Italia · Liguria

E se andassimo a Genova?

In una giornata di pioggia e musei gratuiti, abbiamo cercato il sole a Genova. E l’abbiamo trovato!

Passeggiare per i carruggi è sempre bello, un po’ come perdersi per le calle veneziane. Mangiamo la focaccia e andiamo fino al porto antico. È una passeggiata molto piacevole quella sul lungomare, nonostante la folla. Anche solo guardare l’acqua, che sia salata o dolce, ha sempre un forte potere rilassante sulla mia mente.

Vicino all’acquario entriamo nel vascello che fu costruito negli anni ’80 come set del film “I Pirati” di Roman Polanski. Mi ha fatta sentire così tanto una pirata in cerca di avventure che mi è venuta subito voglia di fare una maratona de “I pirati dei Caraibi“, non potendomi imbarcare!

dsc_0564

Quasi perfettamente funzionante, il Neptune è stato progettato e costruito in Tunisia. Venne poi portato a Cannes per promuovere il film durante il festival e alla fine ormeggiato qui, al Ponte Calvi, dove può essere visitato.

Poco lontano dal mare, ha sede il bellissimo Palazzo Reale della città. Costruito nel XVII secolo dalla dinastia Balbi, fu ampliato dai Durazzo nel corso del secolo successivo, prima di essere acquistato dai Savoia.

dsc_0553

Le volte dei salotti e delle gallerie sono affrescate e decorate con stucchi in stile barocco e rococò. Le pareti pullulano di dipinti, alcuni dei quali prodotti da artisti del calibro di Anton Van Dyck.

Il Re Sole, che possedeva Versailles, aveva un rivale anche qui per la sua stupenda galleria degli specchi. Più piccola rispetto a quella parigina, è però altrettanto magnifica.

20161106_140820

La visita al palazzo porta immediatamente alla famosa galleria, la sala più spettacolare dell’intero complesso. Poi, attraverso le camere da letto di re e regina, la sala del trono e quella delle udienze, si arriva fino al gigantesco balcone che si affaccia al mare. Tempo fa il palazzo era collegato direttamente alla Darsena, poi è stata costruita la sopraelevata che si insinua tra lo sguardo del visitatore e il Mediterraneo.

dsc_0532

La facciata del palazzo non è bellissima e dalla strada che si percorre per raggiungerlo non si nota neppure, essendo parte del continuo susseguirsi di edifici. Ma gli ambienti interni, scenografici come quelli di qualsiasi palazzo reale, meritano una visita. Passeggiare tra il lusso dei vecchi sovrani è sempre piacevole!

http://www.palazzorealegenova.beniculturali.it/

Diari di viaggio · Spagna

La città dei tori e il fiume splendente

Pamplona è sovraffollata solo a metà luglio, quando si svolge la famosa corsa dei tori. La settimana di San Firmino deve essere il delirio, tra gli stretti vicoli della città vecchia. In tutto il mondo è conosciuta per quei giorni di follia collettiva, in cui abitanti e turisti corrono per le strade insieme ai tori rischiando di morire incornati. È tradizione. Una barbarie, per me, come la corrida.

dsc_0256

Ma noi arriviamo quando è già tornata ad essere la tranquilla cittadina di provincia che è nel resto dell’anno. Poco più di mezza giornata è sufficiente per visitarla. Passarvi una serata tra i pinchos bar è piacevole.

Noi passeggiamo per la città vecchia. Vediamo l’arena, le mura e alcune chiese. Il centro storico è circondato da fortificazioni a forma di stella, in molte zone trasformate in parchi.

dsc_0238

Pamplona

La casa comunale, da cui il sindaco annuncia ogni anno l’inizio delle celebrazioni della Settimana di San Firmino, si affaccia su una piccola piazza da cui passa anche il Cammino di Santiago. Sono 750 i chilometri percorsi da migliaia di pellegrini e viaggiatori che, con la conchiglia al collo e il tipico bastone, partono da Roncisvalle e raggiungono Santiago.

Curiosi, andiamo a Roncisvalle. L’avevo immaginata diversa. Il suo nome richiama alla mente la “Chanson de Roland“, la letteratura cavalleresca e Carlo Magno. Pensavo ad un paesino di montagna, come quelli alpini. Invece si esaurisce con un monastero e i ricoveri per i pellegrini che da qui partono per seguire il Cammino.

dsc_0292

Monastero di Roncesvalles

Si possono visitare il chiostro e la chiesa, ma nulla di più. Sì, c’è una cappella che si dice sia stata costruita sul luogo dove sarebbe morto Rolando. Ma questo è tutto.

Più graziosa è Ochagavía, dove il ponte pedonale sul fiume, i vicoli acciottolati e i fiori rossi sui davanzali sono il tipico scenario del paese di montagna.

Ujué è un borgo medievale fortificato, color miele. Sulla cima di una collina, silenzioso.  Anche l’Iglesia de Santa María è fortificata, in stile gotico e romanico. La vista che si apre dal camminamento. Si dice che qui sia conservato il cuore di Carlo Magno. È il morbido color sabbia a ricordarmi Mardin, nel sud-est della Turchia.

dsc_0341

Ujué

Il castello di Olite, quasi del tutto ricostruito negli anni ’30 come era in origine, si riconosce da lontano. Se prima era il nome a richiamare scene epiche di cavalieri e battaglie, qui è la vista del castello a far pensare a principesse imprigionate nelle torri, draghi sputa fuoco e coraggiosi cavalieri.

dsc_0404

Palazzo Reale di Olite

Torri merlate, giardini pensili, balconi da cui si ammirano i vigneti a perdita d’occhio. Un tuffo nel Medioevo e nei romanzi fantasy!

È il Parco di Urbasa però a lasciarci senza fiato. Non menzionato nella mia guida turistica, ci è stato consigliato da un’amica. E che consiglio fantastico!

La passeggiata è piacevole, anche se il caldo è soffocante. Il Rio Urederra forma laghetti e cascate in mezzo al bosco così suggestivi che vale la pena sudare per raggiungerli! Ma appena scorgiamo il primo ci si riempiono occhi e cuore! Lo spettacolo è mozzafiato!

dsc_0466

Mi ricordano molto le foto dei Laghi di Plitvice, in Croazia. Il rumore dell’acqua è rilassante, libera dalla stanchezza. Non ci si può avvicinare e non si può fare il bagno nel fiume, ma lo spettacolo è davvero unico! E di per sé rigenerante.

Circondati da soli visitatori spagnoli, seguiamo il sentiero lungo il fiume, passando da un laghetto all’altro, accompagnati dallo scrosciare dell’acqua azzurra come fosse un cielo terso illuminato dal sole di mezzogiorno. Completamente circondati da verde e marrone degli alberi e del sentiero in terra battuta.

dsc_0498

Parco Nacional de Urbasa

Ci fermiamo ad Artavia, dove si può fare il bagno nel fiume, anche se l’acqua è gelida. Sembra una piscina, da tanto è calma l’acqua. E stare seduti nel prato, guardarla e ascoltarla è sempre un piacere!

 

Informazioni pratiche:

  • A Pamplona, buonissima base per visitare sia i Pirenei che il Parco Nazionale di Urbasa, ci sono dei parcheggi gratuiti al di fuori del centro storico, che si raggiunge in pochi minuti con un’ascensore. Questi si trovano in Calle Rio Arga.

    Bar Restaurante Jatetxea
    San Nicolás, Cocina Vasca
    C/San Nicolás, 13
    Pamplona/Iruña
    Tel. 948 221319

  • Per il parco di Urbasa, anche Estella è una piccola cittadina lungo il Cammino di Santiago in cui può essere piacevole fermarsi.

    dsc_0458
    EstellaBar Restaurante Izarra
    Caldereria, 20
    Estella/Navarra
    Tel. 948 550024

    All’ufficio turistico si possono trovare informazioni ed opuscoli utili riguardo tutta la regione.

  • Per iniziare la passeggiata che porta ai laghetti si segue la strada NA-7178 fino a Baquedano. Non si paga l’ingresso al parco, ma per parcheggiare l’auto il costo di 3 euro per l’intera giornata.

http://www.parquedeurbasa.es/
http://www.turismo.navarra.es/

Italia · Lago di Como

Sotto il sole d’autunno…

Dove il Lago di Como finisce, a nord, c’era una grande palude e la malaria aveva la meglio su coloro che cercavano di colonizzarla. Gli Austriaci ne iniziarono la bonifica a metà dell’Ottocento con il progetto di rettificare l’Adda, il fiume che alimenta il lago più profondo d’Italia. È il Pian di Spagna, oggi una riserva naturale.

La strada che passava a fianco della piana è stata per secoli un luogo strategico: un confine sensibile già per i Romani, collegamento tra i territori germanici, oltre le Alpi, e la penisola.

È nel Seicento che per volere dell’allora governatore di Milano, il Conte di Fuentes, fu costruito il primo forte. Dalla storia travagliata, oggi è in rovina, ricoperto da rampicanti verdi e decorato da foglie dai colori autunnali.

dsc_0495

Il Conte di Fuentes doveva impedire l’espansione della Repubblica delle Tre Leghe Grigie, l’attuale Canton Grigioni. I soldati ospitati erano 300 e ogni mese ne erano necessari di nuovi, almeno una trentina. Il 10% della guarnigione rimaneva inevitabilmente vittima della palude e andava incontro alla morte o era tanto debilitato da non riuscire più a combattere. Il governatore volle l’edificazione di una chiesa, baluardo di una cristianità che si opponeva anche spiritualmente ai protestanti.

dsc_0488

C’erano un mulino, la ghiacciaia e una grande cisterna, sulla cima della collina, che doveva essere riempita trasportando l’acqua a dorso di mulo. Avrebbero garantito la sussistenza delle truppe in caso di assedio. Data la pessima salubrità dell’area, però, il governatore non alloggiò mai nel palazzo che si era fatto costruire all’interno del forte.

Conteso nel corso di tutta la propria storia, fu conquistato dai franco-piemontesi nel 1736 e distrutto alla fine del Settecento dalle truppe napoleoniche.

La strada che si percorre oggi per raggiungerlo è stata creata per trasportare l’artiglieria pesante nel corso della Prima Guerra Mondiale.
Lo storico ingresso era la grandiosa porta ad arco di cui si vedono oggi i resti: rivolta a sud, sembra quella di un fastoso palazzo medievale. L’angolo più suggestivo del forte, in grado di richiamare alla mente i grandi poemi cavallereschi del Cinquecento.

dsc_0436

In questa direzione, a poca distanza, fu costruito il Forte Montecchio Nord.

Tra il 1912 e il 1914 si temeva un’avanzata da nord delle truppe austro-ungariche, ma non avvenne mai.

Oggi, in perfetto stato di conservazione, se ne visitano la polveriera, gli alloggi di soldati e ufficiali, la sala di comando. Si raggiungono i quattro cannoni di medio calibro in grado di ruotare a 360° e raggiungere una gittata massima di 13,6 km. Dall’interno se ne può osservare il perfetto sistema di comando, dall’esterno si vedono da vicino le cupole, che proteggevano armi e personale. Si tratta delle postazioni originali meglio conservate di tutto il continente!

dsc_0043

Oltre ai forti, tra le “6 stelle del Lario” secondo la Provincia di Lecco c’è anche l’Abbazia di Piona.

Stella non molto, a mio parere. Per quanto possa avere grande importanza dal punto di vista storico e, per alcuni, spirituale, non è riuscita colpirmi. Nell’ordinato silenzio, non mi ha suscitato emozioni forti, al contrario delle ville, i borghi, le passeggiate che ho fatto lungo il lago negli ultimi anni.

dsc_0505

Il complesso fu priorato per lungo tempo, nascosto da una collina e  affacciato sul lago. Di colore grigio chiaro, circondato dal verde. Con un giardino degli ulivi e una breve discesa che porta fino all’acqua, il suo chiostro è grazioso, piccolo e un po’ cupo. Si vedono resti di affreschi e scene della vita quotidiana dei monaci scolpite sui capitelli delle colonne che lo circondano.

Pare che qui esistesse già una comunità di eremiti nel VII secolo, mentre è nell’XI che vi si trasferirono monaci riformati provenienti da Cluny. In stile romanico lombardo, il silenzio mistico in cui è immerso non fu mai interrotto, neanche dagli eserciti che passavano lungo la strategica via controllata dai forti.

dsc_0515

I forti sono aperti da Pasqua ad inizio novembre, solo durante il weekend e nei giorni festivi. Si possono visitare acquistando un biglietto cumulativo valido per l’intera stagione.

L’abbazia, invece, è ad ingresso gratuito ed è utile cercare la storia su internet prima di visitarla, perché priva di cartelli esplicativi. Gli orari sono più ampi: è aperta tutti i giorni, dalle 9 alle 12 e dalle 14.30 alle 18.

www.piandispagna.it
http://fortedifuentes.it
www.fortemontecchionord.it
www.abbaziadipiona.it

La scelta è ampia, ci sono luoghi per tutti i gusti lungo le rive del lago. Dunque… Enjoy!

Italia · Piemonte

Ritorno al Medioevo

Un salto nel passato, nel Medioevo. Un universo parallelo fatto di ciottoli grigi, portoni marroni e vicoli vuoti. Un’altura nella pianura biellese. 13000 metri quadrati cinti da mura. Un’ambientazione da puro romanzo giallo, di quelli che ti tengono attaccato al libro perché vuoi capire chi è il colpevole. E ci siamo io, la macchina fotografica e un gattone arancione che scappa non appena mi vede, in un sabato mattina d’inizio ottobre.

dsc_0334

Il ricetto di Candelo fu costruito tra il XII e il XIV secolo. Si tratta di una fortificazione collettiva, usata durante la guerra come rifugio temporaneo per la popolazione e, in tempo di pace, per conservare vino e granaglie. All’interno delle mura ci sono circa 200 cellule, quasi tutte mai abitate in pianta stabile e oggi appartenenti a privati ed enti pubblici. Pare che alcune siano usate come atelier da vari artisti.

dsc_0342

In passato il vino si conservava nelle cantine, dove la temperatura si manteneva costantemente tra i 12 e i 15°C, clima ideale per la sua produzione. Le granaglie stavano al piano superiore, secco e caldo, non comunicante con i sotterranei.

Alla fine di maggio il borgo viene invaso dai fiori e sono sicura che i colori primaverili lo rendano ancor più bello. Le “rue”, le vie lastricate con i ciottoli provenienti dal vicino torrente Cervo, sono strette e lineari. Si incrociano a formare una scacchiera e i portoni e le finestre sbarrate mi affascinano. Si vedono le torri, di cui l’unica a pianta quadrata è quella rivolta a nord-ovest.

dsc_0382

È verso questa costruzione che pendono tutte le strade del borgo, perché è da qui che le acque superficiali defluiscono. Tra gli isolati noto degli stretti passaggi, utili per il ricircolo dell’aria, lo scolo delle acque piovane e anche come strutture per l’alleggerimento degli edifici.

È rimasto un brevissimo tratto di camminamento, da cui si vede la pianura sottostante. L’unico rumore lo sento avvicinandomi alla cinta muraria: oltre ai miei click, si percepisce lo sfrecciare delle auto lungo la superstrada, in lontananza.

Le viti che si arrampicano sulle case, le foglie verdissime, danno un tono di colore al paesaggio un tantino cupo. Per il suo fascino e il suo stato di conservazione ottimale, è annoverato tra i borghi più belli d’Italia. E ne ha tutte le ragioni!

dsc_0406

Informazioni utili sul Ricetto, il paese e gli eventi le trovate a questi indirizzi:

  • www.comune.candelo.bi.it
  • www.borghipiubelliditalia.it/borghi-details?view=village&id=60

 

Eventi

Soddisfazioni da travel blogger

Questa mattina aprire il nuovo articolo di Travel365 e scoprire che nella top 5 c’è anche il mio ultimo articolo riguardante il nostro viaggio nei Paesi Baschi è stato un’emozione!

Il sito web raccoglie i migliori travel blogger italiani che, ogni mese, possono leggere e votare i post altrui.
I miei preferiti sono quelli che si sono classificati in prima e seconda posizione. Non perdeteveli!
Uno vi porterà dall’altra parte del mondo 🌏, in Cambogia, e l’altro più vicino a casa, in Emilia Romagna, facendovi venire ancora più voglia di partire, anche solo per un weekend!

Questo quarto posto è stato davvero una grande soddisfazione! E spero che il mio post sia piaciuto anche a voi, che mi leggete qui!
Grazie, grazie, grazie!

La classifica e i link agli articoli più belli di settembre li trovate a questo indirizzo:
http://www.travel365.it/best-travel-post-5-articoli-piu-belli-del-mese-settembre.htm

Approfittatene per leggere anche altri post del sito: lasciatevi ispirare per i vostri prossimi viaggi!

Mente vagabonda

Un nuovo inizio…

Scrivo dei Paesi Baschi a rilento, ma presto arriverà il diario del nostro viaggio stupendo! Ho un video sulla capitale cubana pronto e, nel frattempo, sono stata a Bergamo, in compagnia di un buon amico.

Escher, che è in mostra al Palazzo Reale di Milano fino a metà gennaio, è stata una sorpresa bellissima. Ne parlerò presto, davvero.

Milano

Al momento sono immersa nella mia nuova vita, ancora frenetica e ricca di piani, studio e sogni da provare a realizzare. Un equilibrio nuovo, necessario ed eccitante! Forse è vero che per cambiare ci vuole coraggio, ma per il momento posso solo affermare che ho fatto la scelta migliore!

Le corse, gli scioperi e i ritardi, ma anche l’alba dal treno, la storica università che ha sede nel vecchio Policlinico e una Milano quasi vuota nelle prime ore della giornata.

Welcome, new life!

Università degli Studi di Milano

Diari di viaggio · Spagna

Cassoulet e i primi pintxos

I chilometri che ci separano dal confine spagnolo sono tanti. Partiamo la mattina presto, dopo colazione, e ci fermiamo a Tolosa per la notte. Non troviamo traffico, ma decidiamo di prendercela con calma.

DSC_0078

Tolosa

Stasera ceniamo alla francese e passeggiamo per la graziosa città universitaria poco frequentata d’estate. Le vie del centro storico sono acciottolate e strette, per i soli pedoni. Con la luce del giorno, cominciamo a scoprirla dalla Place du Capitole, dove l’edificio che ospita municipio e teatro ha una facciata lunga 128 metri.

Vaghiamo per i vicoli e troviamo vie a dir poco popolate da soli negozi di fumetti e libri. Visitiamo la Cattedrale e torniamo a Place St-Georges, dove avevamo mangiato una cassoulet di fagioli secchi e carne per cena.

Il Couvent des Jacobins in mattoncini rossi, anche se con la facciata in ristrutturazione, merita una visita. La chiesa a due navate è illuminata dalla luce colorata che entra attraverso le vetrate istoriate e i soffitti sono altissimi.

DSC_0045

Couvent des Jacobins, Tolosa

Il chiostro è silenzioso e rilassante, con l’immenso refettorio che funse anche da maneggio per i cavalli dell’Armata Napoleonica nel XIX secolo.

Superiamo il confine a metà pomeriggio e in pochi minuti raggiungiamo San Sebastián: il caos. Una miriade di turisti e bagnanti, automobili in coda ai semafori troppo spesso rossi, prezzi per una camera doppia allucinanti.

Torniamo sui nostri passi e ci fermiamo nella più piccola (e tranquilla!) Hondarribia.

DSC_0100

Hondarribia

Circondata da mura e bastioni del XV e XVI secolo, si erge sulla sommità di una collina. Troviamo una stanza carina nel centro storico e decidiamo di tornare nella Rimini dei Paesi Baschi solo il giorno successivo. I nostri primi e agognati pintxos meritano di essere gustati con un bel bicchiere (o anche due) di vino tinto, senza l’ansia di doverci mettere alla guida!

Ci facciamo consigliare dalla proprietaria dell’ostatua dove alloggiamo quali sono i migliori: la “vita notturna” della città si svolge fuori dalle mura e dal centro storico, sul lungomare e le vie circostanti. La quantità di gente che riempie San Pedro Kalea è folle! I bar traboccano di calici di vino e pintxos esposti sui lunghi banconi, con gli avventori in mezzo alla strada che si gustano le proprie delizie in compagnia.

20160811_204405

Hondarribia si affaccia sull’oceano e una passeggiata tra Plaza de Armas, Plaza de Gipuzkos e le strette calles è piacevole. Tra una sosta e l’altra nei pintxos bar è anche perfetta una camminata sul lungomare, fresco per la leggera brezza che soffia di continuo.

Torniamo a San Sebastián nel primo pomeriggio. Per raggiungere il casco viejo, camminiamo lungo il Paseo de la Concha, una delle due lunghissime spiagge dorate della città. Definirla affollata è dire poco, ma la passeggiata sotto il sole è comunque piacevole. Raggiungiamo l’Ayuntamiento, un bel palazzo costruito nel 1887 come casinò e oggi sede del municipio cittadino. Saliamo al Monte Urgull a piedi, anche perché i mezzi pubblici per la vetta non effettuano servizio durante la Semana Grande, l’imponente festival estivo della città.

DSC_0165

Monte Urgull, San Sebastián

La vista da qui è spettacolare: si vedono il centro storico, Playa de la Concha e Playa de Gros, la Isla Santa Clara e l’oceano, di un blu intenso e cristallino davvero stupendo! Entrando nel piccolo museo che ripercorre la storia della città, raggiungiamo la statua del Cristo, il punto più alto del monte.

Scendiamo dal sentiero che porta a Plaza de Zuloaga, dove ha sede il San Telmo Museoa.

DSC_0173

San Telmo Museoa, San Sebastián

Ci perdiamo per i vicoli della parte vieja, vediamo l’esterno delle iglesias e Plaza de la Constitución, dove ogni finestra dei palazzi che la circondano è numerata. Facciamo uno spuntino a base di tapas, dato il susseguirsi di pintxos bar che non fanno altro che attirare la nostra attenzione.

Entriamo nella Iglesia del Buen Pastor e, con la storica funicolare del 1912, saliamo al Monte Igueldo, che chiude Playa de la Concha dal lato opposto a quello del Monte Urgull. Anche da qui, la vista è spettacolare!

DSC_0231

San Sebastián

Decidiamo che non vogliamo percorrere autostrade in Spagna, quindi per raggiungere Pamplona torniamo verso Hondarribia e seguiamo la statale, lasciandoci l’oceano alle spalle.

 

I “nostri” pintxos bar di Hondarribia:

  • Gran Sol
    San Pedro Kalea, 63
  • Vinoteka Ardoka
    San Pedro Kalea, 32
  • Restaurante Itsaspe
    San Pedro Kalea, 40
    www.restauranteitsaspe.com

 

Altri siti web utili:

  • www.toulouse-visit.com
  • www.jacobins.toulouse.fr
  • https://tourism.euskadi.eus/en
  • www.sansebastianturismo.com/en
  • www.monteigueldo.es
Diari di viaggio · Spagna

Euskadi: Ongi Etorri!

Euskadi. I Paesi Baschi spagnoli. Dove l’identità basca e così forte che tutto è scritto sia in basco che in spagnolo (e spesso solo in basco)… Le famose tapas sono i pintxos, superbi, e l’unica bandiera che sventola sui pennoni è quella basca.

La costa è aspra e verdissima, l’interno caldo e bruciato dal sole. Le città sono costruite in mattoni color miele, ci sono fiori colorati e vigne a perdita d’occhio. I borghi sul versante spagnolo dei Pirenei, i castelli, un parco naturale con cascate e laghetti che sono più azzurri di una piscina nuova di zecca.

DSC_0307

Ochagavía

Il Cammino di Santiago (che abbiamo incrociato molto spesso) e l’eremo sull’isolotto di San Juan de Gaztelugatxe da raggiungere con una camminata devastante, ma stupenda.

Pamplona è famosa per la corsa dei tori (abominevole, per quanto mi riguarda), ma durante il resto dell’anno è una bella e tranquilla cittadina di provincia. Logroño è rilassante e il vero paradiso dei bar che vendono pinchos e vino tinto.

Bilbao (meglio, Bilbo) è una grande città che espone il proprio passato industriale con orgoglio e la sua nuova vita, di città dell’arte contemporanea e all’avanguardia, è frizzante. San Sebastián è la Rimini basca, con le spiagge sovraffollate e speciale per le strette vie del casco viejo e gli onnipresenti pinchos bar, oltre ai ristoranti stellati per cui è conosciuta.

DSC_0231

San Sebastián

10 giorni, 3698 km on the road e 126 km a piedi. La mia auto che si vede che ha fatto così tanta strada, la mia Nikon ancor più vissuta, ma sempre perfetta.

Ce la siamo presa con calma, abbiamo mangiato (forse un po’ troppo) con gusto e curiosità. Ci siamo adattati agli alberghi senza aria condizionata e siamo stati sfacciatamente fortunati, sotto ogni punto di vista. Direi che questo viaggio è stato pressoché perfetto!

DSC_0330

Navarra

Austria · Diari di viaggio

Arte moderna e passeggiate in solitaria

È l’ultimo giorno. Passeggio da sola per Vienna, la mia amica lavora oggi. Pranziamo insieme con un immenso wrap rigorosamente bio. Voglio andare al Mumok, al MuseumsQuartier: c’è una mostra d’arte moderna che deve essere interessante. Ma apre alle 14, il lunedì. Fino all’ora di pranzo seguo i suoi consigli: torno nella Innere Stadt e cerco qualche regalo da portare a casa.

Lungo Mariahilfer Strasse ci sono negozi di ogni genere, da Zara a Butlers. Decido di passare di nuovo dalla Wiener Secessionsgebäude e dalla Staatsoper, poi vado a vedere il Palazzo dell’Albertina e il famoso Sacher Hotel.

DSC_0618

Wiener Secessionsgebäude

La Kärntner Strasse porta a Stephansplatz. È pedonale e circondata da palazzi bianchi e color sabbia: mi sembra di tornare al tempo in cui Sissi viveva all’Hofburg. La Kaisergruft, dove si trovano le tombe degli Asburgo, è in ristrutturazione e non si può visitare.

Giro per i vicoli intorno alla piazza del Duomo, passo dalla Mozart Haus e faccio una sosta alla boutique dei Manner, i famosi wafer viennesi. Mi godo la piazza principale sedendomi su una panchina sotto il sole rovente. Vedo l’Ankeruhr, progettato da un collaboratore dei fratelli Klimt secondo i dettami dello Jugendstil.

DSC_0657

Ankeruhr

La Ruprechtskirche, romanica e sobria, è la più vecchia della città. Scendo le scale e nelle vie che seguo per tornare verso il Graben ci sono solo io, quasi! Su Herrengasse c’è un negozio di dolciumi con vetrine bellissime e un paio di posti dove acquistare regalini davvero carini.

Prima di entrare al Mumok mi rilasso sulle panche azzurre. Al museo c’è la mostra Painting 2.0: Expression in the information age, dove sono esposti dipinti da Andy Wahrol a Monika Baer. Mi rilasso per un paio d’ore, al fresco e nella quiete del museo.

Torno al sole, passeggio per Neubaugasse e Lindengasse. È ora di tornare verso casa: devo fare la valigia, prendere la metropolitana e il treno, se non voglio perdere l’aereo. Mi mancano già la mia amica e l’atmosfera della grande città!

Continuo a sognare di vivere in una metropoli. La gamma di possibilità a disposizione è ciò che mi manca nel paesello. Usare i mezzi pubblici, la bicicletta, muovermi a piedi. Per quanto mi piaccia guidare, potrei anche fare a meno dell’automobile in un posto così. E ogni volta che ne visito una, il desiderio diventa più forte!

DSC_0677

Dato che i consigli gastronomici non guastano mai, ecco qualche idea.

A Spittelberg ci sono una serie di ristoranti di cucina austriaca molto graziosi, per una serata, un pranzo o un brunch rilassante.

Se si cerca qualcosa di più alternativo (e più viennese, ormai), vegan burgers davvero squisiti si trovano da “Swing Kitchen”:

  • Oberngasse 24, di fianco all’università TU, in Karlsplatz;
  • Operngasse 24.
  • www.swingkitchen.com

Per il gelato cercate “Eis Greissler”. Se c’è la fila, non preoccupatevi. Mettetevi in coda e ne varrà la pena!

  • Rotenturmstrasse 14, vicino a Schwedenplatz;
  • Mariahilfer Strasse 33.
  • www.eis-greissler.at

Il Film Festival c’è ogni anno, da metà luglio ad inizio settembre. Se vi trovate a Vienna in questo periodo venite qui per cena: l’atmosfera è giovane e vitale e la scelta è molto ampia. Se volete, potete mangiare cibi assolutamente diversi stando seduti allo stesso tavolo!
www.filmfestival-rathausplatz.at

Se vi piacciono i würstel, ci sono chioschi che li vendono in ogni angolo e quasi a ciascuna fermata della metropolitana e del tram.

DSC_0637

Per acquistare i Manner, i Mozartkugeln e qualsiasi altro genere di dolci non fermatevi nella Innere Stadt: lungo Mariahilfer Strasse ci sono molti negozi che li vendono e i prezzi sono decisamente inferiori!

Austria · Diari di viaggio

Emozioni: Wien, day 2

È domenica. I negozi sono chiusi, la città è tranquilla e più vuota del solito. Passeggiamo per Spittelberg con il sole alto nel cielo, fotografiamo i giardini dei ristoranti e le porte, le vetrine dei negozi con i cartelli che intimano “No Photos” proprio sotto i nostri occhi.

DSC_0173

Spittelberg

Il MuseumsQuartier è perfetto per un brunch (o una colazione domenicale – tanto qui si prolunga anche fino alle 15 l’orario del breakfast). D’inverno il cortile centrale è vuoto, visto il clima gelido. Ma d’estate è letteralmente gremito di tavolini e bar, panche colorate per sdraiarsi a prendere il sole tra la visita di un museo e un altro.

DSC_0222

MuseumsQuartier

L’Hofburg è poco lontano, basta attraversare Maria-Theresien-Platz. Prima di camminare per i vicoli affollati della Innere Stadt, però, voglio saperne di più su Friedensreich Hundertwasser. Il museo e l’edificio progettato dall’architetto eclettico a me sconosciuto (fino a questo momento) si trovano nei dintorni di Löwengasse, poco lontano dal Canale del Danubio. Andiamo in tram.

La Hundertwasserhaus è stupenda, anche se ancora non conosco il pensiero che sta dietro le sue forme. È colorata e morbida, tutta curve, sembra in grado di cullare chi la osserva e vi cammina accanto. Ed è subito amore per questo architetto e i suoi lavori. Andiamo alla KunstHausWien, poco lontano, e il sentimento diventa ancor più profondo: la sua filosofia ecologista, la concezione dello spazio e della natura sono sorprendenti! Un artista puro, che non pretende di spiegare i propri dipinti, anzi, vuole “solo” trasmettere emozioni.

DSC_0272

Hundertwasserhaus

DSC_0295

KunstHausWien

Dopo un’insalata, basta attraversare il canale del Danubio per raggiungere il Prater. L’immensa macchia verde è dotata di un grande parco divertimenti, che quest’anno compie 250 anni ed è stato il primo ad essere aperto nel mondo.

Lo attraversiamo fino al nuovo campus universitario della WU, dove gli edifici sono tutti particolari: uno arancione e senza angoli, che un po’ mi ricorda Hundertwasser; la biblioteca sospesa sopra le nostre teste, che sembra la prua di una nave, grigia, inclinata e con immense vetrate.

DSC_0348

Prater

DSC_0393

Campus WU

Con la metropolitana torniamo a Schwedenplatz, quella che nell’intento dei suoi progettisti doveva essere la nuova porta d’ingresso alla città. Ci incamminiamo sulla passeggiata che costeggia il Danubio per raggiungere a piedi il Fernwärme, l’inceneritore di rifiuti che Hundertwasser ha riqualificato nel 1971, vicino alla fermata della metropolitana di Spittelau.

DSC_0420

Fernwärme

Da Schwedenplatz percorriamo più di due chilometri lungo il fiume. Sono perfetti per un’oretta di jogging, nonostante le persone in passeggiata siano molte nel weekend. I graffiti, il fiume e lo sferragliare della metropolitana che passa proprio di fianco al sentiero lo rendono diverso dai soliti lungofiume. Ci sono le zone dove fermarsi a fare esercizio e le panchine per riposarsi.

Dopo centinaia di foto all’inceneritore, davvero spettacolare, ricco di colori e positività, torniamo di nuovo a Schwedenplatz, per il gelato e la Innere Stadt. E devo dire che il gelato bio di Eis Greissler è uno dei più buoni che abbia mai mangiato! Oltre al fatto che il gusto “semi di papavero” non l’avevo mai scovato da nessuna parte…

Si capisce subito che stiamo entrando nel centro storico della capitale. I negozi – anche qui chiusi, per lo più – e il numero di persone è altissimo, la piazza del duomo è piena di vita! Passiamo da Stephansdom e percorriamo il Graben, la via pedonale con i negozi di lusso. Torniamo alla Syria e al presente per qualche momento, davanti a un tentativo ben riuscito di sensibilizzare i passanti alla condizione attuale del Paese mediorientale.

DSC_0472

“Hier ist Syrien”

Andiamo alla Judenplatz, dove c’è il monumento commemorativo dell’Olocausto, alla Kirche am Hof, a Freyungplatz e Michaelerplatz, dove l’edificio volutamente modesto progettato da Adolf Loos contrasta con la magnificenza dell’Hofburg e le carrozze parcheggiategli di fronte. Passiamo dallo storico Café Central, prima di tornare alla residenza degli Asburgo.

C’è un artista di strada che fa le bolle di sapone, con il tramonto rosa e giallo alle spalle, tra le cupole del Naturhistorisches e del Kunsthistorisches Museums.

Ceniamo in Rathausplatz e ci diamo alla pazza gioia: Spätzle al formaggio, baked potatoes con la crema di formaggio e aglio, Himbeerbowle con i lamponi – buonissimo, ma decisamente alcolico!

20160805_180547