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Soddisfazioni da travel blogger

Questa mattina aprire il nuovo articolo di Travel365 e scoprire che nella top 5 c’è anche il mio ultimo articolo riguardante il nostro viaggio nei Paesi Baschi è stato un’emozione!

Il sito web raccoglie i migliori travel blogger italiani che, ogni mese, possono leggere e votare i post altrui.
I miei preferiti sono quelli che si sono classificati in prima e seconda posizione. Non perdeteveli!
Uno vi porterà dall’altra parte del mondo 🌏, in Cambogia, e l’altro più vicino a casa, in Emilia Romagna, facendovi venire ancora più voglia di partire, anche solo per un weekend!

Questo quarto posto è stato davvero una grande soddisfazione! E spero che il mio post sia piaciuto anche a voi, che mi leggete qui!
Grazie, grazie, grazie!

La classifica e i link agli articoli più belli di settembre li trovate a questo indirizzo:
http://www.travel365.it/best-travel-post-5-articoli-piu-belli-del-mese-settembre.htm

Approfittatene per leggere anche altri post del sito: lasciatevi ispirare per i vostri prossimi viaggi!

Eventi · Sudafrica

Mandela Day, back to 2010

Ufficialmente istituito dalle Nazioni Unite a novembre 2009, il giorno del compleanno di Nelson Mandela non è una giornata di vacanza, ma da dedicare al volontariato e alla comunità. Il Premio Nobel per la Pace del 1993, primo presidente nero sudafricano eletto con le prime elezioni multirazziali nel 1994 è nato il 18 luglio 1918. Già attivista e poi capo dell’ANC, si è battuto, dentro e fuori dal carcere, con e senza azioni violente, per l’abolizione dell’apartheid. Ed è stato proprio il 18 luglio 2010 ad essere il primo Nelson Mandela International Day ufficiale.

A scuola, a Cape Town, facevo ore di letteratura e storia sudafricana. Mandiba ha scritto pagine importanti della storia contemporanea, non solo del suo Paese, ma del mondo intero. Robben Island, il District Six Museum, la sua statua al Waterfront. È nei racconti che si ascoltano e si leggono.

Ricordo il mio Mandela Day in Sudafrica, esattamente sei anni fa.
La cosa più semplice da fare è dare alle persone più povere, che vivono per le strade delle città, qualcosa da mangiare. È una giornata simbolica di ciò che andrebbe fatto ogni giorno. E lo fanno in molti, indipendentemente da credo e colore delle pelle.

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Noi abbiamo preparato dei sacchettini con mele e arance e abbiamo camminato per Long Street, Kloof Street e le strade più piccole che le intersecano, distribuendoli. Abbiamo regalato qualcosa da mangiare a coloro che vedevamo quasi tutti i giorni passeggiando andando a scuola. I parcheggiatori, i senzatetto, i venditori di giornali. Un’esperienza speciale, che ogni anno ricordo con dolcezza. Come gli scambi di cibo che ci sono tutte le sere lungo Chiappini Street durante il mese del Ramadan. Come il fatto di essermi sentita a casa mia nella mia host family e sentire per loro un profondo affetto, anche dopo così tanto tempo.

Mi fa credere nell’umanità, questa bellissima esperienza. Effettivamente, ognuno dei miei viaggi e dei miei incontri mi fa credere nell’umanità e nella bellezza delle persone, nonostante tutte le brutte notizie che arrivano ogni giorno e tutte quelle che non arrivano, ma sappiamo esistere ogni minuto.

Perciò…

“Non importa quanto stretto sia il passaggio,
Quanto piena di castighi la vita,
Io sono il padrone del mio destino:
Io sono il capitano della mia anima.”

Invictus – W. E. Henley, 1875

Queste sono le  parole conclusive della poesia che ha dato a Mandela la forza di non soccombere a ben 27 anni di reclusione. E sono così belle che vale la pena ricordarle.

Ciò che decidiamo di fare, dipende da noi! So… Make everyday a Mandela Day!

www.mandeladay.com

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Umberto Boccioni, a cent’anni dalla morte

Conoscevo Boccioni come pittore futurista. Avevo visto alcuni dei suoi dipinti precedenti questa fase visitando la Pinacoteca di Brera e il Museo del Novecento, a Milano. Ma la mostra che è stata allestita in questi mesi a Palazzo Reale, proprio di fianco al Duomo del capoluogo lombardo, è spettacolare.

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Esattamente a cent’anni dalla sua morte, racconta lo sviluppo e l’evoluzione del suo linguaggio pittorico, le fonti visive da cui ha tratto ispirazione, i maestri che hanno contribuito alla sua formazione. Lo fa in ordine cronologico, dalla fine dell’Ottocento al 1916, anno della scomparsa. Ne espone tutta la complessità, di uomo e pittore.

Si passa attraverso spazi e tempi vissuti dall’artista. Si segue la vita di Boccioni nei suoi spostamenti per il mondo e tra le diverse correnti artistiche. Parigi, Padova, Milano. I primi anni in cui i colori sono vivi e definiti, quelli successivi in cui il suo stile si avvicina al divisionismo e a Cézanne, gli ultimi in cui insegue la rappresentazione della velocità, della relazione dinamica tra spazio e tempo, della città moderna – temi tipici del Futurismo. I maestri, le mostre, l’approdo alla scultura. I giornali che parlano della sua vita e della sua scomparsa, Marinetti e il Manifesto del Movimento Futurista.

I bozzetti preparatori, i diari e l’Atlante in cui raccolse un gran numero di ritagli, relativi soprattutto a riproduzioni artistiche. Documenti inediti ritrovati di recente negli archivi della Biblioteca Civica di Verona raccontano l’artista.

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Vado spesso a visitare le mostre in esposizione a Palazzo Reale e questa è stata sicuramente la migliore che mi sia capitata. Solitamente sono esposizioni difficili da comprendere, con poche spiegazioni che non riescono ad essere così esaustive e penetranti. Qui, al contrario, ci si trova di fronte ad una mostra completa, che avvicina al pittore protagonista. Non confonde chi non si è mai accostato alla sua arte, anzi incuriosisce.

Si tratta di un artista che ha toccato con mano la città di Milano, da cui ha potuto attingere e a cui è stato in grado di donare molto. La rappresenta anche in alcuni suoi dipinti.

Ancora una volta, io sono quella che fa le cose all’ultimo momento. Questa mostra è visitabile dal 23 marzo e chiuderà questo weekend: domenica 10 luglio è l’ultimo giorno in cui sarà possibile godersi Boccioni, tutto in un unico luogo. Ma, se capitate a Milano e avrete voglia di passare qualche ora al fresco, è la scelta giusta!

Con il biglietto della mostra, poi, si può visitare anche il Museo del Novecento, a pochi metri di distanza. Anche se è aperto tutto l’anno, è sempre una buona idea, da vedere e rivedere!

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The Floating Piers

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La passerella galleggiante sul lago d’Iseo suscita emozione. Curiose ed eccitate per questa nuova esperienza, attendiamo di buon grado in fila per un’oretta. I pompieri ci bagnano con le pompe dell’acqua e il sole scalda, anche se alle 18 ormai non scotta più. Alcuni tornano rossi come pomodori, noi senza neanche un po’ di abbronzatura. Ma va bene così!

Appena appoggiamo i piedi sul tessuto color oro che riveste i cubotti di plastica che costituiscono il nostro ponte sospeso, è tutta un’altra storia. Niente più coda, una leggera brezza, il silenzio anche circondati da un numero spropositato di gitanti. Quando ci ricapita di raggiungere Montisola a piedi?

È uno degli eventi dell’anno, per altro gratuito, nella bellissima Regione dei Laghi.
4,5 km di passeggiata sull’acqua. Migliaia di persone. Panini con le salamelle, gelato, polenta e frutta fresca sul lungolago di Monte Isola. E poi di nuovo sull’acqua togliendoci le scarpe, fino alla minuscola Isola S. Paolo intorno a cui possiamo camminare e dove ci sdraiamo, per lasciarci cullare dalle acque del lago.

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Chiudo gli occhi mentre il sole si abbassa, è quasi il tramonto.

Il lago è uno degli ambienti più rilassanti del mondo, per me. E, anche circondate da infinite persone, ho sentito il silenzio avvolgermi. Come fossi su una barca nel bel mezzo del nulla.

Torniamo verso Montisola e poi Sulzano con il sole che cala sempre di più alla nostra sinistra. Una nuvola lo copre, ma i raggi riescono comunque a cambiare il colore del tessuto che riveste i piers sotto i nostri piedi. Sembra di fluttuare, con questi cubotti bombati e in certa misura morbidi, che ti accompagnano nel naturale ondeggiare del corpo quando si sposta.

Stanca, devo ammetterlo, questa passeggiata sulle acque. In un paio d’ore e con calma si può percorrere tutta la passerella. Un tratto scalzi va fatto: la sensazione che si prova è ancora diversa, più coinvolgente. Fermatevi, chiudete gli occhi e lasciatevi cullare.

Rimangono tre giorni per visitare l’opera d’arte dei coniugi statunitensi Christo e Jeanne-Claude. Questo che si avvicina è l’ultimo weekend che darà la possibilità di raggiungere le isole a piedi. E di essere entusiasti e meravigliati davanti ad un’installazione che è in grado di coinvolgere il visitatore in tutto il suo essere!

Se ne avete l’occasione, non lasciatevi sfuggire questa incredibile opera d’arte!

Noi ne siamo rimaste stregate!

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Un dettaglio tecnico: evitate di raggiungere Sulzano in treno da Milano. Se ci andate al mattino, va bene. Ma se decidete di vederlo, come noi, nel pomeriggio raggiungete Brescia o Iseo in automobile. Gli orari dei treni previsti in direzione Brescia non vengono mai rispettati e, piuttosto che impiegare 30 minuti, il viaggio da Sulzano a Brescia dura più di un’ora. La coda per prendere il treno è incalcolabile e, rispetto ai normali treni pendolari, qui viene lasciato salire un numero limitatissimo di persone per volta.
Non è stata una cattiva esperienza, anzi, abbiamo trovato buona compagnia e abbiamo passato una notte fuori casa diversa dal solito, ma non per tutti è possibile dormire in stazione come abbiamo fatto noi o, men che meno, spendere 170 € per spostarsi in taxi da Brescia a Milano. Quindi, attenzione ai treni! E non fidatevi di ciò che c’è scritto sui siti internet…

Le code e i diversi inconvenienti, comunque, non rendono meno magica l’esperienza!

http://www.iseolake.info/it/eventi/the-floating-piers

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I grandi fotografi e l’Italia

Vedere l’Italia dagli anni Trenta ad oggi attraverso gli occhi di grandi fotografi stranieri è interessante. Passo dopo passo, camminando tra gli ambienti espositivi creati nella grande sala di Palazzo della Ragione, si vede un’Italia che muta e allo stesso tempo rimane uguale a se stessa.

A partire da Henri Cartier-Bresson, Robert Capa e gli altri fondatori dell’Agenzia Magnum, si passeggia per i vicoli di Napoli, le calle di Venezia e i resti romani della capitale. Si passa dal bianco e nero al colore in modo fluido e lo stile tipico dei singoli fotografi è esaltato dai soli tre o quattro scatti esposti.

La sovrapposizione di un numero spropositato di immagini del giapponese Hiroyuki Musuyama avvicina le sue immagini di Venezia ai dipinti di Turner. Gli interni dei palazzi del potere di Roma ritratti da Jordi Bernardó mettono in soggezione l’osservatore. La luce della Toscana è unica e magica per Joel Meyerowitz e i suoi scatti sembrano veri dipinti.

Ma non sono solo i paesaggi a fare da protagonisti. I campi di calcio, i turisti sulla Costiera Amalfitana, le ragazze che giocano sulla spiaggia di Rimini negli anni Ottanta e un uomo che si droga a Napoli dipingono un’Italia ancor più umana.

La lista dei grandi nomi esposti è lunga, quasi quanto il tempo necessario a gustarla come merita. E, anche se è l’ultimo weekend disponibile e ci sarà un po’ di coda all’ingresso, vale davvero la pena visitarla!

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http://palazzodellaragionefotografia.it/exhibition/grand-tour-italia-viaggio-nel-nostro-paese-attraverso-80-anni-di-grandi-fotografie/

http://www.magnumphotos.com/

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La Storia, la Fotografia, le Esplorazioni

National Geographic è sempre National Geographic.

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Il nome di per sé a me fa sognare. Viaggiare, esplorare il mondo. La National Geographic Society è nata per questo. E il magazine per raccontarlo. E le fotografie… Be’, le fotografie pubblicate sulla rivista non solo hanno raccontato la storia delle esplorazioni, dell’uomo, degli animali e della terra, ma hanno fatto la storia. I grandi fotografi raccontano le guerre, le conquiste scientifiche, le esplorazioni dei luoghi più alti e profondi del globo.

La Society ha lo scopo di ispirare le persone ad occuparsi del pianeta dal 1888. Supporta finanziariamente esploratori emergenti ed ha contribuito a scoperte epocali.
Grazie al sostegno della Society, Hiram Birgham riscoprì Machu Picchu e il suo successo fu oggetto di un numero intero del magazine nel 1913. Mentre io scrivo, il giornalista Paul Salopek sta camminando dall’Etiopia al Sud America sulle orme dei primi uomini in un viaggio che dovrebbe durare 7 anni.
I più grandi fotografi hanno lavorato per National Geographic e questo, senza alcun dubbio, gli ha permesso di fare la storia. E di passare alla storia.

Tra le tante mostre di National Geographic e di fotografi divenuti famosi grazie al magazine, l’ultima l’ho visitata a Milano. Al Museo di Storia Naturale sono in mostra 150 scatti che illustrano la storia della National Geographic Society, dalla sua fondazione ad oggi.

Le immagini sono divise in sezioni, come la storia, le esplorazioni in mare, sulla terra, nell’aria. Le esplorazioni della scienza, gli scatti epici. Dalle prime foto pubblicate sul magazine, dipinte a mano come quella di Eliza Scidmore del Giappone o con donne a seno nudo come quella degli Zulu, questa è la storia di una grande istituzione.

La fotografia è un’arte alla portata di tutti, ma che non sempre sappiamo usare al meglio. Come in tutte le professioni, lo scatto della vita potrebbe non arrivare mai. O magari il volto di una giovane ragazza afghana in un campo profughi in Pakistan potrebbe essere davvero lo scatto che porta all’ambita copertina della rivista e alla celebrità. Steve McCurry per me è un genio. Amo le sue foto, i suoi ritratti, il suo modo di porsi nei confronti della fotografia. Come ho scritto in un articolo precedente, “…Taking pictures is above all about telling a story” a suo parere. Ed io concordo.
Per quanto lo stimi, anche gli altri non sono da meno. E i loro soggetti insieme a loro. La foto di Jane Goodhall e lo scimpanzé neonato, storica e dolce, mi emoziona ogni volta che la vedo.

Jane Goodhall

Quella di James Cameron che esce dal suo sommergibile dopo aver raggiunto la Fossa delle Marianne in solitaria mi agita, pur sapendo che è andata a finire bene, nonostante gli imprevisti. La folla che assiste al lancio dell’Apollo 11 mi fa pensare che avrei voluto essere presente anch’io in quel momento di svolta per la storia dell’uomo.
La storia la scriviamo tutti i giorni, è vero. Ma ci sono momenti del passato ai miei occhi così unici che potervi partecipare sarebbe un privilegio.

Perciò, andate a visitare questa mostra. Il potere delle immagini è incalcolabile. E foto di questo tipo devono essere viste almeno una volta nella vita!

Non tutti amano la fotografia o il viaggio o l’esplorazione, ma tutti siamo in certa misura curiosi di conoscere ciò che ci circonda. E se non siete fan sfegatati di questa rivista, non possedete i cofanetti di gran parte delle edizioni italiane, non comprate National Geographic in ogni lingua possibile solo per poterli guardare e leggere da cima a fondo, cogliete l’occasione per avvicinarvi a questo mondo fantastico! Che, tutto sommato, è solo una fotografia del mondo reale in cui viviamo ogni giorno.

La mostra resterà aperta fino al 14 febbraio 2016. Nel biglietto è compreso anche l’ingresso al Museo di Storia Naturale, quindi se non l’avete mai visto approfittatene. È sempre uno dei più importanti musei naturalistici d’Europa!

http://www.nationalgeographic.com/
http://www.nationalgeographic.it/
http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2015/10/29/foto/mostra_milano_storia_fotografia_esplorazioni-2818447/1/
http://www.comune.milano.it/dseserver/webcity/Documenti.nsf/webHomePage?OpenForm&settore=MCOI-6C5J9V_HP

http://outofedenwalk.nationalgeographic.com/

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“…Taking pictures is above all about telling a story.”

Ecco un nuovo appuntamento da aggiungere alla vostra lista di cose da fare nei dintorni di Milano prima del 6 aprile 2015: visitare la mostra fotografica di Steve McCurry.

Sono in mostra alla Villa Reale di Monza, riaperta dopo anni di ristrutturazione, circa 150 scatti di uno dei più grandi fotografi di National Geographic. Il suo viaggiare per il mondo, personalmente, rappresenta il mio sogno. La sua capacità di far parlare gli occhi delle persone che fotografa è un talento che non tutti hanno. I volti, gli sguardi che cattura comunicano molto più di ciò che potrebbero fare le parole. Dal bimbo appena nato su cui è poggiata la membrana di un fonendoscopio più grande di lui al ragazzino che corre per i vicoli di Jodhpur (India); dalla più famosa copertina di NatGeo che ritrae la giovane afghana alle suore di Rangoon (Burma).

Il talento di McCurry è affascinante, emozionante, prezioso per chiunque voglia guardare alla fotografia come ad un’arte che non sa solo raccontare, ma anche sensibilizzare e salvare. Attraverso l’obiettivo si catturano momenti, paesaggi, sensazioni. Ma soprattutto si ferma il tempo per un attimo che rimarrà eterno. In uno scatto si coglie una commistione di idee, dolori, felicità, paura. Il soggetto parla per sé, ma allo stesso tempo dialoga con il fotografo e con lo spettatore; il fotografo esprime un proprio punto di vista e le proprie emozioni, scegliendo l’inquadratura, i colori, il soggetto stesso. E l’osservatore, da parte sua, coglie le parole di entrambi. Magari non riesce a comprenderne il significato immediatamente o, più facile, ogni volta che osserva un’immagine, è mosso da nuove sensazioni. Questo è quello che un ritrattista come Steve McCurry sviluppa nella maniera più sublime. Come ha scritto la curatrice della mostra, Biba Giacchetti, “Che lo si voglia o no, Steve è indelebile”.

Tra i corridoi della Villa e gli sguardi di uomini, donne e bambini c’è da perdersi. Se con l’audioguida ci si dovrebbe impiegare circa un’ora e mezza per visitare tutta la mostra, non è difficile spendere anche tre ore al suo interno.

Gli sguardi si assaporano, come si fa con le parole. Ma sanno dire molto di più. Li si accarezza con la mente, con i sentimenti. Ogni tanto si è tentati di allungare il braccio e provare ad entrare nell’immagine. Si vorrebbero asciugare le lacrime della giovane vietnamita e strappare di bocca la sigaretta al minatore afghano, si accarezzerebbe fisicamente il vecchio monaco tibetano, se fosse possibile. E si va sempre oltre gli occhi del soggetto ritratto, come ricorda il titolo dell’esposizione: “Oltre lo sguardo”.

http://stevemccurry.com/
http://www.mostrastevemccurry.it/mostra.html

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L’Artigiano in Fiera

Per il secondo anno consecutivo ho assistito alla Fiera dell’Artigianato che si è svolta dal 29 Novembre all’8 Dicembre a Fiera Milano-Rho. Da raggiungere è molto semplice dato che è possibile prendere la metropolitana della linea Rossa in direzione Rho-Fiera per arrivare direttamente sul posto; in alternativa, dalla stazione di Milano Porta Garibaldi è possibile prendere un passante in direzione Varese o Novara e scendere alla fermata di Rho-Fiera con un tragitto di 15 minuti. Tutte le informazioni necessarie si trovano sul sito www.artigianoinfiera.it .

Scaricando l’anteprima della mappa dal sito potrete vedere con i vostri occhi che è davvero immensa, con tantissimi Paesi rappresentati, ognuno dei quali esporrà cose originali e caratteristiche delle proprie tradizioni. Una volta all’interno dei padiglioni lasciatevi guidare dal flusso della folla che percorre i corridoi, soffermandovi sulle cose che più vi interessano e gustando alcuni piatti tipici delle diverse località. Mete interessanti ce ne sono molte (tutte direi), anche se purtroppo non sono tutte bene rappresentate. Ci sono infatti alcuni Paesi ai quali è stato dedicato uno spazio espositivo molto ampio, mentre altri sono un po’ messi in disparte nonostante siano altrettanto interessanti e particolari.
Il punto forte di questa fiera è il riuscire a valorizzare la bellezza dei singoli Paesi mettendo a confronto le grandi diversità che intercorrono tra i popoli. Ovviamente si perde un po’ di atmosfera dato che culture diverse si trovano a pochi passi l’una dall’altra e cogliere a pieno ognuna di esse è impossibile. Però questa occasione deve solo essere un “assaggio” e vi prometto che scoprirete voi stessi a dire “Lì devo andare per forza”. E in questa affermazione si realizza l’obiettivo della Fiera dell’Artigianato: suscitare interesse per luoghi e culture anche completamente diverse dalla propria identità.

Se vi trovate a Milano o nei dintorni durante il periodo in cui è organizzata questa fiera vi consiglio di farci un salto, almeno una volta, anche solo per stupirvi degli odori, dei sapori e degli oggetti che troverete. Deve essere uno stimolo per poi partire davvero verso Paesi del mondo nuovi e sempre affascinanti. Un ultimo consiglio: non visitate solo gli spazi espositivi dei Paesi che più vi interessano, ma date spazio anche a quelli che meno vi attraggono perché è un’opportunità per scoprire qualcosa di nuovo.

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“Child survival in a changing climate”

La mostra temporanea Child survival in a changing climate è ancora in corso all’Arengario di Monza. La città non è difficile da raggiungere, non si trova molto lontana da Milano. E la mostra merita assolutamente una visita! Se siete interessati alla fotografia e a problemi che riguardano tutto il mondo, dovreste davvero visitarla!

Vi sono esposti 80 scatti del fotografo italiano Luca Catalano Gonzaga. Le fotografie sono state scattate in Bangladesh, Kenya, Mongolia e molti altri luoghi. Il suo progetto ha lo scopo di far conoscere ai visitatori quanto i cambiamenti climatici influenzano la vita delle persone in tutto il mondo e in particolare quella dei bambini. Come scoprirete anche visitando la mostra, ogni anno 175 milioni di bambini sono in pericolo di vita proprio a causa dei cambiamenti climatici. L’associazione fondata dal fotografo, Witness Image, vuole promuovere l’educazione e il rispetto dei diritti umani e delle libertà. E per riuscire a fare questo è necessario prima di tutto far conoscere a chiunque anche ciò che i telegiornali non raccontano.

Non avrete bisogno di molto tempo per godervi questa bella mostra! E, inoltre, potrete farlo gratuitamente! Il vecchio palazzo comunale, l’Arengario, fu costruito nel XIII secolo e conserva ancora oggi tutto il suo fascino. Piazza Roma, poi, si trova proprio nel bellissimo centro storico di Monza. Noi ci siamo stati la scorsa settimana ed è stato veramente interessate!

Perciò, non perdetevela! Vi piacerà!

www.catalanogonzaga.com
www.witnessimage.com
www.monzaebrianzainrete.it

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Travellers missing

Tra Como e Lecco la distanza è minima. Abituati a macinare chilometri per raggiungere le nostre destinazioni, cambiare ramo del Lago di Como è cosa da nulla. E nel corso di questo weekend di fine settembre e dei prossimi fine settimana di ottobre varrà la pena farlo anche più di una volta.

Nelle piazze e nei palazzi della città, infatti, si sta svolgendo “Immagimondo – Festival di viaggi luoghi e culture”, organizzato dall’associazione Les Cultures Onlus. Per i viaggiatori questo festival, che si tiene ormai da quindici anni, è sempre stato un modo di condividere le proprie esperienze e, attraverso i racconti di viaggio di altri appassionati, progettare nuovi itinerari. Tutto qui è legato al viaggio. Vengono presentati e venduti libri di viaggio, le conferenze organizzate sono reportage o presentazioni di progetti di sviluppo in Paesi tanto lontani ma così vicini in realtà.

Noi ne abbiamo seguite tre sabato pomeriggio. La prima era un reportage fotografico della Namibia. La seconda il racconto di viaggio di quattro ragazzi che, partecipando ad un rally benefico, hanno speso 24 giorni per raggiungere Dushanbe, in Tagikistan, partendo da Milano. La terza riguardava il Burkina Faso. Mentre il primo intervento ci ha delusi, gli altri sono stati molto interessanti.

Le fotografie scattate in Namibia dovevano servire a pubblicizzare il cosiddetto “viaggio fotografico”, ossia un viaggio di gruppo in cui le persone appassionate di fotografia viaggiano accompagnati da un fotografo e seguono una sorta di corso per migliorare i propri scatti.
I ragazzi del Team Touring invece, che sono arrivati a Dushanbe passando attraverso i Balcani, la Turchia, Georgia, Azerbaijan, Kazakistan e Uzbekistan, hanno partecipato ad un rally organizzato dal Cesvi, una ONG di Bergamo. Questa Silk Road Race aveva lo scopo di raccogliere soldi per i progetti dell’associazione in Tagikistan, appunto. Peccato solo per il fatto che non abbiano potuto fare molte deviazioni sul tema come avremmo fatto noi dovendo rispettare tempi stringenti!
E, finalmente, la parte più bella: un reportage girato in Burkina Faso da due registi italiani e una donna Burkinabé che vive a Lecco da quindici anni. Più precisamente, si tratta di un ciclo di quattro documentari relativi all’Ecuador, alla Cina, al Senegal e al Burkina Faso intitolato Radici – L’altra faccia dell’immigrazione. Noi abbiamo potuto vedere solo questo, in cui Fanta accompagna Davide Demichelis attraverso il suo Paese d’origine in un viaggio davvero suggestivo!

Anche se i viaggiatori “vecchio stampo” mancano e coloro che espongono i propri viaggi sono solo una ventina quest’anno, si respira comunque aria di viaggio. E questa è la parte più bella del festival! I progetti di viaggio e di sviluppo in molti Paesi del mondo sono affascinanti e quando si visitano queste manifestazioni ci si rende conto che c’è comunque ancora gente che ama viaggiare da sola! A cui piace organizzare il proprio viaggio e viverlo davvero liberamente. Persone che non hanno paura di muoversi per il fatto che forse può essere pericoloso, che hanno la fortuna, ma soprattutto il coraggio per lasciare casa e andare a vedere il mondo, tentando di conoscerlo un po’ meglio!

Mancheranno i viaggiatori che espongono i propri viaggi, molti giovani italiani scelgono la comodità e le notti in discoteca di Ibiza. Ma fortunatamente non per tutti funziona così!

www.touringmagazine.it
www.cesvi.org
www.youtube.com/watch?v=7GV8ZhThxiI