Emilia Romagna · Italia

Una giornata a Parma, città di cupole e prosciutto crudo

Trascorrendo un fine settimana nel capoluogo dell’Emilia Romagna, è doveroso passare una giornata nella bella Parma, a soli 30 km da Reggio Emilia.

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Che cosa vedere in una giornata a Parma?

Abitata fin dall’era del rame e controllata prima dagli etruschi e poi da popolazioni celtiche, nell’area parmense furono i romani a fondare la città che oggi conosciamo: lungo la via Aemilia, nel 183 a.C. nacque Parma, colonia gemella di Mutina, l’attuale Modena. Tuttavia è la città medievale e rinascimentale il centro d’interesse dell’odierno visitatore, un periodo storico che può essere ripercorso grazie alle opere di grandi artisti come Antonio Allegri e Girolamo Francesco Mazzola, meglio noti come Correggio e Parmigianino. Le cupole, una dopo l’altra, sono i capolavori più significativi della città.

Il duomo

La cupola e le volte della Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Duomo, sono sicuramente le più affascinanti, di fronte a cui si potrebbe rimanere per ore con il naso all’insù: le figure umane che sovrastano l’altare maggiore, dipinte dal Correggio, si sovrappongono l’una all’altra, si allungano sulla superficie della cupola, paiono infinite.

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Cupola di Correggio e abside

Anche le pareti della navata centrale sono ricoperte da affreschi opera di Lattanzio Gambara e narrano episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento.

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Decorazioni della navata centrale

L’edificio attuale venne consacrato nel 1106 e costruito sui resti dell’antica basilica, distrutta nel IX secolo da un incendio. Il battistero a base ottagonale, adiacente alla cattedrale, venne completato nel 1270 e si considera il punto di giunzione tra l’architettura romanica e quella gotica. Anche nel battistero cupola e nicchie laterali sono magistralmente affrescate.

L’abbazia di San Giovanni Evangelista

Poco lontano si trova l’abbazia di San Giovanni Evangelista, costruita nel 980 e riedificata, dopo un incendio, alla fine del Quattrocento. La cupola venne dipinta da Correggio e il chiostro è un luogo tranquillo, che trasmette pace.

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Le stanze più curiose però sono quelle che ospitano l’antica spezieria di San Giovanni, storica farmacia fondata dai monaci benedettini in epoca remota: il laboratorio e le teche degli speziali trasportano il visitatore in una dimensione parallela, che ricorda i film ambientati nel medioevo e alcune scene delle opere di Shakespeare.

Gli appartamenti della badessa

Gli appartamenti della Badessa nell’ex monastero di San Paolo sono un piacere per gli occhi grazie alle loro volte affrescate: grottesche e candelabre decorano la stanza dipinta da Alessandro Araldi, mentre un pergolato da cui fanno capolino putti abbracciati ai loro cani o impegnati in scherzi infantili decora la Camera della Badessa, opera di Correggio. Il complesso fu fondato intorno al 1000 e raggiunse il suo periodo di maggior splendore nel XV secolo, sotto la guida di Giovanna da Piacenza, la stessa badessa che fece decorare i soffitti del proprio appartamento, oggi museo.

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Appartamenti della Badessa

Il teatro farnese

Parte del percorso museale della Galleria Nazionale, ospitata nel complesso della Pilotta, è il Teatro Farnese, fatto costruire nel 1618 per volere del duca di Parma e Piacenza Ranuccio I come teatro di corte. Utilizzato solo nove volte nel corso della sua storia e costruito interamente in legno, venne distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e riedificato nel rispetto dei disegni originali tra il 1956 e il 1960. Proprietà della famiglia Farnese era anche la collezione d’arte in mostra alla Galleria di cui fanno parte, tra le altre, opere di Canaletto, Leonardo da Vinci e Tintoretto.

Il teatro regio

Il Teatro Regio destinato a spettacoli di opera lirica è nato per volere della contessa Maria Luigia, è stato completato nel 1829 e celebra la grandezza di Giuseppe Verdi. Rosso, bianco e oro, con il soffitto decorato dalle rappresentazioni di grandi drammaturghi e illuminato da un enorme lampadario parigino pesante più di 1 tonnellata, è davvero spettacolare. Seguendo una visita guidata si possono ammirare il foyer e gli interni, raggiungendo i palchetti e la platea, mentre si ascolta la narrazione della storia dell’edificio.

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Insieme alla storia che la caratterizza, Parma è una città famosa per le sue delizie culinarie: dal culatello di Zibello, da mangiare con la torta fritta, variante locale del gnocco fritto, ai tortelli di zucca, patate o erbette; dal prosciutto crudo di Parma al parmigiano reggiano; dal lambrusco al malvasia di Maiatico. Una città tanto vivace a tavola da essere nominata Città Creativa per la Gastronomia da parte dell’UNESCO nel 2015.

Siete mai stati a Parma? Fatemi sapere cosa ne pensate e se questi consigli sono stati utili per programmare la vostra prossima visita alla città nei commenti!

Cosa non perdere in breve:

  • Duomo
  • Abbazia di San Giovanni Evangelista
  • Ex convento di San Paolo
  • Complesso della Pilotta
  • Teatro Regio

L’ufficio turistico della città è situato di fianco al municipio.

Emilia Romagna · Italia

Una giornata a Reggio Emilia

L’Emilia Romagna è sicuramente una delle regioni italiane che merita di essere visitata anche solo per assaggiarne le specialità culinarie. La storia, i palazzi, la movida estiva della riviera romagnola sono tutte buone ragioni per trascorrervi un fine settimana, ma cosa c’è di meglio di buon vino, tortellini, tigelle, salumi, parmigiano e chi più ne ha, più ne metta?

Attraversata dalla via Emilia, fondata per volere del console Marco Emilio Lepido in epoca romana e patria di Ludovico Ariosto, Reggio nell’Emilia è il capoluogo della regione, una città che attira ancora pochi turisti e sta lavorando per “farsi un nome” grazie a eventi e promozione turistica. Conosciuta come la Città del Tricolore, per lungo tempo è vissuta nell’ombra di altri centri, quali Parma, Bologna, Ravenna, più celebri e ricchi di luoghi da visitare. Ma una giornata alla scoperta di Reggio sarà piacevole e interessante.

Il centro storico della città è un susseguirsi di piazze collegate da strade porticate e sulle quali si affacciano gli edifici più importanti e i musei che meritano di essere visitati.

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Piazza Martiri del 7 Luglio

Piazza Martiri del 7 Luglio è stata pedonalizzata solo nel 2008 e ricorda, con il suo nome, i cinque operai che furono uccisi proprio qui nel 1960, durante una manifestazione. L’ampia facciata ottocentesca del teatro Valli si specchia nella fontana e domina l’area, frequentata a qualsiasi ora del giorno. L’edificio che accoglie i Musei Civici fin dal 1830 venne costruito nel Duecento come convento ed è attiguo alla chiesa di San Francesco. Al pian terreno, i musei riportano indietro nel tempo non solo per i reperti esposti: la disposizione delle collezioni, da quella archeologica a quella del grande scienziato settecentesco Lazzaro Spallanzani, sono disposte in maniera confusa e quasi prive di pannelli esplicativi. Tuttavia si tratta di un’esperienza affascinante per gli amanti dei musei che espongono curiosità, un po’ meno forse per quelli che si aspettano di imparare qualcosa di nuovo e preciso negli ambiti della storia, della scienza o della cultura.

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Museo Civico

Poco lontano, la Galleria Parmeggiani espone la collezione di mobili, dipinti e tessuti appartenuta a Luigi Parmeggiani, proprietario anche dell’edificio gotico-rinascimentale che lui stesso fece costruire per esporre i propri cimeli negli anni Trenta.

In piazza Prampolini si trovano il Duomo e il Municipio, all’interno del quale ha sede il Museo del Tricolore. La chiesa è dedicata a santa Maria Assunta e i primi documenti che attestano l’esistenza di una cattedrale nella zona risalgono al IX secolo. Caratterizzato da un melange di stili, dal romanico al barocco, i lavori per la costruzione dell’edificio che vediamo oggi cominciarono nel XIII secolo e furono completati solo nel XVIII.

Il palazzo del Comune venne edificato all’inizio del Quattrocento e la sala più nota è quella del Tricolore, dove, il 7 gennaio 1797, nacque la bandiera d’Italia. Nel corso della visita al Museo del Tricolore è possibile vedere anche questa sala, mentre nelle altre è ben illustrata la storia della bandiera che oggi rappresenta l’Italia e degli altri stendardi che, nei secoli, sono stati il simbolo dei diversi regni, ducati, principati della penisola.

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Sala del Tricolore

Altre due sono le piazze della città da raggiungere per completare l’itinerario: piazza San Prospero, su cui si affaccia l’omonima basilica, e piazza Fontanesi, dove si tiene il mercato del sabato mattina. La Basilica di San Prospero risale al 997 e ospita al suo interno dipinti di autori del Cinquecento, secolo in cui venne restaurata per la prima volta. Da citare è anche la Basilica della Ghiara, su Corso Garibaldi, affrescata dai migliori artisti emiliani del XVII secolo.

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Basilica di San Prospero

A poca distanza in automobile dal centro, la stazione mediopadana dell’alta velocità è una vera e propria opera d’arte moderna che merita un’occhiata, soprattutto se non l’avete mai vista attraversandola con il treno.

Cosa non perdere in breve:

  • Museo del Tricolore e Musei civici: www.musei.re.it
  • Le piazze più belle della città:
    • Piazza Martiri del 7 Luglio;
    • Piazza Prampolini;
    • Piazza San Prospero.
  • Basiliche:
    • Duomo;
    • San Prospero;
    • Basilica della Ghiara.

Per maggiori informazioni: https://turismo.comune.re.it/en/homepage

L’ufficio turistico, dove è possibile trovare mappe e informazioni riguardanti le mostre temporanee, gli orari dei musei e suggerimenti per la visita, si trova di fianco al Municipio.

Italia · Trentino Alto Adige

Le Dolomiti: un gioiello in ogni stagione dell’anno

D’inverno la montagna non è solo sci e vasche di acqua bollente in cui rilassarsi. La neve rende tutto più magico: una romantica coltre bianca che brilla sotto i raggi del sole e cambia la fisionomia dei luoghi. Le Dolomiti sono diventate patrimonio dell’UNESCO nel 2009 e prendono il nome dal naturalista francese Deódat de Dolomieu, vissuto nel XVIII secolo, che per primo studiò il tipo di roccia che caratterizza quest’area delle Alpi Orientali. Oggi sono frequentate sia d’estate che d’inverno da un gran numero di sciatori, escursionisti e turisti.

Il massiccio più elevato è quello della Marmolada, ricoperto dal ghiacciaio più grande delle Dolomiti. Punta Penia è la cresta più alta e raggiunge i 3343 m s.l.m.; a Punta Rocca, 3309 m, arriva la funivia e parte una delle piste da sci più belle che io abbia mai percorso, lunga 12 km. La cabinovia che sale fino alla sommità è divisa in tre tronconi e, alla fine del secondo, ha sede il Museo della Grande Guerra: la Marmolada fu teatro di numerosi scontri tra le truppe italiane e quelle austriache nel corso della Prima Guerra Mondiale, trovandosi proprio sul confine fra i due Paesi. Gli austriaci giunsero a scavare un labirinto di gallerie all’interno del ghiacciaio per difendersi e oggi, con lo skipass Dolomiti Superski, si può percorrere il Circuito della Grande Guerra, toccando luoghi chiave dello scontro con gli sci ai piedi. Il museo è interessante ed è stato rinnovato di recente, tuttavia molti sfortunatamente non lo visitano: si tratta di una buona scusa per riposare le gambe e accumulare un po’ di calore prima della lunga discesa fino a Malga Ciapela.

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La vista mozzafiato che si ha dalla terrazza di Punta Rocca.

Il circuito museale Messner Mountain Museum consta di sei diversi poli, voluti da Reinhold Messner, uno degli alpinisti più celebri del nostro secolo. Sulla cima del Plan de Corones, proprio nel punto di intersezione tra le tre culture altoatesine, ha sede il museo dedicato all’alpinismo tradizionale. All’interno dell’edificio progettato da Zaha Hadid, si ripercorre la storia dell’alpinismo moderno ponendo al centro della narrazione i personaggi che hanno fatto la storia di questa disciplina e le innovazioni tecniche e strumentali che negli ultimi 250 anni hanno permesso di raggiungere vette prima mai esplorate, dal Cervino al K2. La vista che si gode dalle terrazze del museo è spettacolare e risulta parte dell’esperienza museale. Lo stesso Messner sul sito internet sostiene che l’obiettivo della mostra sia “quello di condensare le esperienze di chi, come me, ha fatto proprio il confronto tra l’uomo e la montagna”.

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Messner Mountain Museum

L’area delle Tre Cime di Lavaredo è una delle più spettacolari in ogni periodo dell’anno. Qui si trova il più grande lago delle Dolomiti, in estate di colore smeraldo e d’inverno ricoperto da una coltre di ghiaccio e neve: il Lago di Braies è tra le destinazioni favorite dai turisti. Punto di partenza per passeggiate, escursioni alpinistiche e giri in barca a remi, è stato anche il set cinematografico della serie televisiva con Terence Hill “A un passo del cielo”. Nel corso dell’ultima stagione estiva sembra essere stato così affollato da costringere il Comune a porre un tetto massimo giornaliero di visitatori e da permettere l’accesso all’area solo a piedi negli orari di punta.

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Lago di Braies

L’hotel che si affaccia sulla sponda del lago è stato protagonista di uno degli ultimi episodi della Seconda Guerra Mondiale in Italia: alla fine di aprile del 1945, le SS condussero qui 141 prigioneri, tra cui personaggi illustri come l’ultimo cancelliere austriaco e l’autore dell’attentato a Hitler del luglio 1944. Le truppe americane arrivarono il 4 maggio 1945, 137 ostaggi vennero ceduti agli alleati e i soldati della Wehrmacht fatti prigionieri di guerra. Poi, coloro che non avevano avuto rapporti con i nazisti poterono essere liberati, mentre gli altri furono arrestati.

Il Sudtirolo è un’area di confine, di conflitti culturali e storici costanti, in particolare nel corso del XX secolo. Per avere un’idea delle dinamiche, sono interessanti e coinvolgenti i libri scritti da Lilli Gruber basati sulla storia della sua famiglia: Eredità, pubblicato nel 2012 e ambientato nel periodo tra Impero e Fascismo; Tempesta, del 2014, che racconta le vicende della Seconda Guerra Mondiale; Inganno, del 2018, parla del crescendo di violenza dei “combattenti per la libertà” alla fine degli anni Cinquanta.

Siti internet utili:

  • Messner Mountain Museum: http://www.messner-mountain-museum.it/it
  • Museo della Grande Guerra: http://www.museomarmoladagrandeguerra.com
  • www.tre-cime.info/it
  • www.dolomitisuperski.com/it
  • www.suedtirol.info/it
Italia · Lago di Garda

Il Vittoriale degli Italiani

Memento audere semper. D’Annunzio: un mito, un personaggio folle come i protagonisti dei suoi scritti, un poeta in tutto ciò che faceva. Un uomo che cercava l’eccesso, l’emozione, il simbolo del decadentismo italiano. Il vate.

Nato a Pescara nel 1863, morì a Gardone Riviera nel 1938, nella sua casa che aveva sede all’interno del complesso del Vittoriale, la villa che ha fatto propria nel vero senso del termine, in cui ha rappresentato se stesso e il proprio estro artistico attraverso l’architettura e gli arredi. Chi penserebbe a far incastonare nel proprio giardino la Regia Nave Puglia, donatagli dalla Marina Militare nel 1923? Chi sarebbe così narcisista da farsi seppellire in un Mausoleo collocato sulla sommità della collina che è parte del parco della propria villa, insieme a legionari ed eroi fiumani a lui cari? Solo un personaggio come D’Annunzio è stato in grado di lasciarci in eredità un luogo tanto particolare e spettacolare, capace di attrarre orde di turisti ogni giorno.

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Valletta dell’Acqua Pazza

L’autore de Il piacere e dei componimenti dedicati a Ermione fece erigere il complesso del Vittoriale tra il 1921 e il 1938, su progetto dell’architetto Giancarlo Maroni. La sua dimora aveva il compito di rappresentare la “vita inimitabile” che lui stesso si era costruito e celebrare le imprese degli italiani svoltesi nel corso della Prima Guerra Mondiale. Esteso su una superficie di nove ettari, il Vittoriale degli Italiani pullula di rimandi religiosi e militari.

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La villa e Star di Jacques Villeglé

L’abitazione del poeta è chiamata Prioria e, già dal suo ingresso, ricorda una chiesa: le scale, la luce fioca e la colonna che separa coloro che vi penetrano in due gruppi. Le stanze si susseguono seguendo un percorso labirintico, attraverso sale d’attesa per gli ospiti non voluti, una stanza completamente dedicata alla grande passione di D’Annunzio, la musica, le camere funerarie e quelle in cui invece il poeta scriveva, studiava e dormiva. Un’accozzaglia di oggetti, l’uno sull’altro, con un minimo spazio per muoversi. La creazione di un’opera d’arte che lo rappresentasse all’interno di casa propria. La citazione della Divina Commedia sul soffitto della stanza da letto; il narcisismo estremo dello scrittore che fa costruire una stanza appositamente pensata per le sue esequie come fosse una chiesa, dotata di altare; la collezione di libri, edizioni antiche e contemporanee delle più grandi letterature mondiali. I bagni all’avanguardia per un’abitazione della prima metà del Novecentro, con i sanitari in ceramica e grandi tavoli coperti da innumerevoli oggetti per la toilette. In tutto ciò manca una stanza per gli ospiti: nessuna delle sue amanti avrebbe potuto fermarsi per la notte. E nonostante qui la sua amata Eleonora Duse non mise mai piede, i richiami alla sua persona sono numerosi. Lo Schifamondo, il nuovo edificio destinato a diventare residenza del poeta, non venne completato prima della sua morte e oggi accoglie il museo che racconta la storia di D’Annunzio eroe. Nell’auditorium è appeso l’aeroplano Ansaldo S.V.A., utilizzato per il celebre volo su Vienna.

Il parco è immenso e stupendo. Lungo il percorso che conduce al Mausoleo, da cui si gode una magnifica vista sul lago, si incontra il MAS 96. Questa imbarcazione venne utilizzata per mettere in atto la cosiddetta Beffa di Buccari: nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918 proprio a bordo del MAS 96, lo stesso d’Annunzio insieme a Costanzo Ciano e Luigi Rizzo, attaccò le truppe austriche presso la baia di Buccari e dimostrò la loro incapacità di coordinazione, risollevando il morale dell’Italia dopo la disfatta di Caporetto. Lungo il percorso si incontrano svariate opere scultoree, il laghetto delle Danze, aree di giardino adibite a frutteto e roseto, un anfiteatro e molto altro.

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Laghetto delle Danze

Un luogo in cui trascorrere una mezza giornata tra storia e poesia, sulle orme di colui che fu un grande scrittore, un narcisista incallito e uno dei più attivi politici e militari dell’inizio del Novecento.

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«Dentro da questa triplice cerchia di mura, ove tradotto è già in pietre vive quel libro religioso ch’io mi pensai preposto ai riti della patria e dei vincitori latini chiamato
Il Vittoriale»

Il libro segreto, G. d’Annunzio, 1935

Informazioni pratiche:

  • Luogo: Gardone Riviera.
  • Orari di apertura:
    • Dal 15 marzo al 14 ottobre 2019:
      • Parco: dalle 9 alle 19, chiusura del parco alle 20;
      • Musei: dalle 9 alle 19.30;
      • Visite guidate alla Prioria: dalle 9.30 alle 19 (con partenza ogni 10-15 minuti).
    • Dal 14 ottobre 2019:
      • Parco: dalle 9 alle 16, chiusura del parco alle 17;
      • Musei: dalle 9 alle 16.45 (sabato alle 17.15);
      • Visite guidate alla Prioria: dalle 9 alle 16 (con partenza ogni 10-15 minuti).
  • Biglietti:
    • Percorso completo (con visita guidata della Prioria):
      • Tariffa intera: 16 €;
      • Tariffa ridotta (fino a 18 anni e over 65): 13 €.
    • Percorso parco:
      • Tariffa intera: 10 €;
      • Tariffa ridotta: 8 €.
    • Percorso parco e musei:
      • Tariffa intera: 13 €;
      • Tariffa ridotta: 11 €.
  • Per ulteriori informazioni, il sito internet ufficiale: www.vittoriale.it
Italia · Lago di Como

Villa Carlotta e i suoi giardini

Il lago di Como è noto per le ville d’epoca che ne ornano le rive. Dalla famosa Villa Balbianello di Lenno, dove sono state girate scene di Star Wars II e Casino Royal, ai Giadini di Villa Monastero a Varenna, non c’è paesino che non abbia la sua villa. Non tutte possono essere visitate, ma tra le più note e frequentate c’è sicuramente Villa Carlotta, a Tremezzo. I suoi giardini sono immensi e andrebbero visti nel periodo primaverile per goderne appieno, ma anche l’estate è una buona stagione per passeggiare tra gli alberi e visitarne il museo.

Due sono i percorsi che è possibile seguire per visitare il giardino botanico: l’itinerario completo, che dovrebbe durare circa 90 minuti, o quello breve, da 45 minuti. A questo tempo, va aggiunto quello necessario per la visita del museo, all’interno della villa.

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L’edificio venne fatto costruire per volere del marchese Giorgio II Clerici intorno al 1690 con funzioni di rappresentanza e di svago e in origine venne denominata proprio Villa Clerici. La villa divenne nota in tutta Europa grazie al suo successivo proprietario, Gian Battista Sommariva, che la acquistò nel 1801 e la arricchì di opere d’arte provenienti dalla sua collezione personale rendendola un celebre museo. Il nome odierno deriva dalla principessa Carlotta, figlia della principessa Marianna di  Prussia, che gliela donò nel 1847, in occasione delle sue nozze. La casata tedesca si occupò principalmente del giardino, piantando azalee, camelie, rododendri e sequoie. L’Ente Morale di Villa Carlotta, che ancora oggi nel gestisce la villa e i giardini, divenne il proprietario dopo la Prima Guerra Mondiale, nel 1927.

L’ingresso è magnifico, con la fontana, la scalinata che sale verso l’entrata del museo e i fiori. Gli interni raccontano la storia della villa ed espongono opere di artisti del calibro di Antonio Canova e Francesco Hayez. Di quest’ultimo, è L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo il dipinto più noto e fotografato: ispirato alla tragedia shakespeariana, esposto a Brera nel 1823 e ripreso, dal punto di vista tematico, in altri tre dipinti successivi dello stesso autore. Nelle numerose sale si susseguono affreschi, arazzi, sculture e arredi di eccellente fattura, insieme agli splendidi soffitti decorati.

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Lo studio del duca e Il bacio di Hayez

Dal bosco dei rododendri al pergolato d’agrumi, passando per i diversi punti panoramici con vista lago, il percorso completo consente di trascorrere un paio d’ore di tranquillità. L’uliveto è una delle aree più rilassanti del giardino botanico insieme al giardino dei bambù: tra gli ulivi la vista sul lago è spettacolare e le canne di bambù insieme al ruscello e ai ponticelli, mi hanno ricordato una Arashiyama in miniatura, la foresta di bambù che si trova a poca distanza dal centro di Kyoto.

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Informazioni pratiche:

  • Luogo: Tremezzina, località Tremezzo.
  • Orari di apertura: dal 22 marzo al 29 settembre, dalle 9 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30; il museo chiude alle 19).
  • Biglietti:
    • Interi: 10 €;
    • Over 65: 8 €;
    • Studenti: 5 €;
    • Famiglia (due adulti + figli): 20 €.
  • Per ulteriori informazioni, il sito internet ufficiale: www.villacarlotta.it
Mente vagabonda

Updating my bucket list

Era febbraio del 2016 quando ho pubblicato la mia prima bucket list. Da quel momento, ho cambiato facoltà universitaria, ho vissuto nove mesi in Spagna e due in Francia, ho imparato una nuova lingua e perfezionato lo spagnolo, ho viaggiato molto, trovato un lavoro in un giornale e, cosa non da poco, mi sono innamorata.

Dunque, è giunto il momento di ricominciare a raccontare le mie peregrinazioni (e ce ne sono tante di cui parlare): quale miglior maniera di tornare a scrivere su questo blog se non aggiornando la mia lista? Un giorno dopo l’altro, potrei farla diventare sempre più lunga, ma cominciamo dallo spuntare qualche voce tra quelle originarie!

  1. Viaggiare e scrivere.
  2. Andare in Tibet.
  3. Laurearmi ✅

  4. Lanciarmi con il paracadute.
  5. Fare qualche lezione di surf.
  6. Fare snorkelling nella Grande Barriera Corallina australiana.
  7. Imparare bene il francese ✅

    I due mesi trascorsi a Nizza, tra scuola e vita quotidiana, sono valsi due esami DELF ben fatti e soprattutto la capacità di fare discorsi complessi, parlare al telefono, vedere film e leggere libri in francese.

  8. Partire con Medici Senza Frontiere, Emergency o altre organizzazioni di questo tipo.
  9. Continuare a conoscere tante persone in giro per il mondo ✅: un work in progress che non finirà mai.
  10. Avere un letto rotondo.
  11. Essere meno timida.
  12. Guidare un vecchio maggiolino Volkswagen.
  13. Fare una giornata di shopping folle a New York.
  14. Frequentare, almeno per un periodo, una prestigiosa università americana.
  15. Andare a vivere all’estero ✅

    Non per sempre, ma negli ultimi due anni ho vissuto più tempo all’estero che in
    Italia, tra Spagna e Francia, in entrambi i casi per motivi di studio.

  16. Abitare in una grande metropoli.
  17. Studiare una lingua straniera come il cinese o l’arabo.
  18. Imparare a cucinare ✅

    Non sono uno chef stellato e detesto cucinare quando qualcuno è in cucina con me, ma sono notevolmente migliorata, non solo nel seguire le ricette: l’aver vissuto da sola per un anno a Santiago de Compostela e dovermi nutrire quotidianamente, oltre al piacere di prendere una pausa “obbligata” dallo studio per cucinare, mi hanno resa una (molto) discreta cuoca.

  19. Assaggiare gli insetti.
  20. Tuffarmi da una scogliera.
  21. Andare a camminare in Patagonia.
  22. Imparare a fare la maglia ✅

    postIl mio porta Kindle, cucito ad hoc prima della partenza per Cuba.

  23. Vedere l’Angkor Wat in Cambogia, Petra in Giordania, le piramidi in Egitto e le piramidi Maya in Messico.
  24. Fare un viaggio da sola in India.
  25. Camminare sulla Grande Muraglia cinese.
  26. Viaggiare lungo tutta la Transiberiana.
  27. Mangiare sushi a Tokyo ✅

    Sushi, zuppa di miso e mochi.

  28. Imparare a ballare la salsa a Cuba ✅

    Ci sono anche dei video che lo dimostrano.

  29. Fare un viaggio on the road da una costa all’altra degli Stati Uniti.
  30. Scrivere un libro.
  31. Partecipare a un matrimonio indiano.
  32. Vedere l’aurora boreale.
  33. Visitare i luoghi di Harry Potter in Inghilterra ✅


    Non ho visitato realmente tutti i luoghi in cui è ambientata la saga, ma gli Harry Potter Studios e King’s Cross sì.

  34. Fare un viaggio via terra seguendo l’antica Via della Seta.
  35. Ritornare in Sudafrica e fare trekking sul Drakensberg.
  36. Rivedere la mia famiglia sudafricana e Janeth il più presto possibile ✅



    Janeth, all’altro lato dell’Oceano Atlantico, non l’ho ancora rivista, ma a novembre del 2018, dopo otto anni e durante il nostro viaggio attraverso la Namibia e il Western Cape, ho incontrato di nuovo la mia host family di Cape Town. Una delle emozioni più forti di questo viaggio.

  37. Fare yoga in un ashram indiano.
  38. Fare trekking sull’Himalaya.
  39. Risalire il Rio delle Amazzoni in barca.
  40. Vedere i gorilla in Uganda.
  41. Visitare gli archivi della National Geographic Society a Washington.
  42. Visitare i Parchi Nazionali americani.
  43. Fare volontariato all’estero.
  44. Visitare il Museo della Croce Rossa di Ginevra.
Diari di viaggio · Grecia

Oltre le montagne

Il venticello è fresco e le nuvole coprono il sole. Le spiagge sono vuote, ci sono solo ombrelloni piantati e lettini, ma niente persone. Dopo Sitia ci si lascia alle spalle la superstrada e si comincia a fare su e giù tra le montagne, ogni tanto si intravede il mare in lontananza, mentre si è circondati dal verde scuro degli arbusti. Come una porta per l’est, Sitia in questo periodo è silenziosa.

Sitia

Sitia

I ristoranti sono chiusi e si sente il rumore dell’acqua che scivola dolcemente contro il molo. Le barche si lasciano cullare dalle onde lente sullo sfondo di case bianche che si inerpicano sulla collina.

Le strade cominciano ad essere più strette e qualche volta tortuose. La spiaggia di Vái sembra nascere da un palmeto naturale, che lascia spazio alla sabbia solo negli ultimi metri e che bisogna attraversare per raggiungere il mare. Poco più a nord, Itanós è sorvegliata dalle vestigia di un’antica cittadina sopravvissuta fino all’epoca bizantina. Il mare è sempre cristallino, nonostante il cielo grigio.

Itanos

Itanós

Come una fortezza solitaria, emerge dal verde il Monastero di Toploú. Color miele, con le poderose mura di difesa, è stato un importante centro della Resistenza cretese nel corso del secondo conflitto mondiale.

Káto Zákros è uno dei quattro maggiori palazzi di epoca minoica. Con la stessa organizzazione architettonica degli altri, pare che qui si vivesse di commercio con l’Oriente più che di agricoltura. È l’unico ad affacciarsi ancora sul mare, in una baia rilassante e con tanti papaveri rossi che ne colorano i muri in rovina.

Lungo la strada che percorre la costa sud è tutto un sali e scendi, tra montagne brulle e baie assediate da case di vacanza. Ierápetra pare sia la città più meridionale dell’intero continente europeo, con il suo piccolo centro storico e la fortezza veneziana.

Ierapetra

Ierápetra

Gortina e Festo sono poco lontani l’uno dall’altro, ma non potrebbero essere più diversi.

La prima era la capitale della Creta romana, dove vennero scolpite le famose leggi del 480 a.C. Oggi si vedono alle spalle dell’odeon: 17000 caratteri che si leggono sia da destra a sinistra che viceversa, secondo il sistema bustrofedico. Regolavano questioni relative alla libertà individuale, alla proprietà e all’eredità.

Gortina, Odeon

Gortina

I templi dedicati a Iside e Sarapide, quello di Apollo e una basilica cristiana del V secolo, costruita dove subì il martirio San Tito, completano il quadro insieme al pretorio, centro amministrativo e residenza del governatore.

Festo invece è molto più antica. I primi edifici del magnifico palazzo minoico risalgono al 2000-1650 a.C. e pare siano stati fondati da Radamanto. Domina a perdita d’occhio il territorio circostante, dall’alto. Nel silenzio, con la luce morbida del tramonto che accarezza le antiche pietre rendendole quasi color pesca, è ancor più suggestivo.

Festo

Festo 1

Festo

Mátala è più bella la sera, circondata dal buio. È luci colorate, bar e musica con vista sul mar Libico e onde come sottofondo. Tutta alberghi e negozi che vendono accessori da spiaggia, si trova così vicino a Festo che i vacanzieri durante l’estate invadono volentieri il sito archeologico.

Matala

Mátala

Per essere soli è sufficiente spostarsi di un paio di chilometri: Agía Triáda è un magnifico sito archeologico solitario, sul  versante opposto della stessa collina rispetto a Festo. Piccolo, i resti del palazzo e del villaggio sono cospicui. I muri reali sono ancora in parte rivestiti di alabastro.

A Préveli c’è un monastero circondato dal verde da cui si domina l’azzurro del mare. E in cui si fa fatica a parlarsi, visto il vento che soffia. Anche questo è stato un centro della Resistenza cretese contro turchi e tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Sembra che oltre le porte in legno scuro orlate da piante rampicanti vivano ancora dei monaci.

Anche Frankokástelo controlla il mare, affacciandosi direttamente sulla spiaggia e le onde. Costruito con mattoni color sabbia chiara dai Veneziani nel 1371 per difendersi dai pirati e dai turchi, si può salire sulla sommità del mastio e passeggiare tra i papaveri all’interno delle sue mura.

Frankokastelo

Frankokástelo

Nel pomeriggio torniamo a Chaniá tra le nuvole e, appena iniziamo a vedere il Mar di Creta, ci avvolge la luce del sole. È già ora di tornare casa.

Diari di viaggio · Grecia

Colonne color porpora e polpi appesi al sole

DAY 3

Irákleio è una grande città caotica, con il porto veneziano e un museo archeologico strabiliante. Raccoglie la più importante collezione di manufatti di epoca minoica del mondo. Qui sono conservati il Disco di Festo, che non siamo ancora riusciti a tradurre, gli affreschi recuperati e restaurati del palazzo di Cnosso, una miriade di vasi e tavolette scritte in lineare A e B. Tori, tauromachie, miti sono rappresentati su ogni genere di superficie.

Disco di Festo

Disco di Festo

Cnosso, poi, si trova a poca distanza. Il famosissimo palazzo minoico, secondo la leggenda nato dal Labirinto fatto costruire dal mitico re Minosse per imprigionarvi il Minotauro.

Questo mito, insieme quello della giovane Arianna e del suo amore per Teseo, ha avuto enorme fortuna nel corso dei secoli, scritto e ripreso da un gran numero di autori fino ai giorni nostri.

Cnosso

Cnosso

Le rovine del sontuoso palazzo sono state in parte ricostruite da Arthur Evans. Controverso questo intervento di inizio ‘900, è utile quando si visitano i siti archeologici dell’isola perché aiuta a figurarsi in qualche modo la fisionomia degli edifici, come avrebbero potuto essere nei loro momenti di massima gloria.

Le colonne rosso porpora con i capitelli neri, gli affreschi, il grande cortile centrale dove probabilmente si svolgevano i pericolosi giochi come la tauromachia. La sala del trono e quelle della regina sono spettacolari. Anche sapendo che sono frutto dell’immaginazione del solo Evans, hanno grande potere sulla fantasia del visitatore.

Tra mito e realtà, quando cammino per i siti archeologici della Grecia e della Roma antica non posso fare a meno di pensare che le stesse pietre su cui sto poggiando io i piedi sono state calpestate dalla mitica Arianna, da Socrate o Cicerone.

Distrutti dai terremoti, gli antichi palazzi maggiori dell’isola sono quattro.

Malia 2

Molto più vicino al mare si trova quello di Malia. Un sito più rilassante, vuoto e silenzioso. Solo in parte visitabile, dopo l’esperienza di Cnosso la mia fantasia si sbizzarrisce. Qui la ricostruzione è stata minima, se non nulla.

Ci sono i bassi muri degli edifici, i sostegni per le gigantesche anfore e il grande cortile centrale. Le scalinata monumentale sembra conduca direttamente al cielo. Le sale dove pare si riunissero i magistrati conservano le panchine per sedersi lungo i muri. Il dettaglio più curioso è quello che alcuni vedono come un tavolo da gioco, altri come luogo di deposito delle offerte: il kernos.

Malia 1

Malia

Ritorniamo alla modernità ad Ágios Nikólaos. Località balneare particolare, costruita in parte intorno al piccolo lago dagli altissimi argini rocciosi che nel 1870 è stato collegato al mare da un canale. Un tempo si pensava che “Il lago di Artemide” non avesse fondo, ora vi si riflettono case e caffè, insieme alle barchette ormeggiate.

Agios Nikolaos

Ágios Nikólaos

Il piccolo borgo di Mochlos guarda l’isolotto che gli si pone di fronte con i suoi resti di epoca minoica. Qui troviamo il nostro polpo appeso e un’atmosfera rilassata, da vacanza a base di buon cibo e storia antica.

Mohlos

Mochlos

Diari di viaggio · Grecia

Profumo di Grecia: Creta

La Grecia ha un posto speciale nel mio cuore fin da quando ho cominciato a frequentare il liceo. Il fascino che ha esercitato su di me il greco antico, nessun’altra lingua è riuscita ad eguagliarlo. Forse solo l’arabo, con le sue linee sinuose.

La mitologia, la storia, la filosofia, poi, mi entusiasmano. E anche il solo pensiero di partire per raggiungerla, di immergermi in essa, è già un piacere. La mente è stuzzicata insieme a tutti gli altri sensi: i colori, i profumi, i sapori, che sono sempre fantastici.

L’isola di Creta, poi, è lo scenario di un fortunato mito dalle radici antichissime. Circondata dal mare di un blu spettacolare, è sede di palazzi che sono stati costruiti e distrutti più di tremila anni fa. La quinta isola del Mediterraneo per dimensioni è montagne innevate e spiagge, storia e modernità tutto in un unico spazio.

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Fulcro dell’avanzatissima civiltà minoica tra il III e il II millennio a.C., nel corso della storia fu conquistata e abitata da micenei, greci, romani, bizantini, musulmani andalusi, veneziani e turchi ottomani. Una stratificazione culturale e architettonica sorprendente!

Con i nostri 969 chilometri, abbiamo cercato di girarla in lungo e in largo, in tutte le direzioni. Abbiamo toccato sia il Mar di Creta che quello Libico, varcando l’elevata catena montuosa che attraversa l’isola.

Itinerario

DAY 1

Sapore di tzatziki, il suono delle onde e profumo di timo.

Atterriamo a Chaniá in mattinata e, avendo solo cinque giorni a disposizione, cominciamo subito a darci da fare. Dopo il pranzo lungo il mare, ci dirigiamo ad ovest.

Il sole è alto nel cielo e il vento soffia, lungo il sentiero che porta alla spiaggia di Balos. Il profumo del timo ci accompagna e la vista che si apre davanti ai nostri occhi è spettacolare: il mare dalle mille tonalità di azzurro e una lunga spiaggia di sabbia chiara fanno sembrare questo lungo parte di un atollo caraibico. Camminare a piedi nudi nell’acqua fredda, poi, è rigenerante! Gli isolotti, la costa rocciosa che cola a picco nel Mediterraneo, il verde degli arbusti che lasciano spazio alla sabbia solo a poco a poco…

Balos

Balos

La strada che conduce a Balos è sterrata. Non so esattamente per quale motivo, ma mi ricorda le fughe di Alexandros Panagulis descritte da Oriana Fallaci in “Un uomo”. La terra è color creta puro e la musica che mi risuona nelle orecchie in questo momento è quella del musical “Mamma Mia!”.

A Chaniá torniamo poco prima del tramonto: la luce è perfetta e le nuvole hanno le sfumature rosa, come quelle della sabbia di Balos. Anche la cupola della moschea diventa ancor più rosa, mano a mano che la luce del sole scompare all’orizzonte.

Chania

La cena non può essere che a base di pesce e la concludiamo passeggiando fino al faro. Da qui si vede il porto veneziano illuminato, come venissimo dal mare.

 

DAY 2

Città come medine.

I vicoli di Chaniá sono deserti al mattino. Il mercato coperto espone il pesce fresco in vendita e le foto in bianco e nero dell’edificio e della piazza antistante nei decenni. Passeggiamo per la zona turca e quella ebraica, tra i fiori colorati che sbocciano da piante rampicanti attaccate agli edifici.

Chania 1

La parte veneziana è più simile ad una labirintica medina, tra vicoli stretti, scale, portoni e insegne di alberghi. Le facciate sono di mille colori. Per colazione, bougatsa, tè e spremuta d’arancia.

Chania 2

Chaniá

Il museo archeologico si trova in un edificio del XIV secolo, prima parte di un convento francescano e poi moschea. Tre navate, ricoperte da volte in pietra rossa e bianca, accolgono manufatti di epoca minoica, dalle ceramiche ai sarcofagi dipinti. Pensare che alcuni di loro abbiano anche quattromila anni è sbalorditivo!

La sinagoga è piccola, con le panche coperte da cuscini colorati dai ricami orientaleggianti.

Réthymno è graziosa e perdersi per i vicoli del centro storico, senza una cartina, fa raggiungere comunque tutti i luoghi più significativi. Il perdersi così, lasciandosi guidare dal caso e dal fiuto, mi dà sempre una sensazione di ebbrezza, fa sentire la testa leggera.

Rethymno 1

Le strade lastricate, i tavoli dei ristoranti lungo le vie strette, mangiare all’ombra delle piante. Il porto è carino, ma certamente non riesce a superare la bellezza del centro, nonostante il mare e le barche attraccate.

La fortezza è molto bella, in pietra color miele, con una stupenda vista sul mare, i monti innevati e l’intera città. Il profumo di camomilla che la avvolge è inebriante.

Rethymno

Réthymno

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Monasteri vista mare

La costa sud è più selvaggia. Tutta una sali e scendi di strade lente, dalla vista magnifica.

I monasteri sono in posizione strategica, con viste stupende sul mare. 🌊 Color miele le pareti degli edifici, marroni le porte e verdi le foglie delle piante che vi si arrampicano. 🌸 Gli unici rumori che si sentono sono i versi degli animali e il fischio del vento, che soffia incessante sulla sommità dei pendii scoscesi.

Monastero di Préveli

Monastero di Préveli