Namibia

Caprivi Strip: la rinascita di una regione contesa

La Caprivi Strip. Tra l’Angola e il Botswana, una sottilissima striscia di terra appartenente alla Namibia si allunga fino a raggiungere il punto in cui il fiume Kwando, che segna il confine con il Botswana, si getta nello Zambezi, che la separa dall’Angola, a pochi chilometri dal confine con lo Zimbabwe. Una lingua di territorio lunga 450 chilometri e spessa solo 30, insanguinata per tutta la seconda metà degli anni Novanta dallo scontro tra il governo namibiano e i separatisti della Caprivi Liberation Army. Dopo  anni di atrocità, distruzione delle sue ricchezze naturali e bracconaggio, gli animali stanno tornando a popolare i parchi del Caprivi, insieme a qualche turista. Noi l’abbiamo percorsa da est a ovest, attraversando i parchi naturali ancora poco frequentati dagli stranieri e tagliati dalla statale B8, che collega Katima Mulilo a Rundu.

Botswana

Un viaggio in autobus durato un’intera giornata ci ha portati da Victoria Falls a Katima, attraverso la regione settentrionale del Botswana. Più di otto ore, tra controlli sanitari, disinfezione delle suole delle scarpe e acquisizione di impronte digitali a ogni confine.

Caprivi strip, la porta della Namibia nel cuore del continente

Katima Mulilo è la prima città che si incontra entrando in Namibia dal Botswana settentrionale: un avamposto di circa 30.000 abitanti, la città più lontana dalla capitale Windhoek. Qui è dove abbiamo ritirato la nostra auto a noleggio, una piccola Toyota Etios che ci ha accompagnati fino a Cape Town. Lungo la strada principale di Katima, si possono acquistare generi di prima necessità e il carburante necessario per proseguire fino a Rundu. Dopo le 18, gli unici luoghi per mangiare qualcosa sono i negozi dei distributori di benzina o i fast food annessi. Impossibile però pagare in dollari o con carta di credito straniera: essendo riusciti a cambiare circa 5 dollari in moneta locale grazie alla gentilezza della gerente della guest-house dove abbiamo alloggiato, siamo riusciti ad acquistare da bere e qualche snack per dormire a pancia piena.

Riposati e rifocillati, la mattina del nostro primo giorno in Namibia siamo partiti in direzione ovest. Nel giro di pochi chilometri, ci stiamo ritrovati da soli lungo la statale B8, un parco nazionale dietro l’altro, tra elefanti che ci hanno attraversato la strada e villaggi di capanne apparentemente disabitati.

Villaggi

Le nuvole di sabbia sollevate dai branchi di pachidermi, la boscaglia secca ai lati della strada e i rari alberi verdi, sinonimo di acqua nel sottosuolo, sono uno spettacolo che rivedo davanti a me chiudendo gli occhi. Seguiamo la C49 e poi la B8, attraversando il Wuparo Conservancy ed entrando nel Mudumu National Park, una delle aree più ricche di fauna fino agli anni Ottanta, quando divenne una concessione di caccia non ufficiale e gli animali furono decimati.

Conoscere i Kaprivian al villaggio di Lizauli

All’interno del parco di può visitare il bellissimo villaggio-museo di Lizauli, fondato a poca distanza dall’abitato per far conoscere ai viaggiatori gli stili di vita tradizionali del Caprivi. Le guide locali forniscono informazioni sull’alimentazione, i metodi di pesca, caccia e allevamento, l’organizzazione sociale e politica dei villaggi, l’artigianato, la medicina tradizionale, i giochi e la musica. E’ stata l’occasione perfetta per toccare con mano le usanze di una delle tante tribù namibiane, dagli stili di vita estremamente diversi l’una dall’altra.

Villaggi 2

I Kaprivian sono circa 80.000, divisi in cinque tribù: i Lozi, i Mafwe, i Subia, gli Yei e i Mbukushu. Agricoltura di sussistenza, pesca e allevamento di bestiame ne garantiscono la sopravvivenza. La lingua franca di questi popoli è un idioma derivato dal lozi, tribù che controllava tutta l’area fino al XIX secolo. Grazie proprio alla visita guidata al museo abbiamo scoperto che per allontanare gli animali feroci utilizzano una frusta che, picchiata a terra, produce un suono simile ad uno sparo. Una sorta di slitta in legno trainata da buoi è usata per i trasporti, mentre per proteggere il cibo conservato in ampie ceste costruiscono trappole per topi con la terra dei termitai e per difendere i polli dai predatori, durante la notte, li chiudono in piccole gabbie rialzate. La calabash, in italiano “zucca a fiasco”, è il recipiente usato per il trasporto dell’acqua e per la conservazione del latte, che al suo interno è fatto diventare acido, per poi impiegarlo nella preparazione del porridge. La musica dello xilofono è tipica delle grandi festività, quando tutto il villaggio partecipa alle celebrazioni e si cucinano cibi in grande quantità. Si mescola ai canti e al suono prodotto dalle gonne fatte in legno delle danzatrici.

Danza

Parte del progetto del museo è anche la vendita di prodotti artigianali, i cui proventi contribuiscono al sostentamento della comunità e alla tutela della fauna contro il bracconaggio, una piaga che ha afflitto (e ancora oggi continua) tutti i parchi della regione.

La Mahango Game Reserve e le Popa Falls: il paradiso

E’ solo dopo il cessate il fuoco del 2002 che il Bwabwata è stato dichiarato parco nazionale e i bracconieri non hanno più potuto sfruttare liberamente le risorse di quest’area. La Mahango Game Reserve, una riserva naturale che occupa solo 25 chilometri quadrati di superficie, è un paradiso per gli amanti della savana e degli animali. Senza la necessità di disporre di un fuoristrada, la si può visitare con calma in mezza giornata: il Circular Drive Loop è lungo 20 chilometri e permette di osservare facilmente la ricchissima fauna selvatica.

Nei pressi di Bagani il fiume Okavango forma una serie di piccole cascate: le Popa Falls, poco più che delle rapide, soprattutto dopo aver assistito allo spettacolo delle Victoria Falls. Un’occasione però per avvistare i coccodrilli che popolano le acque del fiume.

Popa Falls

La notte trascorsa sulle sponde dell’Okavango è stata una delle più particolari e allo stesso tempo stancanti che abbia vissuto. Le piazzole del Ngepi Camp si trovano proprio sulle sponde del fiume, pochi metri più in alto di dove sguazzano gli ippopotami. Si è immersi nel bush, i bagni sono all’aria aperta e alle 22 l’elettricità smette di esistere anche nella zona del bar. Ci si riconcilia con i suoni della natura, che tra barriti di elefanti e ruggiti di ippopotami è riuscita anche a farmi temere per qualche ora (esagerando, se ci ripenso) che avremmo potuto morire schiacciati dai pachidermi e nessuno l’avrebbe saputo per molto tempo, dato che anche le comunicazioni sono state pressoché impossibile nei giorni trascorsi nel Kaprivi.

Ma, a ripensarci, è stata un’esperienza preziosa, forse sarà l’unica della mia vita. Svegliarsi all’alba con il canto degli uccelli (anche i grandi animali a una certa ora erano andati a dormire e mi avevano lasciata assopire) e vedere il fiume Okavango, non ha prezzo!

Welcome to paradise

Vi è mai successo di ripensare a qualche luogo, che magari vi ha inizialmente intimorito, e poi considerarlo un paradiso? Raccontatemelo nei commenti!

Informazioni pratiche:

  • I parchi e le riserve sono generalmente aperte dall’alba al tramonto. All’ingresso e all’uscita, è necessario registrare i propri dati e pagare una piccola somma di denaro.
  • Il villaggio-museo di Lizauli non ha orari fissi. Per raggiungerlo, però, si passa davanti all’abitato: quando le guide vedono sopraggiungere dei viaggiatori, arrivano letteralmente di corsa ad accogliervi. Il prezzo dell’ingresso è pari a 40 NAD e i prodotti artigianali in vendita sono splendidi, anche se leggermente più cari che in altre aree, ma sono con certezza costruiti al villaggio e non importati. Inoltre, trovare altri negozi dove acquistare i manufatti tipici del Caprivi è molto difficile: lasciando la regione anche l’artigianato cambia foggia e di villaggi dove “fare shopping” non ce ne sono lungo la strada.
  • Per raggiungere le Popa Falls è necessario accedere al Popa Falls Resort e pagare il biglietto d’ingresso.
  • Oltre al fantastico Ngepi Camp dove abbiamo pernottato, sulle sponde del fiume ce ne sono una decina tra cui scegliere, compresi lodge di lusso.
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Una domenica a Firenze: si può fare

Una domenica a Firenze? Affollata è sicuramente il primo aggettivo a cui si può pensare. Code (infinite), il primo sostantivo che gli si può associare. Una domenica, nel mezzo delle vacanze natalizie e oltretutto la prima del mese, quando gli ingressi ai musei statali sono gratuiti per tutti i visitatori. Apparentemente una follia, visitare una delle città più belle d’Italia con questi presupposti, eppure si può fare.

In una sola giornata è impensabile vedere tutto ciò che di più bello ha da offrire la patria del maggior poeta italiano, ma si può avere un assaggio delle sue magnificenze.

Ponte vecchio

La vista su Ponte Vecchio dagli Uffizi

Che cosa si può vedere in una domenica a Firenze?

Gallerie degli Uffizi

Tra i musei più noti e amati della penisola, gli Uffizi sono una delle gallerie d’arte più antiche del mondo. Il palazzo che li ospita, a metà strada tra Palazzo Vecchio e l’Arno, fu costruito tra il 1559 e il 1574 per volontà di Cosimo I e il progetto fu affidato a Giorgio Vasari, architetto, pittore e storiografo dell’epoca. Inizialmente, ospitava i “pubblici uffici”, motivo per cui è detta galleria “degli Uffizi”, ma già nel 1581 Francesco I, figlio di Cosimo, adibì la loggia dell’ultimo piano a galleria personale, che divenne presto visitabile su richiesta. Qui sono oggi esposte alcune tra le maggiori opere dei pittori del Quattrocento e la collezione di statuaria antica, iniziata da Lorenzo il Magnifico. Piccola rispetto ai Musei Vaticani di Roma o al Louvre di Parigi, la Galleria delle statue e delle pitture è un gioiellino in cui si devono trascorrere almeno un paio d’ore per apprezzarne i capolavori più noti.

Uffizi

Il Doppio ritratto dei duchi di Urbino di Piero della Francesca, la Primavera e La nascita di Venere di Sandro Botticelli, la Sacra Famiglia di Michelangelo, la Venere di Urbino di Tiziano, lo Scudo con testa di Medusa e Bacco di Caravaggio, sono solo alcuni tra i dipinti più famosi, davanti a cui si assiepano i visitatori. Le famose sculture di epoca ellenistica quali Amore e Psiche, l’Ermafrodito dormiente e lo Spinario sono una minima parte dell’ampia collezione che si può vedere nei corridoi e nelle sale del museo. Anche senza essere appassionati d’arte, visitare gli Uffizi è una tappa obbligata mentre si è a Firenze, anche solo per le magnifiche viste che si hanno sull’Arno e Ponte Vecchio e su piazza della Signoria e Palazzo Vecchio.

Uffizi 2

Del polo museale fanno parte anche le collezioni di Palazzo Pitti, dove sono custoditi soprattutto capolavori del ‘500, tra cui le maggiori opere di Tiziano e Raffaello.

Palazzo Vecchio

Affacciato su piazza della Signoria, venne costruito a partire dal 1299 su progetto di Arnolfo di Cambio. Chiamato inizialmente “Palazzo dei Priori”, divenne successivamente “Palazzo della Signoria” e “Palazzo ducale”. Nel 1565, infine, fu denominato “Palazzo Vecchio”, quando la corte del duca Cosimo I de’ Medici venne trasferita nel “nuovo” Palazzo Pitti. Nel periodo in cui Firenze fu capitale d’Italia, dal 1865 al 1871, era sede del Parlamento del Regno d’Italia. Oggi ospita gli uffici del Comune e un museo, grazie a cui si visitano le splendide sale decorate da artisti del calibro di Vasari e si ripercorrono la storia della città e della famiglia Medici.

Palazzo vecchio (2)

Nel cortile porticato attraverso cui si accede alla biglietteria, le colonne sono decorate a stucco e le pareti sono ornate da affreschi raffiguranti i possedimenti di casa d’Austria. Le volte sono arricchite da decorazioni grottesche molto suggestive.

La visita al museo comincia nel Salone del Cinquecento, dove sono narrati episodi della storia di Firenze attraverso i dipinti del soffitto e delle pareti. Le sale dei Quartieri monumentali, al primo piano, celebrano la famiglia Medici e prendono il nome dai singoli rappresentanti. Al piano superiore, corrispondenti esatti delle sale sottostanti, sono gli ambienti del Quartiere degli Elementi, una serie di sale dedicate agli elementi naturali e alle divinità pagane, che vogliono celebrare le virtù di ciascun appartenente alla casata dei Medici, avvicinandolo ad un essere divino e alle sue vicende.

Palazzo vecchio

Salone del Cinquecento

Palazzo vecchio 3

L’acqua, rappresentata nel Quartiere degli Elementi

Tra storia di Firenze, celebrazione dei Medici e arte, la visita di Palazzo Vecchio è imperdibile. Affacciata su piazza della Signoria, la Loggia dei Lanzi fu eretta per ospitare al coperto le cerimonie pubbliche e oggi ospita sculture età romana e i capolavori Perseo di Benvenuto Cellini, il Ratto delle Sabine e Ercole e il centauro Nesso di Giambologna. Nella piazza si trovano anche la Fontana di Nettuno di Bartolomeo Ammaniti, realizzata tra il 1563  il 1575, e la statua equestre di Cosimo I de’ Medici, opera del Giambologna.

Cappelle Medicee

Sacrario e mausoleo della famiglia Medici, le Cappelle Medicee sono parte della chiesa di San Lorenzo, edificata in stile romanico verso il 1000 e ricostruita da Filippo Brunelleschi nel Quattrocento. La Cappella dei Principi ospita i sarcofagi dei sei granduchi medicei ed è decorata da intarsi di pietre dure a livello delle pareti e una spettacolare cupola affrescata con storie dell’Antico e del Nuovo Testamento, opera di Pietro Benvenuti.

Cappelle Medici

E’ la Sacrestia Nuova, celeberrima per le opere scultoree realizzate da Michelangelo, ad ospitare i resti di Lorenzo il Magnifico e suo fratello Giuliano de’ Medici.

Basilica di Santa Croce

La basilica dell’ordine francescano venne completata nel XIV secolo ed è considerata un capolavoro del gotico fiorentino, attribuita all’architetto Arnolfo di Cambio. La facciata risale all’Ottocento, come il campanile. Ma sono gli interni a lasciare davvero senza fiato: affreschi di Giotto e Agnolo Gaddi decorano le cappelle, lungo le navate, i monumenti funebri ricordano le più grandi menti italiane. Da Ugo Foscolo a Galileo Galilei a Michelangelo Buonarroti, Santa Croce è il pantheon in cui sono sepolti o ricordati celebri personaggi dell’arte, della letteratura e della chiesa.

Santa Croce interno

E’ sulla piazza di Santa Croce che campeggia la statua di Dante scolpita da Enrico Pazzi in occasione del seicentenario della sua nascita. Qui è anche dove, oggi anno a giugno, si svolgono le partite di calcio storico fiorentino, una disciplina risalente al XV secolo di cui gli atleti fanno rivivere l’emozione a turisti e abitanti.

Santa Croce

E poi piazza della Repubblica, dove in epoca romana sorgeva il foro e nel medioevo il mercato vecchio, con botteghe, casupole e magazzini cancellati dal Comune dopo un’epidemia di colera nell’Ottocento. Ponte Vecchio, il più antico ponte di Firenze, sfavillante per le luci che lo decorano nel periodo natalizio e per i gioielli che brillano dalle vetrine degli orafi che occupano i suoi edifici da più di 400 anni. La Loggia del mercato nuovo, un tempo centro del commercio della seta e dell’oro, con la fontana detta “del Porcellino”, opera seicentesca di Pietro Tacca, replica di un’antica statua di cinghiale conservata agli Uffizi. La piazza di Santa Maria del Fiore, il Duomo, con il battistero, il campanile di Giotto e la splendida cupola del Brunelleschi, da visitare se si hanno più giorni a disposizione insieme a tutte le altre attrattive della città, tra cui sicuramente la Galleria dell’Accademia, con l’originale statua del David di Michelangelo e Palazzo Pitti, con i suoi musei e lo splendido Giardino di Boboli.

Firenze è una città semplice da visitare a piedi, un concentrato di arte e storia spettacolareDedicargli solo un giorno è un peccato, ma sicuramente si può fare molto, sapendo che presto si dovrà ritornare per visitare ciò che si è stati costretti (temporaneamente) a tralasciare. Grazie ai treni ad alta velocità, meno di due ore la separano da Milano e Roma e la stazione di Santa Maria Novella si trova a pochi passi dalla piazza del Duomo, il modo più comodo per raggiungere il capoluogo della Toscana.

Santa Maria del Fiore

Duomo di Santa Maria del Fiore

Siete mai stati a Firenze? Avete dei suggerimenti per la mia prossima fuga fiorentina? Io, personalmente, non vedo l’ora di tornarci! Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!