Cuba · Diari di viaggio

Aprender siempre: occhi e orecchie rivolti a Cuba

I Paesi e le città sono fatti di persone. Le persone rendono bello un luogo, più ancora di quanto possa esserlo di per sé. Con cattivi incontri, anche il posto più magico può diventare brutto.

E i nostri incontri lungo questi 4382 km sono stati importanti per rendere il viaggio lo spettacolo che è stato!

Cuba è una nazione forse molto più complessa delle altre in cui ho viaggiato. Ovunque ciò che viene raccontato non è lo stesso che vivono gli abitanti, ma qui mi pare sia ancora più evidente la discrepanza.

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Fidel Castro e il PCC hanno costruito ciò che sembrava meglio, che pareva si avvicinasse all’ideale comunista che sognavano. Molte cose sono andate per il verso giusto, le parole della gente che ho incontrato lo confermano, ma per altre non è stato così.

Io lo definisco un Paese-contraddizione, dove il sogno socialista è in buona parte fallito. La propaganda scrive a lettere cubitali che “la cultura rende liberi”, ma in una nazione dove il tasso di alfabetizzazione si avvicina al 100% e governa una dittatura, dimostra che qualcosa non funziona come dovrebbe. Ad ogni angolo di strada, sul muro di una casa sì e su quello vicino pure, Fidel e la Rivoluzione sono esaltati alla massima potenza.

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Estudio, trabajo y fusil

Questa propaganda martellante è riuscita a far ricordare anche a me i nomi dei rivoluzionari meno famosi e le date che hanno segnato la storia degli ultimi cinquant’anni di vita sull’isola. Con ciò non voglio dire che l’avvento della Rivoluzione non abbia portato (per quanto io ho potuto leggere e ascoltare) grandi miglioramenti rispetto alle precedenti dittature, ma vorrei sottolineare che per quanto riguarda la libertà questa è sempre estremamente limitata. Per tentare di mantenere uno status di uguaglianza anche solo simile a quello postulato dal socialismo non resta che la repressione feroce.

Fidel ti guarda mentre compri il succo di frutta, mentre bevi il caffè e mentre guidi. È in tutti i negozi e molte case.

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Trinidad

Ti mostra le bellissime scolaresche in uniforme in Plaza Mayor a Trinidad e scrive in prima persona per il Granma, uno dei giornali del partito che vengono praticamente regalati alla popolazione e sono l’unica stampa autorizzata. Otto/dieci pagine al giorno che raccontano la politica vista da un unico lato. Nelle librerie non trovi altro che la storia di Cuba e le biografie dei suoi rivoluzionari (anche se io non sono riuscita a scovare neppure una copia dei diari del Che da portare a casa). Ad internet è quasi impossibile accedere e nelle prigioni sembra ci siano o ci siano stati in tempi anche recenti scrittori e “dissidenti politici”.

Passeggiando per la capitale, se si esce dalle quattro piazze turistiche e le due vie che collegano Habana Vieja al Capitolio, si percepisce subito questa contraddizione. Le strade di Centro Habana, per quanto affascinanti, non hanno nulla a che fare con il centro turistico.

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Comprar cibo in Habana Centro

E se si lascia la capitale, tutto diventa ancor più lampante sotto i raggi incessanti del sole tropicale. Una povertà dignitosa ti circonda da ogni lato.

Quando mi sono sentita ricordare che le persone muoiono di fame anche qui, i miei occhi hanno cominciato a vedere un pochino oltre ciò che il governo cerca di mostrare ai turisti. Leggere queste cose sulla guida non è lo stesso che trovarsele di fronte. È vero, le persone non muoiono di fame per strada perché a tutti è garantito un pezzo di pane al giorno e del pollo almeno un paio di volte al mese, ma questo non significa vivere dignitosamente. Anche perché chi ha dei talenti e potrebbe fare di più viene bloccato da questo morboso desiderio di uguaglianza, chi non è in grado di far nulla viene mantenuto a spese dello Stato e non ha la necessità di impegnarsi a fare nulla per migliorare.

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Sono racconti letti e ascoltati e ciò che ho visto attraversando l’isola che mi hanno condotta a questi pensieri. E dato che credo sia giusto condividere i regali che ci fanno, voglio raccontarvi dei miei incontri speciali e delle parole che i loro protagonisti mi hanno regalato.

A Santiago sono passata dalla direttrice del Museo del Carnaval a un giovane José che fa lo spazzino nelle vicinanze del Balcón de Velázquez.

La signora è una donna di 53 anni con una figlia di 17 che vuole studiare medicina all’università. È laureata in storia dell’arte e dirige il famoso museo di Santiago de Cuba da anni per la modica cifra di 25 CUC al mese. Figlia di due raccoglitori di canna da zucchero, si è “fatta da sola”, studiando e lavorando con dedizione e disciplina. Parla solo spagnolo, ma capisce l’inglese e appena avrà un po’ di tempo libero vorrebbe studiarlo.

Sostiene che Cuba sia uno dei pochi luoghi al mondo dove viene data la possibilità di emergere a chiunque e allo stesso tempo vengano tarpate le ali a chiunque cerchi di emergere. Mi sembra una contraddizione in termini, ma lei mi ricorda che con impegno ognuno può studiare gratuitamente, laurearsi e trovare un buon lavoro. Fare carriera anche, indipendentemente da chi siano i propri genitori. Lei ne è la prova. Chi non studia è semplicemente perché non ne ha voglia, non ci sono altre scuse. I ragazzi che preferiscono bere e fumare, piuttosto che impegnarsi, hanno scelto questo stile di vita e questo futuro, nessuno glielo ha imposto. Probabilmente danno per scontato ciò che hanno e preferiscono sprecarlo, ma è comunque una scelta libera che decidono di fare. Ciò che manca però per chi fa di tutto per raggiungere i propri obiettivi è la ricompensa. Chiunque non faccia nulla ha pane, acqua, elettricità e un tetto sopra la testa. Chi si impegna costantemente ha comunque solo il minimo per sopravvivere, non molto di più. Questo è ciò che di brutto accade. E lo dimostra anche il fatto che chi non ha voglia di far niente, se riesce a fuggire all’estero, torna sempre: almeno a Cuba, il minimo indispensabile se lo guadagna non facendo nulla (o quasi) tutto il giorno! Nel resto del mondo morirebbe davvero di fame e dormirebbe sotto le stelle (o sotto i ponti, i portici o nella metropolitana).

Mancano tantissime cose a causa dell’embargo: anche avendo a disposizione dei soldi, è quasi impossibile procurarsele. Ma si può sopravvivere bene lo stesso, secondo lei.

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Mi dice che ciò che insegna a sua figlia è che ci sono delle priorità: i soldi non sono molti, quindi è inutile avere tanti vestiti, ad esempio. L’importante è che siano sempre puliti e ordinati. Si va in vacanza una volta all’anno, con una vecchia auto sovietica che fino a che funziona non è necessario cambiare.

Mi ripete che Cuba è il Paese delle opportunità che vanno colte. Ed è molto orgogliosa della sua ragazza che andrà in una buona università ed è presidentessa del corpo studenti.
Per essere ammessi alla facoltà di medicina, bisogna mantenere un punteggio superiore ad 88/100 in tutti gli esami che si sostengono nel corso degli ultimi tre anni di scuola superiore. I medici studiano per sei anni e lavorano nella sanità pubblica per due, prima di poter accedere ad una scuola di specialità. Adesso gli stipendi stanno leggermente aumentando per questi professionisti, ma rimangono comunque così bassi che tanti se ne vanno o guadagnano molto di più lavorando con i turisti per poche ore al giorno.
Il primo soccorso è garantito a chiunque, ma per il resto è necessario pagare.

La criminalità a Cuba rasenta lo zero, perché la violenza non è ammessa. Chiunque compia atti violenti prima ancora di essere catturato dalla polizia pare venga punito dalla comunità.

Vorrebbe aprire una casa particular, motivo per cui cominciamo a parlare. Mi chiede cosa si trova di solito in questi bed&breakfast che permettono di guadagnare con una notte di affitto lo stipendio di un mese intero. Non lascerebbe il proprio lavoro per nulla al mondo, ma arrotondare non sarebbe male! Mi spiega che per averne una è necessario aprire un conto iniziale depositandovi 100 dollari, senza aggiungere le spese indispensabili per sistemare la stanza. Non è facile mettere da parte così tanto se i soldi che si guadagnano devono bastare per sostenere la propria famiglia per un intero mese! Di solito, chi ha una casa particular è stato a lavorare all’estero o ha qualcuno che può prestargli dei soldi, almeno inizialmente.

Alla fine, come un mantra, mi ricorda che bisogna “aprender siempre“, imparare sempre qualcosa di nuovo. E che la cultura è libertà. Su quest’ultimo punto concordo in pieno, ma non sono per nulla sicura che una frase del genere possa essere applicata a questo contesto!

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Manifestazione per la Semana de Cultura, Bayamo

José, invece, pulisce esattamente cinque vie tra le 5 alle 8 del mattino per 5 CUC al mese. Con lo stipendio della moglie riescono a guadagnare 12 CUC e, oltre i figli che già hanno, aspettano un’altra bambina. La pubblicità che fa ad un paladar, un ristorante privato della zona, gli frutta qualche bottiglia d’olio e un po’ di cibo extra se qualche visitatore si presenta dicendo che gli è stato consigliato da lui. Racconta che i CDR (Comitati di Difesa della Rivoluzione) controllano i singoli quartieri. È illegale non lavorare e parlare contro il governo e tutto ciò è punito con la prigione. Sostiene che l’unica speranza per Cuba sia la fine dei Castro, ma è sicuro ci sia qualcuno già pronto a sostituirli dopo la loro morte.

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CDRs

Il ragazzo di 23 anni a cui diamo un passaggio tra Baracoa e Moa, sulla strada senza mezzi pubblici, mi racconta che fa il DJ. Vorrebbe comprare un cellulare con il sistema Android per poter usare delle applicazioni che gli permetterebbero di mixare la musica, ma l’unico posto sull’isola dove si trovano è la capitale. La musica che ha è solo cubana e i pochi cd stranieri che si riescono ad acquistare sono solo dei cantanti più famosi.

Il wifi è arrivato a Moa da qualche mese e le persone lo usano essenzialmente per chiamare i parenti che vivono all’estero. Non sa cosa siano Facebook o un indirizzo e-mail, quindi mi lascia il suo indirizzo di casa nel caso un giorno tornassimo in città.

Una venditrice di mango, al mercato di Guantánamo, mi racconta che anche sua figlia studia medicina e ha 19 anni.

Avevo letto che a Cuba ci sono tantissimi medici, ma sono rimasta comunque sorpresa dal fatto che la maggior parte delle persone che ho incontrato fossero medici, stessero per diventarlo o avessero parenti stretti che fanno questo lavoro!

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In farmacia

Ho chiacchierato per una mezz’oretta con il taxista che ci ha portato da Centro Habana all’aeroporto. Abbiamo parlato di Fidel, Obama, mercato nero e automobili.

Fidel, a suo parere, ha lasciato solo ufficialmente la presidenza del Paese al fratello Raúl. Sarebbe ancora lui a comandare, essendo sempre un membro importante del PCC, il vero organo di governo dell’isola. Fidel userebbe Raúl quasi come una pedina, a cui far fare tutto ciò che desidera. Oggi abita nell’entroterra di Miramar, poco distante dalla Marina Heminguay, si vede poco e scrive sul Granma. Dopo il rientro di Obama negli USA, ha scritto immediatamente di non essere d’accordo con la sua visita a Cuba e ne ha aspramente criticato il discorso tenuto a L’Avana.

Mi conferma che Cuba è un Paese tranquillo, dove la criminalità è praticamente pari a zero. Mi spiega che i cittadini non rubano, se non allo Stato.
Ad esempio: i taxisti ricevono dal governo 200 litri al mese di carburante gratuito per svolgere il proprio lavoro. 150 litri li utilizzano per la propria attività, i restanti li rivendono ad altri automobilisti ad un prezzo più basso rispetto a quello fissato dal governo per i distributori di benzina. Si dice che si passa “por la izquierda” e il mercato nero è una specie di difesa contro questo socialismo ostentato. Cuba acquista il petrolio dal Venezuela ad un prezzo “da amico”, poiché estrarlo dai propri giacimenti costerebbe troppo e non sarebbe comunque sufficiente.

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Allo stesso tempo gli acquisti “por la izquierda” non sono sempre convenienti: se vuoi acquistare un’auto come la sua, una Hyundai Atos di seconda mano (di nuovo, anche volendo, non si trova nulla qui), vale la pena comprarla dal governo. Te la vendono per 21mila CUC contro i 25mila CUC del mercato nero. E così controllano meglio ciò che i cittadini vogliono e acquistano!

Alla fine, mi ricorda anche che il 27 marzo 2016 c’è stato un grande concerto gratuito dei Rolling Stones: vi hanno assistito oltre 500mila persone!

Panem et circensem, mi vien da dire.

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Per quanto abbia avuto su di me un forte potere disincantante, questo viaggio, mi ha resa ancor più consapevole di quanto io sia fortunata! E porto le parole che mi sono state dette, soprattutto dalla direttrice del Museo del Carnaval, nel cuore. Provo un forte senso di affetto nei suoi confronti, nonostante abbia passato solo un paio d’ore in sua compagnia. Sento ancora la sua voce che mi ripete che bisogna aprender siempre!

Chiudo questo capitolo su Cuba con tanta voglia di viaggiare e studiare, ancor maggiore di quella che avevo prima di partire!

H. Vieja

Habana Centro

E se volete rimanere aggiornati sulle ultime novità pubblicate dal famoso Granma, ecco qui il sito internet del giornale: it.granma.cu/ .

One thought on “Aprender siempre: occhi e orecchie rivolti a Cuba

  1. Se tutti gli articoli mi sono piaciuti tanto e mi hanno permesso di viaggiare un po’,anche se solo con la fantasia,quest’ultimo scritto mi ha toccato l’anima e mi ha dato davvero molto! Grazie Cris! <3

    Aprender siempre!

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