Cuba · Diari di viaggio

On the road, day 2: hasta Santa Clara

Varadero. Vogliamo arrivare fino alla punta della lingua di sabbia che si insinua nell’oceano. La strada si trova a ridosso dell’acqua, dall’altro lato i resort si susseguono uno dietro l’altro. A metà strada c’è anche un grande campo da golf.

Beviamo un buon caffè e passeggiamo qualche minuto tra i souvenir, poi cerchiamo il museo. Si trova sulla spiaggia e la vista dal primo piano è molto bella! Ha sede nella villa che uno dei dieci fondatori di Varadero, un architetto, si fece costruire nel 1821 come casa di vacanza. Oggi è bianca e blu, decadente e suggestiva al medesimo tempo. Il museo è piccolo e poco frequentato, ma, se parlate spagnolo, la spiegazione del custode vale la visita!

Prima di diventare un’ambita meta turistica, dal 1545 al 1920, l’unica attività della zona era legata all’estrazione del sale. Vi si riparavano anche le barche che facevano sosta qui o si incagliavano sulla sabbia e dal verbo varar deriva il nome Varadero.

DSC_0598

Varadero

Dall’altro lato della strada, passeggiamo nel Parco Josone.

Poi, proseguiamo verso la punta. Un cartello indica che c’è un cactus gigante da vedere. Ci fermiamo e ci addentriamo tra le piante.

DSC_0637

El Patriarca

L’ingresso alla riserva si paga 2 CUC. Non è nulla di speciale, ma comunque la passeggiata è carina. Il sentiero porta anche ad una playa in stile “Rimini beach” dei Caraibi, parte di un resort. Il cactus, grande come un platano, lo chiamano “El patriarca” e si dice che si trovi qui dai tempi dei conquistadores.

La Cueva de Ambrosio è una delle due grotte che si possono visitare. Cerchiamo le numerose pitture rupestri con una torcia e i pipistrelli sono innocui e inquietanti allo stesso tempo. Le figure geometriche rosse e nere sono molto belle, i battiti d’ali però non ci fanno addentrare troppo nel buio.

Facciamo un primo bagno nell’oceano davvero spettacolare!

A Cárdenas il Museo de la Batalla de Ideas è davvero imperdibile! La nostra guida lo consiglia e noi ci lasciamo attrarre dalla sua descrizione. Entriamo.
Dopo pochi passi è subito chiaro che si tratta di pura e incessante propaganda. Gli Stati Uniti vs Cuba, il capitalismo vs il socialismo, i colonizzatori vs coloro che vogliono mantenere la propria libertà e lo fanno a qualsiasi prezzo.

DSC_0723

Cárdenas: Cuba responde

E la storia di Élian ne è la prova. Un bimbo di pochi anni “sequestrato” dagli USA nel 1999, oggi simbolo del popolo cubano. Un eroe nazionale, di cui sono esposti come cimeli la penna, la maglietta e il cellulare con cui il padre poteva contattarlo. L’assurdità, a parer mio, della questione è tanto presentata bene da essere davvero affascinante! Molto più significativo e ben organizzato del Museo de la Revolución della capitale, va visitato assolutamente!

Dal tetto si domina la città dei calesse e si raggiunge l’oceano con un’occhiata. L’arcobaleno che incorona la bandiera cubana mi è parso un segno quasi troppo perfetto per essere vero!

DSC_0719

Museo de la Batalla de Ideas

Percorriamo un tratto di strada Nacional e poi a Colón riprendiamo la Carretera Central, lungo cui si trova Santa Clara. I calesse sono infiniti: “Non ho mai superato così tanti calesse in vita mia”, mi dice papà, “Non ho mai visto così tanti calesse in vita mia”, rispondo io. Piccoli villaggi con case ad un piano e verande con sedie a dondolo. Al di fuori della Carretera Central le strade sono in terra battuta. Bestiame e campi. Molti curano gli animali stando a cavallo. Non ci sono indicazioni e sbagliamo spesso. Incontriamo grandi palazzi in rovina in cui abitano i lavoratori delle industrie che stanno lungo la via.

DSC_0734

Guidare con il buio è complicato. Anzi, terribile. Le poche macchine ci accecano e calesse, bici, moto, persone a piedi in ogni angolo non si distinguono.

Arriviamo a Santa Clara e veniamo presi di mira da un jinetero locale. Per questa volta ci facciamo aiutare, vista la stanchezza. Troviamo una stanza per la notte e un ristorante in cui cenare. Sentiamo un po’ di musica all’affollatissimo Parque Vidal e andiamo a dormire.

Suggerimenti pratici:

  • Se volete fare uno spuntino veloce senza badare troppo al livello di igiene a Varadero, potete fermarvi al Hamburgesas 24 h, tra Av. 1 e Av. de la Playa.
  • Non comprate cibo e bevande da portare con voi nei negozietti di Varadero, perché i prezzi sono doppi rispetto a praticamente tutto il resto di Cuba.
    Tenete presente che un succo alla pera piccolo, da bere con la cannuccia passeggiando, qui costa 1.80 CUC, se lo comprate in un bar del centro di Santiago de Cuba solo 0.80 CUC. Quindi, non approfittatene per fare scorte di viveri, al massimo prendete ciò che vi serve nell’immediato.
  • A Santa Clara evitate il ristorante “La Casona Guevara”, Calle Juan Bruno Zayas, 160, e/San Cristobal y Candelaria. Il cibo non è nulla di speciale e i prezzi sono davvero esagerati.
  • Se riuscite, evitate sempre di accettare l’aiuto di qualche gentile jinetero. A voi non chiederanno soldi direttamente, ma il prezzo della vostra stanza aumenterà di almeno 5 CUC perché il proprietario possa ripagargli tranquillamente il favore che vi ha fatto.

Visitate il sito internet del museo di Cárdenas, http://www.museobatalladeideas.cult.cu/.

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 10: sulla via del ritorno

Nel Parco Nazionale del Triglav si può andare a vedere il lago Bohinj, con le rive ancora coperte di neve. Meno turistico e poco più grande del lago di Bled, è davvero stupendo! L’acqua è di un verde brillante, i moli sono di legno scuro, e la neve lo rende ancor più pittoresco. Si possono raggiungere i borghi di Ukanc, a sud, e Studor, verso est. Questo piccolo villaggio ha un numero spropositato di fienili a rastrelliera, coperti come il resto da uno spesso manto di neve.

2 (167)

Lasciata la valle del Bohinj, noi ci siamo diretti a Caporetto. Seguendo il corso del fiume Soca, l’Isonzo, si raggiunge Kobarid, dove si può visitare il Museo della Prima Guerra Mondiale e l’Ossario italiano. Volendo si può seguire un itinerario storico di circa 5 km, che noi non abbiamo fatto per il freddo e la stanchezza. Il museo, che racconta della famosa disfatta, espone equipaggiamenti e armi dei diversi eserciti. La mostra sulle retrovie è davvero bella e si tratta per lo più di un’esposizione fotografica.

Oltrepassando il Tagliamento si ritorna in Italia e così abbiamo concluso la nostra vacanza, dopo aver percorso 2688 km.

 

 

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 8: mercurio, merletti e partigiani

Quando si nomina Idrija, vi si associano sempre i termini mercurio e merletti.

La città è famosa per la sua vecchia miniera di mercurio, oggi visitabile con un tour guidato della durata di circa un’ora. L’Antonijev Rov, il Pozzo di Antonio, è la galleria aperta nel 1500 attraverso cui si può entrare nella miniera. Durante l’escursione si scende, vestiti da minatori, fino a circa 120 metri di profondità, dopo aver visto un filmato che fa da introduzione alla visita. La passeggiata tra i cunicoli è emozionante e le guide sono di solito pronte a rispondere ad ogni genere di domanda.

1 (581)

“Buona fortuna!”

È invece al Museo Civico, che ha sede nel castello, dove si parla di merletti.
Dopo una sezione dedicata alla storia di Idrija, si giunge a quella in cui un breve video-documentario spiega come vengono prodotti i merletti. Qui si ha anche la possibilità di provare ad intrecciare un merletto, con fili, rocchetti e spilli.

Dalla città del mercurio noi ci siamo diretti a nord est per visitare Cerkno, sede dell’ospedale partigiano Franja. Difficile da raggiungere attraverso una stretta gola, con il sentiero che costeggia il fiume e sale a zig-zag lungo la cascata, non è mai stato conquistato dai tedeschi nel corso del conflitto ed è risultato di vitale importanza tra il 1944 e il 1945, gli anni in cui è stato attivo. Oggi se ne può vedere solo la ricostruzione, poiché gli edifici originali sono stati quasi tutti distrutti da un’alluvione nel 2007. Ma la posizione in cui si trova e le spiegazioni di com’era organizzato continuano a fare il loro effetto: stanze per i feriti, una sala operativa, le cucine, i dormitori, la lavanderia. Raccontati dalle pagine di diario di coloro che vi hanno vissuto, lasciano un segno indelebile nella memoria del visitatore.

1 (637)

Il borgo di Skofja Loka, con Mestni Trg circondata da case Cinquecentesche, il municipio e le insegne in ferro battuto dei negozi, è bellissimo.

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 7: musei e zlitrofi ai funghi

Per visitare Lubiana sono sufficienti un paio di giorni.

Noi abbiamo ricominciato la visita attraversando il Ponte dei Draghi: i due draghi posti alle estremità, in ferro battuto, sono il simbolo della capitale. Secondo la leggenda, agiterebbero la coda ogni volta che il ponte viene attraversato da una fanciulla vergine.
Poco lontano da qui si trova la piazza del mercato centrale, dove si può entrare a curiosare tra le bancarelle del mercato coperto prima di prendere la funicolare per salire al castello. La passeggiata fino alla cima della collina su cui sorge deve essere molto piacevole. Dall’alto la vista sulla città è molto bella, ma per quanto riguarda la fortezza in sé si visitano solo la piazza d’armi e le torri, del tutto nuove ormai. Queste ospitano ristoranti e negozi di souvenir per cui basterebbe limitarsi ad osservare il forte dal basso. Da questo punto di vista è molto più suggestivo!

Tra i musei della città ci sono il Museo Nazionale Sloveno e la Galleria Nazionale.
Il primo espone reperti archeologici e il pezzo più interessante della collezione, insieme ad una statua bronzea romana, è lo scheletro di una donna slava vecchio di secoli.
La Galleria Nazionale, invece, espone dipinti: la sua sala migliore è quella impressionista.

Poco lontano si trova Kongresni Trg, su cui si affacciano l’Università di Ljubljana e la Filarmonica, insieme alla Chiesa Orsolina della Santa Trinità, costruita nel 1726 in stile barocco. Qui si trova anche qualche negozio di souvenir in cui fare acquisti.

1 (564)

Kongresni Trg

Questa piazza è davvero bella, al contrario di Trg Republike, dove si affaccia il Parlamento sloveno. Costruito tra il 1954 e il 1959, ha un gigantesco portone adorno di sculture bronzee a dir poco inquietanti.
La biblioteca universitaria e il cimitero di Zale, entrambi opera dell’architetto sloveno Plecnik, sono dei veri capolavori. La prima è tutta rivestita di marmo nero all’interno, fino all’entrata della sala di lettura; il secondo, invece, è monumentale e completamente bianco.

Lasciata la capitale, ci siamo diretti verso Idrija, la città degli zlitrofi, i tipici ravioli.
E gli zlitrofi ai funghi per cena erano davvero sublimi!

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 4: itinerari lungo i fiumi

Se volete visitare l’abbazia di Sticna, ricordatevi di arrivare in anticipo rispetto all’orario di inizio della visita guidata o non troverete nessuno ad attendervi. È possibile visitare da soli la chiesetta, che si trova alle spalle del monastero, raggiungendola dopo aver varcato una porta ad arco dal soffitto affrescato.

Per raggiungere la cittadina di Novo Mesto si può seguire un itinerario che costeggia il fiume Krka. In ogni cittadina si vedono bancarelle in legno, simili a piccoli chalet senza pareti dove i commercianti possono esporre la propria merce da vendere. Lungo la strada ci siamo imbattuti in un paesino con un interessante mercato di prodotti locali, dal formaggio ai funghi secchi ai dolci tipici sloveni, come la Potica, un tipo di torta alle nocciole, miele e panna.
Costeggiando il Krka, tra campagna e minuscoli villaggi, si possono visitare chiesette e fortezze, come quella di Muljava o il castello di Zuzemberk. La prima, che dovrebbe custodire begli affreschi, era chiusa. E anche suonando al custode, come suggeriva la nostra guida, non siamo riusciti a visitarla. Ma il paesaggio si è rivelato bellissimo: le colline verdi, il fiume, i fienili e i piccoli agglomerati di case costituiscono vere immagini da cartolina.

1 (206)

A Novo Mesto si possono visitare la chiesa e il museo archeologico, oltre a vedere piazza principale. Il museo è molto interessante e anche abbastanza grande: le sale dedicate alla Grande Guerra approfondiscono la storia del primo Novecento non solo attraverso le spiegazioni, ma esponendo oggetti di vita quotidiana come borracce e macchine fotografiche.

Non molto lontano da qui, si trova la più piccola cittadina della Slovenia, costruita su un’isoletta nel mezzo del fiume Krki. Kostanjevika na Krki ha solo due strade, una per ogni senso di marcia, che ne collegano le estremità. Una chiesa, alcune vecchie pompe per l’acqua e molte casette la rendono suggestiva e tranquilla.
Sulla terraferma si trova il monastero, con la sua chiesetta antica e due piani di galleria d’arte in cui sono esposti dipinti di pittori sloveni del Novecento, alcuni davvero belli. Lungo il Krki si può vedere il principesco castello di Otočec, che oggi è diventato un albergo di lusso, ma non ha perso il suo fascino.

Facendo su e giù per monti e colline, seguendo il confine con la Croazia, noi siamo arrivati fino a Ptuj, nel nord est del Paese.