Roma

La cupola più bella: il Pantheon

L’Italia per me è sempre stata la casa in cui mi sentivo poco a casa. Ho sempre avuto la smania di muovermi, di spostarmi lontano, di scoprire il mondo e farlo anche velocemente, probabilmente alla ricerca del “mio” posto. Poi, esattamente da un mese a questa parte, sono stata costretta a fermarmi per colpa di un virus, uno di quei microscopici esserini che, nel corso dei miei studi, mi hanno sempre affascinata tanto per le loro capacità di adattamento e mutazione. E questo particolare Coronavirus mi ha obbligata e mi costringerà a rimanere a casa e non volare dall’altro lato del mondo ancora per un bel po’.

Avevo iniziato ad apprezzare il Paese in cui sono nata quando sono riuscita ad allontanarmi per un periodo abbastanza lungo da sentirne la mancanza, o meglio da parlarne con orgoglio e voglia di mostrarlo al mondo. Si è acceso in me il desiderio di parlare a tutti delle sue infinite bellezze spesso trascurate, della sua storia millenaria, delle radici e degli ideali su cui l’Italia si fonda, della perfezione della lingua che parliamo e della letteratura che i nostri predecessori hanno prodotto. Un sentimento che non avrei mai immaginato di poter sviluppare, un’emozione a cui ho ripensato tanto in queste settimane di lock-down.

E, dopo aver visto le immagini della Città eterna deserta come neanche durante la notte la si può vedere, ho deciso che era giunto il momento di parlare di uno dei miei luoghi del cuore, dove l’immensità della storia antica e contemporanea, della cultura e dell’arte fanno sì che l’unica reazione possibile sia il silenzio. E’ questo il luogo che, per me, meglio riassume Roma, come Città Eterna, che si reinventa e rinasce dopo qualsiasi difficoltà: il Pantheon.

Pantheon, Roma

La prima volta che sono stata a Roma avevo 14 anni, era luglio e il caldo era soffocante. Le rovine romane e le opere d’arte le ho amate subito, la città invece ci ho messo molto più tempo ad apprezzarla: per riuscire a innamorarmene, ho avuto bisogno di visitarla da sola e in compagnia, scoprirne angoli reconditi e musei poco frequentati, andare a teatro e passeggiare per i parchi, vederla nelle diverse stagioni, ma soprattutto diventare più grande. Oggi torno a Roma a ogni occasione disponibile, che sia un biglietto del treno a poco prezzo o un’amica straniera che va a visitarla proprio mentre io ho dei giorni liberi.

Tuttavia, il luogo che preferisco della città eterna rimane sempre il Pantheon. La sua cupola è la più bella che abbia mai visto e l’unica che proprio non mi dimentico. Che si voglia o meno visitare, se si è in giro con me non lo si può evitare! Quest’edificio possente ricorda più una fortezza che un tempio romano o una chiesa e, quando si entra, trasmette un senso di immensità e leggerezza, con la luce che penetra attraverso l’oculo e riempie lo spazio. I raggi del sole cadono morbidi sulle pareti e sul pavimento, soffici come la neve quando si posa sull’erba, ne accarezzano gli interni. E questo mi fa rimanere ogni volta in silenzio, con la bocca spalancata e gli occhi rivolti in alto, in ammirazione!

La cupola del Pantheon è stata modello per le successive chiese cristiane e moschee musulmane d’Europa e del Mediterraneo. Dal peso di 5.000 tonnellate, tra le cupole in calcestruzzo rimane tutt’oggi la più grande del mondo per dimensioni: 43,44 metri di diametro, una semisfera che si inserirebbe perfettamente all’interno dell’edificio se venisse rivoltata.

Cupola del Pantheon, Roma, luglio 2019

Il Pantheon venne fondato nel 27 a.C. dal genero di Augusto Marco Vipsanio Agrippa, come ricorda l’iscrizione sulla facciata. Il nome dell’edificio è la traslitterazione del termine greco  πάνϑεον e ne spiega la funzione: si tratta di un tempio dedicato a tutti (παν-) gli déi (ϑεός), passati, presenti e futuri. A seguito di alcuni incendi, fu fatto ricostruire dall’imperatore Adriano tra il 118 e il 125 d.C. Si tratta di uno dei pochi edifici di epoca classica a sopravvivere quasi integro grazie alla sua conversione nella basilica cristiana di Santa Maria ad Martyres nel VII secolo.

Oggi è la chiesa che ospita le spoglie dei primi due re d’Italia, Vittorio Emanuele II e suo figlio Umberto I accompagnato dalla consorte, la regina Margherita. Insieme a loro, ci sono le tombe di artisti illustri, tra cui Raffaello Sanzio.

Pantheon

La facciata con il colonnato, l’edificio circolare e soprattutto la grande cupola rimangono simboli indiscussi della capitale. Proprio dalla forma del Pantheon prende il nome la piazza antistante, Piazza delle Rotonda. Colorata e vivace, di norma brulica di persone a qualsiasi ora del giorno, 365 giorni l’anno, affollata dai tavolini dei caffè da cui si può osservare il via vai di turisti che passeggiano e scattano infinite fotografie.

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Piazza della Rotonda

«Il più bel resto dell’antichità romana è senza dubbio il Pantheon. Questo tempio ha così poco sofferto, che ci appare come dovettero vederlo alla loro epoca i Romani»

Stendhal, Promenades dans Rome, 1829

E voi, siete mai stati a Roma? Ma, soprattutto, avete visitato il Pantheon?
Vi parlo della Città eterna in altri articoli pubblicati negli anni sul blog, dove potrete trovare suggerimenti e racconti delle mie peregrinazioni per le vie della capitale. Andate a leggerli!

Informazioni pratiche:

  • Ingresso gratuito.
  • Orari:
    • Da lunedì a sabato 8.30-19.30 (ultimo ingresso alle 19.15);
    • Domenica 9.00-18.00.
  • In metro, la fermata più vicina è Barberini (linea A).
  • In autobus, la fermata più vicina è Largo di Torre Argentina.
  • Per ulteriori informazioni, il sito internet ufficiale.
Emilia Romagna · Italia

Una giornata a Reggio Emilia

L’Emilia Romagna è sicuramente una delle regioni italiane che merita di essere visitata anche solo per assaggiarne le specialità culinarie. La storia, i palazzi, la movida estiva della riviera romagnola sono tutte buone ragioni per trascorrervi un fine settimana, ma cosa c’è di meglio di buon vino, tortellini, tigelle, salumi, parmigiano e chi più ne ha, più ne metta?

Attraversata dalla via Emilia, fondata per volere del console Marco Emilio Lepido in epoca romana e patria di Ludovico Ariosto, Reggio nell’Emilia è il capoluogo della regione, una città che attira ancora pochi turisti e sta lavorando per “farsi un nome” grazie a eventi e promozione turistica. Conosciuta come la Città del Tricolore, per lungo tempo è vissuta nell’ombra di altri centri, quali Parma, Bologna, Ravenna, più celebri e ricchi di luoghi da visitare. Ma una giornata alla scoperta di Reggio sarà piacevole e interessante.

Il centro storico della città è un susseguirsi di piazze collegate da strade porticate e sulle quali si affacciano gli edifici più importanti e i musei che meritano di essere visitati.

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Piazza Martiri del 7 Luglio

Piazza Martiri del 7 Luglio è stata pedonalizzata solo nel 2008 e ricorda, con il suo nome, i cinque operai che furono uccisi proprio qui nel 1960, durante una manifestazione. L’ampia facciata ottocentesca del teatro Valli si specchia nella fontana e domina l’area, frequentata a qualsiasi ora del giorno. L’edificio che accoglie i Musei Civici fin dal 1830 venne costruito nel Duecento come convento ed è attiguo alla chiesa di San Francesco. Al pian terreno, i musei riportano indietro nel tempo non solo per i reperti esposti: la disposizione delle collezioni, da quella archeologica a quella del grande scienziato settecentesco Lazzaro Spallanzani, sono disposte in maniera confusa e quasi prive di pannelli esplicativi. Tuttavia si tratta di un’esperienza affascinante per gli amanti dei musei che espongono curiosità, un po’ meno forse per quelli che si aspettano di imparare qualcosa di nuovo e preciso negli ambiti della storia, della scienza o della cultura.

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Museo Civico

Poco lontano, la Galleria Parmeggiani espone la collezione di mobili, dipinti e tessuti appartenuta a Luigi Parmeggiani, proprietario anche dell’edificio gotico-rinascimentale che lui stesso fece costruire per esporre i propri cimeli negli anni Trenta.

In piazza Prampolini si trovano il Duomo e il Municipio, all’interno del quale ha sede il Museo del Tricolore. La chiesa è dedicata a santa Maria Assunta e i primi documenti che attestano l’esistenza di una cattedrale nella zona risalgono al IX secolo. Caratterizzato da un melange di stili, dal romanico al barocco, i lavori per la costruzione dell’edificio che vediamo oggi cominciarono nel XIII secolo e furono completati solo nel XVIII.

Il palazzo del Comune venne edificato all’inizio del Quattrocento e la sala più nota è quella del Tricolore, dove, il 7 gennaio 1797, nacque la bandiera d’Italia. Nel corso della visita al Museo del Tricolore è possibile vedere anche questa sala, mentre nelle altre è ben illustrata la storia della bandiera che oggi rappresenta l’Italia e degli altri stendardi che, nei secoli, sono stati il simbolo dei diversi regni, ducati, principati della penisola.

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Sala del Tricolore

Altre due sono le piazze della città da raggiungere per completare l’itinerario: piazza San Prospero, su cui si affaccia l’omonima basilica, e piazza Fontanesi, dove si tiene il mercato del sabato mattina. La Basilica di San Prospero risale al 997 e ospita al suo interno dipinti di autori del Cinquecento, secolo in cui venne restaurata per la prima volta. Da citare è anche la Basilica della Ghiara, su Corso Garibaldi, affrescata dai migliori artisti emiliani del XVII secolo.

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Basilica di San Prospero

A poca distanza in automobile dal centro, la stazione mediopadana dell’alta velocità è una vera e propria opera d’arte moderna che merita un’occhiata, soprattutto se non l’avete mai vista attraversandola con il treno.

Cosa non perdere in breve:

  • Museo del Tricolore e Musei civici: www.musei.re.it
  • Le piazze più belle della città:
    • Piazza Martiri del 7 Luglio;
    • Piazza Prampolini;
    • Piazza San Prospero.
  • Basiliche:
    • Duomo;
    • San Prospero;
    • Basilica della Ghiara.

Per maggiori informazioni: https://turismo.comune.re.it/en/homepage

L’ufficio turistico, dove è possibile trovare mappe e informazioni riguardanti le mostre temporanee, gli orari dei musei e suggerimenti per la visita, si trova di fianco al Municipio.

Italia · Lago di Garda

Il Vittoriale degli Italiani

Memento audere semper. D’Annunzio: un mito, un personaggio folle come i protagonisti dei suoi scritti, un poeta in tutto ciò che faceva. Un uomo che cercava l’eccesso, l’emozione, il simbolo del decadentismo italiano. Il vate.

Nato a Pescara nel 1863, morì a Gardone Riviera nel 1938, nella sua casa che aveva sede all’interno del complesso del Vittoriale, la villa che ha fatto propria nel vero senso del termine, in cui ha rappresentato se stesso e il proprio estro artistico attraverso l’architettura e gli arredi. Chi penserebbe a far incastonare nel proprio giardino la Regia Nave Puglia, donatagli dalla Marina Militare nel 1923? Chi sarebbe così narcisista da farsi seppellire in un Mausoleo collocato sulla sommità della collina che è parte del parco della propria villa, insieme a legionari ed eroi fiumani a lui cari? Solo un personaggio come D’Annunzio è stato in grado di lasciarci in eredità un luogo tanto particolare e spettacolare, capace di attrarre orde di turisti ogni giorno.

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Valletta dell’Acqua Pazza

L’autore de Il piacere e dei componimenti dedicati a Ermione fece erigere il complesso del Vittoriale tra il 1921 e il 1938, su progetto dell’architetto Giancarlo Maroni. La sua dimora aveva il compito di rappresentare la “vita inimitabile” che lui stesso si era costruito e celebrare le imprese degli italiani svoltesi nel corso della Prima Guerra Mondiale. Esteso su una superficie di nove ettari, il Vittoriale degli Italiani pullula di rimandi religiosi e militari.

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La villa e Star di Jacques Villeglé

L’abitazione del poeta è chiamata Prioria e, già dal suo ingresso, ricorda una chiesa: le scale, la luce fioca e la colonna che separa coloro che vi penetrano in due gruppi. Le stanze si susseguono seguendo un percorso labirintico, attraverso sale d’attesa per gli ospiti non voluti, una stanza completamente dedicata alla grande passione di D’Annunzio, la musica, le camere funerarie e quelle in cui invece il poeta scriveva, studiava e dormiva. Un’accozzaglia di oggetti, l’uno sull’altro, con un minimo spazio per muoversi. La creazione di un’opera d’arte che lo rappresentasse all’interno di casa propria. La citazione della Divina Commedia sul soffitto della stanza da letto; il narcisismo estremo dello scrittore che fa costruire una stanza appositamente pensata per le sue esequie come fosse una chiesa, dotata di altare; la collezione di libri, edizioni antiche e contemporanee delle più grandi letterature mondiali. I bagni all’avanguardia per un’abitazione della prima metà del Novecentro, con i sanitari in ceramica e grandi tavoli coperti da innumerevoli oggetti per la toilette. In tutto ciò manca una stanza per gli ospiti: nessuna delle sue amanti avrebbe potuto fermarsi per la notte. E nonostante qui la sua amata Eleonora Duse non mise mai piede, i richiami alla sua persona sono numerosi. Lo Schifamondo, il nuovo edificio destinato a diventare residenza del poeta, non venne completato prima della sua morte e oggi accoglie il museo che racconta la storia di D’Annunzio eroe. Nell’auditorium è appeso l’aeroplano Ansaldo S.V.A., utilizzato per il celebre volo su Vienna.

Il parco è immenso e stupendo. Lungo il percorso che conduce al Mausoleo, da cui si gode una magnifica vista sul lago, si incontra il MAS 96. Questa imbarcazione venne utilizzata per mettere in atto la cosiddetta Beffa di Buccari: nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918 proprio a bordo del MAS 96, lo stesso d’Annunzio insieme a Costanzo Ciano e Luigi Rizzo, attaccò le truppe austriche presso la baia di Buccari e dimostrò la loro incapacità di coordinazione, risollevando il morale dell’Italia dopo la disfatta di Caporetto. Lungo il percorso si incontrano svariate opere scultoree, il laghetto delle Danze, aree di giardino adibite a frutteto e roseto, un anfiteatro e molto altro.

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Laghetto delle Danze

Un luogo in cui trascorrere una mezza giornata tra storia e poesia, sulle orme di colui che fu un grande scrittore, un narcisista incallito e uno dei più attivi politici e militari dell’inizio del Novecento.

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«Dentro da questa triplice cerchia di mura, ove tradotto è già in pietre vive quel libro religioso ch’io mi pensai preposto ai riti della patria e dei vincitori latini chiamato
Il Vittoriale»

Il libro segreto, G. d’Annunzio, 1935

Informazioni pratiche:

  • Luogo: Gardone Riviera.
  • Orari di apertura:
    • Dal 15 marzo al 14 ottobre 2019:
      • Parco: dalle 9 alle 19, chiusura del parco alle 20;
      • Musei: dalle 9 alle 19.30;
      • Visite guidate alla Prioria: dalle 9.30 alle 19 (con partenza ogni 10-15 minuti).
    • Dal 14 ottobre 2019:
      • Parco: dalle 9 alle 16, chiusura del parco alle 17;
      • Musei: dalle 9 alle 16.45 (sabato alle 17.15);
      • Visite guidate alla Prioria: dalle 9 alle 16 (con partenza ogni 10-15 minuti).
  • Biglietti:
    • Percorso completo (con visita guidata della Prioria):
      • Tariffa intera: 16 €;
      • Tariffa ridotta (fino a 18 anni e over 65): 13 €.
    • Percorso parco:
      • Tariffa intera: 10 €;
      • Tariffa ridotta: 8 €.
    • Percorso parco e musei:
      • Tariffa intera: 13 €;
      • Tariffa ridotta: 11 €.
  • Per ulteriori informazioni, il sito internet ufficiale: www.vittoriale.it
Italia · Liguria

Primavera al sapore di mare

I colori. Sono sempre i colori a catturare la mia attenzione e a darmi un senso di pace. Il vociare dei visitatori non è in grado di distrarmi dal senso di tranquillità che le case con le facciate pastello e il sottofondo dell’acqua del mare in movimento mi concedono. I vicoli stretti dei borghi, le scalinate che scendono al mare, gli scorci che si aprono dietro gli angoli, che non ti aspetti, tutti da fotografare.

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Il mare in primavera è forse il migliore che ci sia. L’estate è nell’aria, ma non c’è ancora la folla che fugge in vacanza a trasformare le terre liguri in una Milano trasferita un po’ più a sud. Il sole è alto nel cielo, ma si riesce comunque a non scottarsi, anche senza crema solare. La luce per le foto è quasi sempre perfetta. E anche solo il pesce fresco vale il viaggio.

Un weekend organizzato all’improvviso, per saziare la fame altrettanto improvvisa di mare, cielo blu e vacanza.

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Porto Venere sul lungomare e nelle viette del borgo è un susseguirsi di ristoranti e piccoli negozi di souvenir. Tavolini fuori, barche pitturate di fresco e il rumore degli acchiappasogni in vendita, fatti con le conchiglie. Superate le case colorate, ci si trova tra le mura della postazione difensiva, sopra lo sperone di roccia che si allunga verso l’isola Palmaria. Montale ne cita la chiesa, le cui vestigia originarie risalgono al V secolo, nella poesia dedicata all’amata Porto Venere.

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Porto Venere

Anche Lord Byron si lasciò ispirare dal paesaggio che si apre attraverso la roccia della costa, la quale si estende, alta e frastagliata, verso Riomaggiore e Manarola.
Lo sguardo si perde nel blu del Mediterraneo e del cielo dall’alto delle mura.

Manarola la bella sembra fiorisca dalla roccia, con i suoi colori. Il verde delle piante, le facciate vivaci, tutte diverse, accostate in maniera apparentemente casuale, ma armoniosa. La roccia grigia che affiora dal mare e dà vita al borgo.

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Manarola

Si passeggia fino ad un piccolo paradiso fiorito, il giardino curato da volontari manarolesi da cui si ha una vista stupenda sul paese. All’inizio le barche portate in secca, parcheggiate, ci accompagnano. Nel mare, in basso, ci sono tanti impavidi che fanno il bagno.

Riomaggiore penso abbia conquistato la prima posizione, nella mia classifica di quale sia la più bella Terra delle famose Cinque. Forse sono state le barche impilate tra cui bisogna passare per raggiungere l’acqua, forse che lo sbocco al mare è il più stretto e quindi il più suggestivo, ai miei occhi.

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Sono rimasta con la bocca aperta, in un enorme sorriso. Anche solo a ripensarci, mi dà un senso di pura felicità!

La via principale, che porta dal parcheggio alla stazione, è molto più ampia di quelle delle altre Terre. Poi si entra in un passaggio stretto, angusto, solo pedonale, se si vuole raggiungere il mare. E quando si esce dal buio del tunnel, un’intera tavolozza di colori brillati e variegati attira lo sguardo in ogni direzione!

Camminare reprimendo il desiderio di girarsi ad ogni passo per non perdere di vista i colori delle case è difficile. Ma lo sforzo è ripagato dalla bellissima visione d’insieme, che si coglie dopo pochi passi fatti seguendo la via che conduce sulla punta dello sperone roccioso che si allunga tra le onde.

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Riomaggiore

Italia

Duemila anni di storia in poche ore

DAY 3

Quartiere EUR e centro storico.

Visto il futuro architetto che viaggia con me, visitiamo il Colosseo Quadrato all’EUR.

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Colosseo Quadrato

Questo quartiere è l’unica zona della città di Roma che ha goduto di una pianificazione urbana prima di essere edificata. Mussolini fece costruire il Palazzo della Civiltà Italiana per celebrare la grandezza dell’Italia e, dagli anni Trenta, non deve essere poi cambiato molto. L’architettura razionalista di solito non mi piace (forse perché non mi piace chi l’ha fatta realizzare…), ma questa volta devo ammettere che i giochi di luci creati dagli archi del Palazzo Quadrato sono spettacolari!

Ora in affitto a Fendi, ospita una mostra temporanea sulla storia della grande casa di moda italiana dal marchio FF, “Fun Fur“. Allestita benissimo, si apre con un video che ne racconta la lunga vita.

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Fondata nel 1925 da Adele Casagrande ed Edoardo Fendi, già negli anni Trenta la sua fama superò i confini nazionali. Karl Lagerfeld fu coinvolto nella creazione dei loro capi e accessori come stilista emergente nel 1946 e la stretta collaborazione continua ancora oggi. A questa introduzione seguono un suggestivo labirinto di tavolette ricoperte di pelliccia di differenti disegni e forme e un percorso sensoriale in cui si possono toccare i diversi generi di tessuto utilizzati.

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La sala degli specchi, in cui si è circondati dai piccoli charms che Fendi vende per personalizzare le proprie borse è entusiasmante!
Chiudono lo spettacolo i filmati della sfilata organizzata letteralmente sulle acque della Fontana di Trevi per la collezione autunno-inverno 2016-2017.

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The Artisans of Dreams

Prorogata, può essere visitata fino all’11 dicembre 2016, avendo così anche la possibilità di accedere al pian terreno del Colosseo Quadrato. Se siete a Roma, approfittatene!

Prendiamo la metropolitana fino al Colosseo e da qui camminiamo in lungo e in largo per il centro storico. Vediamo l’Arco di Costantino, i Fori e Piazza Venezia.

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Colosseo

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Foro Romano

Proseguiamo per Via del Corso, direzione Pantheon.

Il Pantheon è sempre emozionante, il mio posto preferito di Roma. Ha una storia interessante e la cupola avvolge il visitatore: tra i giochi di luce ci si perde, quando si alza lo sguardo ai cassettoni.

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Nonostante i suoi quasi duemila anni di vita, la cupola in calcestruzzo non armato è ancora la più grande del mondo fatta con questo materiale. Edificato da Marco Agrippa nel 27 a.C., l’edificio fu danneggiato da due incedi alla fine del I secolo d.C e venne fatto ricostruire dall’imperatore Adriano tra il 120 e il 124 d.C. Trasformato da “tempio di tutti gli dei” a basilica cristiana all’inizio del VII secolo, è così sopravvissuto fino al giorno d’oggi.

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Pantheon

Proseguiamo verso Piazza Navona, dove le tre fontane sono di un bianco candido e splendente. Per la Fontana dei Quattro Fiumi, si dice che la rappresentazione del Rio della Plata alzi un braccio in segno di difesa in direzione della Chiesa di Sant’Agnese in Agone, il cui architetto, Francesco Borromini, era rivale dello scultore Bernini.

Piazza Navona, Roma - Italia

Piazza Navona

A Campo dei Fiori c’è ancora qualche bancarella del mercato e la piazza è più viva che mai, con i bar e i ristoranti che si aprono lungo il suo perimetro.

Beviamo un caffè buonissimo alla Tazza d’Oro, vicino al Pantheon. Poi continuiamo con Montecitorio, Piazza Colonna e Piazza della Pietra, un altro dei miei luoghi favoriti della capitale.

Fontana di Trevi brilla come non mai, da tanto è bianca dopo anni di pulizia. Raggiungiamo Piazza Barberini e la chiesa di Trinità dei Monti, da cui ci godiamo un tramonto superbo sui tetti e le cupole della Città Eterna.

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Piazza Barberini

Scendiamo la Scalinata di Piazza di Spagna fino alla Barcaccia, ci dirigiamo verso Piazza del Popolo e l’Ara Pacis, visibile anche dall’esterno.

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Trinità dei Monti

Dopo questa lunga passeggiata, torniamo su Via del Corso fino alla Galleria Alberto Sordi, dove ci riscaldiamo un po’ prima di una stupenda cena dalla zia in cui scopro la mia nuova passione per la scamorza affumicata!

Per concludere il sabato sera nel migliore dei modi, usciamo per un bicchierino di sambuca allo storico Bar Calisto di Trastevere, più che sovraffollato a mezzanotte!

 

La mostra di Fendi, “The Artisans of Dreams“, è aperta tutti i giorni dalle 10.00 alle 20.00 ed è ad ingresso gratuito.

Perfetta per un pranzo veloce, a base di pizza al taglio:

Bottega Rocchi forno e cucina
Via del Caravita, 9
Poco lontano del Pantheon, Roma
www.bottegarocchi.it

Per il caffè, invece, è inevitabile fermarsi qui:

La Casa del Caffè Tazza d’Oro
Via degli Orfani, 84
Pantheon, Roma

Per un drink a Trastevere, un’istituzione:

Bar Calisto
Piazza San Calisto, 4
Trastevere, Roma

 

Italia

Vacanze Romane

Non sono la donna dei colpi di fulmine, non lo sono mai stata. Le persone che mi conoscono bene possono confermarlo. Io pondero, pure troppo a volte. Che si parli di amore per un uomo, un paese o un libro, poco cambia.

E Roma ci ha messo anni a convincermi che il nostro fosse amore.

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Trastevere

Lei ha fatto la sua parte: eterna, sempre pronta ad accogliermi.
Io ho fatto la mia: ci ho provato e riprovato, fino a che quest’anno posso dire che il cuore mi si riempie di gioia a nominarla, che i miei occhi brillano quando ne parlo o semplicemente la penso, che vorrei passare almeno una parte della mia vita in sua compagnia, senza doverla lasciare dopo qualche giorno di vacanza.

È amore. Puro amore. E le persone che le altre volte sono riuscite ad non farmela piacere così tanto, questa volta non si sono fatte vedere (quasi completamente). Solo dolci giovani, dalla barba nera e il sorriso amabile. Una zia bionda con l’accento romano. Qualche venditore ambulante che ai miei “No, grazie” ha risposto con un bel “Grazie a te, buona giornata”.

Un sogno italiano alla Liz Gilbert che mi ha colta di sorpresa. E forse ancora più prezioso, per rendermi conto di quanto sia cambiata io, i miei occhi e il modo in cui guardo il mondo. Ma soprattutto quanto una buona dose di fastidio possa trasformarsi in amore.

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Trastevere

Nonostante i turisti, i romani cafoni e il caos invivibile… That’s Amore.

DAY 1

Dopo due lunghe ore di aria condizionata sul Freccia Rossa, arrivo alla stazione di Termini. Sbaglio bus, ma alla fine raggiungo Trastevere. La mia amica ha già trovato il ristorante perfetto per la cena: Buff.

Mangiamo un risotto da far trasecolare e tonnarelli cacio e pepe buonissimi, accompagnati da due calici di vino. Come dessert, ricottine dolci con visciole e mandorle tostate. Fantastico!

Passeggiamo per Trastevere, ci fermiamo in un bar e torniamo a casa a riposare abbastanza presto.

BUFF
Via San Francesco a Ripa, 141/B
Trastevere, Roma
Tel. 06 5819667
info@ilbuff.com
ilbuff.com

DAY 2

Città del Vaticano.

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Decidiamo che è meglio visitare il Vaticano oggi, di venerdì. Durante il weekend Piazza San Pietro sarà ancor più affollata…

Passeggiamo attraverso tutta Trastevere, fino a raggiungere il famoso Cupolone. I vicoli sono bellissimi, romantici. Soprattutto quelli attraversati dai rampicanti. Vediamo la bella Villa Farnesina dall’esterno, con il suo giardino e le piante di limone, la facciata bianca e luminosa.

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Villa Farnesina

Arriviamo a Piazza San Pietro, che pullula di pellegrini arrivati qui per il Giubileo.

Sinceramente, reputo un grande spreco di risorse tutti questi volontari che hanno il compito di indicare quale sia la strada giusta per raggiungere la Porta Santa… Con tutte le persone che hanno bisogno di aiuto, anche a pochi passi da qui, è davvero follia!

Dopo quasi due ore di coda, entriamo ai Musei Vaticani. È la terza volta che li visito: si sa, non c’è due senza tre! Ma per un po’, per quanto mi possano piacere, eviterei di tornarci per qualche anno.

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Lo Scalone, a doppia spirale elicoidale di G. Momo

La Cappella Sistina è sovraffollata, come sempre. Non riesco a distogliere lo sguardo dal Giudizio Universale. La volta affrescata è spettacolare, ma così lontana che lo sguardo vola di continuo in altre direzioni. Amo il blu dei lapislazzuli e quando lo osservo è come se tutto diventasse silenzioso e gli affreschi mi avvolgessero. I colori sono vivi, stupendi! Camminando con il naso all’insù, sento il pavimento irregolare sotto le suole delle scarpe. Sugli affreschi delle pareti il color oro brilla. Sono stupendi, ma è come fossero oscurati dal Giudizio Universale e dai dipinti della volta.

Le sculture del Cortile Ottagono sono le mie preferite e il corridoio del Museo Chiaramonti mi fa tornare indietro di dieci anni, al liceo e ai busti antichi, i ritratti dei filosofi e degli imperatori.

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Arno

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Laocoonte

La galleria delle Carte Geografiche venne allestita nel Cinquecento e, vista la mia passione per il viaggio, è uno dei miei luoghi preferiti all’interno dell’immenso complesso museale. 40 carte poco più grandi di 3 x 4 m, dipinte sulle pareti destra e sinistra divise come se il corridoio fosse solcato dagli Appennini. Ci sono l’Italia Romana, quella Nova e i possedimenti papali. Queste carte rappresentano un geografia all’avanguardia, aderente agli ideali cristiani, in cui il territorio è concepito come abitato da popolazioni, ognuna con le proprie peculiarità.

Dopo un trancio di pizza mangiato camminando, ci siamo messe in coda per la Basilica di San Pietro. Superati i controlli di sicurezza, come per incanto, siamo solo noi due ad attraversare il portone d’ingresso principale. Tutti scelgono la Porta Santa (e credo involontariamente, per lo più). All’interno si sente recitare il rosario e per questo non possiamo avvicinarci all’abside.

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Basilica di San Pietro

La cupola non è illuminata – una delusione inimmaginabile! Ma la pietà di Michelangelo e l’immensità della Basilica rimangono sempre spettacolari. Lascia senza fiato.

Piazza San Pietro illuminata, nel buio del tardo pomeriggio, è bellissima!

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Per la visita ai Musei Vaticani, se si ha poco tempo a disposizione, vale la pena prenotare i biglietti sul sito internet. Con un leggero aumento del costo del biglietto, si salta la coda e in pochi minuti ci si ritrova a vagare per le infinite sale dei palazzi che li costituiscono.

http://www.museivaticani.va/

Italia · Liguria

E se andassimo a Genova?

In una giornata di pioggia e musei gratuiti, abbiamo cercato il sole a Genova. E l’abbiamo trovato!

Passeggiare per i carruggi è sempre bello, un po’ come perdersi per le calle veneziane. Mangiamo la focaccia e andiamo fino al porto antico. È una passeggiata molto piacevole quella sul lungomare, nonostante la folla. Anche solo guardare l’acqua, che sia salata o dolce, ha sempre un forte potere rilassante sulla mia mente.

Vicino all’acquario entriamo nel vascello che fu costruito negli anni ’80 come set del film “I Pirati” di Roman Polanski. Mi ha fatta sentire così tanto una pirata in cerca di avventure che mi è venuta subito voglia di fare una maratona de “I pirati dei Caraibi“, non potendomi imbarcare!

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Quasi perfettamente funzionante, il Neptune è stato progettato e costruito in Tunisia. Venne poi portato a Cannes per promuovere il film durante il festival e alla fine ormeggiato qui, al Ponte Calvi, dove può essere visitato.

Poco lontano dal mare, ha sede il bellissimo Palazzo Reale della città. Costruito nel XVII secolo dalla dinastia Balbi, fu ampliato dai Durazzo nel corso del secolo successivo, prima di essere acquistato dai Savoia.

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Le volte dei salotti e delle gallerie sono affrescate e decorate con stucchi in stile barocco e rococò. Le pareti pullulano di dipinti, alcuni dei quali prodotti da artisti del calibro di Anton Van Dyck.

Il Re Sole, che possedeva Versailles, aveva un rivale anche qui per la sua stupenda galleria degli specchi. Più piccola rispetto a quella parigina, è però altrettanto magnifica.

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La visita al palazzo porta immediatamente alla famosa galleria, la sala più spettacolare dell’intero complesso. Poi, attraverso le camere da letto di re e regina, la sala del trono e quella delle udienze, si arriva fino al gigantesco balcone che si affaccia al mare. Tempo fa il palazzo era collegato direttamente alla Darsena, poi è stata costruita la sopraelevata che si insinua tra lo sguardo del visitatore e il Mediterraneo.

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La facciata del palazzo non è bellissima e dalla strada che si percorre per raggiungerlo non si nota neppure, essendo parte del continuo susseguirsi di edifici. Ma gli ambienti interni, scenografici come quelli di qualsiasi palazzo reale, meritano una visita. Passeggiare tra il lusso dei vecchi sovrani è sempre piacevole!

http://www.palazzorealegenova.beniculturali.it/

Italia · Lago di Como

Sotto il sole d’autunno…

Dove il Lago di Como finisce, a nord, c’era una grande palude e la malaria aveva la meglio su coloro che cercavano di colonizzarla. Gli Austriaci ne iniziarono la bonifica a metà dell’Ottocento con il progetto di rettificare l’Adda, il fiume che alimenta il lago più profondo d’Italia. È il Pian di Spagna, oggi una riserva naturale.

La strada che passava a fianco della piana è stata per secoli un luogo strategico: un confine sensibile già per i Romani, collegamento tra i territori germanici, oltre le Alpi, e la penisola.

È nel Seicento che per volere dell’allora governatore di Milano, il Conte di Fuentes, fu costruito il primo forte. Dalla storia travagliata, oggi è in rovina, ricoperto da rampicanti verdi e decorato da foglie dai colori autunnali.

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Il Conte di Fuentes doveva impedire l’espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie, l’attuale Canton Grigioni. I soldati ospitati erano 300 e ogni mese ne erano necessari di nuovi, almeno una trentina. Il 10% della guarnigione rimaneva inevitabilmente vittima della palude e andava incontro alla morte o era tanto debilitato da non riuscire più a combattere. Il governatore volle l’edificazione di una chiesa, baluardo di una cristianità che si opponeva anche spiritualmente ai protestanti.

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C’erano un mulino, la ghiacciaia e una grande cisterna, sulla cima della collina, che doveva essere riempita trasportando l’acqua a dorso di mulo. Avrebbero garantito la sussistenza delle truppe in caso di assedio. Data la pessima salubrità dell’area, però, il governatore non alloggiò mai nel palazzo che si era fatto costruire all’interno del forte.

Conteso nel corso di tutta la propria storia, fu conquistato dai franco-piemontesi nel 1736 e distrutto alla fine del Settecento dalle truppe napoleoniche.

La strada che si percorre oggi per raggiungerlo è stata creata per trasportare l’artiglieria pesante nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Lo storico ingresso era la grandiosa porta ad arco di cui si vedono oggi i resti: rivolta a sud, sembra quella di un fastoso palazzo medievale. L’angolo più suggestivo del forte, in grado di richiamare alla mente i grandi poemi cavallereschi del Cinquecento.

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In questa direzione, a poca distanza, fu costruito il Forte Montecchio Nord.

Tra il 1912 e il 1914 si temeva un’avanzata da nord delle truppe austro-ungariche, ma non avvenne mai.

Oggi, in perfetto stato di conservazione, se ne visitano la polveriera, gli alloggi di soldati e ufficiali, la sala di comando. Si raggiungono i quattro cannoni di medio calibro in grado di ruotare a 360° e raggiungere una gittata massima di 13,6 km. Dall’interno se ne può osservare il perfetto sistema di comando, dall’esterno si vedono da vicino le cupole, che proteggevano armi e personale. Si tratta delle postazioni originali meglio conservate di tutto il continente!

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Oltre ai forti, tra le “6 stelle del Lario” secondo la Provincia di Lecco c’è anche l’Abbazia di Piona.

Stella non molto, a mio parere. Per quanto possa avere grande importanza dal punto di vista storico e, per alcuni, spirituale, non è riuscita colpirmi. Nell’ordinato silenzio, non mi ha suscitato emozioni forti, al contrario delle ville, i borghi, le passeggiate che ho fatto lungo il lago negli ultimi anni.

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Il complesso fu priorato per lungo tempo, nascosto da una collina e  affacciato sul lago. Di colore grigio chiaro, circondato dal verde. Con un giardino degli ulivi e una breve discesa che porta fino all’acqua, il suo chiostro è grazioso, piccolo e un po’ cupo. Si vedono resti di affreschi e scene della vita quotidiana dei monaci scolpite sui capitelli delle colonne che lo circondano.

Pare che qui esistesse già una comunità di eremiti nel VII secolo, mentre è nell’XI che vi si trasferirono monaci riformati provenienti da Cluny. In stile romanico lombardo, il silenzio mistico in cui è immerso non fu mai interrotto, neanche dagli eserciti che passavano lungo la strategica via controllata dai forti.

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I forti sono aperti da Pasqua ad inizio novembre, solo durante il weekend e nei giorni festivi. Si possono visitare acquistando un biglietto cumulativo valido per l’intera stagione.

L’abbazia, invece, è ad ingresso gratuito ed è utile cercare la storia su internet prima di visitarla, perché priva di cartelli esplicativi. Gli orari sono più ampi: è aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.

www.piandispagna.it
http://fortedifuentes.it
www.fortemontecchionord.it
www.abbaziadipiona.it

La scelta è ampia, ci sono luoghi per tutti i gusti lungo le rive del lago. Dunque… Enjoy!

Italia · Piemonte

Ritorno al Medioevo

Un salto nel passato, nel Medioevo. Un universo parallelo fatto di ciottoli grigi, portoni marroni e vicoli vuoti. Un’altura nella pianura biellese. 13000 metri quadrati cinti da mura. Un’ambientazione da puro romanzo giallo, di quelli che ti tengono attaccato al libro perché vuoi capire chi è il colpevole. E ci siamo io, la macchina fotografica e un gattone arancione che scappa non appena mi vede, in un sabato mattina d’inizio ottobre.

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Il ricetto di Candelo fu costruito tra il XII e il XIV secolo. Si tratta di una fortificazione collettiva, usata durante la guerra come rifugio temporaneo per la popolazione e, in tempo di pace, per conservare vino e granaglie. All’interno delle mura ci sono circa 200 cellule, quasi tutte mai abitate in pianta stabile e oggi appartenenti a privati ed enti pubblici. Pare che alcune siano usate come atelier da vari artisti.

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In passato il vino si conservava nelle cantine, dove la temperatura si manteneva costantemente tra i 12 e i 15°C, clima ideale per la sua produzione. Le granaglie stavano al piano superiore, secco e caldo, non comunicante con i sotterranei.

Alla fine di maggio il borgo viene invaso dai fiori e sono sicura che i colori primaverili lo rendano ancor più bello. Le “rue”, le vie lastricate con i ciottoli provenienti dal vicino torrente Cervo, sono strette e lineari. Si incrociano a formare una scacchiera e i portoni e le finestre sbarrate mi affascinano. Si vedono le torri, di cui l’unica a pianta quadrata è quella rivolta a nord-ovest.

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È verso questa costruzione che pendono tutte le strade del borgo, perché è da qui che le acque superficiali defluiscono. Tra gli isolati noto degli stretti passaggi, utili per il ricircolo dell’aria, lo scolo delle acque piovane e anche come strutture per l’alleggerimento degli edifici.

È rimasto un brevissimo tratto di camminamento, da cui si vede la pianura sottostante. L’unico rumore lo sento avvicinandomi alla cinta muraria: oltre ai miei click, si percepisce lo sfrecciare delle auto lungo la superstrada, in lontananza.

Le viti che si arrampicano sulle case, le foglie verdissime, danno un tono di colore al paesaggio un tantino cupo. Per il suo fascino e il suo stato di conservazione ottimale, è annoverato tra i borghi più belli d’Italia. E ne ha tutte le ragioni!

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Informazioni utili sul Ricetto, il paese e gli eventi le trovate a questi indirizzi:

  • www.comune.candelo.bi.it
  • www.borghipiubelliditalia.it/borghi-details?view=village&id=60

 

Italia · Liguria

Focaccia e camogliesi al Rum

Mi piace andare a Camogli. Soprattutto in primavera, nel weekend. Quando abbiamo voglia di vedere il mare o mangiare la focaccia, veniamo qui. È legata a ricordi davvero Felici, forse per questo mi piace tanto.

I vicoli acciottolati, il pesce fritto nei cartocci, il castello della Dragonara. Il lungomare abbracciato dalle case di colori pastello che salgono su per la collina e il porticciolo – amo sedermi sulla spiaggia con i sassi levigati  dall’acqua ad osservare l’orizzonte, mi rilassa.

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La mia focacceria preferita è “Cose Buone”, dove vendono anche i camogliesi, dolcetti un po’ per tutti i gusti. Potete comprare calamari, alici, gamberi e fritto misto take away sopra il porto, al “Semmu Friti”. Di bar e ristoranti ce ne sono tantissimi, la maggior parte davvero buoni!

Le giornate che riescono ad essere ancor più caotiche di una domenica di agosto sono quelle del secondo weekend del mese di maggio, in occasione della Sagra del Pesce. Da 65 anni ormai si cucinano in una pentola di 3,8 metri di diametro circa 30000 porzioni di pesce fritto nell’arco di una sola giornata (meglio, in meno di 6 ore!).

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Per i vicoli ci sono bancarelle che vendono ogni sorta di prodotti artigianali e cibo proveniente da ogni regione d’Italia. Il sabato sera i fuochi d’artificio sono spettacolari e, subito dopo, sulla spiaggia, vengono accesi due falò, uno per ogni quartiere di Camogli, il Porto e il Pineto. Quello più bello e duraturo, costruito con materiali di recupero raccolti in paese, vince la competizione. L’anno scorso c’erano uno squalo e l’Arca di Noè, quest’anno Iron Man e il deposito di Zio Paperone.

Falò

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Così si festeggia San Fortunato, patrono dei pescatori.

Per mangiare il pesce fritto nello storico pentolone bisogna prendere il biglietto e mettersi in coda: questione di ore e chilometri, quasi. Noi non abbiamo ancora avuto il coraggio di metterci in fila, né qui né allo stand gastronomico allestito in una piazzetta affacciata sul porto. Abbiamo comprato i cartocci di “Semmu Friti” e mangiato seduti sulle scale che portano al mare.

Il castello della Dragonara si può visitare e, ogni anno diversa, nelle settimane che precedono la sagra, viene allestita una mostra temporanea riguardante questa festività.
È del comune di Camogli che fa parte anche la splendida abbazia di San Fruttuoso, che si raggiunge a piedi o in battello da Camogli e Portofino.

Sagra del Pesce 2016

Sagra del Pesce 2016

http://www.camogliedintorni.it/

Take away “Semmu Friti”
Via Piero Schiaffino, 22
Camogli
Tel. 348 8817524

Ristorante “Sâ”
Via Piero Schiaffino, 5
Camogli
Tel. 0185 774512
saristorante@gmail.com