Diari di viaggio · Sudafrica

Kruger National Park

Nell’attesa di partire fisicamente, viaggio con la mente e il cuore. L’idea di fare un safari in Sudafrica era abbastanza scontata quando ho deciso di partire. Ma quella di riuscire ad arrivare al Kruger Park nei soli due mesi pieni di lezioni di inglese in preparazione all’esame, visite della città, serate di ballo, karaoke e tequila, non l’avevo programmato. Per fortuna ci ha pensato la scuola per me!

5 giorni tra Kruger Park, Blyde River Canyon, passeggiate nella savana all’alba e safari al tramonto, marshmallow sotto le stelle e davanti al fuoco.
Il Kruger per me è stato un sogno divenuto reale. Da Cape Town bisogna raggiungere Johannesburg in aereo, quindi i cinque giorni diventano effettivamente quattro se si parte con il volo del mattino il primo giorno e si torna con quello della sera l’ultimo.

Il parco è immenso e si estende pure in Mozambico, anche se con un altro nome. Gli spazi sono infiniti, non solo per la percezione che si ha di ciò che ci circonda quando si è nel mezzo della savana. Su una mappa dell’intero continente si riesce ad identificare, se si sa dove andare a cercarlo. E i big five non sono l’unica cosa che si può vedere girando per una piccola parte di parco.

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Dopo il tramonto si cercano piccoli animaletti notturni. All’alba, se si va a piedi, si cercano  gli insetti soprattutto e si possono vedere termitai giganteschi. Durante il giorno abbiamo visto leoni che facevano la siesta, leonesse assonnate e rinoceronti che masticano.

Gli ippopotami si scorgono lontani nei fiumi insieme ai coccodrilli che sul bagnasciuga prendono il sole. Le impala le chiamava Mc Donald’s la mia guida: si trovano dappertutto, ce ne sono tante ed è necessaria poca energia per catturarle. Gli elefanti con i piccoli che ci hanno attraversato la strada mi hanno emozionata più volte e i baobab mi hanno lasciata senza parole. Le giraffe, le zebre, gli gnu, gli avvoltoi. Mi sentivo allo stesso tempo in un film e in un sogno, di certo comunque non con i piedi per terra!

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Gli zoo sono una cosa che odio e ne ho visitato solo uno storico a Vienna. Ma il fatto di essere immersi nella natura, di non sapere cosa riuscirai a vedere perché gli animali hanno posti dove stanno più spesso, ma ci vuole comunque fortuna per trovarli lì, il fatto che tutto sommato tu su una jeep sei più grosso, ma loro sono comunque più forti se decidono che li infastidisci è poetico. Una battaglia con un rinoceronte o un elefante che si sente minacciato è ad armi pari qui, anzi è ancora più facile che abbia lui la meglio. non si tratta di un gigante dentro una gabbia di pochi metri quadrati e un ometto che lo osserva al sicuro dall’altro lato del muro. In natura loro rischiano di certo più di noi, perché tra legge del più forte e bracconieri che spesso riescono ancora a penetrare nei parchi non hanno vita facile. Ma qui possono almeno provare a difendersi. E noi rischiamo insieme a loro.

Il safari è anche questo. Un rischio che vale la pena correre perché la natura è spettacolare. Flora e fauna della savana poi, così lontane e poetiche, ancor di più !
Dormire in capanne sugli alberi lo rifarei subito, immersi nella riserva. Anche se al momento le scimmie che al mattino ti svegliano correndo sul tetto e nella tua testa o gli insetti e le rane che ti aspettano sul comodino o il bufalo che ti fissa davanti alla porta d’ingresso e non ti lascia passare non sono il massimo…

Ma il cielo. Le stelle. I tramonti africani. I colori, i profumi, il freddo e il caldo. Wow è l’unica descrizione a cui riesco a pensare. E tutti dovremmo dire “wow” in questo modo, almeno una volta. La contemplazione della natura che non è ancora riuscita a finire veramente nelle mani dell’uomo è una delle esperienze più belle. Per quanto io ami le città, i siti archeologici, i musei, questo ha qualcosa in più. Che penetra più in profondità, fino a toccarti l’anima.

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Diari di viaggio · Sudafrica

Turisti a Cape Town, part 1: musei e storia

Cape Town è una città tutta da scoprire. Difficile descriverla, difficile scegliere cosa sia meglio visitare. Anzi, difficile raccogliere in un post tutto ciò che può offrire. Perciò, vedrò di trovare le parole giuste poco alla volta e scriverne più di uno.

Parlare di una città di cui si è innamorati, di un’esperienza che si reputa la più bella della propria vita è ancor più difficile. Perché Cape Town per me è un po’ come Venezia: niente aggettivi, già il suo nome è poesia. Cape Town è Cape Town. Non ci si può perdere liberamente come tra le calle e i campi o tra i vicoli delle medine marocchine. È più ampia.
Ma ci sono infinite cose da fare, vedere, assaggiare, visitare.
Storia, cultura e natura si fondono a formare questa metropoli.

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Town Hall, Grand Parade

Iniziamo con il parlare di storia. Di musei che la raccontano ce ne sono molti, da quelli che parlano della storia degli abitanti della Mother City sudafricana a quelli che si occupano della sua evoluzione geologica e naturale.
La National Gallery espone opere d’arte moderna e racconta i sentimenti degli artisti, la rabbia, l’amarezza e l’ingiustizia subita da una grande parte della popolazione nel corso dell’Apartheid. Ma anche la gioia di vivere. Sì, perché Cape Town è una città da Vivere, ancor più di altre. Passeggiando si passa da un mercato colorato all’altro, ai Company’s Gardens si viene accerchiati dagli scoiattoli e sulle Table Mountains ci si gode la vista dell’oceano insieme ai piccoli Iraci del Capo.
Il District Six Museum è più di un semplice museo: la storia dell’Apartheid viene raccontata con gli oggetti, i cartelli, le leggi che hanno afflitto i neri sudafricani per oltre 40 anni. Il Sesto Distretto di Cape Town è stato un quartiere cosmopolita e all’avanguardia fino alla metà degli anni Sessanta, quando si è disposto che ci potessero vivere solo i bianchi. La maggior parte della sua popolazione fu deportata nelle zone deserte circostanti e le loro abitazioni rase al suolo.

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District Six Museum

La città è sede del Parlamento Sudafricano. Il Municipio è un bellissimo palazzo in Grand Parade Square e il Castello di Buona Speranza, il primo edificio costruito dai coloni alla fondazione della città, si trova poco lontano. All’Iziko Slave Lodge Museum è poi illustrata la tratta degli schiavi a partire dal Sudafrica.

Dopo un tuffo nella buia storia sudafricana, più consapevoli di dove ci si trova, se si vuole riacquistare velocemente un po’ di buonumore, basta andare a Bo-Kaap. Il quartiere malese di Cape Town è un tripudio di colori, profumi e suoni. Qui si sentono i Muezzin richiamare i fedeli alla preghiera cinque volte al giorno e i bimbi che giocano per le vie nelle giornate serene.

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Bo-Kaap

Nonostante possa non sembrare Africa ad un primo sguardo, Cape Town è una città complicata, ricca di contrasti. Come tutto questo affascinante continente. A poca distanza si trovano quartieri di lusso e townships. Religioni apparentemente diverse si mischiano nel raggio di pochi isolati: da Bo-Kaap alla Cattedrale Anglicana più importante del Paese si cammina per una decina di minuti.
I bianchi vanno in giro in auto in parte spaventati dal camminare per le strade, i neri passeggiano più liberamente, quasi i ruoli si siano invertiti. Le leggi oggi tutelano la maggior parte della popolazione, sia bianca che nera, anche se il fantasma dell’Apartheid continua ad aleggiare nell’aria.
Sono probabilmente i cosiddetti coloured a non aver ancora trovato il proprio posto fuori da Bo-Kaap. Come fossero nel limbo, come non avessero una definizione precisa per il colore della loro pelle che si trova nel mezzo, non venivano “classificati” precisamente durante l’Apartheid e non lo sono ancora oggi. O almeno questa è la sensazione di alcuni.

Ma Cape Town, in ogni caso, con chiunque si parli, è una città VIVA, in continuo cambiamento. E non ci sono solo i musei da visitare. Bisogna fare shopping, passare le notti a divertirsi, andare in spiaggia e camminare sui monti circostanti. Anche se la si visita per poco tempo, bisogna Vivere tutte le sue sfaccettature.
E non sarà facile non innamorarsene!

 

Diari di viaggio · Sudafrica

Adventure time, 5 years after

Il mio primo grande viaggio è stato il Sudafrica. Due mesi. Da sola. A studiare inglese. Non ho visto il Paese come una turista qualsiasi, Cape Town è diventata la mia casa e la porto stretta nel cuore anche cinque anni dopo.

Ogni volta che penso di organizzare un nuovo viaggio, è la prima destinazione della lista. Parlo con la famiglia che mi ha ospitata, sento i vicini di casa e mantengo i contatti con i miei amici oltreoceano conosciuti a Città del Capo. Quando bisogna organizzare le vacanze estive, lo faccio con le mie amiche spagnole. Quando è stato il momento di partire per l’Ecuador avevo già un posto dove stare perché la mia hermanita sudafricana veniva da Guayaquil. Cape Town ha cambiato il mio modo di pensare e di vivere.

Avevo sedici anni quando ho deciso di partire e diciassette quando sono salita in aereo. Magari per qualcuno è un’esperienza come un’altra, ma io devo dire che finora è stata la più bella della mia vita. Bo-Kaap, dove le guide raccomandano di fare attenzione se si decide di visitarla, io l’ho sempre attraversata tranquillamente a piedi. Andavo a scuola da sola, la sera bisognava fare attenzione e tornare a casa in taxi, ma tutto sommato i miei due mesi sono stati più che sereni e tranquilli.

Oltre a studiare inglese, ho seguito lezioni di storia e cultura sudafricana. Ho imparato che Lekker! è una delle esclamazioni più belle e positive che si possano usare in Afrikaans e ho visitato una piccola parte di quella nazione immensa che è il Sudafrica. Sono stata al Kruger Park, ho saltato nel vuoto legata per le caviglie ad un elastico dal Bunjee Jumping più alto del mondo. Ho accarezzato ghepardi e visto balene, passeggiato con gli elefanti proboscide nella mano e cavalcato tra le vigne. Mi sono emozionata durate la finale dei mondiali di calcio, nonostante a me non interessi questo sport. Ho visto l’oceano indiano che si scontra con l’Atlantico all’estremità meridionale del continente africano. Ho fatto volontariato in un orfanotrofio e festeggiato il Mandela Day regalando frutta a persone che vivono per strada. Ma soprattutto ho vissuto con una bellissima famiglia musulmana in una città che mi ha conquistata.

Dunque, anche se è passato qualche anno vorrei condividere quelli che sono a mio parere i must have di Città del Capo. Cosa visitare, dove mangiare, come divertirsi.

Magari, mentre io aspetto di tornarci, qualcuno di voi riesce a controllare che sia tutto come io lo ricordo o ancor meglio!

Cape Town

Company’s Gardens, Cape Town