Austria · Diari di viaggio

Wien 2.0

La prima volta sono stata a Vienna nel 2009. Per le vacanze di Natale. Cinque giorni di freddo polare, alberi illuminati, qualche mercatino, residenze degli Asburgo e superbi musei.

Questa volta è stato diverso: lunghissime passeggiate, shorts e abbronzatura. Tre giorni intensi, di cibo vegano, architettura, due musei di quell’arte che vuole solo trasmettere emozioni, senza provare a spiegarle. Le università, il Danubio, Hundertwasser, i vigneti e i parchi di Schönbrunn e del Belvedere.

Come tutte le grandi città, a Vienna esiste l’alternativa. Anzi, qui forse ciò che fino a qualche anno fa era alternativo, ormai è quotidiano. In tutti i ristoranti  ci sono alternative vegan dei piatti proposti, nei negozi si vendono cibi biologici, ci sono hipster in ogni dove. E la folla di turisti (questo non tanto alternativo) si trova per lo più nella Innere Stadt, il centro storico.

 

DAY 1

Il primo luogo che torno a visitare è il palazzo di Schönbrunn, tanto grande da non riuscire a racchiuderlo con un unico sguardo. I colori delle t-shirts dei visitatori rendono la ghiaia dei viali più vivace e le aiuole fiorite mettono di buonumore, nonostante il caldo soffocante. La gloriette domina il parco e dalla sua altezza si dominano Vienna e la residenza principale.

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Schloss Schönbrunn

Andiamo al Naschmarkt, perfetto per scattare foto di frutta e verdura esposte con grazia, ma un po’ costoso per fare la spesa. Vi si trova di tutto, dalla manioca ai pomodori ai fiori secchi per condire l’insalata. I ristoranti sono affollati e vivaci, il caos è così simile a quello dei bazar di Istanbul e Marrakech da essere rilassante.

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Narschmarkt

A pranzo mangio il mio primo vegan burger da Swing, vicino all’università TU. E devo dire che il ripieno alla soia non mi dispiace! Sarà diverso, senza dubbio, ma è comunque buono!

Vegan burger

Karlsplatz è poco lontano. La Karlskirche che domina la piazza, protetta da due colonne istoriate che mi fanno sentire nel centro di Roma, è leggera, nonostante le dimensioni. A pochi passi c’è il Wiener Secessiongebäude, con la cupola d’oro che risplende sotto il sole che la colpisce. Poco più in là la Staatsoper, un mastodontico palazzo ottocentesco davanti a cui transitano tram, automobili, biciclette e autobus turistici. Sembra schiacciato tra gli edifici e scuro, quasi chiuso su se stesso, poco visibile. È possente.

Da qui prendiamo il tram per arrivare al palazzo del Belvedere, bianco, leggero, circondato dai giardini, libero. Tutta un’altra storia! È magica la vista dall’ingresso principale, dal Belvedere inferiore – due sono i palazzi che costituiscono il complesso, costruito su una collina con giardini terrazzati alla francese e adorni di cascate, fontane e statue.

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Schloss Belvedere

Dietro il Belvedere superiore, nel laghetto, c’è un’installazione fatta di giubbotti di salvataggio, quelli che si usano sulle barche, per richiamare l’attenzione su tutti coloro che stanno morendo, in questi anni più di prima, nel tentativo di attraversare il Mediterraneo e raggiungere l’Europa. Per contro, nella piazza antistante il Belvedere inferiore si può provare a fare surf in una piscina temporanea in cui vengono create delle onde artificiali ad hoc.

Poco lontano dal centro, a circa 15 minuti di tram, si arriva a Grinzing. Qui gli Heurigen sono lungo tutte le stradine e si può bere il vino prodotto dai vigneti circostanti senza la preoccupazione di dover guidare per tornare a casa!

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Heurigen, Grinzing

Con altri 15 minuti di autobus arriviamo sulla cima della collina, a Kahlenberg. Dalla terrazza si dominano le vigne, Vienna e il Danubio. Uno spettacolo che mi ero persa l’altra volta, ma che merita una visita! Ci sono anche tante passeggiate da fare, tra i vigneti o nel bosco, al fresco.

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Kahlenberg

Torniamo in città e andiamo a Spittelberg per la cena. Le vie acciottolate, i ristoranti con i tavolini fuori o nei giardini, le piante che si arrampicano sulle case, i negozi vintage. Bisogna andarci! E non solo con il buio…

Nella Rathausplatz c’è il film festival. Il grande schermo proietta un concerto che si è tenuto a Stoccolma. Ci sono un numero non ben definito, ma notevole, di stand gastronomici. Si può mangiare greco, giapponese, italiano, austriaco e chi più ne ha, più ne metta. Domani sera veniamo qui, per cena, no?

Diari di viaggio · Portogallo

Giorno 1, in volo verso Porto

Con l’idea di doverci alzare troppo presto, la sera del 26 dicembre siamo andati a letto alle 22.30 puntando le sveglie per le… 3 del mattino!
Così, dopo qualche ora di sonno, ci siamo preparati alla partenza e, nella nebbia, siamo arrivati all’aeroporto di Orio al Serio più che in orario! (Strano, ma vero!)

Siamo decollati in direzione ovest, destinazione Porto, e ci siamo goduti il rosso dell’alba da sopra le nuvole. Atterrati un po’ bruscamente, abbiamo recuperato il nostro valigione comune. Scovata la signora del noleggio auto, siamo partiti verso il centro di Porto, l’antica capitale del nord, attraversata dal Douro che nel periodo romano la divideva in Portus e Cale, rispettivamente sulla sua sponda destra e sinistra del fiume. E’ nell’antica Cale che oggi si concentrano le cantine vinicole dove viene imbottigliato e venduto il famoso vino “Porto”.

Con un po’ di fatica, cercando di evitare l’autostrada (che qui si paga in modo strano – bisogna andare in posta a pagarla, tra tre e cinque giorni dopo averne usufruito), abbiamo raggiunto il centro città di prima mattina, affamati di storia e cibo. Essendo arrivati da nord, ci siamo imbattuti immediatamente nell’Avenida da Boavista, che collega il centro con il lungomare. Una volta giunti all’oceano e al Castelo do Queijo, accanto alla baia dei surfisti, abbiamo passeggiato in lungo e in largo intorno al forte (che somiglia proprio ad una forma di formaggio!), tra joggers e un certo odor di fogna. Vicino all’estuario del Douro abbiamo visitato il Castelo da Foz. Questa fortezza ne domina la foce e fu eretta proprio per proteggere l’imbocco del fiume tra il XVI e il XVII secolo, durante il periodo spagnolo.

Da qui, poi, si può raggiungere il centro percorrendo il lungofiume. La vecchia Porto, dove sono concentrati tutti i monumenti e musei più importanti della città, ci stava aspettando e noi non ci siamo fatti attendere! Dopo aver parcheggiato proprio nella zona centrale (essendo un giorno festivo non si pagava il parcheggio!), abbiamo pranzato con specialità a base di baccalà e risotto ai frutti di mare con il granchio (e strane pinze che avrebbero dovuto essere utili per riuscire a mangiarlo, ma che noi non siamo stati in grado di sfruttare!).

Praça da Ribeira, Porto

Pronti alla scarpinata necessaria per scoprire la città vecchia, l’antica Portus romana, abbiamo percorso un tratto di lungofiume tra Praça da Ribeira e la chiesa di São Francisco. Questa zona è davvero graziosa e merita di essere apprezzata con calma, assaporata: le sue casette colorate in tinte pastello costruite in uno stile che ricorda allo stesso tempo l’Olanda, Venezia e la cultura islamica comunicano un senso si tranquillità.  E’ dalla terrazza antistante la chiesa di São Francisco, però, che si domina tutta la sponda meridionale del Douro, con le cantine del vino, le antiche barche usate per il trasporto delle botti e i giardini pubblici. All’interno dell’edificio l’opulenza è d’obbligo: la chiesa è completamente ricoperta d’oro (o meglio, rivestita di legno a sua volta ricoperto da foglie d’oro), cappelle comprese. La cripta e l’ossario, ospitati nell’edificio adiacente e sovrastati da un piccolo museo d’arte sacra, sono abbastanza inquietanti e affascinante allo stesso tempo.

Svoltato l’angolo e giunti in una grande piazza, ci si trova di fianco al Palacio da Bolsa, sede della Camera di Commercio e dell’Industria e che fu fatto edificare nel 1834 dall’Associazione commerciale di Porto. Con una visita guidata se ne possono ammirare gli ampi saloni con pavimenti e pareti ricoperte da legno intarsiato e stucchi colorati. La sala più affascinante è sicuramente quella in stile arabo, con panche, sgabelli e colonne tanto arabeggianti da farci tornare con la mente al nostro viaggio in Marocco!

Di nuovo in piazza, abbiamo sbirciato all’interno della grande costruzione in ferro color rosso-bordeaux del mercato Ferreira Borges, fatto costruire alla fine dell’Ottocento e oggi usato per mostre temporanee. Dopo qualche minuto di cammino in salita (e, per noi, un caffè per risvegliarci), si raggiunge velocemente la stazione. Prima di entrare ad ammirarne i famosi azulejos – piastrelle di ceramica smaltata decorate e molto usate come ornamento architettonico – ci siamo diretti a Praça da Liberdade, dove si trova anche il Municipio di Porto. Gli azulejos che decorano la stazione si sono rivelati davvero bellissimi!

Dalla stazione si raggiunge facilmente la Cattedrale. Si tratta di un incrocio, in stile romanico e barocco, tra una chiesa e una fortezza, che venne costruita nel XII secolo e modificata profondamente tra il XVII e il XVIII secolo. Domina la città e il fiume dall’alto e anche il suo chiostro, in stile romanico, è decorato con azulejos stupendi, raffiguranti la vita della Vergine e le Metamorfosi di Ovidio. Al suo interno si trova un altro museo di arte sacra, all’interno del quale a noi ha particolarmente colpito solo un semplice, ma immenso, tavolo in legno.

Tornando verso la macchina e scendendo verso il fiume, si incontrano la Torre Medievale e la Chiesa di São Lourençao dos Grilos, di aspetto Manierista e oggi sede del Gran Seminario di Porto.

Porto

Ed eccoci al momento migliore della giornata: la ricerca dell’albergo. Nonostante l’avessimo già prenotato e avessimo scaricato le indicazioni da internet, siamo riusciti comunque a perderci tra i sensi unici della città. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta! E, dopo un po’ di riposo e vari giri a piedi alla ricerca di un ristorante, siamo riusciti anche a rifocillarci con una cena a base di minestra e pesce – ottimi, nonostante si fossero fatti attendere perché i camerieri si erano dimenticati di noi!

Diari di viaggio · Slovenia

Sulle strade della Slovenia, giorno 1

Dopo settimane di letture frenetiche per capire cosa veramente valesse la pena di essere visto in questo minuscolo (si fa per dire) Paese che confina anche con l’Italia, siamo riusciti a partire.

Tra infinita pioggia e neve, abbiamo visitato luoghi splendidi e fiabeschi, che facevano pensare più a un set cinematografico in cui girare qualche tragedia di Shakespeare piuttosto che all’ambientazione adatta ad una vacanza di aprile. Siamo partiti con l’obiettivo di rimanere ancora una volta piacevolmente sorpresi dal nostro amato modo di viaggiare: automobile, qualche spuntino per il viaggio e cartina e guida alla mano.

Slovenia

DAY 1

Siamo partiti da casa nel primo pomeriggio, quindi abbiamo varcato il confine con la Slovenia verso sera, dopo essere passati attraverso Trieste.

A Koper, Capodistria in italiano, siamo andati subito alla ricerca del nostro albergo (l’unico prenotato della vacanza, sapendo che saremmo arrivati a destinazione con il buio) e poi a cena. Su consiglio della proprietaria, abbiamo mangiato in un ristorantino poco lontano.
La polenta, detta anche žganci in sloveno, è uno dei piatti tipici del Paese e, bisogna ammetterlo, vale davvero la pena assaggiarla! Le fette di polenta sono condite in diversi modi, dai funghi ai frutti di mare, e verrebbe voglia di assaggiarle tutte!