Mente vagabonda

Feeling lucky!

Quando penso ai  miei viaggi mi rendo davvero conto di quanto sono fortunata.
C’è chi a 22 anni ha viaggiato molto più di me, per motivi diversi, ma anche chi a 70 anni ha visto il mare della Liguria in estate e le montagne del Trentino Alto Adige in inverno.
E mi fa pensare come tanta gente che vorrebbe viaggiare non ne ha la possibilità e quanti potrebbero, invece, non hanno voglia o coraggio di partire.

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Un assaggio di deserto, di foresta pluviale, di gelo artico e di famosi siti patrimonio dell’UNESCO l’ho avuto. A piedi o in auto ho attraversato l’Equatore, il Circolo Polare Artico e il Tropico del Cancro. Quello del Capricorno solo in aereo.

Sono stata in Sud America, negli Stati Uniti e ho pure passato una notte in Canada visto che la tormenta di neve del 2010 ha paralizzato la costa nord ovest degli U.S.A. e ci ha bloccati a Toronto. Sono stata in Africa, vivo in Europa e ho toccato l’Asia mentre attraversavo la Turchia. Non è molto forse, se si pensa a quanto è grande il nostro pianeta. Ma mi fa sentire privilegiata. Soprattutto perché questo io l’ho potuto fare per piacere, per scelta. Ho scelto di raggiungete il capo più meridionale del continente africano e quello più settentrionale dell’Europa continentale.

Capo Nord, estate 2009

Nordkapp, Svezia – 2009

Ho scelto di salire a bordo di un piccolo motoscafo (anche se non proprio consciamente…) per solcare le onde dell’Oceano Pacifico tra le isole dell’Arcipelago delle Galápagos e di prendere una canoa per navigare su un tratto di uno dei tanti affluenti del Rio delle Amazzoni nella zona di El Puyo, in Ecuador. Ho preso il treno che scende lungo la Nariz del Diablo, un bus per andare dal Perù alla Bolivia e un altro che mi portasse dal Toronto a New York sotto la neve. Le Linee di Nazca le abbiamo viste dall’alto, a bordo di un bimotore, e per le balene mi sono imbarcata una mattina ad Hermanus. Ho attraversato il confine tra Europa e Asia superando il Bosforo e ho quasi pianto lacrime di gioia dall’emozione alla vista del cartello Welcome to Asia.

Delle sette meraviglie del mondo moderno ne ho viste due e pensare di aver camminato tra le rovine di Machu Picchu come gli antichi Inca o attraversato i propilei sull’Acropoli di Atene come fecero i grandi filosofi antichi mi ha emozionata in quel momento e lo fa ancora solo al pensiero.

Machu Picchu, Perù, 2011

Machu Picchu, Perù – 2011

Quando ho visto l’Eufrate e il Tigri mi stava scoppiando il cuore dalla gioia , a ripensare alla famosa culla della civiltà, dove siamo nati e grazie alle cui acque siamo ciò  che siamo. Anche se πάντα ῥεῖ, “tutto scorre”, e non ci si bagna mai due volte nello stesso fiume ciò non vuol dire che il significato simbolico non venga conservato. E nella mia mente e nel mio cuore questo è la Mesopotamia: culla e casa di un po’ tutto il genere umano.

Fiume Tigri, Turchia, 2013

Fiume Tigri, Turchia – 2013

La Grecia è poesia, Roma diritto, New York modernità, Londra Harry Potter e Venezia e Parigi sono amore. La Costa Azzurra è Renoir e Tahiti Gauguin, Cuba Hemingway e il Mississipi Twain. Non vedo l’ora della Cina, dell’India, della Russia, della Cambogia.

E in tutta questa mia fortuna una parte importante la giocano e l’hanno sempre giocata mamma e papà. Non solo i soldi, che per quanto pochi o tanti che siano servono sempre per viaggiare come per far qualsiasi altra cosa. Ma soprattutto per la libertà e le radici che hanno saputo darmi. Libertà di decidere, di andare e tornare. Radici che, anche se starei sempre in giro, mi convincono a tornare a casa da chi amo ogni volta.

Casa la sento veramente casa per questo, che si trovasse in Italia, Svizzera, Francia o Spagna avrebbe poca importanza. Casa per me non sono Como o Uggiate, ma solo l’interno delle mie case, i mobili, i libri, i ricordi, l’atmosfera che abbraccia e rilassa.
E devo ringraziare per la passione smodata che mi ha trasmesso il mio papà. Probabilmente se non avessi visto quanto a lui piaceva andare in giro, andare nel deserto, in Africa, non avrei cominciato a organizzare viaggi e a tenere diari di viaggio all’età di 9 anni (iniziati e mai finiti, ma questa volta è il pensiero che conta…).

South Africa, part 6 361

Cape of Good Hope, South Africa – 2010

Forse la mia passione è ancora più forte e consapevole, è avventura e organizzazione, studio e amore per le altre culture da scoprire. Ma tutto, comunque, è partito da loro!

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