Eventi

La Storia, la Fotografia, le Esplorazioni

National Geographic è sempre National Geographic.

NatGeo

Il nome di per sé a me fa sognare. Viaggiare, esplorare il mondo. La National Geographic Society è nata per questo. E il magazine per raccontarlo. E le fotografie… Be’, le fotografie pubblicate sulla rivista non solo hanno raccontato la storia delle esplorazioni, dell’uomo, degli animali e della terra, ma hanno fatto la storia. I grandi fotografi raccontano le guerre, le conquiste scientifiche, le esplorazioni dei luoghi più alti e profondi del globo.

La Society ha lo scopo di ispirare le persone ad occuparsi del pianeta dal 1888. Supporta finanziariamente esploratori emergenti ed ha contribuito a scoperte epocali.
Grazie al sostegno della Society, Hiram Birgham riscoprì Machu Picchu e il suo successo fu oggetto di un numero intero del magazine nel 1913. Mentre io scrivo, il giornalista Paul Salopek sta camminando dall’Etiopia al Sud America sulle orme dei primi uomini in un viaggio che dovrebbe durare 7 anni.
I più grandi fotografi hanno lavorato per National Geographic e questo, senza alcun dubbio, gli ha permesso di fare la storia. E di passare alla storia.

Tra le tante mostre di National Geographic e di fotografi divenuti famosi grazie al magazine, l’ultima l’ho visitata a Milano. Al Museo di Storia Naturale sono in mostra 150 scatti che illustrano la storia della National Geographic Society, dalla sua fondazione ad oggi.

Le immagini sono divise in sezioni, come la storia, le esplorazioni in mare, sulla terra, nell’aria. Le esplorazioni della scienza, gli scatti epici. Dalle prime foto pubblicate sul magazine, dipinte a mano come quella di Eliza Scidmore del Giappone o con donne a seno nudo come quella degli Zulu, questa è la storia di una grande istituzione.

La fotografia è un’arte alla portata di tutti, ma che non sempre sappiamo usare al meglio. Come in tutte le professioni, lo scatto della vita potrebbe non arrivare mai. O magari il volto di una giovane ragazza afghana in un campo profughi in Pakistan potrebbe essere davvero lo scatto che porta all’ambita copertina della rivista e alla celebrità. Steve McCurry per me è un genio. Amo le sue foto, i suoi ritratti, il suo modo di porsi nei confronti della fotografia. Come ho scritto in un articolo precedente, “…Taking pictures is above all about telling a story” a suo parere. Ed io concordo.
Per quanto lo stimi, anche gli altri non sono da meno. E i loro soggetti insieme a loro. La foto di Jane Goodhall e lo scimpanzé neonato, storica e dolce, mi emoziona ogni volta che la vedo.

Jane Goodhall

Quella di James Cameron che esce dal suo sommergibile dopo aver raggiunto la Fossa delle Marianne in solitaria mi agita, pur sapendo che è andata a finire bene, nonostante gli imprevisti. La folla che assiste al lancio dell’Apollo 11 mi fa pensare che avrei voluto essere presente anch’io in quel momento di svolta per la storia dell’uomo.
La storia la scriviamo tutti i giorni, è vero. Ma ci sono momenti del passato ai miei occhi così unici che potervi partecipare sarebbe un privilegio.

Perciò, andate a visitare questa mostra. Il potere delle immagini è incalcolabile. E foto di questo tipo devono essere viste almeno una volta nella vita!

Non tutti amano la fotografia o il viaggio o l’esplorazione, ma tutti siamo in certa misura curiosi di conoscere ciò che ci circonda. E se non siete fan sfegatati di questa rivista, non possedete i cofanetti di gran parte delle edizioni italiane, non comprate National Geographic in ogni lingua possibile solo per poterli guardare e leggere da cima a fondo, cogliete l’occasione per avvicinarvi a questo mondo fantastico! Che, tutto sommato, è solo una fotografia del mondo reale in cui viviamo ogni giorno.

La mostra resterà aperta fino al 14 febbraio 2016. Nel biglietto è compreso anche l’ingresso al Museo di Storia Naturale, quindi se non l’avete mai visto approfittatene. È sempre uno dei più importanti musei naturalistici d’Europa!

http://www.nationalgeographic.com/
http://www.nationalgeographic.it/
http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2015/10/29/foto/mostra_milano_storia_fotografia_esplorazioni-2818447/1/
http://www.comune.milano.it/dseserver/webcity/Documenti.nsf/webHomePage?OpenForm&settore=MCOI-6C5J9V_HP

http://outofedenwalk.nationalgeographic.com/

Eventi

“…Taking pictures is above all about telling a story.”

Ecco un nuovo appuntamento da aggiungere alla vostra lista di cose da fare nei dintorni di Milano prima del 6 aprile 2015: visitare la mostra fotografica di Steve McCurry.

Sono in mostra alla Villa Reale di Monza, riaperta dopo anni di ristrutturazione, circa 150 scatti di uno dei più grandi fotografi di National Geographic. Il suo viaggiare per il mondo, personalmente, rappresenta il mio sogno. La sua capacità di far parlare gli occhi delle persone che fotografa è un talento che non tutti hanno. I volti, gli sguardi che cattura comunicano molto più di ciò che potrebbero fare le parole. Dal bimbo appena nato su cui è poggiata la membrana di un fonendoscopio più grande di lui al ragazzino che corre per i vicoli di Jodhpur (India); dalla più famosa copertina di NatGeo che ritrae la giovane afghana alle suore di Rangoon (Burma).

Il talento di McCurry è affascinante, emozionante, prezioso per chiunque voglia guardare alla fotografia come ad un’arte che non sa solo raccontare, ma anche sensibilizzare e salvare. Attraverso l’obiettivo si catturano momenti, paesaggi, sensazioni. Ma soprattutto si ferma il tempo per un attimo che rimarrà eterno. In uno scatto si coglie una commistione di idee, dolori, felicità, paura. Il soggetto parla per sé, ma allo stesso tempo dialoga con il fotografo e con lo spettatore; il fotografo esprime un proprio punto di vista e le proprie emozioni, scegliendo l’inquadratura, i colori, il soggetto stesso. E l’osservatore, da parte sua, coglie le parole di entrambi. Magari non riesce a comprenderne il significato immediatamente o, più facile, ogni volta che osserva un’immagine, è mosso da nuove sensazioni. Questo è quello che un ritrattista come Steve McCurry sviluppa nella maniera più sublime. Come ha scritto la curatrice della mostra, Biba Giacchetti, “Che lo si voglia o no, Steve è indelebile”.

Tra i corridoi della Villa e gli sguardi di uomini, donne e bambini c’è da perdersi. Se con l’audioguida ci si dovrebbe impiegare circa un’ora e mezza per visitare tutta la mostra, non è difficile spendere anche tre ore al suo interno.

Gli sguardi si assaporano, come si fa con le parole. Ma sanno dire molto di più. Li si accarezza con la mente, con i sentimenti. Ogni tanto si è tentati di allungare il braccio e provare ad entrare nell’immagine. Si vorrebbero asciugare le lacrime della giovane vietnamita e strappare di bocca la sigaretta al minatore afghano, si accarezzerebbe fisicamente il vecchio monaco tibetano, se fosse possibile. E si va sempre oltre gli occhi del soggetto ritratto, come ricorda il titolo dell’esposizione: “Oltre lo sguardo”.

http://stevemccurry.com/
http://www.mostrastevemccurry.it/mostra.html