Cuba · Diari di viaggio

Sotto il sole della Rivoluzione

Cuba è il Paese più verde che abbia mai visitato. È il Paese dei carretti trainati da cavalli e buoi, quello delle vecchie macchine americane anni ’50 raccolte sotto il nome di Oldsmobile.

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Malecón, la Habana

Il Paese dove il pane ce l’hanno tutti e praticamente tutti possono permettersi sigarette e rum, volendo. Il socialismo è irrinunciabile, come ricordano infiniti cartelli lungo le carreteras, con i suoi lati positivi e negativi. Il socialismo dà un minimo per sopravvivere a tutti, ma toglie a chi potrebbe fare di più, a chi avrebbe la capacità di emergere, a chi ha idee buone, ma non le può sviluppare. Tutti hanno qualcosa da mangiare, acqua ed energia elettrica (anche se non sempre…). Ma allo stesso tempo le limitazioni sono grandi: puoi studiare, ma se fai carriera il tuo stipendio ti basta a stento per sopravvivere. L’impresa privata è accettata da pochi anni. Se hai una buona idea e hai messo da parte i soldi andando all’estero in tempi passati, qualcosa riesci a fare. Altrimenti, si fa fatica. Molta fatica. Le bellissime casas particulares sono un esempio emblematico di ciò.

Cuba è il Paese delle contraddizioni. Tutto è il contrario di tutto, tutto ha due facce opposte tra loro e contemporaneamente presenti. E’ un paese in guerra, dove trovare da mangiare fuori dai ristoranti è spesso complicato. Dove nei bar finiscono le cose da bere e, forse, dopo un’oretta riescono ad andare a comprare nuove lattine. Il bloqueo c’è. Non è ancora finito. Le cose probabilmente stanno cambiando in fretta, ma se si esce dalle strade turistiche di Habana Vieja e dai resort di Varadero o dei Cayos, la vera Cuba è subito bellissima e tragica. Il governo controlla la vita quotidiana e almeno il 95% della popolazione è iscritta al Partito Comunista, l’unico che esista. La Rivoluzione è ovunque.

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Però è anche il Paese dove impari a ballare la salsa anche se sei un pezzo di legno e ci hanno provato per anni da ogni parte del Sud America a fartela capire, dove ti abbronzi anche se sei bianco latte e ti scotti le ginocchia anche se erano già abbronzate. Dove trovare una crema solare è un’impresa e quando la scovi è dura come cemento.
La fantasia in cucina è pari a zero, ma il pesce è fantastico. Gli uomini forti tornano dai campi con il machete attaccato alla cintura e in spiaggia ti aprono il cocco per farti bere la dolcissima acqua con la cannuccia. È il Paese dove alcune spiagge erano (ed altre sono ancora oggi) proibite ai cubani, quello dove alla massa di turisti che vola fino ai Caraibi per fare il bagno nella piscina della nave da crociera o del resort all inclusive (e forse qualche volta nell’Oceano…) viene fatta vedere la capitale ristrutturata, dove tutti cantano e ballano, quando basta girare l’angolo per vedere tutti sorridenti, nessuno che ruba, puliti e profumati, ma poveri. Perché il CUC che il turista lascia di mancia al ristorante o che gli viene chiesto dalla vecchietta furba per strada solo dove ci sono europei e canadesi, è sempre 1/25 dello stipendio mensile di una donna laureata in storia dell’arte e direttrice di un museo di Santiago de Cuba da più di 30 anni. È forse l’unico Paese al mondo dove ci sono due monete e dove, se capiti dove si può pagare solo in pesos cubanos, compri una pasticceria intera con 1 CUC, mentre se è un luogo turistico i prezzi sono pressoché europei, tipo 2 CUC per un pasticcino. Ed è la scatola di pasticcini da 1 CUC ad essere sublime.

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Guardalavaca

L’autostrada a sei corsie è piena di buche e ci passano le quattro macchine noleggiate dai turisti indipendenti, i bus Viazul e Transgaviota con l’aria condizionata e i vetri oscurati dei gruppi, qualche carretto e qualche camion. Ma la vita è sulla Carretera Central: due corsie, doppio senso di marcia. Sorpassi azzardati ogni secondo. Auto, bus, carretti trainati da cavalli e bici-taxi mossi dagli uomini forti, persone in bicicletta, a cavallo, a piedi. Niente marciapiede, niente luci di notte, né lungo la via né sui mezzi. Forse ci sono meno buche che in autostrada, ma sarebbe anche comprensibile se ce ne fossero sulla principale via di comunicazione che attraversa tutta l’isola ed è percorsa ogni giorno da tantissimi mezzi (a motore e non, quasi tutti quelli che ci sono, in effetti…). I camion del trasporto eccezionale che fai fatica a superare, le ambulanze, i camion per il transporte de pasajeros e i camion per il trasporto di merci che alla fine portano anche persone. L’agilità con cui si salta su e giù dai vecchi camion Ford dal muso lungo e che riconosci alle spalle perché a 100 m di distanza vedi una nuvola nera che ti aspetta.

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Le persone però sono per la maggior parte disponibili e solari. Che tu chieda indicazioni per la strada o suoni al campanello di una casa particular, i più sono aperti e sorridenti. I cartelli stradali non ci sono, per non parlare delle strisce pedonali che sono una cosa sconosciuta. L’unico attraversamento a strisce che sia riuscita a vedere, si trova esattamente tra il terminal delle navi da crociera dell’Habana e la storica Plaza de San Francisco antistante, da cui cominciano tutte le visite guidate. Per il resto, se si vogliono attraversare i 9 km di Malecón della capitale per una passeggiata sul lungomare, si gioca alla roulette russa. Sei corsie con le auto che (per quanto vecchie) sfrecciano, non è sempre così evidente. Ma si impara, ovviamente!

Internet non esiste. Be’, sì, all’Habana compri la tarjeta e ti connetti nei Grand Hotel e in qualche piazza. Ma riuscire a scovare la tarjeta non è cosa facile. “Chiedi alla reception di qualsiasi hotel, e te la vendono”. O meglio, ti dicono di provare a quello a fianco e poi a quello un po’ più in là, perché le hanno finite. E se ti va bene al quarto tentativo ce la fai. Per renderti poi conto che qui la paghi 5 CUC, in un’altra città al punto ETECSA solo 2. Ma ne vale la pena! Passare del tempo lontani dal proprio mondo, sotto ogni punto di vista, è un toccasana!

I colori però sono sempre la cosa più speciale. I colori del cielo, del mare, delle facciate delle case, della terra appena arata. I colori degli animali, delle strade sterrate, dei fiori che sono ovunque. Il verde delle fronde delle mangrovie e quello delle fronde delle palme, delle siepi fatte di cactus. Mille tonalità di verde. Mille tonalità di rosa, di blu e di marroni.
Sono i colori a riempirti gli occhi e il cuore! Inolvidable!

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Viñales

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