Croazia · Diari di viaggio

Advent u Zagrebu

Quattro giorni nella capitale croata. Il clima gelido che abbraccia le calde luci di Natale e i nostri bicchieri fumanti di vino rosso speziato. L’atmosfera natalizia che mi scalda ancor di più il cuore, quest’anno.

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La Croazia è un Paese in ripresa e Zagabria è una piccola capitale che cerca di attirare almeno qualcuno dei tanti turisti che amano le sue coste durante l’estate. Nell’architettura si vede la storia, chiara davanti agli occhi: il passato asburgico della città vecchia barocca, il potere della chiesa nel Kaptol e la forza del socialismo nei palazzi che circondano la Trg bana Jelačića.

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Le casette dei mercatini di natale sono in legno bianco, decorate con rami di pino verdi e lucine colorate. Con il buio ancor più belle! Le persone camminano, mangiano, chiacchierano, mentre i tram sferragliano sulle rotaie.

Nella seconda metà dell’800, Milan Lenuci progettò una serie di piazze e parchi disposte a ferro di cavallo, una di seguito all’altra: gli spazi pubblici erano delimitati da musei, gallerie, accademie e teatri. Voleva dare una nuova identità distintiva alla città. La sua idea non fu portata a compimento per intero, ma quelle che è riuscito a realizzare fanno sì che i mercatini di Natale si possano seguire proprio come un percorso che attraversa piazze e parchi. Le luci fungono da guida: appena queste si diradano se ne vedono subito altre in lontananza e si sa che direzione prendere.

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Da Trg bana Jelačića a Park J. J. Strossmayera, con un bersò che assomiglia incredibilmente a quello della serie televisiva “Gilmore Girls”, una delle mie preferite, fino a Trg kralja Tomislava. Qui si raggiunge la pista di pattinaggio più suggestiva che io abbia mai visto (e provato!). Una passeggiata sul ghiaccio per il parco, tra alberi illuminati a festa, panchine, una grande fontana intorno a cui volteggiare, fino al Padiglione dell’Arte, illuminato a giorno in maniera sublime. La musica natalizia in sottofondo, le persone che ridono e mangiano nelle casette circostanti. Un ice-park a dir poco perfetto!

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Se si arriva in treno il percorso inizia proprio da qui, perché al capo opposto del parco rispetto al Padiglione, dalla facciata color crema, c’è la stazione ferroviaria. La maggior parte degli stand vendono cibo cucinato al momento. Salsicce di tutti i generi da mettere nel panino insieme a tanti condimenti diversi, dolci fritule da ricoprire di cioccolato o caramello e l’immancabile vino kuhano, il nostro vin brûle.

La prima sera capitiamo per caso nella ulica che porta alla funicolare per salire alla città alta, la parte più antica di Zagreb. Qui cominciano i mercatini, con un grazioso concentrato di calorie che non possiamo esimerci dall’assaggiare: dopo tutte queste ore di viaggio, ce lo meritiamo!

In Trg bana Jelačića e Trg Europe la musica dal vivo non manca mai. Nelle strutture a forma di igloo ci sono cantanti e musicisti che producono continuamente nuvolette di fumo bianco, senza lasciarsi intimorire dalla temperatura che scende sotto gli 0°C.

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Siamo venuti per i mercatini, ma non solo, quindi visitiamo la città alta. La vista sulla cattedrale da Katarinin Trg è molto bella e gli organizzatori dell’evento ne sono così ben consapevoli che hanno costruito una vera e propria cornice che faccia da set per le foto ricordo dei visitatori! C’è anche una immensa sfera, di quelle con la neve che si muove all’interno quando le scuoti. Be’, qui viene soffiata in alto da un meccanismo automatico, ma il concetto è lo stesso. C’è la riproduzione della cattedrale di Zagabria all’interno e sullo sfondo quella vera.

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Anche tra le piazze della città vecchia, insieme ad improbabili musei come quello “Dei cuori infranti” e le più classiche collezioni di arte e storia naturale, ci sono degli stand che vendono cibo e regali di Natale.

La chiesa di San Marco, in Markov Trg, ha un bellissimo tetto colorato: leggendo la storia dei due stemmi rappresentati, quello della Croazia e quello di Zagreb, scopro che la kuna significa faina ed è raffigurata su tutte le monete!

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La Kamenita vrata è abbastanza inquietante, il vecchio ingresso orientale della città. Oggi è un santuario buio nel bel mezzo della strada dove qualcuno ha anche l’ammirevole coraggio di fermarsi a pregare!

La cattedrale del Kaptol, il quartiere sede delle istituzioni cattoliche della capitale, è imponente e austera. Il Dolac, il mercato che si tiene tutti i giorni, è bellissimo: frutta e verdura di mille colori sui banchi allineati uno a fianco all’altro a riempire l’intera piazza. Per gli appassionati di antiquariato, Britaniski Trg la domenica mattina è il luogo ideale. Tutti gli altri giorni, se come me amate i libri vecchi e dal fascino intramontabile, qui se ne trova un’amplissima scelta, anche in inglese e francese, per 5 kune o poco più!

In Trg maršala Tita c’è il bel Teatro nazionale, inaugurato nel 1890 dall’imperatore Francesco Giuseppe.

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L’opera di Meštrović, famoso scultore croato, La fontana della vita, è un intreccio di corpi in movimento perfetto.

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Nei sobborghi di Zagabria, il cimitero di Mirogoj ospita tutti gli abitanti della città, indipendentemente dalla loro fede. Ci sono tombe cattoliche, ortodosse, islamiche e anche socialiste. Il monumento al primo presidente della Croazia indipendente è luogo di pellegrinaggio, ornato da candele e fiori freschi. L’ingresso del cimitero sembra più quello di un castello.

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Progettato da H. Bollé nel 1876, dovrebbe essere ricoperto d’edera, che in questo periodo dell’anno è ormai secca. Ma è comunque molto scenografico: alti cancelli, mura e una grande cupola centrale. È rilassante, passeggiare nel silenzio, tra la foschia del mattino.

Con così poco tempo a disposizione non si può pensare di costruirsi un’idea precisa di una città o un Paese, anche leggendone tanto prima e dopo e vagabondando per le vie. Ancor di più non conoscendone la lingua, non potendo parlare con i propri vicini che fanno discorsi infiniti senza che tu capisca una parola di ciò che stanno dicendo. Parlare una lingua è già entrare in una mentalità diversa, una cultura. La lingua ne è parte, si plasmano a vicenda, sono intrise l’una dell’altra. Per quanto non posso aver capito molto di questo mondo a poca distanza da casa, mi è piaciuto. Molto. Mi ha fatta stare bene. E questa è la cosa più importante!

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Per informazioni utili riguardo i mercatini di Natale a Zagabria:
www.adventzagreb.com

Per quanto riguarda il cibo, noi ci siamo trovati molto bene. Praticamente tutti i piatti contengono carne o pesce, ma sono gustosi e ben cucinati. Oltre ai mercatini di Natale, si trovano tantissimi locali in Bogovićeva e Ulica Nicole Tesla.

Bistroteka (ristorante)
Ulica Nicole Tesla, 14
10000 Zagreb
+385 1 4837 711

Baltazar (ristorante)
Nova Ves, 4
10000 Zagreb
+385 1 4666 824

Caffè bar Atrij
Ulica Nicole Tesla, 7
10000 Zagreb
+385 1 4163 417

Kavatava (caffè)
Britaniski Trg, 1
10000 Zagreb
+385 99 224 4000

Le nostre colazioni al Kavatava sono state sublimi, tra pancakes, English breakfast e tè alla menta. Il locale è molto bello, vintage: vespe color oro come sgabelli, barili ridipinti come tavolini, una sala che pare l’interno di un aereo. È sempre affollato e la domenica mattina ci sono anche tavoli prenotati per la colazione. Gli scontrini li portano al tavolo dentro a vecchie guide turistiche! Vale la pena vederlo, almeno una volta.

Italia · Lago di Como

Sotto il sole d’autunno…

Dove il Lago di Como finisce, a nord, c’era una grande palude e la malaria aveva la meglio su coloro che cercavano di colonizzarla. Gli Austriaci ne iniziarono la bonifica a metà dell’Ottocento con il progetto di rettificare l’Adda, il fiume che alimenta il lago più profondo d’Italia. È il Pian di Spagna, oggi una riserva naturale.

La strada che passava a fianco della piana è stata per secoli un luogo strategico: un confine sensibile già per i Romani, collegamento tra i territori germanici, oltre le Alpi, e la penisola.

È nel Seicento che per volere dell’allora governatore di Milano, il Conte di Fuentes, fu costruito il primo forte. Dalla storia travagliata, oggi è in rovina, ricoperto da rampicanti verdi e decorato da foglie dai colori autunnali.

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Il Conte di Fuentes doveva impedire l’espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie, l’attuale Canton Grigioni. I soldati ospitati erano 300 e ogni mese ne erano necessari di nuovi, almeno una trentina. Il 10% della guarnigione rimaneva inevitabilmente vittima della palude e andava incontro alla morte o era tanto debilitato da non riuscire più a combattere. Il governatore volle l’edificazione di una chiesa, baluardo di una cristianità che si opponeva anche spiritualmente ai protestanti.

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C’erano un mulino, la ghiacciaia e una grande cisterna, sulla cima della collina, che doveva essere riempita trasportando l’acqua a dorso di mulo. Avrebbero garantito la sussistenza delle truppe in caso di assedio. Data la pessima salubrità dell’area, però, il governatore non alloggiò mai nel palazzo che si era fatto costruire all’interno del forte.

Conteso nel corso di tutta la propria storia, fu conquistato dai franco-piemontesi nel 1736 e distrutto alla fine del Settecento dalle truppe napoleoniche.

La strada che si percorre oggi per raggiungerlo è stata creata per trasportare l’artiglieria pesante nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Lo storico ingresso era la grandiosa porta ad arco di cui si vedono oggi i resti: rivolta a sud, sembra quella di un fastoso palazzo medievale. L’angolo più suggestivo del forte, in grado di richiamare alla mente i grandi poemi cavallereschi del Cinquecento.

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In questa direzione, a poca distanza, fu costruito il Forte Montecchio Nord.

Tra il 1912 e il 1914 si temeva un’avanzata da nord delle truppe austro-ungariche, ma non avvenne mai.

Oggi, in perfetto stato di conservazione, se ne visitano la polveriera, gli alloggi di soldati e ufficiali, la sala di comando. Si raggiungono i quattro cannoni di medio calibro in grado di ruotare a 360° e raggiungere una gittata massima di 13,6 km. Dall’interno se ne può osservare il perfetto sistema di comando, dall’esterno si vedono da vicino le cupole, che proteggevano armi e personale. Si tratta delle postazioni originali meglio conservate di tutto il continente!

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Oltre ai forti, tra le “6 stelle del Lario” secondo la Provincia di Lecco c’è anche l’Abbazia di Piona.

Stella non molto, a mio parere. Per quanto possa avere grande importanza dal punto di vista storico e, per alcuni, spirituale, non è riuscita colpirmi. Nell’ordinato silenzio, non mi ha suscitato emozioni forti, al contrario delle ville, i borghi, le passeggiate che ho fatto lungo il lago negli ultimi anni.

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Il complesso fu priorato per lungo tempo, nascosto da una collina e  affacciato sul lago. Di colore grigio chiaro, circondato dal verde. Con un giardino degli ulivi e una breve discesa che porta fino all’acqua, il suo chiostro è grazioso, piccolo e un po’ cupo. Si vedono resti di affreschi e scene della vita quotidiana dei monaci scolpite sui capitelli delle colonne che lo circondano.

Pare che qui esistesse già una comunità di eremiti nel VII secolo, mentre è nell’XI che vi si trasferirono monaci riformati provenienti da Cluny. In stile romanico lombardo, il silenzio mistico in cui è immerso non fu mai interrotto, neanche dagli eserciti che passavano lungo la strategica via controllata dai forti.

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I forti sono aperti da Pasqua ad inizio novembre, solo durante il weekend e nei giorni festivi. Si possono visitare acquistando un biglietto cumulativo valido per l’intera stagione.

L’abbazia, invece, è ad ingresso gratuito ed è utile cercare la storia su internet prima di visitarla, perché priva di cartelli esplicativi. Gli orari sono più ampi: è aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.

www.piandispagna.it
http://fortedifuentes.it
www.fortemontecchionord.it
www.abbaziadipiona.it

La scelta è ampia, ci sono luoghi per tutti i gusti lungo le rive del lago. Dunque… Enjoy!

Italia · Piemonte

Ritorno al Medioevo

Un salto nel passato, nel Medioevo. Un universo parallelo fatto di ciottoli grigi, portoni marroni e vicoli vuoti. Un’altura nella pianura biellese. 13000 metri quadrati cinti da mura. Un’ambientazione da puro romanzo giallo, di quelli che ti tengono attaccato al libro perché vuoi capire chi è il colpevole. E ci siamo io, la macchina fotografica e un gattone arancione che scappa non appena mi vede, in un sabato mattina d’inizio ottobre.

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Il ricetto di Candelo fu costruito tra il XII e il XIV secolo. Si tratta di una fortificazione collettiva, usata durante la guerra come rifugio temporaneo per la popolazione e, in tempo di pace, per conservare vino e granaglie. All’interno delle mura ci sono circa 200 cellule, quasi tutte mai abitate in pianta stabile e oggi appartenenti a privati ed enti pubblici. Pare che alcune siano usate come atelier da vari artisti.

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In passato il vino si conservava nelle cantine, dove la temperatura si manteneva costantemente tra i 12 e i 15°C, clima ideale per la sua produzione. Le granaglie stavano al piano superiore, secco e caldo, non comunicante con i sotterranei.

Alla fine di maggio il borgo viene invaso dai fiori e sono sicura che i colori primaverili lo rendano ancor più bello. Le “rue”, le vie lastricate con i ciottoli provenienti dal vicino torrente Cervo, sono strette e lineari. Si incrociano a formare una scacchiera e i portoni e le finestre sbarrate mi affascinano. Si vedono le torri, di cui l’unica a pianta quadrata è quella rivolta a nord-ovest.

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È verso questa costruzione che pendono tutte le strade del borgo, perché è da qui che le acque superficiali defluiscono. Tra gli isolati noto degli stretti passaggi, utili per il ricircolo dell’aria, lo scolo delle acque piovane e anche come strutture per l’alleggerimento degli edifici.

È rimasto un brevissimo tratto di camminamento, da cui si vede la pianura sottostante. L’unico rumore lo sento avvicinandomi alla cinta muraria: oltre ai miei click, si percepisce lo sfrecciare delle auto lungo la superstrada, in lontananza.

Le viti che si arrampicano sulle case, le foglie verdissime, danno un tono di colore al paesaggio un tantino cupo. Per il suo fascino e il suo stato di conservazione ottimale, è annoverato tra i borghi più belli d’Italia. E ne ha tutte le ragioni!

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Informazioni utili sul Ricetto, il paese e gli eventi le trovate a questi indirizzi:

  • www.comune.candelo.bi.it
  • www.borghipiubelliditalia.it/borghi-details?view=village&id=60

 

Italia

Brera e l’Orto

Quando si nomina Brera, io penso all’arte. Fino agli anni Cinquanta e Sessanta questo era il quartiere degli artisti, poco raccomandabile e che accoglieva le migliori menti creative dell’epoca.

Oggi gli artisti se ne sono andati e rimangono antiquari, negozi di alta moda ed etnici, pub e ristoranti ancora anticonformisti. Ma il suo fascino Brera non accenna a perderlo!

A proposito di arte, è a Palazzo Brera che hanno sede la famosa Accademia delle Belle Arti e la Pinacoteca. Questa, uno dei più importanti musei italiani, espone opere d’arte medievale e rinascimentale. Voluta da Napoleone Bonaparte, contiene capolavori come Il Cristo Morto di Mantegna, la Pala Montefeltro di Piero della Francesca e Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello.

Anche se non siete amanti dei dipinti di questo periodo storico, almeno una volta nella vita la Pinacoteca va visitata. Personalmente, sono la collezione Jesi e la Fiumana di Pellizza da Volpedo che amo vedere. La collezione espone dipinti del XX secolo, tra cui opere di Modigliani e Boccioni, che si avvicinano di più ai miei interessi.

Palazzo Brera, sorto su un convento trecentesco, verso la fine del Settecento fu trasformato da Maria Teresa d’Austria in uno degli istituti culturali più progressisti dell’epoca. Unì l’Osservatorio Astronomico e la Biblioteca all’Orto Botanico e, alcuni anni dopo, all’Accademia di Belle Arti.

L’Orto si trova sul retro del Palazzo. All’inizio avrebbe dovuto essere al servizio di studenti di medicina e farmacia con le sue piante officinali, poi si è trasformato in un angolo nascosto della città dove è possibile trovare un’importante collezione botanica con specie rare e da conservare. Oggi, nei suoi 5000 metri di superficie, per metà è occupato dalle lunghe e strette aiuole Settecentesche e per il resto è un prato circondato da grandi alberi.
Suggestivo nonostante la nebbia e il freddo, trasmette pace e tranquillità pur essendo al centro della città. E con la primavera deve essere ancora più bello!

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www.brera.beniculturali.it

Italia · Liguria

San Fruttuoso

La riviera ligure è un luogo affascinante. Le Cinque Terre, Portofino, Camogli. E tesori nascosti come San Fruttuoso. Più difficili da raggiungere, ma stupendi!

All’abbazia di San Fruttuoso si arriva solo a piedi o in battello. Camminando da Portofino e Camogli si attraversa il Parco di Portofino e si scende verso il mare.

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Secondo la tradizione più accreditata, l’edificio fu costruito nell’VIII secolo per conservare le reliquie di San Fruttuoso, che si dice protegga i naviganti. Ricostruito e ampliato, è merito di un’alluvione del 1915 se adesso ha anche una spiaggetta che la separa dal mare.

Durante l’estate ci sono folle di turisti che la visitano e, date le ridotte dimensioni della spiaggia, ne bastano pochi per riempirla.
Il mare però è uno specchio azzurro e, per unire sport, relax e cultura, è il posto migliore da visitare!

Arrivando al borgo, si passa vicino alla Torre dei Doria e dietro l’abbazia. Beni del FAI, si possono visitare entrambe. All’interno dell’abbazia si vedono i chiostri e le tombe dei Doria, mentre il museo espone ceramiche e documenti riguardanti la storia dell’edificio. Nella torre, invece, sono proiettati dei filmati.

La spiaggia, i quattro ristoranti e il molo di attracco per i battelli sono tutto ciò che c’è.
Se volete pranzare al ristorante è meglio prenotare in mattinata o appena arrivate sulla spiaggia. Essendo minuscoli, si riempiono subito!

Parlando di informazioni pratiche, i principali sentieri che si possono seguire per raggiungere San Fruttuoso partendo da Camogli sono due: uno passa da San Rocco e Pietre Strette, l’altro dalle Batterie.

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Parco di Portofino

Il primo è tutto nel bosco. Ci vogliono circa 3 ore per giungere alla meta. Da Camogli, si sale fino a San Rocco, lungo una scalinata circondata da muri a secco e alberi. Una volta raggiunte Pietre Strette, si comincia la ripida discesa verso San Fruttuoso.
Il secondo non l’ho mai fatto, ma conto di sperimentarlo presto. Ci è stato detto che non è complicato, ma seguendo la costa ed essendo sempre esposto al sole è meglio farlo presto al mattino o in giornate non particolarmente calde.
Sono necessari scarpe da trekking e acqua, magari uno snack da mangiare a metà della passeggiata. A San Rocco volendo c’è una fontanella in cui riempire le borracce, ma da lì in poi bisogna aspettare San Fruttuoso se non si ha nulla con sé.

Inoltre, da San Fruttuoso si può raggiungere a piedi o in battello anche Portofino, ma qui il parcheggio è molto più costoso ed è quindi più conveniente lasciare la macchina a Camogli o, in alternativa, a Portofino Vetta, dove la sosta è gratuita per i visitatori del Parco.

Per una bella escursione che non richiede più di una giornata, San Fruttuoso è davvero un’ottima idea!

Piccola, talvolta affollata, ma sempre davvero stupenda! Non ne rimarrete delusi!

www.sanfruttuoso.eu
www.fondoambiente.it
www.portofinotrek.com/trek