Diari di viaggio · Grecia

Malia e i palazzi antichi

Tutte le isole greche sono punteggiate da siti archeologici che meritano di essere visitati. Che si trovino in riva al mare o sulle colline nell’entroterra, non si può sfuggirvi. Non si potrebbe mai andare in Grecia senza dargli almeno un’occhiatina.

A Creta, poi, si vola ancora più lontano nel tempo: si passeggia tra i resti di palazzi costruiti tra il 5000 e il 3000 a.C., dalla civiltà governata dal mitico re Minosse. L’immaginazione è la chiave, ma anche il lavoro degli archeologi aiuta ad immergersi in questo mondo così lontano, che forse è la vera culla della civiltà occidentale. Il mito del Minotauro, il labirinto e la storia di Arianna risuonano nelle orecchie di chiunque si sia anche solo avvicinato alla cultura antica nel corso della propria vita.

Se ci si lascia circondare da questa atmosfera quasi onirica, di tuffo nel passato, si riesce anche a sfuggire al chicchiericcio delle orde di turisti.

Uno dei quattro siti imperiali è questo, Malia, lungo la costa nord. Forse più piccolo di Cnosso e Festo, ma suggestivo e quieto.

Malia

Malia

Creta · Diari di viaggio · Grecia

I polpi di Mochlos

Le isole greche e i polpi appesi al sole: un binomio quasi inscindibile.

Mohlos

Lungo la costa nord dell’isola, in un piccolo paesino a pochi chilometri dalla strada principale. Invisibile dall’alto, bellissimo da vicino. Blu e bianco, con i ristoranti affacciati sul mare. Una sottile striscia di Mar di Creta separa Mochlos dall’isolotto, punteggiato da antichi resti minoici.

 

 

Diari di viaggio · Grecia

Chania

Chania, centro storico

Chania

Il centro storico più bello dell’isola. Il porto veneziano è racchiuso da piccoli edifici colorati. La passeggiata fino al faro mostra uno scorcio mozzafiato a qualsiasi ora del giorno e della notte. 🌞

Perdersi tra i vicoli di Chania è proprio come vagare tra le calle veneziane e gli stretti passaggi delle medine marocchine.
Su e giù, tra insegne di bed&breakfast, grandi portoni e fiori. 🌸

✈🌍💙

Diari di viaggio

Un viaggio dopo l’altro…

Quando sono tornata da Creta 🌊 ho promesso che ne avrei scritto al più presto.
Ma nel giro di pochi giorni mi sono ritrovata a Roma, Parigi, Amsterdam e Londra, fino a raggiungere il magico mondo di Harry Potter  Il tutto intervallato da qualche giorno in Liguria e lezioni nel cuore di Milano e coronato con un ritorno a casa traumatico, catapultata nel mondo dei libri da studiare per gli esami che affollano il mio mese di giugno. ⏳📚🙅

Non ho mantenuto la promessa, ma presto lo farò!  Almeno prima di partire di nuovo, tra poco meno di un mese. 🌏🗻
Nel frattempo… vi lascio qualche foto 📷 delle mie peregrinazioni tra le capitali europee! 💙

Questa è Chania, con il nostro primo tramonto cretese. 🌞

Chania

Chania

Croazia · Diari di viaggio

Advent u Zagrebu

Quattro giorni nella capitale croata. Il clima gelido che abbraccia le calde luci di Natale e i nostri bicchieri fumanti di vino rosso speziato. L’atmosfera natalizia che mi scalda ancor di più il cuore, quest’anno.

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La Croazia è un Paese in ripresa e Zagabria è una piccola capitale che cerca di attirare almeno qualcuno dei tanti turisti che amano le sue coste durante l’estate. Nell’architettura si vede la storia, chiara davanti agli occhi: il passato asburgico della città vecchia barocca, il potere della chiesa nel Kaptol e la forza del socialismo nei palazzi che circondano la Trg bana Jelačića.

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Le casette dei mercatini di natale sono in legno bianco, decorate con rami di pino verdi e lucine colorate. Con il buio ancor più belle! Le persone camminano, mangiano, chiacchierano, mentre i tram sferragliano sulle rotaie.

Nella seconda metà dell’800, Milan Lenuci progettò una serie di piazze e parchi disposte a ferro di cavallo, una di seguito all’altra: gli spazi pubblici erano delimitati da musei, gallerie, accademie e teatri. Voleva dare una nuova identità distintiva alla città. La sua idea non fu portata a compimento per intero, ma quelle che è riuscito a realizzare fanno sì che i mercatini di Natale si possano seguire proprio come un percorso che attraversa piazze e parchi. Le luci fungono da guida: appena queste si diradano se ne vedono subito altre in lontananza e si sa che direzione prendere.

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Da Trg bana Jelačića a Park J. J. Strossmayera, con un bersò che assomiglia incredibilmente a quello della serie televisiva “Gilmore Girls”, una delle mie preferite, fino a Trg kralja Tomislava. Qui si raggiunge la pista di pattinaggio più suggestiva che io abbia mai visto (e provato!). Una passeggiata sul ghiaccio per il parco, tra alberi illuminati a festa, panchine, una grande fontana intorno a cui volteggiare, fino al Padiglione dell’Arte, illuminato a giorno in maniera sublime. La musica natalizia in sottofondo, le persone che ridono e mangiano nelle casette circostanti. Un ice-park a dir poco perfetto!

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Se si arriva in treno il percorso inizia proprio da qui, perché al capo opposto del parco rispetto al Padiglione, dalla facciata color crema, c’è la stazione ferroviaria. La maggior parte degli stand vendono cibo cucinato al momento. Salsicce di tutti i generi da mettere nel panino insieme a tanti condimenti diversi, dolci fritule da ricoprire di cioccolato o caramello e l’immancabile vino kuhano, il nostro vin brûle.

La prima sera capitiamo per caso nella ulica che porta alla funicolare per salire alla città alta, la parte più antica di Zagreb. Qui cominciano i mercatini, con un grazioso concentrato di calorie che non possiamo esimerci dall’assaggiare: dopo tutte queste ore di viaggio, ce lo meritiamo!

In Trg bana Jelačića e Trg Europe la musica dal vivo non manca mai. Nelle strutture a forma di igloo ci sono cantanti e musicisti che producono continuamente nuvolette di fumo bianco, senza lasciarsi intimorire dalla temperatura che scende sotto gli 0°C.

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Siamo venuti per i mercatini, ma non solo, quindi visitiamo la città alta. La vista sulla cattedrale da Katarinin Trg è molto bella e gli organizzatori dell’evento ne sono così ben consapevoli che hanno costruito una vera e propria cornice che faccia da set per le foto ricordo dei visitatori! C’è anche una immensa sfera, di quelle con la neve che si muove all’interno quando le scuoti. Be’, qui viene soffiata in alto da un meccanismo automatico, ma il concetto è lo stesso. C’è la riproduzione della cattedrale di Zagabria all’interno e sullo sfondo quella vera.

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Anche tra le piazze della città vecchia, insieme ad improbabili musei come quello “Dei cuori infranti” e le più classiche collezioni di arte e storia naturale, ci sono degli stand che vendono cibo e regali di Natale.

La chiesa di San Marco, in Markov Trg, ha un bellissimo tetto colorato: leggendo la storia dei due stemmi rappresentati, quello della Croazia e quello di Zagreb, scopro che la kuna significa faina ed è raffigurata su tutte le monete!

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La Kamenita vrata è abbastanza inquietante, il vecchio ingresso orientale della città. Oggi è un santuario buio nel bel mezzo della strada dove qualcuno ha anche l’ammirevole coraggio di fermarsi a pregare!

La cattedrale del Kaptol, il quartiere sede delle istituzioni cattoliche della capitale, è imponente e austera. Il Dolac, il mercato che si tiene tutti i giorni, è bellissimo: frutta e verdura di mille colori sui banchi allineati uno a fianco all’altro a riempire l’intera piazza. Per gli appassionati di antiquariato, Britaniski Trg la domenica mattina è il luogo ideale. Tutti gli altri giorni, se come me amate i libri vecchi e dal fascino intramontabile, qui se ne trova un’amplissima scelta, anche in inglese e francese, per 5 kune o poco più!

In Trg maršala Tita c’è il bel Teatro nazionale, inaugurato nel 1890 dall’imperatore Francesco Giuseppe.

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L’opera di Meštrović, famoso scultore croato, La fontana della vita, è un intreccio di corpi in movimento perfetto.

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Nei sobborghi di Zagabria, il cimitero di Mirogoj ospita tutti gli abitanti della città, indipendentemente dalla loro fede. Ci sono tombe cattoliche, ortodosse, islamiche e anche socialiste. Il monumento al primo presidente della Croazia indipendente è luogo di pellegrinaggio, ornato da candele e fiori freschi. L’ingresso del cimitero sembra più quello di un castello.

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Progettato da H. Bollé nel 1876, dovrebbe essere ricoperto d’edera, che in questo periodo dell’anno è ormai secca. Ma è comunque molto scenografico: alti cancelli, mura e una grande cupola centrale. È rilassante, passeggiare nel silenzio, tra la foschia del mattino.

Con così poco tempo a disposizione non si può pensare di costruirsi un’idea precisa di una città o un Paese, anche leggendone tanto prima e dopo e vagabondando per le vie. Ancor di più non conoscendone la lingua, non potendo parlare con i propri vicini che fanno discorsi infiniti senza che tu capisca una parola di ciò che stanno dicendo. Parlare una lingua è già entrare in una mentalità diversa, una cultura. La lingua ne è parte, si plasmano a vicenda, sono intrise l’una dell’altra. Per quanto non posso aver capito molto di questo mondo a poca distanza da casa, mi è piaciuto. Molto. Mi ha fatta stare bene. E questa è la cosa più importante!

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Per informazioni utili riguardo i mercatini di Natale a Zagabria:
www.adventzagreb.com

Per quanto riguarda il cibo, noi ci siamo trovati molto bene. Praticamente tutti i piatti contengono carne o pesce, ma sono gustosi e ben cucinati. Oltre ai mercatini di Natale, si trovano tantissimi locali in Bogovićeva e Ulica Nicole Tesla.

Bistroteka (ristorante)
Ulica Nicole Tesla, 14
10000 Zagreb
+385 1 4837 711

Baltazar (ristorante)
Nova Ves, 4
10000 Zagreb
+385 1 4666 824

Caffè bar Atrij
Ulica Nicole Tesla, 7
10000 Zagreb
+385 1 4163 417

Kavatava (caffè)
Britaniski Trg, 1
10000 Zagreb
+385 99 224 4000

Le nostre colazioni al Kavatava sono state sublimi, tra pancakes, English breakfast e tè alla menta. Il locale è molto bello, vintage: vespe color oro come sgabelli, barili ridipinti come tavolini, una sala che pare l’interno di un aereo. È sempre affollato e la domenica mattina ci sono anche tavoli prenotati per la colazione. Gli scontrini li portano al tavolo dentro a vecchie guide turistiche! Vale la pena vederlo, almeno una volta.

Diari di viaggio · Spagna

La città dei tori e il fiume splendente

Pamplona è sovraffollata solo a metà luglio, quando si svolge la famosa corsa dei tori. La settimana di San Firmino deve essere il delirio, tra gli stretti vicoli della città vecchia. In tutto il mondo è conosciuta per quei giorni di follia collettiva, in cui abitanti e turisti corrono per le strade insieme ai tori rischiando di morire incornati. È tradizione. Una barbarie, per me, come la corrida.

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Ma noi arriviamo quando è già tornata ad essere la tranquilla cittadina di provincia che è nel resto dell’anno. Poco più di mezza giornata è sufficiente per visitarla. Passarvi una serata tra i pinchos bar è piacevole.

Noi passeggiamo per la città vecchia. Vediamo l’arena, le mura e alcune chiese. Il centro storico è circondato da fortificazioni a forma di stella, in molte zone trasformate in parchi.

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Pamplona

La casa comunale, da cui il sindaco annuncia ogni anno l’inizio delle celebrazioni della Settimana di San Firmino, si affaccia su una piccola piazza da cui passa anche il Cammino di Santiago. Sono 750 i chilometri percorsi da migliaia di pellegrini e viaggiatori che, con la conchiglia al collo e il tipico bastone, partono da Roncisvalle e raggiungono Santiago.

Curiosi, andiamo a Roncisvalle. L’avevo immaginata diversa. Il suo nome richiama alla mente la “Chanson de Roland“, la letteratura cavalleresca e Carlo Magno. Pensavo ad un paesino di montagna, come quelli alpini. Invece si esaurisce con un monastero e i ricoveri per i pellegrini che da qui partono per seguire il Cammino.

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Monastero di Roncesvalles

Si possono visitare il chiostro e la chiesa, ma nulla di più. Sì, c’è una cappella che si dice sia stata costruita sul luogo dove sarebbe morto Rolando. Ma questo è tutto.

Più graziosa è Ochagavía, dove il ponte pedonale sul fiume, i vicoli acciottolati e i fiori rossi sui davanzali sono il tipico scenario del paese di montagna.

Ujué è un borgo medievale fortificato, color miele. Sulla cima di una collina, silenzioso.  Anche l’Iglesia de Santa María è fortificata, in stile gotico e romanico. La vista che si apre dal camminamento. Si dice che qui sia conservato il cuore di Carlo Magno. È il morbido color sabbia a ricordarmi Mardin, nel sud-est della Turchia.

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Ujué

Il castello di Olite, quasi del tutto ricostruito negli anni ’30 come era in origine, si riconosce da lontano. Se prima era il nome a richiamare scene epiche di cavalieri e battaglie, qui è la vista del castello a far pensare a principesse imprigionate nelle torri, draghi sputa fuoco e coraggiosi cavalieri.

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Palazzo Reale di Olite

Torri merlate, giardini pensili, balconi da cui si ammirano i vigneti a perdita d’occhio. Un tuffo nel Medioevo e nei romanzi fantasy!

È il Parco di Urbasa però a lasciarci senza fiato. Non menzionato nella mia guida turistica, ci è stato consigliato da un’amica. E che consiglio fantastico!

La passeggiata è piacevole, anche se il caldo è soffocante. Il Rio Urederra forma laghetti e cascate in mezzo al bosco così suggestivi che vale la pena sudare per raggiungerli! Ma appena scorgiamo il primo ci si riempiono occhi e cuore! Lo spettacolo è mozzafiato!

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Mi ricordano molto le foto dei Laghi di Plitvice, in Croazia. Il rumore dell’acqua è rilassante, libera dalla stanchezza. Non ci si può avvicinare e non si può fare il bagno nel fiume, ma lo spettacolo è davvero unico! E di per sé rigenerante.

Circondati da soli visitatori spagnoli, seguiamo il sentiero lungo il fiume, passando da un laghetto all’altro, accompagnati dallo scrosciare dell’acqua azzurra come fosse un cielo terso illuminato dal sole di mezzogiorno. Completamente circondati da verde e marrone degli alberi e del sentiero in terra battuta.

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Parco Nacional de Urbasa

Ci fermiamo ad Artavia, dove si può fare il bagno nel fiume, anche se l’acqua è gelida. Sembra una piscina, da tanto è calma l’acqua. E stare seduti nel prato, guardarla e ascoltarla è sempre un piacere!

 

Informazioni pratiche:

  • A Pamplona, buonissima base per visitare sia i Pirenei che il Parco Nazionale di Urbasa, ci sono dei parcheggi gratuiti al di fuori del centro storico, che si raggiunge in pochi minuti con un’ascensore. Questi si trovano in Calle Rio Arga.

    Bar Restaurante Jatetxea
    San Nicolás, Cocina Vasca
    C/San Nicolás, 13
    Pamplona/Iruña
    Tel. 948 221319

  • Per il parco di Urbasa, anche Estella è una piccola cittadina lungo il Cammino di Santiago in cui può essere piacevole fermarsi.

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    EstellaBar Restaurante Izarra
    Caldereria, 20
    Estella/Navarra
    Tel. 948 550024

    All’ufficio turistico si possono trovare informazioni ed opuscoli utili riguardo tutta la regione.

  • Per iniziare la passeggiata che porta ai laghetti si segue la strada NA-7178 fino a Baquedano. Non si paga l’ingresso al parco, ma per parcheggiare l’auto il costo di 3 euro per l’intera giornata.

http://www.parquedeurbasa.es/
http://www.turismo.navarra.es/

Diari di viaggio · Spagna

Cassoulet e i primi pintxos

I chilometri che ci separano dal confine spagnolo sono tanti. Partiamo la mattina presto, dopo colazione, e ci fermiamo a Tolosa per la notte. Non troviamo traffico, ma decidiamo di prendercela con calma.

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Tolosa

Stasera ceniamo alla francese e passeggiamo per la graziosa città universitaria poco frequentata d’estate. Le vie del centro storico sono acciottolate e strette, per i soli pedoni. Con la luce del giorno, cominciamo a scoprirla dalla Place du Capitole, dove l’edificio che ospita municipio e teatro ha una facciata lunga 128 metri.

Vaghiamo per i vicoli e troviamo vie a dir poco popolate da soli negozi di fumetti e libri. Visitiamo la Cattedrale e torniamo a Place St-Georges, dove avevamo mangiato una cassoulet di fagioli secchi e carne per cena.

Il Couvent des Jacobins in mattoncini rossi, anche se con la facciata in ristrutturazione, merita una visita. La chiesa a due navate è illuminata dalla luce colorata che entra attraverso le vetrate istoriate e i soffitti sono altissimi.

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Couvent des Jacobins, Tolosa

Il chiostro è silenzioso e rilassante, con l’immenso refettorio che funse anche da maneggio per i cavalli dell’Armata Napoleonica nel XIX secolo.

Superiamo il confine a metà pomeriggio e in pochi minuti raggiungiamo San Sebastián: il caos. Una miriade di turisti e bagnanti, automobili in coda ai semafori troppo spesso rossi, prezzi per una camera doppia allucinanti.

Torniamo sui nostri passi e ci fermiamo nella più piccola (e tranquilla!) Hondarribia.

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Hondarribia

Circondata da mura e bastioni del XV e XVI secolo, si erge sulla sommità di una collina. Troviamo una stanza carina nel centro storico e decidiamo di tornare nella Rimini dei Paesi Baschi solo il giorno successivo. I nostri primi e agognati pintxos meritano di essere gustati con un bel bicchiere (o anche due) di vino tinto, senza l’ansia di doverci mettere alla guida!

Ci facciamo consigliare dalla proprietaria dell’ostatua dove alloggiamo quali sono i migliori: la “vita notturna” della città si svolge fuori dalle mura e dal centro storico, sul lungomare e le vie circostanti. La quantità di gente che riempie San Pedro Kalea è folle! I bar traboccano di calici di vino e pintxos esposti sui lunghi banconi, con gli avventori in mezzo alla strada che si gustano le proprie delizie in compagnia.

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Hondarribia si affaccia sull’oceano e una passeggiata tra Plaza de Armas, Plaza de Gipuzkos e le strette calles è piacevole. Tra una sosta e l’altra nei pintxos bar è anche perfetta una camminata sul lungomare, fresco per la leggera brezza che soffia di continuo.

Torniamo a San Sebastián nel primo pomeriggio. Per raggiungere il casco viejo, camminiamo lungo il Paseo de la Concha, una delle due lunghissime spiagge dorate della città. Definirla affollata è dire poco, ma la passeggiata sotto il sole è comunque piacevole. Raggiungiamo l’Ayuntamiento, un bel palazzo costruito nel 1887 come casinò e oggi sede del municipio cittadino. Saliamo al Monte Urgull a piedi, anche perché i mezzi pubblici per la vetta non effettuano servizio durante la Semana Grande, l’imponente festival estivo della città.

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Monte Urgull, San Sebastián

La vista da qui è spettacolare: si vedono il centro storico, Playa de la Concha e Playa de Gros, la Isla Santa Clara e l’oceano, di un blu intenso e cristallino davvero stupendo! Entrando nel piccolo museo che ripercorre la storia della città, raggiungiamo la statua del Cristo, il punto più alto del monte.

Scendiamo dal sentiero che porta a Plaza de Zuloaga, dove ha sede il San Telmo Museoa.

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San Telmo Museoa, San Sebastián

Ci perdiamo per i vicoli della parte vieja, vediamo l’esterno delle iglesias e Plaza de la Constitución, dove ogni finestra dei palazzi che la circondano è numerata. Facciamo uno spuntino a base di tapas, dato il susseguirsi di pintxos bar che non fanno altro che attirare la nostra attenzione.

Entriamo nella Iglesia del Buen Pastor e, con la storica funicolare del 1912, saliamo al Monte Igueldo, che chiude Playa de la Concha dal lato opposto a quello del Monte Urgull. Anche da qui, la vista è spettacolare!

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San Sebastián

Decidiamo che non vogliamo percorrere autostrade in Spagna, quindi per raggiungere Pamplona torniamo verso Hondarribia e seguiamo la statale, lasciandoci l’oceano alle spalle.

 

I “nostri” pintxos bar di Hondarribia:

  • Gran Sol
    San Pedro Kalea, 63
  • Vinoteka Ardoka
    San Pedro Kalea, 32
  • Restaurante Itsaspe
    San Pedro Kalea, 40
    www.restauranteitsaspe.com

 

Altri siti web utili:

  • www.toulouse-visit.com
  • www.jacobins.toulouse.fr
  • https://tourism.euskadi.eus/en
  • www.sansebastianturismo.com/en
  • www.monteigueldo.es
Diari di viaggio · Spagna

Euskadi: Ongi Etorri!

Euskadi. I Paesi Baschi spagnoli. Dove l’identità basca e così forte che tutto è scritto sia in basco che in spagnolo (e spesso solo in basco)… Le famose tapas sono i pintxos, superbi, e l’unica bandiera che sventola sui pennoni è quella basca.

La costa è aspra e verdissima, l’interno caldo e bruciato dal sole. Le città sono costruite in mattoni color miele, ci sono fiori colorati e vigne a perdita d’occhio. I borghi sul versante spagnolo dei Pirenei, i castelli, un parco naturale con cascate e laghetti che sono più azzurri di una piscina nuova di zecca.

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Ochagavía

Il Cammino di Santiago (che abbiamo incrociato molto spesso) e l’eremo sull’isolotto di San Juan de Gaztelugatxe da raggiungere con una camminata devastante, ma stupenda.

Pamplona è famosa per la corsa dei tori (abominevole, per quanto mi riguarda), ma durante il resto dell’anno è una bella e tranquilla cittadina di provincia. Logroño è rilassante e il vero paradiso dei bar che vendono pinchos e vino tinto.

Bilbao (meglio, Bilbo) è una grande città che espone il proprio passato industriale con orgoglio e la sua nuova vita, di città dell’arte contemporanea e all’avanguardia, è frizzante. San Sebastián è la Rimini basca, con le spiagge sovraffollate e speciale per le strette vie del casco viejo e gli onnipresenti pinchos bar, oltre ai ristoranti stellati per cui è conosciuta.

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San Sebastián

10 giorni, 3698 km on the road e 126 km a piedi. La mia auto che si vede che ha fatto così tanta strada, la mia Nikon ancor più vissuta, ma sempre perfetta.

Ce la siamo presa con calma, abbiamo mangiato (forse un po’ troppo) con gusto e curiosità. Ci siamo adattati agli alberghi senza aria condizionata e siamo stati sfacciatamente fortunati, sotto ogni punto di vista. Direi che questo viaggio è stato pressoché perfetto!

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Navarra

Austria · Diari di viaggio

Arte moderna e passeggiate in solitaria

È l’ultimo giorno. Passeggio da sola per Vienna, la mia amica lavora oggi. Pranziamo insieme con un immenso wrap rigorosamente bio. Voglio andare al Mumok, al MuseumsQuartier: c’è una mostra d’arte moderna che deve essere interessante. Ma apre alle 14, il lunedì. Fino all’ora di pranzo seguo i suoi consigli: torno nella Innere Stadt e cerco qualche regalo da portare a casa.

Lungo Mariahilfer Strasse ci sono negozi di ogni genere, da Zara a Butlers. Decido di passare di nuovo dalla Wiener Secessionsgebäude e dalla Staatsoper, poi vado a vedere il Palazzo dell’Albertina e il famoso Sacher Hotel.

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Wiener Secessionsgebäude

La Kärntner Strasse porta a Stephansplatz. È pedonale e circondata da palazzi bianchi e color sabbia: mi sembra di tornare al tempo in cui Sissi viveva all’Hofburg. La Kaisergruft, dove si trovano le tombe degli Asburgo, è in ristrutturazione e non si può visitare.

Giro per i vicoli intorno alla piazza del Duomo, passo dalla Mozart Haus e faccio una sosta alla boutique dei Manner, i famosi wafer viennesi. Mi godo la piazza principale sedendomi su una panchina sotto il sole rovente. Vedo l’Ankeruhr, progettato da un collaboratore dei fratelli Klimt secondo i dettami dello Jugendstil.

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Ankeruhr

La Ruprechtskirche, romanica e sobria, è la più vecchia della città. Scendo le scale e nelle vie che seguo per tornare verso il Graben ci sono solo io, quasi! Su Herrengasse c’è un negozio di dolciumi con vetrine bellissime e un paio di posti dove acquistare regalini davvero carini.

Prima di entrare al Mumok mi rilasso sulle panche azzurre. Al museo c’è la mostra Painting 2.0: Expression in the information age, dove sono esposti dipinti da Andy Wahrol a Monika Baer. Mi rilasso per un paio d’ore, al fresco e nella quiete del museo.

Torno al sole, passeggio per Neubaugasse e Lindengasse. È ora di tornare verso casa: devo fare la valigia, prendere la metropolitana e il treno, se non voglio perdere l’aereo. Mi mancano già la mia amica e l’atmosfera della grande città!

Continuo a sognare di vivere in una metropoli. La gamma di possibilità a disposizione è ciò che mi manca nel paesello. Usare i mezzi pubblici, la bicicletta, muovermi a piedi. Per quanto mi piaccia guidare, potrei anche fare a meno dell’automobile in un posto così. E ogni volta che ne visito una, il desiderio diventa più forte!

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Dato che i consigli gastronomici non guastano mai, ecco qualche idea.

A Spittelberg ci sono una serie di ristoranti di cucina austriaca molto graziosi, per una serata, un pranzo o un brunch rilassante.

Se si cerca qualcosa di più alternativo (e più viennese, ormai), vegan burgers davvero squisiti si trovano da “Swing Kitchen”:

  • Oberngasse 24, di fianco all’università TU, in Karlsplatz;
  • Operngasse 24.
  • www.swingkitchen.com

Per il gelato cercate “Eis Greissler”. Se c’è la fila, non preoccupatevi. Mettetevi in coda e ne varrà la pena!

  • Rotenturmstrasse 14, vicino a Schwedenplatz;
  • Mariahilfer Strasse 33.
  • www.eis-greissler.at

Il Film Festival c’è ogni anno, da metà luglio ad inizio settembre. Se vi trovate a Vienna in questo periodo venite qui per cena: l’atmosfera è giovane e vitale e la scelta è molto ampia. Se volete, potete mangiare cibi assolutamente diversi stando seduti allo stesso tavolo!
www.filmfestival-rathausplatz.at

Se vi piacciono i würstel, ci sono chioschi che li vendono in ogni angolo e quasi a ciascuna fermata della metropolitana e del tram.

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Per acquistare i Manner, i Mozartkugeln e qualsiasi altro genere di dolci non fermatevi nella Innere Stadt: lungo Mariahilfer Strasse ci sono molti negozi che li vendono e i prezzi sono decisamente inferiori!

Austria · Diari di viaggio

Emozioni: Wien, day 2

È domenica. I negozi sono chiusi, la città è tranquilla e più vuota del solito. Passeggiamo per Spittelberg con il sole alto nel cielo, fotografiamo i giardini dei ristoranti e le porte, le vetrine dei negozi con i cartelli che intimano “No Photos” proprio sotto i nostri occhi.

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Spittelberg

Il MuseumsQuartier è perfetto per un brunch (o una colazione domenicale – tanto qui si prolunga anche fino alle 15 l’orario del breakfast). D’inverno il cortile centrale è vuoto, visto il clima gelido. Ma d’estate è letteralmente gremito di tavolini e bar, panche colorate per sdraiarsi a prendere il sole tra la visita di un museo e un altro.

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MuseumsQuartier

L’Hofburg è poco lontano, basta attraversare Maria-Theresien-Platz. Prima di camminare per i vicoli affollati della Innere Stadt, però, voglio saperne di più su Friedensreich Hundertwasser. Il museo e l’edificio progettato dall’architetto eclettico a me sconosciuto (fino a questo momento) si trovano nei dintorni di Löwengasse, poco lontano dal Canale del Danubio. Andiamo in tram.

La Hundertwasserhaus è stupenda, anche se ancora non conosco il pensiero che sta dietro le sue forme. È colorata e morbida, tutta curve, sembra in grado di cullare chi la osserva e vi cammina accanto. Ed è subito amore per questo architetto e i suoi lavori. Andiamo alla KunstHausWien, poco lontano, e il sentimento diventa ancor più profondo: la sua filosofia ecologista, la concezione dello spazio e della natura sono sorprendenti! Un artista puro, che non pretende di spiegare i propri dipinti, anzi, vuole “solo” trasmettere emozioni.

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Hundertwasserhaus

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KunstHausWien

Dopo un’insalata, basta attraversare il canale del Danubio per raggiungere il Prater. L’immensa macchia verde è dotata di un grande parco divertimenti, che quest’anno compie 250 anni ed è stato il primo ad essere aperto nel mondo.

Lo attraversiamo fino al nuovo campus universitario della WU, dove gli edifici sono tutti particolari: uno arancione e senza angoli, che un po’ mi ricorda Hundertwasser; la biblioteca sospesa sopra le nostre teste, che sembra la prua di una nave, grigia, inclinata e con immense vetrate.

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Prater

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Campus WU

Con la metropolitana torniamo a Schwedenplatz, quella che nell’intento dei suoi progettisti doveva essere la nuova porta d’ingresso alla città. Ci incamminiamo sulla passeggiata che costeggia il Danubio per raggiungere a piedi il Fernwärme, l’inceneritore di rifiuti che Hundertwasser ha riqualificato nel 1971, vicino alla fermata della metropolitana di Spittelau.

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Fernwärme

Da Schwedenplatz percorriamo più di due chilometri lungo il fiume. Sono perfetti per un’oretta di jogging, nonostante le persone in passeggiata siano molte nel weekend. I graffiti, il fiume e lo sferragliare della metropolitana che passa proprio di fianco al sentiero lo rendono diverso dai soliti lungofiume. Ci sono le zone dove fermarsi a fare esercizio e le panchine per riposarsi.

Dopo centinaia di foto all’inceneritore, davvero spettacolare, ricco di colori e positività, torniamo di nuovo a Schwedenplatz, per il gelato e la Innere Stadt. E devo dire che il gelato bio di Eis Greissler è uno dei più buoni che abbia mai mangiato! Oltre al fatto che il gusto “semi di papavero” non l’avevo mai scovato da nessuna parte…

Si capisce subito che stiamo entrando nel centro storico della capitale. I negozi – anche qui chiusi, per lo più – e il numero di persone è altissimo, la piazza del duomo è piena di vita! Passiamo da Stephansdom e percorriamo il Graben, la via pedonale con i negozi di lusso. Torniamo alla Syria e al presente per qualche momento, davanti a un tentativo ben riuscito di sensibilizzare i passanti alla condizione attuale del Paese mediorientale.

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“Hier ist Syrien”

Andiamo alla Judenplatz, dove c’è il monumento commemorativo dell’Olocausto, alla Kirche am Hof, a Freyungplatz e Michaelerplatz, dove l’edificio volutamente modesto progettato da Adolf Loos contrasta con la magnificenza dell’Hofburg e le carrozze parcheggiategli di fronte. Passiamo dallo storico Café Central, prima di tornare alla residenza degli Asburgo.

C’è un artista di strada che fa le bolle di sapone, con il tramonto rosa e giallo alle spalle, tra le cupole del Naturhistorisches e del Kunsthistorisches Museums.

Ceniamo in Rathausplatz e ci diamo alla pazza gioia: Spätzle al formaggio, baked potatoes con la crema di formaggio e aglio, Himbeerbowle con i lamponi – buonissimo, ma decisamente alcolico!

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