Namibia

Il deserto roccioso del Damaraland

Centinaia di chilometri senza incontrare anima viva, bivi che se sbagli strada e non hai abbastanza carburante rimani nel mezzo del deserto per chissà quanto tempo, i cancelli che segnano il passaggio della “red line” dove le guardie sono i primi esseri umani che trovi dopo mezza giornata di viaggio, giraffe che ti osservano mentre mangiano i frutti dei rarissimi alberi.

Red line

Red Line

E poi incisioni rupestri sotto il sole cocente, una foresta pietrificata difficile da identificare e un campeggio senza elettricità e linea telefonica. Questo è il Damaraland che abbiamo vissuto: paesaggi sconfinati, solitudine e un leggerissimo timore costante, perché non sai se e quando arriverai a destinazione, ma è il viaggio ciò che conta davvero.

Deserto 1

A collegare Opuwo con Sesfontein, Palmwag e Twyfelfontein sono quasi 400 chilometri di pista sterrata che comincia a ovest della città e attraversa il deserto in direzione sud. Solo due le svolte: la prima a sinistra, seguendo le indicazioni per Palmwag, e la seconda ancora sinistra, per Twyfelfontein.

Giraffina

Il deserto, che sia di sabbia, ghiaia, roccia o ghiaccio, per me è uno dei paesaggi più affascinanti. Mi ricordo quando da piccola vedevo le diapositive, proiettate sul muro della sala, delle fotografie scattate dal mio papà nei diversi viaggi fatti attraverso il Sahara. E mi piacevano, da impazzire. Il primo deserto che ho visto è stato quello del Perù, che si spinge fino all’oceano Pacifico. Poi, il Sahara, nel suo angolino occidentale, in Marocco. Due deserti sabbiosi, imponenti, che riuscivano solo a farmi pensare a quanto siamo minuscoli e insignificanti rispetto al mondo e quanto il mondo sia magnifico, immenso e in grado di lasciare senza fiato con la sua bellezza. Il deserto roccioso e ghiaioso del Damaraland mi ha dato le stesse emozioni: non riuscivo a smettere di guardarmi intorno, scattare fotografie, catturare con gli occhi la maestosità dell’apparente nulla che mi circondava. Che mi ha circondata per giorni, dato che dopo siamo passati per la Skeleton Coast, un deserto di sale, il sabbioso Namib e l’ancora roccioso Kalahari, anche se visto da lontano. L’ambiente estremo del deserto, dove la vita si nasconde sotto la sabbia e può mostrarsi quando meno te lo aspetti, mi affascina più di molti altri. La lotta per la sopravvivenza è strenua e quotidiana e, quanto non mi piacerebbe perdermi in un qualsiasi deserto del globo, tanto mi piace la sensazione di solitudine e libertà e leggera paura che mi dà attraversarli.

Deserto 2

Nel mezzo del deserto roccioso del Damaraland c’è un’oasi apprezzata e frequentata anche dai turisti dei gruppi organizzati: Twyfelfontein, la “sorgente dubbia”, una delle gallerie di arte rupestre più estese del continente africano. Fino a oggi, sono state identificate oltre 2.500 incisioni: giraffe, leoni ed elefanti, ma anche orme umane e leoni marini. Le raffigurazioni di specie acquatiche hanno fatto pensare che i cacciatori autori delle incisioni abbiano avuto contatti con la costa, lontana circa 100 chilometri. Si suppone che risalgano a 6.000 anni fa, all’inizio dell’età della pietra, e per questo sono ancora più affascinanti, nonostante molti dei disegni siano stati danneggiati o rimossi quando ancora il sito non era protetto ufficialmente, ovvero fino al 1986.

Incisioni

Nell’area ci sono altre tre destinazioni da raggiungere, a pochi chilometri l’una dall’altra: la Foresta pietrificata, lungo la strada principale che porta a Khorixas, e la Burnt mountain e le Organ pipes, alla fine della pista che conduce a Twyfelfontein, proseguendo oltre la deviazione per il sito di incisioni.

La foresta pietrificata è un luogo strano: nel mezzo della prateria, intorno a una collinetta apparentemente priva di qualsiasi interesse, si snoda un sentiero circondato da tronchi d’albero pietrificati. Accompagnati da una guida, si vedono circa 50 alberi, che secondo gli studiosi risalirebbero a circa 260 milioni di anni fa e sarebbero stati portati qui da un’inondazione. Alcuni parzialmente sepolti nell’arenaria e molti perfettamente pietrificati nella silice, con corteccia e anelli, sarebbero gli antenati delle attuali conifere.

Foresta pietrificata

Petrified forest

La “montagna bruciata” è una distesa di scorie vulcaniche, nerissima, che sembra davvero sia stata data alle fiamme. Non cresce praticamente nulla su questa cresta vulcanica lunga 12 chilometri e la si può osservare solo dal basso, senza avvicinarsi. I numerosi escursionisti che ne hanno calpestato il suolo sembra abbiano danneggiato la superficie, sia camminandoci sopra che portando via le pietre, e per questo ne è stato impedito l’accesso.

Burnt mountain

Dal lato opposto della strada rispetto alla Burnt mountain si trovano le Organ pipes: una piccola gola, lunga circa 100 e alta 4 metri, è circondata da colonne di basalto che sembrano delle vere e proprie canne d’organo, che si allungano verso il cielo.

Organ pipes

Informazioni pratiche:

  • La pista si può percorrere con un veicolo a due ruote motrici perché ben tenuta, tuttavia è sempre necessario avere con sé una o più ruote di scorta: i sassi non mancano e sono grandi nemici degli automobilisti. Al contrario di quanto riportato sulla mappa, a Palmwag esiste un distributore di carburante, se è stato rifornito di recente, e non è necessario aggiungere più di un centinaio di chilometri di strada per arrivare a Khorixas per rifornirsi.
  • Per visitare le incisioni bisogna essere accompagnati da una guida, che vi verrà assegnata dopo l’acquisto del biglietto. E’ bene arrivare presto al mattino, così da evitare gli orari di sovraffollamento e riuscire a godersi l’esperienza appieno. Il sito apre all’alba e chiude al tramonto, come la foresta pietrificata.
  • Anche nel caso della foresta pietrificata è necessario acquistare il biglietto d’ingresso e farsi accompagnare da una guida. Essendo un sito poco frequentato, cercate di avere pezzi piccoli e monetine per pagare o sarà difficile che vi diano il resto.
  • L’ingresso alle Organ pipes è libero, mentre la Burnt mountain si può vedere solo dalla strada. Entrambe le formazioni sono indicate con dei cartelli, che nel caso della Burnt mountain indicano anche le regole da rispettare nell’area e i motivi per cui si tratta di un ecosistema tanto fragile.

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