Italia · Lago di Como

Sotto il sole d’autunno…

Dove il Lago di Como finisce, a nord, c’era una grande palude e la malaria aveva la meglio su coloro che cercavano di colonizzarla. Gli Austriaci ne iniziarono la bonifica a metà dell’Ottocento con il progetto di rettificare l’Adda, il fiume che alimenta il lago più profondo d’Italia. È il Pian di Spagna, oggi una riserva naturale.

La strada che passava a fianco della piana è stata per secoli un luogo strategico: un confine sensibile già per i Romani, collegamento tra i territori germanici, oltre le Alpi, e la penisola.

È nel Seicento che per volere dell’allora governatore di Milano, il Conte di Fuentes, fu costruito il primo forte. Dalla storia travagliata, oggi è in rovina, ricoperto da rampicanti verdi e decorato da foglie dai colori autunnali.

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Il Conte di Fuentes doveva impedire l’espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie, l’attuale Canton Grigioni. I soldati ospitati erano 300 e ogni mese ne erano necessari di nuovi, almeno una trentina. Il 10% della guarnigione rimaneva inevitabilmente vittima della palude e andava incontro alla morte o era tanto debilitato da non riuscire più a combattere. Il governatore volle l’edificazione di una chiesa, baluardo di una cristianità che si opponeva anche spiritualmente ai protestanti.

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C’erano un mulino, la ghiacciaia e una grande cisterna, sulla cima della collina, che doveva essere riempita trasportando l’acqua a dorso di mulo. Avrebbero garantito la sussistenza delle truppe in caso di assedio. Data la pessima salubrità dell’area, però, il governatore non alloggiò mai nel palazzo che si era fatto costruire all’interno del forte.

Conteso nel corso di tutta la propria storia, fu conquistato dai franco-piemontesi nel 1736 e distrutto alla fine del Settecento dalle truppe napoleoniche.

La strada che si percorre oggi per raggiungerlo è stata creata per trasportare l’artiglieria pesante nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Lo storico ingresso era la grandiosa porta ad arco di cui si vedono oggi i resti: rivolta a sud, sembra quella di un fastoso palazzo medievale. L’angolo più suggestivo del forte, in grado di richiamare alla mente i grandi poemi cavallereschi del Cinquecento.

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In questa direzione, a poca distanza, fu costruito il Forte Montecchio Nord.

Tra il 1912 e il 1914 si temeva un’avanzata da nord delle truppe austro-ungariche, ma non avvenne mai.

Oggi, in perfetto stato di conservazione, se ne visitano la polveriera, gli alloggi di soldati e ufficiali, la sala di comando. Si raggiungono i quattro cannoni di medio calibro in grado di ruotare a 360° e raggiungere una gittata massima di 13,6 km. Dall’interno se ne può osservare il perfetto sistema di comando, dall’esterno si vedono da vicino le cupole, che proteggevano armi e personale. Si tratta delle postazioni originali meglio conservate di tutto il continente!

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Oltre ai forti, tra le “6 stelle del Lario” secondo la Provincia di Lecco c’è anche l’Abbazia di Piona.

Stella non molto, a mio parere. Per quanto possa avere grande importanza dal punto di vista storico e, per alcuni, spirituale, non è riuscita colpirmi. Nell’ordinato silenzio, non mi ha suscitato emozioni forti, al contrario delle ville, i borghi, le passeggiate che ho fatto lungo il lago negli ultimi anni.

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Il complesso fu priorato per lungo tempo, nascosto da una collina e  affacciato sul lago. Di colore grigio chiaro, circondato dal verde. Con un giardino degli ulivi e una breve discesa che porta fino all’acqua, il suo chiostro è grazioso, piccolo e un po’ cupo. Si vedono resti di affreschi e scene della vita quotidiana dei monaci scolpite sui capitelli delle colonne che lo circondano.

Pare che qui esistesse già una comunità di eremiti nel VII secolo, mentre è nell’XI che vi si trasferirono monaci riformati provenienti da Cluny. In stile romanico lombardo, il silenzio mistico in cui è immerso non fu mai interrotto, neanche dagli eserciti che passavano lungo la strategica via controllata dai forti.

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I forti sono aperti da Pasqua ad inizio novembre, solo durante il weekend e nei giorni festivi. Si possono visitare acquistando un biglietto cumulativo valido per l’intera stagione.

L’abbazia, invece, è ad ingresso gratuito ed è utile cercare la storia su internet prima di visitarla, perché priva di cartelli esplicativi. Gli orari sono più ampi: è aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.

www.piandispagna.it
http://fortedifuentes.it
www.fortemontecchionord.it
www.abbaziadipiona.it

La scelta è ampia, ci sono luoghi per tutti i gusti lungo le rive del lago. Dunque… Enjoy!

Mente vagabonda

Un nuovo inizio…

Scrivo dei Paesi Baschi a rilento, ma presto arriverà il diario del nostro viaggio stupendo! Ho un video sulla capitale cubana pronto e, nel frattempo, sono stata a Bergamo, in compagnia di un buon amico.

Escher, che è in mostra al Palazzo Reale di Milano fino a metà gennaio, è stata una sorpresa bellissima. Ne parlerò presto, davvero.

Milano

Al momento sono immersa nella mia nuova vita, ancora frenetica e ricca di piani, studio e sogni da provare a realizzare. Un equilibrio nuovo, necessario ed eccitante! Forse è vero che per cambiare ci vuole coraggio, ma per il momento posso solo affermare che ho fatto la scelta migliore!

Le corse, gli scioperi e i ritardi, ma anche l’alba dal treno, la storica università che ha sede nel vecchio Policlinico e una Milano quasi vuota nelle prime ore della giornata.

Welcome, new life!

Università degli Studi di Milano

Eventi

Umberto Boccioni, a cent’anni dalla morte

Conoscevo Boccioni come pittore futurista. Avevo visto alcuni dei suoi dipinti precedenti questa fase visitando la Pinacoteca di Brera e il Museo del Novecento, a Milano. Ma la mostra che è stata allestita in questi mesi a Palazzo Reale, proprio di fianco al Duomo del capoluogo lombardo, è spettacolare.

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Esattamente a cent’anni dalla sua morte, racconta lo sviluppo e l’evoluzione del suo linguaggio pittorico, le fonti visive da cui ha tratto ispirazione, i maestri che hanno contribuito alla sua formazione. Lo fa in ordine cronologico, dalla fine dell’Ottocento al 1916, anno della scomparsa. Ne espone tutta la complessità, di uomo e pittore.

Si passa attraverso spazi e tempi vissuti dall’artista. Si segue la vita di Boccioni nei suoi spostamenti per il mondo e tra le diverse correnti artistiche. Parigi, Padova, Milano. I primi anni in cui i colori sono vivi e definiti, quelli successivi in cui il suo stile si avvicina al divisionismo e a Cézanne, gli ultimi in cui insegue la rappresentazione della velocità, della relazione dinamica tra spazio e tempo, della città moderna – temi tipici del Futurismo. I maestri, le mostre, l’approdo alla scultura. I giornali che parlano della sua vita e della sua scomparsa, Marinetti e il Manifesto del Movimento Futurista.

I bozzetti preparatori, i diari e l’Atlante in cui raccolse un gran numero di ritagli, relativi soprattutto a riproduzioni artistiche. Documenti inediti ritrovati di recente negli archivi della Biblioteca Civica di Verona raccontano l’artista.

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Vado spesso a visitare le mostre in esposizione a Palazzo Reale e questa è stata sicuramente la migliore che mi sia capitata. Solitamente sono esposizioni difficili da comprendere, con poche spiegazioni che non riescono ad essere così esaustive e penetranti. Qui, al contrario, ci si trova di fronte ad una mostra completa, che avvicina al pittore protagonista. Non confonde chi non si è mai accostato alla sua arte, anzi incuriosisce.

Si tratta di un artista che ha toccato con mano la città di Milano, da cui ha potuto attingere e a cui è stato in grado di donare molto. La rappresenta anche in alcuni suoi dipinti.

Ancora una volta, io sono quella che fa le cose all’ultimo momento. Questa mostra è visitabile dal 23 marzo e chiuderà questo weekend: domenica 10 luglio è l’ultimo giorno in cui sarà possibile godersi Boccioni, tutto in un unico luogo. Ma, se capitate a Milano e avrete voglia di passare qualche ora al fresco, è la scelta giusta!

Con il biglietto della mostra, poi, si può visitare anche il Museo del Novecento, a pochi metri di distanza. Anche se è aperto tutto l’anno, è sempre una buona idea, da vedere e rivedere!

Eventi

I grandi fotografi e l’Italia

Vedere l’Italia dagli anni Trenta ad oggi attraverso gli occhi di grandi fotografi stranieri è interessante. Passo dopo passo, camminando tra gli ambienti espositivi creati nella grande sala di Palazzo della Ragione, si vede un’Italia che muta e allo stesso tempo rimane uguale a se stessa.

A partire da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa e gli altri fondatori dell’Agenzia Magnum, si passeggia per i vicoli di Napoli, le calle di Venezia e i resti romani della capitale. Si passa dal bianco e nero al colore in modo fluido e lo stile tipico dei singoli fotografi è esaltato dai soli tre o quattro scatti esposti.

La sovrapposizione di un numero spropositato di immagini del giapponese Hiroyuki Musuyama avvicina le sue immagini di Venezia ai dipinti di Turner. Gli interni dei palazzi del potere di Roma ritratti da Jordi Bernardó mettono in soggezione l’osservatore. La luce della Toscana è unica e magica per Joel Meyerowitz e i suoi scatti sembrano veri dipinti.

Ma non sono solo i paesaggi a fare da protagonisti. I campi di calcio, i turisti sulla Costiera Amalfitana, le ragazze che giocano sulla spiaggia di Rimini negli anni Ottanta e un uomo che si droga a Napoli dipingono un’Italia ancor più umana.

La lista dei grandi nomi esposti è lunga, quasi quanto il tempo necessario a gustarla come merita. E, anche se è l’ultimo weekend disponibile e ci sarà un po’ di coda all’ingresso, vale davvero la pena visitarla!

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http://palazzodellaragionefotografia.it/exhibition/grand-tour-italia-viaggio-nel-nostro-paese-attraverso-80-anni-di-grandi-fotografie/

http://www.magnumphotos.com/

Italia

Brera e l’Orto

Quando si nomina Brera, io penso all’arte. Fino agli anni Cinquanta e Sessanta questo era il quartiere degli artisti, poco raccomandabile e che accoglieva le migliori menti creative dell’epoca.

Oggi gli artisti se ne sono andati e rimangono antiquari, negozi di alta moda ed etnici, pub e ristoranti ancora anticonformisti. Ma il suo fascino Brera non accenna a perderlo!

A proposito di arte, è a Palazzo Brera che hanno sede la famosa Accademia delle Belle Arti e la Pinacoteca. Questa, uno dei più importanti musei italiani, espone opere d’arte medievale e rinascimentale. Voluta da Napoleone Bonaparte, contiene capolavori come Il Cristo Morto di Mantegna, la Pala Montefeltro di Piero della Francesca e Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello.

Anche se non siete amanti dei dipinti di questo periodo storico, almeno una volta nella vita la Pinacoteca va visitata. Personalmente, sono la collezione Jesi e la Fiumana di Pellizza da Volpedo che amo vedere. La collezione espone dipinti del XX secolo, tra cui opere di Modigliani e Boccioni, che si avvicinano di più ai miei interessi.

Palazzo Brera, sorto su un convento trecentesco, verso la fine del Settecento fu trasformato da Maria Teresa d’Austria in uno degli istituti culturali più progressisti dell’epoca. Unì l’Osservatorio Astronomico e la Biblioteca all’Orto Botanico e, alcuni anni dopo, all’Accademia di Belle Arti.

L’Orto si trova sul retro del Palazzo. All’inizio avrebbe dovuto essere al servizio di studenti di medicina e farmacia con le sue piante officinali, poi si è trasformato in un angolo nascosto della città dove è possibile trovare un’importante collezione botanica con specie rare e da conservare. Oggi, nei suoi 5000 metri di superficie, per metà è occupato dalle lunghe e strette aiuole Settecentesche e per il resto è un prato circondato da grandi alberi.
Suggestivo nonostante la nebbia e il freddo, trasmette pace e tranquillità pur essendo al centro della città. E con la primavera deve essere ancora più bello!

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www.brera.beniculturali.it

Eventi

La Storia, la Fotografia, le Esplorazioni

National Geographic è sempre National Geographic.

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Il nome di per sé a me fa sognare. Viaggiare, esplorare il mondo. La National Geographic Society è nata per questo. E il magazine per raccontarlo. E le fotografie… Be’, le fotografie pubblicate sulla rivista non solo hanno raccontato la storia delle esplorazioni, dell’uomo, degli animali e della terra, ma hanno fatto la storia. I grandi fotografi raccontano le guerre, le conquiste scientifiche, le esplorazioni dei luoghi più alti e profondi del globo.

La Society ha lo scopo di ispirare le persone ad occuparsi del pianeta dal 1888. Supporta finanziariamente esploratori emergenti ed ha contribuito a scoperte epocali.
Grazie al sostegno della Society, Hiram Birgham riscoprì Machu Picchu e il suo successo fu oggetto di un numero intero del magazine nel 1913. Mentre io scrivo, il giornalista Paul Salopek sta camminando dall’Etiopia al Sud America sulle orme dei primi uomini in un viaggio che dovrebbe durare 7 anni.
I più grandi fotografi hanno lavorato per National Geographic e questo, senza alcun dubbio, gli ha permesso di fare la storia. E di passare alla storia.

Tra le tante mostre di National Geographic e di fotografi divenuti famosi grazie al magazine, l’ultima l’ho visitata a Milano. Al Museo di Storia Naturale sono in mostra 150 scatti che illustrano la storia della National Geographic Society, dalla sua fondazione ad oggi.

Le immagini sono divise in sezioni, come la storia, le esplorazioni in mare, sulla terra, nell’aria. Le esplorazioni della scienza, gli scatti epici. Dalle prime foto pubblicate sul magazine, dipinte a mano come quella di Eliza Scidmore del Giappone o con donne a seno nudo come quella degli Zulu, questa è la storia di una grande istituzione.

La fotografia è un’arte alla portata di tutti, ma che non sempre sappiamo usare al meglio. Come in tutte le professioni, lo scatto della vita potrebbe non arrivare mai. O magari il volto di una giovane ragazza afghana in un campo profughi in Pakistan potrebbe essere davvero lo scatto che porta all’ambita copertina della rivista e alla celebrità. Steve McCurry per me è un genio. Amo le sue foto, i suoi ritratti, il suo modo di porsi nei confronti della fotografia. Come ho scritto in un articolo precedente, “…Taking pictures is above all about telling a story” a suo parere. Ed io concordo.
Per quanto lo stimi, anche gli altri non sono da meno. E i loro soggetti insieme a loro. La foto di Jane Goodhall e lo scimpanzé neonato, storica e dolce, mi emoziona ogni volta che la vedo.

Jane Goodhall

Quella di James Cameron che esce dal suo sommergibile dopo aver raggiunto la Fossa delle Marianne in solitaria mi agita, pur sapendo che è andata a finire bene, nonostante gli imprevisti. La folla che assiste al lancio dell’Apollo 11 mi fa pensare che avrei voluto essere presente anch’io in quel momento di svolta per la storia dell’uomo.
La storia la scriviamo tutti i giorni, è vero. Ma ci sono momenti del passato ai miei occhi così unici che potervi partecipare sarebbe un privilegio.

Perciò, andate a visitare questa mostra. Il potere delle immagini è incalcolabile. E foto di questo tipo devono essere viste almeno una volta nella vita!

Non tutti amano la fotografia o il viaggio o l’esplorazione, ma tutti siamo in certa misura curiosi di conoscere ciò che ci circonda. E se non siete fan sfegatati di questa rivista, non possedete i cofanetti di gran parte delle edizioni italiane, non comprate National Geographic in ogni lingua possibile solo per poterli guardare e leggere da cima a fondo, cogliete l’occasione per avvicinarvi a questo mondo fantastico! Che, tutto sommato, è solo una fotografia del mondo reale in cui viviamo ogni giorno.

La mostra resterà aperta fino al 14 febbraio 2016. Nel biglietto è compreso anche l’ingresso al Museo di Storia Naturale, quindi se non l’avete mai visto approfittatene. È sempre uno dei più importanti musei naturalistici d’Europa!

http://www.nationalgeographic.com/
http://www.nationalgeographic.it/
http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2015/10/29/foto/mostra_milano_storia_fotografia_esplorazioni-2818447/1/
http://www.comune.milano.it/dseserver/webcity/Documenti.nsf/webHomePage?OpenForm&settore=MCOI-6C5J9V_HP

http://outofedenwalk.nationalgeographic.com/