Diari di viaggio · Portogallo

Giorno 11 e 12: dalla vigna alla bottiglia

Un’escursione nei dintorni di Porto, lungo il fiume Douro, per vedere i vigneti da cui il famoso vino ha origine è d’obbligo. Farla in una giornata soleggiata sarebbe meglio, ma anche con la nebbia vale la pena.

Partendo da Porto, abbiamo raggiunto Vila Real e il vicino maniero di Mateus percorrendo la riva destra del fiume all’andata e quella sinistra al ritorno. La Rota do Vinho do Porto sale e scende, stretta tra alberi e vigneti, seguendo il corso del Douro. A causa della nebbia, siamo riusciti a vedere il fiume solo tornando, nel pomeriggio.

Vila Real è una cittadina piccola e che ha poco da offrire ai turisti, ma il Palácio de Mateus a 3,5 km di distanza è visitabile e i suoi giardini sono davvero belli! La tenuta, con il palazzo barocco circondato da vigneti e frutteti, merita di essere visitata ed è possibile farlo senza unirsi ad un tour guidato come è richiesto per gli interni.

1320 - Maniero di Mateus

Nel nostro ultimo giorno in Portogallo non potevamo dimenticarci di partecipare ad una visita guidata alla cantina Ferreira, a Vila Nova de Gaia, dall’altro lato del fiume rispetto alla città di Porto. Durante il tour abbiamo scoperto che il vino “Porto” è un vino da dessert, dolce e molto alcolico. La sua fermentazione viene fermata dopo soli tre giorni aggiungendovi del Brandy a 99° e il suo sapore è diverso e specifico per ogni casa vinicola poiché ottenuto mischiando accuratamente vini rossi o bianchi di annate differenti. Dunque il nostro palato è ingannato: il vino pare sempre uguale, ma in realtà è una composizione sempre diversa. La visita si conclude con l’assaggio di una bottiglia di rosso ed una di bianco, davvero squisiti a mio parere.

1361 - Valle del Douro  1372 - Caves do Porto Ferreira, Porto

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Giorno 10: una giornata in monastero

Da Nazarè e i suoi pesciolini messi al sole ad essiccare, ci siamo diretti a nord per dedicare la giornata alla visita di tre monasteri: Alcobaça, Batalha e Tomar.

Tutti immensi e decisamente suggestivi, con le loro guglie e i loro chiostri sono molto interessanti. Anche per questi esiste un biglietto cumulativo che permette di di fare la fila per pagare una sola volta.

Alcobaça è davvero enorme e la sua cappella più famosa è la cosiddetta “Sala dei re” in cui, sugli azulejos, sono raffigurati il monastero, la sua storia e i re portoghesi.
A Batalha, invece, tra guglie e pinnacoli è la “Cappella del fondatore” ad avere qualcosa di magico: le tombe sovrastate da finestre colorate fanno sì che al visitatore paia di essere in un luogo ancor più sacro, come si trovasse fuori dalla basilica, in una cappella solitaria in mezzo alla campagna.

Ma il convento più spettacolare è quello dell’Ordine di Cristo di Tomar. Sembra di essere all’interno di una fortezza dai mille chiostri, tutti diversi l’uno dall’altro, alcuni ricoperti di azulejos, altri spogli, altri ancora con le decorazioni scolpite nella pietra. Questo luogo è un vero e proprio labirinto, dove è facile perdersi e complicato trovare l’uscita.
La famosa “Rotonda dei templari” è una zona della chiesa principale interamente ricoperta da affreschi rappresentanti scene della Bibbia e simboli templari.

1263 - Chiostro principale, Convento de Cristo, Tomar

Convento dell’Ordine di Cristo, Tomar

Concluso il tour dei conventi, siamo arrivati fino a Porto per la notte, con l’idea di fare un tour lungo il fiume Douro il giorno successivo.

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Giorno 9: Cabo de Roca, Mafra e Óbidos

Essendo tornati a Sintra prima delle 9 del mattino, siamo riusciti ad entrare tra i primi visitatori al Palácio da Pena. Per raggiungerlo la passeggiata in salita nel parco è faticosa e romantica. Una volta giunti all’ingresso, sembra di essere all’interno di un quadro dai colori sgargianti: torri gialle e rosa, pareti blu, azulejos di cavalieri o foglie d’uva colorate, il tutto circondato dal parco alberato della Serra de Sintra. Anche l’interno è interessante, ma è l’esterno la parte in assoluto più suggestiva.

Per visitare i monumenti di Sintra si può comprare un unico biglietto dalla validità di due giorni, molto utile anche perché consente di evitare le code all’ingresso dei palazzi.

955 - Palacio da Pena, Sintra

Palácio da Pena

Dopo la visita di Sintra, abbiamo continuato a dirigerci verso ovest fino a raggiungere il Cabo de Roca, il punto più occidentale dell’intero continente europeo. Questa scogliera ricoperta di fiorellini gialli che cola a picco nell’Oceano Atlantico è molto bella, nonostante il numero spropositato di turisti. È davvero il punto dell’Europa “dove finisce la terra e comincia il mare”, come scrisse Camões.

1056 - Cabo de Roca

Risalendo verso nord, ci siamo nuovamente immersi nella storia portoghese. Il palazzo e convento di Mafra, dalla facciata bianca, lavorata e simmetrica, ha due torri poste alle estremità che sono collegate da un corridoio lungo 232 metri. Qui abbiamo visitato l’infermeria e la farmacia del convento, gli appartamenti reali e l’immensa biblioteca dei monaci, davvero da sogno. La distesa di libri è davvero a perdita d’occhio! Anche la basilica, in posizione centrale rispetto alla facciata, è bella, ma non degna di nota quanto il resto del complesso.

Tornando sulla costa, abbiamo fatto una sosta nella graziosa Óbidos, un piccolo borgo di circa 3000 abitanti circondato dalle mura medievali e con le viette su cui si affacciano case bianche, blu e gialle. Qui si passeggia per i gli stretti vicoli lastricati e si può camminare sulle mura seguendo il cammino di ronda, purché non si soffra di vertigini. Si visitano la Praça Santa Maria e la chiesetta che vi si affaccia, poi qualche negozietto.

1125 - Porta rossa, Obidos

Per concludere la giornata, siamo andati a dormire nel borgo costiero di Nazarè, dove passeggiare sul lungomare nelle serate invernali può essere davvero piacevole.

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Giorno 8: ritorno verso ovest

Nei dintorni di Évora c’è un interessante itinerario tra siti megalitici da seguire. Se ne visitano liberamente quattro, seguendo stradine strette e a volte sterrate, a cui si aggiungono le pitture rupestri del quinto visibili solo su prenotazione.

Il primo è cerchio megalitico nel mezzo di una radura circondata dal bosco. Ci si può divertire cercando le diverse incisioni che si trovano sparse sulle pietre e scattando belle fotografie.
Il secondo invece è un menhir, davvero gigantesco. Essendo una singola pietra non è così speciale, ma il sentiero che bisogna percorrere per raggiungerlo è piacevole. La tomba a tumulo successiva, circondata dal silenzio della campagna, è molto suggestiva, nonostante la sporcizia.
Ma è la minuscola chiesetta bianca e blu che ha come ingresso un antico dolmen il monumento più pittoresco: la quiete, i campi e il lago sullo sfondo rendono l’atmosfera estremamente rilassata.

827 - Igreja, Evora

Dopo questa escursione, siamo tornati verso ovest e abbiamo raggiunto la città di Sintra, a soli 20 km da Lisbona. Bellissima e amata da artisti e scrittori, è ricca di palazzi e parchi imperdibili.

Qui abbiamo visitato la Quinta da Rigaleira, uno dei luoghi più suggestivi del Portogallo intero. Si tratta di un’immensa tenuta fatta costruire da António Augusto Carvalho Monteiro all’inizio del XX secolo su una superficie di 4 he. In ogni costruzione si trovano simboli esoterici e massonici. Dalle decorazioni del palazzo principale al famoso pozzo iniziatico e alle gallerie sotterranee, tutto ha più di un significato. Perdersi per l’immenso parco, tra le piccole costruzioni che spuntano in ogni dove, è magico!

838 - Quinta da Rigaleira, Sintra  898 - Pozzo per l'iniziazione, Quinta da Regaleira, Sintra

Da qui, siamo tornati con gli occhi pieni di meraviglia nel centro storico, dove abbiamo visitato gli interni del Palácio Nacional, il palazzo reale eretto nel XVI secolo. I soffitti dipinti, le pareti ricoperte di azulejos, i cortili e la vista che si gode dalle sue finestre sono i veri motivi per cui non è possibile non visitarlo.

Trovare un albergo economico a Sintra senza aver prenotato può essere molto complicato. Noi abbiamo girato la città, siamo arrivati fino ad Estoril e Cascais e alla fine ci siamo ritrovati a dormire in un brutto hotel attaccato all’autodromo per non spendere un’esagerazione. Ma diciamo che per Sintra vale la pena fare questo ed altro!

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Giorno 7: Belém ed Évora

Visitare Lisbona vuol dire non perdersi Belém. La fortuna del quartiere è strettamente legata all’epoca delle grandi scoperte e per visitare con calma la famosa Torre e il Monastero dos Jerónimos bisogna arrivare presto al mattino.

La prima si trova proprio sulla foce del Tago e aveva una funzione difensiva. Fu costruita nei primi anni del XVI secolo e la vista che si ha dai suoi balconcini è molto suggestiva, ma se non fosse per questo l’interno ha poco da insegnare.
Poco lontano si trova il Monumento alle Scoperte, che celebra i grandi esploratori portoghesi: una grande caravella che si dirige verso il mare con a bordo gli eroi e, alle sue spalle, una rosa dei venti di 50 metri di diametro con al centro le rotte scoperte dai navigatori. Originariamente costruita nel 1940 per l’Esposizione Universale, venne abbattuta 1958 e ricostruita in pietra bianca.

Il secondo merita anche la fila per fare il biglietto, da tanto è spettacolare. Il chiostro e la chiesa è difficile smettere di fotografarli: sono così elaborati e allo stesso tempo perfetti da lasciare ogni visitatore incantato e senza fiato.
Fu fatto costruire nella prima metà del Cinquecento dal re Manuele I per celebrare il ritorno di Vasco de Gama dopo la scoperta della nuova rotta per l’India e al suo interno si trovano le tombe di Vasco de Gama, del poeta e navigatore Luís de Camões e del celebre scrittore Fernando Pessoa.

657 - Chiostro, Monasteiro dos Jeronimos, Belem, Lisboa

Poco dopo pranzo, abbiamo lasciato Lisbona alla volta di Évora, una città dell’entroterra portoghese a poco più di 100 km dalla capitale. Qui, nel pomeriggio, siamo riusciti a visitare la chiesa e il Palácio Cadaval, la cattedrale con il suo chiostro e l’università.

La prima chiesa in cui siamo entrati è minuscola e completamente ricoperta di azulejos, le classiche piastrelle portoghesi dipinte di blu. Anche se la loro quantità la rendevano un po’ pesante, vale comunque la pena entrare a dare un’occhiata.
Il Palazzo invece è un museo in cui sono custoditi gli arredamenti, i quadri e le armi originariamente appartenuti al conte suo proprietario.

Nella piazza principale antistante al palazzo, si trovano le rovine ben conservate di un tempio romano.

695 - Tempio romano, Evora

La cattedrale, anch’essa ben tenuta, all’esterno è dotata di due torri come quella di Lisbona, mentre all’interno è decorata con gli stessi mattoncini rossi di cui è fatta. Il chiostro è spoglio come il resto della chiesa, ma nella sua semplicità grazioso: nel giardino centrale ci sono un pozzo e un albero di arance, il corridoio circostante è coperto da una serie di volte in cui si alternano mattoncini arancioni e grigi.

Il cortile, i corridoi e le aule visitabili dell’università sono decorati con azulejos rappresentanti le materie insegnate nelle singole aule. Noi abbiamo visitato quella di geografia, con mappe e mappamondi.

Nonostante una giornata sia sufficiente per visitare la città, sarebbe meglio dedicargli almeno due giorni per esplorare anche i suoi dintorni.
Se avete tempo per una deviazione, questa è decisamente una buona idea!

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Giorno 6: passeggiando per Lisbona

Il primo giorno dell’anno a Lisbona non è andato esattamente secondo i nostri piani.

Siamo riusciti ad alzarci presto, nell’intento di visitare il museo della Farmacia e la chiesa di São Roque, ma ci siamo ritrovati a passeggiare per la città senza poterli visitare perché erano chiusi.

Abbiamo camminato in lungo e in largo attraverso il Bairro Alto, lo Chiado e la Baixa. Prima di tutto ci siamo goduti la vista dal Miradouro del museo e poco lontano abbiamo visto e fotografato l’Elevador de Bica, una sorta di funicolare gialla molto suggestiva. Proseguendo verso São Roque, abbiamo fatto una sosta al Miradouro accanto all’Elevador da Gloria, da cui si vedono il Rossio e Praça do Comercio, fino all’oceano e al castello. Una volta scesi a piedi lungo le sue rotaie, abbiamo attraversato Praça do Restauradores, il Rossio e una parte dei Baixa, fino a a Praça do Comercio.

Per tornare al punto di partenza della nostra passeggiata, siamo passati dal lungomare: seguendo questa via si vedono il Municipio e il Mercato coperto.

Dopo aver visitato la Igreja do los Italianos, siamo riusciti a trovare un buonissimo ristorante per la cena e la nostra giornata, alla fine, si è rivelata molto piacevole!

526 - Lisboa

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Giorno 5: Lisbona all’ultimo dell’anno

Il nostro programma per l’ultimo giorno dell’anno era stato appositamente studiato. Avremmo dovuto visitare il Castelo de São Jorge, la Sé con il quartiere dell’Alfama e la Igreja do Carmo, nello Chiado. E, nonostante i nostri ritardi e la nostra infinita camminata per un piccolo errore di calcolo, siamo riusciti a rispettarlo!

Abbiamo parcheggiato nei pressi del Convento N. S. da Graça, vicino alla chiesa e al belvedere. Il castello non è molto lontano da qui e, nonostante la lunga fila per fare il biglietto, non ci abbiamo messo molto a raggiungere la sua Piazza d’armi. La vista è mozzafiato: Lisbona era davvero ai nostri piedi, si riconoscevano il Tago, la Praça do Comércio, la cattedrale, il Rossio. Dominavamo praticamente tutto ciò che avremmo dovuto visitare dopo o che avevamo visto la sera precedente. Visitati il piccolo museo e il sito archeologico del castello – di cui si vede poco o nulla dei resti di epoca preistorica, romana e islamica, essendo per lo più coperti -, ci siamo diretti verso la cattedrale, la Sé di Lisbona. Lungo la strada che li mette in comunicazione transita il famoso Tram 28, uno storico tram di Lisbona, giallo e perennemente assediato da turisti di ogni nazionalità. Vi si incontra anche il Miradouro de Santa Luzia, che sorge sulle vestigia degli antichi bastioni moreschi, con il suo bel bersò ricoperto da piante rampicanti che d’estate saranno piene di fiori colorati e da cui la vista è ancora una volta vastissima!

La Sè di Lisbona ricorda un po’ quella di Coimbra (non a caso i suoi architetti furono probabilmente gli stessi): la sua facciata è decorata da due torri merlate, che rimandano all’architettura dei castelli e alla sua antica funzione di fortezza. Seguendo i binari del tram 28 e continuando lungo la Rua Augusta, si arriva facilmente all’Elevador de Santa Justa, un’ascensore che collega la Baixa (i quartieri bassi del centro città) con lo Chiado (più in alto) e che venne costruita nel 1901. Il suo ingegnere fu influenzato dallo stile di Gustave Eiffel, quindi anche la sua ascensore ricorda l’architettura della Torre parigina.

Elevador de Santa Justa, Lisbona, Portogallo

Noi siamo saliti fino allo Chiado a piedi, tra i vicoli circondati da negozi costosi. E’ qui che si trovano le pittoresche rovine dell’Igresia do Carmo, unite al museo archeologico che conserva sarcofagi e capitelli. Questa chiesa è andata distrutta nel corso del terremoto del 1755 e ne sono rimaste in piedi solo la facciata e le pareti laterali, i pilastri e l’abside, di cui è stato ricostruito il tetto. In Praça Luis de Camões ci siamo fermati per uno spuntino e, dato che ormai aveva cominciato a piovere, abbiamo tentato di prendere il tram 28 per tornare alla macchina. Ma ovviamente era pieno, quindi ci è toccato scendere da un colle e risalire sull’altro per riprendere l’auto e riuscire a tornare in hotel a prepararci per la serata!

Nonostante il diluvio, verso le 19 abbiamo deciso di sfidare il brutto tempo e ci siamo avventurati verso Praça do Comercio, dove ci sarebbero stati musica e fuochi d’artificio. Vista la pioggia, non c’era ancora nessuno. Dato che il McDonald’s era chiuso, siamo andati alla ricerca di qualcosa di veloce da mangiare per cena e siamo capitati in un mini ristorante davvero carino vicino alla stazione. Anche se eravamo un po’ stretti, abbiamo mangiato proprio bene! Verso le 21 abbiamo deciso che era il caso di tornare in piazza: siamo riusciti ad essere praticamente in prima fila davanti al palco per ascoltare due cantanti famosi portoghesi (per noi sconosciuti), João Gil e Luis Represas, che sembravano un po’ Claudio Baglioni e Renato Zero fuso con Little Tony! Dopo il concerto e poco prima della mezzanotte ci siamo spostati di qualche passo verso il Tago e, allo scoccare dell’ora, ci siamo goduti i fuochi d’artificio – doppi, li hanno fatti su entrambe le sponde del Tago – e la nostra buonissima lattina di Coca Cola che avevamo portato per il brindisi!

Seguendo la folla verso la stazione della metropolitana, siamo riusciti a rientrare in albergo prima dell’1 (quando avrebbero chiuso la metro) su un treno stracolmo di persone e, felici, ad andare a dormire!

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Giorno 4: Leiria e le Grutas di Mira de Aire

Buongiorno Leiria e buongiorno al tuo castello che ci osserva dall’alto della rocca!

Data la bella vista appena svegli, subito dopo colazione, siamo andati noi a salutarlo e visitarlo, il castello! La vista dalla sommità della rocca su cui si trova è davvero stupenda, sulle colline circostanti e la città. Già abitato in epoca romana, fu il primo re di Portogallo Alfonso Henriques a far edificare questa fortezza nel 1135 per difendere i propri domini dai Mori, che all’epoca occupavano i territori a sud della città e anche Lisbona. Oltre alle torri e ai resti della chiesa, superata la cinta muraria si raggiunge il palazzo reale. E il punto più spettacolare dell’intero complesso si trova proprio qui: dalla balconata del palazzo, con le sue colonne che ne sorreggono il portico e creano archi molto graziosi, il paesaggio che si è aperto davanti ai nostri occhi era davvero bellissimo! Essendo rivolta verso sud, questa parte del palazzo riceve la luce del sole ad ogni ora del giorno. E al mattino, quando questo sta nascendo, la vista è ancora più magica!

Palazzo reale, Castello di Leiria, Portogallo

Non molto lontano da Leiria, procedendo verso sud, si trova il famoso Santuario di Fatima. Gran parte dei visitatori vengono qui in pellegrinaggio, a chiedere un miracolo o semplicemente per pregare. Secondo la leggenda, infatti, è proprio questo il luogo in cui, nel 1917, la Vergine Maria sarebbe apparsa più volte a tre giovani pastori. Oggi può essere un luogo interessante da visitare anche se non si crede nel suo significato mistico. Vi sono state costruite una basilica con un immenso sagrato, un parco, una cappella detta “delle Apparizioni” e un grande centro pastorale. Oltre a un numero indefinito di alberghi di lusso e negozietti di souvenir (anche molto costosi!). I fedeli camminano in ginocchio (muniti di ginocchiere e lungo un percorso preciso, ricoperto da piastre ben levigate) lungo tutta la piazza e raggiungono la Cappella della Apparizioni, che dovrebbe essere stata costruita nel luogo esatto in cui apparve la Madonna. Molti, poi, semplicemente pregano o bruciano mazzi di candele (in vendita poco lontano) in una sorta di grande camino sperando in un miracolo. Noi ci siamo limitati a passeggiare e osservare. All’interno della basilica si trovano le tombe dei tre pastorelli, mentre la chiesa nuova, all’interno del centro pastorale, è decisamente asettica. Dopo una passeggiata tra le bancarelle di souvenir e dopo aver comprato un paio di rosari da regalare, siamo ripartiti.

Per visitare le grotte più grandi del Portogallo non è necessario allontanarsi molto da Fatima: bastano 15 chilometri per raggiungere le “Grutas dos Moinhos Velhos”, a Mira de Aire. Si tratta di un complesso davvero particolare, lungo 4 chilometri, dei quali i primi 600 metri sono aperti al pubblico. Un sentiero, un fiume sotterraneo e una guida che parla solo portoghese conducono i visitatori fino a 110 metri di profondità, dove il tour, costellato di stalattiti e stalagmiti, si conclude con uno spettacolo di luci colorate e fontane decisamente kitsch, ma d’effetto. Per tornare alla superficie si prende l’ascensore (e questo non è poi tanto male, dato che il percorso comprende 683 gradini) e per arrivare al parcheggio si fanno circa 500 metri in salita, all’aria aperta questa volta.

Passando per la cittadina si Santarém, dove si stava tenendo una maratona in quel momento, siamo arrivati nella capitale. Avendo trovato subito il nostro hotel, dopo una breve sosta per un po’ di relax, siamo andati a fare una passeggiata in centro, alla ricerca di cibo. Abbiamo camminato da Praça do Comercio al Rossio, lungo la Rua Augusta, e in tutta la zona circostante. Tra i tipi poco raccomandabili che continuavano ad offrirci “Ashish, marjuana” e a cui tutti i turisti a cui si avvicinavano ridevano in faccia (compresi noi), siamo riusciti a trovare un ristorante abbordabile, ma troppo turistico perché il cibo fosse buono. Così, con il pensiero che il giorno dopo sarebbe stato Capodanno, siamo tornati in hotel abbastanza presto, sperando di prepararci alla prima notte dell’anno dormendo un po’ più del solito!

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Giorno 3: Coimbra

Senza colazione e con la speranza di trovare una buona pasticceria da qualche parte durante le nostre peregrinazioni, ci siamo avventurati sotto la pioggia verso l’altra riva del fiume Mondego. Qui è dove si trovano i conventi di Santa Clara, nuovo e vecchio, e il “Portogallo dei piccoli”, un parco a tema equivalente alla nostra “Italia in Miniatura”.

Del convento di Santa Clara-a-Nova, in cima alla collina, si possono visitare la grande chiesa barocca e il chiostro, ampio e ornato di azulejos, con un bel giardino nel centro. Dal sagrato della chiesa, poi, si domina la valle del Mondego: si riconoscono i resti di Santa Clara-a-Velha sotto di sé, l’università e le cattedrali sull’altra sponda del fiume, nella città vecchia.
Del convento di Santa Clara-a-Velha rimangono solo i ruderi. All’ingresso, nel centro visitatori, è stato allestito un museo che illustra la vita al convento esponendo i reperti ritrovati durante i lavori di disinsabbiamento. Questo monastero fu costruito nel XIV secolo, ma venne abbandonato già nel XVII secolo a causa delle frequenti inondazioni. E’ come visitare un parco archeologico: si vedono i resti della chiesa barocca, le basi delle colonne, parti di fonti battesimali e pavimenti ricoperti da piastrelle colorate rovinati dal tempo e dall’acqua. Rispetto al convento nuovo, bisogna ammetterlo, questo è molto più affascinante! Peccato che abbiano dovuto costruire un tetto protettivo alla chiesa…

Tornati sulla riva destra del Mondego, alla ricerca del Monastero di Santa Cruz (che si è poi rivelato una semplice chiesa in cui si stava tenendo la messa), abbiamo passeggiato per il centro storico. Alle spalle della chiesa del monastero, eretto nel XVI secolo sulle rovine di un convento del XII secolo, si trova un piccolo giardino, un tempo appartenente ai monaci, ornato da fontane e costruzioni simili a gazebo.

Continuando lungo la via pedonale principale di Coimbra, ricca di negozi di ogni genere, si raggiunge la porta che consentiva l’accesso alla città in passato: la porta di Almedina. E’ una delle ultime vestigia della cinta muraria medievale e il suo nome richiama subito alla mente il ruolo di Coimbra come città di confine tra il mondo musulmano e quello cristiano. Da qui, con una passeggiata in salita tra i vicoli della medina, si può raggiungere l’università.

Attraversata la Porta Férrea in stile manierista, ci si trova immediatamente nell’ampio cortile dell’Universidade Velha. Parte delle costruzioni in cui è ospitata fin dal 1540 erano parte, negli anni precedenti, del palazzo del sovrano Giovanni III. Entrando nei vari edifici che circondano il cortile, dominato da una torre del XVII secolo con quattro orologi, si visitano la cappella, ricoperta interamente d’oro e azulejos, le prigioni, i saloni del Palazzo delle scuole dove si svolgono le cerimonie di laurea e la terrazza da cui il panorama su Coimbra è spettacolare. E si può visitare anche una piccola mostra in cui sono esposte guide di viaggio antiche. Ma è la biblioteca dell’università a lasciare davvero senza fiato: due piani ricoperti da scaffali che custodiscono libri antichi, scalette per raggiungere i ripiani più alti e tavoli da lettura in legno, il tutto ripetuto per ben tre sale, ognuna arredata con oggetti di un colore diverso. Il profumo dei libri, l’emozione di vederne così tanti insieme, perfettamente disposti, lascia davvero senza parole!

Lasciata Coimbra alle nostre spalle, abbiamo proseguito verso sud e, dopo soli 14 chilometri, ci siamo fermati a visitare i resti dell’antico villaggio di Conimbriga. Questo, nato in epoca precedente, venne rimodellato dai Romani nel I secolo d.C. e oggi vi si possono ammirare i bellissimi mosaici, le mura, l’acquedotto, le terme, il foro e le fondamenta di grandi case private e negozi. Tutti resti di epoca romana, del periodo precedente non rimane praticamente nulla, se non le notizie che si possono apprendere visitando le quattro sale del museo del complesso archeologico.

Conclusa la nostra esperienza di “archeologia invernale” e raggiunta la città di Leiria, ci siamo messi subito alla ricerca di un albergo in cui passare la notte. Ne abbiamo trovato uno veramente grazioso, vicino al centro della città. Così, dopo una cenetta a base di pesce (anche se non dei migliori) e una passeggiata per i vicoli del centro storico, siamo tornati in hotel per un po’ di meritato riposo.

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Giorno 2: Aveiro e Coimbra

Lasciando Porto di prima mattina, dopo una bella colazione, ci siamo diretti subito verso sud. Aveiro e Coimbra ci stavano aspettando! Per raggiungerli abbiamo costeggiato il Douro lungo la sua sponda sinistra, tra le cantine, e poi le spiagge, con le loro dune di sabbia.

Siamo arrivati nella piccola cittadina di Aveiro verso le 11 e ci siamo subito messi alla ricerca del Canal Central. Qui si trovano le tipiche barche colorate di Aveiro, i moliceiros, il motivo principale della nostra sosta qui. Si tratta di lunghe imbarcazioni simili a gondole che, in attesa sulle vie d’acqua della città circondate da antichi palazzi signorili, ricordano molto Venezia. Sono dipinte a tinte forti e, al giorno d’oggi, sono la maggior attrazione turistica della città – vengono organizzati anche tour dei canali a bordo dei moliceiros. Seguendo i canali, poi, siamo giunti fino al mercato coperto del pesce. Nel labirinto di strette viuzze e case colorate con tinte simili a quelle delle imbarcazioni siamo riusciti a raggiungere l’imponente Cattedrale, decorata con azulejos del XVII e XVIII secolo e una facciata in stile barocco. Per i suoi azulejos merita una visita anche la stazione di Aveiro, non molto lontana dal centro della città.

Moliceiro, Aveiro

Ripresa la via per Coimbra, dopo meno di mezz’ora di viaggio siamo arrivati nell’antica capitale del primo regno di Portogallo. Con la sua famosa università e le sue strette viette, è stata ribattezzata la “città delle arti e delle lettere”. Dato che ormai la sua famosa Universidade aveva chiuso i battenti fino al giorno seguente, ci siamo diretti alla scoperta delle sue cattedrali, le Sè, Velha e Nova. La Sè Velha sembrava fatta di sabbia: il colore è quasi lo stesso e le sue due torri merlate, che ne occupano la facciata, ricordano le porte d’entrata di numerose medine marocchine. Separata dalla Cattedrale Vecchia da un fitto dedalo di vicoli in salita, la Sè Nova fu costruita in stile barocco a partire dal 1598 come parte del collegio dei Gesuiti.

Con tutti i suoi sali e scendi e gli stretti vicoli, sembrava di essere tornati a passeggiare per la medina di Fés un po’ meno affollata! Non a caso Coimbra, come prima capitale del Portogallo, rappresentava il confine tra mondo cristiano e mondo islamico.

A pranzo avevamo mangiato in maniera davvero sublime in un bel ristorante dell’entroterra, che abbiamo incontrato per caso sulle strade secondarie che collegano Aveiro a Coimbra. Per cena, dopo aver trovato il nostro albergo ed esserci rilassati per qualche minuto, siamo riusciti a scovare un altro ristorantino delizioso: zuppa di pesce, calamari grigliati e il salmone e le salmonetes del pranzo ci hanno fatto andare a dormire davvero soddisfatti!