Namibia

Nelle terre degli Himba

A nord della “red line”, nelle terre degli Himba, si scopre la Namibia più autentica. E’ una vera e propria frontiera quella che divide le regioni settentrionali dal resto del Paese. Conosciuto come “linea rossa”, questo confine di controllo veterinario separa stili di vita e organizzazione sociale e territoriale, distingue proprietari bianchi e neri, animali allevati in libertà, a fini di sussistenza e potenzialmente malati, da bestie cresciute sotto controllo veterinario e per scopi commerciali. La “linea rossasepara in qualche modo il mondo dei colonizzatori e delle grandi fattorie, i cui recinti corrono paralleli alle strade per decine e decine di chilometri senza mai interrompersi, dai villaggi costruiti con terra e paglia che si incontrano, uno dopo l’altro, lungo le arterie del nord. Mucche, galline, buoi, ma anche adulti che si spostano a piedi e bambini che giocano lungo le strade scompaiono come per magia superando la “red line” in direzione sud.

Qui, a nord, si scopre la Namibia che assomiglia maggiormente all’Africa come la vediamo nei documentari o in tutti gli altri stati del continente, meno europea e coloniale, più viva e colorata. Nelle regioni settentrionali, nel corso degli ultimi due secoli, sono state “schiacciate” molte delle popolazioni che tradizionalmente abitavano il Paese, tra cui gli Herero, gli Himba, gli Owambo e i Kavango.

Gruppo

Donne Himba al villaggio

Come visitare un villaggio Himba

La regione di Kunene è abitata da una delle popolazioni più affascinanti e tradizionaliste del Paese: gli Himba, il popolo rosso del Kaokoveld. Appena si arriva nel capoluogo di una delle regioni più difficilmente accessibili della Namibia, le donne di etnia Himba sono subito riconoscibili. Vengono a Opuwo approfittando di mezzi di fortuna o a piedi, camminando per ore, e si avvicinano ai viaggiatori nell’intento di vendergli braccialetti o manufatti artigianali mentre entrano nei negozi o fanno rifornimento di carburante. Gli abiti, il colore ocra della pelle e le capigliature si scontrano con la modernità e lo stile europeo di coloro che abitano in città. Opuwo è la base di partenza per tutti coloro che decidono di visitare un villaggio “tradizionale”, vedere come gli appartenenti al gruppo continuano a vivere anche oggi. Per farlo, è bene chiedere aiuto al locale ufficio turistico, il Kaoko Information Center. Accompagnati da una guida che possa, oltre che darvi delle spiegazioni, anche farvi da traduttore, potrete visitare i villaggi Himba, le comunità Herero e famiglie appartenenti a diverse tribù locali. Per quanto riguarda gli Himba, il centro fa in modo di accompagnare i turisti in villaggi accessibili anche con veicoli a due ruote motrici e a circa mezz’ora di strada dalla città, sempre diversi, così da contribuire al sostentamento di gruppi differenti ogni giorno. Con la guida, si acquistano alimenti da portare in dono, che verranno consegnati al capo villaggio alla fine della visita: farina, grano, pane sono i cibi di cui hanno maggiore necessità.

Capo

La prima persona a cui bisogna presentarsi, chiedendo il benestare per accedere al villaggio, è il capo: un paio di domande su di noi, qualche battuta e la presentazione della propria famiglia sono i presupposti per la visita. Le questioni e la curiosità, da entrambe le parti, sono tante: perché le ragazze sono pettinate in una certa maniera, come possono i miei capelli essere così ricci e come li gestisco, cosa si produce e si mangia da queste parti, quanto lontano si trova il pozzo più prossimo per garantirsi l’approvvigionamento di acqua e così via. Ore intense, in cui, oltre alle bellissime immagini che si riescono a catturare con la macchina fotografica e la videocamera, ci sono i racconti.

Le tradizioni delle tribù Himba

Le bambine, prima di avere il ciclo mestruale, si acconciano con i capelli raccolti in trecce attaccate alla testa, che terminano sulla fronte, in avanti. Una volta diventate donne, il loro modo di pettinarsi cambia: i capelli sono lunghi fino alle spalle, avvolti in rasta e ricoperti di una pasta fatta di ocra, burro di karitè ed erbe, che permette di lavarli molto raramente e mantenerli comunque ordinati. Una volta sposate o dopo aver avuto un figlio, portano sulla testa un copricapo in pelle di pecora. I gioielli, insieme alle acconciature, indicano l’età e lo status sociale della donna.

Bimba

Per detergere la pelle e proteggerla dal sole e dalle punture degli insetti, le donne si spalmano la pasta di ocra e burro ogni mattina su tutto il corpo. Inoltre, preparano degli incensi bruciando erbe aromatiche e resina e lasciano che il fumo le profumi, passandosi il fornelletto in argilla intorno al corpo.

Ai bambini, invece, i capelli vengono sempre rasati, lasciando talvolta un rettangolo di capelli sulla sommità del capo. Una volta sposati, gli uomini indossano copricapi sotto cui i capelli vengono lasciati sciolti.

bimbo

Le bimbe vengono promesse in sposa a ragazzi e bambini della medesima tribù e i matrimoni si celebrano dopo la pubertà. Ciò però impedisce alla maggior parte di loro di costruirsi un futuro lavorativo, lontano dalla tradizione e dal villaggio: all’età di 18 anni, ci sono ragazze che hanno già avuto un paio di figli e la cui routine ruota intorno ai rituali di bellezza, la cucina e il recupero dell’acqua al pozzo, ad alcuni chilometri di distanza, oltre alla mungitura e alla raccolta delle poche erbe che offre la terra. Una vita che molte vorrebbero abbandonare per andare a scuola, studiare e trasferirsi in città, ma è la famiglia a decidere il loro destino, fin da quando il padre sceglie se fargli frequentare oppure no le scuola “mobili” messe a disposizione dal governo, in container situati a metà strada tra più villaggi. In molti casi, come ci ha spiegato il capo villaggio, i genitori preferiscono non lasciare neppure avvicinare i figli alla modernità: tutti coloro che studiano, poi, cambiano stile di vita e perdono il contatto con la tradizione, scappando letteralmente verso una vita, in apparenza, migliore.

Famiglia

Il capo villaggio con la sua famiglia

Il focolare comune si trova al centro di ogni agglomerato ed è il luogo di culto degli antenati, dove il guardiano comunica con loro e con il dio Mukuru ogni sette od otto giorni.

Le abitazioni sono costruite con gli escrementi degli animali e la terra. L’interno è vuoto e il pavimento, in terra, liscio. I giacigli sono pelli di mucca e gli unici oggetti che si trovano nelle capanne sono i bracieri e i contenitori per gli ingredienti usati nei rituali di bellezza mattutini. Sono le donne a occuparsi della manutenzione delle strutture. Il recinto per gli animali è comune a tutto il villaggio e la capanna più sontuosa e ampia è quella del capo. Si trascorre il tempo insieme, all’ombra delle capanne, mentre i bambini giocano e le madri producono gioielli e pezzi di artigianato da vendere ai viaggiatori.

Villaggio

Alla fine del tour, dopo aver assaggiato il porridge fatto con il latte acido e usando lo stesso cucchiaio degli altri, ci siamo ritrovati a fare acquisti: non solo le donne locali ci hanno proposto collane, bracciali, porta incensi e chi più ne ha, più ne metta, ma sono arrivate anche tutte quelle degli agglomerati circostanti. Sedute a terra, in cerchio, in attesa del nostro verdetto su quale manufatto fosse il più bello e quindi quello che ci saremmo portati a casa.

Himb

Epupa Falls, all’estremo confine settentrionale

Oltre a visitare i villaggi Himba, l’altro motivo per cui si raggiunge questa regione lontana da tutto e tutti è la scoperta delle Epupa Falls, le cascate create dal fiume Kunene al confine tra Angola e Namibia. Il loro nome, “Epupa”, in lingua Herero significa “schiuma”. Il fiume che funge da frontiera è largo solo 500 metri nella porzione precedente il primo salto e il paesaggio che lo circonda è magico: le palme si alzano tra la terra rossa e si riconosce la presenza dell’acqua da lontano, non appena si supera l’ultima collina; il silenzio e la quiete sono quasi spettrali, fino a quando non ci si avvicina abbastanza per sentire il rombo dell’acqua che si schianta sulle rocce a quasi 40 metri più in basso; il colore blu del fiume riempie gli occhi e il cuore di meraviglia. Dopo centinaia di chilometri circondati da terra arida, sembra un vero miraggio quest’oasi. Alla fine della stagione secca, il fiume è impetuoso, ma molto più stretto del solito e ci si può avvicinare alle cascate tanto da farsi girare la testa guardando nel burrone.

Epupa Falls

L’acqua cade in una gola profonda e strettissima e prosegue all’interno della faglia. I lodge e i campeggi che hanno sede nell’area organizzano escursioni guidate sia a villaggi Himba della zona che lungo sentieri a lato del fiume per fare birdwatching e osservare la fauna, come i coccodrilli, che sembrano popolare queste acque e per cui è decisamente sconsigliato fare il bagno nel fiume.

Epupa

Kunene River

Vi piacerebbe conoscere da vicino queste tribù, apparentemente tanto lontane nel tempo e nello spazio?
Fatemi sapere nei commenti se avete mai vissuto esperienze di questo tipo e in quale parte di mondo!

Se ti sei perso la precedente avventura sulle strade della Namibia, clicca qui!

 

Informazioni pratiche:

  • Il Kaoko Information Center si trova lungo la C41, all’ingresso della città di Opuwo se si arriva da sud, all’interno di un edificio giallo. Solitamente è aperto dalle 8 alle 18 e, se non vedete nessuno, non esitate a chiamare a gran voce: qualcuno, se è aperto il cancello d’ingresso, arriverà.
  • In città, sono molte le strutture in cui si può pernottare, dagli esclusivi lodge sulla cima delle colline circostanti Opuwo e che hanno anche aree per il campeggio, ai guest house più spartani e a buon mercato del centro. I luoghi dove mangiare, invece, sono molto più difficili da identificare: conviene cenare al ristorante dell’hotel, se se ne ha la possibilità, o fermarsi, non più tardi delle 19, all’ingresso della cittadina lungo la C41, dove è presente qualche punto di ristoro.
  • La strada che conduce alle Epupa Falls è sterrata, ma percorribile anche con veicoli a due ruote motrici. I sassi bucano le gomme con facilità, quindi è bene avere con sé almeno una ruota di scorta. Non è pensabile raggiungere le cascate e tornare in giornata a Opuwo dato il tempo necessario per arrivare al confine, quindi bisogna contare di trascorrere almeno una notte qui e partire comunque la mattina presto dalla città in direzione nord. I chilometri sono tanti e solo a metà c’è un’area abitata non segnata sulle mappe, dove si può trovare qualcosa da mangiare, dell’acqua e, al bisogno, un gommista e dei venditori abusivi di carburante.
  • A Epupa Falls, invece, le strutture ricettive sono poche e la scelta migliore, se non si vuole spendere tanto, è il campeggio. Difficile cenare, quindi meglio portarsi provviste: se si arriva dopo l’orario del pranzo, all’Epupa Camp non si può più prenotare la cena al ristorante e bisogna arrangiarsi con ciò che si ha. Questo camping è però un’ottima scelta sotto tutti i punti di vista: piazzola a lato del fiume, palme che proteggono dal sole, piscina e bagni molto puliti, una terrazza-bar che si affaccia a sbalzo sulle cascate. Un’esperienza davvero soddisfacente.

Epupa Camp

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