figlia di due raccoglitori di canna da zucchero, si è “fatta da sola”, studiando e lavorando con dedizione e disciplina. Parla solo spagnolo, ma capisce l’inglese e appena avrà un po’ di tempo libero vorrebbe studiarlo.

Sostiene che Cuba sia uno dei pochi luoghi al mondo dove viene data la possibilità di emergere a chiunque e allo stesso tempo vengano tarpate le ali a chiunque cerchi di emergere. Mi sembra una contraddizione in termini, ma lei mi ricorda che con impegno ognuno può studiare gratuitamente, laurearsi e trovare un buon lavoro. Fare carriera anche, indipendentemente da chi siano i propri genitori. Lei ne è la prova. Chi non studia è semplicemente perché non ne ha voglia, non ci sono altre scuse. I ragazzi che preferiscono bere e fumare, piuttosto che impegnarsi, hanno scelto questo stile di vita e questo futuro, nessuno glielo ha imposto. Probabilmente danno per scontato ciò che hanno e preferiscono sprecarlo, ma è comunque una scelta libera che decidono di fare. Ciò che manca però per chi fa di tutto per raggiungere i propri obiettivi è la ricompensa. Chiunque non faccia nulla ha pane, acqua, elettricità e un tetto sopra la testa. Chi si impegna costantemente ha comunque solo il minimo per sopravvivere, non molto di più. Questo è ciò che di brutto accade. E lo dimostra anche il fatto che chi non ha voglia di far niente, se riesce a fuggire all’estero, torna sempre: almeno a Cuba, il minimo indispensabile se lo guadagna non facendo nulla (o quasi) tutto il giorno! Nel resto del mondo morirebbe davvero di fame e dormirebbe sotto le stelle (o sotto i ponti, i portici o nella metropolitana).

Mancano tantissime cose a causa dell’embargo: anche avendo a disposizione dei soldi, è quasi impossibile procurarsele. Ma si può sopravvivere bene lo stesso, secondo lei.

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Mi dice che ciò che insegna a sua figlia è che ci sono delle priorità: i soldi non sono molti, quindi è inutile avere tanti vestiti, ad esempio. L’importante è che siano sempre puliti e ordinati. Si va in vacanza una volta all’anno, con una vecchia auto sovietica che fino a che funziona non è necessario cambiare.

Mi ripete che Cuba è il Paese delle opportunità che vanno colte. Ed è molto orgogliosa della sua ragazza che andrà in una buona università ed è presidentessa del corpo studenti.
Per essere ammessi alla facoltà di medicina, bisogna mantenere un punteggio superiore ad 88/100 in tutti gli esami che si sostengono nel corso degli ultimi tre anni di scuola superiore. I medici studiano per sei anni e lavorano nella sanità pubblica per due, prima di poter accedere ad una scuola di specialità. Adesso gli stipendi stanno leggermente aumentando per questi professionisti, ma rimangono comunque così bassi che tanti se ne vanno o guadagnano molto di più lavorando con i turisti per poche ore al giorno.
Il primo soccorso è garantito a chiunque, ma per il resto è necessario pagare.

La criminalità a Cuba rasenta lo zero, perché la violenza non è ammessa. Chiunque compia atti violenti prima ancora di essere catturato dalla polizia pare venga punito dalla comunità.

Vorrebbe aprire una casa particular, motivo per cui cominciamo a parlare. Mi chiede cosa si trova di solito in questi bed&breakfast che permettono di guadagnare con una notte di affitto lo stipendio di un mese intero. Non lascerebbe il proprio lavoro per nulla al mondo, ma arrotondare non sarebbe male! Mi spiega che per averne una è necessario aprire un conto iniziale depositandovi 100 dollari, senza aggiungere le spese indispensabili per sistemare la stanza. Non è facile mettere da parte così tanto se i soldi che si guadagnano devono bastare per sostenere la propria famiglia per un intero mese! Di solito, chi ha una casa particular è stato a lavorare all’estero o ha qualcuno che può prestargli dei soldi, almeno inizialmente.

Alla fine, come un mantra, mi ricorda che bisogna “aprender siempre“, imparare sempre qualcosa di nuovo. E che la cultura è libertà. Su quest’ultimo punto concordo in pieno, ma non sono per nulla sicura che una frase del genere possa essere applicata a questo contesto!

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Manifestazione per la Semana de Cultura, Bayamo

José, invece, pulisce esattamente cinque vie tra le 5 alle 8 del mattino per 5 CUC al mese. Con lo stipendio della moglie riescono a guadagnare 12 CUC e, oltre i figli che già hanno, aspettano un’altra bambina. La pubblicità che fa ad un paladar, un ristorante privato della zona, gli frutta qualche bottiglia d’olio e un po’ di cibo extra se qualche visitatore si presenta dicendo che gli è stato consigliato da lui. Racconta che i CDR (Comitati di Difesa della Rivoluzione) controllano i singoli quartieri. È illegale non lavorare e parlare contro il governo e tutto ciò è punito con la prigione. Sostiene che l’unica speranza per Cuba sia la fine dei Castro, ma è sicuro ci sia qualcuno già pronto a sostituirli dopo la loro morte.

Revolucion

CDRs

Il ragazzo di 23 anni a cui diamo un passaggio tra Baracoa e Moa, sulla strada senza mezzi pubblici, mi racconta che fa il DJ. Vorrebbe comprare un cellulare con il sistema Android per poter usare delle applicazioni che gli permetterebbero di mixare la musica, ma l’unico posto sull’isola dove si trovano è la capitale. La musica che ha è solo cubana e i pochi cd stranieri che si riescono ad acquistare sono solo dei cantanti più famosi.

Il wifi è arrivato a Moa da qualche mese e le persone lo usano essenzialmente per chiamare i parenti che vivono all’estero. Non sa cosa siano Facebook o un indirizzo e-mail, quindi mi lascia il suo indirizzo di casa nel caso un giorno tornassimo in città.

Una venditrice di mango, al mercato di Guantánamo, mi racconta che anche sua figlia studia medicina e ha 19 anni.

Avevo letto che a Cuba ci sono tantissimi medici, ma sono rimasta comunque sorpresa dal fatto che la maggior parte delle persone che ho incontrato fossero medici, stessero per diventarlo o avessero parenti stretti che fanno questo lavoro!

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In farmacia

Ho chiacchierato per una mezz’oretta con il taxista che ci ha portato da Centro Habana all’aeroporto. Abbiamo parlato di Fidel, Obama, mercato nero e automobili.

Fidel, a suo parere, ha lasciato solo ufficialmente la presidenza del Paese al fratello Raúl. Sarebbe ancora lui a comandare, essendo sempre un membro importante del PCC, il vero organo di governo dell’isola. Fidel userebbe Raúl quasi come una pedina, a cui far fare tutto ciò che desidera. Oggi abita nell’entroterra di Miramar, poco distante dalla Marina Heminguay, si vede poco e scrive sul Granma. Dopo il rientro di Obama negli USA, ha scritto immediatamente di non essere d’accordo con la sua visita a Cuba e ne ha aspramente criticato il discorso tenuto a L’Avana.

Mi conferma che Cuba è un Paese tranquillo, dove la criminalità è praticamente pari a zero. Mi spiega che i cittadini non rubano, se non allo Stato.
Ad esempio: i taxisti ricevono dal governo 200 litri al mese di carburante gratuito per svolgere il proprio lavoro. 150 litri li utilizzano per la propria attività, i restanti li rivendono ad altri automobilisti ad un prezzo più basso rispetto a quello fissato dal governo per i distributori di benzina. Si dice che si passa “por la izquierda” e il mercato nero è una specie di difesa contro questo socialismo ostentato. Cuba acquista il petrolio dal Venezuela ad un prezzo “da amico”, poiché estrarlo dai propri giacimenti costerebbe troppo e non sarebbe comunque sufficiente.

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Allo stesso tempo gli acquisti “por la izquierda” non sono sempre convenienti: se vuoi acquistare un’auto come la sua, una Hyundai Atos di seconda mano (di nuovo, anche volendo, non si trova nulla qui), vale la pena comprarla dal governo. Te la vendono per 21mila CUC contro i 25mila CUC del mercato nero. E così controllano meglio ciò che i cittadini vogliono e acquistano!

Alla fine, mi ricorda anche che il 27 marzo 2016 c’è stato un grande concerto gratuito dei Rolling Stones: vi hanno assistito oltre 500mila persone!

Panem et circensem, mi vien da dire.

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Per quanto abbia avuto su di me un forte potere disincantante, questo viaggio, mi ha resa ancor più consapevole di quanto io sia fortunata! E porto le parole che mi sono state dette, soprattutto dalla direttrice del Museo del Carnaval, nel cuore. Provo un forte senso di affetto nei suoi confronti, nonostante abbia passato solo un paio d’ore in sua compagnia. Sento ancora la sua voce che mi ripete che bisogna aprender siempre!

Chiudo questo capitolo su Cuba con tanta voglia di viaggiare e studiare, ancor maggiore di quella che avevo prima di partire!

H. Vieja

Habana Centro

E se volete rimanere aggiornati sulle ultime novità pubblicate dal famoso Granma, ecco qui il sito internet del giornale: it.granma.cu/ .

Cuba · Diari di viaggio

Back to the 40s

Mi aspettavo un salto nel passato, durante il viaggio a Cuba. Sapevo avrei visto vecchie automobili americane anni ’50 da sogno. Sospettavo ci fossero sidecars e camion usati come autobus. Ma alcuni mezzi di trasporto mi hanno colta di sorpresa: non immaginavo così tanti calesse, carri trainati da buoi, bici-taxi e macchine della polizia che sembrano uscire da un film russo girato nella prima metà del ‘900.

A questo si aggiunge la mia sorpresa per le giostre e i giocattoli per bambini a dir poco vintage. Affascinanti, ma anche un po’ spaventose per quello che potrebbe succedere a coloro che vi salgono. Nelle piazze ci sono i calessi trainati dalle caprette come trenini e tricicli come macchinine. Mi hanno ricordato vecchie fotografie delle nostre sagre di paese di più di cinquant’anni fa, quando le giostre erano i pony che venivano fatti girare in circolo.

Un fantastico tuffo in un lontano passato, che ora sono riuscita a vedere anch’io!

 

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Arrivederci, Cuba!

Lasciamo Viñales per tornare a L’Avana.

Visitiamo la Cueva del Indios, una sovraffollata grotta all’interno di un mogote. Con annesso giro in barca sul fiume sotterraneo, la parte più suggestiva è l’uscita tra le rocce!

Seguiamo la strada costiera per la capitale e sostiamo a Playa la Mulata, un piccolo porto di pescatori, e a La Altura, a 10 km dalla strada principale e con un po’ di sabbia.

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Playa la Mulata

Passiamo anche dall’inquinata Mariel, grande porto commerciale dove è difficile respirare quasi quanto a Moa. Arriviamo a La Habana da Miramar, il quartiere delle ambasciate, tutte in fila sull’Avenida 5. Facciamo un giro sul Malecón e per Vedado, vediamo la stazione con un treno in partenza e riportiamo l’automobile.

La sera, passeggiamo per tutta Habana Vieja: Calle Obispo, Plaza de Armas, Plaza San Francisco, Plaza Vieja. Sembra di essere in un’altra città, calma e un pochino più fresca anche!

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Il giorno successivo camminiamo in lungo e in largo per L’Avana e visitiamo il Museo del Rum. Malecón, Castillo de la Real Fuerza (che ha anche l’acqua nel fossato!), il mercatino dell’usato di Plaza de Armas. Mangiamo buonissimi manir comprati al semaforo, che sono noccioline in conetti di carta arrotolata.

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Plaza de Armas

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Manir

Il Museo della Havana Club è davvero interessante: scopro che tutto il rum di questa marca è prodotto a Cuba ed esportato nel resto del mondo! Per fare i cocktails si usa quello invecchiato per 3 anni. Gli altri vengono bevuti anche da soli, perché hanno già acquisito un certo aroma. Come per i sigari, ce ne sono di forti e leggeri, più o meno invecchiati. Il più costoso che vedo al negozio costa ben 1700 CUC!

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Museo del Rum

Si produce dalla canna da zucchero, che fu importata sull’isola da Cristoforo Colombo. All’inizio si spremono le canne per ottenere il famoso jugo de caña (che, tra parentesi, io amo!), detto anche guarapo. Da questo si possono ricavare zucchero o rum. Per il rum si cuoce il succo per 48 ore, si ottiene la melassa e da questa, dopo fermentazione e distillazione, il rum. A metà processo si ha l’aguardiente, con un’elevatissima percentuale di alcool. I barili in cui viene fatto invecchiare per almeno due anni hanno una particolarità: devono essere stati usati per almeno 15 anni per distillare altri liquori, come brandy o whisky. Ce ne sono alcuni vecchi anche più di 200 anni!
Alla fine assaggiamo puro rum invecchiato 7 anni: un certo aroma ce l’ha già, ma è veramente fortissimo!

Seguiamo il lungomare fino al vecchio deposito di tabacco e legno, dove oggi c’è un buonissimo birrificio, con musica e prezzi abbordabili. A fianco c’è il gigantesco mercato di souvenir San José. È immenso e decisamente meno costoso di tutti gli altri negozi di Habana Vieja.

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L’ultima mattina, invece, andiamo a Vedado. Vediamo il Museo Napoleonico, l’università, l’Hotel Habana Libre e gli edifici Lopez Serrano e Focsa. L’Hotel Capri non è più in rovina, è stato ristrutturato e riaperto come parte della catena NH.

L’Hotel Nacional è il più spettacolare: l’interno sembra una stazione dell’Orient Express anni ’30 e il patio e giardini, con la vista sull’oceano, sembrano quelli di un film.

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Hotel Nacional

Si visitano le trincee costruite durante la crisi dei missili del 1962: dopo lo sbarco nella Baia dei Porci organizzato dalla CIA per rovesciare il governo di Castro, il capo del governo cubano accettò di posizionare missili per conto dell’URSS a Santa Clara e Piñar del Río. L’Hotel Nacional fu trasformato in caserma e furono costruite queste trincee in caso di un attacco via mare proveniente dalla Florida. Gli USA risposero alla provocazione posizionando missili in Turchia, sul confine con l’URSS, e alla fine fecero un accordo che evitasse lo scoppio di una guerra aperta. Dato che Castro non fu coinvolto nella contrattazione, i rapporti con l’URSS si raffreddarono notevolmente.

Poco dopo partiamo per l’aeroporto e, anche se con un po’ di ritardo, lasciamo l’isola caraibica per tornare a casa.

 

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Suggerimenti utili:

  • Fate un salto al mercatino dell’usato di Plaza de Armas: sembra ancora una volta di essere catapultati indietro nel tempo, tra macchine fotografiche, orologi, poster e libri vintage.
  • I manir costano solo 1 CUP l’uno: acquistateli sul Malecón, piuttosto che nelle turistiche piazze di Habana Vieja. Uno tira l’altro!
  • Mangiate fantastici pasticcini all’angolo tra San Rafael e Lealtad. Ognuno costa solo 3 CUP e sono davvero deliziosi!
  • Pranzate e ascoltate un po’ di musica alla Cerveceria Antiguo Almacén de la Madera y el Tabaco, su Avenida del Puerto.
    Poco lontano invece fate shopping al Almacénes San José, lasciando stare i negozietti di Habana Vieja.
  • Al ristorante Castropol, sul Malecón, si mangia benissimo. Attraverso la porta si vede l’oceano, che al tramonto è ancor più bello. L’aragosta grigliata, la ropa vieja e il flan con gelato sono state delle ottime scelte!

 

Casa particular:

Olga Sánchez
San José #523 e/ Lealtad y Campanario
Centro Habana
Home: 78610190
Mobile: (+53) 52 639454
olga55@nauta.cu

Cuba · Diari di viaggio

Viñales e Cayo Jutías, tra sigari e oceano

L’Orquideario di Soroa è bellissimo!

Ci sono piante altissime e piccole orchidee per tutti gusti. Alcune profumano di cioccolato, altre vengono dalla Costa Rica, altre ancora hanno fiori a forma di ananas in miniatura. Quelle grandi fioriscono tra novembre ed aprile. Ne esistono più di 35mila tipi al mondo, di forme e colori inimmaginabili. Tutte accomunate dal fatto che i loro fiori hanno esattamente sei petali.

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Orquideario de Soroa

Vedo un picchio per la prima volta e proseguiamo per le cascate. La più grande è alta 24 metri! Il sentiero è rilassante, i cestini per la spazzatura sono in foglie di banano e le ringhiere di protezione in legno e radici secche. Tutto estremamente ecologico!

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Soroa

Nell’eco-villaggio di Las Terrazas, che si affaccia su un laghetto, mi viene solo voglia di sedermi a leggere. Il Cafetal Buenavista è suggestivo e, con i cartelli esplicativi, si comprendono ancora meglio le fasi della lavorazione del caffè. La vista poi è a perdita d’occhio!

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Cafetal Buenavista

A pochi chilometri da Piñar del Río, visitiamo la piantagione di tabacco Robaina.
Nell’essiccatoio il profumo di foglie è inebriante e la guida ci spiega come si producono i famosi sigari. Le piante, quando vengono spostate dalla serra ai campi, crescono di quasi 2 metri in soli quarantacinque giorni! Le foglie, della parte superiore, media e inferiore, sono mischiate all’interno dello stesso sigaro.

Vengono arrotolati a mano ad uno ad uno e devono essere lasciati nella carta di giornale almeno 24 ore prima di poterli fumare.
A Cuba vengono prodotti 100 milioni di sigari ogni anno. Lo Stato acquista il 90% delle foglie coltivate dalle singole piantagioni e, dopo averne controllato la qualità una alla volta, fissa il prezzo che pagherà.

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Essiccatoio, piantagione Robaina

Arriviamo alla valle di Viñales al tramonto e lo spettacolo è mozzafiato!

Viñales è una città letteralmente piena di casas particulares e turisti. Ceniamo tragicamente, ma in compenso passiamo la serata a ballare salsa e bachata al Centro Cultural. C’è anche un corpo di ballo che si esibisce in danze afro-cubane, rumba e conga.

La mattina successiva, dall’Hotel Los Jazmines abbiamo la miglior vista possibile sull’intera valle punteggiata da mogotes. Questi affioramenti calcarei hanno cominciato a sollevarsi più di 40 milioni di anni fa e l’acqua ha creato al loro interno un dedalo di grotte, visitabili in alcune zone.

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Valle de Viñales

Per vedere il gigantesco Mural de la Prehistoria non è necessario pagare: dipinto sulla parete di un mogote, si vede benissimo da lontano. Raggiungiamo la piccola Laguna de Piedra: di per sé non è nulla di speciale, ma la strada da percorrere tra mogotes, campi coltivati e animali è bellissima!
Prosegue tra le formazioni calcaree fino a Santa Lucía e poi arriva a Cayo Jutías.

Non ci sono (ancora) resort su questa piccola isola che si raggiunge con una strada rialzata ed è stupendo! La spiaggia bianca è lunghissima. Camminiamo tra le mangrovie e nell’acqua cristallina. Ci sono piccole calette spettacolari dove si riesce ad essere praticamente soli! E l’aragosta salteada qui è deliziosa!

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Cayo Jutías

È fantastica e, personalmente, la eleggo migliore spiaggia di Cuba!

Andate a Cayo Jutías, ammirate la vista dall’Hotel Los Jazmines e cenate da “El Olivo”: non ve ne pentirete!

 

Suggerimenti utili:

  • La visita guidata alla piantagione Robaina dura circa 40 minuti ed il costo è di 2 CUC. Oltre ad una spiegazione dettagliata, potrete vedere all’opera un signore che arrotola sigari e ve ne regalerà uno prima che andiate via!
  • A Piñar del Río è davvero complicato sfuggire ai jineteros. All’uscita dell’autopista arrivano in troppi e non è facile farli desistere come nel resto dell’isola, dove basta un “No” convinto per allontanarli.
  • Il ristorante migliore di Viñales è “El Olivo”, cucina mediterranea. Le nostre cene sono state sublimi e, nonostante la coda all’ingresso, vale la pena aspettare!
    Noi abbiamo mangiato calamari fritti, polpo alla galiziana, spaghetti ai frutti di mare e una fantastica torta d’ananas. In più, hanno pane e olio buonissimi, dopo tanto tempo!

    Evitate “El Colonial”: la cucina qui è davvero terribile!

  • L’ingresso al Centro Cultural costa 1 o 2 CUC ed è frequentato sia da turisti che da cubani. Quindi, se volete imparare a ballare, trovate sempre qualcuno che prova ad insegnarvi! Inoltre, ci sono musica dal vivo e spettacoli di un corpo di ballo professionista.
  • Per andare a Cayo Jutías, il luogo più vicino dove alloggiare è Viñales (circa 50 km). È necessario avere un mezzo proprio per raggiungere l’isola o affittare un taxi.
    A Santa Lucía ci sono alcune casas particulares, ma niente di più.
    Sul Cayo invece ci sono solo un bagno, un centro d’immersioni, un cocktail bar e un ristorante. L’aragosta che fanno, però, merita di essere assaggiata!

 

Casa particular:

Villa Campana – Sr. Armando R. Hernandez Guzman
Calle Rafael Trejo No. 127
Viñales – Piñar del Río
Home: (+53) (048) 695183
Mobile: (+53) 52550025
suleidys1d@gmail.com

www.bbinnvinales.com

Cuba · Diari di viaggio

Colombo è sbarcato a Gibara, i francesi a Cienfuegos

Holguín è la base di partenza perfetta per visitare una spiaggia dal nome indimenticabile: Guardalavaca. Era un importante zona di allevamento nei primi anni del XX secolo. Guardalavaca significa, appunto, “custodisci la vacca”. Dagli anni ’70 iniziò il boom turistico, quando Fidel Castro inaugurò il primo resort.

Lungo la strada ci sono bellissimi banchi di frutta.

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La spiaggia è spettacolare, bianca e verde per gli alberi, infinita. Tranquilla, per essere zona di resort. L’acqua è calda e rinfrescante. Ci trascorriamo più di mezza giornata, tra sole e acqua. Ne usciamo un po’ ustionati, ma anche soddisfatti.

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Guardalavaca

La strada che porta a Gibara, senza dover tornare fino ad Holguín, non è asfaltata. Ci sono carretti, galline, maiali, mucche e tori al pascolo. Il paesaggio è sempre bellissimo.

Nel luogo dove sbarcò Cristoforo Colombo nel 1492 ora si trova Gibara. La città fu devastata dall’uragano Ike nel 2008 e si sta riprendendo. Passeggiamo sul malecón nel tardo pomeriggio, poi, attraverso un palazzo senza tetto e abbandonato, vedo uno spettacolo strepitoso: il cielo illuminato da miliardi di stelle è incorniciato proprio davanti ai miei occhi!

Data la posizione perfetta, ci alziamo alle 6 per veder sorgere il sole dall’oceano.

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Passeggiamo tra le piazze e saliamo al mirador, da cui dominiamo la città e l’oceano. Nel coloniale Parque Calixto García ci sono la statua della libertà e una fabbrica di sigari. Il profumo di tabacco è inebriante e attraverso le grandi finestre chiuse da grate di ferro osserviamo gli operai che arrotolano i sigari uno ad uno. Qui usano una foglia intera e la riempiono di pezzetti di foglie sbriciolate. Con un movimento rapido e preciso creano sigari dalla forma praticamente perfetta. Questa fabbrica non si può visitare, ma nella zona di Piñar del Río scopriremo esattamente come si confeziona un sigaro cubano.

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Gibara

L’atmosfera è desolata. La sola idea che Colombo sia arrivato proprio qui però è romantica, emozionante. Come ci dicono i proprietari della nostra casa particular, è una bella cittadina, con un grande potenziale, nonostante la distruzione portata dall’uragano.

Lasciamo Gibara e la costa est per riprendere la Carretera Central e raggiungere l’atmosfera coloniale di Sancti Spíritus tutto d’un fiato. Ci arriviamo insieme al temporale. La grande piazza centrale, le strade acciottolate e chiuse al traffico, la bella chiesa azzurra e le case coloniali colorate contrastano con il cielo nero e sembrano ancor più luminose.

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Attraversiamo il ponte sul fiume Yayabo: sembra davvero di essere nello Yorkshire dell’Ottocento. Suggestiva e pittoresca, è una piccola Trinidad senza orde di turisti.

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Sancti Spíritus

Raggiungiamo Trinidad nel tardo pomeriggio. Il centro città è vitale, anche qui le vie sono pedonali e acciottolate, Plaza Mayor diventa un grande bar all’aperto la sera. Ci si trovano la musica e il Mejor Mojito del Mundo.

La mattina ci svegliamo di soprassalto, con il rumore degli zoccoli dei cavalli e le urla dei venditori ambulanti. Visitiamo il Museo Histórico Municipal: la vista dalla torre è stupenda e il palazzo grandioso.

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Seguiamo l’itinerario suggerito dalla guida nel centro storico. Il Barrio Tres Cruces è bello, ma molto sporco, più che le strade dalla Cuba non turistica. Il Tempio della Santería è triste e poco coinvolgente. L’interno della Iglesia Mayor è bruttino.

Passeggiare per il centro è bellissimo, anche se ci sono tanti turisti e bancarelle che vendono souvenir tutti uguali ovunque. Plaza Santa Ana, con la chiesa in rovina, è suggestiva. Trinidad va visitata, sia di giorno che la sera!

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Trinidad

A pochi chilometri dalla città si trovano belle spiagge e la Valle de los Ingenios, dove si coltivava la canna da zucchero nel XVIII e XIX secolo. Alla Manaca Iznaga ci sono ancora la torre di osservazione e la casa padronale. Dalla cima della torre si domina la proprietà e, da qui, il padrone controllava gli schiavi al lavoro.

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Valle de los Ingenios

La casa padronale oggi è un ristorante. Lungo la strada ci sono tantissime bancarelle di souvenirs.

Playa Ancón è molto turistica, l’acqua è calda e piena di alghe. A Playa Rancho Luna l’acqua è un po’ più pulita invece.

La sera, a Cienfuegos, passeggiamo fino a Parque Martí e troviamo un ristorante correndo sotto il temporale. Mangiamo un gelato sublime alla Coppelia.

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Il giorno successivo visitiamo lo stupendo Teatro Tomás Terry. Fu costruito nel 1889 e ha più di mille posti, a sedere e in piedi. Le seggioline sono in legno, la platea si poteva sollevare fino allo stesso livello del palco in modo da creare una grande pista da ballo. Al di sotto del palco c’è acqua, per migliorare l’acustica, e al di sopra una grande maschera dagli occhi bucati. Da qui si poteva osservare la platea e, nel caso lo spettacolo non fosse apprezzato, farlo interrompere. Tutt’intorno ci sono balconcini a diversi livelli e con decorazioni differenti: ognuno era dedicato ad una specifica classe sociale ed aveva un prezzo diverso dagli altri. Oggi i biglietti d’ingresso hanno tutti lo stesso costo.

Sulla piazza centrale si affacciano anche la Catedral, il Palacio de Gobierno e il Palacio Ferrer. In restauro perché diventi sede di un museo d’arte, la vista dalla torre è spettacolare e gli interni molto belli.

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Palacio Ferrer

A Punta Gorda si può visitare gratuitamente il Palacio de Valle, oggi un ristorante con un bel mirador sul tetto. Il parco che si trova all’estremità della punta è bello e fresco. Ci sono anche altri grandi palazzi storici e bellissimi lungo la strada che porta qui, come il Palacio Azul e quello sede dello yacht club.

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Palacio Azul

Facciamo il bagno a Playa Girón, resa famosa dallo sbarco di mercenari cubani organizzato dalla CIA con l’obiettivo di rovesciare il governo di Fidel all’inizio degli anni Sessanta. Seguiamo la bellissima strada che la collega a Playa Larga. È circondata da alberi verdissimi, aperta sul mare con spiaggette e rocce. Ideale per lo snorkelling.

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Proseguiamo lungo il confine del Parco Naturale della Ciénaga de Zapata, patrimonio dell’UNESCO. Sostiamo ad Australia, dove si trova un immenso zuccherificio ormai in disuso, e arriviamo fino a Soroa per la notte.

 

Suggerimenti utili:

  • Per passare una giornata di sole e oceano a Guardalavaca, l’idea migliore è quella di soggiornare ad Holguín. Qui ci sono tante casas, locali per uscire e alcuni ristoranti. Vicino alla spiaggia ci sono delle sistemazioni nei quattro condomini all’ingresso del paesino, formato essenzialmente da questi, qualche bancarella di souvenir, i resort e la spiaggia.
  • Per cenare a Gibara, le opzioni sono poche. Noi abbiamo mangiato aragosta e pesce spada veramente buoni al Las Terrazas, nel centro storico della cittadina.
  • A Florida, lungo la Carretera Central, ci siamo fermati per uno snack alla Cafeteria Caney, aperta 24 h e con sandwich gustosi e buon caffè.
  • A Trinidad le opzioni sono infinite, sia per quanto riguarda le casas particulares che per i ristoranti. Nel centro storico chiuso al traffico i prezzi sono più alti rispetto alla zona circostante. Noi abbiamo cenato al Guitarra Mia ed è stato un successo: l’antipasto, l’aragosta alla griglia e il petto di pollo con la crema al formaggio sono stati una delle migliori cene del viaggio!

    Prenotate in anticipo!

    Guitarra Mia, Bar – Restaurante
    Jesús Menéndez (Alameda) No. 19 e/ Camilo Cienfuegos y Lino Pérez.
    (+53)(41) 993452
    (+53) 54851040
    info@restaurantguitarramia.com
    www.restaurantguitarramia.com

     

  • Per bere il “miglior mojito del mondo”, ballare o ascoltare un po’ di musica andate in Plaza Mayor!DSC_0185

    Qui ci sono la Casa de la Musica, sulle scale a fianco della chiesa, con tavolini e pista da ballo. Poco lontano ci sono la Casa de la Trova, dove la musica è molto più calma e sinceramente abbastanza triste, e il Centro Cultural. I prezzi sono abbordabili in ognuno di questi locali, il costo dell’ingresso è sempre 1 CUC.

  • A Cienfuegos abbiamo cenato in un ristorante mediocre sul Paseo del Prado, El Campesino.
    Il gelato alla gelateria Coppelia, una stupenda catena cubana, è stato invece sublime. Abbiamo preso due coppe di gelato ai gusti arancia e ananas ed è stata la pace dei sensi, dopo la corsa sotto la pioggia!DSC_0261
  • ACienfuegos, il Palacio de Valle si può visitare gratuitamente, ma il parcheggio costa 2 CUC. L’ingresso a Palacio Ferrer costa 1 CUC e i biglietti per entrare a visitare il Teatro vanno comprati alla finestrella protetta da una grata sul lato dell’ingresso.

 

Casas particulares:

Hostal Bella Vista – Gibara
J. Peralta e/ José Mora y Céspedes
Mobile: (+53) 139407
Home: 52 232808

Hostal Ligia Ruíz Mendoza – Trinidad
Jesús Menéndez No. 99 (Esquina Colón) e/ Colón y Smith
Mobile: 01 52979322
Home: 994303

Hostal Libia y Roque – Cienfuegos
Avenida 50 No. 4130 e/ Calle 41 y 43
Mobile: 53 565362
Home: (+53)(43)516130
roque@jagua.cfg.sld.cu

 

Cuba · Diari di viaggio

Caffè, cucuruchos e cioccolato al latte

Lungo la strada che collega Santiago a Guantánamo, facciamo una deviazione verso la Gran Piedra. Visitiamo un vecchio cafetal, che oggi ospita il Museo del Caffè. La bella casa coloniale e gli attrezzi esposti sono interessanti, anche se non è facile comprendere la storia senza le spiegazioni di una guida. Beviamo un buon caffè e acquistiamo chicchi di caffè da macinare coltivati nella piccola piantagione annessa.

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Museo del caffè

Saliamo sulla Gran Piedra (466 gradini!), da cui la vista sull’oceano, le colline e le montagne verdi circostanti è spettacolare!

La strada per raggiungerla è asfaltata, ma abbastanza rovinata e molto in pendenza. Dopo il parcheggio l’asfalto diventa terra battuta, su cui vanno percorsi i successivi 2 km per raggiungere il museo.

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Gran Piedra

A Guantánamo arriviamo seguendo l’autopista. È facile orientarsi: seguendo le indicazioni per l’Hotel Martí, si arriva direttamente nella piazza centrale e intorno si trovano tante casas tra cui scegliere. Non c’è molto da vedere, si tratta di una città poco turistica. Passeggiamo. Ci fermiamo al mercato ortofrutticolo, vediamo Palacio Salcines e cerchiamo un caffè. Sembra ancor più difficile trovare qualsiasi cosa, in questa città!

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Guantánamo

Finalmente partiamo per la città dell’estremo sud est, del cioccolato e della cucina cubana creativa: Baracoa. La strada costiera ricorda la Panamericana peruviana. Ci fermiamo alla spiaggia di Cajobabo, dove sbarcò José Martí per dare il via alla prima rivoluzione cubana. L’acqua è tiepida, ma la spiaggia è sassosa. Le onde sono alte e non facciamo il bagno. Verso l’entroterra siamo circondati da banani, palme e foresta.

Baracoa fino al 1965 poteva essere raggiunta solo a piedi o via mare. Dopo la rivoluzione, fu costruita e inaugurata la Farola, l’unica strada che consente di superare le montagne che abbracciano la città. Salendo si passa dalla foresta tropicale alle pinete. I venditori di cucuruchos, caffè, cioccolato e mandarini sbucano dal nulla.

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Cucuruchos sulla Farola

I cucuruchos sono una specialità della provincia di Baracoa. Si tratta di dolci molto buoni, avvolti in foglie di palma e fatti con frutta e zucchero, come granelle di cereali compatti e che si mangiano come fossero un cono gelato.

Baracoa è bella e vitale. Visitiamo il museo archeologico La Cueva del Paraíso. Scopriamo tante cose sui Taino, la prima popolazione amerindia che giunse ai Caraibi dal Sud America. Vissero in questa zona dal 700 a.C. all’arrivo di Cristoforo Colombo, erano politeisti e veneravano principalmente le divinità di acqua, agricoltura e fertilità. Erano pescatori e agricoltori e abitavano capanne circolari o di forma cuboide, con tetti di foglie di palma. C’è anche un bel mirador da cui si ammirano l’intera Baracoa e l’oceano.

Le spiagge qui vanno bene per una passeggiata, ma sono sporche e sassose per fare il bagno. Nel corso della serata passeggiamo nella zona pedonale e ascoltiamo la musica per la strada, dove c’è uno spettacolo per l’inizio della Semana de Cultura.

Il giorno dopo andiamo sul Malecón, tra giostre vecchissime, giocattoli e street food di ogni genere. Ci sono le onde alte e l’odore di pop corn alle 8 del mattino è nauseante.

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Il Museo del Cacao è chiuso. Ci fermiamo nella caffetteria a fianco: mangiamo due porzioni di gelato al cioccolato, beviamo una cioccolata calda e compriamo delle barrette di cioccolato. Qui si paga in Moneda Nacional e si spende pochissimo.
È tutto così cioccolatosamente sublime!

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Baracoa

Usciamo da Baracoa e incontriamo la fabbrica di cioccolato che fu inaugurata da Che Guevara in persona. Prendiamo la via per Moa, una delle due città più inquinate dell’intera isola. La strada, non asfaltata, è circondata da palme, banani e foresta. Ci sono case dal tetto di palma e palestre fatte in legno, scorci sull’oceano e belle spiagge dove si può fare anche il bagno.

Arrivando a Moa non si respira. La terra è rossissima, l’inquinamento è così forte che si fa fatica ad abituarsi al cattivo odore. Qui ci sono un’industria di cobalto e una di nichel, un grande porto commerciale per l’esportazione dei metalli lavorati e un piccolo aereoporto che collega due volte alla settimana la città a La Habana, Santiago de Cuba e Holguín.

Superiamo Moa (finalmente!) e ricominciamo a respirare. Sbagliamo strada perché il cartello che indica la direzione per Holguín è coperto da un camion parcheggiato. Arriviamo praticamente fino a Guantánamo, allungando il nostro itinerario di quasi 150 km e almeno 5 ore, visto che la velocità massima che si riesce a raggiungere sono i 30 km/h. Ma il paesaggio è spettacolare!

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Holguín è molto viva la sera, c’è tanta gente e musica ovunque. Con la luce però non è granché, anche se stranamente si trova un buon caffè già di prima mattina! Ci sono tanti negozi. Passeggiamo e compriamo qualche snack per la giornata in spiaggia e il viaggio in auto. I bici-taxi qui sono simili a sidecar con i pedali!

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Holguín

 

Suggerimenti utili:

  • Per raggiungere la Gran Piedra e il Museo del Caffè è necessario avere un mezzo proprio. L’ultima fermata del bus si trova ai piedi della montagna, a più di 5 km di distanza, dunque l’unica possibilità sono un taxi o un’auto a noleggio (se non volete camminare e fermarvi a dormire nell’hotel Islazul proprio sotto la Gran Piedra).
  • A Guantánamo, in Parque Martí, si trova il ristorante 1870. È frequentato da cubani e dai pochi turisti che passano di qui. È molto buono e assolutamente economico: per l’intera cena, con due piatti di calamari, i contorni e il dolce abbiamo speso solo 6 CUC!
  • Comprate i cucuruchos dai venditori ambulanti lungo la Farola. Vi salteranno addosso appena vi fermerete (ovunque lo facciate, anche se pare non ci sia nessuno in giro), ma è un dolce così particolare e buono che va assaggiato! Provate anche il cioccolato di Baracoa e non ve ne pentirete!
    Specialità della città sono anche pesce e gamberi conditi con la crema de leche de coco: speziata e saporita, finalmente! 

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  • Lungo la strada che collega Baracoa a Moa non ci sono trasporti pubblici. Se non avete un mezzo vostro o non noleggiate un taxi, dovrete tornare a Guantánamo per spostarvi verso nord. In auto, ci vogliono almeno 2 ore per percorrere i 70 km che separano le due città.
  • Ad Holguín troviamo un altro ristorante sublime, forse il migliore in cui abbiamo mangiato nel corso del viaggio! Si chiama 1910 e si trova a poca distanza dalla piazza principale. Il polpo grigliato all’aglio è spettacolare! A ripensarci, mi viene ancora l’acquolina in bocca! 

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Casas particulares:

Doña Mayelin, Guantánamo.
Narciso Lopez No. 109 A e/ Serafín Sánchez y Antonio Saco.
correo.cachimaiy@nauta.cu
Home: (+53) 21321800
Mobile: (+53) 53211543

Casa Sandra, Baracoa.
1ero de Abril No. 47.
Teléfono: (+53) 21642632

Villa Linale, Holguín.
Libertad No. 168 e/ Cables y Libertad.
villalinale@outlook.com
Home: (+53) 24455888
Mobile: (+53) 53782593

Quest’ultima, ad Holguín, è la miglior casa particular dove abbiamo alloggiato a Cuba. Se capitate in città, andate immediatamente a chiedere una camera a questa gentile signora!

 

Cuba · Diari di viaggio

Da Morón a Santiago, lungo la Carretera Central

Compriamo deliziosi dolci a Morón. Ci aiuteranno a macinare più chilometri del solito in questa lunga giornata. Ci dirigiamo verso Ciego de Avila. Piove. Passeggiamo nella zona pedonale e attraverso la piazza principale. Non rimaniamo in giro molto, anche perché siamo senza ombrello. Ma la città è piccola e ben tenuta.

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Venditori di girasoli a Ciego de Avila

Da qui prendiamo la Carretera Central. Lungo la strada incontriamo venditori di conserva di guayaba, formaggi di capra e mucca. Ci fermiamo per chiedere di cosa si tratta e assaggiamo il formaggio di capra, decisamente saporito! Intorno alla carretera ci sono campi e pascoli, insieme ai soliti cartelloni inneggianti alla Revolución.

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Carretera Central

Camagüey è stupenda, sotto la pioggia e il sole. Passeggiamo tra belle piazze e case colorate. La Plaza San Juan de Dios ricorda molto il Messico e il suo museo è chiuso per restauri. La zona pedonale è carina e affollata, ricca di gallerie d’arte contemporanea. La pop art di Ileana Sanchez è davvero coinvolgente!

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Galleria d’arte di Ileana Sanchez

Ci sono infinite chiese e Plaza del Carmen è molto bella, con le statue degli abitanti impiegati nelle loro attività quotidiane. In Parque Agramonte, il Museo della Diversità non è nulla di speciale, invece. Mangiamo un buon sandwich e bevo un caffè al cioccolato e cannella al Cafe Ciudad. Ci fermiamo in alcune librerie, passeggiando, ma hanno pochissimi volumi e tutti relativi alla storia della rivoluzione o all’economia cubana.

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“Le pettegole”, Plaza del Carmen di Camagüey

Attraversiamo Las Tunas senza fermarci e arriviamo a Bayamo. Lungo la strada ci sono zuccherifici abbandonati e non, camion che trasportano quantità enormi di canna da zucchero, bananeti e palmeti. Il paesaggio collinare è pittoresco. La strada però peggiora.

A Bayamo incontriamo tanti calesse in legno, belli e ben tenuti. La piazza principale e la zona pedonale sono piacevoli e pulite. Come dolce, mangiamo dei fantastici Churros Rellenos di vaniglia e cioccolato comprati lungo la strada.

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Churros!

Al mattino, con la luce, troviamo un mini caffè per colazione. Passeggiamo anche qui nella nuova zona pedonale, molto carina e ornata di sculture e giardini. Visitiamo il Combinado de Coches, fuori città. Quando non hanno commissioni per costruire nuovi calesse, li riparano e producono una serie quasi infinita di altri oggetti: da materassi a salvadanai in gesso dipinti a mano a serramenti e porte.

Combinado de Coches, Bayamo

Sulla strada per Santiago de Cuba vediamo chioschi di frutta fresca e tante coltivazioni. La Sierra Maestra si staglia in lontananza e la foresta ci circonda. Mi ricorda l’Amazzonia ecuadoregna, solo un po’ più secca!

Santiago invece ricorda Lisbona e San Francisco, con le sue lomas. Vediamo qualche carretto e bici-taxi solo al Parque Alameda, affacciato sul mare e il porto, vicino ad una fabbrica di rum e sigari. Visitiamo il Museo del Cuartel Moncada, la caserma dove il 26 luglio 1953 Castro sferrò il suo primo attacco contro il regime di Batista. Da qui nacque il Movimiento 26 Julio che diede vita alla Revolución e prese il potere nel 1959. Interessante e gelido, il museo si trova all’interno della caserma, tra quelle che sono oggi aule scolastiche.

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Santiago de Cuba

Passeggiamo per Plaza de Marte, Calle Heredia e Plaza de Dolores. Ascoltiamo un po’ di musica alla Casa de la Trova, ci riposiamo in Parque Céspedes e guardiamo il mare e l’intera città dal Balcón de Velázquez. Le case colorate e senza portici mi ricordano ancora il Messico, più che La Habana.

Visitiamo il Museo del Carnaval accompagnati da una guida d’eccezione, la direttrice del museo. È veramente stupendo!

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Museo del Carnaval

Il Carnevale è una tradizione così importante per Santiago che si dice che i Santiagueros senza il carnevale non avrebbero nulla. Si svolge ogni anno nel mese di luglio e dura una settimana e mezzo. Coinvolge tutti – bianchi, neri, mulatti, ricchi e meno ricchi.
Nacque in periferia, tra gli schiavi neri, e funse da distrazione per l’attacco al Cuartel Moncada, messo in atto proprio durante i festeggiamenti.

Le strade vengono addobbate a festa in ogni quartiere della città e le culture si mischiano. C’è un premio per il carro e la maschera più bella e, durante la settimana precedente, sono i bambini i protagonisti del carnevale. Le sale del museo sono dedicate alla nascita dei tipici balli cubani, alla fusione tra le culture francese, africana e spagnola e alle precedenti edizioni del carnevale. L’ingresso costa 1 CUC e permette anche di assistere ad una rappresentazione di folklorico nel pomeriggio, sempre al museo.

Vicino ci sono un bel negozio di ventagli e una libreria molto più fornita del solito!

Il giorno dopo andiamo a vedere il Castillo del Morro (de San Pedro de la Roca) e scendiamo fino al mare, facendo più di 300 gradini. Il museo della pirateria non è speciale, ma il castello è bello da visitare! La carretera turistica che lo collega alla città costeggia la baia e il panorama, anche se all’inizio è solo industriale, diventa sempre più suggestivo spingendosi verso l’oceano.

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Castillo del Morro

Suggerimenti utili:

  • Il Cafe Ciudad a Camagüey è una buona idea per una sosta in una delle piazze principali della città, Parque Agramonte. Qui fanno sandwich appetitosi e tantissimi tipi di caffè diversi. Inoltre, la linea wi-fi pubblica si riesce ad utilizzare anche stando tranquillamente seduti ad un tavolino del bar.
  • A Bayamo abbiamo mangiato in un piccolo e buon ristorante, Doña Fina – Bar, restaurante y cafeteria, calle M. Capote, e/ Saco y Figuerdo. Il menù non è vasto, ma il nostro petto di pollo alla griglia è ben saporito!
  • Balcón de Velázquez: ancor più che lungo le vie di Santiago, qui troverete tanti procacciatori di clienti per ristoranti e taxi, ma non sono troppo insistenti se vi fate vedere decisi nelle vostre risposte. Spesso vi raccontano un po’ della loro vita e dopo poco se ne vanno. Se si vuole fotografare il panorama dal famoso Balcón bisogna pagare, per cui vale la pena entrare per dare un’occhiata e poi fare le foto dalla sommità della stradina a fianco.
  • In Plaza de Dolores c’è una pasticceria molto buona, anche se al mattino apre alle 10 e quindi non è facile aspettare la colazione fino a quell’ora!
  • La cucina di Santiago è davvero terribile (o, almeno noi, non siamo riusciti a trovare un posto accettabile dove mangiare qualcosa di commestibile). Nessuno ha saputo indicarci un ristorante decente per la cena e siamo finiti su un balcone di Plaza de Dolores a mangiare “italiano”. Eravamo assuefatti da gamberi e pescado, ma dopo questa esperienza ci è tornata la voglia di cibo cubano!
  • Andate a ballare e sentire musica.
    Nel pomeriggio potete fare una sosta alla Trovita, sotto la Casa della Trova, per ascoltare un po’ di musica cubana. Non si paga l’ingresso, ma la consumazione obbligatoria costa 2 CUC.

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    Al piano si sopra c’è la Casa de la Trova, dove si balla nel tardo pomeriggio e nel corso della serata. L’ingresso costa 10 CUC (se non sbaglio) e la consumazione non è inclusa. Vale più la pena fermarsi in un bar lungo la stessa via, dove si suonano salsa, bachata e merengue dal vivo e non si paga l’ingresso.
    Noi siamo stati al Bar Bohemio – Casa del Queso e ci siamo divertiti tantissimo! La band era giovane e brillante! Abbiamo ballato tra i tavoli del bar, anche se lo spazio non era molto.
    In ogni caso, ovunque siate a Cuba vale la stessa regola: seguite la musica che sentite per le strade ed entrate nel locale che più si adatta ai vostri gusti!

  • Fuori dal Castillo del Morro c’è un ristorante dove si fermano le comitive dei viaggi organizzati: il menù è fisso, quindi noi ci siamo solo seduti a bere qualcosa di fresco dopo la scarpinata.

 

Casas particulares:

Villa Manuela, Bayamo.
Calle Coronel J. Estrada No. 68, e/ Juan Rodriguez y Capote.
Home: (+53-23) 425816
Mobile: (+53) 0158206786 y (+53) 0158212193

Hostal Barnada, Santiago de Cuba.
Calle Barnada No. 504 A, e/ Aguilera y Heredia.
rafahechavarría@gmail.com
Home: (+53-22) 623003
Mobile: (+53) 53027730

Cuba · Diari di viaggio

Cayos e fronti freddi

È domenica e siamo a Santa Clara. La fabbrica di tabacco che vogliamo visitare è chiusa, i musei sono aperti solo al mattino. Facciamo una piacevole passeggiata nel centro città affollato, per essere le 9 di domenica mattina.

Andiamo a visitare il monumento, mausoleo e memoriale del Che: nell’immensa piazza risuona un silenzio di deferenza. Il mausoleo è sobrio e di gusto: soffitto in legno, pavimento in pietra, piante che ricordano la foresta alle estremità. La parete con i nomi dei defunti qui sepolti ha un fiore rosso per ognuno. Il museo è interessante.

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Mausoleo di Che Guevara

Santa Clara è la città dove la Rivoluzione ha visto l’intervento decisivo di Ernesto Che Guevara: la presa del treno che trasportava armi e truppe a Batista fu un momento cruciale nella storia di Cuba. La statua più bella del famoso rivoluzionario è una a grandezza naturale, realistica, davanti alla sede provinciale del PCC. Che y el niño, perché porta un bimbo in braccio.

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Che y el niño

Proseguiamo verso la costa e la Cayería del Norte. Ci fermiamo a Remedios: la più bella città che abbiamo visitato fino ad ora. Piccola, non pretenziosa, fresca: da vedere!

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Remedios

Visto che al bar “El Louvre” fanno solo pizza, come snack, la proviamo: decisamente se ne trovano di peggio in giro per l’Italia. Molto popolare tra i turisti è il barattolo gigante di gelato Nestlé (l’unico gelato confezionato che si trova a Cuba): buono!

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El Louvre, Remedios

Caibarién è il punto più comodo per raggiungere i Cayos soggiornando in una casa particular. Rispetto a Remedios, ci troviamo in un altro mondo!
Conosciuta come la città dei granchi, ci accoglie un gigantesco granchio in cemento all’ingresso dell’abitato. È una città decadente, dove l’acqua arriva ogni tre giorni e va immagazzinata nelle cisterne. Andiamo a fare il bagno a Cayo las Brujas, il primo che si incontra percorrendo la strada rialzata. La spiaggia Las Salinas è legata al resort più vecchio della Cayería: per trascorrervi un paio d’ore e fare un tuffo va benissimo, ma se si vuole una giornata di mare diventa presto stretta, piena di alghe, sdraio e ombrelloni anche rotti.

A Caibarién, mangiamo il granchio per cena. Pare che solo i turisti possano permetterselo, come accade con le aragoste. Ci dicono che altrimenti li si trova al mercato nero (por la izquierda), ma non è così semplice. È stato un caos riuscire a mangiarlo, avendo a disposizione solo uno schiaccianoci, forchetta e coltello. La marmellata di mango con formaggio per dessert è cosa particolare, ma una volta bisogna provare tutto!

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Granchio a Caibarién

Il giorno successivo andiamo a Cayo Santa Maria, la punta più lontana della Cayería, un tratto di riserva naturale. Incontriamo un bel colibrì smeraldo, camminando. Attraversiamo una palude e raggiungiamo la spiaggia.

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Ci sono le capanne basse dal tetto di palma per proteggersi dal sole, o dalla pioggia, nel nostro caso. Entriamo in acqua fino al bacino ed è subito ora di uscire, perché comincia a piovere. Appena si quieta, scappiamo in macchina e abbandoniamo l’idea di fare una bella giornata di mare.

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Cayo Santa Maria

Ci fermiamo al Pueblo la Estrella, una finta piazza circondata da portici che dovrebbe far rivivere la Cuba “rurale” tra i resort. Terribilmente kitsch e falsa.

Proseguiamo per Morón, il miglior punto di partenza per visitare i Cayos più a sud. Attraversiamo la foresta tropicale sotto la pioggia. Le case sono basse e povere. Ci sono palme da cocco e da dattero, bananeti, coltivazioni di rape, mais etc.

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L’esaltazione del socialismo e della Rivoluzione continua a martellarci con i cartelloni lungo la strada. Ceniamo a Morón e, lo giuro, non mangerò mai più un cordon bleu come questo, simile ad un pollo intero riempito di formaggio e prosciutto. Mai.

Ritentiamo con Playa Pilar per una giornata di spiaggia. Ci ritroviamo a girare per i Cayos con la felpa, ma all’asciutto, per fortuna! È arrivato un fronte freddo solo per noi.
Cayo Coco è il primo isolotto che si raggiunge. Lungo la strada rialzata circondata da schiuma bianca, mangiamo una scatola di dolci sublimi comprati a Morón.

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Morón

Playa Flamenco è bella e non troppo affollata. A Cayo Guillermo vorrei vedere i fenicotteri, ma non ci sono. Incontriamo un colibrì e tanti altri uccelli di cui non conosco il nome.

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Cayo Guillermo

Playa Pilar ha più visitatori delle altre e si trova (quasi) sulla punta del Cayo, dove stanno costruendo un nuovo resort e quindi non si può più andare.
Andiamo a Cayo Paredón attraversando Cayo Romano. C’è un faro molto bello, tutto ruggine, ma ancora in funzione. Fu costruito dagli inglesi a metà dell’Ottocento ed è alto 48 metri. Lungo la strada sterrata vediamo i fenicotteri in lontananza (finalmente!). Il custode del faro, Mareo, ci accompagna fino alla cima, dove il vento è forte. Il faro funziona con una lampadina da 70 Watt e un prisma. Perché faccia luce il meccanismo, che funziona come quello di un orologio, viene caricato a mano ogni 6 ore. Questo è il compito di Mareo, che lavora qui da più di vent’anni e vive 21 giorni sul cayo e 21 a Morón, dove abita anche sua figlia. La vista è spettacolare!

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Cayo Paredón

Lasciamo i cayos e visitiamo la Laguna de la Leche, vicino a Morón. Sembra fango con il cielo scuro. Mangiamo del buon pesce, anche se sono solo le 16. Ci sono uomini che pescano immersi nell’acqua.

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Laguna de la Leche

Diamo un passaggio a tre Habaneros che devono tornare in città: ci dicono che hanno speranza in Obama, soprattutto perché c’è tanta gente che a Cuba ha fame. I viaggi all’estero sono difficili da organizzare: anche se si hanno abbastanza soldi perché è molto complicato ottenere i permessi necessari.

La Cuba rurale che stiamo vedendo, con i suoi cartelloni propagandistici e le persone tanto povere, è come mi sono sempre immaginata i Paesi dell’Ex URSS. Mi dà l’idea di emblema del fallimento del socialismo.

 

Suggerimenti utili:

  • Se volete visitare i Cayos continuando a soggiornare nelle casas particulares dovrete fermarvi a Morón e Caibarién. Da Remedios sono solo pochi chilometri in più e di casas ne troverete ad ogni passo.
    In taxi o con un’auto vostra, sarete sugli isolotti in circa 30 minuti. È necessario mostrare il passaporto all’ingresso delle strade rialzate, quindi portatelo con voi. Va anche pagata una tassa di 2 CUC pochi metri più avanti.
  • A Cayo Santa Maria si pagano 4 CUC all’ingresso della riserva, aperta dalle 9 alle 17. Pagando più di 15 CUC al giorno, potrete usufruire della spiaggia di un qualsiasi resort, servendovi nei bar e ristoranti dei complessi anche se non vi soggiornate.
    A Cayo las Brujas, per accedere a Playa Las Salinas, dopo le 16 si pagano solo 4 CUC ciascuno.
  • Anche se a Caibarién non è facile trovare degli snack e dell’acqua, andate nella piazza principale e accontentatevi di ciò che riuscirete a scovare: sulla spiaggia di Cayo Santa Maria non c’è nulla oltre la sabbia e le persone, quindi portatevi da mangiare e da bere!
  • A Morón la piccola pasticceria che si trova su un angolo della piazza antistante il terminal dei bus è fantastica! Si paga in CUP e i dolci sono sopraffini! Se passate di qui, fermatevi a comprare qualcosa! 

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Dulcería a Morón

  • Alla Laguna de la Leche troverete del buon pesce a prezzi davvero bassi. “La Tarraya”, aperto fino alle 17.30, è il ristorante che si trova in una grande palafitta costruita proprio sulla laguna.
  • A Morón i ristoranti scarseggiano. Mangiare nelle casas particulares è la scelta migliore. Ma, se decidete di fermarvi al “Don Gallo”, praticamente l’unico che noi abbiamo trovato aperto, evitate il famoso condon bleu citato sopra! I prezzi sono in CUP e c’è molta gente del posto che lo frequenta, ma sinceramente noi abbiamo mangiato meglio all’hostal, nonostante anche qui la cucina debba essere migliorata.

 

Hostal Llemy y Roselia, Morón.
Libertad #10, entre Zayas y Avellaneda.
osmanlleo70@gmail.com
Home: (+53) 33505073
Mobile: (+53) 52836618

Mente vagabonda

Waiting for the next travel

Ascoltare i cd acquistati a Cuba ogni volta che mi metto alla guida è un ritorno al viaggio. Che, a ripensarci, sembra ancor più bello. I problemi incontrati si cancellano e tante cose che ho scritto nel diario sembrano addirittura surreali.

Il viaggio continua quotidianamente. Non solo mentre si è via: comincia nel momento in cui si decide di partire e continua quando si raccontano le proprie esperienze, si legge la cronaca in cui si parla del Paese in cui si è stati, si vedono foto e filmati. Continua fino al prossimo viaggio e si sovrappone al successivo. Continua nella testa e nel cuore, nei ricordi tangibili e non. Il potere del viaggio è incommensurabile.

Potere sulla felicità, sul relax che i pensieri danno; gli oggetti ricordano che è stato tutto vero anche se pare lontano anni luce. Le foto se ci sei stato non ricordano solo i colori, la luce e i sorrisi, ma anche gli odori e i sapori. Avete presente Marcel Proust e la sua “Ricerca del tempo perduto”? Tutto inizia con il sapore delle madeleines. Le descrizioni dei pensieri e delle emozioni nei diari sono importanti perché anche dopo anni ti riportano a momenti che apparentemente erano stati cancellati dalla memoria. Scrivere non è solo bello e rilassante, è necessario per ricordare. Tutto. Le foto sono un’arte che tutti possono apprezzare, ma le parole sono solo tue. Soggette all’interpretazione degli altri, sì, ma ancor più personali di uno scatto per me. Per quanto io ami fotografare, credo che anche senza parole le foto parlino, ma sempre meno rispetto ad una pagina di racconti priva di immagini.

Anche per questo, mentre aspetto di partire per il prossimo viaggio amo scrivere!

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Lago d’Orta

Listening to the CDs I’ve bought in Cuba while I’m driving takes me back to our travel. Everything seems more beautiful, forgetting about problems we had overthere. Reading my travel diary sounds weird, sometimes.

Travels continue everyday. They start before the departure and, actually, lasts forever. You can’t stop traveling because you’re back home. Your mind flies back and forward, to past travels and future ones. You talk about your travels, hear about the countries you’ve been to in the news, watch pictures and videos you’ve taken overthere. Travels last, in your mind and soul. Their power is endless!

Traveling makes me feel Happy and relaxed at home too. Things I’ve bought around the world remember me that I’ve been there, although it seems so far away in space and time. Photographs mean much more if you’re the photographer: these are not only colorful landscapes or people, but feelings, tastes, perfumes.

Do you remember Marcel Proust, “In search of lost time”? Everything starts tasting madeleines. Reading your memories takes you back, in beautiful places. Writing is relaxing. But, more important, it lets you remember everything whenever you want. Photographs are art, they can speak. But they need words to tell stories. Words, instead, don’t need pictures to do it. Every reader can imagine how the writer feels and let himself go. There’s a strong connection between the two, although words are subjected to personal interpretation.

I love taking pictures, but I love writing too. And words are more powerful, for me. That’s why I love writing while waiting for the next travel!

Cuba · Diari di viaggio

On the road, day 2: hasta Santa Clara

Varadero. Vogliamo arrivare fino alla punta della lingua di sabbia che si insinua nell’oceano. La strada si trova a ridosso dell’acqua, dall’altro lato i resort si susseguono uno dietro l’altro. A metà strada c’è anche un grande campo da golf.

Beviamo un buon caffè e passeggiamo qualche minuto tra i souvenir, poi cerchiamo il museo. Si trova sulla spiaggia e la vista dal primo piano è molto bella! Ha sede nella villa che uno dei dieci fondatori di Varadero, un architetto, si fece costruire nel 1821 come casa di vacanza. Oggi è bianca e blu, decadente e suggestiva al medesimo tempo. Il museo è piccolo e poco frequentato, ma, se parlate spagnolo, la spiegazione del custode vale la visita!

Prima di diventare un’ambita meta turistica, dal 1545 al 1920, l’unica attività della zona era legata all’estrazione del sale. Vi si riparavano anche le barche che facevano sosta qui o si incagliavano sulla sabbia e dal verbo varar deriva il nome Varadero.

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Varadero

Dall’altro lato della strada, passeggiamo nel Parco Josone.

Poi, proseguiamo verso la punta. Un cartello indica che c’è un cactus gigante da vedere. Ci fermiamo e ci addentriamo tra le piante.

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El Patriarca

L’ingresso alla riserva si paga 2 CUC. Non è nulla di speciale, ma comunque la passeggiata è carina. Il sentiero porta anche ad una playa in stile “Rimini beach” dei Caraibi, parte di un resort. Il cactus, grande come un platano, lo chiamano “El patriarca” e si dice che si trovi qui dai tempi dei conquistadores.

La Cueva de Ambrosio è una delle due grotte che si possono visitare. Cerchiamo le numerose pitture rupestri con una torcia e i pipistrelli sono innocui e inquietanti allo stesso tempo. Le figure geometriche rosse e nere sono molto belle, i battiti d’ali però non ci fanno addentrare troppo nel buio.

Facciamo un primo bagno nell’oceano davvero spettacolare!

A Cárdenas il Museo de la Batalla de Ideas è davvero imperdibile! La nostra guida lo consiglia e noi ci lasciamo attrarre dalla sua descrizione. Entriamo.
Dopo pochi passi è subito chiaro che si tratta di pura e incessante propaganda. Gli Stati Uniti vs Cuba, il capitalismo vs il socialismo, i colonizzatori vs coloro che vogliono mantenere la propria libertà e lo fanno a qualsiasi prezzo.

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Cárdenas: Cuba responde

E la storia di Élian ne è la prova. Un bimbo di pochi anni “sequestrato” dagli USA nel 1999, oggi simbolo del popolo cubano. Un eroe nazionale, di cui sono esposti come cimeli la penna, la maglietta e il cellulare con cui il padre poteva contattarlo. L’assurdità, a parer mio, della questione è tanto presentata bene da essere davvero affascinante! Molto più significativo e ben organizzato del Museo de la Revolución della capitale, va visitato assolutamente!

Dal tetto si domina la città dei calesse e si raggiunge l’oceano con un’occhiata. L’arcobaleno che incorona la bandiera cubana mi è parso un segno quasi troppo perfetto per essere vero!

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Museo de la Batalla de Ideas

Percorriamo un tratto di strada Nacional e poi a Colón riprendiamo la Carretera Central, lungo cui si trova Santa Clara. I calesse sono infiniti: “Non ho mai superato così tanti calesse in vita mia”, mi dice papà, “Non ho mai visto così tanti calesse in vita mia”, rispondo io. Piccoli villaggi con case ad un piano e verande con sedie a dondolo. Al di fuori della Carretera Central le strade sono in terra battuta. Bestiame e campi. Molti curano gli animali stando a cavallo. Non ci sono indicazioni e sbagliamo spesso. Incontriamo grandi palazzi in rovina in cui abitano i lavoratori delle industrie che stanno lungo la via.

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Guidare con il buio è complicato. Anzi, terribile. Le poche macchine ci accecano e calesse, bici, moto, persone a piedi in ogni angolo non si distinguono.

Arriviamo a Santa Clara e veniamo presi di mira da un jinetero locale. Per questa volta ci facciamo aiutare, vista la stanchezza. Troviamo una stanza per la notte e un ristorante in cui cenare. Sentiamo un po’ di musica all’affollatissimo Parque Vidal e andiamo a dormire.

Suggerimenti pratici:

  • Se volete fare uno spuntino veloce senza badare troppo al livello di igiene a Varadero, potete fermarvi al Hamburgesas 24 h, tra Av. 1 e Av. de la Playa.
  • Non comprate cibo e bevande da portare con voi nei negozietti di Varadero, perché i prezzi sono doppi rispetto a praticamente tutto il resto di Cuba.
    Tenete presente che un succo alla pera piccolo, da bere con la cannuccia passeggiando, qui costa 1.80 CUC, se lo comprate in un bar del centro di Santiago de Cuba solo 0.80 CUC. Quindi, non approfittatene per fare scorte di viveri, al massimo prendete ciò che vi serve nell’immediato.
  • A Santa Clara evitate il ristorante “La Casona Guevara”, Calle Juan Bruno Zayas, 160, e/San Cristobal y Candelaria. Il cibo non è nulla di speciale e i prezzi sono davvero esagerati.
  • Se riuscite, evitate sempre di accettare l’aiuto di qualche gentile jinetero. A voi non chiederanno soldi direttamente, ma il prezzo della vostra stanza aumenterà di almeno 5 CUC perché il proprietario possa ripagargli tranquillamente il favore che vi ha fatto.

Visitate il sito internet del museo di Cárdenas, http://www.museobatalladeideas.cult.cu/.