Italia · Lago di Como

Sotto il sole d’autunno…

Dove il Lago di Como finisce, a nord, c’era una grande palude e la malaria aveva la meglio su coloro che cercavano di colonizzarla. Gli Austriaci ne iniziarono la bonifica a metà dell’Ottocento con il progetto di rettificare l’Adda, il fiume che alimenta il lago più profondo d’Italia. È il Pian di Spagna, oggi una riserva naturale.

La strada che passava a fianco della piana è stata per secoli un luogo strategico: un confine sensibile già per i Romani, collegamento tra i territori germanici, oltre le Alpi, e la penisola.

È nel Seicento che per volere dell’allora governatore di Milano, il Conte di Fuentes, fu costruito il primo forte. Dalla storia travagliata, oggi è in rovina, ricoperto da rampicanti verdi e decorato da foglie dai colori autunnali.

dsc_0495

Il Conte di Fuentes doveva impedire l’espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie, l’attuale Canton Grigioni. I soldati ospitati erano 300 e ogni mese ne erano necessari di nuovi, almeno una trentina. Il 10% della guarnigione rimaneva inevitabilmente vittima della palude e andava incontro alla morte o era tanto debilitato da non riuscire più a combattere. Il governatore volle l’edificazione di una chiesa, baluardo di una cristianità che si opponeva anche spiritualmente ai protestanti.

dsc_0488

C’erano un mulino, la ghiacciaia e una grande cisterna, sulla cima della collina, che doveva essere riempita trasportando l’acqua a dorso di mulo. Avrebbero garantito la sussistenza delle truppe in caso di assedio. Data la pessima salubrità dell’area, però, il governatore non alloggiò mai nel palazzo che si era fatto costruire all’interno del forte.

Conteso nel corso di tutta la propria storia, fu conquistato dai franco-piemontesi nel 1736 e distrutto alla fine del Settecento dalle truppe napoleoniche.

La strada che si percorre oggi per raggiungerlo è stata creata per trasportare l’artiglieria pesante nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Lo storico ingresso era la grandiosa porta ad arco di cui si vedono oggi i resti: rivolta a sud, sembra quella di un fastoso palazzo medievale. L’angolo più suggestivo del forte, in grado di richiamare alla mente i grandi poemi cavallereschi del Cinquecento.

dsc_0436

In questa direzione, a poca distanza, fu costruito il Forte Montecchio Nord.

Tra il 1912 e il 1914 si temeva un’avanzata da nord delle truppe austro-ungariche, ma non avvenne mai.

Oggi, in perfetto stato di conservazione, se ne visitano la polveriera, gli alloggi di soldati e ufficiali, la sala di comando. Si raggiungono i quattro cannoni di medio calibro in grado di ruotare a 360° e raggiungere una gittata massima di 13,6 km. Dall’interno se ne può osservare il perfetto sistema di comando, dall’esterno si vedono da vicino le cupole, che proteggevano armi e personale. Si tratta delle postazioni originali meglio conservate di tutto il continente!

dsc_0043

Oltre ai forti, tra le “6 stelle del Lario” secondo la Provincia di Lecco c’è anche l’Abbazia di Piona.

Stella non molto, a mio parere. Per quanto possa avere grande importanza dal punto di vista storico e, per alcuni, spirituale, non è riuscita colpirmi. Nell’ordinato silenzio, non mi ha suscitato emozioni forti, al contrario delle ville, i borghi, le passeggiate che ho fatto lungo il lago negli ultimi anni.

dsc_0505

Il complesso fu priorato per lungo tempo, nascosto da una collina e  affacciato sul lago. Di colore grigio chiaro, circondato dal verde. Con un giardino degli ulivi e una breve discesa che porta fino all’acqua, il suo chiostro è grazioso, piccolo e un po’ cupo. Si vedono resti di affreschi e scene della vita quotidiana dei monaci scolpite sui capitelli delle colonne che lo circondano.

Pare che qui esistesse già una comunità di eremiti nel VII secolo, mentre è nell’XI che vi si trasferirono monaci riformati provenienti da Cluny. In stile romanico lombardo, il silenzio mistico in cui è immerso non fu mai interrotto, neanche dagli eserciti che passavano lungo la strategica via controllata dai forti.

dsc_0515

I forti sono aperti da Pasqua ad inizio novembre, solo durante il weekend e nei giorni festivi. Si possono visitare acquistando un biglietto cumulativo valido per l’intera stagione.

L’abbazia, invece, è ad ingresso gratuito ed è utile cercare la storia su internet prima di visitarla, perché priva di cartelli esplicativi. Gli orari sono più ampi: è aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.

www.piandispagna.it
http://fortedifuentes.it
www.fortemontecchionord.it
www.abbaziadipiona.it

La scelta è ampia, ci sono luoghi per tutti i gusti lungo le rive del lago. Dunque… Enjoy!

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 4: itinerari lungo i fiumi

Se volete visitare l’abbazia di Sticna, ricordatevi di arrivare in anticipo rispetto all’orario di inizio della visita guidata o non troverete nessuno ad attendervi. È possibile visitare da soli la chiesetta, che si trova alle spalle del monastero, raggiungendola dopo aver varcato una porta ad arco dal soffitto affrescato.

Per raggiungere la cittadina di Novo Mesto si può seguire un itinerario che costeggia il fiume Krka. In ogni cittadina si vedono bancarelle in legno, simili a piccoli chalet senza pareti dove i commercianti possono esporre la propria merce da vendere. Lungo la strada ci siamo imbattuti in un paesino con un interessante mercato di prodotti locali, dal formaggio ai funghi secchi ai dolci tipici sloveni, come la Potica, un tipo di torta alle nocciole, miele e panna.
Costeggiando il Krka, tra campagna e minuscoli villaggi, si possono visitare chiesette e fortezze, come quella di Muljava o il castello di Zuzemberk. La prima, che dovrebbe custodire begli affreschi, era chiusa. E anche suonando al custode, come suggeriva la nostra guida, non siamo riusciti a visitarla. Ma il paesaggio si è rivelato bellissimo: le colline verdi, il fiume, i fienili e i piccoli agglomerati di case costituiscono vere immagini da cartolina.

1 (206)

A Novo Mesto si possono visitare la chiesa e il museo archeologico, oltre a vedere piazza principale. Il museo è molto interessante e anche abbastanza grande: le sale dedicate alla Grande Guerra approfondiscono la storia del primo Novecento non solo attraverso le spiegazioni, ma esponendo oggetti di vita quotidiana come borracce e macchine fotografiche.

Non molto lontano da qui, si trova la più piccola cittadina della Slovenia, costruita su un’isoletta nel mezzo del fiume Krki. Kostanjevika na Krki ha solo due strade, una per ogni senso di marcia, che ne collegano le estremità. Una chiesa, alcune vecchie pompe per l’acqua e molte casette la rendono suggestiva e tranquilla.
Sulla terraferma si trova il monastero, con la sua chiesetta antica e due piani di galleria d’arte in cui sono esposti dipinti di pittori sloveni del Novecento, alcuni davvero belli. Lungo il Krki si può vedere il principesco castello di Otočec, che oggi è diventato un albergo di lusso, ma non ha perso il suo fascino.

Facendo su e giù per monti e colline, seguendo il confine con la Croazia, noi siamo arrivati fino a Ptuj, nel nord est del Paese.