Austria · Diari di viaggio

Emozioni: Wien, day 2

È domenica. I negozi sono chiusi, la città è tranquilla e più vuota del solito. Passeggiamo per Spittelberg con il sole alto nel cielo, fotografiamo i giardini dei ristoranti e le porte, le vetrine dei negozi con i cartelli che intimano “No Photos” proprio sotto i nostri occhi.

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Spittelberg

Il MuseumsQuartier è perfetto per un brunch (o una colazione domenicale – tanto qui si prolunga anche fino alle 15 l’orario del breakfast). D’inverno il cortile centrale è vuoto, visto il clima gelido. Ma d’estate è letteralmente gremito di tavolini e bar, panche colorate per sdraiarsi a prendere il sole tra la visita di un museo e un altro.

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MuseumsQuartier

L’Hofburg è poco lontano, basta attraversare Maria-Theresien-Platz. Prima di camminare per i vicoli affollati della Innere Stadt, però, voglio saperne di più su Friedensreich Hundertwasser. Il museo e l’edificio progettato dall’architetto eclettico a me sconosciuto (fino a questo momento) si trovano nei dintorni di Löwengasse, poco lontano dal Canale del Danubio. Andiamo in tram.

La Hundertwasserhaus è stupenda, anche se ancora non conosco il pensiero che sta dietro le sue forme. È colorata e morbida, tutta curve, sembra in grado di cullare chi la osserva e vi cammina accanto. Ed è subito amore per questo architetto e i suoi lavori. Andiamo alla KunstHausWien, poco lontano, e il sentimento diventa ancor più profondo: la sua filosofia ecologista, la concezione dello spazio e della natura sono sorprendenti! Un artista puro, che non pretende di spiegare i propri dipinti, anzi, vuole “solo” trasmettere emozioni.

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Hundertwasserhaus

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KunstHausWien

Dopo un’insalata, basta attraversare il canale del Danubio per raggiungere il Prater. L’immensa macchia verde è dotata di un grande parco divertimenti, che quest’anno compie 250 anni ed è stato il primo ad essere aperto nel mondo.

Lo attraversiamo fino al nuovo campus universitario della WU, dove gli edifici sono tutti particolari: uno arancione e senza angoli, che un po’ mi ricorda Hundertwasser; la biblioteca sospesa sopra le nostre teste, che sembra la prua di una nave, grigia, inclinata e con immense vetrate.

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Prater

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Campus WU

Con la metropolitana torniamo a Schwedenplatz, quella che nell’intento dei suoi progettisti doveva essere la nuova porta d’ingresso alla città. Ci incamminiamo sulla passeggiata che costeggia il Danubio per raggiungere a piedi il Fernwärme, l’inceneritore di rifiuti che Hundertwasser ha riqualificato nel 1971, vicino alla fermata della metropolitana di Spittelau.

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Fernwärme

Da Schwedenplatz percorriamo più di due chilometri lungo il fiume. Sono perfetti per un’oretta di jogging, nonostante le persone in passeggiata siano molte nel weekend. I graffiti, il fiume e lo sferragliare della metropolitana che passa proprio di fianco al sentiero lo rendono diverso dai soliti lungofiume. Ci sono le zone dove fermarsi a fare esercizio e le panchine per riposarsi.

Dopo centinaia di foto all’inceneritore, davvero spettacolare, ricco di colori e positività, torniamo di nuovo a Schwedenplatz, per il gelato e la Innere Stadt. E devo dire che il gelato bio di Eis Greissler è uno dei più buoni che abbia mai mangiato! Oltre al fatto che il gusto “semi di papavero” non l’avevo mai scovato da nessuna parte…

Si capisce subito che stiamo entrando nel centro storico della capitale. I negozi – anche qui chiusi, per lo più – e il numero di persone è altissimo, la piazza del duomo è piena di vita! Passiamo da Stephansdom e percorriamo il Graben, la via pedonale con i negozi di lusso. Torniamo alla Syria e al presente per qualche momento, davanti a un tentativo ben riuscito di sensibilizzare i passanti alla condizione attuale del Paese mediorientale.

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“Hier ist Syrien”

Andiamo alla Judenplatz, dove c’è il monumento commemorativo dell’Olocausto, alla Kirche am Hof, a Freyungplatz e Michaelerplatz, dove l’edificio volutamente modesto progettato da Adolf Loos contrasta con la magnificenza dell’Hofburg e le carrozze parcheggiategli di fronte. Passiamo dallo storico Café Central, prima di tornare alla residenza degli Asburgo.

C’è un artista di strada che fa le bolle di sapone, con il tramonto rosa e giallo alle spalle, tra le cupole del Naturhistorisches e del Kunsthistorisches Museums.

Ceniamo in Rathausplatz e ci diamo alla pazza gioia: Spätzle al formaggio, baked potatoes con la crema di formaggio e aglio, Himbeerbowle con i lamponi – buonissimo, ma decisamente alcolico!

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Italia

Brera e l’Orto

Quando si nomina Brera, io penso all’arte. Fino agli anni Cinquanta e Sessanta questo era il quartiere degli artisti, poco raccomandabile e che accoglieva le migliori menti creative dell’epoca.

Oggi gli artisti se ne sono andati e rimangono antiquari, negozi di alta moda ed etnici, pub e ristoranti ancora anticonformisti. Ma il suo fascino Brera non accenna a perderlo!

A proposito di arte, è a Palazzo Brera che hanno sede la famosa Accademia delle Belle Arti e la Pinacoteca. Questa, uno dei più importanti musei italiani, espone opere d’arte medievale e rinascimentale. Voluta da Napoleone Bonaparte, contiene capolavori come Il Cristo Morto di Mantegna, la Pala Montefeltro di Piero della Francesca e Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello.

Anche se non siete amanti dei dipinti di questo periodo storico, almeno una volta nella vita la Pinacoteca va visitata. Personalmente, sono la collezione Jesi e la Fiumana di Pellizza da Volpedo che amo vedere. La collezione espone dipinti del XX secolo, tra cui opere di Modigliani e Boccioni, che si avvicinano di più ai miei interessi.

Palazzo Brera, sorto su un convento trecentesco, verso la fine del Settecento fu trasformato da Maria Teresa d’Austria in uno degli istituti culturali più progressisti dell’epoca. Unì l’Osservatorio Astronomico e la Biblioteca all’Orto Botanico e, alcuni anni dopo, all’Accademia di Belle Arti.

L’Orto si trova sul retro del Palazzo. All’inizio avrebbe dovuto essere al servizio di studenti di medicina e farmacia con le sue piante officinali, poi si è trasformato in un angolo nascosto della città dove è possibile trovare un’importante collezione botanica con specie rare e da conservare. Oggi, nei suoi 5000 metri di superficie, per metà è occupato dalle lunghe e strette aiuole Settecentesche e per il resto è un prato circondato da grandi alberi.
Suggestivo nonostante la nebbia e il freddo, trasmette pace e tranquillità pur essendo al centro della città. E con la primavera deve essere ancora più bello!

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www.brera.beniculturali.it

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 10: sulla via del ritorno

Nel Parco Nazionale del Triglav si può andare a vedere il lago Bohinj, con le rive ancora coperte di neve. Meno turistico e poco più grande del lago di Bled, è davvero stupendo! L’acqua è di un verde brillante, i moli sono di legno scuro, e la neve lo rende ancor più pittoresco. Si possono raggiungere i borghi di Ukanc, a sud, e Studor, verso est. Questo piccolo villaggio ha un numero spropositato di fienili a rastrelliera, coperti come il resto da uno spesso manto di neve.

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Lasciata la valle del Bohinj, noi ci siamo diretti a Caporetto. Seguendo il corso del fiume Soca, l’Isonzo, si raggiunge Kobarid, dove si può visitare il Museo della Prima Guerra Mondiale e l’Ossario italiano. Volendo si può seguire un itinerario storico di circa 5 km, che noi non abbiamo fatto per il freddo e la stanchezza. Il museo, che racconta della famosa disfatta, espone equipaggiamenti e armi dei diversi eserciti. La mostra sulle retrovie è davvero bella e si tratta per lo più di un’esposizione fotografica.

Oltrepassando il Tagliamento si ritorna in Italia e così abbiamo concluso la nostra vacanza, dopo aver percorso 2688 km.

 

 

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 8: mercurio, merletti e partigiani

Quando si nomina Idrija, vi si associano sempre i termini mercurio e merletti.

La città è famosa per la sua vecchia miniera di mercurio, oggi visitabile con un tour guidato della durata di circa un’ora. L’Antonijev Rov, il Pozzo di Antonio, è la galleria aperta nel 1500 attraverso cui si può entrare nella miniera. Durante l’escursione si scende, vestiti da minatori, fino a circa 120 metri di profondità, dopo aver visto un filmato che fa da introduzione alla visita. La passeggiata tra i cunicoli è emozionante e le guide sono di solito pronte a rispondere ad ogni genere di domanda.

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“Buona fortuna!”

È invece al Museo Civico, che ha sede nel castello, dove si parla di merletti.
Dopo una sezione dedicata alla storia di Idrija, si giunge a quella in cui un breve video-documentario spiega come vengono prodotti i merletti. Qui si ha anche la possibilità di provare ad intrecciare un merletto, con fili, rocchetti e spilli.

Dalla città del mercurio noi ci siamo diretti a nord est per visitare Cerkno, sede dell’ospedale partigiano Franja. Difficile da raggiungere attraverso una stretta gola, con il sentiero che costeggia il fiume e sale a zig-zag lungo la cascata, non è mai stato conquistato dai tedeschi nel corso del conflitto ed è risultato di vitale importanza tra il 1944 e il 1945, gli anni in cui è stato attivo. Oggi se ne può vedere solo la ricostruzione, poiché gli edifici originali sono stati quasi tutti distrutti da un’alluvione nel 2007. Ma la posizione in cui si trova e le spiegazioni di com’era organizzato continuano a fare il loro effetto: stanze per i feriti, una sala operativa, le cucine, i dormitori, la lavanderia. Raccontati dalle pagine di diario di coloro che vi hanno vissuto, lasciano un segno indelebile nella memoria del visitatore.

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Il borgo di Skofja Loka, con Mestni Trg circondata da case Cinquecentesche, il municipio e le insegne in ferro battuto dei negozi, è bellissimo.

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 7: musei e zlitrofi ai funghi

Per visitare Lubiana sono sufficienti un paio di giorni.

Noi abbiamo ricominciato la visita attraversando il Ponte dei Draghi: i due draghi posti alle estremità, in ferro battuto, sono il simbolo della capitale. Secondo la leggenda, agiterebbero la coda ogni volta che il ponte viene attraversato da una fanciulla vergine.
Poco lontano da qui si trova la piazza del mercato centrale, dove si può entrare a curiosare tra le bancarelle del mercato coperto prima di prendere la funicolare per salire al castello. La passeggiata fino alla cima della collina su cui sorge deve essere molto piacevole. Dall’alto la vista sulla città è molto bella, ma per quanto riguarda la fortezza in sé si visitano solo la piazza d’armi e le torri, del tutto nuove ormai. Queste ospitano ristoranti e negozi di souvenir per cui basterebbe limitarsi ad osservare il forte dal basso. Da questo punto di vista è molto più suggestivo!

Tra i musei della città ci sono il Museo Nazionale Sloveno e la Galleria Nazionale.
Il primo espone reperti archeologici e il pezzo più interessante della collezione, insieme ad una statua bronzea romana, è lo scheletro di una donna slava vecchio di secoli.
La Galleria Nazionale, invece, espone dipinti: la sua sala migliore è quella impressionista.

Poco lontano si trova Kongresni Trg, su cui si affacciano l’Università di Ljubljana e la Filarmonica, insieme alla Chiesa Orsolina della Santa Trinità, costruita nel 1726 in stile barocco. Qui si trova anche qualche negozio di souvenir in cui fare acquisti.

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Kongresni Trg

Questa piazza è davvero bella, al contrario di Trg Republike, dove si affaccia il Parlamento sloveno. Costruito tra il 1954 e il 1959, ha un gigantesco portone adorno di sculture bronzee a dir poco inquietanti.
La biblioteca universitaria e il cimitero di Zale, entrambi opera dell’architetto sloveno Plecnik, sono dei veri capolavori. La prima è tutta rivestita di marmo nero all’interno, fino all’entrata della sala di lettura; il secondo, invece, è monumentale e completamente bianco.

Lasciata la capitale, ci siamo diretti verso Idrija, la città degli zlitrofi, i tipici ravioli.
E gli zlitrofi ai funghi per cena erano davvero sublimi!

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 4: itinerari lungo i fiumi

Se volete visitare l’abbazia di Sticna, ricordatevi di arrivare in anticipo rispetto all’orario di inizio della visita guidata o non troverete nessuno ad attendervi. È possibile visitare da soli la chiesetta, che si trova alle spalle del monastero, raggiungendola dopo aver varcato una porta ad arco dal soffitto affrescato.

Per raggiungere la cittadina di Novo Mesto si può seguire un itinerario che costeggia il fiume Krka. In ogni cittadina si vedono bancarelle in legno, simili a piccoli chalet senza pareti dove i commercianti possono esporre la propria merce da vendere. Lungo la strada ci siamo imbattuti in un paesino con un interessante mercato di prodotti locali, dal formaggio ai funghi secchi ai dolci tipici sloveni, come la Potica, un tipo di torta alle nocciole, miele e panna.
Costeggiando il Krka, tra campagna e minuscoli villaggi, si possono visitare chiesette e fortezze, come quella di Muljava o il castello di Zuzemberk. La prima, che dovrebbe custodire begli affreschi, era chiusa. E anche suonando al custode, come suggeriva la nostra guida, non siamo riusciti a visitarla. Ma il paesaggio si è rivelato bellissimo: le colline verdi, il fiume, i fienili e i piccoli agglomerati di case costituiscono vere immagini da cartolina.

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A Novo Mesto si possono visitare la chiesa e il museo archeologico, oltre a vedere piazza principale. Il museo è molto interessante e anche abbastanza grande: le sale dedicate alla Grande Guerra approfondiscono la storia del primo Novecento non solo attraverso le spiegazioni, ma esponendo oggetti di vita quotidiana come borracce e macchine fotografiche.

Non molto lontano da qui, si trova la più piccola cittadina della Slovenia, costruita su un’isoletta nel mezzo del fiume Krki. Kostanjevika na Krki ha solo due strade, una per ogni senso di marcia, che ne collegano le estremità. Una chiesa, alcune vecchie pompe per l’acqua e molte casette la rendono suggestiva e tranquilla.
Sulla terraferma si trova il monastero, con la sua chiesetta antica e due piani di galleria d’arte in cui sono esposti dipinti di pittori sloveni del Novecento, alcuni davvero belli. Lungo il Krki si può vedere il principesco castello di Otočec, che oggi è diventato un albergo di lusso, ma non ha perso il suo fascino.

Facendo su e giù per monti e colline, seguendo il confine con la Croazia, noi siamo arrivati fino a Ptuj, nel nord est del Paese.