Eventi

Umberto Boccioni, a cent’anni dalla morte

Conoscevo Boccioni come pittore futurista. Avevo visto alcuni dei suoi dipinti precedenti questa fase visitando la Pinacoteca di Brera e il Museo del Novecento, a Milano. Ma la mostra che è stata allestita in questi mesi a Palazzo Reale, proprio di fianco al Duomo del capoluogo lombardo, è spettacolare.

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Esattamente a cent’anni dalla sua morte, racconta lo sviluppo e l’evoluzione del suo linguaggio pittorico, le fonti visive da cui ha tratto ispirazione, i maestri che hanno contribuito alla sua formazione. Lo fa in ordine cronologico, dalla fine dell’Ottocento al 1916, anno della scomparsa. Ne espone tutta la complessità, di uomo e pittore.

Si passa attraverso spazi e tempi vissuti dall’artista. Si segue la vita di Boccioni nei suoi spostamenti per il mondo e tra le diverse correnti artistiche. Parigi, Padova, Milano. I primi anni in cui i colori sono vivi e definiti, quelli successivi in cui il suo stile si avvicina al divisionismo e a Cézanne, gli ultimi in cui insegue la rappresentazione della velocità, della relazione dinamica tra spazio e tempo, della città moderna – temi tipici del Futurismo. I maestri, le mostre, l’approdo alla scultura. I giornali che parlano della sua vita e della sua scomparsa, Marinetti e il Manifesto del Movimento Futurista.

I bozzetti preparatori, i diari e l’Atlante in cui raccolse un gran numero di ritagli, relativi soprattutto a riproduzioni artistiche. Documenti inediti ritrovati di recente negli archivi della Biblioteca Civica di Verona raccontano l’artista.

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Vado spesso a visitare le mostre in esposizione a Palazzo Reale e questa è stata sicuramente la migliore che mi sia capitata. Solitamente sono esposizioni difficili da comprendere, con poche spiegazioni che non riescono ad essere così esaustive e penetranti. Qui, al contrario, ci si trova di fronte ad una mostra completa, che avvicina al pittore protagonista. Non confonde chi non si è mai accostato alla sua arte, anzi incuriosisce.

Si tratta di un artista che ha toccato con mano la città di Milano, da cui ha potuto attingere e a cui è stato in grado di donare molto. La rappresenta anche in alcuni suoi dipinti.

Ancora una volta, io sono quella che fa le cose all’ultimo momento. Questa mostra è visitabile dal 23 marzo e chiuderà questo weekend: domenica 10 luglio è l’ultimo giorno in cui sarà possibile godersi Boccioni, tutto in un unico luogo. Ma, se capitate a Milano e avrete voglia di passare qualche ora al fresco, è la scelta giusta!

Con il biglietto della mostra, poi, si può visitare anche il Museo del Novecento, a pochi metri di distanza. Anche se è aperto tutto l’anno, è sempre una buona idea, da vedere e rivedere!

Italia

Brera e l’Orto

Quando si nomina Brera, io penso all’arte. Fino agli anni Cinquanta e Sessanta questo era il quartiere degli artisti, poco raccomandabile e che accoglieva le migliori menti creative dell’epoca.

Oggi gli artisti se ne sono andati e rimangono antiquari, negozi di alta moda ed etnici, pub e ristoranti ancora anticonformisti. Ma il suo fascino Brera non accenna a perderlo!

A proposito di arte, è a Palazzo Brera che hanno sede la famosa Accademia delle Belle Arti e la Pinacoteca. Questa, uno dei più importanti musei italiani, espone opere d’arte medievale e rinascimentale. Voluta da Napoleone Bonaparte, contiene capolavori come Il Cristo Morto di Mantegna, la Pala Montefeltro di Piero della Francesca e Lo Sposalizio della Vergine di Raffaello.

Anche se non siete amanti dei dipinti di questo periodo storico, almeno una volta nella vita la Pinacoteca va visitata. Personalmente, sono la collezione Jesi e la Fiumana di Pellizza da Volpedo che amo vedere. La collezione espone dipinti del XX secolo, tra cui opere di Modigliani e Boccioni, che si avvicinano di più ai miei interessi.

Palazzo Brera, sorto su un convento trecentesco, verso la fine del Settecento fu trasformato da Maria Teresa d’Austria in uno degli istituti culturali più progressisti dell’epoca. Unì l’Osservatorio Astronomico e la Biblioteca all’Orto Botanico e, alcuni anni dopo, all’Accademia di Belle Arti.

L’Orto si trova sul retro del Palazzo. All’inizio avrebbe dovuto essere al servizio di studenti di medicina e farmacia con le sue piante officinali, poi si è trasformato in un angolo nascosto della città dove è possibile trovare un’importante collezione botanica con specie rare e da conservare. Oggi, nei suoi 5000 metri di superficie, per metà è occupato dalle lunghe e strette aiuole Settecentesche e per il resto è un prato circondato da grandi alberi.
Suggestivo nonostante la nebbia e il freddo, trasmette pace e tranquillità pur essendo al centro della città. E con la primavera deve essere ancora più bello!

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www.brera.beniculturali.it

Italia

Rome, Italy

Le città le fanno le persone. Quelle del passato, che le fondano e gettando le basi per quello che saranno; quelle del presente, che le modificano e le vivono ogni giorno; quelle del futuro, che le cambieranno e le vivranno, magari anche in modo completamente diverso da ora. Ma sono quelle del presente, soprattutto, che determinano l’opinione che il viaggiatore si costruisce di un certo luogo. In pochi giorni non si può conoscere davvero la città che si visita. Ma l’impressione con cui si torna a casa è quella che ci spinge a volerci tornare di nuovo oppure no. 

Roma è la “Città eterna”. Ad ogni passo ti porta indietro di migliaia di anni e allo stesso tempo non ti permette di staccarti dalla realtà del presente che ti circonda. Io non posso dire di conoscerla. Posso dire che è stupenda, davvero. Ma devo ammettere che è solo il mio amore per Roma antica a farmi pensare che sia bellissima.

E’ l’arte che la permea a renderla tale ai miei occhi. Le persone che hanno partecipato alla formazione della mia opinione di Roma certamente non l’avrebbero resa tale. Come non ci sarebbero riusciti il caos, la sua sporcizia e la sua trascuratezza. Forse è davvero lo “specchio dell’Italia”, quella dello spreco, della crisi e delle bellezze non tenute in considerazione come si dovrebbe. Quando penso agli infiniti turisti stranieri che abbiamo incontrato in soli quattro giorni, mi chiedo che cosa pensino di questa città. E dell’Italia in generale. Spero che non abbiano la mia stessa opinione, altrimenti non torneranno più a Roma se non per il tempo necessario a visitare i luoghi che gli interessano. Come farei io, dopotutto. E poi mi viene in mente quello che mi ha detto una mia amica del Lussemburgo. Lei è sempre stata innamorata dell’Italia, ha sempre avuto un’immagine idilliaca del nostro Paese. Ma dopo il suo primo viaggio a Roma ne è rimasta profondamente delusa: nel posto dei suoi sogni è riuscita a vedere bellissimi monumenti, sì, ma ha incontrato quasi solo persone che hanno provato ad imbrogliarla o comunque molto maleducate. E questo è davvero triste. Un turista non è stupido solo perché è un turista. E men che meno perché non capisce tutto quello che gli viene detto in una lingua che non è la propria. Lei ci è tornata in Italia, forse però un po’ più disincantata. Come sarò anche io quando deciderò di tornare a Roma.

Le bellezze di Roma rimangono comunque luoghi da vedere almeno una volta nella vita. E, come è valido per il resto del mondo, visitarle più volte è anche meglio! Le si apprezza di più – anche se manca il cosiddetto “effetto sorpresa” – e i dettagli che si colgono sono sempre differenti!

I suoi maggiori luoghi di interesse sono relativamente vicini tra loro e, in ogni caso, nei tratti di strada che li separano ci sono sempre siti meno conosciuti da visitare. Gli itinerari che ci si può costruire sono numerosissimi e dipendono essenzialmente dai propri interessi. Elementi di Roma antica, piazze, fontane, chiese e palazzi del potere sono ovunque a stretto contatto l’uno con l’altro! Ed è questo ciò che rende Roma speciale e meravigliosa: la Roma dell’arte e dell’antichità, è Lei che non può far altro che affascinare il viaggiatore.