Diari di viaggio · Spagna

La città dei tori e il fiume splendente

Pamplona è sovraffollata solo a metà luglio, quando si svolge la famosa corsa dei tori. La settimana di San Firmino deve essere il delirio, tra gli stretti vicoli della città vecchia. In tutto il mondo è conosciuta per quei giorni di follia collettiva, in cui abitanti e turisti corrono per le strade insieme ai tori rischiando di morire incornati. È tradizione. Una barbarie, per me, come la corrida.

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Ma noi arriviamo quando è già tornata ad essere la tranquilla cittadina di provincia che è nel resto dell’anno. Poco più di mezza giornata è sufficiente per visitarla. Passarvi una serata tra i pinchos bar è piacevole.

Noi passeggiamo per la città vecchia. Vediamo l’arena, le mura e alcune chiese. Il centro storico è circondato da fortificazioni a forma di stella, in molte zone trasformate in parchi.

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Pamplona

La casa comunale, da cui il sindaco annuncia ogni anno l’inizio delle celebrazioni della Settimana di San Firmino, si affaccia su una piccola piazza da cui passa anche il Cammino di Santiago. Sono 750 i chilometri percorsi da migliaia di pellegrini e viaggiatori che, con la conchiglia al collo e il tipico bastone, partono da Roncisvalle e raggiungono Santiago.

Curiosi, andiamo a Roncisvalle. L’avevo immaginata diversa. Il suo nome richiama alla mente la “Chanson de Roland“, la letteratura cavalleresca e Carlo Magno. Pensavo ad un paesino di montagna, come quelli alpini. Invece si esaurisce con un monastero e i ricoveri per i pellegrini che da qui partono per seguire il Cammino.

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Monastero di Roncesvalles

Si possono visitare il chiostro e la chiesa, ma nulla di più. Sì, c’è una cappella che si dice sia stata costruita sul luogo dove sarebbe morto Rolando. Ma questo è tutto.

Più graziosa è Ochagavía, dove il ponte pedonale sul fiume, i vicoli acciottolati e i fiori rossi sui davanzali sono il tipico scenario del paese di montagna.

Ujué è un borgo medievale fortificato, color miele. Sulla cima di una collina, silenzioso.  Anche l’Iglesia de Santa María è fortificata, in stile gotico e romanico. La vista che si apre dal camminamento. Si dice che qui sia conservato il cuore di Carlo Magno. È il morbido color sabbia a ricordarmi Mardin, nel sud-est della Turchia.

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Ujué

Il castello di Olite, quasi del tutto ricostruito negli anni ’30 come era in origine, si riconosce da lontano. Se prima era il nome a richiamare scene epiche di cavalieri e battaglie, qui è la vista del castello a far pensare a principesse imprigionate nelle torri, draghi sputa fuoco e coraggiosi cavalieri.

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Palazzo Reale di Olite

Torri merlate, giardini pensili, balconi da cui si ammirano i vigneti a perdita d’occhio. Un tuffo nel Medioevo e nei romanzi fantasy!

È il Parco di Urbasa però a lasciarci senza fiato. Non menzionato nella mia guida turistica, ci è stato consigliato da un’amica. E che consiglio fantastico!

La passeggiata è piacevole, anche se il caldo è soffocante. Il Rio Urederra forma laghetti e cascate in mezzo al bosco così suggestivi che vale la pena sudare per raggiungerli! Ma appena scorgiamo il primo ci si riempiono occhi e cuore! Lo spettacolo è mozzafiato!

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Mi ricordano molto le foto dei Laghi di Plitvice, in Croazia. Il rumore dell’acqua è rilassante, libera dalla stanchezza. Non ci si può avvicinare e non si può fare il bagno nel fiume, ma lo spettacolo è davvero unico! E di per sé rigenerante.

Circondati da soli visitatori spagnoli, seguiamo il sentiero lungo il fiume, passando da un laghetto all’altro, accompagnati dallo scrosciare dell’acqua azzurra come fosse un cielo terso illuminato dal sole di mezzogiorno. Completamente circondati da verde e marrone degli alberi e del sentiero in terra battuta.

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Parco Nacional de Urbasa

Ci fermiamo ad Artavia, dove si può fare il bagno nel fiume, anche se l’acqua è gelida. Sembra una piscina, da tanto è calma l’acqua. E stare seduti nel prato, guardarla e ascoltarla è sempre un piacere!

 

Informazioni pratiche:

  • A Pamplona, buonissima base per visitare sia i Pirenei che il Parco Nazionale di Urbasa, ci sono dei parcheggi gratuiti al di fuori del centro storico, che si raggiunge in pochi minuti con un’ascensore. Questi si trovano in Calle Rio Arga.

    Bar Restaurante Jatetxea
    San Nicolás, Cocina Vasca
    C/San Nicolás, 13
    Pamplona/Iruña
    Tel. 948 221319

  • Per il parco di Urbasa, anche Estella è una piccola cittadina lungo il Cammino di Santiago in cui può essere piacevole fermarsi.

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    EstellaBar Restaurante Izarra
    Caldereria, 20
    Estella/Navarra
    Tel. 948 550024

    All’ufficio turistico si possono trovare informazioni ed opuscoli utili riguardo tutta la regione.

  • Per iniziare la passeggiata che porta ai laghetti si segue la strada NA-7178 fino a Baquedano. Non si paga l’ingresso al parco, ma per parcheggiare l’auto il costo di 3 euro per l’intera giornata.

http://www.parquedeurbasa.es/
http://www.turismo.navarra.es/

Italia · Piemonte

Ritorno al Medioevo

Un salto nel passato, nel Medioevo. Un universo parallelo fatto di ciottoli grigi, portoni marroni e vicoli vuoti. Un’altura nella pianura biellese. 13000 metri quadrati cinti da mura. Un’ambientazione da puro romanzo giallo, di quelli che ti tengono attaccato al libro perché vuoi capire chi è il colpevole. E ci siamo io, la macchina fotografica e un gattone arancione che scappa non appena mi vede, in un sabato mattina d’inizio ottobre.

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Il ricetto di Candelo fu costruito tra il XII e il XIV secolo. Si tratta di una fortificazione collettiva, usata durante la guerra come rifugio temporaneo per la popolazione e, in tempo di pace, per conservare vino e granaglie. All’interno delle mura ci sono circa 200 cellule, quasi tutte mai abitate in pianta stabile e oggi appartenenti a privati ed enti pubblici. Pare che alcune siano usate come atelier da vari artisti.

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In passato il vino si conservava nelle cantine, dove la temperatura si manteneva costantemente tra i 12 e i 15°C, clima ideale per la sua produzione. Le granaglie stavano al piano superiore, secco e caldo, non comunicante con i sotterranei.

Alla fine di maggio il borgo viene invaso dai fiori e sono sicura che i colori primaverili lo rendano ancor più bello. Le “rue”, le vie lastricate con i ciottoli provenienti dal vicino torrente Cervo, sono strette e lineari. Si incrociano a formare una scacchiera e i portoni e le finestre sbarrate mi affascinano. Si vedono le torri, di cui l’unica a pianta quadrata è quella rivolta a nord-ovest.

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È verso questa costruzione che pendono tutte le strade del borgo, perché è da qui che le acque superficiali defluiscono. Tra gli isolati noto degli stretti passaggi, utili per il ricircolo dell’aria, lo scolo delle acque piovane e anche come strutture per l’alleggerimento degli edifici.

È rimasto un brevissimo tratto di camminamento, da cui si vede la pianura sottostante. L’unico rumore lo sento avvicinandomi alla cinta muraria: oltre ai miei click, si percepisce lo sfrecciare delle auto lungo la superstrada, in lontananza.

Le viti che si arrampicano sulle case, le foglie verdissime, danno un tono di colore al paesaggio un tantino cupo. Per il suo fascino e il suo stato di conservazione ottimale, è annoverato tra i borghi più belli d’Italia. E ne ha tutte le ragioni!

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Informazioni utili sul Ricetto, il paese e gli eventi le trovate a questi indirizzi:

  • www.comune.candelo.bi.it
  • www.borghipiubelliditalia.it/borghi-details?view=village&id=60