Italia · Roma

Arrivederci Roma!

DAY 5

Il nostro ultimo giorno.

Passeggiamo di nuovo per Trastevere, andando verso il colle del Gianicolo. Entriamo nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, da cui siamo passate ormai innumerevoli volte a qualsiasi ora del giorno. Secondo la tradizione fu fondata da papa Callisto I nel III secolo d.C. L’edificio che vediamo però fu costruito nella prima metà del 1100 utilizzando materiale proveniente anche dalle spettacolari Terme di Caracalla, poco lontane dal Colosseo.

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Basilica di Santa Maria in Trastevere

Famosa per i suoi immensi mosaici color oro, non riusciamo a goderceli per il buio in cui siamo immerse. Risalgono al XII e XIII secolo e sono presenti anche sulla facciata esterna.

Saliamo al Colle del Gianicolo. La vista da qui è davvero bella, anche se gli alberi la limitano un po’. Il Tempietto del Bramante è un altro luogo di Roma in cui non ero mai stata. Posto in uno dei cortili del Convento di San Pietro in Montorio, è grazioso e originale, davvero un classico tempio circolare in miniatura!

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Tempietto del Bramante

Tipico esempio di architettura rinascimentale, lo si può vedere anche dall’esterno, qualora si capitasse da queste parti proprio nei giorni di chiusura (come è successo a noi…). Una parte degli edifici e il tempietto stesso oggi sono gestiti dall’Accademia di Spagna: fu proprio il re di Spagna che all’inizio del ‘500 ne commissionò la costruzione.

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Trastevere

Passiamo di fianco al monumento ai caduti e raggiungiamo l’antica porta romana, ricostruita e trasformata in una fontana. Prima di recuperare i bagagli, facciamo una capatina all’Isola Tiberina. Pranziamo con carciofi alla romana dalla zia e, indecise se andare a visitare il Parco della Musica o fare shopping, optiamo per gli acquisti lungo via Nazionale.

Prima di entrare alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, mangiamo un gelato sublime al gusto Persiano – cardamomo, rosa e granella di pistacchio – che è davvero perfetto!

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Anche questa basilica è troppo buia per godersela, ma la sua storia è interessante. Costruita sulle terme di Diocleziano, il progetto iniziale fu di Michelangelo. Oggi non lo conosciamo con esattezza, dati i diversi rimaneggiamenti che ha subito nel corso della storia. Se ne può tracciare un profilo leggendo documenti dell’epoca: pare che le terme, lontane dal centro della Roma medievale, fossero ben conservate al tempo di Michelangelo, che suggerì così di riutilizzarle.

Nel ‘600 venne aggiunta la doppia meridiana: uno gnomone segna il mezzogiorno, la data e l’inclinazione dei raggi solari in quel giorno, l’altro i moti della stella polare. La luce entra attraverso dei fori posti sul soffitto. È davvero immensa!

Torniamo a prendere i bagagli, beviamo un tè e corriamo alla stazione. È il momento degli abbracci e dei “Ci vediamo presto, ok?”.

Ciao Roma!

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Gelateria Verde Pistacchio
Via Nazionale, 239
Roma
www.verdepistacchiolab.it
ask@verdepistacchiolab.it

Cuba · Diari di viaggio

Arrivederci, Cuba!

Lasciamo Viñales per tornare a L’Avana.

Visitiamo la Cueva del Indios, una sovraffollata grotta all’interno di un mogote. Con annesso giro in barca sul fiume sotterraneo, la parte più suggestiva è l’uscita tra le rocce!

Seguiamo la strada costiera per la capitale e sostiamo a Playa la Mulata, un piccolo porto di pescatori, e a La Altura, a 10 km dalla strada principale e con un po’ di sabbia.

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Playa la Mulata

Passiamo anche dall’inquinata Mariel, grande porto commerciale dove è difficile respirare quasi quanto a Moa. Arriviamo a La Habana da Miramar, il quartiere delle ambasciate, tutte in fila sull’Avenida 5. Facciamo un giro sul Malecón e per Vedado, vediamo la stazione con un treno in partenza e riportiamo l’automobile.

La sera, passeggiamo per tutta Habana Vieja: Calle Obispo, Plaza de Armas, Plaza San Francisco, Plaza Vieja. Sembra di essere in un’altra città, calma e un pochino più fresca anche!

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Il giorno successivo camminiamo in lungo e in largo per L’Avana e visitiamo il Museo del Rum. Malecón, Castillo de la Real Fuerza (che ha anche l’acqua nel fossato!), il mercatino dell’usato di Plaza de Armas. Mangiamo buonissimi manir comprati al semaforo, che sono noccioline in conetti di carta arrotolata.

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Plaza de Armas

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Manir

Il Museo della Havana Club è davvero interessante: scopro che tutto il rum di questa marca è prodotto a Cuba ed esportato nel resto del mondo! Per fare i cocktails si usa quello invecchiato per 3 anni. Gli altri vengono bevuti anche da soli, perché hanno già acquisito un certo aroma. Come per i sigari, ce ne sono di forti e leggeri, più o meno invecchiati. Il più costoso che vedo al negozio costa ben 1700 CUC!

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Museo del Rum

Si produce dalla canna da zucchero, che fu importata sull’isola da Cristoforo Colombo. All’inizio si spremono le canne per ottenere il famoso jugo de caña (che, tra parentesi, io amo!), detto anche guarapo. Da questo si possono ricavare zucchero o rum. Per il rum si cuoce il succo per 48 ore, si ottiene la melassa e da questa, dopo fermentazione e distillazione, il rum. A metà processo si ha l’aguardiente, con un’elevatissima percentuale di alcool. I barili in cui viene fatto invecchiare per almeno due anni hanno una particolarità: devono essere stati usati per almeno 15 anni per distillare altri liquori, come brandy o whisky. Ce ne sono alcuni vecchi anche più di 200 anni!
Alla fine assaggiamo puro rum invecchiato 7 anni: un certo aroma ce l’ha già, ma è veramente fortissimo!

Seguiamo il lungomare fino al vecchio deposito di tabacco e legno, dove oggi c’è un buonissimo birrificio, con musica e prezzi abbordabili. A fianco c’è il gigantesco mercato di souvenir San José. È immenso e decisamente meno costoso di tutti gli altri negozi di Habana Vieja.

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L’ultima mattina, invece, andiamo a Vedado. Vediamo il Museo Napoleonico, l’università, l’Hotel Habana Libre e gli edifici Lopez Serrano e Focsa. L’Hotel Capri non è più in rovina, è stato ristrutturato e riaperto come parte della catena NH.

L’Hotel Nacional è il più spettacolare: l’interno sembra una stazione dell’Orient Express anni ’30 e il patio e giardini, con la vista sull’oceano, sembrano quelli di un film.

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Hotel Nacional

Si visitano le trincee costruite durante la crisi dei missili del 1962: dopo lo sbarco nella Baia dei Porci organizzato dalla CIA per rovesciare il governo di Castro, il capo del governo cubano accettò di posizionare missili per conto dell’URSS a Santa Clara e Piñar del Río. L’Hotel Nacional fu trasformato in caserma e furono costruite queste trincee in caso di un attacco via mare proveniente dalla Florida. Gli USA risposero alla provocazione posizionando missili in Turchia, sul confine con l’URSS, e alla fine fecero un accordo che evitasse lo scoppio di una guerra aperta. Dato che Castro non fu coinvolto nella contrattazione, i rapporti con l’URSS si raffreddarono notevolmente.

Poco dopo partiamo per l’aeroporto e, anche se con un po’ di ritardo, lasciamo l’isola caraibica per tornare a casa.

 

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Suggerimenti utili:

  • Fate un salto al mercatino dell’usato di Plaza de Armas: sembra ancora una volta di essere catapultati indietro nel tempo, tra macchine fotografiche, orologi, poster e libri vintage.
  • I manir costano solo 1 CUP l’uno: acquistateli sul Malecón, piuttosto che nelle turistiche piazze di Habana Vieja. Uno tira l’altro!
  • Mangiate fantastici pasticcini all’angolo tra San Rafael e Lealtad. Ognuno costa solo 3 CUP e sono davvero deliziosi!
  • Pranzate e ascoltate un po’ di musica alla Cerveceria Antiguo Almacén de la Madera y el Tabaco, su Avenida del Puerto.
    Poco lontano invece fate shopping al Almacénes San José, lasciando stare i negozietti di Habana Vieja.
  • Al ristorante Castropol, sul Malecón, si mangia benissimo. Attraverso la porta si vede l’oceano, che al tramonto è ancor più bello. L’aragosta grigliata, la ropa vieja e il flan con gelato sono state delle ottime scelte!

 

Casa particular:

Olga Sánchez
San José #523 e/ Lealtad y Campanario
Centro Habana
Home: 78610190
Mobile: (+53) 52 639454
olga55@nauta.cu

Mente vagabonda

Waiting for the next travel

Ascoltare i cd acquistati a Cuba ogni volta che mi metto alla guida è un ritorno al viaggio. Che, a ripensarci, sembra ancor più bello. I problemi incontrati si cancellano e tante cose che ho scritto nel diario sembrano addirittura surreali.

Il viaggio continua quotidianamente. Non solo mentre si è via: comincia nel momento in cui si decide di partire e continua quando si raccontano le proprie esperienze, si legge la cronaca in cui si parla del Paese in cui si è stati, si vedono foto e filmati. Continua fino al prossimo viaggio e si sovrappone al successivo. Continua nella testa e nel cuore, nei ricordi tangibili e non. Il potere del viaggio è incommensurabile.

Potere sulla felicità, sul relax che i pensieri danno; gli oggetti ricordano che è stato tutto vero anche se pare lontano anni luce. Le foto se ci sei stato non ricordano solo i colori, la luce e i sorrisi, ma anche gli odori e i sapori. Avete presente Marcel Proust e la sua “Ricerca del tempo perduto”? Tutto inizia con il sapore delle madeleines. Le descrizioni dei pensieri e delle emozioni nei diari sono importanti perché anche dopo anni ti riportano a momenti che apparentemente erano stati cancellati dalla memoria. Scrivere non è solo bello e rilassante, è necessario per ricordare. Tutto. Le foto sono un’arte che tutti possono apprezzare, ma le parole sono solo tue. Soggette all’interpretazione degli altri, sì, ma ancor più personali di uno scatto per me. Per quanto io ami fotografare, credo che anche senza parole le foto parlino, ma sempre meno rispetto ad una pagina di racconti priva di immagini.

Anche per questo, mentre aspetto di partire per il prossimo viaggio amo scrivere!

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Lago d’Orta

Listening to the CDs I’ve bought in Cuba while I’m driving takes me back to our travel. Everything seems more beautiful, forgetting about problems we had overthere. Reading my travel diary sounds weird, sometimes.

Travels continue everyday. They start before the departure and, actually, lasts forever. You can’t stop traveling because you’re back home. Your mind flies back and forward, to past travels and future ones. You talk about your travels, hear about the countries you’ve been to in the news, watch pictures and videos you’ve taken overthere. Travels last, in your mind and soul. Their power is endless!

Traveling makes me feel Happy and relaxed at home too. Things I’ve bought around the world remember me that I’ve been there, although it seems so far away in space and time. Photographs mean much more if you’re the photographer: these are not only colorful landscapes or people, but feelings, tastes, perfumes.

Do you remember Marcel Proust, “In search of lost time”? Everything starts tasting madeleines. Reading your memories takes you back, in beautiful places. Writing is relaxing. But, more important, it lets you remember everything whenever you want. Photographs are art, they can speak. But they need words to tell stories. Words, instead, don’t need pictures to do it. Every reader can imagine how the writer feels and let himself go. There’s a strong connection between the two, although words are subjected to personal interpretation.

I love taking pictures, but I love writing too. And words are more powerful, for me. That’s why I love writing while waiting for the next travel!