Italia · Lago di Garda

Il Vittoriale degli Italiani

Memento audere semper. D’Annunzio: un mito, un personaggio folle come i protagonisti dei suoi scritti, un poeta in tutto ciò che faceva. Un uomo che cercava l’eccesso, l’emozione, il simbolo del decadentismo italiano. Il vate.

Nato a Pescara nel 1863, morì a Gardone Riviera nel 1938, nella sua casa che aveva sede all’interno del complesso del Vittoriale, la villa che ha fatto propria nel vero senso del termine, in cui ha rappresentato se stesso e il proprio estro artistico attraverso l’architettura e gli arredi. Chi penserebbe a far incastonare nel proprio giardino la Regia Nave Puglia, donatagli dalla Marina Militare nel 1923? Chi sarebbe così narcisista da farsi seppellire in un Mausoleo collocato sulla sommità della collina che è parte del parco della propria villa, insieme a legionari ed eroi fiumani a lui cari? Solo un personaggio come D’Annunzio è stato in grado di lasciarci in eredità un luogo tanto particolare e spettacolare, capace di attrarre orde di turisti ogni giorno.

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Valletta dell’Acqua Pazza

L’autore de Il piacere e dei componimenti dedicati a Ermione fece erigere il complesso del Vittoriale tra il 1921 e il 1938, su progetto dell’architetto Giancarlo Maroni. La sua dimora aveva il compito di rappresentare la “vita inimitabile” che lui stesso si era costruito e celebrare le imprese degli italiani svoltesi nel corso della Prima Guerra Mondiale. Esteso su una superficie di nove ettari, il Vittoriale degli Italiani pullula di rimandi religiosi e militari.

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La villa e Star di Jacques Villeglé

L’abitazione del poeta è chiamata Prioria e, già dal suo ingresso, ricorda una chiesa: le scale, la luce fioca e la colonna che separa coloro che vi penetrano in due gruppi. Le stanze si susseguono seguendo un percorso labirintico, attraverso sale d’attesa per gli ospiti non voluti, una stanza completamente dedicata alla grande passione di D’Annunzio, la musica, le camere funerarie e quelle in cui invece il poeta scriveva, studiava e dormiva. Un’accozzaglia di oggetti, l’uno sull’altro, con un minimo spazio per muoversi. La creazione di un’opera d’arte che lo rappresentasse all’interno di casa propria. La citazione della Divina Commedia sul soffitto della stanza da letto; il narcisismo estremo dello scrittore che fa costruire una stanza appositamente pensata per le sue esequie come fosse una chiesa, dotata di altare; la collezione di libri, edizioni antiche e contemporanee delle più grandi letterature mondiali. I bagni all’avanguardia per un’abitazione della prima metà del Novecentro, con i sanitari in ceramica e grandi tavoli coperti da innumerevoli oggetti per la toilette. In tutto ciò manca una stanza per gli ospiti: nessuna delle sue amanti avrebbe potuto fermarsi per la notte. E nonostante qui la sua amata Eleonora Duse non mise mai piede, i richiami alla sua persona sono numerosi. Lo Schifamondo, il nuovo edificio destinato a diventare residenza del poeta, non venne completato prima della sua morte e oggi accoglie il museo che racconta la storia di D’Annunzio eroe. Nell’auditorium è appeso l’aeroplano Ansaldo S.V.A., utilizzato per il celebre volo su Vienna.

Il parco è immenso e stupendo. Lungo il percorso che conduce al Mausoleo, da cui si gode una magnifica vista sul lago, si incontra il MAS 96. Questa imbarcazione venne utilizzata per mettere in atto la cosiddetta Beffa di Buccari: nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918 proprio a bordo del MAS 96, lo stesso d’Annunzio insieme a Costanzo Ciano e Luigi Rizzo, attaccò le truppe austriche presso la baia di Buccari e dimostrò la loro incapacità di coordinazione, risollevando il morale dell’Italia dopo la disfatta di Caporetto. Lungo il percorso si incontrano svariate opere scultoree, il laghetto delle Danze, aree di giardino adibite a frutteto e roseto, un anfiteatro e molto altro.

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Laghetto delle Danze

Un luogo in cui trascorrere una mezza giornata tra storia e poesia, sulle orme di colui che fu un grande scrittore, un narcisista incallito e uno dei più attivi politici e militari dell’inizio del Novecento.

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«Dentro da questa triplice cerchia di mura, ove tradotto è già in pietre vive quel libro religioso ch’io mi pensai preposto ai riti della patria e dei vincitori latini chiamato
Il Vittoriale»

Il libro segreto, G. d’Annunzio, 1935

Informazioni pratiche:

  • Luogo: Gardone Riviera.
  • Orari di apertura:
    • Dal 15 marzo al 14 ottobre 2019:
      • Parco: dalle 9 alle 19, chiusura del parco alle 20;
      • Musei: dalle 9 alle 19.30;
      • Visite guidate alla Prioria: dalle 9.30 alle 19 (con partenza ogni 10-15 minuti).
    • Dal 14 ottobre 2019:
      • Parco: dalle 9 alle 16, chiusura del parco alle 17;
      • Musei: dalle 9 alle 16.45 (sabato alle 17.15);
      • Visite guidate alla Prioria: dalle 9 alle 16 (con partenza ogni 10-15 minuti).
  • Biglietti:
    • Percorso completo (con visita guidata della Prioria):
      • Tariffa intera: 16 €;
      • Tariffa ridotta (fino a 18 anni e over 65): 13 €.
    • Percorso parco:
      • Tariffa intera: 10 €;
      • Tariffa ridotta: 8 €.
    • Percorso parco e musei:
      • Tariffa intera: 13 €;
      • Tariffa ridotta: 11 €.
  • Per ulteriori informazioni, il sito internet ufficiale: www.vittoriale.it
Diari di viaggio · Grecia

Colonne color porpora e polpi appesi al sole

DAY 3

Irákleio è una grande città caotica, con il porto veneziano e un museo archeologico strabiliante. Raccoglie la più importante collezione di manufatti di epoca minoica del mondo. Qui sono conservati il Disco di Festo, che non siamo ancora riusciti a tradurre, gli affreschi recuperati e restaurati del palazzo di Cnosso, una miriade di vasi e tavolette scritte in lineare A e B. Tori, tauromachie, miti sono rappresentati su ogni genere di superficie.

Disco di Festo

Disco di Festo

Cnosso, poi, si trova a poca distanza. Il famosissimo palazzo minoico, secondo la leggenda nato dal Labirinto fatto costruire dal mitico re Minosse per imprigionarvi il Minotauro.

Questo mito, insieme quello della giovane Arianna e del suo amore per Teseo, ha avuto enorme fortuna nel corso dei secoli, scritto e ripreso da un gran numero di autori fino ai giorni nostri.

Cnosso

Cnosso

Le rovine del sontuoso palazzo sono state in parte ricostruite da Arthur Evans. Controverso questo intervento di inizio ‘900, è utile quando si visitano i siti archeologici dell’isola perché aiuta a figurarsi in qualche modo la fisionomia degli edifici, come avrebbero potuto essere nei loro momenti di massima gloria.

Le colonne rosso porpora con i capitelli neri, gli affreschi, il grande cortile centrale dove probabilmente si svolgevano i pericolosi giochi come la tauromachia. La sala del trono e quelle della regina sono spettacolari. Anche sapendo che sono frutto dell’immaginazione del solo Evans, hanno grande potere sulla fantasia del visitatore.

Tra mito e realtà, quando cammino per i siti archeologici della Grecia e della Roma antica non posso fare a meno di pensare che le stesse pietre su cui sto poggiando io i piedi sono state calpestate dalla mitica Arianna, da Socrate o Cicerone.

Distrutti dai terremoti, gli antichi palazzi maggiori dell’isola sono quattro.

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Molto più vicino al mare si trova quello di Malia. Un sito più rilassante, vuoto e silenzioso. Solo in parte visitabile, dopo l’esperienza di Cnosso la mia fantasia si sbizzarrisce. Qui la ricostruzione è stata minima, se non nulla.

Ci sono i bassi muri degli edifici, i sostegni per le gigantesche anfore e il grande cortile centrale. Le scalinata monumentale sembra conduca direttamente al cielo. Le sale dove pare si riunissero i magistrati conservano le panchine per sedersi lungo i muri. Il dettaglio più curioso è quello che alcuni vedono come un tavolo da gioco, altri come luogo di deposito delle offerte: il kernos.

Malia 1

Malia

Ritorniamo alla modernità ad Ágios Nikólaos. Località balneare particolare, costruita in parte intorno al piccolo lago dagli altissimi argini rocciosi che nel 1870 è stato collegato al mare da un canale. Un tempo si pensava che “Il lago di Artemide” non avesse fondo, ora vi si riflettono case e caffè, insieme alle barchette ormeggiate.

Agios Nikolaos

Ágios Nikólaos

Il piccolo borgo di Mochlos guarda l’isolotto che gli si pone di fronte con i suoi resti di epoca minoica. Qui troviamo il nostro polpo appeso e un’atmosfera rilassata, da vacanza a base di buon cibo e storia antica.

Mohlos

Mochlos

Austria · Diari di viaggio

Arte moderna e passeggiate in solitaria

È l’ultimo giorno. Passeggio da sola per Vienna, la mia amica lavora oggi. Pranziamo insieme con un immenso wrap rigorosamente bio. Voglio andare al Mumok, al MuseumsQuartier: c’è una mostra d’arte moderna che deve essere interessante. Ma apre alle 14, il lunedì. Fino all’ora di pranzo seguo i suoi consigli: torno nella Innere Stadt e cerco qualche regalo da portare a casa.

Lungo Mariahilfer Strasse ci sono negozi di ogni genere, da Zara a Butlers. Decido di passare di nuovo dalla Wiener Secessionsgebäude e dalla Staatsoper, poi vado a vedere il Palazzo dell’Albertina e il famoso Sacher Hotel.

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Wiener Secessionsgebäude

La Kärntner Strasse porta a Stephansplatz. È pedonale e circondata da palazzi bianchi e color sabbia: mi sembra di tornare al tempo in cui Sissi viveva all’Hofburg. La Kaisergruft, dove si trovano le tombe degli Asburgo, è in ristrutturazione e non si può visitare.

Giro per i vicoli intorno alla piazza del Duomo, passo dalla Mozart Haus e faccio una sosta alla boutique dei Manner, i famosi wafer viennesi. Mi godo la piazza principale sedendomi su una panchina sotto il sole rovente. Vedo l’Ankeruhr, progettato da un collaboratore dei fratelli Klimt secondo i dettami dello Jugendstil.

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Ankeruhr

La Ruprechtskirche, romanica e sobria, è la più vecchia della città. Scendo le scale e nelle vie che seguo per tornare verso il Graben ci sono solo io, quasi! Su Herrengasse c’è un negozio di dolciumi con vetrine bellissime e un paio di posti dove acquistare regalini davvero carini.

Prima di entrare al Mumok mi rilasso sulle panche azzurre. Al museo c’è la mostra Painting 2.0: Expression in the information age, dove sono esposti dipinti da Andy Wahrol a Monika Baer. Mi rilasso per un paio d’ore, al fresco e nella quiete del museo.

Torno al sole, passeggio per Neubaugasse e Lindengasse. È ora di tornare verso casa: devo fare la valigia, prendere la metropolitana e il treno, se non voglio perdere l’aereo. Mi mancano già la mia amica e l’atmosfera della grande città!

Continuo a sognare di vivere in una metropoli. La gamma di possibilità a disposizione è ciò che mi manca nel paesello. Usare i mezzi pubblici, la bicicletta, muovermi a piedi. Per quanto mi piaccia guidare, potrei anche fare a meno dell’automobile in un posto così. E ogni volta che ne visito una, il desiderio diventa più forte!

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Dato che i consigli gastronomici non guastano mai, ecco qualche idea.

A Spittelberg ci sono una serie di ristoranti di cucina austriaca molto graziosi, per una serata, un pranzo o un brunch rilassante.

Se si cerca qualcosa di più alternativo (e più viennese, ormai), vegan burgers davvero squisiti si trovano da “Swing Kitchen”:

  • Oberngasse 24, di fianco all’università TU, in Karlsplatz;
  • Operngasse 24.
  • www.swingkitchen.com

Per il gelato cercate “Eis Greissler”. Se c’è la fila, non preoccupatevi. Mettetevi in coda e ne varrà la pena!

  • Rotenturmstrasse 14, vicino a Schwedenplatz;
  • Mariahilfer Strasse 33.
  • www.eis-greissler.at

Il Film Festival c’è ogni anno, da metà luglio ad inizio settembre. Se vi trovate a Vienna in questo periodo venite qui per cena: l’atmosfera è giovane e vitale e la scelta è molto ampia. Se volete, potete mangiare cibi assolutamente diversi stando seduti allo stesso tavolo!
www.filmfestival-rathausplatz.at

Se vi piacciono i würstel, ci sono chioschi che li vendono in ogni angolo e quasi a ciascuna fermata della metropolitana e del tram.

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Per acquistare i Manner, i Mozartkugeln e qualsiasi altro genere di dolci non fermatevi nella Innere Stadt: lungo Mariahilfer Strasse ci sono molti negozi che li vendono e i prezzi sono decisamente inferiori!

Austria · Diari di viaggio

Emozioni: Wien, day 2

È domenica. I negozi sono chiusi, la città è tranquilla e più vuota del solito. Passeggiamo per Spittelberg con il sole alto nel cielo, fotografiamo i giardini dei ristoranti e le porte, le vetrine dei negozi con i cartelli che intimano “No Photos” proprio sotto i nostri occhi.

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Spittelberg

Il MuseumsQuartier è perfetto per un brunch (o una colazione domenicale – tanto qui si prolunga anche fino alle 15 l’orario del breakfast). D’inverno il cortile centrale è vuoto, visto il clima gelido. Ma d’estate è letteralmente gremito di tavolini e bar, panche colorate per sdraiarsi a prendere il sole tra la visita di un museo e un altro.

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MuseumsQuartier

L’Hofburg è poco lontano, basta attraversare Maria-Theresien-Platz. Prima di camminare per i vicoli affollati della Innere Stadt, però, voglio saperne di più su Friedensreich Hundertwasser. Il museo e l’edificio progettato dall’architetto eclettico a me sconosciuto (fino a questo momento) si trovano nei dintorni di Löwengasse, poco lontano dal Canale del Danubio. Andiamo in tram.

La Hundertwasserhaus è stupenda, anche se ancora non conosco il pensiero che sta dietro le sue forme. È colorata e morbida, tutta curve, sembra in grado di cullare chi la osserva e vi cammina accanto. Ed è subito amore per questo architetto e i suoi lavori. Andiamo alla KunstHausWien, poco lontano, e il sentimento diventa ancor più profondo: la sua filosofia ecologista, la concezione dello spazio e della natura sono sorprendenti! Un artista puro, che non pretende di spiegare i propri dipinti, anzi, vuole “solo” trasmettere emozioni.

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Hundertwasserhaus

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KunstHausWien

Dopo un’insalata, basta attraversare il canale del Danubio per raggiungere il Prater. L’immensa macchia verde è dotata di un grande parco divertimenti, che quest’anno compie 250 anni ed è stato il primo ad essere aperto nel mondo.

Lo attraversiamo fino al nuovo campus universitario della WU, dove gli edifici sono tutti particolari: uno arancione e senza angoli, che un po’ mi ricorda Hundertwasser; la biblioteca sospesa sopra le nostre teste, che sembra la prua di una nave, grigia, inclinata e con immense vetrate.

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Prater

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Campus WU

Con la metropolitana torniamo a Schwedenplatz, quella che nell’intento dei suoi progettisti doveva essere la nuova porta d’ingresso alla città. Ci incamminiamo sulla passeggiata che costeggia il Danubio per raggiungere a piedi il Fernwärme, l’inceneritore di rifiuti che Hundertwasser ha riqualificato nel 1971, vicino alla fermata della metropolitana di Spittelau.

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Fernwärme

Da Schwedenplatz percorriamo più di due chilometri lungo il fiume. Sono perfetti per un’oretta di jogging, nonostante le persone in passeggiata siano molte nel weekend. I graffiti, il fiume e lo sferragliare della metropolitana che passa proprio di fianco al sentiero lo rendono diverso dai soliti lungofiume. Ci sono le zone dove fermarsi a fare esercizio e le panchine per riposarsi.

Dopo centinaia di foto all’inceneritore, davvero spettacolare, ricco di colori e positività, torniamo di nuovo a Schwedenplatz, per il gelato e la Innere Stadt. E devo dire che il gelato bio di Eis Greissler è uno dei più buoni che abbia mai mangiato! Oltre al fatto che il gusto “semi di papavero” non l’avevo mai scovato da nessuna parte…

Si capisce subito che stiamo entrando nel centro storico della capitale. I negozi – anche qui chiusi, per lo più – e il numero di persone è altissimo, la piazza del duomo è piena di vita! Passiamo da Stephansdom e percorriamo il Graben, la via pedonale con i negozi di lusso. Torniamo alla Syria e al presente per qualche momento, davanti a un tentativo ben riuscito di sensibilizzare i passanti alla condizione attuale del Paese mediorientale.

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“Hier ist Syrien”

Andiamo alla Judenplatz, dove c’è il monumento commemorativo dell’Olocausto, alla Kirche am Hof, a Freyungplatz e Michaelerplatz, dove l’edificio volutamente modesto progettato da Adolf Loos contrasta con la magnificenza dell’Hofburg e le carrozze parcheggiategli di fronte. Passiamo dallo storico Café Central, prima di tornare alla residenza degli Asburgo.

C’è un artista di strada che fa le bolle di sapone, con il tramonto rosa e giallo alle spalle, tra le cupole del Naturhistorisches e del Kunsthistorisches Museums.

Ceniamo in Rathausplatz e ci diamo alla pazza gioia: Spätzle al formaggio, baked potatoes con la crema di formaggio e aglio, Himbeerbowle con i lamponi – buonissimo, ma decisamente alcolico!

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Eventi

Umberto Boccioni, a cent’anni dalla morte

Conoscevo Boccioni come pittore futurista. Avevo visto alcuni dei suoi dipinti precedenti questa fase visitando la Pinacoteca di Brera e il Museo del Novecento, a Milano. Ma la mostra che è stata allestita in questi mesi a Palazzo Reale, proprio di fianco al Duomo del capoluogo lombardo, è spettacolare.

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Esattamente a cent’anni dalla sua morte, racconta lo sviluppo e l’evoluzione del suo linguaggio pittorico, le fonti visive da cui ha tratto ispirazione, i maestri che hanno contribuito alla sua formazione. Lo fa in ordine cronologico, dalla fine dell’Ottocento al 1916, anno della scomparsa. Ne espone tutta la complessità, di uomo e pittore.

Si passa attraverso spazi e tempi vissuti dall’artista. Si segue la vita di Boccioni nei suoi spostamenti per il mondo e tra le diverse correnti artistiche. Parigi, Padova, Milano. I primi anni in cui i colori sono vivi e definiti, quelli successivi in cui il suo stile si avvicina al divisionismo e a Cézanne, gli ultimi in cui insegue la rappresentazione della velocità, della relazione dinamica tra spazio e tempo, della città moderna – temi tipici del Futurismo. I maestri, le mostre, l’approdo alla scultura. I giornali che parlano della sua vita e della sua scomparsa, Marinetti e il Manifesto del Movimento Futurista.

I bozzetti preparatori, i diari e l’Atlante in cui raccolse un gran numero di ritagli, relativi soprattutto a riproduzioni artistiche. Documenti inediti ritrovati di recente negli archivi della Biblioteca Civica di Verona raccontano l’artista.

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Vado spesso a visitare le mostre in esposizione a Palazzo Reale e questa è stata sicuramente la migliore che mi sia capitata. Solitamente sono esposizioni difficili da comprendere, con poche spiegazioni che non riescono ad essere così esaustive e penetranti. Qui, al contrario, ci si trova di fronte ad una mostra completa, che avvicina al pittore protagonista. Non confonde chi non si è mai accostato alla sua arte, anzi incuriosisce.

Si tratta di un artista che ha toccato con mano la città di Milano, da cui ha potuto attingere e a cui è stato in grado di donare molto. La rappresenta anche in alcuni suoi dipinti.

Ancora una volta, io sono quella che fa le cose all’ultimo momento. Questa mostra è visitabile dal 23 marzo e chiuderà questo weekend: domenica 10 luglio è l’ultimo giorno in cui sarà possibile godersi Boccioni, tutto in un unico luogo. Ma, se capitate a Milano e avrete voglia di passare qualche ora al fresco, è la scelta giusta!

Con il biglietto della mostra, poi, si può visitare anche il Museo del Novecento, a pochi metri di distanza. Anche se è aperto tutto l’anno, è sempre una buona idea, da vedere e rivedere!

Cuba · Diari di viaggio

Aprender siempre: occhi e orecchie rivolti a Cuba

I Paesi e le città sono fatti di persone. Le persone rendono bello un luogo, più ancora di quanto possa esserlo di per sé. Con cattivi incontri, anche il posto più magico può diventare brutto.

E i nostri incontri lungo questi 4382 km sono stati importanti per rendere il viaggio lo spettacolo che è stato!

Cuba è una nazione forse molto più complessa delle altre in cui ho viaggiato. Ovunque ciò che viene raccontato non è lo stesso che vivono gli abitanti, ma qui mi pare sia ancora più evidente la discrepanza.

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Fidel Castro e il PCC hanno costruito ciò che sembrava meglio, che pareva si avvicinasse all’ideale comunista che sognavano. Molte cose sono andate per il verso giusto, le parole della gente che ho incontrato lo confermano, ma per altre non è stato così.

Io lo definisco un Paese-contraddizione, dove il sogno socialista è in buona parte fallito. La propaganda scrive a lettere cubitali che “la cultura rende liberi”, ma in una nazione dove il tasso di alfabetizzazione si avvicina al 100% e governa una dittatura, dimostra che qualcosa non funziona come dovrebbe. Ad ogni angolo di strada, sul muro di una casa sì e su quello vicino pure, Fidel e la Rivoluzione sono esaltati alla massima potenza.

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Estudio, trabajo y fusil

Questa propaganda martellante è riuscita a far ricordare anche a me i nomi dei rivoluzionari meno famosi e le date che hanno segnato la storia degli ultimi cinquant’anni di vita sull’isola. Con ciò non voglio dire che l’avvento della Rivoluzione non abbia portato (per quanto io ho potuto leggere e ascoltare) grandi miglioramenti rispetto alle precedenti dittature, ma vorrei sottolineare che per quanto riguarda la libertà questa è sempre estremamente limitata. Per tentare di mantenere uno status di uguaglianza anche solo simile a quello postulato dal socialismo non resta che la repressione feroce.

Fidel ti guarda mentre compri il succo di frutta, mentre bevi il caffè e mentre guidi. È in tutti i negozi e molte case.

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Trinidad

Ti mostra le bellissime scolaresche in uniforme in Plaza Mayor a Trinidad e scrive in prima persona per il Granma, uno dei giornali del partito che vengono praticamente regalati alla popolazione e sono l’unica stampa autorizzata. Otto/dieci pagine al giorno che raccontano la politica vista da un unico lato. Nelle librerie non trovi altro che la storia di Cuba e le biografie dei suoi rivoluzionari (anche se io non sono riuscita a scovare neppure una copia dei diari del Che da portare a casa). Ad internet è quasi impossibile accedere e nelle prigioni sembra ci siano o ci siano stati in tempi anche recenti scrittori e “dissidenti politici”.

Passeggiando per la capitale, se si esce dalle quattro piazze turistiche e le due vie che collegano Habana Vieja al Capitolio, si percepisce subito questa contraddizione. Le strade di Centro Habana, per quanto affascinanti, non hanno nulla a che fare con il centro turistico.

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Comprar cibo in Habana Centro

E se si lascia la capitale, tutto diventa ancor più lampante sotto i raggi incessanti del sole tropicale. Una povertà dignitosa ti circonda da ogni lato.

Quando mi sono sentita ricordare che le persone muoiono di fame anche qui, i miei occhi hanno cominciato a vedere un pochino oltre ciò che il governo cerca di mostrare ai turisti. Leggere queste cose sulla guida non è lo stesso che trovarsele di fronte. È vero, le persone non muoiono di fame per strada perché a tutti è garantito un pezzo di pane al giorno e del pollo almeno un paio di volte al mese, ma questo non significa vivere dignitosamente. Anche perché chi ha dei talenti e potrebbe fare di più viene bloccato da questo morboso desiderio di uguaglianza, chi non è in grado di far nulla viene mantenuto a spese dello Stato e non ha la necessità di impegnarsi a fare nulla per migliorare.

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Sono racconti letti e ascoltati e ciò che ho visto attraversando l’isola che mi hanno condotta a questi pensieri. E dato che credo sia giusto condividere i regali che ci fanno, voglio raccontarvi dei miei incontri speciali e delle parole che i loro protagonisti mi hanno regalato.

A Santiago sono passata dalla direttrice del Museo del Carnaval a un giovane José che fa lo spazzino nelle vicinanze del Balcón de Velázquez.

La signora è una donna di 53 anni con una figlia di 17 che vuole studiare medicina all’università. È laureata in storia dell’arte e dirige il famoso museo di Santiago de Cuba da anni per la modica cifra di 25 CUC al mese. Figlia di due raccoglitori di canna da zucchero, si è “fatta da sola”, studiando e lavorando con dedizione e disciplina. Parla solo spagnolo, ma capisce l’inglese e appena avrà un po’ di tempo libero vorrebbe studiarlo.

Sostiene che Cuba sia uno dei pochi luoghi al mondo dove viene data la possibilità di emergere a chiunque e allo stesso tempo vengano tarpate le ali a chiunque cerchi di emergere. Mi sembra una contraddizione in termini, ma lei mi ricorda che con impegno ognuno può studiare gratuitamente, laurearsi e trovare un buon lavoro. Fare carriera anche, indipendentemente da chi siano i propri genitori. Lei ne è la prova. Chi non studia è semplicemente perché non ne ha voglia, non ci sono altre scuse. I ragazzi che preferiscono bere e fumare, piuttosto che impegnarsi, hanno scelto questo stile di vita e questo futuro, nessuno glielo ha imposto. Probabilmente danno per scontato ciò che hanno e preferiscono sprecarlo, ma è comunque una scelta libera che decidono di fare. Ciò che manca però per chi fa di tutto per raggiungere i propri obiettivi è la ricompensa. Chiunque non faccia nulla ha pane, acqua, elettricità e un tetto sopra la testa. Chi si impegna costantemente ha comunque solo il minimo per sopravvivere, non molto di più. Questo è ciò che di brutto accade. E lo dimostra anche il fatto che chi non ha voglia di far niente, se riesce a fuggire all’estero, torna sempre: almeno a Cuba, il minimo indispensabile se lo guadagna non facendo nulla (o quasi) tutto il giorno! Nel resto del mondo morirebbe davvero di fame e dormirebbe sotto le stelle (o sotto i ponti, i portici o nella metropolitana).

Mancano tantissime cose a causa dell’embargo: anche avendo a disposizione dei soldi, è quasi impossibile procurarsele. Ma si può sopravvivere bene lo stesso, secondo lei.

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Mi dice che ciò che insegna a sua figlia è che ci sono delle priorità: i soldi non sono molti, quindi è inutile avere tanti vestiti, ad esempio. L’importante è che siano sempre puliti e ordinati. Si va in vacanza una volta all’anno, con una vecchia auto sovietica che fino a che funziona non è necessario cambiare.

Mi ripete che Cuba è il Paese delle opportunità che vanno colte. Ed è molto orgogliosa della sua ragazza che andrà in una buona università ed è presidentessa del corpo studenti.
Per essere ammessi alla facoltà di medicina, bisogna mantenere un punteggio superiore ad 88/100 in tutti gli esami che si sostengono nel corso degli ultimi tre anni di scuola superiore. I medici studiano per sei anni e lavorano nella sanità pubblica per due, prima di poter accedere ad una scuola di specialità. Adesso gli stipendi stanno leggermente aumentando per questi professionisti, ma rimangono comunque così bassi che tanti se ne vanno o guadagnano molto di più lavorando con i turisti per poche ore al giorno.
Il primo soccorso è garantito a chiunque, ma per il resto è necessario pagare.

La criminalità a Cuba rasenta lo zero, perché la violenza non è ammessa. Chiunque compia atti violenti prima ancora di essere catturato dalla polizia pare venga punito dalla comunità.

Vorrebbe aprire una casa particular, motivo per cui cominciamo a parlare. Mi chiede cosa si trova di solito in questi bed&breakfast che permettono di guadagnare con una notte di affitto lo stipendio di un mese intero. Non lascerebbe il proprio lavoro per nulla al mondo, ma arrotondare non sarebbe male! Mi spiega che per averne una è necessario aprire un conto iniziale depositandovi 100 dollari, senza aggiungere le spese indispensabili per sistemare la stanza. Non è facile mettere da parte così tanto se i soldi che si guadagnano devono bastare per sostenere la propria famiglia per un intero mese! Di solito, chi ha una casa particular è stato a lavorare all’estero o ha qualcuno che può prestargli dei soldi, almeno inizialmente.

Alla fine, come un mantra, mi ricorda che bisogna “aprender siempre“, imparare sempre qualcosa di nuovo. E che la cultura è libertà. Su quest’ultimo punto concordo in pieno, ma non sono per nulla sicura che una frase del genere possa essere applicata a questo contesto!

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Manifestazione per la Semana de Cultura, Bayamo

José, invece, pulisce esattamente cinque vie tra le 5 alle 8 del mattino per 5 CUC al mese. Con lo stipendio della moglie riescono a guadagnare 12 CUC e, oltre i figli che già hanno, aspettano un’altra bambina. La pubblicità che fa ad un paladar, un ristorante privato della zona, gli frutta qualche bottiglia d’olio e un po’ di cibo extra se qualche visitatore si presenta dicendo che gli è stato consigliato da lui. Racconta che i CDR (Comitati di Difesa della Rivoluzione) controllano i singoli quartieri. È illegale non lavorare e parlare contro il governo e tutto ciò è punito con la prigione. Sostiene che l’unica speranza per Cuba sia la fine dei Castro, ma è sicuro ci sia qualcuno già pronto a sostituirli dopo la loro morte.

Revolucion

CDRs

Il ragazzo di 23 anni a cui diamo un passaggio tra Baracoa e Moa, sulla strada senza mezzi pubblici, mi racconta che fa il DJ. Vorrebbe comprare un cellulare con il sistema Android per poter usare delle applicazioni che gli permetterebbero di mixare la musica, ma l’unico posto sull’isola dove si trovano è la capitale. La musica che ha è solo cubana e i pochi cd stranieri che si riescono ad acquistare sono solo dei cantanti più famosi.

Il wifi è arrivato a Moa da qualche mese e le persone lo usano essenzialmente per chiamare i parenti che vivono all’estero. Non sa cosa siano Facebook o un indirizzo e-mail, quindi mi lascia il suo indirizzo di casa nel caso un giorno tornassimo in città.

Una venditrice di mango, al mercato di Guantánamo, mi racconta che anche sua figlia studia medicina e ha 19 anni.

Avevo letto che a Cuba ci sono tantissimi medici, ma sono rimasta comunque sorpresa dal fatto che la maggior parte delle persone che ho incontrato fossero medici, stessero per diventarlo o avessero parenti stretti che fanno questo lavoro!

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In farmacia

Ho chiacchierato per una mezz’oretta con il taxista che ci ha portato da Centro Habana all’aeroporto. Abbiamo parlato di Fidel, Obama, mercato nero e automobili.

Fidel, a suo parere, ha lasciato solo ufficialmente la presidenza del Paese al fratello Raúl. Sarebbe ancora lui a comandare, essendo sempre un membro importante del PCC, il vero organo di governo dell’isola. Fidel userebbe Raúl quasi come una pedina, a cui far fare tutto ciò che desidera. Oggi abita nell’entroterra di Miramar, poco distante dalla Marina Heminguay, si vede poco e scrive sul Granma. Dopo il rientro di Obama negli USA, ha scritto immediatamente di non essere d’accordo con la sua visita a Cuba e ne ha aspramente criticato il discorso tenuto a L’Avana.

Mi conferma che Cuba è un Paese tranquillo, dove la criminalità è praticamente pari a zero. Mi spiega che i cittadini non rubano, se non allo Stato.
Ad esempio: i taxisti ricevono dal governo 200 litri al mese di carburante gratuito per svolgere il proprio lavoro. 150 litri li utilizzano per la propria attività, i restanti li rivendono ad altri automobilisti ad un prezzo più basso rispetto a quello fissato dal governo per i distributori di benzina. Si dice che si passa “por la izquierda” e il mercato nero è una specie di difesa contro questo socialismo ostentato. Cuba acquista il petrolio dal Venezuela ad un prezzo “da amico”, poiché estrarlo dai propri giacimenti costerebbe troppo e non sarebbe comunque sufficiente.

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Allo stesso tempo gli acquisti “por la izquierda” non sono sempre convenienti: se vuoi acquistare un’auto come la sua, una Hyundai Atos di seconda mano (di nuovo, anche volendo, non si trova nulla qui), vale la pena comprarla dal governo. Te la vendono per 21mila CUC contro i 25mila CUC del mercato nero. E così controllano meglio ciò che i cittadini vogliono e acquistano!

Alla fine, mi ricorda anche che il 27 marzo 2016 c’è stato un grande concerto gratuito dei Rolling Stones: vi hanno assistito oltre 500mila persone!

Panem et circensem, mi vien da dire.

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Per quanto abbia avuto su di me un forte potere disincantante, questo viaggio, mi ha resa ancor più consapevole di quanto io sia fortunata! E porto le parole che mi sono state dette, soprattutto dalla direttrice del Museo del Carnaval, nel cuore. Provo un forte senso di affetto nei suoi confronti, nonostante abbia passato solo un paio d’ore in sua compagnia. Sento ancora la sua voce che mi ripete che bisogna aprender siempre!

Chiudo questo capitolo su Cuba con tanta voglia di viaggiare e studiare, ancor maggiore di quella che avevo prima di partire!

H. Vieja

Habana Centro

E se volete rimanere aggiornati sulle ultime novità pubblicate dal famoso Granma, ecco qui il sito internet del giornale: it.granma.cu/ .

Cuba · Diari di viaggio

Arrivederci, Cuba!

Lasciamo Viñales per tornare a L’Avana.

Visitiamo la Cueva del Indios, una sovraffollata grotta all’interno di un mogote. Con annesso giro in barca sul fiume sotterraneo, la parte più suggestiva è l’uscita tra le rocce!

Seguiamo la strada costiera per la capitale e sostiamo a Playa la Mulata, un piccolo porto di pescatori, e a La Altura, a 10 km dalla strada principale e con un po’ di sabbia.

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Playa la Mulata

Passiamo anche dall’inquinata Mariel, grande porto commerciale dove è difficile respirare quasi quanto a Moa. Arriviamo a La Habana da Miramar, il quartiere delle ambasciate, tutte in fila sull’Avenida 5. Facciamo un giro sul Malecón e per Vedado, vediamo la stazione con un treno in partenza e riportiamo l’automobile.

La sera, passeggiamo per tutta Habana Vieja: Calle Obispo, Plaza de Armas, Plaza San Francisco, Plaza Vieja. Sembra di essere in un’altra città, calma e un pochino più fresca anche!

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Il giorno successivo camminiamo in lungo e in largo per L’Avana e visitiamo il Museo del Rum. Malecón, Castillo de la Real Fuerza (che ha anche l’acqua nel fossato!), il mercatino dell’usato di Plaza de Armas. Mangiamo buonissimi manir comprati al semaforo, che sono noccioline in conetti di carta arrotolata.

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Plaza de Armas

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Manir

Il Museo della Havana Club è davvero interessante: scopro che tutto il rum di questa marca è prodotto a Cuba ed esportato nel resto del mondo! Per fare i cocktails si usa quello invecchiato per 3 anni. Gli altri vengono bevuti anche da soli, perché hanno già acquisito un certo aroma. Come per i sigari, ce ne sono di forti e leggeri, più o meno invecchiati. Il più costoso che vedo al negozio costa ben 1700 CUC!

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Museo del Rum

Si produce dalla canna da zucchero, che fu importata sull’isola da Cristoforo Colombo. All’inizio si spremono le canne per ottenere il famoso jugo de caña (che, tra parentesi, io amo!), detto anche guarapo. Da questo si possono ricavare zucchero o rum. Per il rum si cuoce il succo per 48 ore, si ottiene la melassa e da questa, dopo fermentazione e distillazione, il rum. A metà processo si ha l’aguardiente, con un’elevatissima percentuale di alcool. I barili in cui viene fatto invecchiare per almeno due anni hanno una particolarità: devono essere stati usati per almeno 15 anni per distillare altri liquori, come brandy o whisky. Ce ne sono alcuni vecchi anche più di 200 anni!
Alla fine assaggiamo puro rum invecchiato 7 anni: un certo aroma ce l’ha già, ma è veramente fortissimo!

Seguiamo il lungomare fino al vecchio deposito di tabacco e legno, dove oggi c’è un buonissimo birrificio, con musica e prezzi abbordabili. A fianco c’è il gigantesco mercato di souvenir San José. È immenso e decisamente meno costoso di tutti gli altri negozi di Habana Vieja.

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L’ultima mattina, invece, andiamo a Vedado. Vediamo il Museo Napoleonico, l’università, l’Hotel Habana Libre e gli edifici Lopez Serrano e Focsa. L’Hotel Capri non è più in rovina, è stato ristrutturato e riaperto come parte della catena NH.

L’Hotel Nacional è il più spettacolare: l’interno sembra una stazione dell’Orient Express anni ’30 e il patio e giardini, con la vista sull’oceano, sembrano quelli di un film.

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Hotel Nacional

Si visitano le trincee costruite durante la crisi dei missili del 1962: dopo lo sbarco nella Baia dei Porci organizzato dalla CIA per rovesciare il governo di Castro, il capo del governo cubano accettò di posizionare missili per conto dell’URSS a Santa Clara e Piñar del Río. L’Hotel Nacional fu trasformato in caserma e furono costruite queste trincee in caso di un attacco via mare proveniente dalla Florida. Gli USA risposero alla provocazione posizionando missili in Turchia, sul confine con l’URSS, e alla fine fecero un accordo che evitasse lo scoppio di una guerra aperta. Dato che Castro non fu coinvolto nella contrattazione, i rapporti con l’URSS si raffreddarono notevolmente.

Poco dopo partiamo per l’aeroporto e, anche se con un po’ di ritardo, lasciamo l’isola caraibica per tornare a casa.

 

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Suggerimenti utili:

  • Fate un salto al mercatino dell’usato di Plaza de Armas: sembra ancora una volta di essere catapultati indietro nel tempo, tra macchine fotografiche, orologi, poster e libri vintage.
  • I manir costano solo 1 CUP l’uno: acquistateli sul Malecón, piuttosto che nelle turistiche piazze di Habana Vieja. Uno tira l’altro!
  • Mangiate fantastici pasticcini all’angolo tra San Rafael e Lealtad. Ognuno costa solo 3 CUP e sono davvero deliziosi!
  • Pranzate e ascoltate un po’ di musica alla Cerveceria Antiguo Almacén de la Madera y el Tabaco, su Avenida del Puerto.
    Poco lontano invece fate shopping al Almacénes San José, lasciando stare i negozietti di Habana Vieja.
  • Al ristorante Castropol, sul Malecón, si mangia benissimo. Attraverso la porta si vede l’oceano, che al tramonto è ancor più bello. L’aragosta grigliata, la ropa vieja e il flan con gelato sono state delle ottime scelte!

 

Casa particular:

Olga Sánchez
San José #523 e/ Lealtad y Campanario
Centro Habana
Home: 78610190
Mobile: (+53) 52 639454
olga55@nauta.cu

Cuba · Diari di viaggio

Colombo è sbarcato a Gibara, i francesi a Cienfuegos

Holguín è la base di partenza perfetta per visitare una spiaggia dal nome indimenticabile: Guardalavaca. Era un importante zona di allevamento nei primi anni del XX secolo. Guardalavaca significa, appunto, “custodisci la vacca”. Dagli anni ’70 iniziò il boom turistico, quando Fidel Castro inaugurò il primo resort.

Lungo la strada ci sono bellissimi banchi di frutta.

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La spiaggia è spettacolare, bianca e verde per gli alberi, infinita. Tranquilla, per essere zona di resort. L’acqua è calda e rinfrescante. Ci trascorriamo più di mezza giornata, tra sole e acqua. Ne usciamo un po’ ustionati, ma anche soddisfatti.

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Guardalavaca

La strada che porta a Gibara, senza dover tornare fino ad Holguín, non è asfaltata. Ci sono carretti, galline, maiali, mucche e tori al pascolo. Il paesaggio è sempre bellissimo.

Nel luogo dove sbarcò Cristoforo Colombo nel 1492 ora si trova Gibara. La città fu devastata dall’uragano Ike nel 2008 e si sta riprendendo. Passeggiamo sul malecón nel tardo pomeriggio, poi, attraverso un palazzo senza tetto e abbandonato, vedo uno spettacolo strepitoso: il cielo illuminato da miliardi di stelle è incorniciato proprio davanti ai miei occhi!

Data la posizione perfetta, ci alziamo alle 6 per veder sorgere il sole dall’oceano.

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Passeggiamo tra le piazze e saliamo al mirador, da cui dominiamo la città e l’oceano. Nel coloniale Parque Calixto García ci sono la statua della libertà e una fabbrica di sigari. Il profumo di tabacco è inebriante e attraverso le grandi finestre chiuse da grate di ferro osserviamo gli operai che arrotolano i sigari uno ad uno. Qui usano una foglia intera e la riempiono di pezzetti di foglie sbriciolate. Con un movimento rapido e preciso creano sigari dalla forma praticamente perfetta. Questa fabbrica non si può visitare, ma nella zona di Piñar del Río scopriremo esattamente come si confeziona un sigaro cubano.

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Gibara

L’atmosfera è desolata. La sola idea che Colombo sia arrivato proprio qui però è romantica, emozionante. Come ci dicono i proprietari della nostra casa particular, è una bella cittadina, con un grande potenziale, nonostante la distruzione portata dall’uragano.

Lasciamo Gibara e la costa est per riprendere la Carretera Central e raggiungere l’atmosfera coloniale di Sancti Spíritus tutto d’un fiato. Ci arriviamo insieme al temporale. La grande piazza centrale, le strade acciottolate e chiuse al traffico, la bella chiesa azzurra e le case coloniali colorate contrastano con il cielo nero e sembrano ancor più luminose.

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Attraversiamo il ponte sul fiume Yayabo: sembra davvero di essere nello Yorkshire dell’Ottocento. Suggestiva e pittoresca, è una piccola Trinidad senza orde di turisti.

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Sancti Spíritus

Raggiungiamo Trinidad nel tardo pomeriggio. Il centro città è vitale, anche qui le vie sono pedonali e acciottolate, Plaza Mayor diventa un grande bar all’aperto la sera. Ci si trovano la musica e il Mejor Mojito del Mundo.

La mattina ci svegliamo di soprassalto, con il rumore degli zoccoli dei cavalli e le urla dei venditori ambulanti. Visitiamo il Museo Histórico Municipal: la vista dalla torre è stupenda e il palazzo grandioso.

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Seguiamo l’itinerario suggerito dalla guida nel centro storico. Il Barrio Tres Cruces è bello, ma molto sporco, più che le strade dalla Cuba non turistica. Il Tempio della Santería è triste e poco coinvolgente. L’interno della Iglesia Mayor è bruttino.

Passeggiare per il centro è bellissimo, anche se ci sono tanti turisti e bancarelle che vendono souvenir tutti uguali ovunque. Plaza Santa Ana, con la chiesa in rovina, è suggestiva. Trinidad va visitata, sia di giorno che la sera!

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Trinidad

A pochi chilometri dalla città si trovano belle spiagge e la Valle de los Ingenios, dove si coltivava la canna da zucchero nel XVIII e XIX secolo. Alla Manaca Iznaga ci sono ancora la torre di osservazione e la casa padronale. Dalla cima della torre si domina la proprietà e, da qui, il padrone controllava gli schiavi al lavoro.

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Valle de los Ingenios

La casa padronale oggi è un ristorante. Lungo la strada ci sono tantissime bancarelle di souvenirs.

Playa Ancón è molto turistica, l’acqua è calda e piena di alghe. A Playa Rancho Luna l’acqua è un po’ più pulita invece.

La sera, a Cienfuegos, passeggiamo fino a Parque Martí e troviamo un ristorante correndo sotto il temporale. Mangiamo un gelato sublime alla Coppelia.

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Il giorno successivo visitiamo lo stupendo Teatro Tomás Terry. Fu costruito nel 1889 e ha più di mille posti, a sedere e in piedi. Le seggioline sono in legno, la platea si poteva sollevare fino allo stesso livello del palco in modo da creare una grande pista da ballo. Al di sotto del palco c’è acqua, per migliorare l’acustica, e al di sopra una grande maschera dagli occhi bucati. Da qui si poteva osservare la platea e, nel caso lo spettacolo non fosse apprezzato, farlo interrompere. Tutt’intorno ci sono balconcini a diversi livelli e con decorazioni differenti: ognuno era dedicato ad una specifica classe sociale ed aveva un prezzo diverso dagli altri. Oggi i biglietti d’ingresso hanno tutti lo stesso costo.

Sulla piazza centrale si affacciano anche la Catedral, il Palacio de Gobierno e il Palacio Ferrer. In restauro perché diventi sede di un museo d’arte, la vista dalla torre è spettacolare e gli interni molto belli.

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Palacio Ferrer

A Punta Gorda si può visitare gratuitamente il Palacio de Valle, oggi un ristorante con un bel mirador sul tetto. Il parco che si trova all’estremità della punta è bello e fresco. Ci sono anche altri grandi palazzi storici e bellissimi lungo la strada che porta qui, come il Palacio Azul e quello sede dello yacht club.

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Palacio Azul

Facciamo il bagno a Playa Girón, resa famosa dallo sbarco di mercenari cubani organizzato dalla CIA con l’obiettivo di rovesciare il governo di Fidel all’inizio degli anni Sessanta. Seguiamo la bellissima strada che la collega a Playa Larga. È circondata da alberi verdissimi, aperta sul mare con spiaggette e rocce. Ideale per lo snorkelling.

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Proseguiamo lungo il confine del Parco Naturale della Ciénaga de Zapata, patrimonio dell’UNESCO. Sostiamo ad Australia, dove si trova un immenso zuccherificio ormai in disuso, e arriviamo fino a Soroa per la notte.

 

Suggerimenti utili:

  • Per passare una giornata di sole e oceano a Guardalavaca, l’idea migliore è quella di soggiornare ad Holguín. Qui ci sono tante casas, locali per uscire e alcuni ristoranti. Vicino alla spiaggia ci sono delle sistemazioni nei quattro condomini all’ingresso del paesino, formato essenzialmente da questi, qualche bancarella di souvenir, i resort e la spiaggia.
  • Per cenare a Gibara, le opzioni sono poche. Noi abbiamo mangiato aragosta e pesce spada veramente buoni al Las Terrazas, nel centro storico della cittadina.
  • A Florida, lungo la Carretera Central, ci siamo fermati per uno snack alla Cafeteria Caney, aperta 24 h e con sandwich gustosi e buon caffè.
  • A Trinidad le opzioni sono infinite, sia per quanto riguarda le casas particulares che per i ristoranti. Nel centro storico chiuso al traffico i prezzi sono più alti rispetto alla zona circostante. Noi abbiamo cenato al Guitarra Mia ed è stato un successo: l’antipasto, l’aragosta alla griglia e il petto di pollo con la crema al formaggio sono stati una delle migliori cene del viaggio!

    Prenotate in anticipo!

    Guitarra Mia, Bar – Restaurante
    Jesús Menéndez (Alameda) No. 19 e/ Camilo Cienfuegos y Lino Pérez.
    (+53)(41) 993452
    (+53) 54851040
    info@restaurantguitarramia.com
    www.restaurantguitarramia.com

     

  • Per bere il “miglior mojito del mondo”, ballare o ascoltare un po’ di musica andate in Plaza Mayor!DSC_0185

    Qui ci sono la Casa de la Musica, sulle scale a fianco della chiesa, con tavolini e pista da ballo. Poco lontano ci sono la Casa de la Trova, dove la musica è molto più calma e sinceramente abbastanza triste, e il Centro Cultural. I prezzi sono abbordabili in ognuno di questi locali, il costo dell’ingresso è sempre 1 CUC.

  • A Cienfuegos abbiamo cenato in un ristorante mediocre sul Paseo del Prado, El Campesino.
    Il gelato alla gelateria Coppelia, una stupenda catena cubana, è stato invece sublime. Abbiamo preso due coppe di gelato ai gusti arancia e ananas ed è stata la pace dei sensi, dopo la corsa sotto la pioggia!DSC_0261
  • ACienfuegos, il Palacio de Valle si può visitare gratuitamente, ma il parcheggio costa 2 CUC. L’ingresso a Palacio Ferrer costa 1 CUC e i biglietti per entrare a visitare il Teatro vanno comprati alla finestrella protetta da una grata sul lato dell’ingresso.

 

Casas particulares:

Hostal Bella Vista – Gibara
J. Peralta e/ José Mora y Céspedes
Mobile: (+53) 139407
Home: 52 232808

Hostal Ligia Ruíz Mendoza – Trinidad
Jesús Menéndez No. 99 (Esquina Colón) e/ Colón y Smith
Mobile: 01 52979322
Home: 994303

Hostal Libia y Roque – Cienfuegos
Avenida 50 No. 4130 e/ Calle 41 y 43
Mobile: 53 565362
Home: (+53)(43)516130
roque@jagua.cfg.sld.cu

 

Cuba · Diari di viaggio

Caffè, cucuruchos e cioccolato al latte

Lungo la strada che collega Santiago a Guantánamo, facciamo una deviazione verso la Gran Piedra. Visitiamo un vecchio cafetal, che oggi ospita il Museo del Caffè. La bella casa coloniale e gli attrezzi esposti sono interessanti, anche se non è facile comprendere la storia senza le spiegazioni di una guida. Beviamo un buon caffè e acquistiamo chicchi di caffè da macinare coltivati nella piccola piantagione annessa.

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Museo del caffè

Saliamo sulla Gran Piedra (466 gradini!), da cui la vista sull’oceano, le colline e le montagne verdi circostanti è spettacolare!

La strada per raggiungerla è asfaltata, ma abbastanza rovinata e molto in pendenza. Dopo il parcheggio l’asfalto diventa terra battuta, su cui vanno percorsi i successivi 2 km per raggiungere il museo.

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Gran Piedra

A Guantánamo arriviamo seguendo l’autopista. È facile orientarsi: seguendo le indicazioni per l’Hotel Martí, si arriva direttamente nella piazza centrale e intorno si trovano tante casas tra cui scegliere. Non c’è molto da vedere, si tratta di una città poco turistica. Passeggiamo. Ci fermiamo al mercato ortofrutticolo, vediamo Palacio Salcines e cerchiamo un caffè. Sembra ancor più difficile trovare qualsiasi cosa, in questa città!

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Guantánamo

Finalmente partiamo per la città dell’estremo sud est, del cioccolato e della cucina cubana creativa: Baracoa. La strada costiera ricorda la Panamericana peruviana. Ci fermiamo alla spiaggia di Cajobabo, dove sbarcò José Martí per dare il via alla prima rivoluzione cubana. L’acqua è tiepida, ma la spiaggia è sassosa. Le onde sono alte e non facciamo il bagno. Verso l’entroterra siamo circondati da banani, palme e foresta.

Baracoa fino al 1965 poteva essere raggiunta solo a piedi o via mare. Dopo la rivoluzione, fu costruita e inaugurata la Farola, l’unica strada che consente di superare le montagne che abbracciano la città. Salendo si passa dalla foresta tropicale alle pinete. I venditori di cucuruchos, caffè, cioccolato e mandarini sbucano dal nulla.

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Cucuruchos sulla Farola

I cucuruchos sono una specialità della provincia di Baracoa. Si tratta di dolci molto buoni, avvolti in foglie di palma e fatti con frutta e zucchero, come granelle di cereali compatti e che si mangiano come fossero un cono gelato.

Baracoa è bella e vitale. Visitiamo il museo archeologico La Cueva del Paraíso. Scopriamo tante cose sui Taino, la prima popolazione amerindia che giunse ai Caraibi dal Sud America. Vissero in questa zona dal 700 a.C. all’arrivo di Cristoforo Colombo, erano politeisti e veneravano principalmente le divinità di acqua, agricoltura e fertilità. Erano pescatori e agricoltori e abitavano capanne circolari o di forma cuboide, con tetti di foglie di palma. C’è anche un bel mirador da cui si ammirano l’intera Baracoa e l’oceano.

Le spiagge qui vanno bene per una passeggiata, ma sono sporche e sassose per fare il bagno. Nel corso della serata passeggiamo nella zona pedonale e ascoltiamo la musica per la strada, dove c’è uno spettacolo per l’inizio della Semana de Cultura.

Il giorno dopo andiamo sul Malecón, tra giostre vecchissime, giocattoli e street food di ogni genere. Ci sono le onde alte e l’odore di pop corn alle 8 del mattino è nauseante.

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Il Museo del Cacao è chiuso. Ci fermiamo nella caffetteria a fianco: mangiamo due porzioni di gelato al cioccolato, beviamo una cioccolata calda e compriamo delle barrette di cioccolato. Qui si paga in Moneda Nacional e si spende pochissimo.
È tutto così cioccolatosamente sublime!

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Baracoa

Usciamo da Baracoa e incontriamo la fabbrica di cioccolato che fu inaugurata da Che Guevara in persona. Prendiamo la via per Moa, una delle due città più inquinate dell’intera isola. La strada, non asfaltata, è circondata da palme, banani e foresta. Ci sono case dal tetto di palma e palestre fatte in legno, scorci sull’oceano e belle spiagge dove si può fare anche il bagno.

Arrivando a Moa non si respira. La terra è rossissima, l’inquinamento è così forte che si fa fatica ad abituarsi al cattivo odore. Qui ci sono un’industria di cobalto e una di nichel, un grande porto commerciale per l’esportazione dei metalli lavorati e un piccolo aereoporto che collega due volte alla settimana la città a La Habana, Santiago de Cuba e Holguín.

Superiamo Moa (finalmente!) e ricominciamo a respirare. Sbagliamo strada perché il cartello che indica la direzione per Holguín è coperto da un camion parcheggiato. Arriviamo praticamente fino a Guantánamo, allungando il nostro itinerario di quasi 150 km e almeno 5 ore, visto che la velocità massima che si riesce a raggiungere sono i 30 km/h. Ma il paesaggio è spettacolare!

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Holguín è molto viva la sera, c’è tanta gente e musica ovunque. Con la luce però non è granché, anche se stranamente si trova un buon caffè già di prima mattina! Ci sono tanti negozi. Passeggiamo e compriamo qualche snack per la giornata in spiaggia e il viaggio in auto. I bici-taxi qui sono simili a sidecar con i pedali!

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Holguín

 

Suggerimenti utili:

  • Per raggiungere la Gran Piedra e il Museo del Caffè è necessario avere un mezzo proprio. L’ultima fermata del bus si trova ai piedi della montagna, a più di 5 km di distanza, dunque l’unica possibilità sono un taxi o un’auto a noleggio (se non volete camminare e fermarvi a dormire nell’hotel Islazul proprio sotto la Gran Piedra).
  • A Guantánamo, in Parque Martí, si trova il ristorante 1870. È frequentato da cubani e dai pochi turisti che passano di qui. È molto buono e assolutamente economico: per l’intera cena, con due piatti di calamari, i contorni e il dolce abbiamo speso solo 6 CUC!
  • Comprate i cucuruchos dai venditori ambulanti lungo la Farola. Vi salteranno addosso appena vi fermerete (ovunque lo facciate, anche se pare non ci sia nessuno in giro), ma è un dolce così particolare e buono che va assaggiato! Provate anche il cioccolato di Baracoa e non ve ne pentirete!
    Specialità della città sono anche pesce e gamberi conditi con la crema de leche de coco: speziata e saporita, finalmente! 

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  • Lungo la strada che collega Baracoa a Moa non ci sono trasporti pubblici. Se non avete un mezzo vostro o non noleggiate un taxi, dovrete tornare a Guantánamo per spostarvi verso nord. In auto, ci vogliono almeno 2 ore per percorrere i 70 km che separano le due città.
  • Ad Holguín troviamo un altro ristorante sublime, forse il migliore in cui abbiamo mangiato nel corso del viaggio! Si chiama 1910 e si trova a poca distanza dalla piazza principale. Il polpo grigliato all’aglio è spettacolare! A ripensarci, mi viene ancora l’acquolina in bocca! 

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Casas particulares:

Doña Mayelin, Guantánamo.
Narciso Lopez No. 109 A e/ Serafín Sánchez y Antonio Saco.
correo.cachimaiy@nauta.cu
Home: (+53) 21321800
Mobile: (+53) 53211543

Casa Sandra, Baracoa.
1ero de Abril No. 47.
Teléfono: (+53) 21642632

Villa Linale, Holguín.
Libertad No. 168 e/ Cables y Libertad.
villalinale@outlook.com
Home: (+53) 24455888
Mobile: (+53) 53782593

Quest’ultima, ad Holguín, è la miglior casa particular dove abbiamo alloggiato a Cuba. Se capitate in città, andate immediatamente a chiedere una camera a questa gentile signora!

 

Cuba · Diari di viaggio

Da Morón a Santiago, lungo la Carretera Central

Compriamo deliziosi dolci a Morón. Ci aiuteranno a macinare più chilometri del solito in questa lunga giornata. Ci dirigiamo verso Ciego de Avila. Piove. Passeggiamo nella zona pedonale e attraverso la piazza principale. Non rimaniamo in giro molto, anche perché siamo senza ombrello. Ma la città è piccola e ben tenuta.

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Venditori di girasoli a Ciego de Avila

Da qui prendiamo la Carretera Central. Lungo la strada incontriamo venditori di conserva di guayaba, formaggi di capra e mucca. Ci fermiamo per chiedere di cosa si tratta e assaggiamo il formaggio di capra, decisamente saporito! Intorno alla carretera ci sono campi e pascoli, insieme ai soliti cartelloni inneggianti alla Revolución.

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Carretera Central

Camagüey è stupenda, sotto la pioggia e il sole. Passeggiamo tra belle piazze e case colorate. La Plaza San Juan de Dios ricorda molto il Messico e il suo museo è chiuso per restauri. La zona pedonale è carina e affollata, ricca di gallerie d’arte contemporanea. La pop art di Ileana Sanchez è davvero coinvolgente!

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Galleria d’arte di Ileana Sanchez

Ci sono infinite chiese e Plaza del Carmen è molto bella, con le statue degli abitanti impiegati nelle loro attività quotidiane. In Parque Agramonte, il Museo della Diversità non è nulla di speciale, invece. Mangiamo un buon sandwich e bevo un caffè al cioccolato e cannella al Cafe Ciudad. Ci fermiamo in alcune librerie, passeggiando, ma hanno pochissimi volumi e tutti relativi alla storia della rivoluzione o all’economia cubana.

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“Le pettegole”, Plaza del Carmen di Camagüey

Attraversiamo Las Tunas senza fermarci e arriviamo a Bayamo. Lungo la strada ci sono zuccherifici abbandonati e non, camion che trasportano quantità enormi di canna da zucchero, bananeti e palmeti. Il paesaggio collinare è pittoresco. La strada però peggiora.

A Bayamo incontriamo tanti calesse in legno, belli e ben tenuti. La piazza principale e la zona pedonale sono piacevoli e pulite. Come dolce, mangiamo dei fantastici Churros Rellenos di vaniglia e cioccolato comprati lungo la strada.

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Churros!

Al mattino, con la luce, troviamo un mini caffè per colazione. Passeggiamo anche qui nella nuova zona pedonale, molto carina e ornata di sculture e giardini. Visitiamo il Combinado de Coches, fuori città. Quando non hanno commissioni per costruire nuovi calesse, li riparano e producono una serie quasi infinita di altri oggetti: da materassi a salvadanai in gesso dipinti a mano a serramenti e porte.

Combinado de Coches, Bayamo

Sulla strada per Santiago de Cuba vediamo chioschi di frutta fresca e tante coltivazioni. La Sierra Maestra si staglia in lontananza e la foresta ci circonda. Mi ricorda l’Amazzonia ecuadoregna, solo un po’ più secca!

Santiago invece ricorda Lisbona e San Francisco, con le sue lomas. Vediamo qualche carretto e bici-taxi solo al Parque Alameda, affacciato sul mare e il porto, vicino ad una fabbrica di rum e sigari. Visitiamo il Museo del Cuartel Moncada, la caserma dove il 26 luglio 1953 Castro sferrò il suo primo attacco contro il regime di Batista. Da qui nacque il Movimiento 26 Julio che diede vita alla Revolución e prese il potere nel 1959. Interessante e gelido, il museo si trova all’interno della caserma, tra quelle che sono oggi aule scolastiche.

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Santiago de Cuba

Passeggiamo per Plaza de Marte, Calle Heredia e Plaza de Dolores. Ascoltiamo un po’ di musica alla Casa de la Trova, ci riposiamo in Parque Céspedes e guardiamo il mare e l’intera città dal Balcón de Velázquez. Le case colorate e senza portici mi ricordano ancora il Messico, più che La Habana.

Visitiamo il Museo del Carnaval accompagnati da una guida d’eccezione, la direttrice del museo. È veramente stupendo!

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Museo del Carnaval

Il Carnevale è una tradizione così importante per Santiago che si dice che i Santiagueros senza il carnevale non avrebbero nulla. Si svolge ogni anno nel mese di luglio e dura una settimana e mezzo. Coinvolge tutti – bianchi, neri, mulatti, ricchi e meno ricchi.
Nacque in periferia, tra gli schiavi neri, e funse da distrazione per l’attacco al Cuartel Moncada, messo in atto proprio durante i festeggiamenti.

Le strade vengono addobbate a festa in ogni quartiere della città e le culture si mischiano. C’è un premio per il carro e la maschera più bella e, durante la settimana precedente, sono i bambini i protagonisti del carnevale. Le sale del museo sono dedicate alla nascita dei tipici balli cubani, alla fusione tra le culture francese, africana e spagnola e alle precedenti edizioni del carnevale. L’ingresso costa 1 CUC e permette anche di assistere ad una rappresentazione di folklorico nel pomeriggio, sempre al museo.

Vicino ci sono un bel negozio di ventagli e una libreria molto più fornita del solito!

Il giorno dopo andiamo a vedere il Castillo del Morro (de San Pedro de la Roca) e scendiamo fino al mare, facendo più di 300 gradini. Il museo della pirateria non è speciale, ma il castello è bello da visitare! La carretera turistica che lo collega alla città costeggia la baia e il panorama, anche se all’inizio è solo industriale, diventa sempre più suggestivo spingendosi verso l’oceano.

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Castillo del Morro

Suggerimenti utili:

  • Il Cafe Ciudad a Camagüey è una buona idea per una sosta in una delle piazze principali della città, Parque Agramonte. Qui fanno sandwich appetitosi e tantissimi tipi di caffè diversi. Inoltre, la linea wi-fi pubblica si riesce ad utilizzare anche stando tranquillamente seduti ad un tavolino del bar.
  • A Bayamo abbiamo mangiato in un piccolo e buon ristorante, Doña Fina – Bar, restaurante y cafeteria, calle M. Capote, e/ Saco y Figuerdo. Il menù non è vasto, ma il nostro petto di pollo alla griglia è ben saporito!
  • Balcón de Velázquez: ancor più che lungo le vie di Santiago, qui troverete tanti procacciatori di clienti per ristoranti e taxi, ma non sono troppo insistenti se vi fate vedere decisi nelle vostre risposte. Spesso vi raccontano un po’ della loro vita e dopo poco se ne vanno. Se si vuole fotografare il panorama dal famoso Balcón bisogna pagare, per cui vale la pena entrare per dare un’occhiata e poi fare le foto dalla sommità della stradina a fianco.
  • In Plaza de Dolores c’è una pasticceria molto buona, anche se al mattino apre alle 10 e quindi non è facile aspettare la colazione fino a quell’ora!
  • La cucina di Santiago è davvero terribile (o, almeno noi, non siamo riusciti a trovare un posto accettabile dove mangiare qualcosa di commestibile). Nessuno ha saputo indicarci un ristorante decente per la cena e siamo finiti su un balcone di Plaza de Dolores a mangiare “italiano”. Eravamo assuefatti da gamberi e pescado, ma dopo questa esperienza ci è tornata la voglia di cibo cubano!
  • Andate a ballare e sentire musica.
    Nel pomeriggio potete fare una sosta alla Trovita, sotto la Casa della Trova, per ascoltare un po’ di musica cubana. Non si paga l’ingresso, ma la consumazione obbligatoria costa 2 CUC.

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    Al piano si sopra c’è la Casa de la Trova, dove si balla nel tardo pomeriggio e nel corso della serata. L’ingresso costa 10 CUC (se non sbaglio) e la consumazione non è inclusa. Vale più la pena fermarsi in un bar lungo la stessa via, dove si suonano salsa, bachata e merengue dal vivo e non si paga l’ingresso.
    Noi siamo stati al Bar Bohemio – Casa del Queso e ci siamo divertiti tantissimo! La band era giovane e brillante! Abbiamo ballato tra i tavoli del bar, anche se lo spazio non era molto.
    In ogni caso, ovunque siate a Cuba vale la stessa regola: seguite la musica che sentite per le strade ed entrate nel locale che più si adatta ai vostri gusti!

  • Fuori dal Castillo del Morro c’è un ristorante dove si fermano le comitive dei viaggi organizzati: il menù è fisso, quindi noi ci siamo solo seduti a bere qualcosa di fresco dopo la scarpinata.

 

Casas particulares:

Villa Manuela, Bayamo.
Calle Coronel J. Estrada No. 68, e/ Juan Rodriguez y Capote.
Home: (+53-23) 425816
Mobile: (+53) 0158206786 y (+53) 0158212193

Hostal Barnada, Santiago de Cuba.
Calle Barnada No. 504 A, e/ Aguilera y Heredia.
rafahechavarría@gmail.com
Home: (+53-22) 623003
Mobile: (+53) 53027730