Namibia

Victoria Falls, Zimbabwe

Le Victoria Falls. Le Cascate Vittoria. Quelle che si vedono dall’aereo perché creano una nuvola bianca che sale dalla gola, tanto è forte la corrente del fiume Zambezi e tanto alto è il salto che l’acqua fa cadendo sul fondo del crepaccio. Mosi-oa-Tunya, “Il fumo che tuona”, come sono chiamate in lingua Lozi. Quelle che ho sentito tante volte nominare da mio padre, che diceva: “Non le ho ancora visitate, ma sicuramente sono spettacolari. Dobbiamo andare a vederle!”. Nel momento in cui le ho intraviste dal finestrino dell’aereo mi sono chiesta: “Chissà cosa ha provato David Livingstone quando si è trovato di fronte a questo spettacolo della natura, nel bel mezzo della giungla, quel lontano 17 novembre 1855?”

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«The whole scene was extremely beautiful; the banks and islands dotted over the river are adorned with sylvan vegetation of great variety of color and form… No one can imagine the beauty of the view from any thing witnessed in England. It had never been seen before by European eyes; but scenes so lovely must have been gazed upon by angels in their flight»

«L’intera scena era estremamente bella; le rive e le isole sparse sul fiume sono adornate da una vegetazione tanto variegata per colori e forme… Nessuno può immaginare la bellezza di questo panorama, lontana da qualsiasi spettacolo visibile in Inghilterra. Non era mai stata vista prima da occhi europei; ma lo spettacolo è così bello che deve essere stato osservato dagli angeli durante i loro voli»

Missionary Travels and Researches in South Africa, D. Livingstone, 1858

Visitare le Victoria Falls

Le Cascate Vittoria sono alimentate dal fiume Zambezi, un corso d’acqua che nasce nell’area nord-occidentale dello Zambia e prosegue fino all’Oceano Indiano per 2.574 chilometri. La loro altezza media è di 108 metri e il fronte d’acqua che le costituisce è lungo più di 1 chilometro e mezzo: il fiume si tuffa in una stretta gola, mentre tutto intorno l’altopiano si estende a perdita d’occhio. Le Cascate si trovano sul confine tra lo Zambia e lo Zimbabwe e possono essere visitate da entrambi i Paesi. Esiste un visto turistico combinato che permette di muoversi nell’area liberamente e vederle quindi sia dalla città di Victoria Falls che soggiornando a Livingstone, in Zambia.

Insieme alla visita del parco naturale, da entrambi i lati del fiume è possibile svolgere attività adrenaliniche, dal bungee jumping al rafting, oltre a voli in elicottero per ammirare lo spettacolo dall’alto e rilassanti crociere sul fiume Zambesi per vedere il tramonto. Dal lato zambiano, in più, si può raggiungere la “Devil’s pool“, una piscina naturale affacciata proprio sull’orlo del precipizio.

Victoria Falls è una cittadina che conta quasi 34 mila abitanti e moltissimi turisti: le strutture ricettive sono più economiche di quelle di Livingstone e l’aeroporto è a poca distanza dal centro cittadino. La vita della città dipende dalle cascate e dai viaggiatori che ne sono attratti: ristoranti, bar, negozi di souvenirs e agenzie che organizzano escursioni sono il cuore dell’economia locale. La moneta accettata da tutti gli esercizi commerciali è il dollaro statunitense.

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Se non si ha intenzione di praticare tutte le attività adrenaliniche disponibili, due giorni interi sono più che sufficienti per visitare la città e le cascate, facendo anche una crociera al tramonto sul fiume. Noi ci siamo fermati solo un giorno e mezzo in città (e un’altra mezza giornata a disposizione ci avrebbe permesso di fare tutto con più tranquillità): dopo essere atterrati e aver lasciato i bagagli in hotel, abbiamo cominciato con la crociera sul fiume Zambezi al tramonto, comprendente anche un aperitivo. Siamo riusciti a vedere gli ippopotami proprio accanto alla barca e a godere delle tante sfumature di arancione e rosa che hanno colorato il cielo, nonostante le nuvole non promettessero bene all’inizio della navigazione.

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Rafting sullo Zambezi: adrenalina pura

Il giorno successivo è stata la volta dell’adrenalina vera: più di 6 ore di rafting, 25 rapide per lo più di grado V, tre cadute in acqua, una scarpa perduta e una lunga salita per uscire dal profondo canyon scavato dal fiume Zambezi. Questo tratto di fiume non è abitato da coccodrilli o altri animali pericolosi a causa della velocità raggiunta dalla corrente e il rafting non è sempre praticabile. Durante il periodo delle piogge infatti (in particolare alla fine della stagione, ttra aprile e maggio, all’incirca) il livello dell’acqua sale da circa 20 metri di profondità a 50 e la navigazione diventa impossibile nei pressi delle cascate per la velocità che assume la corrente. Se non siete in buona forma fisica, avete paura di mettere la testa sott’acqua o non sapete nuotare, non fidatevi delle agenzie locali: il rafting da queste parti è un’attività decisamente pericolosa!

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Si viene equipaggiati con caschetto e giubbino di salvataggio e le norme di sicurezza sono spiegate fin dal primo momento (e sappiate che dovrete essere in grado di metterle in pratica più spesso di quanto possiate immaginare, quindi non sottovalutate gli avvertimenti della vostra guida!), ma la maggior parte delle rapide sono di grado V, teoricamente non adatte ai principianti al contrario di quello che viene detto dalle agenzie. Un’esperienza che vale assolutamente la pena di fare per il paesaggio mozzafiato del canyon e perché in fondo una bella botta di adrenalina ogni tanto ci vuole, ricordandosi di tenere conto del reale rischio che si corre. Il rafting sullo Zambezi non è neppure lontanamente paragonabile a quello che si può fare sulle Alpi, per quanto dall’acqua fredda dei nostri fiumi si esca come dei ghiaccioli anche se si ha addosso la muta. L’acqua dello Zambezi è calda, invitante, è bellissimo fare il bagno lasciandosi trasportare dalla corrente quando le rapide sono lontane e vi viene proposto di buttarvi in acqua di vostra spontanea volontà, oltretutto ci si asciuga completamente nel giro di qualche minuto. Tuttavia, lo sforzo fisico è notevole: braccia e gambe sono impegnate costantemente e nessuno può adagiarsi neanche per un minuto, pena il rovesciamento dell’intero gommone. I nomi delle rapide sono emblematiche: “Lavatrice”, “Oblivion” o “Il giorno del giudizio” danno un’idea di quanto possano essere impetuose. Però rimangono sempre le rapide più belle, emozionanti e spaventose del mondo intero! In poche parole, le migliori, a parere degli esperti.

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Monumento a David Livingstone

Victoria Falls National Park

Nonostante la stanchezza e l’ingente quantità d’acqua ingerita contro la nostra volontà (ipoteticamente un bacino di microbi e malattie a cui siamo riusciti a sfuggire, non si sa bene in che modo), nel pomeriggio abbiamo camminato fino al Victoria Falls National Park. Quasi in solitaria, ci siamo trovati davanti lo spettacolo più bello: le cascate. Un muro di acqua che sembra quasi non scorrere tanto scende velocemente, la nebbiolina che risale dal fondo della gola e bagna i vestiti e l’obiettivo della fotocamera, la vegetazione verdissima che circonda il canyon. Un vero eden, soprattutto se visto quando i turisti sono pochi perché i gruppi organizzati hanno già concluso i loro tour. Difficile descrivere a parole l’emozione che questo spettacolo della natura è in grado di regalare!

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Nella zona del parco in Zimbabwe è possibile vedere l’intero fronte l’acqua e il sentiero lo segue dall’inizio del canyon al ponte che attraversa lo Zambesi, dove cominciano le rapide su cui si fa rafting. Si dice che durante il periodo delle piogge sia impossibile distinguere le cascate dalla nuvola di acqua che risale dalla gola e che quindi sia difficile ammirarne lo spettacolo come durante la stagione secca.

Il ponte di Victoria Falls è il primo che sia stato costruito sul fiume Zambezi, nel 1905: nato per farvi passare un tratto di ferrovia che avrebbe dovuto connettere Il Cairo con Cape Town, oggi può essere percorso a piedi o in automobile e alle due estremità si trovano le dogane. Dallo Zimbabwe, è necessario presentare i documenti al posto di polizia all’inizio del ponte: vi verrà consegnato un tagliandino che vi autorizza ad entrare in questa “terra di mezzo” tra i due Stati temporaneamente. E’ da qui che si può saltare attaccati all’elastico per fare bungee jumping.

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Quali sono le cascate più belle che abbiate mai visto? E quelle che vorreste vedere, almeno una volta nella vita? Fatemelo sapere nei commenti!

Cosa non perdere in breve:

  • Victoria Falls National Park.
  • Attraversare il ponte che collega lo Zimbabwe e lo Zambia con un visto temporaneo da ritirare al posto di polizia all’inizio del ponte.
  • Crociera sul fiume Zambezi (adatta a tutti) e rafting. Per ciascuna attività è necessario pagare il costo d’ingresso al parco di 10 USD oltre al prezzo dell’escursione. Sarà compito dell’agenzia venire a prendervi in hotel e riportarvi a casa a conclusione dell’attività.

Prenotare la navetta che vi porti dall’aeroporto all’albergo insieme alla stanza è una buona idea, che vi permette di risparmiare e vi farà guadagnare tempo.

Namibia

On the road in Namibia

Esattamente un anno fa, il 15 ottobre 2018, atterravamo a Victoria Falls, in Zimbabwe. Il programma prevedeva un mese di viaggio on the road in Namibia e un aereo in partenza per l’Italia da Cape Town, Sudafrica, il 15 novembre. Finalmente si tornava in Africa! Ma, soprattutto, otto anni dopo tornavo nella mia città del cuore: Cape Town.

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In questo mese di viaggio abbiamo visto paesaggi mozzafiato e guidato la nostra piccola utilitaria per la maggior parte del tempo su strade sterrate, siamo passati dalla natura rigogliosa nei pressi dei fiumi di confine alle dune del Namib che si tuffano nell’Oceano Atlantico. Ho assaggiato il classico pasto Himba e mi sono sentita toccare i capelli dalle mani di ragazze molto più giovani di me, ma madri almeno due volte. Ci siamo riempiti occhi e cuore vedendo incisioni rupestri a Twyfelfontein e costruzioni di epoca coloniale che fanno sembrare Luderitz una piccola città bavarese sulle coste del continente africano, ci siamo goduti i tramonti sul mare e le spettacolari albe che si ammirano dalla cima delle dune di Sossusvlei.

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Luderitz

Abbiamo incontrato animali di ogni forma e dimensione, dagli elefanti ai cuccioli di dik-dik, dalle otarie alle balene. Abbiamo trascorso notti in campeggio nel fango dopo un temporale e in alberghi dove i bagni non avevano la porta, abbiamo cenato con carne squisita e alcune sere siamo rimasti senza cena perché i ristoranti non ci sono lontano dalle città e al di fuori dei lodge di lusso. Abbiamo seguito strade deserte e strade di sale nel deserto, la sabbia ci è entrata in ogni dove e abbiamo ammirato paesaggi sconfinati, marziani.

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La Namibia è quell’Africa che “non è la vera Africa” perché abbastanza sicura e ricca, rispetto agli altri Paesi del continente, ma rimane tale per i colori, gli odori, gli scorci perfetti per scattare una fotografia con cui non si riesce a catturare neanche un decimo di tutta l’immensità che ti circonda e ti toglie il fiato. Un Paese affascinante, soprattutto se lo si attraversa da soli, via terra e senza spendere centinaia di euro per dormire una sola notte in lodge 5 stelle dal falso sapore africano e dall’autentico profumo colonialista.

Una nazione dalla storia tormentata e sanguinosa, indipendente solo dal 1990, con un sottosuolo ricchissimo di materie prime. Un territorio di 825.418 kmq e solo 2.703.782 abitanti.

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Cape Point

32 i giorni.

6659 i chilometri totali percorsi con un’utilitaria.

2 le gomme forate (e riparate) e non so più quanti i giorni senza connessione internet.

1 la serata trascorsa in ospedale con il terrore di aver preso la malaria.

4 gli Stati attraversati via terra: Zimbabwe, Botswana, Namibia e Sudafrica.

Se siete curiosi di scoprire come è stato queste viaggio, leggete i prossimi articoli. Visiterete con me, passo dopo passo, dal confine nord a quello meridionale, la Namibia. Un’avventura ai confini del mondo, alla ricerca dei luoghi più insoliti e le soste fuori programma, con la speranza di incuriosirvi tanto da pensare di volare in Africa. E non dimenticatevi di scrivermi tutte le vostre domande e curiosità nei commenti! Stay tuned!

Italia · Piemonte

Racconigi, dove i Savoia andavano in villeggiatura

Il bellissimo castello reale di Racconigi, la palazzina di caccia di Stupinigi e il castello di Moncalieri sono solo tre dei numerosi edifici e parchi appartenenti alla dinastia sabauda siti nei dintorni di Torino e parte del Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO. Mentre i primi due sono visitabili, il castello di Moncalieri, aperto nel 2017, è stato nuovamente chiuso e non si sa quando verrà riaperto al pubblico. Nel corso di una giornata è possibile visitare sia Racconigi che Stupinigi senza difficoltà e usufruire dell’ingresso ridotto al secondo castello.

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Castello di Racconigi

In provincia di Cuneo, Racconigi è un comune di meno di 10 mila abitanti e luogo di nascita dell’ultimo re d’Italia, Umberto II, nel 1904. Il palazzo è costituito da circa 550 stanze, tra le quali una biblioteca contenente più di 10 mila volumi. Il castello nacque come fortezza nell’XI secolo: a pianta quadrata, con quattro torri angolari, il fossato e il mastio in posizione laterale. Solo nella seconda metà del XVII secolo venne commissionato a Guarino Guarini un primo rimaneggiamento della struttura. L’architetto trasformò la fortezza in una “Villa delle delizie”, coprendo il cortile centrale e creando un’ampia sala da ballo e innalzando due padiglioni laterali di quattro piani. Nell’Ottocento fu Carlo Alberto ad ampliare ulteriormente la residenza con la costruzione delle ali laterali e il castello venne ufficialmente eletto sede di villeggiatura per i reali. Durante l’estate e l’autunno l’intera corte si trasferiva a Racconigi e i sovrani vivevano la vita del paese: si recavano al mercato, invitavano i sudditi a vedere film in quella che oggi è conosciuta come la “Galleria del cinema”, lasciavano che i principini giocassero insieme ai figli della servitù e a quelli degli abitanti, passeggiavano per l’immenso parco del castello. Nel 1901 la residenza fu dotata di energia elettrica e impianti idrici e nel 1902 fu installato un ascensore.

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Salone d’Ercole

Il percorso della visita guidata viene modificato ogni quattro mesi circa per consentire a tutte le stanze di essere viste e rende benissimo l’idea di quanto questa sia stata una vera “Villa delle delizie”, nonostante gli esterni oggi paiano poco curati. Ben restaurati, sale, gallerie e appartamenti sono decorate in stile diversi, dal neoclassico al decò, e hanno mantenuto tutti gli arredi originali. Il castello non fu mai attaccato, di conseguenza non ci fu bisogno di abbandonarlo o spogliarlo per preservarne il contenuto. Il salone d’Ercole e l’attigua sala di Diana sono dedicate all’eroe e alla divinità greca e si trovano al centro dell’edificio, dove sorgeva il cortile del castello medievale.

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Appartamento cinese

Le stanze più affascinanti sono sicuramente quelle dell’appartamento cinese: realizzate alla metà del Settecento, hanno le pareti ricoperte da carta da parati dipinta a mano su carta di riso con motivi di gusto orientaleggiante perfettamente conservata. In questa parte del palazzo soggiornò lo zar Nicola II, ultimo imperatore di Russia.

Il gabinetto etrusco, decorato con stilemi tipici della pittura etrusca, era lo studio di Carlo Alberto. Le opere che ne costituiscono la decorazione sono intagliate nel legno e più di 17 tipi diversi di legno sono stati utilizzati per comporle: l’arredo fu presentato nel 1851 all’Esposizione universale al Crystal Palace di Londra e, in gara con tutte le regge d’Europa, vinse il primo premio. Sulla volta sono anche riprodotti gli affresci della Tomba del Barone, che ha sede nelle necropoli di Monterozzi, a Tarquinia.

La galleria dei ritratti è l’unico corridoio privo di affreschi a livello della volta, perché fu utilizzato, per ordine della regina Margherita, per accogliere i malati di influenza spagnola negli anni ’20 e venne disinfettato usando la calce viva, che cancellò le pitture che lo ornavano.

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Le cucine del lato ovest, nel piano interrato, sono immense: avrebbero dovuto essere in grado di preparare pasti per 400 ospiti contemporaneamente, anche se qui non si tennero mai banchetti di queste dimensioni.

Oggi il parco è aperto al pubblico in piccola parte e mal tenuto. Dei 170 ettari, circondati da un muro lungo 6 chilometri, è visitabile solo la parte antistante il castello. La dacia russa e la fagianaia si possono raggiungere e vedere dall’esterno, ma l’unico edificio non in rovina rimane il palazzo, di cui si può vedere quello che era il vero ingresso proprio dal parco.

Informazioni pratiche:

  • Luogo: Racconigi, provincia di Cuneo.
  • Orari di apertura:
    • Visite guidate al castello:
      • Lunedì chiuso;
      • Martedì-sabato: 9.00, 10.30, 12.00, 14.00, 15.30, 17.00, 18.00;
      • Domenica: 9-19 (ultimo ingresso ore 18).
    • Parco (primo anello):
      • Lunedì chiuso;
      • Martedì-domenica: 9.30-19 (ultimo ingresso ore 18.30).
  • Biglietti:
    • Castello:
      • Intero: 5 €;
      • Ridotto: 2 €.
    • Parco: 2 €.
  • Per ulteriori informazioni, la pagine internet ufficiale: http://polomusealepiemonte.beniculturali.it/index.php/musei-e-luoghi-della-cultura/castello-di-racconigi/visita-il-castello-di-racconigi/
Emilia Romagna · Italia

Una giornata a Parma, città di cupole e prosciutto crudo

Trascorrendo un fine settimana nel capoluogo dell’Emilia Romagna, è doveroso passare una giornata nella bella Parma, a soli 30 km da Reggio Emilia.

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Che cosa vedere in una giornata a Parma?

Abitata fin dall’era del rame e controllata prima dagli etruschi e poi da popolazioni celtiche, nell’area parmense furono i romani a fondare la città che oggi conosciamo: lungo la via Aemilia, nel 183 a.C. nacque Parma, colonia gemella di Mutina, l’attuale Modena. Tuttavia è la città medievale e rinascimentale il centro d’interesse dell’odierno visitatore, un periodo storico che può essere ripercorso grazie alle opere di grandi artisti come Antonio Allegri e Girolamo Francesco Mazzola, meglio noti come Correggio e Parmigianino. Le cupole, una dopo l’altra, sono i capolavori più significativi della città.

Il duomo

La cupola e le volte della Cattedrale di Santa Maria Assunta, il Duomo, sono sicuramente le più affascinanti, di fronte a cui si potrebbe rimanere per ore con il naso all’insù: le figure umane che sovrastano l’altare maggiore, dipinte dal Correggio, si sovrappongono l’una all’altra, si allungano sulla superficie della cupola, paiono infinite.

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Cupola di Correggio e abside

Anche le pareti della navata centrale sono ricoperte da affreschi opera di Lattanzio Gambara e narrano episodi dell’Antico e del Nuovo Testamento.

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Decorazioni della navata centrale

L’edificio attuale venne consacrato nel 1106 e costruito sui resti dell’antica basilica, distrutta nel IX secolo da un incendio. Il battistero a base ottagonale, adiacente alla cattedrale, venne completato nel 1270 e si considera il punto di giunzione tra l’architettura romanica e quella gotica. Anche nel battistero cupola e nicchie laterali sono magistralmente affrescate.

L’abbazia di San Giovanni Evangelista

Poco lontano si trova l’abbazia di San Giovanni Evangelista, costruita nel 980 e riedificata, dopo un incendio, alla fine del Quattrocento. La cupola venne dipinta da Correggio e il chiostro è un luogo tranquillo, che trasmette pace.

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Le stanze più curiose però sono quelle che ospitano l’antica spezieria di San Giovanni, storica farmacia fondata dai monaci benedettini in epoca remota: il laboratorio e le teche degli speziali trasportano il visitatore in una dimensione parallela, che ricorda i film ambientati nel medioevo e alcune scene delle opere di Shakespeare.

Gli appartamenti della badessa

Gli appartamenti della Badessa nell’ex monastero di San Paolo sono un piacere per gli occhi grazie alle loro volte affrescate: grottesche e candelabre decorano la stanza dipinta da Alessandro Araldi, mentre un pergolato da cui fanno capolino putti abbracciati ai loro cani o impegnati in scherzi infantili decora la Camera della Badessa, opera di Correggio. Il complesso fu fondato intorno al 1000 e raggiunse il suo periodo di maggior splendore nel XV secolo, sotto la guida di Giovanna da Piacenza, la stessa badessa che fece decorare i soffitti del proprio appartamento, oggi museo.

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Appartamenti della Badessa

Il teatro farnese

Parte del percorso museale della Galleria Nazionale, ospitata nel complesso della Pilotta, è il Teatro Farnese, fatto costruire nel 1618 per volere del duca di Parma e Piacenza Ranuccio I come teatro di corte. Utilizzato solo nove volte nel corso della sua storia e costruito interamente in legno, venne distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e riedificato nel rispetto dei disegni originali tra il 1956 e il 1960. Proprietà della famiglia Farnese era anche la collezione d’arte in mostra alla Galleria di cui fanno parte, tra le altre, opere di Canaletto, Leonardo da Vinci e Tintoretto.

Il teatro regio

Il Teatro Regio destinato a spettacoli di opera lirica è nato per volere della contessa Maria Luigia, è stato completato nel 1829 e celebra la grandezza di Giuseppe Verdi. Rosso, bianco e oro, con il soffitto decorato dalle rappresentazioni di grandi drammaturghi e illuminato da un enorme lampadario parigino pesante più di 1 tonnellata, è davvero spettacolare. Seguendo una visita guidata si possono ammirare il foyer e gli interni, raggiungendo i palchetti e la platea, mentre si ascolta la narrazione della storia dell’edificio.

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Insieme alla storia che la caratterizza, Parma è una città famosa per le sue delizie culinarie: dal culatello di Zibello, da mangiare con la torta fritta, variante locale del gnocco fritto, ai tortelli di zucca, patate o erbette; dal prosciutto crudo di Parma al parmigiano reggiano; dal lambrusco al malvasia di Maiatico. Una città tanto vivace a tavola da essere nominata Città Creativa per la Gastronomia da parte dell’UNESCO nel 2015.

Siete mai stati a Parma? Fatemi sapere cosa ne pensate e se questi consigli sono stati utili per programmare la vostra prossima visita alla città nei commenti!

Cosa non perdere in breve:

  • Duomo
  • Abbazia di San Giovanni Evangelista
  • Ex convento di San Paolo
  • Complesso della Pilotta
  • Teatro Regio

L’ufficio turistico della città è situato di fianco al municipio.