Diari di viaggio · Portogallo

Giorno 5: Lisbona all’ultimo dell’anno

Il nostro programma per l’ultimo giorno dell’anno era stato appositamente studiato. Avremmo dovuto visitare il Castelo de São Jorge, la Sé con il quartiere dell’Alfama e la Igreja do Carmo, nello Chiado. E, nonostante i nostri ritardi e la nostra infinita camminata per un piccolo errore di calcolo, siamo riusciti a rispettarlo!

Abbiamo parcheggiato nei pressi del Convento N. S. da Graça, vicino alla chiesa e al belvedere. Il castello non è molto lontano da qui e, nonostante la lunga fila per fare il biglietto, non ci abbiamo messo molto a raggiungere la sua Piazza d’armi. La vista è mozzafiato: Lisbona era davvero ai nostri piedi, si riconoscevano il Tago, la Praça do Comércio, la cattedrale, il Rossio. Dominavamo praticamente tutto ciò che avremmo dovuto visitare dopo o che avevamo visto la sera precedente. Visitati il piccolo museo e il sito archeologico del castello – di cui si vede poco o nulla dei resti di epoca preistorica, romana e islamica, essendo per lo più coperti -, ci siamo diretti verso la cattedrale, la Sé di Lisbona. Lungo la strada che li mette in comunicazione transita il famoso Tram 28, uno storico tram di Lisbona, giallo e perennemente assediato da turisti di ogni nazionalità. Vi si incontra anche il Miradouro de Santa Luzia, che sorge sulle vestigia degli antichi bastioni moreschi, con il suo bel bersò ricoperto da piante rampicanti che d’estate saranno piene di fiori colorati e da cui la vista è ancora una volta vastissima!

La Sè di Lisbona ricorda un po’ quella di Coimbra (non a caso i suoi architetti furono probabilmente gli stessi): la sua facciata è decorata da due torri merlate, che rimandano all’architettura dei castelli e alla sua antica funzione di fortezza. Seguendo i binari del tram 28 e continuando lungo la Rua Augusta, si arriva facilmente all’Elevador de Santa Justa, un’ascensore che collega la Baixa (i quartieri bassi del centro città) con lo Chiado (più in alto) e che venne costruita nel 1901. Il suo ingegnere fu influenzato dallo stile di Gustave Eiffel, quindi anche la sua ascensore ricorda l’architettura della Torre parigina.

Elevador de Santa Justa, Lisbona, Portogallo

Noi siamo saliti fino allo Chiado a piedi, tra i vicoli circondati da negozi costosi. E’ qui che si trovano le pittoresche rovine dell’Igresia do Carmo, unite al museo archeologico che conserva sarcofagi e capitelli. Questa chiesa è andata distrutta nel corso del terremoto del 1755 e ne sono rimaste in piedi solo la facciata e le pareti laterali, i pilastri e l’abside, di cui è stato ricostruito il tetto. In Praça Luis de Camões ci siamo fermati per uno spuntino e, dato che ormai aveva cominciato a piovere, abbiamo tentato di prendere il tram 28 per tornare alla macchina. Ma ovviamente era pieno, quindi ci è toccato scendere da un colle e risalire sull’altro per riprendere l’auto e riuscire a tornare in hotel a prepararci per la serata!

Nonostante il diluvio, verso le 19 abbiamo deciso di sfidare il brutto tempo e ci siamo avventurati verso Praça do Comercio, dove ci sarebbero stati musica e fuochi d’artificio. Vista la pioggia, non c’era ancora nessuno. Dato che il McDonald’s era chiuso, siamo andati alla ricerca di qualcosa di veloce da mangiare per cena e siamo capitati in un mini ristorante davvero carino vicino alla stazione. Anche se eravamo un po’ stretti, abbiamo mangiato proprio bene! Verso le 21 abbiamo deciso che era il caso di tornare in piazza: siamo riusciti ad essere praticamente in prima fila davanti al palco per ascoltare due cantanti famosi portoghesi (per noi sconosciuti), João Gil e Luis Represas, che sembravano un po’ Claudio Baglioni e Renato Zero fuso con Little Tony! Dopo il concerto e poco prima della mezzanotte ci siamo spostati di qualche passo verso il Tago e, allo scoccare dell’ora, ci siamo goduti i fuochi d’artificio – doppi, li hanno fatti su entrambe le sponde del Tago – e la nostra buonissima lattina di Coca Cola che avevamo portato per il brindisi!

Seguendo la folla verso la stazione della metropolitana, siamo riusciti a rientrare in albergo prima dell’1 (quando avrebbero chiuso la metro) su un treno stracolmo di persone e, felici, ad andare a dormire!

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Giorno 4: Leiria e le Grutas di Mira de Aire

Buongiorno Leiria e buongiorno al tuo castello che ci osserva dall’alto della rocca!

Data la bella vista appena svegli, subito dopo colazione, siamo andati noi a salutarlo e visitarlo, il castello! La vista dalla sommità della rocca su cui si trova è davvero stupenda, sulle colline circostanti e la città. Già abitato in epoca romana, fu il primo re di Portogallo Alfonso Henriques a far edificare questa fortezza nel 1135 per difendere i propri domini dai Mori, che all’epoca occupavano i territori a sud della città e anche Lisbona. Oltre alle torri e ai resti della chiesa, superata la cinta muraria si raggiunge il palazzo reale. E il punto più spettacolare dell’intero complesso si trova proprio qui: dalla balconata del palazzo, con le sue colonne che ne sorreggono il portico e creano archi molto graziosi, il paesaggio che si è aperto davanti ai nostri occhi era davvero bellissimo! Essendo rivolta verso sud, questa parte del palazzo riceve la luce del sole ad ogni ora del giorno. E al mattino, quando questo sta nascendo, la vista è ancora più magica!

Palazzo reale, Castello di Leiria, Portogallo

Non molto lontano da Leiria, procedendo verso sud, si trova il famoso Santuario di Fatima. Gran parte dei visitatori vengono qui in pellegrinaggio, a chiedere un miracolo o semplicemente per pregare. Secondo la leggenda, infatti, è proprio questo il luogo in cui, nel 1917, la Vergine Maria sarebbe apparsa più volte a tre giovani pastori. Oggi può essere un luogo interessante da visitare anche se non si crede nel suo significato mistico. Vi sono state costruite una basilica con un immenso sagrato, un parco, una cappella detta “delle Apparizioni” e un grande centro pastorale. Oltre a un numero indefinito di alberghi di lusso e negozietti di souvenir (anche molto costosi!). I fedeli camminano in ginocchio (muniti di ginocchiere e lungo un percorso preciso, ricoperto da piastre ben levigate) lungo tutta la piazza e raggiungono la Cappella della Apparizioni, che dovrebbe essere stata costruita nel luogo esatto in cui apparve la Madonna. Molti, poi, semplicemente pregano o bruciano mazzi di candele (in vendita poco lontano) in una sorta di grande camino sperando in un miracolo. Noi ci siamo limitati a passeggiare e osservare. All’interno della basilica si trovano le tombe dei tre pastorelli, mentre la chiesa nuova, all’interno del centro pastorale, è decisamente asettica. Dopo una passeggiata tra le bancarelle di souvenir e dopo aver comprato un paio di rosari da regalare, siamo ripartiti.

Per visitare le grotte più grandi del Portogallo non è necessario allontanarsi molto da Fatima: bastano 15 chilometri per raggiungere le “Grutas dos Moinhos Velhos”, a Mira de Aire. Si tratta di un complesso davvero particolare, lungo 4 chilometri, dei quali i primi 600 metri sono aperti al pubblico. Un sentiero, un fiume sotterraneo e una guida che parla solo portoghese conducono i visitatori fino a 110 metri di profondità, dove il tour, costellato di stalattiti e stalagmiti, si conclude con uno spettacolo di luci colorate e fontane decisamente kitsch, ma d’effetto. Per tornare alla superficie si prende l’ascensore (e questo non è poi tanto male, dato che il percorso comprende 683 gradini) e per arrivare al parcheggio si fanno circa 500 metri in salita, all’aria aperta questa volta.

Passando per la cittadina si Santarém, dove si stava tenendo una maratona in quel momento, siamo arrivati nella capitale. Avendo trovato subito il nostro hotel, dopo una breve sosta per un po’ di relax, siamo andati a fare una passeggiata in centro, alla ricerca di cibo. Abbiamo camminato da Praça do Comercio al Rossio, lungo la Rua Augusta, e in tutta la zona circostante. Tra i tipi poco raccomandabili che continuavano ad offrirci “Ashish, marjuana” e a cui tutti i turisti a cui si avvicinavano ridevano in faccia (compresi noi), siamo riusciti a trovare un ristorante abbordabile, ma troppo turistico perché il cibo fosse buono. Così, con il pensiero che il giorno dopo sarebbe stato Capodanno, siamo tornati in hotel abbastanza presto, sperando di prepararci alla prima notte dell’anno dormendo un po’ più del solito!

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Giorno 3: Coimbra

Senza colazione e con la speranza di trovare una buona pasticceria da qualche parte durante le nostre peregrinazioni, ci siamo avventurati sotto la pioggia verso l’altra riva del fiume Mondego. Qui è dove si trovano i conventi di Santa Clara, nuovo e vecchio, e il “Portogallo dei piccoli”, un parco a tema equivalente alla nostra “Italia in Miniatura”.

Del convento di Santa Clara-a-Nova, in cima alla collina, si possono visitare la grande chiesa barocca e il chiostro, ampio e ornato di azulejos, con un bel giardino nel centro. Dal sagrato della chiesa, poi, si domina la valle del Mondego: si riconoscono i resti di Santa Clara-a-Velha sotto di sé, l’università e le cattedrali sull’altra sponda del fiume, nella città vecchia.
Del convento di Santa Clara-a-Velha rimangono solo i ruderi. All’ingresso, nel centro visitatori, è stato allestito un museo che illustra la vita al convento esponendo i reperti ritrovati durante i lavori di disinsabbiamento. Questo monastero fu costruito nel XIV secolo, ma venne abbandonato già nel XVII secolo a causa delle frequenti inondazioni. E’ come visitare un parco archeologico: si vedono i resti della chiesa barocca, le basi delle colonne, parti di fonti battesimali e pavimenti ricoperti da piastrelle colorate rovinati dal tempo e dall’acqua. Rispetto al convento nuovo, bisogna ammetterlo, questo è molto più affascinante! Peccato che abbiano dovuto costruire un tetto protettivo alla chiesa…

Tornati sulla riva destra del Mondego, alla ricerca del Monastero di Santa Cruz (che si è poi rivelato una semplice chiesa in cui si stava tenendo la messa), abbiamo passeggiato per il centro storico. Alle spalle della chiesa del monastero, eretto nel XVI secolo sulle rovine di un convento del XII secolo, si trova un piccolo giardino, un tempo appartenente ai monaci, ornato da fontane e costruzioni simili a gazebo.

Continuando lungo la via pedonale principale di Coimbra, ricca di negozi di ogni genere, si raggiunge la porta che consentiva l’accesso alla città in passato: la porta di Almedina. E’ una delle ultime vestigia della cinta muraria medievale e il suo nome richiama subito alla mente il ruolo di Coimbra come città di confine tra il mondo musulmano e quello cristiano. Da qui, con una passeggiata in salita tra i vicoli della medina, si può raggiungere l’università.

Attraversata la Porta Férrea in stile manierista, ci si trova immediatamente nell’ampio cortile dell’Universidade Velha. Parte delle costruzioni in cui è ospitata fin dal 1540 erano parte, negli anni precedenti, del palazzo del sovrano Giovanni III. Entrando nei vari edifici che circondano il cortile, dominato da una torre del XVII secolo con quattro orologi, si visitano la cappella, ricoperta interamente d’oro e azulejos, le prigioni, i saloni del Palazzo delle scuole dove si svolgono le cerimonie di laurea e la terrazza da cui il panorama su Coimbra è spettacolare. E si può visitare anche una piccola mostra in cui sono esposte guide di viaggio antiche. Ma è la biblioteca dell’università a lasciare davvero senza fiato: due piani ricoperti da scaffali che custodiscono libri antichi, scalette per raggiungere i ripiani più alti e tavoli da lettura in legno, il tutto ripetuto per ben tre sale, ognuna arredata con oggetti di un colore diverso. Il profumo dei libri, l’emozione di vederne così tanti insieme, perfettamente disposti, lascia davvero senza parole!

Lasciata Coimbra alle nostre spalle, abbiamo proseguito verso sud e, dopo soli 14 chilometri, ci siamo fermati a visitare i resti dell’antico villaggio di Conimbriga. Questo, nato in epoca precedente, venne rimodellato dai Romani nel I secolo d.C. e oggi vi si possono ammirare i bellissimi mosaici, le mura, l’acquedotto, le terme, il foro e le fondamenta di grandi case private e negozi. Tutti resti di epoca romana, del periodo precedente non rimane praticamente nulla, se non le notizie che si possono apprendere visitando le quattro sale del museo del complesso archeologico.

Conclusa la nostra esperienza di “archeologia invernale” e raggiunta la città di Leiria, ci siamo messi subito alla ricerca di un albergo in cui passare la notte. Ne abbiamo trovato uno veramente grazioso, vicino al centro della città. Così, dopo una cenetta a base di pesce (anche se non dei migliori) e una passeggiata per i vicoli del centro storico, siamo tornati in hotel per un po’ di meritato riposo.

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Giorno 2: Aveiro e Coimbra

Lasciando Porto di prima mattina, dopo una bella colazione, ci siamo diretti subito verso sud. Aveiro e Coimbra ci stavano aspettando! Per raggiungerli abbiamo costeggiato il Douro lungo la sua sponda sinistra, tra le cantine, e poi le spiagge, con le loro dune di sabbia.

Siamo arrivati nella piccola cittadina di Aveiro verso le 11 e ci siamo subito messi alla ricerca del Canal Central. Qui si trovano le tipiche barche colorate di Aveiro, i moliceiros, il motivo principale della nostra sosta qui. Si tratta di lunghe imbarcazioni simili a gondole che, in attesa sulle vie d’acqua della città circondate da antichi palazzi signorili, ricordano molto Venezia. Sono dipinte a tinte forti e, al giorno d’oggi, sono la maggior attrazione turistica della città – vengono organizzati anche tour dei canali a bordo dei moliceiros. Seguendo i canali, poi, siamo giunti fino al mercato coperto del pesce. Nel labirinto di strette viuzze e case colorate con tinte simili a quelle delle imbarcazioni siamo riusciti a raggiungere l’imponente Cattedrale, decorata con azulejos del XVII e XVIII secolo e una facciata in stile barocco. Per i suoi azulejos merita una visita anche la stazione di Aveiro, non molto lontana dal centro della città.

Moliceiro, Aveiro

Ripresa la via per Coimbra, dopo meno di mezz’ora di viaggio siamo arrivati nell’antica capitale del primo regno di Portogallo. Con la sua famosa università e le sue strette viette, è stata ribattezzata la “città delle arti e delle lettere”. Dato che ormai la sua famosa Universidade aveva chiuso i battenti fino al giorno seguente, ci siamo diretti alla scoperta delle sue cattedrali, le Sè, Velha e Nova. La Sè Velha sembrava fatta di sabbia: il colore è quasi lo stesso e le sue due torri merlate, che ne occupano la facciata, ricordano le porte d’entrata di numerose medine marocchine. Separata dalla Cattedrale Vecchia da un fitto dedalo di vicoli in salita, la Sè Nova fu costruita in stile barocco a partire dal 1598 come parte del collegio dei Gesuiti.

Con tutti i suoi sali e scendi e gli stretti vicoli, sembrava di essere tornati a passeggiare per la medina di Fés un po’ meno affollata! Non a caso Coimbra, come prima capitale del Portogallo, rappresentava il confine tra mondo cristiano e mondo islamico.

A pranzo avevamo mangiato in maniera davvero sublime in un bel ristorante dell’entroterra, che abbiamo incontrato per caso sulle strade secondarie che collegano Aveiro a Coimbra. Per cena, dopo aver trovato il nostro albergo ed esserci rilassati per qualche minuto, siamo riusciti a scovare un altro ristorantino delizioso: zuppa di pesce, calamari grigliati e il salmone e le salmonetes del pranzo ci hanno fatto andare a dormire davvero soddisfatti!

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Giorno 1, in volo verso Porto

Con l’idea di doverci alzare troppo presto, la sera del 26 dicembre siamo andati a letto alle 22.30 puntando le sveglie per le… 3 del mattino!
Così, dopo qualche ora di sonno, ci siamo preparati alla partenza e, nella nebbia, siamo arrivati all’aeroporto di Orio al Serio più che in orario! (Strano, ma vero!)

Siamo decollati in direzione ovest, destinazione Porto, e ci siamo goduti il rosso dell’alba da sopra le nuvole. Atterrati un po’ bruscamente, abbiamo recuperato il nostro valigione comune. Scovata la signora del noleggio auto, siamo partiti verso il centro di Porto, l’antica capitale del nord, attraversata dal Douro che nel periodo romano la divideva in Portus e Cale, rispettivamente sulla sua sponda destra e sinistra del fiume. E’ nell’antica Cale che oggi si concentrano le cantine vinicole dove viene imbottigliato e venduto il famoso vino “Porto”.

Con un po’ di fatica, cercando di evitare l’autostrada (che qui si paga in modo strano – bisogna andare in posta a pagarla, tra tre e cinque giorni dopo averne usufruito), abbiamo raggiunto il centro città di prima mattina, affamati di storia e cibo. Essendo arrivati da nord, ci siamo imbattuti immediatamente nell’Avenida da Boavista, che collega il centro con il lungomare. Una volta giunti all’oceano e al Castelo do Queijo, accanto alla baia dei surfisti, abbiamo passeggiato in lungo e in largo intorno al forte (che somiglia proprio ad una forma di formaggio!), tra joggers e un certo odor di fogna. Vicino all’estuario del Douro abbiamo visitato il Castelo da Foz. Questa fortezza ne domina la foce e fu eretta proprio per proteggere l’imbocco del fiume tra il XVI e il XVII secolo, durante il periodo spagnolo.

Da qui, poi, si può raggiungere il centro percorrendo il lungofiume. La vecchia Porto, dove sono concentrati tutti i monumenti e musei più importanti della città, ci stava aspettando e noi non ci siamo fatti attendere! Dopo aver parcheggiato proprio nella zona centrale (essendo un giorno festivo non si pagava il parcheggio!), abbiamo pranzato con specialità a base di baccalà e risotto ai frutti di mare con il granchio (e strane pinze che avrebbero dovuto essere utili per riuscire a mangiarlo, ma che noi non siamo stati in grado di sfruttare!).

Praça da Ribeira, Porto

Pronti alla scarpinata necessaria per scoprire la città vecchia, l’antica Portus romana, abbiamo percorso un tratto di lungofiume tra Praça da Ribeira e la chiesa di São Francisco. Questa zona è davvero graziosa e merita di essere apprezzata con calma, assaporata: le sue casette colorate in tinte pastello costruite in uno stile che ricorda allo stesso tempo l’Olanda, Venezia e la cultura islamica comunicano un senso si tranquillità.  E’ dalla terrazza antistante la chiesa di São Francisco, però, che si domina tutta la sponda meridionale del Douro, con le cantine del vino, le antiche barche usate per il trasporto delle botti e i giardini pubblici. All’interno dell’edificio l’opulenza è d’obbligo: la chiesa è completamente ricoperta d’oro (o meglio, rivestita di legno a sua volta ricoperto da foglie d’oro), cappelle comprese. La cripta e l’ossario, ospitati nell’edificio adiacente e sovrastati da un piccolo museo d’arte sacra, sono abbastanza inquietanti e affascinante allo stesso tempo.

Svoltato l’angolo e giunti in una grande piazza, ci si trova di fianco al Palacio da Bolsa, sede della Camera di Commercio e dell’Industria e che fu fatto edificare nel 1834 dall’Associazione commerciale di Porto. Con una visita guidata se ne possono ammirare gli ampi saloni con pavimenti e pareti ricoperte da legno intarsiato e stucchi colorati. La sala più affascinante è sicuramente quella in stile arabo, con panche, sgabelli e colonne tanto arabeggianti da farci tornare con la mente al nostro viaggio in Marocco!

Di nuovo in piazza, abbiamo sbirciato all’interno della grande costruzione in ferro color rosso-bordeaux del mercato Ferreira Borges, fatto costruire alla fine dell’Ottocento e oggi usato per mostre temporanee. Dopo qualche minuto di cammino in salita (e, per noi, un caffè per risvegliarci), si raggiunge velocemente la stazione. Prima di entrare ad ammirarne i famosi azulejos – piastrelle di ceramica smaltata decorate e molto usate come ornamento architettonico – ci siamo diretti a Praça da Liberdade, dove si trova anche il Municipio di Porto. Gli azulejos che decorano la stazione si sono rivelati davvero bellissimi!

Dalla stazione si raggiunge facilmente la Cattedrale. Si tratta di un incrocio, in stile romanico e barocco, tra una chiesa e una fortezza, che venne costruita nel XII secolo e modificata profondamente tra il XVII e il XVIII secolo. Domina la città e il fiume dall’alto e anche il suo chiostro, in stile romanico, è decorato con azulejos stupendi, raffiguranti la vita della Vergine e le Metamorfosi di Ovidio. Al suo interno si trova un altro museo di arte sacra, all’interno del quale a noi ha particolarmente colpito solo un semplice, ma immenso, tavolo in legno.

Tornando verso la macchina e scendendo verso il fiume, si incontrano la Torre Medievale e la Chiesa di São Lourençao dos Grilos, di aspetto Manierista e oggi sede del Gran Seminario di Porto.

Porto

Ed eccoci al momento migliore della giornata: la ricerca dell’albergo. Nonostante l’avessimo già prenotato e avessimo scaricato le indicazioni da internet, siamo riusciti comunque a perderci tra i sensi unici della città. Ma alla fine ce l’abbiamo fatta! E, dopo un po’ di riposo e vari giri a piedi alla ricerca di un ristorante, siamo riusciti anche a rifocillarci con una cena a base di minestra e pesce – ottimi, nonostante si fossero fatti attendere perché i camerieri si erano dimenticati di noi!

Diari di viaggio · Portogallo

Portugal

Forse dipenderà dai miei interessi personali, ma Portogallo per me ha sempre significato “grandi scoperte”, viaggi verso il Nuovo Mondo. Si tratta del Paese più occidentale dell’intero continente europeo, da dove sono partiti i grandi esploratori del XIV secolo.
Nonostante questo, personalmente non avevo mai pensato al Portogallo come alla destinazione di un intero viaggio. E men che meno avevo pensato alla sua capitale, Lisbona, come la città perfetta per iniziare il nuovo anno. E invece lo sono!

In soli dodici giorni siamo riusciti a vederne una piccola parte, ma anche questo viaggio è stato davvero interessante!

Abbiamo volato da Milano a Porto, seconda città del Paese e antica capitale del nord, per raggiungere Lisbona in automobile. Dopo numerose tappe lungo i circa 300 km che le separano, abbiamo trascorso quasi tre giorni e la notte di Capodanno nella capitale. Da qui ci siamo addentrati fino alla città di Evora per poi tornare sulla costa, visitare Sintra e Cabo de Roca e risalire verso nord. Il nostro viaggio si è concluso con un itinerario (un po’ nebbioso, bisogna ammetterlo) della Valle del Douro, il fiume che raggiunge la città di Porto, dove sbocca nell’Oceano Atlantico. In totale abbiamo percorso 2082 km.

Dunque, se volete trovare un clima relativamente mite anche durante le vacanze natalizie, bere del buon vino e mangiare dell’ottimo pesce questo è uno dei Paesi adatti a voi. Si affaccia sull’Oceano Atlantico e nel suo entroterra troverete splendide vallate verdi ad attendervi, antichi conventi e monasteri, castelli medievali e grandi piazze pronti a circondarvi. Potrete tornare nell’antica Lusitania a Conimbriga e tra i templari a Tomar, prepararvi a salpare per il Nuovo Mondo a Lisbona e lasciarvi avvolgere dal simbolismo massonico dell’inizio del XX secolo a Sintra.
E questo è solo l’inizio! Ci sono spiagge bianche, romantici giardini, cerchi megalitici e molto altro ancora! Tranquilli! Come ogni Paese del mondo, anche il Portogallo non vi deluderà!

www.visitportugal.com/it

Portogallo

Un’informazione pratica, utile a chi decide di muoversi in automobile: il pagamento dei pedaggi autostradali è un po’ macchinoso, visto che bisogna recarsi in posta dopo alcuni giorni ed è possibile saldare il debito solo in questa maniera. Se riuscite, quindi, non utilizzate le autostrade, ma solo le superstrade. Facendo attenzione non è complicato e i tempi di percorrenza non aumentano molto.