Roma

La cupola più bella: il Pantheon

L’Italia per me è sempre stata la casa in cui mi sentivo poco a casa. Ho sempre avuto la smania di muovermi, di spostarmi lontano, di scoprire il mondo e farlo anche velocemente, probabilmente alla ricerca del “mio” posto. Poi, esattamente da un mese a questa parte, sono stata costretta a fermarmi per colpa di un virus, uno di quei microscopici esserini che, nel corso dei miei studi, mi hanno sempre affascinata tanto per le loro capacità di adattamento e mutazione. E questo particolare Coronavirus mi ha obbligata e mi costringerà a rimanere a casa e non volare dall’altro lato del mondo ancora per un bel po’.

Avevo iniziato ad apprezzare il Paese in cui sono nata quando sono riuscita ad allontanarmi per un periodo abbastanza lungo da sentirne la mancanza, o meglio da parlarne con orgoglio e voglia di mostrarlo al mondo. Si è acceso in me il desiderio di parlare a tutti delle sue infinite bellezze spesso trascurate, della sua storia millenaria, delle radici e degli ideali su cui l’Italia si fonda, della perfezione della lingua che parliamo e della letteratura che i nostri predecessori hanno prodotto. Un sentimento che non avrei mai immaginato di poter sviluppare, un’emozione a cui ho ripensato tanto in queste settimane di lock-down.

E, dopo aver visto le immagini della Città eterna deserta come neanche durante la notte la si può vedere, ho deciso che era giunto il momento di parlare di uno dei miei luoghi del cuore, dove l’immensità della storia antica e contemporanea, della cultura e dell’arte fanno sì che l’unica reazione possibile sia il silenzio. E’ questo il luogo che, per me, meglio riassume Roma, come Città Eterna, che si reinventa e rinasce dopo qualsiasi difficoltà: il Pantheon.

Pantheon, Roma

La prima volta che sono stata a Roma avevo 14 anni, era luglio e il caldo era soffocante. Le rovine romane e le opere d’arte le ho amate subito, la città invece ci ho messo molto più tempo ad apprezzarla: per riuscire a innamorarmene, ho avuto bisogno di visitarla da sola e in compagnia, scoprirne angoli reconditi e musei poco frequentati, andare a teatro e passeggiare per i parchi, vederla nelle diverse stagioni, ma soprattutto diventare più grande. Oggi torno a Roma a ogni occasione disponibile, che sia un biglietto del treno a poco prezzo o un’amica straniera che va a visitarla proprio mentre io ho dei giorni liberi.

Tuttavia, il luogo che preferisco della città eterna rimane sempre il Pantheon. La sua cupola è la più bella che abbia mai visto e l’unica che proprio non mi dimentico. Che si voglia o meno visitare, se si è in giro con me non lo si può evitare! Quest’edificio possente ricorda più una fortezza che un tempio romano o una chiesa e, quando si entra, trasmette un senso di immensità e leggerezza, con la luce che penetra attraverso l’oculo e riempie lo spazio. I raggi del sole cadono morbidi sulle pareti e sul pavimento, soffici come la neve quando si posa sull’erba, ne accarezzano gli interni. E questo mi fa rimanere ogni volta in silenzio, con la bocca spalancata e gli occhi rivolti in alto, in ammirazione!

La cupola del Pantheon è stata modello per le successive chiese cristiane e moschee musulmane d’Europa e del Mediterraneo. Dal peso di 5.000 tonnellate, tra le cupole in calcestruzzo rimane tutt’oggi la più grande del mondo per dimensioni: 43,44 metri di diametro, una semisfera che si inserirebbe perfettamente all’interno dell’edificio se venisse rivoltata.

Cupola del Pantheon, Roma, luglio 2019

Il Pantheon venne fondato nel 27 a.C. dal genero di Augusto Marco Vipsanio Agrippa, come ricorda l’iscrizione sulla facciata. Il nome dell’edificio è la traslitterazione del termine greco  πάνϑεον e ne spiega la funzione: si tratta di un tempio dedicato a tutti (παν-) gli déi (ϑεός), passati, presenti e futuri. A seguito di alcuni incendi, fu fatto ricostruire dall’imperatore Adriano tra il 118 e il 125 d.C. Si tratta di uno dei pochi edifici di epoca classica a sopravvivere quasi integro grazie alla sua conversione nella basilica cristiana di Santa Maria ad Martyres nel VII secolo.

Oggi è la chiesa che ospita le spoglie dei primi due re d’Italia, Vittorio Emanuele II e suo figlio Umberto I accompagnato dalla consorte, la regina Margherita. Insieme a loro, ci sono le tombe di artisti illustri, tra cui Raffaello Sanzio.

Pantheon

La facciata con il colonnato, l’edificio circolare e soprattutto la grande cupola rimangono simboli indiscussi della capitale. Proprio dalla forma del Pantheon prende il nome la piazza antistante, Piazza delle Rotonda. Colorata e vivace, di norma brulica di persone a qualsiasi ora del giorno, 365 giorni l’anno, affollata dai tavolini dei caffè da cui si può osservare il via vai di turisti che passeggiano e scattano infinite fotografie.

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Piazza della Rotonda

«Il più bel resto dell’antichità romana è senza dubbio il Pantheon. Questo tempio ha così poco sofferto, che ci appare come dovettero vederlo alla loro epoca i Romani»

Stendhal, Promenades dans Rome, 1829

E voi, siete mai stati a Roma? Ma, soprattutto, avete visitato il Pantheon?
Vi parlo della Città eterna in altri articoli pubblicati negli anni sul blog, dove potrete trovare suggerimenti e racconti delle mie peregrinazioni per le vie della capitale. Andate a leggerli!

Informazioni pratiche:

  • Ingresso gratuito.
  • Orari:
    • Da lunedì a sabato 8.30-19.30 (ultimo ingresso alle 19.15);
    • Domenica 9.00-18.00.
  • In metro, la fermata più vicina è Barberini (linea A).
  • In autobus, la fermata più vicina è Largo di Torre Argentina.
  • Per ulteriori informazioni, il sito internet ufficiale.
Italia · Piemonte

Racconigi, dove i Savoia andavano in villeggiatura

Il bellissimo castello reale di Racconigi, la palazzina di caccia di Stupinigi e il castello di Moncalieri sono solo tre dei numerosi edifici e parchi appartenenti alla dinastia sabauda siti nei dintorni di Torino e parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Mentre i primi due sono visitabili, il castello di Moncalieri, aperto nel 2017, è stato nuovamente chiuso e non si sa quando verrà riaperto al pubblico. Nel corso di una giornata è possibile visitare sia Racconigi che Stupinigi senza difficoltà e usufruire dell’ingresso ridotto al secondo castello.

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Castello di Racconigi

In provincia di Cuneo, Racconigi è un comune di meno di 10 mila abitanti e luogo di nascita dell’ultimo re d’Italia, Umberto II, nel 1904. Il palazzo è costituito da circa 550 stanze, tra le quali una biblioteca contenente più di 10 mila volumi. Il castello nacque come fortezza nell’XI secolo: a pianta quadrata, con quattro torri angolari, il fossato e il mastio in posizione laterale. Solo nella seconda metà del XVII secolo venne commissionato a Guarino Guarini un primo rimaneggiamento della struttura. L’architetto trasformò la fortezza in una “Villa delle delizie”, coprendo il cortile centrale e creando un’ampia sala da ballo e innalzando due padiglioni laterali di quattro piani. Nell’Ottocento fu Carlo Alberto ad ampliare ulteriormente la residenza con la costruzione delle ali laterali e il castello venne ufficialmente eletto sede di villeggiatura per i reali. Durante l’estate e l’autunno l’intera corte si trasferiva a Racconigi e i sovrani vivevano la vita del paese: si recavano al mercato, invitavano i sudditi a vedere film in quella che oggi è conosciuta come la “Galleria del cinema”, lasciavano che i principini giocassero insieme ai figli della servitù e a quelli degli abitanti, passeggiavano per l’immenso parco del castello. Nel 1901 la residenza fu dotata di energia elettrica e impianti idrici e nel 1902 fu installato un ascensore.

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Salone d’Ercole

Il percorso della visita guidata viene modificato ogni quattro mesi circa per consentire a tutte le stanze di essere viste e rende benissimo l’idea di quanto questa sia stata una vera “Villa delle delizie”, nonostante gli esterni oggi paiano poco curati. Ben restaurati, sale, gallerie e appartamenti sono decorate in stile diversi, dal neoclassico al decò, e hanno mantenuto tutti gli arredi originali. Il castello non fu mai attaccato, di conseguenza non ci fu bisogno di abbandonarlo o spogliarlo per preservarne il contenuto. Il salone d’Ercole e l’attigua sala di Diana sono dedicate all’eroe e alla divinità greca e si trovano al centro dell’edificio, dove sorgeva il cortile del castello medievale.

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Appartamento cinese

Le stanze più affascinanti sono sicuramente quelle dell’appartamento cinese: realizzate alla metà del Settecento, hanno le pareti ricoperte da carta da parati dipinta a mano su carta di riso con motivi di gusto orientaleggiante perfettamente conservata. In questa parte del palazzo soggiornò lo zar Nicola II, ultimo imperatore di Russia.

Il gabinetto etrusco, decorato con stilemi tipici della pittura etrusca, era lo studio di Carlo Alberto. Le opere che ne costituiscono la decorazione sono intagliate nel legno e più di 17 tipi diversi di legno sono stati utilizzati per comporle: l’arredo fu presentato nel 1851 all’Esposizione universale al Crystal Palace di Londra e, in gara con tutte le regge d’Europa, vinse il primo premio. Sulla volta sono anche riprodotti gli affresci della Tomba del Barone, che ha sede nelle necropoli di Monterozzi, a Tarquinia.

La galleria dei ritratti è l’unico corridoio privo di affreschi a livello della volta, perché fu utilizzato, per ordine della regina Margherita, per accogliere i malati di influenza spagnola negli anni ’20 e venne disinfettato usando la calce viva, che cancellò le pitture che lo ornavano.

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Le cucine del lato ovest, nel piano interrato, sono immense: avrebbero dovuto essere in grado di preparare pasti per 400 ospiti contemporaneamente, anche se qui non si tennero mai banchetti di queste dimensioni.

Oggi il parco è aperto al pubblico in piccola parte e mal tenuto. Dei 170 ettari, circondati da un muro lungo 6 chilometri, è visitabile solo la parte antistante il castello. La dacia russa e la fagianaia si possono raggiungere e vedere dall’esterno, ma l’unico edificio non in rovina rimane il palazzo, di cui si può vedere quello che era il vero ingresso proprio dal parco.

Informazioni pratiche:

  • Luogo: Racconigi, provincia di Cuneo.
  • Orari di apertura:
    • Visite guidate al castello:
      • Lunedì chiuso;
      • Martedì-sabato: 9.00, 10.30, 12.00, 14.00, 15.30, 17.00, 18.00;
      • Domenica: 9-19 (ultimo ingresso ore 18).
    • Parco (primo anello):
      • Lunedì chiuso;
      • Martedì-domenica: 9.30-19 (ultimo ingresso ore 18.30).
  • Biglietti:
    • Castello:
      • Intero: 5 €;
      • Ridotto: 2 €.
    • Parco: 2 €.
  • Per ulteriori informazioni, la pagine internet ufficiale: http://polomusealepiemonte.beniculturali.it/index.php/musei-e-luoghi-della-cultura/castello-di-racconigi/visita-il-castello-di-racconigi/
Emilia Romagna · Italia

Una giornata a Parma, città di cupole e prosciutto crudo

Trascorrendo un fine settimana nel capoluogo dell’Emilia Romagna, è doveroso passare una giornata nella bella Parma, a soli 30 km da Reggio Emilia.

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Che cosa vedere in una giornata a Parma?

Abitata fin dall’era del rame e controllata prima dagli etruschi e poi da popolazioni celtiche, nell’area parmense furono i romani a fondare la città che oggi conosciamo: lungo la via Aemilia, nel 183 a.C. nacque Parma, colonia gemella di Mutina, l’attuale Modena. Tuttavia è la città medievale e rinascimentale il centro d’interesse dell’odierno visitatore, un periodo storico che può essere ripercorso grazie alle opere di grandi artisti come Antonio Allegri e Girolamo Francesco Mazzola, meglio noti come Correggio e Parmigianino. Le cupole, una dopo l’altra, sono i capolavori più significativi della città.

Il duomo

La cupola e le volte della Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Duomo, sono sicuramente le più affascinanti, di fronte a cui si potrebbe rimanere per ore con il naso all’insù: le figure umane che sovrastano l’altare maggiore, dipinte dal Correggio, si sovrappongono l’una all’altra, si allungano sulla superficie della cupola, paiono infinite.

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Cupola di Correggio e abside

Anche le pareti della navata centrale sono ricoperte da affreschi opera di Lattanzio Gambara e narrano episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento.

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Decorazioni della navata centrale

L’edificio attuale venne consacrato nel 1106 e costruito sui resti dell’antica basilica, distrutta nel IX secolo da un incendio. Il battistero a base ottagonale, adiacente alla cattedrale, venne completato nel 1270 e si considera il punto di giunzione tra l’architettura romanica e quella gotica. Anche nel battistero cupola e nicchie laterali sono magistralmente affrescate.

L’abbazia di San Giovanni Evangelista

Poco lontano si trova l’abbazia di San Giovanni Evangelista, costruita nel 980 e riedificata, dopo un incendio, alla fine del Quattrocento. La cupola venne dipinta da Correggio e il chiostro è un luogo tranquillo, che trasmette pace.

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Le stanze più curiose però sono quelle che ospitano l’antica spezieria di San Giovanni, storica farmacia fondata dai monaci benedettini in epoca remota: il laboratorio e le teche degli speziali trasportano il visitatore in una dimensione parallela, che ricorda i film ambientati nel medioevo e alcune scene delle opere di Shakespeare.

Gli appartamenti della badessa

Gli appartamenti della Badessa nell’ex monastero di San Paolo sono un piacere per gli occhi grazie alle loro volte affrescate: grottesche e candelabre decorano la stanza dipinta da Alessandro Araldi, mentre un pergolato da cui fanno capolino putti abbracciati ai loro cani o impegnati in scherzi infantili decora la Camera della Badessa, opera di Correggio. Il complesso fu fondato intorno al 1000 e raggiunse il suo periodo di maggior splendore nel XV secolo, sotto la guida di Giovanna da Piacenza, la stessa badessa che fece decorare i soffitti del proprio appartamento, oggi museo.

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Appartamenti della Badessa

Il teatro farnese

Parte del percorso museale della Galleria Nazionale, ospitata nel complesso della Pilotta, è il Teatro Farnese, fatto costruire nel 1618 per volere del duca di Parma e Piacenza Ranuccio I come teatro di corte. Utilizzato solo nove volte nel corso della sua storia e costruito interamente in legno, venne distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e riedificato nel rispetto dei disegni originali tra il 1956 e il 1960. Proprietà della famiglia Farnese era anche la collezione d’arte in mostra alla Galleria di cui fanno parte, tra le altre, opere di Canaletto, Leonardo da Vinci e Tintoretto.

Il teatro regio

Il Teatro Regio destinato a spettacoli di opera lirica è nato per volere della contessa Maria Luigia, è stato completato nel 1829 e celebra la grandezza di Giuseppe Verdi. Rosso, bianco e oro, con il soffitto decorato dalle rappresentazioni di grandi drammaturghi e illuminato da un enorme lampadario parigino pesante più di 1 tonnellata, è davvero spettacolare. Seguendo una visita guidata si possono ammirare il foyer e gli interni, raggiungendo i palchetti e la platea, mentre si ascolta la narrazione della storia dell’edificio.

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Insieme alla storia che la caratterizza, Parma è una città famosa per le sue delizie culinarie: dal culatello di Zibello, da mangiare con la torta fritta, variante locale del gnocco fritto, ai tortelli di zucca, patate o erbette; dal prosciutto crudo di Parma al parmigiano reggiano; dal lambrusco al malvasia di Maiatico. Una città tanto vivace a tavola da essere nominata Città Creativa per la Gastronomia da parte dell’UNESCO nel 2015.

Siete mai stati a Parma? Fatemi sapere cosa ne pensate e se questi consigli sono stati utili per programmare la vostra prossima visita alla città nei commenti!

Cosa non perdere in breve:

  • Duomo
  • Abbazia di San Giovanni Evangelista
  • Ex convento di San Paolo
  • Complesso della Pilotta
  • Teatro Regio

L’ufficio turistico della città è situato di fianco al municipio.

Emilia Romagna · Italia

Una giornata a Reggio Emilia

L’Emilia Romagna è sicuramente una delle regioni italiane che merita di essere visitata anche solo per assaggiarne le specialità culinarie. La storia, i palazzi, la movida estiva della riviera romagnola sono tutte buone ragioni per trascorrervi un fine settimana, ma cosa c’è di meglio di buon vino, tortellini, tigelle, salumi, parmigiano e chi più ne ha, più ne metta?

Attraversata dalla via Emilia, fondata per volere del console Marco Emilio Lepido in epoca romana e patria di Ludovico Ariosto, Reggio nell’Emilia è il capoluogo della regione, una città che attira ancora pochi turisti e sta lavorando per “farsi un nome” grazie a eventi e promozione turistica. Conosciuta come la Città del Tricolore, per lungo tempo è vissuta nell’ombra di altri centri, quali Parma, Bologna, Ravenna, più celebri e ricchi di luoghi da visitare. Ma una giornata alla scoperta di Reggio sarà piacevole e interessante.

Il centro storico della città è un susseguirsi di piazze collegate da strade porticate e sulle quali si affacciano gli edifici più importanti e i musei che meritano di essere visitati.

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Piazza Martiri del 7 Luglio

Piazza Martiri del 7 Luglio è stata pedonalizzata solo nel 2008 e ricorda, con il suo nome, i cinque operai che furono uccisi proprio qui nel 1960, durante una manifestazione. L’ampia facciata ottocentesca del teatro Valli si specchia nella fontana e domina l’area, frequentata a qualsiasi ora del giorno. L’edificio che accoglie i Musei Civici fin dal 1830 venne costruito nel Duecento come convento ed è attiguo alla chiesa di San Francesco. Al pian terreno, i musei riportano indietro nel tempo non solo per i reperti esposti: la disposizione delle collezioni, da quella archeologica a quella del grande scienziato settecentesco Lazzaro Spallanzani, sono disposte in maniera confusa e quasi prive di pannelli esplicativi. Tuttavia si tratta di un’esperienza affascinante per gli amanti dei musei che espongono curiosità, un po’ meno forse per quelli che si aspettano di imparare qualcosa di nuovo e preciso negli ambiti della storia, della scienza o della cultura.

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Museo Civico

Poco lontano, la Galleria Parmeggiani espone la collezione di mobili, dipinti e tessuti appartenuta a Luigi Parmeggiani, proprietario anche dell’edificio gotico-rinascimentale che lui stesso fece costruire per esporre i propri cimeli negli anni Trenta.

In piazza Prampolini si trovano il Duomo e il Municipio, all’interno del quale ha sede il Museo del Tricolore. La chiesa è dedicata a santa Maria Assunta e i primi documenti che attestano l’esistenza di una cattedrale nella zona risalgono al IX secolo. Caratterizzato da un melange di stili, dal romanico al barocco, i lavori per la costruzione dell’edificio che vediamo oggi cominciarono nel XIII secolo e furono completati solo nel XVIII.

Il palazzo del Comune venne edificato all’inizio del Quattrocento e la sala più nota è quella del Tricolore, dove, il 7 gennaio 1797, nacque la bandiera d’Italia. Nel corso della visita al Museo del Tricolore è possibile vedere anche questa sala, mentre nelle altre è ben illustrata la storia della bandiera che oggi rappresenta l’Italia e degli altri stendardi che, nei secoli, sono stati il simbolo dei diversi regni, ducati, principati della penisola.

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Sala del Tricolore

Altre due sono le piazze della città da raggiungere per completare l’itinerario: piazza San Prospero, su cui si affaccia l’omonima basilica, e piazza Fontanesi, dove si tiene il mercato del sabato mattina. La Basilica di San Prospero risale al 997 e ospita al suo interno dipinti di autori del Cinquecento, secolo in cui venne restaurata per la prima volta. Da citare è anche la Basilica della Ghiara, su Corso Garibaldi, affrescata dai migliori artisti emiliani del XVII secolo.

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Basilica di San Prospero

A poca distanza in automobile dal centro, la stazione mediopadana dell’alta velocità è una vera e propria opera d’arte moderna che merita un’occhiata, soprattutto se non l’avete mai vista attraversandola con il treno.

Cosa non perdere in breve:

  • Museo del Tricolore e Musei civici: www.musei.re.it
  • Le piazze più belle della città:
    • Piazza Martiri del 7 Luglio;
    • Piazza Prampolini;
    • Piazza San Prospero.
  • Basiliche:
    • Duomo;
    • San Prospero;
    • Basilica della Ghiara.

Per maggiori informazioni: https://turismo.comune.re.it/en/homepage

L’ufficio turistico, dove è possibile trovare mappe e informazioni riguardanti le mostre temporanee, gli orari dei musei e suggerimenti per la visita, si trova di fianco al Municipio.

Italia · Trentino Alto Adige

Le Dolomiti: un gioiello in ogni stagione dell’anno

D’inverno la montagna non è solo sci e vasche di acqua bollente in cui rilassarsi. La neve rende tutto più magico: una romantica coltre bianca che brilla sotto i raggi del sole e cambia la fisionomia dei luoghi. Le Dolomiti sono diventate patrimonio dell’UNESCO nel 2009 e prendono il nome dal naturalista francese Deódat de Dolomieu, vissuto nel XVIII secolo, che per primo studiò il tipo di roccia che caratterizza quest’area delle Alpi Orientali. Oggi sono frequentate sia d’estate che d’inverno da un gran numero di sciatori, escursionisti e turisti.

Il massiccio più elevato è quello della Marmolada, ricoperto dal ghiacciaio più grande delle Dolomiti. Punta Penia è la cresta più alta e raggiunge i 3343 m s.l.m.; a Punta Rocca, 3309 m, arriva la funivia e parte una delle piste da sci più belle che io abbia mai percorso, lunga 12 km. La cabinovia che sale fino alla sommità è divisa in tre tronconi e, alla fine del secondo, ha sede il Museo della Grande Guerra: la Marmolada fu teatro di numerosi scontri tra le truppe italiane e quelle austriache nel corso della Prima Guerra Mondiale, trovandosi proprio sul confine fra i due Paesi. Gli austriaci giunsero a scavare un labirinto di gallerie all’interno del ghiacciaio per difendersi e oggi, con lo skipass Dolomiti Superski, si può percorrere il Circuito della Grande Guerra, toccando luoghi chiave dello scontro con gli sci ai piedi. Il museo è interessante ed è stato rinnovato di recente, tuttavia molti sfortunatamente non lo visitano: si tratta di una buona scusa per riposare le gambe e accumulare un po’ di calore prima della lunga discesa fino a Malga Ciapela.

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La vista mozzafiato che si ha dalla terrazza di Punta Rocca.

Il circuito museale Messner Mountain Museum consta di sei diversi poli, voluti da Reinhold Messner, uno degli alpinisti più celebri del nostro secolo. Sulla cima del Plan de Corones, proprio nel punto di intersezione tra le tre culture altoatesine, ha sede il museo dedicato all’alpinismo tradizionale. All’interno dell’edificio progettato da Zaha Hadid, si ripercorre la storia dell’alpinismo moderno ponendo al centro della narrazione i personaggi che hanno fatto la storia di questa disciplina e le innovazioni tecniche e strumentali che negli ultimi 250 anni hanno permesso di raggiungere vette prima mai esplorate, dal Cervino al K2. La vista che si gode dalle terrazze del museo è spettacolare e risulta parte dell’esperienza museale. Lo stesso Messner sul sito internet sostiene che l’obiettivo della mostra sia “quello di condensare le esperienze di chi, come me, ha fatto proprio il confronto tra l’uomo e la montagna”.

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Messner Mountain Museum

L’area delle Tre Cime di Lavaredo è una delle più spettacolari in ogni periodo dell’anno. Qui si trova il più grande lago delle Dolomiti, in estate di colore smeraldo e d’inverno ricoperto da una coltre di ghiaccio e neve: il Lago di Braies è tra le destinazioni favorite dai turisti. Punto di partenza per passeggiate, escursioni alpinistiche e giri in barca a remi, è stato anche il set cinematografico della serie televisiva con Terence Hill “A un passo del cielo”. Nel corso dell’ultima stagione estiva sembra essere stato così affollato da costringere il Comune a porre un tetto massimo giornaliero di visitatori e da permettere l’accesso all’area solo a piedi negli orari di punta.

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Lago di Braies

L’hotel che si affaccia sulla sponda del lago è stato protagonista di uno degli ultimi episodi della Seconda Guerra Mondiale in Italia: alla fine di aprile del 1945, le SS condussero qui 141 prigioneri, tra cui personaggi illustri come l’ultimo cancelliere austriaco e l’autore dell’attentato a Hitler del luglio 1944. Le truppe americane arrivarono il 4 maggio 1945, 137 ostaggi vennero ceduti agli alleati e i soldati della Wehrmacht fatti prigionieri di guerra. Poi, coloro che non avevano avuto rapporti con i nazisti poterono essere liberati, mentre gli altri furono arrestati.

Il Sudtirolo è un’area di confine, di conflitti culturali e storici costanti, in particolare nel corso del XX secolo. Per avere un’idea delle dinamiche, sono interessanti e coinvolgenti i libri scritti da Lilli Gruber basati sulla storia della sua famiglia: Eredità, pubblicato nel 2012 e ambientato nel periodo tra Impero e Fascismo; Tempesta, del 2014, che racconta le vicende della Seconda Guerra Mondiale; Inganno, del 2018, parla del crescendo di violenza dei “combattenti per la libertà” alla fine degli anni Cinquanta.

Siti internet utili:

  • Messner Mountain Museum: http://www.messner-mountain-museum.it/it
  • Museo della Grande Guerra: http://www.museomarmoladagrandeguerra.com
  • www.tre-cime.info/it
  • www.dolomitisuperski.com/it
  • www.suedtirol.info/it
Italia · Lago di Garda

Il Vittoriale degli Italiani

Memento audere semper. D’Annunzio: un mito, un personaggio folle come i protagonisti dei suoi scritti, un poeta in tutto ciò che faceva. Un uomo che cercava l’eccesso, l’emozione, il simbolo del decadentismo italiano. Il vate.

Nato a Pescara nel 1863, morì a Gardone Riviera nel 1938, nella sua casa che aveva sede all’interno del complesso del Vittoriale, la villa che ha fatto propria nel vero senso del termine, in cui ha rappresentato se stesso e il proprio estro artistico attraverso l’architettura e gli arredi. Chi penserebbe a far incastonare nel proprio giardino la Regia Nave Puglia, donatagli dalla Marina Militare nel 1923? Chi sarebbe così narcisista da farsi seppellire in un Mausoleo collocato sulla sommità della collina che è parte del parco della propria villa, insieme a legionari ed eroi fiumani a lui cari? Solo un personaggio come D’Annunzio è stato in grado di lasciarci in eredità un luogo tanto particolare e spettacolare, capace di attrarre orde di turisti ogni giorno.

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Valletta dell’Acqua Pazza

L’autore de Il piacere e dei componimenti dedicati a Ermione fece erigere il complesso del Vittoriale tra il 1921 e il 1938, su progetto dell’architetto Giancarlo Maroni. La sua dimora aveva il compito di rappresentare la “vita inimitabile” che lui stesso si era costruito e celebrare le imprese degli italiani svoltesi nel corso della Prima Guerra Mondiale. Esteso su una superficie di nove ettari, il Vittoriale degli Italiani pullula di rimandi religiosi e militari.

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La villa e Star di Jacques Villeglé

L’abitazione del poeta è chiamata Prioria e, già dal suo ingresso, ricorda una chiesa: le scale, la luce fioca e la colonna che separa coloro che vi penetrano in due gruppi. Le stanze si susseguono seguendo un percorso labirintico, attraverso sale d’attesa per gli ospiti non voluti, una stanza completamente dedicata alla grande passione di D’Annunzio, la musica, le camere funerarie e quelle in cui invece il poeta scriveva, studiava e dormiva. Un’accozzaglia di oggetti, l’uno sull’altro, con un minimo spazio per muoversi. La creazione di un’opera d’arte che lo rappresentasse all’interno di casa propria. La citazione della Divina Commedia sul soffitto della stanza da letto; il narcisismo estremo dello scrittore che fa costruire una stanza appositamente pensata per le sue esequie come fosse una chiesa, dotata di altare; la collezione di libri, edizioni antiche e contemporanee delle più grandi letterature mondiali. I bagni all’avanguardia per un’abitazione della prima metà del Novecentro, con i sanitari in ceramica e grandi tavoli coperti da innumerevoli oggetti per la toilette. In tutto ciò manca una stanza per gli ospiti: nessuna delle sue amanti avrebbe potuto fermarsi per la notte. E nonostante qui la sua amata Eleonora Duse non mise mai piede, i richiami alla sua persona sono numerosi. Lo Schifamondo, il nuovo edificio destinato a diventare residenza del poeta, non venne completato prima della sua morte e oggi accoglie il museo che racconta la storia di D’Annunzio eroe. Nell’auditorium è appeso l’aeroplano Ansaldo S.V.A., utilizzato per il celebre volo su Vienna.

Il parco è immenso e stupendo. Lungo il percorso che conduce al Mausoleo, da cui si gode una magnifica vista sul lago, si incontra il MAS 96. Questa imbarcazione venne utilizzata per mettere in atto la cosiddetta Beffa di Buccari: nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1918 proprio a bordo del MAS 96, lo stesso d’Annunzio insieme a Costanzo Ciano e Luigi Rizzo, attaccò le truppe austriche presso la baia di Buccari e dimostrò la loro incapacità di coordinazione, risollevando il morale dell’Italia dopo la disfatta di Caporetto. Lungo il percorso si incontrano svariate opere scultoree, il laghetto delle Danze, aree di giardino adibite a frutteto e roseto, un anfiteatro e molto altro.

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Laghetto delle Danze

Un luogo in cui trascorrere una mezza giornata tra storia e poesia, sulle orme di colui che fu un grande scrittore, un narcisista incallito e uno dei più attivi politici e militari dell’inizio del Novecento.

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«Dentro da questa triplice cerchia di mura, ove tradotto è già in pietre vive quel libro religioso ch’io mi pensai preposto ai riti della patria e dei vincitori latini chiamato
Il Vittoriale»

Il libro segreto, G. d’Annunzio, 1935

Informazioni pratiche:

  • Luogo: Gardone Riviera.
  • Orari di apertura:
    • Dal 15 marzo al 14 ottobre 2019:
      • Parco: dalle 9 alle 19, chiusura del parco alle 20;
      • Musei: dalle 9 alle 19.30;
      • Visite guidate alla Prioria: dalle 9.30 alle 19 (con partenza ogni 10-15 minuti).
    • Dal 14 ottobre 2019:
      • Parco: dalle 9 alle 16, chiusura del parco alle 17;
      • Musei: dalle 9 alle 16.45 (sabato alle 17.15);
      • Visite guidate alla Prioria: dalle 9 alle 16 (con partenza ogni 10-15 minuti).
  • Biglietti:
    • Percorso completo (con visita guidata della Prioria):
      • Tariffa intera: 16 €;
      • Tariffa ridotta (fino a 18 anni e over 65): 13 €.
    • Percorso parco:
      • Tariffa intera: 10 €;
      • Tariffa ridotta: 8 €.
    • Percorso parco e musei:
      • Tariffa intera: 13 €;
      • Tariffa ridotta: 11 €.
  • Per ulteriori informazioni, il sito internet ufficiale: www.vittoriale.it
Italia · Lago di Como

Villa Carlotta e i suoi giardini

Il lago di Como è noto per le ville d’epoca che ne ornano le rive. Dalla famosa Villa Balbianello di Lenno, dove sono state girate scene di Star Wars II e Casino Royal, ai Giadini di Villa Monastero a Varenna, non c’è paesino che non abbia la sua villa. Non tutte possono essere visitate, ma tra le più note e frequentate c’è sicuramente Villa Carlotta, a Tremezzo. I suoi giardini sono immensi e andrebbero visti nel periodo primaverile per goderne appieno, ma anche l’estate è una buona stagione per passeggiare tra gli alberi e visitarne il museo.

Due sono i percorsi che è possibile seguire per visitare il giardino botanico: l’itinerario completo, che dovrebbe durare circa 90 minuti, o quello breve, da 45 minuti. A questo tempo, va aggiunto quello necessario per la visita del museo, all’interno della villa.

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L’edificio venne fatto costruire per volere del marchese Giorgio II Clerici intorno al 1690 con funzioni di rappresentanza e di svago e in origine venne denominata proprio Villa Clerici. La villa divenne nota in tutta Europa grazie al suo successivo proprietario, Gian Battista Sommariva, che la acquistò nel 1801 e la arricchì di opere d’arte provenienti dalla sua collezione personale rendendola un celebre museo. Il nome odierno deriva dalla principessa Carlotta, figlia della principessa Marianna di  Prussia, che gliela donò nel 1847, in occasione delle sue nozze. La casata tedesca si occupò principalmente del giardino, piantando azalee, camelie, rododendri e sequoie. L’Ente Morale di Villa Carlotta, che ancora oggi nel gestisce la villa e i giardini, divenne il proprietario dopo la Prima Guerra Mondiale, nel 1927.

L’ingresso è magnifico, con la fontana, la scalinata che sale verso l’entrata del museo e i fiori. Gli interni raccontano la storia della villa ed espongono opere di artisti del calibro di Antonio Canova e Francesco Hayez. Di quest’ultimo, è L’ultimo bacio dato a Giulietta da Romeo il dipinto più noto e fotografato: ispirato alla tragedia shakespeariana, esposto a Brera nel 1823 e ripreso, dal punto di vista tematico, in altri tre dipinti successivi dello stesso autore. Nelle numerose sale si susseguono affreschi, arazzi, sculture e arredi di eccellente fattura, insieme agli splendidi soffitti decorati.

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Lo studio del duca e Il bacio di Hayez

Dal bosco dei rododendri al pergolato d’agrumi, passando per i diversi punti panoramici con vista lago, il percorso completo consente di trascorrere un paio d’ore di tranquillità. L’uliveto è una delle aree più rilassanti del giardino botanico insieme al giardino dei bambù: tra gli ulivi la vista sul lago è spettacolare e le canne di bambù insieme al ruscello e ai ponticelli, mi hanno ricordato una Arashiyama in miniatura, la foresta di bambù che si trova a poca distanza dal centro di Kyoto.

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Informazioni pratiche:

  • Luogo: Tremezzina, località Tremezzo.
  • Orari di apertura: dal 22 marzo al 29 settembre, dalle 9 alle 19.30 (ultimo ingresso ore 18.30; il museo chiude alle 19).
  • Biglietti:
    • Interi: 10 €;
    • Over 65: 8 €;
    • Studenti: 5 €;
    • Famiglia (due adulti + figli): 20 €.
  • Per ulteriori informazioni, il sito internet ufficiale: www.villacarlotta.it
Italia · Liguria

Primavera al sapore di mare

I colori. Sono sempre i colori a catturare la mia attenzione e a darmi un senso di pace. Il vociare dei visitatori non è in grado di distrarmi dal senso di tranquillità che le case con le facciate pastello e il sottofondo dell’acqua del mare in movimento mi concedono. I vicoli stretti dei borghi, le scalinate che scendono al mare, gli scorci che si aprono dietro gli angoli, che non ti aspetti, tutti da fotografare.

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Il mare in primavera è forse il migliore che ci sia. L’estate è nell’aria, ma non c’è ancora la folla che fugge in vacanza a trasformare le terre liguri in una Milano trasferita un po’ più a sud. Il sole è alto nel cielo, ma si riesce comunque a non scottarsi, anche senza crema solare. La luce per le foto è quasi sempre perfetta. E anche solo il pesce fresco vale il viaggio.

Un weekend organizzato all’improvviso, per saziare la fame altrettanto improvvisa di mare, cielo blu e vacanza.

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Porto Venere sul lungomare e nelle viette del borgo è un susseguirsi di ristoranti e piccoli negozi di souvenir. Tavolini fuori, barche pitturate di fresco e il rumore degli acchiappasogni in vendita, fatti con le conchiglie. Superate le case colorate, ci si trova tra le mura della postazione difensiva, sopra lo sperone di roccia che si allunga verso l’isola Palmaria. Montale ne cita la chiesa, le cui vestigia originarie risalgono al V secolo, nella poesia dedicata all’amata Porto Venere.

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Porto Venere

Anche Lord Byron si lasciò ispirare dal paesaggio che si apre attraverso la roccia della costa, la quale si estende, alta e frastagliata, verso Riomaggiore e Manarola.
Lo sguardo si perde nel blu del Mediterraneo e del cielo dall’alto delle mura.

Manarola la bella sembra fiorisca dalla roccia, con i suoi colori. Il verde delle piante, le facciate vivaci, tutte diverse, accostate in maniera apparentemente casuale, ma armoniosa. La roccia grigia che affiora dal mare e dà vita al borgo.

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Manarola

Si passeggia fino ad un piccolo paradiso fiorito, il giardino curato da volontari manarolesi da cui si ha una vista stupenda sul paese. All’inizio le barche portate in secca, parcheggiate, ci accompagnano. Nel mare, in basso, ci sono tanti impavidi che fanno il bagno.

Riomaggiore penso abbia conquistato la prima posizione, nella mia classifica di quale sia la più bella Terra delle famose Cinque. Forse sono state le barche impilate tra cui bisogna passare per raggiungere l’acqua, forse che lo sbocco al mare è il più stretto e quindi il più suggestivo, ai miei occhi.

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Sono rimasta con la bocca aperta, in un enorme sorriso. Anche solo a ripensarci, mi dà un senso di pura felicità!

La via principale, che porta dal parcheggio alla stazione, è molto più ampia di quelle delle altre Terre. Poi si entra in un passaggio stretto, angusto, solo pedonale, se si vuole raggiungere il mare. E quando si esce dal buio del tunnel, un’intera tavolozza di colori brillati e variegati attira lo sguardo in ogni direzione!

Camminare reprimendo il desiderio di girarsi ad ogni passo per non perdere di vista i colori delle case è difficile. Ma lo sforzo è ripagato dalla bellissima visione d’insieme, che si coglie dopo pochi passi fatti seguendo la via che conduce sulla punta dello sperone roccioso che si allunga tra le onde.

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Riomaggiore

Italia · Roma

Arrivederci Roma!

DAY 5

Il nostro ultimo giorno.

Passeggiamo di nuovo per Trastevere, andando verso il colle del Gianicolo. Entriamo nella Basilica di Santa Maria in Trastevere, da cui siamo passate ormai innumerevoli volte a qualsiasi ora del giorno. Secondo la tradizione fu fondata da papa Callisto I nel III secolo d.C. L’edificio che vediamo però fu costruito nella prima metà del 1100 utilizzando materiale proveniente anche dalle spettacolari Terme di Caracalla, poco lontane dal Colosseo.

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Basilica di Santa Maria in Trastevere

Famosa per i suoi immensi mosaici color oro, non riusciamo a goderceli per il buio in cui siamo immerse. Risalgono al XII e XIII secolo e sono presenti anche sulla facciata esterna.

Saliamo al Colle del Gianicolo. La vista da qui è davvero bella, anche se gli alberi la limitano un po’. Il Tempietto del Bramante è un altro luogo di Roma in cui non ero mai stata. Posto in uno dei cortili del Convento di San Pietro in Montorio, è grazioso e originale, davvero un classico tempio circolare in miniatura!

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Tempietto del Bramante

Tipico esempio di architettura rinascimentale, lo si può vedere anche dall’esterno, qualora si capitasse da queste parti proprio nei giorni di chiusura (come è successo a noi…). Una parte degli edifici e il tempietto stesso oggi sono gestiti dall’Accademia di Spagna: fu proprio il re di Spagna che all’inizio del ‘500 ne commissionò la costruzione.

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Trastevere

Passiamo di fianco al monumento ai caduti e raggiungiamo l’antica porta romana, ricostruita e trasformata in una fontana. Prima di recuperare i bagagli, facciamo una capatina all’Isola Tiberina. Pranziamo con carciofi alla romana dalla zia e, indecise se andare a visitare il Parco della Musica o fare shopping, optiamo per gli acquisti lungo via Nazionale.

Prima di entrare alla Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, mangiamo un gelato sublime al gusto Persiano – cardamomo, rosa e granella di pistacchio – che è davvero perfetto!

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Anche questa basilica è troppo buia per godersela, ma la sua storia è interessante. Costruita sulle terme di Diocleziano, il progetto iniziale fu di Michelangelo. Oggi non lo conosciamo con esattezza, dati i diversi rimaneggiamenti che ha subito nel corso della storia. Se ne può tracciare un profilo leggendo documenti dell’epoca: pare che le terme, lontane dal centro della Roma medievale, fossero ben conservate al tempo di Michelangelo, che suggerì così di riutilizzarle.

Nel ‘600 venne aggiunta la doppia meridiana: uno gnomone segna il mezzogiorno, la data e l’inclinazione dei raggi solari in quel giorno, l’altro i moti della stella polare. La luce entra attraverso dei fori posti sul soffitto. È davvero immensa!

Torniamo a prendere i bagagli, beviamo un tè e corriamo alla stazione. È il momento degli abbracci e dei “Ci vediamo presto, ok?”.

Ciao Roma!

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Gelateria Verde Pistacchio
Via Nazionale, 239
Roma
www.verdepistacchiolab.it
ask@verdepistacchiolab.it

Italia

Ostia antica e il mare

DAY 4

Ostia. Andiamo a vedere il mare!

Per raggiungere Ostia, si deve prendere il treno alla fermata della MB di Piramide. Passeggiamo da Piazza Venezia al Circo Massimo, dove prendiamo la metropolitana per arrivarci. Vediamo il Campidoglio, il Teatro di Marcello, il Foro Boario e i Templi di Portuno e di Ercole Vincitore.

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Teatro di Marcello

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Tempio di Ercole Vincitore

Ci avviciniamo alla Bocca della Verità, poi attraversiamo il Circo Massimo come gli antichi, ma in compagnia dei passeggiatori della domenica mattina.

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Circo Massimo

Per la prima volta, anche se solo dall’esterno, vedo la famosa Piramide di Caio Cestio, costruita nel 12 a.C.

Il treno è in ritardo, ma in 20-25 minuti arriviamo ad Ostia Antica. Il sito archeologico è perfettamente conservato, con mosaici bellissimi e affreschi. La tradizione ne attribuisce la fondazione ad Anco Marzio, nel VII secolo a.C., come avamposto di difesa per la foce del Tevere, l’ostium in latino.

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Terme, botteghe, insulae e numerosi templi. Il castrum fu fondato nel IV secolo a.C. Fiorente durante l’impero, vi fu costruita la prima Sinagoga occidentale conservata e la cristianizzazione vi si diffuse relativamente tardi. Dato l’avanzamento della linea di costa e il cambiamento del corso del fiume, causati da una piena del Tevere nel ‘500, oggi non si immagina facilmente la sua posizione strategica a ridosso del mare.

All’ingresso si passa a fianco della necropoli e si percorre la strada che la collegava a Roma.

Il sito è immenso e non c’è quasi nessuno in giro! C’è da perdersi…
Mi ricorda Pompei, anche se avendola visitata con una guida, l’abbiamo fatto troppo velocemente per i miei gusti.

Il teatro è spettacolare!

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Ostia Antica

Vorrei tornare, sia qui che a Pompei, per rivederle con ancor più calma. E magari con un vento meno gelido di quello che abbiamo trovato noi!

Riprendiamo il treno per Ostia Lido, fatta di ville e case di vacanza. Camminiamo verso il lungomare e lo seguiamo fino al porto turistico. Il cielo è scuro, le nuvole hanno mille gradazioni di blu e di grigio. È perfetto per scattare fotografie!

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Ostia Lido

Ibernate a causa del vento gelido, torniamo a Roma e ceniamo da “Tonnarello”, a Trastevere. La mia pasta all’arrabbiata è poco saporita, ma mi dicono che quella di Nonna Nadia, alle verdure, è molto buona. Andiamo a dormire presto, perché la giornata ci ha distrutte!

 

Tonnarello
Via della Paglia, 1-2-3
Trastevere, Roma
Tel. 06 5806404

Per raggiungere sia Ostia Antica che il Lido bisogna prendere il treno alla stazione di Piramide. Parte ogni 15 minuti ed è valido il biglietto urbano.