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“…Taking pictures is above all about telling a story.”

Ecco un nuovo appuntamento da aggiungere alla vostra lista di cose da fare nei dintorni di Milano prima del 6 aprile 2015: visitare la mostra fotografica di Steve McCurry.

Sono in mostra alla Villa Reale di Monza, riaperta dopo anni di ristrutturazione, circa 150 scatti di uno dei più grandi fotografi di National Geographic. Il suo viaggiare per il mondo, personalmente, rappresenta il mio sogno. La sua capacità di far parlare gli occhi delle persone che fotografa è un talento che non tutti hanno. I volti, gli sguardi che cattura comunicano molto più di ciò che potrebbero fare le parole. Dal bimbo appena nato su cui è poggiata la membrana di un fonendoscopio più grande di lui al ragazzino che corre per i vicoli di Jodhpur (India); dalla più famosa copertina di NatGeo che ritrae la giovane afghana alle suore di Rangoon (Burma).

Il talento di McCurry è affascinante, emozionante, prezioso per chiunque voglia guardare alla fotografia come ad un’arte che non sa solo raccontare, ma anche sensibilizzare e salvare. Attraverso l’obiettivo si catturano momenti, paesaggi, sensazioni. Ma soprattutto si ferma il tempo per un attimo che rimarrà eterno. In uno scatto si coglie una commistione di idee, dolori, felicità, paura. Il soggetto parla per sé, ma allo stesso tempo dialoga con il fotografo e con lo spettatore; il fotografo esprime un proprio punto di vista e le proprie emozioni, scegliendo l’inquadratura, i colori, il soggetto stesso. E l’osservatore, da parte sua, coglie le parole di entrambi. Magari non riesce a comprenderne il significato immediatamente o, più facile, ogni volta che osserva un’immagine, è mosso da nuove sensazioni. Questo è quello che un ritrattista come Steve McCurry sviluppa nella maniera più sublime. Come ha scritto la curatrice della mostra, Biba Giacchetti, “Che lo si voglia o no, Steve è indelebile”.

Tra i corridoi della Villa e gli sguardi di uomini, donne e bambini c’è da perdersi. Se con l’audioguida ci si dovrebbe impiegare circa un’ora e mezza per visitare tutta la mostra, non è difficile spendere anche tre ore al suo interno.

Gli sguardi si assaporano, come si fa con le parole. Ma sanno dire molto di più. Li si accarezza con la mente, con i sentimenti. Ogni tanto si è tentati di allungare il braccio e provare ad entrare nell’immagine. Si vorrebbero asciugare le lacrime della giovane vietnamita e strappare di bocca la sigaretta al minatore afghano, si accarezzerebbe fisicamente il vecchio monaco tibetano, se fosse possibile. E si va sempre oltre gli occhi del soggetto ritratto, come ricorda il titolo dell’esposizione: “Oltre lo sguardo”.

http://stevemccurry.com/
http://www.mostrastevemccurry.it/mostra.html

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