Diari di viaggio · Grecia

Oltre le montagne

Il venticello è fresco e le nuvole coprono il sole. Le spiagge sono vuote, ci sono solo ombrelloni piantati e lettini, ma niente persone. Dopo Sitia ci si lascia alle spalle la superstrada e si comincia a fare su e giù tra le montagne, ogni tanto si intravede il mare in lontananza, mentre si è circondati dal verde scuro degli arbusti. Come una porta per l’est, Sitia in questo periodo è silenziosa.

Sitia

Sitia

I ristoranti sono chiusi e si sente il rumore dell’acqua che scivola dolcemente contro il molo. Le barche si lasciano cullare dalle onde lente sullo sfondo di case bianche che si inerpicano sulla collina.

Le strade cominciano ad essere più strette e qualche volta tortuose. La spiaggia di Vái sembra nascere da un palmeto naturale, che lascia spazio alla sabbia solo negli ultimi metri e che bisogna attraversare per raggiungere il mare. Poco più a nord, Itanós è sorvegliata dalle vestigia di un’antica cittadina sopravvissuta fino all’epoca bizantina. Il mare è sempre cristallino, nonostante il cielo grigio.

Itanos

Itanós

Come una fortezza solitaria, emerge dal verde il Monastero di Toploú. Color miele, con le poderose mura di difesa, è stato un importante centro della Resistenza cretese nel corso del secondo conflitto mondiale.

Káto Zákros è uno dei quattro maggiori palazzi di epoca minoica. Con la stessa organizzazione architettonica degli altri, pare che qui si vivesse di commercio con l’Oriente più che di agricoltura. È l’unico ad affacciarsi ancora sul mare, in una baia rilassante e con tanti papaveri rossi che ne colorano i muri in rovina.

Lungo la strada che percorre la costa sud è tutto un sali e scendi, tra montagne brulle e baie assediate da case di vacanza. Ierápetra pare sia la città più meridionale dell’intero continente europeo, con il suo piccolo centro storico e la fortezza veneziana.

Ierapetra

Ierápetra

Gortina e Festo sono poco lontani l’uno dall’altro, ma non potrebbero essere più diversi.

La prima era la capitale della Creta romana, dove vennero scolpite le famose leggi del 480 a.C. Oggi si vedono alle spalle dell’odeon: 17000 caratteri che si leggono sia da destra a sinistra che viceversa, secondo il sistema bustrofedico. Regolavano questioni relative alla libertà individuale, alla proprietà e all’eredità.

Gortina, Odeon

Gortina

I templi dedicati a Iside e Sarapide, quello di Apollo e una basilica cristiana del V secolo, costruita dove subì il martirio San Tito, completano il quadro insieme al pretorio, centro amministrativo e residenza del governatore.

Festo invece è molto più antica. I primi edifici del magnifico palazzo minoico risalgono al 2000-1650 a.C. e pare siano stati fondati da Radamanto. Domina a perdita d’occhio il territorio circostante, dall’alto. Nel silenzio, con la luce morbida del tramonto che accarezza le antiche pietre rendendole quasi color pesca, è ancor più suggestivo.

Festo

Festo 1

Festo

Mátala è più bella la sera, circondata dal buio. È luci colorate, bar e musica con vista sul mar Libico e onde come sottofondo. Tutta alberghi e negozi che vendono accessori da spiaggia, si trova così vicino a Festo che i vacanzieri durante l’estate invadono volentieri il sito archeologico.

Matala

Mátala

Per essere soli è sufficiente spostarsi di un paio di chilometri: Agía Triáda è un magnifico sito archeologico solitario, sul  versante opposto della stessa collina rispetto a Festo. Piccolo, i resti del palazzo e del villaggio sono cospicui. I muri reali sono ancora in parte rivestiti di alabastro.

A Préveli c’è un monastero circondato dal verde da cui si domina l’azzurro del mare. E in cui si fa fatica a parlarsi, visto il vento che soffia. Anche questo è stato un centro della Resistenza cretese contro turchi e tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Sembra che oltre le porte in legno scuro orlate da piante rampicanti vivano ancora dei monaci.

Anche Frankokástelo controlla il mare, affacciandosi direttamente sulla spiaggia e le onde. Costruito con mattoni color sabbia chiara dai Veneziani nel 1371 per difendersi dai pirati e dai turchi, si può salire sulla sommità del mastio e passeggiare tra i papaveri all’interno delle sue mura.

Frankokastelo

Frankokástelo

Nel pomeriggio torniamo a Chaniá tra le nuvole e, appena iniziamo a vedere il Mar di Creta, ci avvolge la luce del sole. È già ora di tornare casa.

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Profumo di Grecia: Creta

La Grecia ha un posto speciale nel mio cuore fin da quando ho cominciato a frequentare il liceo. Il fascino che ha esercitato su di me il greco antico, nessun’altra lingua è riuscita ad eguagliarlo. Forse solo l’arabo, con le sue linee sinuose.

La mitologia, la storia, la filosofia, poi, mi entusiasmano. E anche il solo pensiero di partire per raggiungerla, di immergermi in essa, è già un piacere. La mente è stuzzicata insieme a tutti gli altri sensi: i colori, i profumi, i sapori, che sono sempre fantastici.

L’isola di Creta, poi, è lo scenario di un fortunato mito dalle radici antichissime. Circondata dal mare di un blu spettacolare, è sede di palazzi che sono stati costruiti e distrutti più di tremila anni fa. La quinta isola del Mediterraneo per dimensioni è montagne innevate e spiagge, storia e modernità tutto in un unico spazio.

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Fulcro dell’avanzatissima civiltà minoica tra il III e il II millennio a.C., nel corso della storia fu conquistata e abitata da micenei, greci, romani, bizantini, musulmani andalusi, veneziani e turchi ottomani. Una stratificazione culturale e architettonica sorprendente!

Con i nostri 969 chilometri, abbiamo cercato di girarla in lungo e in largo, in tutte le direzioni. Abbiamo toccato sia il Mar di Creta che quello Libico, varcando l’elevata catena montuosa che attraversa l’isola.

Itinerario

DAY 1

Sapore di tzatziki, il suono delle onde e profumo di timo.

Atterriamo a Chaniá in mattinata e, avendo solo cinque giorni a disposizione, cominciamo subito a darci da fare. Dopo il pranzo lungo il mare, ci dirigiamo ad ovest.

Il sole è alto nel cielo e il vento soffia, lungo il sentiero che porta alla spiaggia di Balos. Il profumo del timo ci accompagna e la vista che si apre davanti ai nostri occhi è spettacolare: il mare dalle mille tonalità di azzurro e una lunga spiaggia di sabbia chiara fanno sembrare questo lungo parte di un atollo caraibico. Camminare a piedi nudi nell’acqua fredda, poi, è rigenerante! Gli isolotti, la costa rocciosa che cola a picco nel Mediterraneo, il verde degli arbusti che lasciano spazio alla sabbia solo a poco a poco…

Balos

Balos

La strada che conduce a Balos è sterrata. Non so esattamente per quale motivo, ma mi ricorda le fughe di Alexandros Panagulis descritte da Oriana Fallaci in “Un uomo”. La terra è color creta puro e la musica che mi risuona nelle orecchie in questo momento è quella del musical “Mamma Mia!”.

A Chaniá torniamo poco prima del tramonto: la luce è perfetta e le nuvole hanno le sfumature rosa, come quelle della sabbia di Balos. Anche la cupola della moschea diventa ancor più rosa, mano a mano che la luce del sole scompare all’orizzonte.

Chania

La cena non può essere che a base di pesce e la concludiamo passeggiando fino al faro. Da qui si vede il porto veneziano illuminato, come venissimo dal mare.

 

DAY 2

Città come medine.

I vicoli di Chaniá sono deserti al mattino. Il mercato coperto espone il pesce fresco in vendita e le foto in bianco e nero dell’edificio e della piazza antistante nei decenni. Passeggiamo per la zona turca e quella ebraica, tra i fiori colorati che sbocciano da piante rampicanti attaccate agli edifici.

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La parte veneziana è più simile ad una labirintica medina, tra vicoli stretti, scale, portoni e insegne di alberghi. Le facciate sono di mille colori. Per colazione, bougatsa, tè e spremuta d’arancia.

Chania 2

Chaniá

Il museo archeologico si trova in un edificio del XIV secolo, prima parte di un convento francescano e poi moschea. Tre navate, ricoperte da volte in pietra rossa e bianca, accolgono manufatti di epoca minoica, dalle ceramiche ai sarcofagi dipinti. Pensare che alcuni di loro abbiano anche quattromila anni è sbalorditivo!

La sinagoga è piccola, con le panche coperte da cuscini colorati dai ricami orientaleggianti.

Réthymno è graziosa e perdersi per i vicoli del centro storico, senza una cartina, fa raggiungere comunque tutti i luoghi più significativi. Il perdersi così, lasciandosi guidare dal caso e dal fiuto, mi dà sempre una sensazione di ebbrezza, fa sentire la testa leggera.

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Le strade lastricate, i tavoli dei ristoranti lungo le vie strette, mangiare all’ombra delle piante. Il porto è carino, ma certamente non riesce a superare la bellezza del centro, nonostante il mare e le barche attraccate.

La fortezza è molto bella, in pietra color miele, con una stupenda vista sul mare, i monti innevati e l’intera città. Il profumo di camomilla che la avvolge è inebriante.

Rethymno

Réthymno

Diari di viaggio · Grecia

Monasteri vista mare

La costa sud è più selvaggia. Tutta una sali e scendi di strade lente, dalla vista magnifica.

I monasteri sono in posizione strategica, con viste stupende sul mare. 🌊 Color miele le pareti degli edifici, marroni le porte e verdi le foglie delle piante che vi si arrampicano. 🌸 Gli unici rumori che si sentono sono i versi degli animali e il fischio del vento, che soffia incessante sulla sommità dei pendii scoscesi.

Monastero di Préveli

Monastero di Préveli

 

Diari di viaggio · Grecia

Malia e i palazzi antichi

Tutte le isole greche sono punteggiate da siti archeologici che meritano di essere visitati. Che si trovino in riva al mare o sulle colline nell’entroterra, non si può sfuggirvi. Non si potrebbe mai andare in Grecia senza dargli almeno un’occhiatina.

A Creta, poi, si vola ancora più lontano nel tempo: si passeggia tra i resti di palazzi costruiti tra il 5000 e il 3000 a.C., dalla civiltà governata dal mitico re Minosse. L’immaginazione è la chiave, ma anche il lavoro degli archeologi aiuta ad immergersi in questo mondo così lontano, che forse è la vera culla della civiltà occidentale. Il mito del Minotauro, il labirinto e la storia di Arianna risuonano nelle orecchie di chiunque si sia anche solo avvicinato alla cultura antica nel corso della propria vita.

Se ci si lascia circondare da questa atmosfera quasi onirica, di tuffo nel passato, si riesce anche a sfuggire al chicchiericcio delle orde di turisti.

Uno dei quattro siti imperiali è questo, Malia, lungo la costa nord. Forse più piccolo di Cnosso e Festo, ma suggestivo e quieto.

Malia

Malia

Creta · Diari di viaggio · Grecia

I polpi di Mochlos

Le isole greche e i polpi appesi al sole: un binomio quasi inscindibile.

Mohlos

Lungo la costa nord dell’isola, in un piccolo paesino a pochi chilometri dalla strada principale. Invisibile dall’alto, bellissimo da vicino. Blu e bianco, con i ristoranti affacciati sul mare. Una sottile striscia di Mar di Creta separa Mochlos dall’isolotto, punteggiato da antichi resti minoici.

 

 

Diari di viaggio · Grecia

Chania

Chania, centro storico

Chania

Il centro storico più bello dell’isola. Il porto veneziano è racchiuso da piccoli edifici colorati. La passeggiata fino al faro mostra uno scorcio mozzafiato a qualsiasi ora del giorno e della notte. 🌞

Perdersi tra i vicoli di Chania è proprio come vagare tra le calle veneziane e gli stretti passaggi delle medine marocchine.
Su e giù, tra insegne di bed&breakfast, grandi portoni e fiori. 🌸

✈🌍💙

Diari di viaggio

Un viaggio dopo l’altro…

Quando sono tornata da Creta 🌊 ho promesso che ne avrei scritto al più presto.
Ma nel giro di pochi giorni mi sono ritrovata a Roma, Parigi, Amsterdam e Londra, fino a raggiungere il magico mondo di Harry Potter  Il tutto intervallato da qualche giorno in Liguria e lezioni nel cuore di Milano e coronato con un ritorno a casa traumatico, catapultata nel mondo dei libri da studiare per gli esami che affollano il mio mese di giugno. ⏳📚🙅

Non ho mantenuto la promessa, ma presto lo farò!  Almeno prima di partire di nuovo, tra poco meno di un mese. 🌏🗻
Nel frattempo… vi lascio qualche foto 📷 delle mie peregrinazioni tra le capitali europee! 💙

Questa è Chania, con il nostro primo tramonto cretese. 🌞

Chania

Chania

Italia · Liguria

Primavera al sapore di mare

I colori. Sono sempre i colori a catturare la mia attenzione e a darmi un senso di pace. Il vociare dei visitatori non è in grado di distrarmi dal senso di tranquillità che le case con le facciate pastello e il sottofondo dell’acqua del mare in movimento mi concedono. I vicoli stretti dei borghi, le scalinate che scendono al mare, gli scorci che si aprono dietro gli angoli, che non ti aspetti, tutti da fotografare.

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Il mare in primavera è forse il migliore che ci sia. L’estate è nell’aria, ma non c’è ancora la folla che fugge in vacanza a trasformare le terre liguri in una Milano trasferita un po’ più a sud. Il sole è alto nel cielo, ma si riesce comunque a non scottarsi, anche senza crema solare. La luce per le foto è quasi sempre perfetta. E anche solo il pesce fresco vale il viaggio.

Un weekend organizzato all’improvviso, per saziare la fame altrettanto improvvisa di mare, cielo blu e vacanza.

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Porto Venere sul lungomare e nelle viette del borgo è un susseguirsi di ristoranti e piccoli negozi di souvenir. Tavolini fuori, barche pitturate di fresco e il rumore degli acchiappasogni in vendita, fatti con le conchiglie. Superate le case colorate, ci si trova tra le mura della postazione difensiva, sopra lo sperone di roccia che si allunga verso l’isola Palmaria. Montale ne cita la chiesa, le cui vestigia originarie risalgono al V secolo, nella poesia dedicata all’amata Porto Venere.

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Porto Venere

Anche Lord Byron si lasciò ispirare dal paesaggio che si apre attraverso la roccia della costa, la quale si estende, alta e frastagliata, verso Riomaggiore e Manarola.
Lo sguardo si perde nel blu del Mediterraneo e del cielo dall’alto delle mura.

Manarola la bella sembra fiorisca dalla roccia, con i suoi colori. Il verde delle piante, le facciate vivaci, tutte diverse, accostate in maniera apparentemente casuale, ma armoniosa. La roccia grigia che affiora dal mare e dà vita al borgo.

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Manarola

Si passeggia fino ad un piccolo paradiso fiorito, il giardino curato da volontari manarolesi da cui si ha una vista stupenda sul paese. All’inizio le barche portate in secca, parcheggiate, ci accompagnano. Nel mare, in basso, ci sono tanti impavidi che fanno il bagno.

Riomaggiore penso abbia conquistato la prima posizione, nella mia classifica di quale sia la più bella Terra delle famose Cinque. Forse sono state le barche impilate tra cui bisogna passare per raggiungere l’acqua, forse che lo sbocco al mare è il più stretto e quindi il più suggestivo, ai miei occhi.

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Sono rimasta con la bocca aperta, in un enorme sorriso. Anche solo a ripensarci, mi dà un senso di pura felicità!

La via principale, che porta dal parcheggio alla stazione, è molto più ampia di quelle delle altre Terre. Poi si entra in un passaggio stretto, angusto, solo pedonale, se si vuole raggiungere il mare. E quando si esce dal buio del tunnel, un’intera tavolozza di colori brillati e variegati attira lo sguardo in ogni direzione!

Camminare reprimendo il desiderio di girarsi ad ogni passo per non perdere di vista i colori delle case è difficile. Ma lo sforzo è ripagato dalla bellissima visione d’insieme, che si coglie dopo pochi passi fatti seguendo la via che conduce sulla punta dello sperone roccioso che si allunga tra le onde.

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Riomaggiore

Croazia · Diari di viaggio

Advent u Zagrebu

Quattro giorni nella capitale croata. Il clima gelido che abbraccia le calde luci di Natale e i nostri bicchieri fumanti di vino rosso speziato. L’atmosfera natalizia che mi scalda ancor di più il cuore, quest’anno.

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La Croazia è un Paese in ripresa e Zagabria è una piccola capitale che cerca di attirare almeno qualcuno dei tanti turisti che amano le sue coste durante l’estate. Nell’architettura si vede la storia, chiara davanti agli occhi: il passato asburgico della città vecchia barocca, il potere della chiesa nel Kaptol e la forza del socialismo nei palazzi che circondano la Trg bana Jelačića.

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Le casette dei mercatini di natale sono in legno bianco, decorate con rami di pino verdi e lucine colorate. Con il buio ancor più belle! Le persone camminano, mangiano, chiacchierano, mentre i tram sferragliano sulle rotaie.

Nella seconda metà dell’800, Milan Lenuci progettò una serie di piazze e parchi disposte a ferro di cavallo, una di seguito all’altra: gli spazi pubblici erano delimitati da musei, gallerie, accademie e teatri. Voleva dare una nuova identità distintiva alla città. La sua idea non fu portata a compimento per intero, ma quelle che è riuscito a realizzare fanno sì che i mercatini di Natale si possano seguire proprio come un percorso che attraversa piazze e parchi. Le luci fungono da guida: appena queste si diradano se ne vedono subito altre in lontananza e si sa che direzione prendere.

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Da Trg bana Jelačića a Park J. J. Strossmayera, con un bersò che assomiglia incredibilmente a quello della serie televisiva “Gilmore Girls”, una delle mie preferite, fino a Trg kralja Tomislava. Qui si raggiunge la pista di pattinaggio più suggestiva che io abbia mai visto (e provato!). Una passeggiata sul ghiaccio per il parco, tra alberi illuminati a festa, panchine, una grande fontana intorno a cui volteggiare, fino al Padiglione dell’Arte, illuminato a giorno in maniera sublime. La musica natalizia in sottofondo, le persone che ridono e mangiano nelle casette circostanti. Un ice-park a dir poco perfetto!

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Se si arriva in treno il percorso inizia proprio da qui, perché al capo opposto del parco rispetto al Padiglione, dalla facciata color crema, c’è la stazione ferroviaria. La maggior parte degli stand vendono cibo cucinato al momento. Salsicce di tutti i generi da mettere nel panino insieme a tanti condimenti diversi, dolci fritule da ricoprire di cioccolato o caramello e l’immancabile vino kuhano, il nostro vin brûle.

La prima sera capitiamo per caso nella ulica che porta alla funicolare per salire alla città alta, la parte più antica di Zagreb. Qui cominciano i mercatini, con un grazioso concentrato di calorie che non possiamo esimerci dall’assaggiare: dopo tutte queste ore di viaggio, ce lo meritiamo!

In Trg bana Jelačića e Trg Europe la musica dal vivo non manca mai. Nelle strutture a forma di igloo ci sono cantanti e musicisti che producono continuamente nuvolette di fumo bianco, senza lasciarsi intimorire dalla temperatura che scende sotto gli 0°C.

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Siamo venuti per i mercatini, ma non solo, quindi visitiamo la città alta. La vista sulla cattedrale da Katarinin Trg è molto bella e gli organizzatori dell’evento ne sono così ben consapevoli che hanno costruito una vera e propria cornice che faccia da set per le foto ricordo dei visitatori! C’è anche una immensa sfera, di quelle con la neve che si muove all’interno quando le scuoti. Be’, qui viene soffiata in alto da un meccanismo automatico, ma il concetto è lo stesso. C’è la riproduzione della cattedrale di Zagabria all’interno e sullo sfondo quella vera.

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Anche tra le piazze della città vecchia, insieme ad improbabili musei come quello “Dei cuori infranti” e le più classiche collezioni di arte e storia naturale, ci sono degli stand che vendono cibo e regali di Natale.

La chiesa di San Marco, in Markov Trg, ha un bellissimo tetto colorato: leggendo la storia dei due stemmi rappresentati, quello della Croazia e quello di Zagreb, scopro che la kuna significa faina ed è raffigurata su tutte le monete!

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La Kamenita vrata è abbastanza inquietante, il vecchio ingresso orientale della città. Oggi è un santuario buio nel bel mezzo della strada dove qualcuno ha anche l’ammirevole coraggio di fermarsi a pregare!

La cattedrale del Kaptol, il quartiere sede delle istituzioni cattoliche della capitale, è imponente e austera. Il Dolac, il mercato che si tiene tutti i giorni, è bellissimo: frutta e verdura di mille colori sui banchi allineati uno a fianco all’altro a riempire l’intera piazza. Per gli appassionati di antiquariato, Britaniski Trg la domenica mattina è il luogo ideale. Tutti gli altri giorni, se come me amate i libri vecchi e dal fascino intramontabile, qui se ne trova un’amplissima scelta, anche in inglese e francese, per 5 kune o poco più!

In Trg maršala Tita c’è il bel Teatro nazionale, inaugurato nel 1890 dall’imperatore Francesco Giuseppe.

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L’opera di Meštrović, famoso scultore croato, La fontana della vita, è un intreccio di corpi in movimento perfetto.

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Nei sobborghi di Zagabria, il cimitero di Mirogoj ospita tutti gli abitanti della città, indipendentemente dalla loro fede. Ci sono tombe cattoliche, ortodosse, islamiche e anche socialiste. Il monumento al primo presidente della Croazia indipendente è luogo di pellegrinaggio, ornato da candele e fiori freschi. L’ingresso del cimitero sembra più quello di un castello.

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Progettato da H. Bollé nel 1876, dovrebbe essere ricoperto d’edera, che in questo periodo dell’anno è ormai secca. Ma è comunque molto scenografico: alti cancelli, mura e una grande cupola centrale. È rilassante, passeggiare nel silenzio, tra la foschia del mattino.

Con così poco tempo a disposizione non si può pensare di costruirsi un’idea precisa di una città o un Paese, anche leggendone tanto prima e dopo e vagabondando per le vie. Ancor di più non conoscendone la lingua, non potendo parlare con i propri vicini che fanno discorsi infiniti senza che tu capisca una parola di ciò che stanno dicendo. Parlare una lingua è già entrare in una mentalità diversa, una cultura. La lingua ne è parte, si plasmano a vicenda, sono intrise l’una dell’altra. Per quanto non posso aver capito molto di questo mondo a poca distanza da casa, mi è piaciuto. Molto. Mi ha fatta stare bene. E questa è la cosa più importante!

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Per informazioni utili riguardo i mercatini di Natale a Zagabria:
www.adventzagreb.com

Per quanto riguarda il cibo, noi ci siamo trovati molto bene. Praticamente tutti i piatti contengono carne o pesce, ma sono gustosi e ben cucinati. Oltre ai mercatini di Natale, si trovano tantissimi locali in Bogovićeva e Ulica Nicole Tesla.

Bistroteka (ristorante)
Ulica Nicole Tesla, 14
10000 Zagreb
+385 1 4837 711

Baltazar (ristorante)
Nova Ves, 4
10000 Zagreb
+385 1 4666 824

Caffè bar Atrij
Ulica Nicole Tesla, 7
10000 Zagreb
+385 1 4163 417

Kavatava (caffè)
Britaniski Trg, 1
10000 Zagreb
+385 99 224 4000

Le nostre colazioni al Kavatava sono state sublimi, tra pancakes, English breakfast e tè alla menta. Il locale è molto bello, vintage: vespe color oro come sgabelli, barili ridipinti come tavolini, una sala che pare l’interno di un aereo. È sempre affollato e la domenica mattina ci sono anche tavoli prenotati per la colazione. Gli scontrini li portano al tavolo dentro a vecchie guide turistiche! Vale la pena vederlo, almeno una volta.

Italia

Vacanze Romane

Non sono la donna dei colpi di fulmine, non lo sono mai stata. Le persone che mi conoscono bene possono confermarlo. Io pondero, pure troppo a volte. Che si parli di amore per un uomo, un paese o un libro, poco cambia.

E Roma ci ha messo anni a convincermi che il nostro fosse amore.

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Trastevere

Lei ha fatto la sua parte: eterna, sempre pronta ad accogliermi.
Io ho fatto la mia: ci ho provato e riprovato, fino a che quest’anno posso dire che il cuore mi si riempie di gioia a nominarla, che i miei occhi brillano quando ne parlo o semplicemente la penso, che vorrei passare almeno una parte della mia vita in sua compagnia, senza doverla lasciare dopo qualche giorno di vacanza.

È amore. Puro amore. E le persone che le altre volte sono riuscite ad non farmela piacere così tanto, questa volta non si sono fatte vedere (quasi completamente). Solo dolci giovani, dalla barba nera e il sorriso amabile. Una zia bionda con l’accento romano. Qualche venditore ambulante che ai miei “No, grazie” ha risposto con un bel “Grazie a te, buona giornata”.

Un sogno italiano alla Liz Gilbert che mi ha colta di sorpresa. E forse ancora più prezioso, per rendermi conto di quanto sia cambiata io, i miei occhi e il modo in cui guardo il mondo. Ma soprattutto quanto una buona dose di fastidio possa trasformarsi in amore.

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Trastevere

Nonostante i turisti, i romani cafoni e il caos invivibile… That’s Amore.

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Dopo due lunghe ore di aria condizionata sul Freccia Rossa, arrivo alla stazione di Termini. Sbaglio bus, ma alla fine raggiungo Trastevere. La mia amica ha già trovato il ristorante perfetto per la cena: Buff.

Mangiamo un risotto da far trasecolare e tonnarelli cacio e pepe buonissimi, accompagnati da due calici di vino. Come dessert, ricottine dolci con visciole e mandorle tostate. Fantastico!

Passeggiamo per Trastevere, ci fermiamo in un bar e torniamo a casa a riposare abbastanza presto.

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Via San Francesco a Ripa, 141/B
Trastevere, Roma
Tel. 06 5819667
info@ilbuff.com
ilbuff.com

DAY 2

Città del Vaticano.

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Decidiamo che è meglio visitare il Vaticano oggi, di venerdì. Durante il weekend Piazza San Pietro sarà ancor più affollata…

Passeggiamo attraverso tutta Trastevere, fino a raggiungere il famoso Cupolone. I vicoli sono bellissimi, romantici. Soprattutto quelli attraversati dai rampicanti. Vediamo la bella Villa Farnesina dall’esterno, con il suo giardino e le piante di limone, la facciata bianca e luminosa.

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Villa Farnesina

Arriviamo a Piazza San Pietro, che pullula di pellegrini arrivati qui per il Giubileo.

Sinceramente, reputo un grande spreco di risorse tutti questi volontari che hanno il compito di indicare quale sia la strada giusta per raggiungere la Porta Santa… Con tutte le persone che hanno bisogno di aiuto, anche a pochi passi da qui, è davvero follia!

Dopo quasi due ore di coda, entriamo ai Musei Vaticani. È la terza volta che li visito: si sa, non c’è due senza tre! Ma per un po’, per quanto mi possano piacere, eviterei di tornarci per qualche anno.

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Lo Scalone, a doppia spirale elicoidale di G. Momo

La Cappella Sistina è sovraffollata, come sempre. Non riesco a distogliere lo sguardo dal Giudizio Universale. La volta affrescata è spettacolare, ma così lontana che lo sguardo vola di continuo in altre direzioni. Amo il blu dei lapislazzuli e quando lo osservo è come se tutto diventasse silenzioso e gli affreschi mi avvolgessero. I colori sono vivi, stupendi! Camminando con il naso all’insù, sento il pavimento irregolare sotto le suole delle scarpe. Sugli affreschi delle pareti il color oro brilla. Sono stupendi, ma è come fossero oscurati dal Giudizio Universale e dai dipinti della volta.

Le sculture del Cortile Ottagono sono le mie preferite e il corridoio del Museo Chiaramonti mi fa tornare indietro di dieci anni, al liceo e ai busti antichi, i ritratti dei filosofi e degli imperatori.

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Arno

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Laocoonte

La galleria delle Carte Geografiche venne allestita nel Cinquecento e, vista la mia passione per il viaggio, è uno dei miei luoghi preferiti all’interno dell’immenso complesso museale. 40 carte poco più grandi di 3 x 4 m, dipinte sulle pareti destra e sinistra divise come se il corridoio fosse solcato dagli Appennini. Ci sono l’Italia Romana, quella Nova e i possedimenti papali. Queste carte rappresentano un geografia all’avanguardia, aderente agli ideali cristiani, in cui il territorio è concepito come abitato da popolazioni, ognuna con le proprie peculiarità.

Dopo un trancio di pizza mangiato camminando, ci siamo messe in coda per la Basilica di San Pietro. Superati i controlli di sicurezza, come per incanto, siamo solo noi due ad attraversare il portone d’ingresso principale. Tutti scelgono la Porta Santa (e credo involontariamente, per lo più). All’interno si sente recitare il rosario e per questo non possiamo avvicinarci all’abside.

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Basilica di San Pietro

La cupola non è illuminata – una delusione inimmaginabile! Ma la pietà di Michelangelo e l’immensità della Basilica rimangono sempre spettacolari. Lascia senza fiato.

Piazza San Pietro illuminata, nel buio del tardo pomeriggio, è bellissima!

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Per la visita ai Musei Vaticani, se si ha poco tempo a disposizione, vale la pena prenotare i biglietti sul sito internet. Con un leggero aumento del costo del biglietto, si salta la coda e in pochi minuti ci si ritrova a vagare per le infinite sale dei palazzi che li costituiscono.

http://www.museivaticani.va/