Namibia

Etosha National Park, il grande luogo bianco

L’Etosha National Park occupa una superficie grande quanto la Lombardia e, la sua porzione maggiore, è un’immensa pianura salina desertica, il Pan, che si trasforma in una gigantesca laguna dal fondale basso ogni anno, nel corso della stagione delle piogge. Una distesa d’acqua di quasi 5.000 kmq brulicante di fenicotteri e pellicani per alcuni giorni è, nel resto del tempo, una superficie chiara, grigio-verde quando l’abbiamo vista noi, spesso bianca perché ricoperta di polvere gessosa, che sembra non finisca mai. Un paesaggio surreale, ma decisamente affascinante.

Pan

Etosha Pan dall’Etosha Lookout

I primi europei a prendere nota dell’esistenza di questa immensa distesa disabitata furono Charles John Andersson e Francis Galton, il 29 maggio 1851. La chiamarono Etosha, un termine che nella lingua oshivambo, parlata nell’area, significa “grande luogo bianco”.  Tantissimi animali che vivevano nel nord della Namibia, a partire dal 1881, furono eliminati e ciò portò all’istituzione della riserva nel 1907, quando il governatore dell’Africa sudoccidentale tedesca, il dottor Von Lindequist, si rese conto di dover arginare il problema delle uccisioni. Oggi, il parco naturale è una delle destinazioni più visitate e apprezzate dai viaggiatori che visitano il paese africano.

Cosa vedere lungo la strada che conduce all’Etosha National Park da est

Circa 6 ore di viaggio, senza soste, separano l’ingresso orientale dell’Etosha dalle Popa Falls. La strada passa per Grootfontein e Tsumeb, l’ultima città in cui si possono fare provviste e acquistare il necessario per il campeggio. A Grootfontein, una cittadina coloniale il cui nome significa “grande sorgente” in afrikaans, le truppe tedesche costruirono un forte nel 1896 e trasformarono la città in un presidio militare. Attualmente, l’edificio ospita un museo che ripercorre la storia dei coloni e raccoglie ampie collezioni di manufatti e fotografie dei popoli Himba, Kavango e Mbanderu. Gli orari di apertura, però, non vengono rispettati e spesso il forte è chiuso quando dovrebbe essere accessibile, per questo noi non siamo riusciti a visitarlo.

A pochi chilometri dalla città, in fondo ad una strada sterrata che sembra porti nel nulla, si trova il frammento di meteorite più grande del mondo: 54 tonnellate, risalente a circa 80.000 anni fa e costituito per l’82% da ferro, venne scoperto nel 1920 vicino alla Hoba Farm. Nel 1955 venne dichiarato monumento nazionale per fermare i cacciatori i souvenir che ne staccavano impunemente pezzi come ricordo.

Hoba meteorit

Hoba Meteorite

Gli ingressi all’Etosha National Park sono dei veri e propri punti di frontiera: si viene registrati, si compilano documenti e si paga il costo dell’ingresso e della permanenza all’interno del parco. Dopo i controlli, ci si inoltra nella savana lungo una strada asfaltata che corre tra gli alberi secchi del bush e lo spettacolo comincia: giraffe, zebre, antilopi sembrano essere ovunque lungo la via, quasi aspettino il visitatore per dargli il benvenuto (o fargli capire che è entrato in casa loro e lo terranno d’occhio).

Giraffa

Sulle strade del parco…

Nel corso della stagione secca, gli unici luoghi dove gli animali possono trovare acqua sono le pozze alimentate da sorgenti naturali o create artificialmente. Questa è la caratteristica peculiare dell’Etosha Park e consente a chiunque di vedere con una certezza praticamente matematica tutti i più famosi e grandi animali che vivono nella savana: non serve percorrere le piste alla spasmodica ricerca dei big five o conoscere i luoghi in cui sono soliti andare a riposarsi, è sufficiente prendere in mano la mappa del parco e appostarsi ad una delle numerose pozze ricche d’acqua.

Giraffa 2

Qui è dove si incontrano branchi di elefanti che si abbeverano al tramonto accanto a gruppi di giraffe e antilopi, kudu solitari, piccoli gruppi di facoceri, leoni e leonesse con i loro cuccioli che dormono vicino alla pozza mentre, dall’alto, centinaia di zebre attendono il loro turno per potersi avvicinare senza pericolo. Insieme a veicoli carichi di turisti, che si fermano ad osservare queste scene di vita quotidiana.

Elefanti

Le strade secondarie del parco, facilmente percorribili anche se non asfaltate, ci hanno condotti fino a branchi di orici, gnu e zebre, così numerosi da riempire le piane, a gruppi di elefanti che si grattavano contro i tronchi di palme solitarie, ai Damara dik-dik, agli struzzi e a una famiglia di rinoceronti mimetizzata tra le acacie. Una quantità di animali mozzafiato e, alla fine della stagione secca, tutti accompagnati dai loro cuccioli: abbiamo visto piccoli leoncini giocare tra di loro, dik-dik in miniatura fermi a lato della strada in attesa della mamma, elefantini che si nascondevano tra le gambe delle madri, un cucciolo di rinoceronte accompagnato dai genitori, piccole zebre e giraffe. Lo spettacolo più bello a cui abbia mai assistito.

Sono stati tre giorni dei più stancanti, pronti per uscire dal cancello del campeggio all’alba e con l’obbligo di tornare al tramonto, ore passate a strabuzzare gli occhi alla ricerca degli animali più strani e a tentare di non rimanere senza fiato troppo a lungo ogni volta che ne vedevamo uno nuovo. Un’esperienza preziosa e stupenda, che mi ha fatta sentire “in gabbia” perché non potevo scendere dall’automobile se non tra le mura del camping e allo stesso tempo libera, perché potevamo girare nella terra dei leoni senza alcun limite e senza alcuna connessione con il mondo non essendoci la linea telefonica, pur trovandoci nella più frequentata destinazione turistica namibiana.

Tramonto

Avete mai fatto un safari in qualche paese africano, magari riuscendo a vedere tutti i big five? Per me non era la prima volta, ma sicuramente è stata la più rilassante, potendo farlo in autonomia. Raccontatemi nei commenti quali sono le vostre esperienze o dove vorreste andare per assistere a uno spettacolo del genere!

Informazioni pratiche:

  • Non esistono mezzi pubblici per raggiungere il parco e per visitarlo si è obbligati a disporre di un’automobile a noleggio o a prendere parte ad un viaggio organizzato. Tutte le piste sono percorribili con veicoli a due ruote motrici, per lo meno durante la stagione secca. Il limite di velocità è ovunque di 60 km/h.
  • Gli ingressi al parco sono quattro:
    • King Nehale Iya Gate, a nord.
    • Von Lindquist Gate, a est, che si raggiunge in circa 1 ora di strada da Tsumeb.
    • Andersson’s Gate, a sud, ad 1 ora da Outjo.
    • Galton Gate, a ovest.
  • All’interno del parco, si può pernottare nei sei campeggi e resort recintati gestiti dalla NWR. Sarebbe bene prenotare pure nel caso in cui si disponga di una tenda, perché anche le aree destinate al campeggio tendono ad essere sempre piene. Il vantaggio di dormire all’interno del parco, nonostante i costi siano più elevati, è la possibilità di cominciare la visita all’alba, prima dell’apertura dei cancelli esterni, indugiare alle pozze nei pressi del resort fino al tramonto e osservare gli animali che durante la notte si abbeverano nelle pozze illuminate a giorno e visibili dall’interno dei campi. Energia elettrica, carburante e acqua corrente possono improvvisamente mancare, quindi è meglio fare rifornimento appena se ne ha la possibilità e tenere sempre una scorta di acqua e cibo con sé.
    • Namutoni Rest Camp – lodge e campeggio. Vicino all’ingresso orientale, è contraddistinto da un inconfondibile forte tedesco imbiancato. Ha una piscina, un ristorante dove abbiamo mangiato, per cena, un ottimo orice alla piastra e piazzole erbose per mettere la tenda.
    • Halali Rest Camp – lodge e campeggio. E’ il campo centrale del parco e sorge tra affioramenti dolomitici. La sua attrattiva principale è la pozza d’acqua raggiungibile a 10 minuti a piedi dal lodge, illuminata a giorno dopo il tramonto.
    • Okaukuejo Rest Camp – lodge e campeggio. Vicino all’ingresso sud, è sede dell’Etosha Research Station e del principale centro visitatori.
    • Olifantsrus Rest Camp – campeggio. Situato nell’area occidentale, si trova in una zona recintata che un tempo era un sito di abbattimento selettivo degli elefanti.
    • Dolomite Camp – lodge. Nell’area occidentale chiusa per lungo tempo ai visitatori, è immerso nel paesaggio roccioso ed è un lodge di super lusso, con chalet dal tetto di paglia, alcuni dei quali dispongono di una piscina privata.
    • Onkoshi Camp – lodge. In fondo ad una pista accessibile solo agli ospiti del resort, situato su una penisola che si insinua nel pan, è il più lussuoso dei lodge presenti all’interno dei confini del parco.
  • Per maggiori informazioni: www.etoshanationalpark.org.
Diari di viaggio · Sudafrica

Kruger National Park

Nell’attesa di partire fisicamente, viaggio con la mente e il cuore. L’idea di fare un safari in Sudafrica era abbastanza scontata quando ho deciso di partire. Ma quella di riuscire ad arrivare al Kruger Park nei soli due mesi pieni di lezioni di inglese in preparazione all’esame, visite della città, serate di ballo, karaoke e tequila, non l’avevo programmato. Per fortuna ci ha pensato la scuola per me!

5 giorni tra Kruger Park, Blyde River Canyon, passeggiate nella savana all’alba e safari al tramonto, marshmallow sotto le stelle e davanti al fuoco.
Il Kruger per me è stato un sogno divenuto reale. Da Cape Town bisogna raggiungere Johannesburg in aereo, quindi i cinque giorni diventano effettivamente quattro se si parte con il volo del mattino il primo giorno e si torna con quello della sera l’ultimo.

Il parco è immenso e si estende pure in Mozambico, anche se con un altro nome. Gli spazi sono infiniti, non solo per la percezione che si ha di ciò che ci circonda quando si è nel mezzo della savana. Su una mappa dell’intero continente si riesce ad identificare, se si sa dove andare a cercarlo. E i big five non sono l’unica cosa che si può vedere girando per una piccola parte di parco.

South Africa, part 3 998

Dopo il tramonto si cercano piccoli animaletti notturni. All’alba, se si va a piedi, si cercano  gli insetti soprattutto e si possono vedere termitai giganteschi. Durante il giorno abbiamo visto leoni che facevano la siesta, leonesse assonnate e rinoceronti che masticano.

Gli ippopotami si scorgono lontani nei fiumi insieme ai coccodrilli che sul bagnasciuga prendono il sole. Le impala le chiamava Mc Donald’s la mia guida: si trovano dappertutto, ce ne sono tante ed è necessaria poca energia per catturarle. Gli elefanti con i piccoli che ci hanno attraversato la strada mi hanno emozionata più volte e i baobab mi hanno lasciata senza parole. Le giraffe, le zebre, gli gnu, gli avvoltoi. Mi sentivo allo stesso tempo in un film e in un sogno, di certo comunque non con i piedi per terra!

South Africa, part 3 712

Gli zoo sono una cosa che odio e ne ho visitato solo uno storico a Vienna. Ma il fatto di essere immersi nella natura, di non sapere cosa riuscirai a vedere perché gli animali hanno posti dove stanno più spesso, ma ci vuole comunque fortuna per trovarli lì, il fatto che tutto sommato tu su una jeep sei più grosso, ma loro sono comunque più forti se decidono che li infastidisci è poetico. Una battaglia con un rinoceronte o un elefante che si sente minacciato è ad armi pari qui, anzi è ancora più facile che abbia lui la meglio. non si tratta di un gigante dentro una gabbia di pochi metri quadrati e un ometto che lo osserva al sicuro dall’altro lato del muro. In natura loro rischiano di certo più di noi, perché tra legge del più forte e bracconieri che spesso riescono ancora a penetrare nei parchi non hanno vita facile. Ma qui possono almeno provare a difendersi. E noi rischiamo insieme a loro.

Il safari è anche questo. Un rischio che vale la pena correre perché la natura è spettacolare. Flora e fauna della savana poi, così lontane e poetiche, ancor di più !
Dormire in capanne sugli alberi lo rifarei subito, immersi nella riserva. Anche se al momento le scimmie che al mattino ti svegliano correndo sul tetto e nella tua testa o gli insetti e le rane che ti aspettano sul comodino o il bufalo che ti fissa davanti alla porta d’ingresso e non ti lascia passare non sono il massimo…

Ma il cielo. Le stelle. I tramonti africani. I colori, i profumi, il freddo e il caldo. Wow è l’unica descrizione a cui riesco a pensare. E tutti dovremmo dire “wow” in questo modo, almeno una volta. La contemplazione della natura che non è ancora riuscita a finire veramente nelle mani dell’uomo è una delle esperienze più belle. Per quanto io ami le città, i siti archeologici, i musei, questo ha qualcosa in più. Che penetra più in profondità, fino a toccarti l’anima.

South Africa, part 3 1261