Cuba · Diari di viaggio

On the road, day 1

La nostra auto a noleggio è una Geely. È quasi ora di lasciare L’Avana, ma prima di partire andiamo a Plaza de la Revolución. È immensa, fredda e circondata da edifici governativi in puro stile sovietico.

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Monumento a José Martí, Plaza de la Revolución

Fu concepita negli anni ’20 per richiamare alla mente l’Étoile di Parigi.
Sulla collina centrale oggi si trova il monumento a José Martí, normalmente visitabile. Ma non possiamo avvicinarci, dato che si stanno preparando all’imminente arrivo di Barack Obama.

Dal palazzo del Ministerio del Interior la gigantografia di Ernesto Che Guevara osserva, da quello delle telecomunicazioni è il meno noto compañero Camilo Cienfuegos a tenere sotto controllo la piazza. Qui si trova anche la sede centrale del Partido Comunista de Cuba, è il centro della politica del Paese. E se il Che ricorda Hasta la victoria siempre, Cienfuegos sostiene ancora oggi Vas bien Fidel! Per chi non lo sapesse, fu la sua risposta nel momento in cui Castro, durante il suo primo discorso pubblico dopo la vittoria dei rivoluzionari, gli chiese se tutto stesse andando per il verso giusto. Chissà cosa gli risponderebbe Camilo oggi, se glielo chiedesse di nuovo…

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Plaza de la Revolución

Uscire dalla città senza cartelli stradali e solo una parte di cartina non è facile, ma ci riusciamo. Visitiamo la Finca Vigía, la casa-museo di Ernest Hemingway, poco lontano dalla capitale. Le finestre sono aperte e si guarda all’interno della villa passeggiandovi intorno. Ci sono la piscina, la barca dello scrittore e il cimitero dei suoi amati cani. La vista dalla torre, poi, è stupenda!

Finca vigía Hemingway

Finca Vigía

Finalmente mettiamo i piedi nell’oceano a Playa Guanabo. L’acqua è calda, il colore azzurro e la sabbia bianca bellissimi! Seguendo la Vía Blanca, verso Matanzas, trivelle, pozzi di petrolio e raffinerie affacciati sulla spiaggia rovinano la costa.

Bella Matanzas: così è come mi sono sempre immaginata il Far West. Tutto si trova intorno a Plaza de la Vigía, attraversata anche dalla strada principale. Compro un bel libro di poesia fatto interamente a mano nella casa editrice locale fondata nel 1985, la Ediciones Vigía. 

Ed. Vigías

Ediciones Vigía, Matanzas

Intorno alla piazza ci sono il Teatro Sauto, chiuso per restauri, la caserma dei Bomberos, il Palacio de Justicia e un bel bar in stile saloon. I bocaditos, piccoli panini rotondi ripieni di prosciutto e formaggio, non sono male. E una kola fresca, con questo clima, è sempre piacevole!

Attraversiamo il ponte in ferro e, sotto, notiamo le case che si affacciano direttamente sull’acqua dove i proprietari parcheggiano le barche. La cittadina merita una sosta e qualche foto!

Matanzas 2

Matanzas

Matanzas

Varadero. Per alcuni questa lingua di sabbia di circa 20 km è sinonimo di Cuba. Arriviamo che il sole sta tramontando in uno spettacolare alternarsi di violetto, rosa e azzurro. Facciamo un bagno nell’acqua tiepida e cristallina. Qui la spiaggia è da sogno, candida e infinita, interrotta solo dai resort che si specchiano nell’Oceano.

Varadero

Varadero

A cena mangiamo una specialità cubana: ropa vieja, carne di vitello sfilacciata in salsa di pomodoro. Alla Bodeguita del Medio de Varadero il cibo è buono e la musica frizzante! Come di consueto qui, anch’io lascio un segno del nostro passaggio scrivendo sul muro “Cris y papi 2016”. Strappo anche la ricetta del mojito riportata sulla tovaglietta del ristorante… Prima o poi devo provarla!

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La Bodeguita de Varadero

Suggerimenti pratici:

  • L’auto si può noleggiare su internet o direttamente in loco. In quest’ultimo caso, i prezzi sono più alti. Le agenzie che affittano automobili sono due ed entrambe governative, quindi i prezzi sono praticamente i medesimi. Scendono solo in funzione del numero di giorni per cui si tiene il mezzo. Il lato positivo di tutto questo è che in ogni cittadina ci sono uffici e garage di queste agenzie, quindi, se c’è qualche problema, si riesce a risolvere in breve tempo e senza costi aggiuntivi.
  • Prima di lasciare L’Avana, cambiate già un po’ di soldi in modo tale da non dover impazzire a cercare banche o CADECA nelle città più piccole. Fatevi dare anche dei CUP (Moneda Nacional) così da poter comprare cibo o piccole cose anche nelle zone meno turistiche in cui andrete.
  • A Varadero le casas particulares, come anche tutti i ristoranti non affiliati ai Grand Hotel, si trovano nel paesino, ad ovest della penisola. La scelta è molto ampia. Le spiagge sono libere e in alcune zone si trovano ombrelloni di paglia a disposizione di tutti. Altrimenti, ci sono sempre le palme! Non cambia nulla tra questa zona e quella dei resort, dove volendo si può comunque andare. L’unica differenza sta nel fatto che in queste ultime l’affollamento è decisamente a livelli esagerati e l’acquagym nell’Oceano, per favore, è una cosa inguardabile!
Cuba · Diari di viaggio

Tre giorni all’Avana

Per Cuba non ho scritto un vero e proprio diario di viaggio. Ogni sera, però, prendevo appunti. Ciò che avevamo visto e fatto, cosa mi aveva emozionata, i begli incontri e gli eventuali problemi pratici da risolvere per poter proseguire.
Partite e mettete il naso fuori dai classici itinerari! Non ne rimarrete delusi!!!

La Habana

Centro Habana

L’Avana. Pare di essere in un film anni ’50. Città spettacolare, la capitale, decadente e suggestiva. Auto di ogni colore, 9 km di rilassante Malecón, forse l’unica strada dell’isola con un po’ di traffico. Il Capitolio e la piazza antistante sono in restauro, ma la cupola fa sempre la sua bella figura nello skyline cittadino. Pubblicità propagandistica a esaltare la Rivoluzione in ogni angolo. Usciamo nel pomeriggio, dopo aver trovato una piacevole casa particular all’ultimo piano di un condominio di Centro Habana. Camminiamo sul lungomare fino al Castillo de San Salvador de la Punta, poi vediamo l’Ambasciata spagnola, il Museo de la Revolución e l’Edificio Bacardí.

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Malecón

Habana Vieja e le sue quattro piazze le visitiamo il giorno successivo.
Il Barrio Chino, fatto ricostruire per i turisti negli anni ’90 per ordine di Fidel, si trova poco lontano dal nostro alloggio. Ricorda più un parco a tema che una vera e propria Chinatown, con qualche ristorante cinese gestito da cubani, cartelli stradali nelle due lingue e la tipica porta d’accesso color rosso vivo.

Barrio Chino

Barrio Chino

I parques sono tanti e dal Capitolio raggiungiamo Plaza Vieja seguendo Calle Bresíl. La vecchia farmacia ristrutturata, che si visita come un museo, è molto più fornita di quella “reale” che si trova dall’altro lato della Calle. Vediamo Plaza Vieja, con bar e ristoranti, Plaza San Francisco con il vecchio convento, la chiesa e belle gallerie d’arte.

Plaza Vieja 2

Plaza Vieja

Plaza San Francisco

Plaza San Francisco

Seguendo Calle Oficios arriviamo a Plaza de Armas, dove ci sono il Museo de la Ciudad e il Castillo de la Real Fuerza, oltre ad un bel mercatino di libri usati e oggetti di antiquariato che ne segue il perimetro. Lungo la via pedonale ci fermiamo alla Casa de los Arabos, dove è illustrata la cultura del Medio Oriente con oggetti donati al Paese da varie nazioni arabe.

La Plaza de la Catedral è più tranquilla delle altre e la famosa Bodeguita del Medio, dove Hemingway beveva il suo mojito, è sempre piena di turisti.

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La Bodeguita del Medio

Al confine tra Habana Vieja e Centro Habana si trova la zona dei Grand Hotel storici, come l’Hotel Inglaterra, accanto al Gran Teatro de la Habana e al Parque Central. Qui, dopo le 16, suonano musica dal vivo e i ballerini improvvisati sono un piacere per gli occhi! Rimaniamo più di un’ora a goderci la fiesta!

Tornati dalla cena, Doris mi dà la mia prima lezione di salsa: muovi il sedere e i fianchi secondo ciò che senti, stacca la mente e segui le tue emozioni. Spalle e braccia seguono il bacino, non viceversa. Rilassati! Qualche passo avanti comincio a farlo…

Il terzo giorno, è la volta del Museo de la Revolución, il più grande e importante del Paese. La storia della Rivoluzione è esaltata all’inverosimile e i fatti narrati si fermano al 1975. Ci sono camicie sporche di sangue, oggetti appartenuti ai rivoluzionari, aerei e carri armati. Al centro del parco esterno si trova il Granma, lo yacht usato da Fidel per sbarcare nel sud dell’isola e dare il via alla rivoluzione socialista, chiuso in una gigantesca teca di vetro e controllato 24 ore al giorno da alcune guardie. Dopo cena, passeggiamo lungo il Paseo de Martí, il Malecón, Calle Escobar ed infine ritorniamo a Lealtad per andare a dormire.

Come praticamente tutte le sere, il Malecón è pieno di gente sorridente, in compagnia di grosse bottiglie di rum!

Capitolio

Siamo tornati nella capitale alla fine del nostro viaggio on the road e abbiamo camminato e visitato ancora di più, ma di questo… Parleremo più avanti!

Suggerimenti pratici:

  • Il trasferimento dall’aeroporto José Martí ad Habana Vieja in taxi vi verrà fatto pagare 30 CUC, senza margini di contrattazione. Ma sappiate che al ritorno potrete spenderne 20, concordando in anticipo il prezzo con il taxista.
  • Per utilizzare la connessione internet, dovrete comprare una tarjeta valida per 60 minuti di navigazione in uno dei Grand Hotel lungo il Prado o in un punto ETECSA, come quello che si trova su Calle Obispo. Vi potrete connettere nei bar degli alberghi o in alcune piazze/vicino ai punti ETECSA. Tra il Boulevard San Rafael e la Avenida de Italia, ad esempio, vedrete una grossa folla di persone attaccata al cellulare: qui c’è la connessione internet.
  • Se volete fare un tour della città su una bella Oldmobile, vi basterà andare di fronte al Capitolio o nella zona del Malecón tra Plaza San Francisco e Plaza de Armas (dove vi costerà un po’ di più, però). I prezzi sono intorno ai 60 CUC per un tour di 1 h dei luoghi più importanti della capitale.

La nostra adorata casa particular si trova su Calle Lealtad, Centro Habana. La posizione è comodissima per visitare ogni punto della città e Doris e Nathy sono le persone più solari e disponibili che abbiamo conosciuto!

Doris y Nathalí
Calle Lealtad No. 415, apto. 53, e/ San José y San Rafael, Centro Habana.
nathy87@correodecuba.cu
Nathy: (+53 5) 294 6527
Doris: (+53 5) 388 4531

Se volete andare a mangiare tanto e bene, il posto migliore dove siamo stati è il Ristorante D’Lirio, di fronte al Capitolio. Al piano inferiore del famoso Los Nardos, le porzioni sono abbondanti, il cibo gustoso e i prezzi contenuti.
Buone alternative sono anche il bar-ristorante Asahi, tra Calle Lealtad e San Rafael, e il Restaurante Jared, su Calle Zanja. Portatevi un golfino, perché in tutti l’aria condizionate diventa gelida già dopo qualche minuto!
Per un caffè e un dolce, il Café el Escorial in Plaza Vieja è un locale piacevole dove sedersi a rilassarsi. Se volete fare una colazione dolce, la Pastelería Francesa vicino all’Hotel Inglaterra è una buona idea.
La Factoria Plaza Vieja, invece, è perfetta per bere e mangiare uno snack ascoltando bella salsa suonata dal vivo.

Per ballare la salsa, è opinione comune che la Casa della Musica di Galiano, 255, tra Neptuno e Concordia, sia il luogo migliore. Non l’abbiamo provata personalmente, ma ci fidiamo del suggerimento di chi ci è stato più di una volta!

Cuba · Diari di viaggio

Sotto il sole della Rivoluzione

Cuba è il Paese più verde che abbia mai visitato. È il Paese dei carretti trainati da cavalli e buoi, quello delle vecchie macchine americane anni ’50 raccolte sotto il nome di Oldsmobile.

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Malecón, la Habana

Il Paese dove il pane ce l’hanno tutti e praticamente tutti possono permettersi sigarette e rum, volendo. Il socialismo è irrinunciabile, come ricordano infiniti cartelli lungo le carreteras, con i suoi lati positivi e negativi. Il socialismo dà un minimo per sopravvivere a tutti, ma toglie a chi potrebbe fare di più, a chi avrebbe la capacità di emergere, a chi ha idee buone, ma non le può sviluppare. Tutti hanno qualcosa da mangiare, acqua ed energia elettrica (anche se non sempre…). Ma allo stesso tempo le limitazioni sono grandi: puoi studiare, ma se fai carriera il tuo stipendio ti basta a stento per sopravvivere. L’impresa privata è accettata da pochi anni. Se hai una buona idea e hai messo da parte i soldi andando all’estero in tempi passati, qualcosa riesci a fare. Altrimenti, si fa fatica. Molta fatica. Le bellissime casas particulares sono un esempio emblematico di ciò.

Cuba è il Paese delle contraddizioni. Tutto è il contrario di tutto, tutto ha due facce opposte tra loro e contemporaneamente presenti. E’ un paese in guerra, dove trovare da mangiare fuori dai ristoranti è spesso complicato. Dove nei bar finiscono le cose da bere e, forse, dopo un’oretta riescono ad andare a comprare nuove lattine. Il bloqueo c’è. Non è ancora finito. Le cose probabilmente stanno cambiando in fretta, ma se si esce dalle strade turistiche di Habana Vieja e dai resort di Varadero o dei Cayos, la vera Cuba è subito bellissima e tragica. Il governo controlla la vita quotidiana e almeno il 95% della popolazione è iscritta al Partito Comunista, l’unico che esista. La Rivoluzione è ovunque.

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Però è anche il Paese dove impari a ballare la salsa anche se sei un pezzo di legno e ci hanno provato per anni da ogni parte del Sud America a fartela capire, dove ti abbronzi anche se sei bianco latte e ti scotti le ginocchia anche se erano già abbronzate. Dove trovare una crema solare è un’impresa e quando la scovi è dura come cemento.
La fantasia in cucina è pari a zero, ma il pesce è fantastico. Gli uomini forti tornano dai campi con il machete attaccato alla cintura e in spiaggia ti aprono il cocco per farti bere la dolcissima acqua con la cannuccia. È il Paese dove alcune spiagge erano (ed altre sono ancora oggi) proibite ai cubani, quello dove alla massa di turisti che vola fino ai Caraibi per fare il bagno nella piscina della nave da crociera o del resort all inclusive (e forse qualche volta nell’Oceano…) viene fatta vedere la capitale ristrutturata, dove tutti cantano e ballano, quando basta girare l’angolo per vedere tutti sorridenti, nessuno che ruba, puliti e profumati, ma poveri. Perché il CUC che il turista lascia di mancia al ristorante o che gli viene chiesto dalla vecchietta furba per strada solo dove ci sono europei e canadesi, è sempre 1/25 dello stipendio mensile di una donna laureata in storia dell’arte e direttrice di un museo di Santiago de Cuba da più di 30 anni. È forse l’unico Paese al mondo dove ci sono due monete e dove, se capiti dove si può pagare solo in pesos cubanos, compri una pasticceria intera con 1 CUC, mentre se è un luogo turistico i prezzi sono pressoché europei, tipo 2 CUC per un pasticcino. Ed è la scatola di pasticcini da 1 CUC ad essere sublime.

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Guardalavaca

L’autostrada a sei corsie è piena di buche e ci passano le quattro macchine noleggiate dai turisti indipendenti, i bus Viazul e Transgaviota con l’aria condizionata e i vetri oscurati dei gruppi, qualche carretto e qualche camion. Ma la vita è sulla Carretera Central: due corsie, doppio senso di marcia. Sorpassi azzardati ogni secondo. Auto, bus, carretti trainati da cavalli e bici-taxi mossi dagli uomini forti, persone in bicicletta, a cavallo, a piedi. Niente marciapiede, niente luci di notte, né lungo la via né sui mezzi. Forse ci sono meno buche che in autostrada, ma sarebbe anche comprensibile se ce ne fossero sulla principale via di comunicazione che attraversa tutta l’isola ed è percorsa ogni giorno da tantissimi mezzi (a motore e non, quasi tutti quelli che ci sono, in effetti…). I camion del trasporto eccezionale che fai fatica a superare, le ambulanze, i camion per il transporte de pasajeros e i camion per il trasporto di merci che alla fine portano anche persone. L’agilità con cui si salta su e giù dai vecchi camion Ford dal muso lungo e che riconosci alle spalle perché a 100 m di distanza vedi una nuvola nera che ti aspetta.

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Le persone però sono per la maggior parte disponibili e solari. Che tu chieda indicazioni per la strada o suoni al campanello di una casa particular, i più sono aperti e sorridenti. I cartelli stradali non ci sono, per non parlare delle strisce pedonali che sono una cosa sconosciuta. L’unico attraversamento a strisce che sia riuscita a vedere, si trova esattamente tra il terminal delle navi da crociera dell’Habana e la storica Plaza de San Francisco antistante, da cui cominciano tutte le visite guidate. Per il resto, se si vogliono attraversare i 9 km di Malecón della capitale per una passeggiata sul lungomare, si gioca alla roulette russa. Sei corsie con le auto che (per quanto vecchie) sfrecciano, non è sempre così evidente. Ma si impara, ovviamente!

Internet non esiste. Be’, sì, all’Habana compri la tarjeta e ti connetti nei Grand Hotel e in qualche piazza. Ma riuscire a scovare la tarjeta non è cosa facile. “Chiedi alla reception di qualsiasi hotel, e te la vendono”. O meglio, ti dicono di provare a quello a fianco e poi a quello un po’ più in là, perché le hanno finite. E se ti va bene al quarto tentativo ce la fai. Per renderti poi conto che qui la paghi 5 CUC, in un’altra città al punto ETECSA solo 2. Ma ne vale la pena! Passare del tempo lontani dal proprio mondo, sotto ogni punto di vista, è un toccasana!

I colori però sono sempre la cosa più speciale. I colori del cielo, del mare, delle facciate delle case, della terra appena arata. I colori degli animali, delle strade sterrate, dei fiori che sono ovunque. Il verde delle fronde delle mangrovie e quello delle fronde delle palme, delle siepi fatte di cactus. Mille tonalità di verde. Mille tonalità di rosa, di blu e di marroni.
Sono i colori a riempirti gli occhi e il cuore! Inolvidable!

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Viñales