Diari di viaggio

2150 metri di Emozioni

Uno dei luoghi simbolo della Turchia meno conosciuta è questo monte, sulla cui sommità pare di essere sulla cima del mondo. Nel I secolo d.C. Antioco I di Commagene pare si sia fatto tumulare proprio qui. E che abbia fatto costruire il santuario dotato di due terrazze, una rivolta ad ovest e l’altra ad est, con statue monumentali di divinità a sorvegliarlo. Il terremoto le ha fatte a pezzi, ma le teste gigantesche e alcuni corpi seduti che dominano le valli sono ancora interi.

Se chiudo gli occhi, sento il sole caldo sulla pelle che si fa sopportabile solo grazie alla leggera brezza che c’è sulla cima. Vedo davanti ai miei occhi l’infinito. L’emozione è così forte che rimango non solo senza parole, ma con un nodo alla gola che mi fa anche salire lacrime di gioia agli occhi. Sembra di poter vedere, immaginare, fare tutto. Come se il mondo fosse a mia disposizione, per costruire ciò che più mi piace e desidero.

L’Eufrate da un lato, la Mesopotamia che lo circonda. La culla della civiltà sta ai nostri piedi. La pianura arida dove in fondo noi siamo nati. A perdita d’occhio ci sono i luoghi da cui abbiamo avuto origine. L’aria calda che si respira, quel senso di potere e contemporaneamente di solitudine. Non che normalmente sia un luogo affollato, ma essendo mattino siamo soli sulla terrazza che si rivolge verso est. Guardiamo a Oriente. E alle nostre spalle ci sono i giganti seduti che ci sorvegliano. Le teste di dimensioni divine che guardano all’orizzonte in nostra compagnia. Come ci abbracciassero e controllassero i nostri movimenti. Tutto insieme.

Ho scattato un numero non ben definito di foto. Ma la più bella credo sia quella che è stata scattata a me e papà, di spalle. Mentre lui mi abbraccia io indico verso l’infinito. Come indicassi tutta la strada che abbiamo ancora da percorrere insieme, le colline, le montagne, le pianure aride, il fiume e il verde, tutto ciò che di più bello posso immaginare.

Credo che il Nemrut non possa dare altro che emozioni forti, durature.
La salita è dura, soprattutto in una bella giornata di sole. Lunga e faticosa, nonostante stessero costruendo dei nuovi gradini lungo il sentiero proprio mentre siamo passati noi. Ma lo spettacolo che attende chiunque voglia raggiungerlo è indimenticabile: Non si limita a ripagare della fatica vissuta, ma fa davvero sentire in pace con il mondo. L’infinito in un respiro, che quando ci ripenso mi trasmette calma e felicità, delle più pure e dolci.

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