Diari di viaggio

Dietro le dune

Nel corso del nostro viaggio in Marocco una delle esperienze più entusiasmanti è stata l’attraversamento del deserto. Prima di allora se pensavo alla parola “deserto” mi immaginavo una distesa di sabbia infinita, temperature fuori dal comune, colori accesi, oasi con palme e pozze d’acqua: diciamo che avevo un’idea abbastanza comune di un posto così esotico e lontano. La realtà è però qualcosa di totalmente differente e di stupefacente; decisamente oltre ogni mia aspettativa.

Siamo partiti dall’oasi di Merzouga per arrivare dopo circa 3 giorni alla città di Zagorà, quasi rinnovati, come se fossimo passati attraverso uno spazio a sè, rinvigoriti e pronti per continuare il nostro viaggio.
Merzouga è un luogo che riserva una bellezza mozzafiato: dune altissime e di una sabbia rossiccia-ambrata, una distesa uniforme interrotta solo dalle rare impronte dei dromedari. Per noi ha rappresentato un primo assaggio di ciò che ci aspettava e siamo stati per molto tempo, quasi paralizzati, a gioire degli effetti del vento sulla sabbia, del continuo mutare del paesaggio e dell’aria di pace che aleggia poco prima del tramonto. Nel momento in cui lo sguardo si perde tra le dune percepisci un senso di pienezza, automaticamente ti spunta un sorriso e vuoi condividerlo con i tuoi compagni di viaggio: il deserto ti mette di buon umore.
Siamo partiti da Merzouga con la nostra fedele “macchinina”, affiancati da una guida esperta del luogo sia per evitare imprevisti sia per goderci di più questa esperienza. La sequenza dei giorni trascorsi nel deserto è confusa nella mia mente e non so farne un’analisi precisa e matematica. Sono sicuro che questo “disordine” è attribuibile all’essenza stessa del deserto, che è così vario e sorprendente da rendere impossibile una sorta di catalogazione. A volte quando la bellezza di un luogo è così grande è difficile analizzare tutto in modo perfetto e preciso: semplicemente archiviamo le sensazioni e le emozioni che abbiamo provato, ricordiamo un odore, un sapore, qualcosa di semplice, che però si fisserà per sempre nella nostra memoria.
Attenzione Deserto!
Un aspetto per noi molto nuovo è stato il fatto che il deserto Marocchino non è formato solo da dune e da sabbia, ma anche da infinite distese di terra/fango molto secche e completamente piatte, senza alcun dislivello. Ma non solo: a queste si alternano zone rocciose, sulle quali la macchina trema e si scuote, senza sosta, e sulle quali è difficile condurla con tranquillità. E proprio a questo proposito voglio rendervi partecipi del fatto che guidare nel deserto è qualcosa di assolutamente indimenticabile e fantastico: sei messo alla prova, in alcuni momenti sei consapevole della difficoltà e sei spinto a superarla, usando tutte le tue capacità. Per questo ti senti costantemente concentrato, sai di non poter sbagliare: non puoi rischiare di rimanere insabbiato o di perdere la strada. A volte capita, ma fa parte del rischio e del viaggio, e si trova sempre una soluzione, soprattutto con validi compagni di avventure.
Ricordo ancora benissimo la sensazione che ho provato guidando nel deserto: il timore di commettere uno sbaglio tra le sabbie alte e mutevoli, ma contemporaneamente la voglia di andare avanti, di avanzare sebbene con difficoltà; l’adrenalina che senti quando schiacci l’acceleratore lungo le infinite distese piatte e ininterrotte; il senso di smarrimento mentre procedi attraverso una tempesta di sabbia, guardando le tracce sul terreno, dando ascolto al tuo istinto. Tutto questo è niente se detto a parole, ma vi assicuro che in quel momento eravamo carichi di emozioni indescrivibili e che solo un viaggio nel deserto può farvi capire. Quindi non aspettate troppo! Prendete la macchina o noleggiatela e partite per questo luogo stupendo.
Deserto Marocchino
Voglio anche parlarvi di un’esperienza straordinaria nella sua semplicità, che ci si è presentata durante questo viaggio. Per una notte ci siamo accampati con la tenda nel letto di un fiume, completamente secco, circondati da alberi di acacia e niente altro. Abbiamo passato ore a guardare il cielo stellato: miriadi di puntini bianchi disegnati su uno sfondo blu scuro impenetrabile. Sono paesaggi che non ti capitano spesso sotto gli occhi, quindi nei momenti in cui li hai quasi a portata di mano cerchi di ricavarne tutto ciò che puoi e ti lasci pervadere dalla sensazione di infinito che ti danno. Ti senti veramente parte del mondo.
Ma l’eccezionale è accaduto la mattina successiva: appena svegli abbiamo iniziato a sistemare le nostre cose, pronti per ripartire, quando ad un certo punto abbiamo visto due persone a poca distanza da noi. Un bambino (di circa 6 anni) ed una bambina (di circa 11 anni), probabilmente fratello e sorella, si sono avvicinati a noi, nel silenzio più totale. Ci guardavamo a vicenda, senza dire una parola. Ci fissavano con i loro occhi grandi grandi, probabilmente chiedendosi cosa stavamo facendo e perchè. Appartenevano ad una famiglia di nomadi, accampata non molto lontano da dove ci eravamo fermati, ed erano venuti a farci visita con la curiosità tipica dei bambini. Non ci sono state parole in questo incontro, dato che non ci capivamo a vicenda, ma è stato comunque emozionante. Rappresentavamo due modi di vivere completamente differenti, con opportunità e culture diverse messe a confronto. Mi sono sempre chiesto cosa hanno pensato quei bambini quando ci hanno visto sistemare le nostre cose, ma non potrò mai saperlo, solo immaginarlo: ma in fin dei conti anche questa incertezza è affascinante e racchiude in sè un certo mistero. Durante il nostro viaggio in Marocco abbiamo conosciuto moltissime persone autentiche, disponibili, che si sono comportate come se fossimo tutti amici. Però questi due bambini hanno rappresentato un incontro molto particolare: forse dato che eravamo circondati solo da distese di sabbia e roccia si è creata un’atmosfera unica, in cui solo gli occhi e qualche dono hanno permesso un flebile legame.
Poi ognuno è andato per la propria strada, senza parole, con un semplice ricordo, scomparsi dietro le dune.

Diari di viaggio

Unica nel suo genere

Marrakech è una città incredibile.
Per lungo tempo è stato il centro culturale, economico e religioso di tutto il Marocco, e nell’immaginario comune ruba ancora la scena alla capitale politica, Rabat.
Non c’è da stupirsi che Jāmiʿ el-Fnā sia la piazza più frequentata di tutta l’Africa, attraendo a sè tutti i visitatori curiosi. Potrebbe, nel corso del tempo, aver perso il suo immenso fascino, ma acquistandone uno diverso: ad ogni ora è affollatissima di gente del posto, di turisti e di mercanti, ognuno dei quali è alla ricerca di qualcosa di unico in questo centro che può offrire tutto. E’ la piazza intorno alla quale si sviluppa tutta la città vecchia ed è il fulcro vitale di Marrakech sia di giorno che di notte: potrete trovare ristoranti, bancarelle di frutta e di verdura, venditori di datteri e gelaterie. Rimarrete affascinati dal flusso di persone ininterrotto e presto vi ritroverete in una stradina della medina, non più circondati da un ampio spazio, ma racchiusi tra le ombre proiettate dalle case, alla ricerca di una delle tante meraviglie della città. Perdetevi fra i tortusi vicoli, non seguite una strada precisa, anche perchè riuscirete sempre a tornare alla grande piazza, lasciandovi quindi liberi di scoprire qualche scorcio semplice e peculiare.

Molto affascinante è la bellissima Medersa di Ali Ben Youssef sviluppata intorno ad una corte centrale, con alte pareti finemente lavorate, che racchiudono al proprio interno le stanze per gli studenti e lunghe gallerie che è possibile percorrere. Medersa di Ali Ben Youssef, Marrakech
Medersa di Ali Ben Youssef, Marrakech Rappresenta un luogo di pace e tranquillità, isolato dal mondo caotico che la circonda, quasi come un’oasi nel deserto. Trasmette una sensazione di sacralità e devozione particolari, a cui ci si deve dedicare con impegno e volontà. Questo luogo ha senza dubbio il grande pregio di far capire ai suoi visitatori quanto sia ancora importante l’educazione religiosa anche in una città cosmopolita come Marrakech.

E’ difficile descrivere con le parole le numerose sfumature di questa città, ma in ogni direzione potrete scoprire caratteristiche anche opposte tra di loro, ma perfettamente fuse le une con le altre. Un aspetto tipico di Marrakech sono i numerosi souk che vendono merci che vanno dagli oggetti tradizionali, come i tappeti berberi, a quelli che vendono componenti elettroniche e tecnologiche, creando un forte contrasto. Uno dei souk più belli che abbiamo visitato si trova in un piccolo incrocio all’interno della medina, raggiungibile da tutte le direzioni e meno caotico della grande piazza principale. Ci ha molto colpito perchè una bancarella vendeva ingredienti per “pozioni”, intese ovviamente come tisane medicamentose o rimedi naturali a diversi disturbi della salute. E’ a dir poco impressionante come in una città commerciale come questa resti ancora forte l’identità culturale di un popolo antico e saggio, che sa valorizzare le proprie tradizioni e mantenerle vive nel tempo.

Souk di Marrakech

I luoghi interessanti da visitare sono molti e non basterebbe sicuramente un articolo per dare a ognuno la propria importanza. L’unico modo per scoprirli è gettarsi nel caos di questa città unica in tutto il Marocco, ascoltare, vedere e percepire gli odori che permeano le sue strade e le sue piazze. Sarà come assaggiare un cibo completamente nuovo: sconvolgerà i vostri sensi e se riuscirà a piacervi vi allontanerete sicuramente con un sorriso.

Diari di viaggio · Marocco

In fondo alla Gola

Se mi chiedessero l’esperienza più bella del nostro viaggio in Marocco la scelta sarebbe difficile. Era tutto così nuovo, così speciale e diverso. Però a pensarci bene non sceglierei il deserto (fantastico!) e nemmeno qualche grande città (caotiche e bellissime!), ma parlerei di un luogo magico, da esplorare, da togliere il fiato. Ed è proprio di questo che voglio scrivere.

Le Gorges du Dades rappresentano un’esperienza unica per chi viaggia in Marocco con la propria macchina o con una vettura noleggiata. Gole profonde, fiumi impetuosi, distese di palme incastrate tra le rocce, antiche Kasbah in bilico sul fianco di una montagna o saldamente costruite in mezzo ad una valle. Sicuramente ciò che più colpisce la vista sono i colori: l’arancione-rosso delle rocce, l’azzurro-grigio dell’acqua dei fiumi, il verde acceso delle palme e il turbinio colorato della polvere alzata dal vento. Come vedete è difficile attribuire a ciascuno di questi elementi un solo attributo, un solo colore. Ogni particolare è donato dall’interazione di diversi fattori: il colore che hanno le montagne non è solo da attribuire alle rocce che la compongono, ma ai giochi di luce ed ombra che il sole crea ad ogni angolo, rendendo tutto indescrivibile.

Gorges du Dades

Una volta entrati nelle gole tra le montagne vi dimenticate subito la strada che avete fatto per arrivarci, perchè è come essere catapultati in un mondo a parte. Vi troverete ben presto tra altissime pareti di roccia, nella profondità della gola, con la bocca aperta e gli occhi rivolti verso l’alto a cercare il cielo. Saranno le stradine tortuose, in salita e in discesa, a guidarvi; non abbiate timore di fidarvi di loro. Mentre attraversate questo splendido posto fermatevi più spesso che potete perchè ogni frammento di paesaggio è diverso da un altro. Passerete da luoghi stretti a spazi più ampi e aperti, dove i vostri occhi saranno nuovamente liberi di guardare le meraviglie che le montagne nascondono gelosamente alla vostra vista. Anche se le strade da percorrere non sono moltissime è sempre utile portarsi una bella cartina, che a noi non è mai mancata e che grazie alle abilità di alcuni ci ha sempre ricondotto verso la giusta rotta.

Come sempre a parlarne ritornerei in questo istante in quei luoghi, circondato dal rumore dell’acqua che scorre, dalle lontane grida di intere famiglie che fanno il bagno tra le correnti “fredde” (per i loro standard!), senza alcun pensiero. La magia di questi posti risiede nella loro capacità di trasportarti verso una quiete e una felicità che fino ad un attimo prima eri solo in grado di sognare.
Se progettate di andare in Marocco non pensate nemmeno per un secondo di tralasciare questo luogo.

Le Gorges du Dades sono situate a est-sud-est di Marrakech e a nord est della città di Ouarzazate. Sono facilmente raggiungibili con un mezzo proprio e probabilmente in determinati periodi dell’anno sono molto frequentate, ma a metà luglio erano abbastanza tranquille e davvero estremamente piacevoli.
Buon viaggio!

Mente vagabonda

Vai Mente! Vai!

Eccoci qua con un nuovo articolo, nonostante qualche settimana di inattività.

Purtroppo i viaggi in questo periodo sono stati assenti, dato che ci sono stati molti impegni a cui “stare dietro”, però ho un segreto per voi. Leggete!
Non intendo solo di leggere questo articolo, ma soprattutto di leggere libri, riviste, pagine internet, qualsiasi cosa vi capiti tra le mani.

Spesso si sente dire che si sta perdendo la tradizione della lettura e l’abitudine di sfogliare un buon libro, favorendo gli “intrattenimenti tecnologici”, ma non credo sia veramente così. A moltissime persone, me compreso, piace leggere libri su libri, e confido che anche voi siate tra queste. I libri sono sempre stati una fonte di svago, di piacere, di cultura, di arricchimento personale ed è più che mai vero che ogni libro racchiude la persona che lo ha scritto e le emozioni che questa persona ha provato. Vivere un libro significa conoscere il suo autore, il tempo in cui è vissuto, il mondo in cui è cresciuto, la sua parte più intima.
Soprattutto, un buon libro può permettervi di viaggiare: un viaggio che non è possibile fare fisicamente, un viaggio nel tempo oltre che nello spazio. Allora perchè non approfittarne? Ci sono molti libri diversi, tutti bellissimi. Ci sono i libri che leggi tutto di un fiato appena hai un po’ di tempo libero. Ci sono i libri che invece impieghi settimane a finire, perchè vuoi gustarteli piano piano, perchè in essi vi sono così tante cose racchiuse da richiedere molto tempo. Ci sono i libri che ti fanno vivere avventure. I libri che ti fanno dire: “Vorrei essere lì anche io”. I libri che ti permettono di viaggiare verso mondi nuovi, con l’immaginazione e la fantasia. Ci sono anche quei libri che non ti fanno sentire solo, che ti fanno compagnia e ti migliorano le giornate. Altre centinaia di diverse caratteristiche sarebbe possibile elencare, tutte in grado di rendere affascinante questo mondo di carta e di lettere, scritte da uomini per altri uomini, come una tradizione da tramandare. Anche in questo è racchiusa la bellezza della lettura: segreti di vita trasmessi da generazione in generazione, squarci di storia, istantanee di momenti unici. Come se diventasse una memoria collettiva, al pari dei grandi sistemi di archiviazione dei dati della nostra tecnologia: solo più intimo, più autentico, più vivo.

Semplicemente i libri ti donano tanto, e soprattutto ti ascoltano in silenzio. Leggendo permetti alle tue emozioni di rivivere nelle pagine che stai sfogliando, di correre libere senza sentire il peso che molte giornate possono portare con sè. Non leggete solo quello che vi piace, fatevi stupire, esplorate, meravigliatevi e permettete anche ad un buon libro di plasmare una parte di voi stessi.
Vai Mente! Vai! Viaggia tra le lettere e le pagine, esplora i desideri di qualcun altro, nutriti di emozioni, amori e delusioni, ma non fermarti mai. “Solo chi sogna può volare”. E a questa famosa frase aggiungerei anche: solo chi legge può sognare.

Ah dimenticavo la domanda più importante: quali sono i vostri libri preferiti?
Buona lettura!

Diari di viaggio · Marocco

Un ricordo e una realtà

Ci sono viaggi che ti cambiano dentro, che ti danno energia e che aggiungono alla tua storia un tassello emozionante ed unico. Io la mia prima esperienza di questo tipo l’ho vissuta in Marocco. Un viaggio stupendo, con persone per me molto importanti.
Colgo l’occasione per ringraziarle di aver reso possibile questo viaggio e di aver condiviso con me tutte le sue sfumature.

Siamo partiti per il Marocco i primi giorni di Luglio del 2012, dopo una programmazione lunga e una preparazione “all’ultimo momento”. Appena saliti in macchina eravamo già persone diverse, ma non come lo saremmo state una volta scesi al nostro ritorno. Sapevamo che sarebbe stata un’avventura in parte anche imprevedibile, perchè è sempre così: si prepara un itinerario, ma c’è sempre un piacevole imprevisto che ti fa cambiare rotta; ci sono sempre delle deviazioni imperdibili, decisioni da prendere al momento. E vi assicuro che è questo il bello di un viaggio.
Eccoci pronti allora, senza aspettative, ma con immensa voglia di scoprire e di essere stupiti. Mangiamo velocemente tutti i chilometri che ci distanziano dal nostro traghetto ad Almeria, in Spagna; chilometri che sembrano volare e che affrontiamo con tutte le nostre energie, leggendo guide, facendo foto, sognando. Dopo due giorni di guida quasi ininterrotta arriva il momento in cui parcheggiamo la macchina sulla nave che ci porterà verso il vero inizio della nostra avventura. Non stiamo più nella pelle, la costa spagnola si allontana e le acque che ci dividono dalla costa africana sono sempre meno numerose. Il tempo sembra non passare, la barca dondola fin troppo, le persone sono moltissime e tornano tutte dalle proprie famiglie, a casa loro. L’interno dell’imbarcazione è immerso in un’atmosfera calma, silenziosa, quasi sonnolenta. Si percepisce già la diversa cognizione del tempo tipica della vita nel continente che ci attende. Niente a che vedere con la frenesia europea. Senti immediatamente che hai perso un pezzo superfluo imbarcandoti in questo viaggio e la sensazione di leggerezza è piacevole. Inizi a pensare a ciò che ti aspetta e a ciò che ti sei lasciato alle spalle, quando inaspettatamente ti accorgi di essere quasi approdato e allora fai vagare la vista e la mente sulla terra che hai davanti. Ufficialmente non siamo ancora in suolo marocchino, dato che la città di Melilla è considerata spagnola, ma manca poco.
Dopo un veloce giro della città ci apprestiamo a fare una lunga fila alla dogana. Veniamo subito catapultati in quel caos ordinato, quasi programmato, che ci attenderà in ogni città di questo splendido paese: macchine strapiene, parcheggiate in file apparentemente senza un senso logico; persone sedute per strada; persone che corrono a presentare i documenti alle autorità doganali; donne che sistemano i bagagli nelle macchine; bambini che corrono tra le vetture. Siamo affascinati da tutto questo via vai che ci scorre sotto gli occhi: una realtà di cui ci sentiamo già un pochino parte. Le ore passano, ma superiamo la dogana senza alcun problema, stanchi, ma vivaci ed energici. Ci sentiamo come se stessimo varcando la porta di un palazzo immenso e prima d’ora sconosciuto.
Siamo in Marocco.
Non siamo ancora abituati al caldo, perciò ci rinfreschiamo con un “Chai alla menta” bollente. Può sembrare un controsenso, ma allevia veramente la sensazione del caldo e sono sicuro che i miei compagni di viaggio sono d’accordo nel dire che è stato il più buon thè alla menta di tutto il viaggio.
Gorges du Ziz
Ora siamo pronti. Le mete davanti a noi sono moltissime e proveremo a raccontarvi le nostre esperienze in alcune di queste. A ripensarci è un po’ come una favola: paesaggi incantevoli, luoghi da “Le mille e una notte”, persone accoglienti, cibi nuovi, culture differenti e affascinanti.
Mi sembra di salire in macchina proprio in questo istante. Il ricordo diventa nuovamente realtà. Pronti e via.

Mente vagabonda

Partire = Cambiare

La grandezza di un viaggio si nasconde dietro piccoli segni che ci liberano la mente e ci fanno vivere.

Spesso abbiamo bisogno di trovare solo un momento per noi stessi, un momento che le mura di casa o i quartieri della nostra città non possono darci. Quanti spazi di solitudine cerchiamo per fare chiarezza dentro di noi, ma il risultato è esattamente l’opposto? Si crea più confusione, più caos. La colpa non è da attribuire alla propria incapacità di cambiare, ma più verosimilmente la causa è il luogo in cui ci si trova. Attenzione però: viaggiare da soli non è sempre la soluzione migliore. Per quanto mi riguarda la serenità e la forza di resettare il timer e ripartire, la ritrovo viaggiando in compagnia, perchè in questo modo riesco a stabilire veramente gli spazi di cui ho nuovamente bisogno. Credo, infatti, che solo il confronto con un buon compagno di viaggio potrebbe permettermi di fare il salto necessario per cambiare me stesso.

Spesso ognuno di noi prova a cambiare per qualcun altro, poi ci prova per se stesso, ma ormai il passaggio tra questi due stadi è così sottile da risultare indistinguibile. Alla fine di una lunga strada si cambia davvero, ma manca sempre l’ultimo passo. A questo punto ci sono persone che devono farlo da sole questo step finale, per orgoglio o per carattere, e ci sono invece quelle che vogliono farlo con qualcun altro. Io credo di appartenere al secondo gruppo, perchè mi piace intrecciare la mia vita con quella di un’altra persona e raggiungere un obiettivo insieme mi trasmette un maggior senso di completezza.
Fondamentale rimane l’ambiente esterno. Una città completamente da scoprire è sicuramente uno stimolo al cambiamento, soprattutto se fatto con le persone giuste.

Leggere guide, prendersi il proprio tempo, studiare le cartine per trovare una nuova meta: sono tutte azioni che ti riempiono la giornata, ma contemporaneamente creano spazio nella tua mente. Ti danno respiro per procedere verso una svolta. Ti danno anche la forza necessaria per cambiare, poichè ti inserisci in un meccanismo che ti trascina con un senso di positività.

Se dovete fare un cambiamento importante, da soli o con qualcun altro, non aspettate che il tempo vi sormonti, ma prendete e viaggiate. Non importa se lontano o vicino, se per tanto o poco tempo: partite.

Eventi

L’Artigiano in Fiera

Per il secondo anno consecutivo ho assistito alla Fiera dell’Artigianato che si è svolta dal 29 Novembre all’8 Dicembre a Fiera Milano-Rho. Da raggiungere è molto semplice dato che è possibile prendere la metropolitana della linea Rossa in direzione Rho-Fiera per arrivare direttamente sul posto; in alternativa, dalla stazione di Milano Porta Garibaldi è possibile prendere un passante in direzione Varese o Novara e scendere alla fermata di Rho-Fiera con un tragitto di 15 minuti. Tutte le informazioni necessarie si trovano sul sito www.artigianoinfiera.it .

Scaricando l’anteprima della mappa dal sito potrete vedere con i vostri occhi che è davvero immensa, con tantissimi Paesi rappresentati, ognuno dei quali esporrà cose originali e caratteristiche delle proprie tradizioni. Una volta all’interno dei padiglioni lasciatevi guidare dal flusso della folla che percorre i corridoi, soffermandovi sulle cose che più vi interessano e gustando alcuni piatti tipici delle diverse località. Mete interessanti ce ne sono molte (tutte direi), anche se purtroppo non sono tutte bene rappresentate. Ci sono infatti alcuni Paesi ai quali è stato dedicato uno spazio espositivo molto ampio, mentre altri sono un po’ messi in disparte nonostante siano altrettanto interessanti e particolari.
Il punto forte di questa fiera è il riuscire a valorizzare la bellezza dei singoli Paesi mettendo a confronto le grandi diversità che intercorrono tra i popoli. Ovviamente si perde un po’ di atmosfera dato che culture diverse si trovano a pochi passi l’una dall’altra e cogliere a pieno ognuna di esse è impossibile. Però questa occasione deve solo essere un “assaggio” e vi prometto che scoprirete voi stessi a dire “Lì devo andare per forza”. E in questa affermazione si realizza l’obiettivo della Fiera dell’Artigianato: suscitare interesse per luoghi e culture anche completamente diverse dalla propria identità.

Se vi trovate a Milano o nei dintorni durante il periodo in cui è organizzata questa fiera vi consiglio di farci un salto, almeno una volta, anche solo per stupirvi degli odori, dei sapori e degli oggetti che troverete. Deve essere uno stimolo per poi partire davvero verso Paesi del mondo nuovi e sempre affascinanti. Un ultimo consiglio: non visitate solo gli spazi espositivi dei Paesi che più vi interessano, ma date spazio anche a quelli che meno vi attraggono perché è un’opportunità per scoprire qualcosa di nuovo.

Mente vagabonda

Vacanze in arrivo?

Le vacanze di Natale si avvicinano, tutti avremo un po’ di tempo libero da dedicare alle nostre passioni e alle persone a noi care, o semplicemente a noi stessi. Allora viene naturale chiedersi “Dove potrei andare a fare un viaggio?”.

La mia intenzione non è di scrivere una guida sui luoghi più belli e magici da visitare in occasione di questa festività (ce ne sono già tantissime in internet che potranno soddisfare le vostre richieste), ma piuttosto di raccontarvi i miei progetti, che a dire il vero non sono ancora ben definiti.

In verità un progetto l’avevo messo a punto e avevo preparato tutto il necessario per partire, effettuato le prenotazioni del caso, comprato guide e cartine, ma purtroppo una serie di imprevisti mi ha costretto a rivalutare la mia destinazione. Il piano iniziale era, infatti, quello di recarmi alcune settimane a Tokyo, Giappone. Considero questa città come un mio sogno personale, da raggiungere (tra le altre infinite mete) insieme a tutto il Giappone. Un luogo magico dove modernità e tradizioni si mescolano come i colori su di una tela. Una grande metropoli dove il tempo scorre veloce, ma sembra anche fermarsi per farti respirare e analizzare quello che sta succedendo intorno a te: la frenesia delle persone che percorrono le strade, le luci abbaglianti delle insegne al neon, la tranquillità dei parchi, la sacralità e l’immobilità dei templi, il caos metropolitano e l’impressione che la vita non si fermi davvero mai. Come non rimanere affascinati solamente dall’idea di tutto questo?
Ho sognato molto questo viaggio ed essere ad un passo dal partire è stato elettrizzante. La rinuncia sarà solo temporanea, il Giappone è lì che mi attende e presto o tardi riuscirò a raggiungere il mio obiettivo.

Ora però mi trovo con una voglia pazzesca di andare via, quasi come una necessità, e nessuna idea in testa sulla mia possibile meta. Sicuramente dovrò decidere di andare più vicino a casa e per un tempo più breve, ma non voglio svalutare questa idea. L’Europa è altrettanto bella ed affascinante, con un carattere decisamente opposto e con un’atmosfera diversa, ma assolutamente magica, soprattutto durante questo periodo. Le strade iniziano ad affollarsi di persone alla ricerca dei regali di Natale: chi decide di portarsi avanti e organizzare in anticipo le proprie giornate per comprare ciò che desidera e chi invece si concederà lo shopping natalizio dell’ultimo minuto. Le piazze saranno invase dai mercatini di Natale, illuminate a festa, magari imbiancate da una spruzzata di neve candida. Il chiacchiericcio delle persone nelle strade farà da sottofondo musicale al lento passeggiare nelle vie della città. Il tempo non si fermerà nemmeno qui, solo trascorrerà più lentamente, come se fosse tutto ovattato e circondato da luci colorate.

Alla fine dipende tutto da come decidete di vedere le cose. E’ sempre questa la differenza: il punto di vista. Per molti, forse, non ci sarà questa atmosfera e vedranno semplicemente delle persone che fanno avanti e indietro per una strada, cercando di fare felice qualcuno con un regalo a cui forse non hanno pensato neanche troppo; le luci sembreranno pallide e la neve soltanto una seccatura.
Ma l’importante non è il Natale, non è il semplice regalo o la neve o le luci. La bellezza risiede nella decisione di dedicare un po’ di tempo a noi stessi o a qualcuno che amiamo, anche solo il fugace attimo di un pensiero, di un regalo. Quante volte durante l’anno prendete un momento per voi stessi e per gli altri? Intendo un momento che non sia durante la pausa pranzo o il viaggio di ritorno a casa dopo una giornata impegnativa o prima di addormentarvi. Intendo un momento che scegliete di prendere solo per il piacere di farlo e non per qualche “dovere” sociale o affettivo. Donate a voi stessi e agli altri il vostro tempo, perché è sicuramente il dono più grande di tutti, e soprattutto è qualcosa che non torna più indietro.

Mi sono sicuramente un po’ dilungato e non ho ancora deciso la meta del mio viaggio. Per ora faccio volare la mia mente, immaginando di essere con chi vorrei in un luogo che farò scegliere alla mia immaginazione. Deciderò sicuramente nei prossimi giorni, dato che non posso tenere troppo a freno questa voglia matta di partire.
Se state programmando i vostri viaggi fatecelo sapere assolutamente, condividete le vostre destinazioni e magari darete uno spunto anche a noi. Vi auguro di trovare molto tempo per essere felici e ovviamente per viaggiare, nei prossimi giorni.

Mente vagabonda

Primi pensieri

Non so se avete presente la sensazione che si prova quando hai preparato tutto per partire, quando per una volta sei deciso a fare il passo più lungo della gamba e invece succede qualcosa che ti costringe a cambiare i tuoi piani.
E’ un momento molto difficile, in cui metti in discussione te stesso e in cui ti poni a confronto con quello che hai costruito fino ad ora. In quel momento inizi a porti delle domande.

1) Perché viaggiare?

Spesso si sente semplicemente la necessità di partire, di lasciare tutto, di dare una svolta, di allontanarsi dal quotidiano. E’ difficile rendere ogni giorno unico e diverso, ma è umano non riuscirci sempre, arrivare ad un punto in cui la vita di tutti i giorni ci stanca e per questo abbiamo bisogno di staccare e di vivere in modo diverso. Si possono fare mille cose per movimentare la propria vita, ma giunge sempre quel momento in cui l’unica soluzione è mettersi uno zaino in spalla e partire. Bisogna provare per credere, ma tutte le volte che sono partito mi ha aiutato a tornare con uno spirito nuovo e con dei cambiamenti. Alla fine è questo che conta: tornare a casa per poter ripartire, per poter condividere con le persone le proprie esperienze, per confrontarsi anche nel quotidiano, per crescere.

2) Con chi partire?

Capita a volte di voler partire da soli, perché si sta affrontando un momento difficile, perché la propria testa si sente stretta in una morsa, perché si sente il bisogno di respirare aria nuova. Partire da soli per conoscere se stessi. Per sentire fino a quale punto può tendere la vostra insicurezza, per capire quali sono i vostri limiti e se siete capaci di superarli. Cos’è il viaggio se non una sfida? Come tale ha un certo numero di rischi, di sorprese, di imprevisti, di paure, di gioie. Non si è mai pronti per affrontarli, ma questo non sarà certamente un ostacolo.
Dall’altra parte si può partire in compagnia: scegliete sempre le persone che condividono il modo di viaggiare che vi contraddistingue, che sono pronte a rischiare e a mettere tutta la loro energia in una nuova avventura. Non sempre è facile trovare i compagni giusti: ci vuole un po’ di fortuna e una buona capacità di adattamento alle esigenze del gruppo.
Potete viaggiare con un amico, con un parente, con la persona amata o in solitaria. Ognuna di queste esperienze sarà diversa e capirete quale si addice maggiormente a voi.
Per quanto mi riguarda adoro viaggiare in compagnia delle “mie” persone giuste: ci capiamo a vicenda, ci confrontiamo, ci avventuriamo con lo stesso spirito e con aspettative diverse in un mondo che non conosciamo. In qualche modo, sebbene differenti, riusciamo a completarci e a sostenerci a vicenda, ognuno mettendo a disposizione le proprie capacità: c’è la persona abile con la macchina fotografica, imbattibile nell’orientamento anche in un Paese straniero, sempre pronta a dare informazioni e a fare un programma dettagliato (anche se non sempre rispettato); c’è la persona che ha molte capacità tecniche, dovute anche all’esperienza passata, che dopo numerosi viaggi ha ancora lo stesso livello di entusiasmo, che è disponibile ai cambiamenti di rotta e che in parte tiene il gruppo tra le righe; c’è la persona che che si occupa della telecamera, che cerca di imparare il massimo delle cose che le vengono spiegate, che contribuisce a definire un programma dettagliato, che incita (come tutti) ai cambiamenti di rotta e che nei suoi limiti mette a disposizione le proprie capacità. Non vi dirò quale sono tra questi elementi del gruppo. L’importante è essere consapevoli che tutti siamo diversi, che ognuno ha i propri difetti, ma che proprio queste caratteristiche costituiscono la bellezza e la pienezza di un vero viaggio.

Le domande che mi sono posto sono molte, ma queste due sono le prime che ho voluto trattare. Ne seguiranno altre e se qualcuno lo desidera può scriverci le proprie domande, quelle che si è posto prima di un viaggio o al suo ritorno, quelle che più lo preoccupano e quelle che considera importanti per lui.
Tutte le esperienze hanno un proprio valore e se sono fatte con le persone giuste possono donare davvero molto.

Nel frattempo… Buon Viaggio!

Diari di viaggio · Slovenia

Giorno 10: sulla via del ritorno

Nel Parco Nazionale del Triglav si può andare a vedere il lago Bohinj, con le rive ancora coperte di neve. Meno turistico e poco più grande del lago di Bled, è davvero stupendo! L’acqua è di un verde brillante, i moli sono di legno scuro, e la neve lo rende ancor più pittoresco. Si possono raggiungere i borghi di Ukanc, a sud, e Studor, verso est. Questo piccolo villaggio ha un numero spropositato di fienili a rastrelliera, coperti come il resto da uno spesso manto di neve.

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Lasciata la valle del Bohinj, noi ci siamo diretti a Caporetto. Seguendo il corso del fiume Soca, l’Isonzo, si raggiunge Kobarid, dove si può visitare il Museo della Prima Guerra Mondiale e l’Ossario italiano. Volendo si può seguire un itinerario storico di circa 5 km, che noi non abbiamo fatto per il freddo e la stanchezza. Il museo, che racconta della famosa disfatta, espone equipaggiamenti e armi dei diversi eserciti. La mostra sulle retrovie è davvero bella e si tratta per lo più di un’esposizione fotografica.

Oltrepassando il Tagliamento si ritorna in Italia e così abbiamo concluso la nostra vacanza, dopo aver percorso 2688 km.