Namibia

Victoria Falls, Zimbabwe

Le Victoria Falls. Le Cascate Vittoria. Quelle che si vedono dall’aereo perché creano una nuvola bianca che sale dalla gola, tanto è forte la corrente del fiume Zambezi e tanto alto è il salto che l’acqua fa cadendo sul fondo del crepaccio. Mosi-oa-Tunya, “Il fumo che tuona”, come sono chiamate in lingua Lozi. Quelle che ho sentito tante volte nominare da mio padre, che diceva: “Non le ho ancora visitate, ma sicuramente sono spettacolari. Dobbiamo andare a vederle!”. Nel momento in cui le ho intraviste dal finestrino dell’aereo mi sono chiesta: “Chissà cosa ha provato David Livingstone quando si è trovato di fronte a questo spettacolo della natura, nel bel mezzo della giungla, quel lontano 17 novembre 1855?”

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«The whole scene was extremely beautiful; the banks and islands dotted over the river are adorned with sylvan vegetation of great variety of color and form… No one can imagine the beauty of the view from any thing witnessed in England. It had never been seen before by European eyes; but scenes so lovely must have been gazed upon by angels in their flight»

«L’intera scena era estremamente bella; le rive e le isole sparse sul fiume sono adornate da una vegetazione tanto variegata per colori e forme… Nessuno può immaginare la bellezza di questo panorama, lontana da qualsiasi spettacolo visibile in Inghilterra. Non era mai stata vista prima da occhi europei; ma lo spettacolo è così bello che deve essere stato osservato dagli angeli durante i loro voli»

Missionary Travels and Researches in South Africa, D. Livingstone, 1858

Visitare le Victoria Falls

Le Cascate Vittoria sono alimentate dal fiume Zambezi, un corso d’acqua che nasce nell’area nord-occidentale dello Zambia e prosegue fino all’Oceano Indiano per 2.574 chilometri. La loro altezza media è di 108 metri e il fronte d’acqua che le costituisce è lungo più di 1 chilometro e mezzo: il fiume si tuffa in una stretta gola, mentre tutto intorno l’altopiano si estende a perdita d’occhio. Le Cascate si trovano sul confine tra lo Zambia e lo Zimbabwe e possono essere visitate da entrambi i Paesi. Esiste un visto turistico combinato che permette di muoversi nell’area liberamente e vederle quindi sia dalla città di Victoria Falls che soggiornando a Livingstone, in Zambia.

Insieme alla visita del parco naturale, da entrambi i lati del fiume è possibile svolgere attività adrenaliniche, dal bungee jumping al rafting, oltre a voli in elicottero per ammirare lo spettacolo dall’alto e rilassanti crociere sul fiume Zambesi per vedere il tramonto. Dal lato zambiano, in più, si può raggiungere la “Devil’s pool“, una piscina naturale affacciata proprio sull’orlo del precipizio.

Victoria Falls è una cittadina che conta quasi 34 mila abitanti e moltissimi turisti: le strutture ricettive sono più economiche di quelle di Livingstone e l’aeroporto è a poca distanza dal centro cittadino. La vita della città dipende dalle cascate e dai viaggiatori che ne sono attratti: ristoranti, bar, negozi di souvenirs e agenzie che organizzano escursioni sono il cuore dell’economia locale. La moneta accettata da tutti gli esercizi commerciali è il dollaro statunitense.

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Se non si ha intenzione di praticare tutte le attività adrenaliniche disponibili, due giorni interi sono più che sufficienti per visitare la città e le cascate, facendo anche una crociera al tramonto sul fiume. Noi ci siamo fermati solo un giorno e mezzo in città (e un’altra mezza giornata a disposizione ci avrebbe permesso di fare tutto con più tranquillità): dopo essere atterrati e aver lasciato i bagagli in hotel, abbiamo cominciato con la crociera sul fiume Zambezi al tramonto, comprendente anche un aperitivo. Siamo riusciti a vedere gli ippopotami proprio accanto alla barca e a godere delle tante sfumature di arancione e rosa che hanno colorato il cielo, nonostante le nuvole non promettessero bene all’inizio della navigazione.

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Rafting sullo Zambezi: adrenalina pura

Il giorno successivo è stata la volta dell’adrenalina vera: più di 6 ore di rafting, 25 rapide per lo più di grado V, tre cadute in acqua, una scarpa perduta e una lunga salita per uscire dal profondo canyon scavato dal fiume Zambezi. Questo tratto di fiume non è abitato da coccodrilli o altri animali pericolosi a causa della velocità raggiunta dalla corrente e il rafting non è sempre praticabile. Durante il periodo delle piogge infatti (in particolare alla fine della stagione, ttra aprile e maggio, all’incirca) il livello dell’acqua sale da circa 20 metri di profondità a 50 e la navigazione diventa impossibile nei pressi delle cascate per la velocità che assume la corrente. Se non siete in buona forma fisica, avete paura di mettere la testa sott’acqua o non sapete nuotare, non fidatevi delle agenzie locali: il rafting da queste parti è un’attività decisamente pericolosa!

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Si viene equipaggiati con caschetto e giubbino di salvataggio e le norme di sicurezza sono spiegate fin dal primo momento (e sappiate che dovrete essere in grado di metterle in pratica più spesso di quanto possiate immaginare, quindi non sottovalutate gli avvertimenti della vostra guida!), ma la maggior parte delle rapide sono di grado V, teoricamente non adatte ai principianti al contrario di quello che viene detto dalle agenzie. Un’esperienza che vale assolutamente la pena di fare per il paesaggio mozzafiato del canyon e perché in fondo una bella botta di adrenalina ogni tanto ci vuole, ricordandosi di tenere conto del reale rischio che si corre. Il rafting sullo Zambezi non è neppure lontanamente paragonabile a quello che si può fare sulle Alpi, per quanto dall’acqua fredda dei nostri fiumi si esca come dei ghiaccioli anche se si ha addosso la muta. L’acqua dello Zambezi è calda, invitante, è bellissimo fare il bagno lasciandosi trasportare dalla corrente quando le rapide sono lontane e vi viene proposto di buttarvi in acqua di vostra spontanea volontà, oltretutto ci si asciuga completamente nel giro di qualche minuto. Tuttavia, lo sforzo fisico è notevole: braccia e gambe sono impegnate costantemente e nessuno può adagiarsi neanche per un minuto, pena il rovesciamento dell’intero gommone. I nomi delle rapide sono emblematiche: “Lavatrice”, “Oblivion” o “Il giorno del giudizio” danno un’idea di quanto possano essere impetuose. Però rimangono sempre le rapide più belle, emozionanti e spaventose del mondo intero! In poche parole, le migliori, a parere degli esperti.

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Monumento a David Livingstone

Victoria Falls National Park

Nonostante la stanchezza e l’ingente quantità d’acqua ingerita contro la nostra volontà (ipoteticamente un bacino di microbi e malattie a cui siamo riusciti a sfuggire, non si sa bene in che modo), nel pomeriggio abbiamo camminato fino al Victoria Falls National Park. Quasi in solitaria, ci siamo trovati davanti lo spettacolo più bello: le cascate. Un muro di acqua che sembra quasi non scorrere tanto scende velocemente, la nebbiolina che risale dal fondo della gola e bagna i vestiti e l’obiettivo della fotocamera, la vegetazione verdissima che circonda il canyon. Un vero eden, soprattutto se visto quando i turisti sono pochi perché i gruppi organizzati hanno già concluso i loro tour. Difficile descrivere a parole l’emozione che questo spettacolo della natura è in grado di regalare!

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Nella zona del parco in Zimbabwe è possibile vedere l’intero fronte l’acqua e il sentiero lo segue dall’inizio del canyon al ponte che attraversa lo Zambesi, dove cominciano le rapide su cui si fa rafting. Si dice che durante il periodo delle piogge sia impossibile distinguere le cascate dalla nuvola di acqua che risale dalla gola e che quindi sia difficile ammirarne lo spettacolo come durante la stagione secca.

Il ponte di Victoria Falls è il primo che sia stato costruito sul fiume Zambezi, nel 1905: nato per farvi passare un tratto di ferrovia che avrebbe dovuto connettere Il Cairo con Cape Town, oggi può essere percorso a piedi o in automobile e alle due estremità si trovano le dogane. Dallo Zimbabwe, è necessario presentare i documenti al posto di polizia all’inizio del ponte: vi verrà consegnato un tagliandino che vi autorizza ad entrare in questa “terra di mezzo” tra i due Stati temporaneamente. E’ da qui che si può saltare attaccati all’elastico per fare bungee jumping.

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Quali sono le cascate più belle che abbiate mai visto? E quelle che vorreste vedere, almeno una volta nella vita? Fatemelo sapere nei commenti!

Cosa non perdere in breve:

  • Victoria Falls National Park.
  • Attraversare il ponte che collega lo Zimbabwe e lo Zambia con un visto temporaneo da ritirare al posto di polizia all’inizio del ponte.
  • Crociera sul fiume Zambezi (adatta a tutti) e rafting. Per ciascuna attività è necessario pagare il costo d’ingresso al parco di 10 USD oltre al prezzo dell’escursione. Sarà compito dell’agenzia venire a prendervi in hotel e riportarvi a casa a conclusione dell’attività.

Prenotare la navetta che vi porti dall’aeroporto all’albergo insieme alla stanza è una buona idea, che vi permette di risparmiare e vi farà guadagnare tempo.

Diari di viaggio · Grecia

Oltre le montagne

Il venticello è fresco e le nuvole coprono il sole. Le spiagge sono vuote, ci sono solo ombrelloni piantati e lettini, ma niente persone. Dopo Sitia ci si lascia alle spalle la superstrada e si comincia a fare su e giù tra le montagne, ogni tanto si intravede il mare in lontananza, mentre si è circondati dal verde scuro degli arbusti. Come una porta per l’est, Sitia in questo periodo è silenziosa.

Sitia

Sitia

I ristoranti sono chiusi e si sente il rumore dell’acqua che scivola dolcemente contro il molo. Le barche si lasciano cullare dalle onde lente sullo sfondo di case bianche che si inerpicano sulla collina.

Le strade cominciano ad essere più strette e qualche volta tortuose. La spiaggia di Vái sembra nascere da un palmeto naturale, che lascia spazio alla sabbia solo negli ultimi metri e che bisogna attraversare per raggiungere il mare. Poco più a nord, Itanós è sorvegliata dalle vestigia di un’antica cittadina sopravvissuta fino all’epoca bizantina. Il mare è sempre cristallino, nonostante il cielo grigio.

Itanos

Itanós

Come una fortezza solitaria, emerge dal verde il Monastero di Toploú. Color miele, con le poderose mura di difesa, è stato un importante centro della Resistenza cretese nel corso del secondo conflitto mondiale.

Káto Zákros è uno dei quattro maggiori palazzi di epoca minoica. Con la stessa organizzazione architettonica degli altri, pare che qui si vivesse di commercio con l’Oriente più che di agricoltura. È l’unico ad affacciarsi ancora sul mare, in una baia rilassante e con tanti papaveri rossi che ne colorano i muri in rovina.

Lungo la strada che percorre la costa sud è tutto un sali e scendi, tra montagne brulle e baie assediate da case di vacanza. Ierápetra pare sia la città più meridionale dell’intero continente europeo, con il suo piccolo centro storico e la fortezza veneziana.

Ierapetra

Ierápetra

Gortina e Festo sono poco lontani l’uno dall’altro, ma non potrebbero essere più diversi.

La prima era la capitale della Creta romana, dove vennero scolpite le famose leggi del 480 a.C. Oggi si vedono alle spalle dell’odeon: 17000 caratteri che si leggono sia da destra a sinistra che viceversa, secondo il sistema bustrofedico. Regolavano questioni relative alla libertà individuale, alla proprietà e all’eredità.

Gortina, Odeon

Gortina

I templi dedicati a Iside e Sarapide, quello di Apollo e una basilica cristiana del V secolo, costruita dove subì il martirio San Tito, completano il quadro insieme al pretorio, centro amministrativo e residenza del governatore.

Festo invece è molto più antica. I primi edifici del magnifico palazzo minoico risalgono al 2000-1650 a.C. e pare siano stati fondati da Radamanto. Domina a perdita d’occhio il territorio circostante, dall’alto. Nel silenzio, con la luce morbida del tramonto che accarezza le antiche pietre rendendole quasi color pesca, è ancor più suggestivo.

Festo

Festo 1

Festo

Mátala è più bella la sera, circondata dal buio. È luci colorate, bar e musica con vista sul mar Libico e onde come sottofondo. Tutta alberghi e negozi che vendono accessori da spiaggia, si trova così vicino a Festo che i vacanzieri durante l’estate invadono volentieri il sito archeologico.

Matala

Mátala

Per essere soli è sufficiente spostarsi di un paio di chilometri: Agía Triáda è un magnifico sito archeologico solitario, sul  versante opposto della stessa collina rispetto a Festo. Piccolo, i resti del palazzo e del villaggio sono cospicui. I muri reali sono ancora in parte rivestiti di alabastro.

A Préveli c’è un monastero circondato dal verde da cui si domina l’azzurro del mare. E in cui si fa fatica a parlarsi, visto il vento che soffia. Anche questo è stato un centro della Resistenza cretese contro turchi e tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Sembra che oltre le porte in legno scuro orlate da piante rampicanti vivano ancora dei monaci.

Anche Frankokástelo controlla il mare, affacciandosi direttamente sulla spiaggia e le onde. Costruito con mattoni color sabbia chiara dai Veneziani nel 1371 per difendersi dai pirati e dai turchi, si può salire sulla sommità del mastio e passeggiare tra i papaveri all’interno delle sue mura.

Frankokastelo

Frankokástelo

Nel pomeriggio torniamo a Chaniá tra le nuvole e, appena iniziamo a vedere il Mar di Creta, ci avvolge la luce del sole. È già ora di tornare casa.

Diari di viaggio · Grecia

Profumo di Grecia: Creta

La Grecia ha un posto speciale nel mio cuore fin da quando ho cominciato a frequentare il liceo. Il fascino che ha esercitato su di me il greco antico, nessun’altra lingua è riuscita ad eguagliarlo. Forse solo l’arabo, con le sue linee sinuose.

La mitologia, la storia, la filosofia, poi, mi entusiasmano. E anche il solo pensiero di partire per raggiungerla, di immergermi in essa, è già un piacere. La mente è stuzzicata insieme a tutti gli altri sensi: i colori, i profumi, i sapori, che sono sempre fantastici.

L’isola di Creta, poi, è lo scenario di un fortunato mito dalle radici antichissime. Circondata dal mare di un blu spettacolare, è sede di palazzi che sono stati costruiti e distrutti più di tremila anni fa. La quinta isola del Mediterraneo per dimensioni è montagne innevate e spiagge, storia e modernità tutto in un unico spazio.

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Fulcro dell’avanzatissima civiltà minoica tra il III e il II millennio a.C., nel corso della storia fu conquistata e abitata da micenei, greci, romani, bizantini, musulmani andalusi, veneziani e turchi ottomani. Una stratificazione culturale e architettonica sorprendente!

Con i nostri 969 chilometri, abbiamo cercato di girarla in lungo e in largo, in tutte le direzioni. Abbiamo toccato sia il Mar di Creta che quello Libico, varcando l’elevata catena montuosa che attraversa l’isola.

Itinerario

DAY 1

Sapore di tzatziki, il suono delle onde e profumo di timo.

Atterriamo a Chaniá in mattinata e, avendo solo cinque giorni a disposizione, cominciamo subito a darci da fare. Dopo il pranzo lungo il mare, ci dirigiamo ad ovest.

Il sole è alto nel cielo e il vento soffia, lungo il sentiero che porta alla spiaggia di Balos. Il profumo del timo ci accompagna e la vista che si apre davanti ai nostri occhi è spettacolare: il mare dalle mille tonalità di azzurro e una lunga spiaggia di sabbia chiara fanno sembrare questo lungo parte di un atollo caraibico. Camminare a piedi nudi nell’acqua fredda, poi, è rigenerante! Gli isolotti, la costa rocciosa che cola a picco nel Mediterraneo, il verde degli arbusti che lasciano spazio alla sabbia solo a poco a poco…

Balos

Balos

La strada che conduce a Balos è sterrata. Non so esattamente per quale motivo, ma mi ricorda le fughe di Alexandros Panagulis descritte da Oriana Fallaci in “Un uomo”. La terra è color creta puro e la musica che mi risuona nelle orecchie in questo momento è quella del musical “Mamma Mia!”.

A Chaniá torniamo poco prima del tramonto: la luce è perfetta e le nuvole hanno le sfumature rosa, come quelle della sabbia di Balos. Anche la cupola della moschea diventa ancor più rosa, mano a mano che la luce del sole scompare all’orizzonte.

Chania

La cena non può essere che a base di pesce e la concludiamo passeggiando fino al faro. Da qui si vede il porto veneziano illuminato, come venissimo dal mare.

 

DAY 2

Città come medine.

I vicoli di Chaniá sono deserti al mattino. Il mercato coperto espone il pesce fresco in vendita e le foto in bianco e nero dell’edificio e della piazza antistante nei decenni. Passeggiamo per la zona turca e quella ebraica, tra i fiori colorati che sbocciano da piante rampicanti attaccate agli edifici.

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La parte veneziana è più simile ad una labirintica medina, tra vicoli stretti, scale, portoni e insegne di alberghi. Le facciate sono di mille colori. Per colazione, bougatsa, tè e spremuta d’arancia.

Chania 2

Chaniá

Il museo archeologico si trova in un edificio del XIV secolo, prima parte di un convento francescano e poi moschea. Tre navate, ricoperte da volte in pietra rossa e bianca, accolgono manufatti di epoca minoica, dalle ceramiche ai sarcofagi dipinti. Pensare che alcuni di loro abbiano anche quattromila anni è sbalorditivo!

La sinagoga è piccola, con le panche coperte da cuscini colorati dai ricami orientaleggianti.

Réthymno è graziosa e perdersi per i vicoli del centro storico, senza una cartina, fa raggiungere comunque tutti i luoghi più significativi. Il perdersi così, lasciandosi guidare dal caso e dal fiuto, mi dà sempre una sensazione di ebbrezza, fa sentire la testa leggera.

Rethymno 1

Le strade lastricate, i tavoli dei ristoranti lungo le vie strette, mangiare all’ombra delle piante. Il porto è carino, ma certamente non riesce a superare la bellezza del centro, nonostante il mare e le barche attraccate.

La fortezza è molto bella, in pietra color miele, con una stupenda vista sul mare, i monti innevati e l’intera città. Il profumo di camomilla che la avvolge è inebriante.

Rethymno

Réthymno

Diari di viaggio · Grecia

Monasteri vista mare

La costa sud è più selvaggia. Tutta una sali e scendi di strade lente, dalla vista magnifica.

I monasteri sono in posizione strategica, con viste stupende sul mare. 🌊 Color miele le pareti degli edifici, marroni le porte e verdi le foglie delle piante che vi si arrampicano. 🌸 Gli unici rumori che si sentono sono i versi degli animali e il fischio del vento, che soffia incessante sulla sommità dei pendii scoscesi.

Monastero di Préveli

Monastero di Préveli

 

Diari di viaggio · Grecia

Malia e i palazzi antichi

Tutte le isole greche sono punteggiate da siti archeologici che meritano di essere visitati. Che si trovino in riva al mare o sulle colline nell’entroterra, non si può sfuggirvi. Non si potrebbe mai andare in Grecia senza dargli almeno un’occhiatina.

A Creta, poi, si vola ancora più lontano nel tempo: si passeggia tra i resti di palazzi costruiti tra il 5000 e il 3000 a.C., dalla civiltà governata dal mitico re Minosse. L’immaginazione è la chiave, ma anche il lavoro degli archeologi aiuta ad immergersi in questo mondo così lontano, che forse è la vera culla della civiltà occidentale. Il mito del Minotauro, il labirinto e la storia di Arianna risuonano nelle orecchie di chiunque si sia anche solo avvicinato alla cultura antica nel corso della propria vita.

Se ci si lascia circondare da questa atmosfera quasi onirica, di tuffo nel passato, si riesce anche a sfuggire al chicchiericcio delle orde di turisti.

Uno dei quattro siti imperiali è questo, Malia, lungo la costa nord. Forse più piccolo di Cnosso e Festo, ma suggestivo e quieto.

Malia

Malia

Creta · Diari di viaggio · Grecia

I polpi di Mochlos

Le isole greche e i polpi appesi al sole: un binomio quasi inscindibile.

Mohlos

Lungo la costa nord dell’isola, in un piccolo paesino a pochi chilometri dalla strada principale. Invisibile dall’alto, bellissimo da vicino. Blu e bianco, con i ristoranti affacciati sul mare. Una sottile striscia di Mar di Creta separa Mochlos dall’isolotto, punteggiato da antichi resti minoici.

 

 

Diari di viaggio

Un viaggio dopo l’altro…

Quando sono tornata da Creta 🌊 ho promesso che ne avrei scritto al più presto.
Ma nel giro di pochi giorni mi sono ritrovata a Roma, Parigi, Amsterdam e Londra, fino a raggiungere il magico mondo di Harry Potter  Il tutto intervallato da qualche giorno in Liguria e lezioni nel cuore di Milano e coronato con un ritorno a casa traumatico, catapultata nel mondo dei libri da studiare per gli esami che affollano il mio mese di giugno. ⏳📚🙅

Non ho mantenuto la promessa, ma presto lo farò!  Almeno prima di partire di nuovo, tra poco meno di un mese. 🌏🗻
Nel frattempo… vi lascio qualche foto 📷 delle mie peregrinazioni tra le capitali europee! 💙

Questa è Chania, con il nostro primo tramonto cretese. 🌞

Chania

Chania

Italia · Liguria

Primavera al sapore di mare

I colori. Sono sempre i colori a catturare la mia attenzione e a darmi un senso di pace. Il vociare dei visitatori non è in grado di distrarmi dal senso di tranquillità che le case con le facciate pastello e il sottofondo dell’acqua del mare in movimento mi concedono. I vicoli stretti dei borghi, le scalinate che scendono al mare, gli scorci che si aprono dietro gli angoli, che non ti aspetti, tutti da fotografare.

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Il mare in primavera è forse il migliore che ci sia. L’estate è nell’aria, ma non c’è ancora la folla che fugge in vacanza a trasformare le terre liguri in una Milano trasferita un po’ più a sud. Il sole è alto nel cielo, ma si riesce comunque a non scottarsi, anche senza crema solare. La luce per le foto è quasi sempre perfetta. E anche solo il pesce fresco vale il viaggio.

Un weekend organizzato all’improvviso, per saziare la fame altrettanto improvvisa di mare, cielo blu e vacanza.

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Porto Venere sul lungomare e nelle viette del borgo è un susseguirsi di ristoranti e piccoli negozi di souvenir. Tavolini fuori, barche pitturate di fresco e il rumore degli acchiappasogni in vendita, fatti con le conchiglie. Superate le case colorate, ci si trova tra le mura della postazione difensiva, sopra lo sperone di roccia che si allunga verso l’isola Palmaria. Montale ne cita la chiesa, le cui vestigia originarie risalgono al V secolo, nella poesia dedicata all’amata Porto Venere.

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Porto Venere

Anche Lord Byron si lasciò ispirare dal paesaggio che si apre attraverso la roccia della costa, la quale si estende, alta e frastagliata, verso Riomaggiore e Manarola.
Lo sguardo si perde nel blu del Mediterraneo e del cielo dall’alto delle mura.

Manarola la bella sembra fiorisca dalla roccia, con i suoi colori. Il verde delle piante, le facciate vivaci, tutte diverse, accostate in maniera apparentemente casuale, ma armoniosa. La roccia grigia che affiora dal mare e dà vita al borgo.

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Manarola

Si passeggia fino ad un piccolo paradiso fiorito, il giardino curato da volontari manarolesi da cui si ha una vista stupenda sul paese. All’inizio le barche portate in secca, parcheggiate, ci accompagnano. Nel mare, in basso, ci sono tanti impavidi che fanno il bagno.

Riomaggiore penso abbia conquistato la prima posizione, nella mia classifica di quale sia la più bella Terra delle famose Cinque. Forse sono state le barche impilate tra cui bisogna passare per raggiungere l’acqua, forse che lo sbocco al mare è il più stretto e quindi il più suggestivo, ai miei occhi.

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Sono rimasta con la bocca aperta, in un enorme sorriso. Anche solo a ripensarci, mi dà un senso di pura felicità!

La via principale, che porta dal parcheggio alla stazione, è molto più ampia di quelle delle altre Terre. Poi si entra in un passaggio stretto, angusto, solo pedonale, se si vuole raggiungere il mare. E quando si esce dal buio del tunnel, un’intera tavolozza di colori brillati e variegati attira lo sguardo in ogni direzione!

Camminare reprimendo il desiderio di girarsi ad ogni passo per non perdere di vista i colori delle case è difficile. Ma lo sforzo è ripagato dalla bellissima visione d’insieme, che si coglie dopo pochi passi fatti seguendo la via che conduce sulla punta dello sperone roccioso che si allunga tra le onde.

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Riomaggiore

Italia · Roma

Arrivederci Roma!

DAY 5

Il nostro ultimo giorno.

Passeggiamo di nuovo per Trastevere, andando verso il colle del Gianicolo. Entriamo nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, da cui siamo passate ormai innumerevoli volte a qualsiasi ora del giorno. Secondo la tradizione fu fondata da papa Callisto I nel III secolo d.C. L’edificio che vediamo però fu costruito nella prima metà del 1100 utilizzando materiale proveniente anche dalle spettacolari Terme di Caracalla, poco lontane dal Colosseo.

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Basilica di Santa Maria in Trastevere

Famosa per i suoi immensi mosaici color oro, non riusciamo a goderceli per il buio in cui siamo immerse. Risalgono al XII e XIII secolo e sono presenti anche sulla facciata esterna.

Saliamo al Colle del Gianicolo. La vista da qui è davvero bella, anche se gli alberi la limitano un po’. Il Tempietto del Bramante è un altro luogo di Roma in cui non ero mai stata. Posto in uno dei cortili del Convento di San Pietro in Montorio, è grazioso e originale, davvero un classico tempio circolare in miniatura!

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Tempietto del Bramante

Tipico esempio di architettura rinascimentale, lo si può vedere anche dall’esterno, qualora si capitasse da queste parti proprio nei giorni di chiusura (come è successo a noi…). Una parte degli edifici e il tempietto stesso oggi sono gestiti dall’Accademia di Spagna: fu proprio il re di Spagna che all’inizio del ‘500 ne commissionò la costruzione.

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Trastevere

Passiamo di fianco al monumento ai caduti e raggiungiamo l’antica porta romana, ricostruita e trasformata in una fontana. Prima di recuperare i bagagli, facciamo una capatina all’Isola Tiberina. Pranziamo con carciofi alla romana dalla zia e, indecise se andare a visitare il Parco della Musica o fare shopping, optiamo per gli acquisti lungo via Nazionale.

Prima di entrare alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, mangiamo un gelato sublime al gusto Persiano – cardamomo, rosa e granella di pistacchio – che è davvero perfetto!

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Anche questa basilica è troppo buia per godersela, ma la sua storia è interessante. Costruita sulle terme di Diocleziano, il progetto iniziale fu di Michelangelo. Oggi non lo conosciamo con esattezza, dati i diversi rimaneggiamenti che ha subito nel corso della storia. Se ne può tracciare un profilo leggendo documenti dell’epoca: pare che le terme, lontane dal centro della Roma medievale, fossero ben conservate al tempo di Michelangelo, che suggerì così di riutilizzarle.

Nel ‘600 venne aggiunta la doppia meridiana: uno gnomone segna il mezzogiorno, la data e l’inclinazione dei raggi solari in quel giorno, l’altro i moti della stella polare. La luce entra attraverso dei fori posti sul soffitto. È davvero immensa!

Torniamo a prendere i bagagli, beviamo un tè e corriamo alla stazione. È il momento degli abbracci e dei “Ci vediamo presto, ok?”.

Ciao Roma!

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Gelateria Verde Pistacchio
Via Nazionale, 239
Roma
www.verdepistacchiolab.it
ask@verdepistacchiolab.it

Italia

Ostia antica e il mare

DAY 4

Ostia. Andiamo a vedere il mare!

Per raggiungere Ostia, si deve prendere il treno alla fermata della MB di Piramide. Passeggiamo da Piazza Venezia al Circo Massimo, dove prendiamo la metropolitana per arrivarci. Vediamo il Campidoglio, il Teatro di Marcello, il Foro Boario e i Templi di Portuno e di Ercole Vincitore.

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Teatro di Marcello

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Tempio di Ercole Vincitore

Ci avviciniamo alla Bocca della Verità, poi attraversiamo il Circo Massimo come gli antichi, ma in compagnia dei passeggiatori della domenica mattina.

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Circo Massimo

Per la prima volta, anche se solo dall’esterno, vedo la famosa Piramide di Caio Cestio, costruita nel 12 a.C.

Il treno è in ritardo, ma in 20-25 minuti arriviamo ad Ostia Antica. Il sito archeologico è perfettamente conservato, con mosaici bellissimi e affreschi. La tradizione ne attribuisce la fondazione ad Anco Marzio, nel VII secolo a.C., come avamposto di difesa per la foce del Tevere, l’ostium in latino.

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Terme, botteghe, insulae e numerosi templi. Il castrum fu fondato nel IV secolo a.C. Fiorente durante l’impero, vi fu costruita la prima Sinagoga occidentale conservata e la cristianizzazione vi si diffuse relativamente tardi. Dato l’avanzamento della linea di costa e il cambiamento del corso del fiume, causati da una piena del Tevere nel ‘500, oggi non si immagina facilmente la sua posizione strategica a ridosso del mare.

All’ingresso si passa a fianco della necropoli e si percorre la strada che la collegava a Roma.

Il sito è immenso e non c’è quasi nessuno in giro! C’è da perdersi…
Mi ricorda Pompei, anche se avendola visitata con una guida, l’abbiamo fatto troppo velocemente per i miei gusti.

Il teatro è spettacolare!

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Ostia Antica

Vorrei tornare, sia qui che a Pompei, per rivederle con ancor più calma. E magari con un vento meno gelido di quello che abbiamo trovato noi!

Riprendiamo il treno per Ostia Lido, fatta di ville e case di vacanza. Camminiamo verso il lungomare e lo seguiamo fino al porto turistico. Il cielo è scuro, le nuvole hanno mille gradazioni di blu e di grigio. È perfetto per scattare fotografie!

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Ostia Lido

Ibernate a causa del vento gelido, torniamo a Roma e ceniamo da “Tonnarello”, a Trastevere. La mia pasta all’arrabbiata è poco saporita, ma mi dicono che quella di Nonna Nadia, alle verdure, è molto buona. Andiamo a dormire presto, perché la giornata ci ha distrutte!

 

Tonnarello
Via della Paglia, 1-2-3
Trastevere, Roma
Tel. 06 5806404

Per raggiungere sia Ostia Antica che il Lido bisogna prendere il treno alla stazione di Piramide. Parte ogni 15 minuti ed è valido il biglietto urbano.