Diari di viaggio · Grecia

Oltre le montagne

Il venticello è fresco e le nuvole coprono il sole. Le spiagge sono vuote, ci sono solo ombrelloni piantati e lettini, ma niente persone. Dopo Sitia ci si lascia alle spalle la superstrada e si comincia a fare su e giù tra le montagne, ogni tanto si intravede il mare in lontananza, mentre si è circondati dal verde scuro degli arbusti. Come una porta per l’est, Sitia in questo periodo è silenziosa.

Sitia

Sitia

I ristoranti sono chiusi e si sente il rumore dell’acqua che scivola dolcemente contro il molo. Le barche si lasciano cullare dalle onde lente sullo sfondo di case bianche che si inerpicano sulla collina.

Le strade cominciano ad essere più strette e qualche volta tortuose. La spiaggia di Vái sembra nascere da un palmeto naturale, che lascia spazio alla sabbia solo negli ultimi metri e che bisogna attraversare per raggiungere il mare. Poco più a nord, Itanós è sorvegliata dalle vestigia di un’antica cittadina sopravvissuta fino all’epoca bizantina. Il mare è sempre cristallino, nonostante il cielo grigio.

Itanos

Itanós

Come una fortezza solitaria, emerge dal verde il Monastero di Toploú. Color miele, con le poderose mura di difesa, è stato un importante centro della Resistenza cretese nel corso del secondo conflitto mondiale.

Káto Zákros è uno dei quattro maggiori palazzi di epoca minoica. Con la stessa organizzazione architettonica degli altri, pare che qui si vivesse di commercio con l’Oriente più che di agricoltura. È l’unico ad affacciarsi ancora sul mare, in una baia rilassante e con tanti papaveri rossi che ne colorano i muri in rovina.

Lungo la strada che percorre la costa sud è tutto un sali e scendi, tra montagne brulle e baie assediate da case di vacanza. Ierápetra pare sia la città più meridionale dell’intero continente europeo, con il suo piccolo centro storico e la fortezza veneziana.

Ierapetra

Ierápetra

Gortina e Festo sono poco lontani l’uno dall’altro, ma non potrebbero essere più diversi.

La prima era la capitale della Creta romana, dove vennero scolpite le famose leggi del 480 a.C. Oggi si vedono alle spalle dell’odeon: 17000 caratteri che si leggono sia da destra a sinistra che viceversa, secondo il sistema bustrofedico. Regolavano questioni relative alla libertà individuale, alla proprietà e all’eredità.

Gortina, Odeon

Gortina

I templi dedicati a Iside e Sarapide, quello di Apollo e una basilica cristiana del V secolo, costruita dove subì il martirio San Tito, completano il quadro insieme al pretorio, centro amministrativo e residenza del governatore.

Festo invece è molto più antica. I primi edifici del magnifico palazzo minoico risalgono al 2000-1650 a.C. e pare siano stati fondati da Radamanto. Domina a perdita d’occhio il territorio circostante, dall’alto. Nel silenzio, con la luce morbida del tramonto che accarezza le antiche pietre rendendole quasi color pesca, è ancor più suggestivo.

Festo

Festo 1

Festo

Mátala è più bella la sera, circondata dal buio. È luci colorate, bar e musica con vista sul mar Libico e onde come sottofondo. Tutta alberghi e negozi che vendono accessori da spiaggia, si trova così vicino a Festo che i vacanzieri durante l’estate invadono volentieri il sito archeologico.

Matala

Mátala

Per essere soli è sufficiente spostarsi di un paio di chilometri: Agía Triáda è un magnifico sito archeologico solitario, sul  versante opposto della stessa collina rispetto a Festo. Piccolo, i resti del palazzo e del villaggio sono cospicui. I muri reali sono ancora in parte rivestiti di alabastro.

A Préveli c’è un monastero circondato dal verde da cui si domina l’azzurro del mare. E in cui si fa fatica a parlarsi, visto il vento che soffia. Anche questo è stato un centro della Resistenza cretese contro turchi e tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Sembra che oltre le porte in legno scuro orlate da piante rampicanti vivano ancora dei monaci.

Anche Frankokástelo controlla il mare, affacciandosi direttamente sulla spiaggia e le onde. Costruito con mattoni color sabbia chiara dai Veneziani nel 1371 per difendersi dai pirati e dai turchi, si può salire sulla sommità del mastio e passeggiare tra i papaveri all’interno delle sue mura.

Frankokastelo

Frankokástelo

Nel pomeriggio torniamo a Chaniá tra le nuvole e, appena iniziamo a vedere il Mar di Creta, ci avvolge la luce del sole. È già ora di tornare casa.

Diari di viaggio · Grecia

Colonne color porpora e polpi appesi al sole

DAY 3

Irákleio è una grande città caotica, con il porto veneziano e un museo archeologico strabiliante. Raccoglie la più importante collezione di manufatti di epoca minoica del mondo. Qui sono conservati il Disco di Festo, che non siamo ancora riusciti a tradurre, gli affreschi recuperati e restaurati del palazzo di Cnosso, una miriade di vasi e tavolette scritte in lineare A e B. Tori, tauromachie, miti sono rappresentati su ogni genere di superficie.

Disco di Festo

Disco di Festo

Cnosso, poi, si trova a poca distanza. Il famosissimo palazzo minoico, secondo la leggenda nato dal Labirinto fatto costruire dal mitico re Minosse per imprigionarvi il Minotauro.

Questo mito, insieme quello della giovane Arianna e del suo amore per Teseo, ha avuto enorme fortuna nel corso dei secoli, scritto e ripreso da un gran numero di autori fino ai giorni nostri.

Cnosso

Cnosso

Le rovine del sontuoso palazzo sono state in parte ricostruite da Arthur Evans. Controverso questo intervento di inizio ‘900, è utile quando si visitano i siti archeologici dell’isola perché aiuta a figurarsi in qualche modo la fisionomia degli edifici, come avrebbero potuto essere nei loro momenti di massima gloria.

Le colonne rosso porpora con i capitelli neri, gli affreschi, il grande cortile centrale dove probabilmente si svolgevano i pericolosi giochi come la tauromachia. La sala del trono e quelle della regina sono spettacolari. Anche sapendo che sono frutto dell’immaginazione del solo Evans, hanno grande potere sulla fantasia del visitatore.

Tra mito e realtà, quando cammino per i siti archeologici della Grecia e della Roma antica non posso fare a meno di pensare che le stesse pietre su cui sto poggiando io i piedi sono state calpestate dalla mitica Arianna, da Socrate o Cicerone.

Distrutti dai terremoti, gli antichi palazzi maggiori dell’isola sono quattro.

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Molto più vicino al mare si trova quello di Malia. Un sito più rilassante, vuoto e silenzioso. Solo in parte visitabile, dopo l’esperienza di Cnosso la mia fantasia si sbizzarrisce. Qui la ricostruzione è stata minima, se non nulla.

Ci sono i bassi muri degli edifici, i sostegni per le gigantesche anfore e il grande cortile centrale. Le scalinata monumentale sembra conduca direttamente al cielo. Le sale dove pare si riunissero i magistrati conservano le panchine per sedersi lungo i muri. Il dettaglio più curioso è quello che alcuni vedono come un tavolo da gioco, altri come luogo di deposito delle offerte: il kernos.

Malia 1

Malia

Ritorniamo alla modernità ad Ágios Nikólaos. Località balneare particolare, costruita in parte intorno al piccolo lago dagli altissimi argini rocciosi che nel 1870 è stato collegato al mare da un canale. Un tempo si pensava che “Il lago di Artemide” non avesse fondo, ora vi si riflettono case e caffè, insieme alle barchette ormeggiate.

Agios Nikolaos

Ágios Nikólaos

Il piccolo borgo di Mochlos guarda l’isolotto che gli si pone di fronte con i suoi resti di epoca minoica. Qui troviamo il nostro polpo appeso e un’atmosfera rilassata, da vacanza a base di buon cibo e storia antica.

Mohlos

Mochlos

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Profumo di Grecia: Creta

La Grecia ha un posto speciale nel mio cuore fin da quando ho cominciato a frequentare il liceo. Il fascino che ha esercitato su di me il greco antico, nessun’altra lingua è riuscita ad eguagliarlo. Forse solo l’arabo, con le sue linee sinuose.

La mitologia, la storia, la filosofia, poi, mi entusiasmano. E anche il solo pensiero di partire per raggiungerla, di immergermi in essa, è già un piacere. La mente è stuzzicata insieme a tutti gli altri sensi: i colori, i profumi, i sapori, che sono sempre fantastici.

L’isola di Creta, poi, è lo scenario di un fortunato mito dalle radici antichissime. Circondata dal mare di un blu spettacolare, è sede di palazzi che sono stati costruiti e distrutti più di tremila anni fa. La quinta isola del Mediterraneo per dimensioni è montagne innevate e spiagge, storia e modernità tutto in un unico spazio.

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Fulcro dell’avanzatissima civiltà minoica tra il III e il II millennio a.C., nel corso della storia fu conquistata e abitata da micenei, greci, romani, bizantini, musulmani andalusi, veneziani e turchi ottomani. Una stratificazione culturale e architettonica sorprendente!

Con i nostri 969 chilometri, abbiamo cercato di girarla in lungo e in largo, in tutte le direzioni. Abbiamo toccato sia il Mar di Creta che quello Libico, varcando l’elevata catena montuosa che attraversa l’isola.

Itinerario

DAY 1

Sapore di tzatziki, il suono delle onde e profumo di timo.

Atterriamo a Chaniá in mattinata e, avendo solo cinque giorni a disposizione, cominciamo subito a darci da fare. Dopo il pranzo lungo il mare, ci dirigiamo ad ovest.

Il sole è alto nel cielo e il vento soffia, lungo il sentiero che porta alla spiaggia di Balos. Il profumo del timo ci accompagna e la vista che si apre davanti ai nostri occhi è spettacolare: il mare dalle mille tonalità di azzurro e una lunga spiaggia di sabbia chiara fanno sembrare questo lungo parte di un atollo caraibico. Camminare a piedi nudi nell’acqua fredda, poi, è rigenerante! Gli isolotti, la costa rocciosa che cola a picco nel Mediterraneo, il verde degli arbusti che lasciano spazio alla sabbia solo a poco a poco…

Balos

Balos

La strada che conduce a Balos è sterrata. Non so esattamente per quale motivo, ma mi ricorda le fughe di Alexandros Panagulis descritte da Oriana Fallaci in “Un uomo”. La terra è color creta puro e la musica che mi risuona nelle orecchie in questo momento è quella del musical “Mamma Mia!”.

A Chaniá torniamo poco prima del tramonto: la luce è perfetta e le nuvole hanno le sfumature rosa, come quelle della sabbia di Balos. Anche la cupola della moschea diventa ancor più rosa, mano a mano che la luce del sole scompare all’orizzonte.

Chania

La cena non può essere che a base di pesce e la concludiamo passeggiando fino al faro. Da qui si vede il porto veneziano illuminato, come venissimo dal mare.

 

DAY 2

Città come medine.

I vicoli di Chaniá sono deserti al mattino. Il mercato coperto espone il pesce fresco in vendita e le foto in bianco e nero dell’edificio e della piazza antistante nei decenni. Passeggiamo per la zona turca e quella ebraica, tra i fiori colorati che sbocciano da piante rampicanti attaccate agli edifici.

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La parte veneziana è più simile ad una labirintica medina, tra vicoli stretti, scale, portoni e insegne di alberghi. Le facciate sono di mille colori. Per colazione, bougatsa, tè e spremuta d’arancia.

Chania 2

Chaniá

Il museo archeologico si trova in un edificio del XIV secolo, prima parte di un convento francescano e poi moschea. Tre navate, ricoperte da volte in pietra rossa e bianca, accolgono manufatti di epoca minoica, dalle ceramiche ai sarcofagi dipinti. Pensare che alcuni di loro abbiano anche quattromila anni è sbalorditivo!

La sinagoga è piccola, con le panche coperte da cuscini colorati dai ricami orientaleggianti.

Réthymno è graziosa e perdersi per i vicoli del centro storico, senza una cartina, fa raggiungere comunque tutti i luoghi più significativi. Il perdersi così, lasciandosi guidare dal caso e dal fiuto, mi dà sempre una sensazione di ebbrezza, fa sentire la testa leggera.

Rethymno 1

Le strade lastricate, i tavoli dei ristoranti lungo le vie strette, mangiare all’ombra delle piante. Il porto è carino, ma certamente non riesce a superare la bellezza del centro, nonostante il mare e le barche attraccate.

La fortezza è molto bella, in pietra color miele, con una stupenda vista sul mare, i monti innevati e l’intera città. Il profumo di camomilla che la avvolge è inebriante.

Rethymno

Réthymno

Diari di viaggio · Grecia

Malia e i palazzi antichi

Tutte le isole greche sono punteggiate da siti archeologici che meritano di essere visitati. Che si trovino in riva al mare o sulle colline nell’entroterra, non si può sfuggirvi. Non si potrebbe mai andare in Grecia senza dargli almeno un’occhiatina.

A Creta, poi, si vola ancora più lontano nel tempo: si passeggia tra i resti di palazzi costruiti tra il 5000 e il 3000 a.C., dalla civiltà governata dal mitico re Minosse. L’immaginazione è la chiave, ma anche il lavoro degli archeologi aiuta ad immergersi in questo mondo così lontano, che forse è la vera culla della civiltà occidentale. Il mito del Minotauro, il labirinto e la storia di Arianna risuonano nelle orecchie di chiunque si sia anche solo avvicinato alla cultura antica nel corso della propria vita.

Se ci si lascia circondare da questa atmosfera quasi onirica, di tuffo nel passato, si riesce anche a sfuggire al chicchiericcio delle orde di turisti.

Uno dei quattro siti imperiali è questo, Malia, lungo la costa nord. Forse più piccolo di Cnosso e Festo, ma suggestivo e quieto.

Malia

Malia

Italia

Ostia antica e il mare

DAY 4

Ostia. Andiamo a vedere il mare!

Per raggiungere Ostia, si deve prendere il treno alla fermata della MB di Piramide. Passeggiamo da Piazza Venezia al Circo Massimo, dove prendiamo la metropolitana per arrivarci. Vediamo il Campidoglio, il Teatro di Marcello, il Foro Boario e i Templi di Portuno e di Ercole Vincitore.

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Teatro di Marcello

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Tempio di Ercole Vincitore

Ci avviciniamo alla Bocca della Verità, poi attraversiamo il Circo Massimo come gli antichi, ma in compagnia dei passeggiatori della domenica mattina.

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Circo Massimo

Per la prima volta, anche se solo dall’esterno, vedo la famosa Piramide di Caio Cestio, costruita nel 12 a.C.

Il treno è in ritardo, ma in 20-25 minuti arriviamo ad Ostia Antica. Il sito archeologico è perfettamente conservato, con mosaici bellissimi e affreschi. La tradizione ne attribuisce la fondazione ad Anco Marzio, nel VII secolo a.C., come avamposto di difesa per la foce del Tevere, l’ostium in latino.

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Terme, botteghe, insulae e numerosi templi. Il castrum fu fondato nel IV secolo a.C. Fiorente durante l’impero, vi fu costruita la prima Sinagoga occidentale conservata e la cristianizzazione vi si diffuse relativamente tardi. Dato l’avanzamento della linea di costa e il cambiamento del corso del fiume, causati da una piena del Tevere nel ‘500, oggi non si immagina facilmente la sua posizione strategica a ridosso del mare.

All’ingresso si passa a fianco della necropoli e si percorre la strada che la collegava a Roma.

Il sito è immenso e non c’è quasi nessuno in giro! C’è da perdersi…
Mi ricorda Pompei, anche se avendola visitata con una guida, l’abbiamo fatto troppo velocemente per i miei gusti.

Il teatro è spettacolare!

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Ostia Antica

Vorrei tornare, sia qui che a Pompei, per rivederle con ancor più calma. E magari con un vento meno gelido di quello che abbiamo trovato noi!

Riprendiamo il treno per Ostia Lido, fatta di ville e case di vacanza. Camminiamo verso il lungomare e lo seguiamo fino al porto turistico. Il cielo è scuro, le nuvole hanno mille gradazioni di blu e di grigio. È perfetto per scattare fotografie!

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Ostia Lido

Ibernate a causa del vento gelido, torniamo a Roma e ceniamo da “Tonnarello”, a Trastevere. La mia pasta all’arrabbiata è poco saporita, ma mi dicono che quella di Nonna Nadia, alle verdure, è molto buona. Andiamo a dormire presto, perché la giornata ci ha distrutte!

 

Tonnarello
Via della Paglia, 1-2-3
Trastevere, Roma
Tel. 06 5806404

Per raggiungere sia Ostia Antica che il Lido bisogna prendere il treno alla stazione di Piramide. Parte ogni 15 minuti ed è valido il biglietto urbano.

Diari di viaggio

2150 metri di Emozioni

Uno dei luoghi simbolo della Turchia meno conosciuta è questo monte, sulla cui sommità pare di essere sulla cima del mondo. Nel I secolo d.C. Antioco I di Commagene pare si sia fatto tumulare proprio qui. E che abbia fatto costruire il santuario dotato di due terrazze, una rivolta ad ovest e l’altra ad est, con statue monumentali di divinità a sorvegliarlo. Il terremoto le ha fatte a pezzi, ma le teste gigantesche e alcuni corpi seduti che dominano le valli sono ancora interi.

Se chiudo gli occhi, sento il sole caldo sulla pelle che si fa sopportabile solo grazie alla leggera brezza che c’è sulla cima. Vedo davanti ai miei occhi l’infinito. L’emozione è così forte che rimango non solo senza parole, ma con un nodo alla gola che mi fa anche salire lacrime di gioia agli occhi. Sembra di poter vedere, immaginare, fare tutto. Come se il mondo fosse a mia disposizione, per costruire ciò che più mi piace e desidero.

L’Eufrate da un lato, la Mesopotamia che lo circonda. La culla della civiltà sta ai nostri piedi. La pianura arida dove in fondo noi siamo nati. A perdita d’occhio ci sono i luoghi da cui abbiamo avuto origine. L’aria calda che si respira, quel senso di potere e contemporaneamente di solitudine. Non che normalmente sia un luogo affollato, ma essendo mattino siamo soli sulla terrazza che si rivolge verso est. Guardiamo a Oriente. E alle nostre spalle ci sono i giganti seduti che ci sorvegliano. Le teste di dimensioni divine che guardano all’orizzonte in nostra compagnia. Come ci abbracciassero e controllassero i nostri movimenti. Tutto insieme.

Ho scattato un numero non ben definito di foto. Ma la più bella credo sia quella che è stata scattata a me e papà, di spalle. Mentre lui mi abbraccia io indico verso l’infinito. Come indicassi tutta la strada che abbiamo ancora da percorrere insieme, le colline, le montagne, le pianure aride, il fiume e il verde, tutto ciò che di più bello posso immaginare.

Credo che il Nemrut non possa dare altro che emozioni forti, durature.
La salita è dura, soprattutto in una bella giornata di sole. Lunga e faticosa, nonostante stessero costruendo dei nuovi gradini lungo il sentiero proprio mentre siamo passati noi. Ma lo spettacolo che attende chiunque voglia raggiungerlo è indimenticabile: Non si limita a ripagare della fatica vissuta, ma fa davvero sentire in pace con il mondo. L’infinito in un respiro, che quando ci ripenso mi trasmette calma e felicità, delle più pure e dolci.

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Diari di viaggio

Sulle strade della Turchia

Qualsiasi viaggio si faccia rimane impresso nella mente e nel cuore. Ormai è passato poco più di un anno da quando, per circa cinque settimane, abbiamo girato per la Turchia in lungo e in largo. Erano ancora in fase embrionale i conflitti che adesso dilagano nel sud est del Paese, al confine con la Siria. Si riusciva ancora ad arrivare senza timore a Mardin e Sanli Urfa e si erano appena concluse le proteste contro il premier Erdogan nel cuore di Istanbul, a Piazza Taksim. Il nostro programma prevedeva un tour dell’intera Turchia in automobile, ma alla fine abbiamo dovuto tralasciare una delle zone maggiormente turistiche per questioni di tempo: Antalya e la costa mediterranea occidentale dovremo tornare a vederle in un secondo momento.

I luoghi più spettacolari e meno conosciuti, però, siamo riusciti a toccarli. E vorrei proprio renderli protagonisti di questa breve introduzione ad un Paese magico e immenso, evitando di parlare di Istanbul o la Cappadocia. Per quanto spettacolari, sono facili da raggiungere e visitare per qualsiasi turista. Piuttosto, l’immensa bellezza della Turchia l’abbiamo scovata tra le rovine di Ani, sulle strade sterrate delle Valli Georgiane, alla vista del monte Ararat e sulla cima del Nemrut Daği.

Ad Ani, l’antica capitale armena, era tutto come ovattato. Se chiudo gli occhi sento il vento del mattino che mi accarezza la pelle, il calore del sole che dopo poche ore ha cominciato a bruciare. I pantaloncini corti, la canottiera e il cappello non sono sufficienti, in questi casi. Ma d’altra parte nessuno scambierebbe una stanza con l’aria condizionata quando può vedere intorno a sé ciò che doveva essere una capitale radiosa fino alla metà del 1300. Dopo aver letto la sua storia, prima di scendere dalla macchina, non c’è stato più bisogno di parlare. Il silenzio circondava ognuno di noi, come fossimo da soli e allo stesso tempo così vicini da non aver bisogno di usare le parole per esprimere quello che solo gli occhi e la mente potevano percepire.

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Delimitata dal fiume Arpa Çayi, che la divide fisicamente dall’Armenia, si trova su un altopiano. L’antico ponte che la collegava all’altra sponda del fiume è distrutto, come lo sono i rapporti tra i due Paesi limitrofi, dopotutto. Le chiese comunque, già in lontananza, si elevano come fossero alberi solitari nel mare erboso. Alcune sono pericolanti, quindi si possono vedere solo dall’esterno. In altre, come la Cattedrale, si può entrare. La sua cupola è crollata secoli fa, ma i fregi e le iscrizioni che ancora si vedono fanno pensare a quanto dovesse essere magnifica.

Ani era la sede del patriarcato armeno ortodosso e i ruderi degli edifici religiosi, insieme alle mura che circondavano la città, lo testimoniano. Rimangono le fondamenta di alcune botteghe, ma sono le cupole delle chiese a rendere il luogo veramente suggestivo. Tra l’erba pascolano mucche e tori. Le zone off-limits sono praticamente infinite e molti edifici, sulle rive del fiume, non possono essere raggiunti dai turisti. Ma i sentieri che sembrano brevi a guardarli e si rivelano, poi, infiniti a percorrerli, sono già abbastanza impegnativi.

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E’ un luogo magico che è in grado di far riflettere l’osservatore. Dalla pura meraviglia per ciò che si vede, si pensa alla sua storia: prima, capitale dello stato armeno e punto franco sulla Via della Seta, poi parte dell’impero bizantino, persiano, mongolo; infine colpita dal grande terremoto del 1319 e abbandonata. Da questa si passa alle tensioni contemporanee che sono in atto con un Paese che fisicamente si trova a pochi metri di distanza dal visitatore, ma che non si può raggiungere perché il confine con l’Armenia è ormai chiuso da anni. Lo splendore, la vitalità, l’armonia che dovevano regnare in questo luogo è come se si fossero trasformate in calma, solitudine. Ciò che viene voglia di fare è sedersi su un sasso, chiudere gli occhi e meditare, respirando profondamente l’atmosfera che ci circonda. E rifacendo questo gesto, questi respiri profondi, sul mio divano, con la pioggia che cade fuori dalla finestra e l’albero di Natale che mi osserva, posso dire che riesco a sentire di nuovo il sole, il vento e le sensazioni provate quel giorno. Le ore erano passate come fossero stati minuti. La stanchezza aveva cominciato a farsi sentire solo dopo un po’, perché la sensazione di pienezza data dal piacere della scoperta e dal sentirsi un esploratore d’altri tempi ci avevano completamente occupato la mente. Un senso di rispetto per questi edifici, per tutto quello che hanno vissuto sulla propria pelle. Come sono riusciti a resistere, al contrario degli abitanti di questi luoghi, all’ambiente e soprattutto agli uomini che hanno cercato di distruggerli.

Diari di viaggio · Portogallo

Giorno 8: ritorno verso ovest

Nei dintorni di Évora c’è un interessante itinerario tra siti megalitici da seguire. Se ne visitano liberamente quattro, seguendo stradine strette e a volte sterrate, a cui si aggiungono le pitture rupestri del quinto visibili solo su prenotazione.

Il primo è cerchio megalitico nel mezzo di una radura circondata dal bosco. Ci si può divertire cercando le diverse incisioni che si trovano sparse sulle pietre e scattando belle fotografie.
Il secondo invece è un menhir, davvero gigantesco. Essendo una singola pietra non è così speciale, ma il sentiero che bisogna percorrere per raggiungerlo è piacevole. La tomba a tumulo successiva, circondata dal silenzio della campagna, è molto suggestiva, nonostante la sporcizia.
Ma è la minuscola chiesetta bianca e blu che ha come ingresso un antico dolmen il monumento più pittoresco: la quiete, i campi e il lago sullo sfondo rendono l’atmosfera estremamente rilassata.

827 - Igreja, Evora

Dopo questa escursione, siamo tornati verso ovest e abbiamo raggiunto la città di Sintra, a soli 20 km da Lisbona. Bellissima e amata da artisti e scrittori, è ricca di palazzi e parchi imperdibili.

Qui abbiamo visitato la Quinta da Rigaleira, uno dei luoghi più suggestivi del Portogallo intero. Si tratta di un’immensa tenuta fatta costruire da António Augusto Carvalho Monteiro all’inizio del XX secolo su una superficie di 4 he. In ogni costruzione si trovano simboli esoterici e massonici. Dalle decorazioni del palazzo principale al famoso pozzo iniziatico e alle gallerie sotterranee, tutto ha più di un significato. Perdersi per l’immenso parco, tra le piccole costruzioni che spuntano in ogni dove, è magico!

838 - Quinta da Rigaleira, Sintra  898 - Pozzo per l'iniziazione, Quinta da Regaleira, Sintra

Da qui, siamo tornati con gli occhi pieni di meraviglia nel centro storico, dove abbiamo visitato gli interni del Palácio Nacional, il palazzo reale eretto nel XVI secolo. I soffitti dipinti, le pareti ricoperte di azulejos, i cortili e la vista che si gode dalle sue finestre sono i veri motivi per cui non è possibile non visitarlo.

Trovare un albergo economico a Sintra senza aver prenotato può essere molto complicato. Noi abbiamo girato la città, siamo arrivati fino ad Estoril e Cascais e alla fine ci siamo ritrovati a dormire in un brutto hotel attaccato all’autodromo per non spendere un’esagerazione. Ma diciamo che per Sintra vale la pena fare questo ed altro!

Italia

Rome, Italy

Le città le fanno le persone. Quelle del passato, che le fondano e gettando le basi per quello che saranno; quelle del presente, che le modificano e le vivono ogni giorno; quelle del futuro, che le cambieranno e le vivranno, magari anche in modo completamente diverso da ora. Ma sono quelle del presente, soprattutto, che determinano l’opinione che il viaggiatore si costruisce di un certo luogo. In pochi giorni non si può conoscere davvero la città che si visita. Ma l’impressione con cui si torna a casa è quella che ci spinge a volerci tornare di nuovo oppure no. 

Roma è la “Città eterna”. Ad ogni passo ti porta indietro di migliaia di anni e allo stesso tempo non ti permette di staccarti dalla realtà del presente che ti circonda. Io non posso dire di conoscerla. Posso dire che è stupenda, davvero. Ma devo ammettere che è solo il mio amore per Roma antica a farmi pensare che sia bellissima.

E’ l’arte che la permea a renderla tale ai miei occhi. Le persone che hanno partecipato alla formazione della mia opinione di Roma certamente non l’avrebbero resa tale. Come non ci sarebbero riusciti il caos, la sua sporcizia e la sua trascuratezza. Forse è davvero lo “specchio dell’Italia”, quella dello spreco, della crisi e delle bellezze non tenute in considerazione come si dovrebbe. Quando penso agli infiniti turisti stranieri che abbiamo incontrato in soli quattro giorni, mi chiedo che cosa pensino di questa città. E dell’Italia in generale. Spero che non abbiano la mia stessa opinione, altrimenti non torneranno più a Roma se non per il tempo necessario a visitare i luoghi che gli interessano. Come farei io, dopotutto. E poi mi viene in mente quello che mi ha detto una mia amica del Lussemburgo. Lei è sempre stata innamorata dell’Italia, ha sempre avuto un’immagine idilliaca del nostro Paese. Ma dopo il suo primo viaggio a Roma ne è rimasta profondamente delusa: nel posto dei suoi sogni è riuscita a vedere bellissimi monumenti, sì, ma ha incontrato quasi solo persone che hanno provato ad imbrogliarla o comunque molto maleducate. E questo è davvero triste. Un turista non è stupido solo perché è un turista. E men che meno perché non capisce tutto quello che gli viene detto in una lingua che non è la propria. Lei ci è tornata in Italia, forse però un po’ più disincantata. Come sarò anche io quando deciderò di tornare a Roma.

Le bellezze di Roma rimangono comunque luoghi da vedere almeno una volta nella vita. E, come è valido per il resto del mondo, visitarle più volte è anche meglio! Le si apprezza di più – anche se manca il cosiddetto “effetto sorpresa” – e i dettagli che si colgono sono sempre differenti!

I suoi maggiori luoghi di interesse sono relativamente vicini tra loro e, in ogni caso, nei tratti di strada che li separano ci sono sempre siti meno conosciuti da visitare. Gli itinerari che ci si può costruire sono numerosissimi e dipendono essenzialmente dai propri interessi. Elementi di Roma antica, piazze, fontane, chiese e palazzi del potere sono ovunque a stretto contatto l’uno con l’altro! Ed è questo ciò che rende Roma speciale e meravigliosa: la Roma dell’arte e dell’antichità, è Lei che non può far altro che affascinare il viaggiatore.